L’età evolutiva termina a 14 anni?

Autore: Prof. Giuseppe BARGHINI
Via Tiro a Volo 3 - 54036 Marina di Carrara

Il DM n. 272 del 28.07.2000 stabilisce “l’età evolutiva termina a 14 anni”.
Gli standars longitudinali dello sviluppo staturale delle ragazze per età di menarca e la crescita dei maschi per età di inizio maturità sessuale consentono di verificare la validità di questa disposizione.
Al riguardo sono particolarmente interessanti i confronti della crescita staturale dopo i:
1) 13 anni delle ragazzi “precoci”, con menarca 10 anni e a 11 anni; con la crescita staturale di ragazze “tardive”, con menarca a 13 e a 14 anni;
2) 14 anni dei maschi “precoci” per età di inizio della maturità sessuale, maturi a 11, a 12 e a 13 anni con la crescita di maschi “tardivi” con inizio della maturità a 14, a 15 e a 16 anni.
Detti confronti consentono di verificare se è accettabile la disposizione contenuta nel DM n. 272/2000
La crescita delle ragazzea girl
I confronti assumono particolare interesse fra crescite staturali annuali di ragazze con prima mestruazione a 10 e a 11 anni e crescite staturali annuali di ragazze con prima mestruazioni e a 13 e a 14 anni. Le “precoci” e le “tardive” sono state seguite nella crescita dopo i 13 anni, fra: 13-14 anni e fra 14-15 anni. Le “tardive sono state seguire anche fra 15-16 anni (Barghini G., 1, 1973).
Detti confronti consentono di verificare se la crescita staturale della ragazze (e dei maschi) termina a 14 anni come stabilito da quanto dispone il DM 28.7.2000.
La crescita staturale delle ragazze
Le mestruale a 10 e a 11 anni fra:
1) 13-14 anni hanno un comportamento della crescita staturale pressoché identico. Nelle ragazze delle due età di menarca si osserva:
a) in circa un terzo l’arresto della crescita staturale;
b) in circa i due terzi la crescita staturale è modesta, varia fra 1-3 cm;
c) sono rare le ragazze con crescita di 4 cm ed oltre;
2) 14-15 anni in circa il 60% delle precoci la crescita staturale si è arrestata, mentre nel 30% circa è molto modesta di 1-3 cm. Crescite staturali di 4 cm ed oltre sono molto rare.
Le “tardive”, mestruale a 13 e a 14 anni, fra:
1) 13-14 anni hanno un comportamento analogo per quanto concerne le frequenze di arresti della crescita.
Essi sono attorno al 10% circa. Differenze si osservano invece nelle frequenze delle crescite modeste, di 1-3 cm, e nelle crescite vivaci di 4 cm ed oltre. Nelle mestruate a 13 anni gli incrementi modesti si osservano in circa il 60% delle ragazze, mentre nelle mestruale a 14 anni si osservano in poco più del 30%. Al contrario nelle mestruale a 13 anni si osservano incrementi vivaci di 4 cm ed oltre in circa il 20% delle ragazze, mentre
nelle mestruale a 14 anni si possono osservare incrementi vivaci di 4 cm ed oltre in poco meno del 60% delle ragazze;
2) 14-15 anni la frequenza di arresti della crescita delle “tardive” è attorno al 20%. Una certa differenza si osserva negli incrementi di:
a) 1-3 cm, essi interessano circa l’80% delle mestruale a 13 anni e circa il 60% delle mestruale a 14 anni;
b) 4 cm ed oltre sono molto rari nelle mestruale a 13 anni, mentre possono avere incrementi vivaci circa il 20% delle mestruate a 14 anni.
Nelle mestruale a 14 anni fra 15-16 anni si osserva in circa il 32% l’arresto della crescita, mentre in circa il 65% si può avere una crescita di 1-3 cm ed in circa il 3% una crescita di 4- 5 cm (Barghini G., 3, 2002).
La crescita delle mestruale a 12 anni ha un comportamento intermedio rispetto alle precoci e alle tardive. La loro crescita staturale fra 14-15 anni si è arrestata nel 45% delle ragazze, mentre circa il 54% può avere una ulteriore crescita di 1-3 cm. Crescite di 4 cm sono rare (tabella 1).tab1
In conclusione solo nel 60% delle precoci e nel 40% delle mestruale a 12 anni si osserva un arresto della crescita staturale a 14 anni; nelle ragazze delle altre età di menarca gli arresti della crescita staturale a 14 anni sono meno frequenti, nelle tardive solo circa il 20% delle ragazze può avere un arresto della crescita staturale.
La crescita staturale continua fra 14-15 anni in oltre il 50% delle mestruale a 12 anni ed in circa l’80% delle tardive.
La crescita staturale dei maschi
Nei maschi la maturità sessuale inizia allorché i testicoli raggiungono o superano il volume di 10 ml orchidometro di Prader. I primi maschi nei quali si osserva la maturità sessuale hanno 11 anni, ossia la maturità sessuale nei maschi inizia con un anno di ritardo.
Anche l’accelerazione delta velocista di crescita staturale nei maschi inizia circa un anno dopo the nelle femmine.
Queste due situazioni si riflettono sulle età nelle quali nelle ragazze e nei maschi si registrano le massime differenze fra statura media delle “precoci”, mestruate a 10 anni, e statura media delle “tardive”, mestruate a 14 anni e stature medie dei precoci, maturi a 11 anni ed i tardivi, maturi a 15 anni.
La differenza massima fra stature medie delle ragazze delle due età di menarca si osserva a 11 anni ed e di 13 cm; mentre la differenza fra stature medie degli adolescenti “precoci”, maturi a 11 anni, e adolescenti “tardivi” , maturi a 15 anni, si osserva a 13 anni ed e di 15 cm.
Dette differenze fra stature medie documentano le differenti velocità e durate delta crescita staturale dopo i 6 anni dei maschi e delle femmine.
Nelle femmine la velocità e vivace e di breve durata nelle “precoci”, lenta e protratta nelle “tardive” ed “intermedia” per entità e durata in coloro con menarca in età intermedia. Nei maschi si osserva un comportamento delta velocità di crescita staturale
analogo a quello osservato nelle femmine? I comportamenti delta dinamica delta crescita staturale nei maschi fanno porre una domanda: nei maschi l’età evolutiva termina a 14 anni? Ossia la crescita staturale dei maschi si arresta a 14 anni come stabilisce il DM 28.7.2000?
Il disporre delle frequenze degli incrementi staturali dopo i 6 anni fino al termine delta crescita consente di verificare se la disposizione e accettabile o meno (Barghini G., Barghini F., 2, 1992; Barghini G., 3, 2002).
Nei maschi il confronto potrà avvenire fra frequenze di incrementi:
a) di 0-3 cm - incrementi staturali annuali in fase di arresto o di rallentamento -,
b. 1) di 4-6 cm per i “precoci”, maturi a 11, 12 e 13 anni;
b.2) di 4-5 cm per gli adolescenti maturi a 14, 15 e 16 anni;
c. 1) di 7 cm ed oltre per i “precoci”, maturi a 11, 12 e 13 anni;
c.2) di 6 cm ed oltre per i maturi a 14 M 15 e 16 anni.
Età degli arresti e dei rallentamenti della velocità di crescitatab2
Le frequenze di arresti e di rallentamenti nella velocità di crescita staturale documentano the negli adolescenti fra: 1) 14-15 anni le frequenze di arresti e di rallentamenti sono attorno al 60%, nei precoci, maturi a 11 e a 12 anni.
Dette frequenze nei maturi a 13, 14 e 15-16 anni diminuiscono progressivamente e scendono dal 41% nei maturi a 13 anni, al 23% nei maturi a 14 anni e al 12% circa nei maturi a 15-16 anni. (Tabella n. 2);
2) 15-16 anni le frequenze di arresti e rallentamenti salgono a circa il 70% nei maturi a 11, 12 e 13 anni. Arresti e rallentamenti si osservano in circa il 55% dei maturi a 14 anni e a poco meno del 30% nei maturi a 15-16 anni.(Tabella n. 2);
3) 16-17 anni , la crescita staturale dei maturi a 11 anni si e arrestata, mentre nei maturi a 12, 13 e 14 anni gli arresti ed i rallentamenti nella crescita interessano oltre il 70% degli adolescenti.
Invece nei maturi a 15-16 anni arresti o rallentamenti nella crescita staturale si possono osservare solo in circa il 30% circa degli adolescenti delle due età di maturità sessuale (Tabella n. 3) .tab3
La tabella n. 3 evidenzia the i maturi a 13 e a 14 anni, hanno un comportamento differente. La crescita dei primi si avvicina a quella dei “precoci” per età di maturità sessuale ; invece il comportamento dei maturi a 14 anni si avvicina a quello dei “tardivi” per età di maturità sessuale.
Velocità di crescita intermedia
Le frequenze di velocità di crescita di 4- 6 cm nei maturi a 11, a 12 e a 13 anni e di 4 5 cm nei maturi a 14 e a 15-16 anni si osservano fra:
1) 14-15 anni in circa il 25-28% dei maturi a 11 e a 12 anni. Esse salgono al 41% nei maturi a 13 anni. Le frequenze di incrementi annuali di 4-5 cm variano fra il 16% ed il 20% circa nei maturi a 14 e a 15-16 anni;
2) 15-16 anni gli incrementi staturali di 4-6 cm si osservano nel 37% circa dei maturi a 11 anni e nel 20% circa dei maturi a 12 e a 13 anni. Incrementi di 4-5 cm si osservano in circa il 23% dei maturi a 14 anni ed in circa i131% dei maturi a 15-16 anni (Tabella n. 2);
3) 16-17 anni, frequenze di incrementi di 4-6 cm si osservano in circa il 30% dei maturi a 12 anni ed in circa il 10% dei maturi a 13 anni. Incrementi di 4-5 cm si osservano nel 27% circa nei maturi a 14 anni e nel 40% nei maturi a 15-16 anni. (Tabella n. 3)
Velocità di crescite vivaci
Le crescite vivaci, di 7 cm edoltre, si osservano fra:
1) 14-15 anni nel 10% circa dei maturi a 11 anni, nel 13% circa dei maturi a 12 anni e nel 18% circa dei maturi a 13 anni. Nei maturi a 14 e a 15-16 anni frequenze di incrementi staturali annuali di 6 cm ed oltre si osservano in circa il 60% dei maturi a 14 anni e in circa il 68% nei maturi a 15-16 anni;
2) 15-16 anni possono osservarsi incrementi di 7 cm ed oltre in circa il 10% dei maturi a 12 anni e in poco meno del 10% dei maturi a 13 anni. (Tabella n. 2).
Incrementi staturali vivaci, di 6 cm ed oltre, si possono osservare in circa il 20% dei maturi a 14 anni e in circa il 40% dei maturi a 15-16 anni;
3) 16-17 anni fra i “precoci” solo circa il 15% dei maturi a 13 anni possono avere incrementi vivaci di 7 cm ed oltre; mentre possono avere incrementi staturali vivaci, di 6 cm ed oltre, circa il 30% dei maturi a 15-16 anni (Tab. n. 3)
Conclusioni
L’età evolutiva termina a fra 13-14 anni solo in circa il 40% della ragazze “precoci” mestruate a 10 anni , in circa il 30% della mestruate a 11 anni ed in circa il 20% delle mestruate a 12 anni.
Nelle “tardive”, mestruate a 13 e a 14 anni , arresti della statura fra 13 14 anni sono rari, attorno al 10% - alcunidi questi arresti potrebbero essere temporanei -.
Un anno dopo, fra 14-15 anni, la statura si e arrestata nel 60% circa delle precoci, nel 40% circa delle mestruate a 14 anni e in circa il 20% delle tardive. Le ulteriori crescite della statura dopo i 14 anni nella maggior parte delle ragazze porta a concludere the la crescita nelle femmine non si arresa a 14 anni e quindi l’età evolutiva non termina a 14 anni.
Nei maschi e ancora meno probabile the l’età evolutiva termini a 14 anni.
Infatti fra i maschi l’età evolutiva può considerarsi terminata dopo i 14 anni, fra 14- 15 anni, in circa il 60% dei maturi a 11 e a 12 anni e in circa il 40% dei maturi a 13 anni, mentre fra i “tardivi”, fral4-15 anni, si possono osservare arresti (forse in alcuni arresti
potrebbero essere transitori) o rallentamenti della crescita solo in circa il 23% dei maturi a 14 anni e in poco più del 10% nei maturi a 15-16 anni. In conclusione nella maggior parte dei maschi la crescita continua dopo i 14 anni.

Bibliografia
1) Barghini G. - La valutazione comparata con metodi longitudinali accelerate “globali” e metodi longitudinali accelerate in rapporto all’età di maturazione sessuale nelle femmine di una stessa popolazione, seguita dal 6° al 18° anno attraverso le curve di distanza e di velocità. Annali della Sanità Pubblica 1973, 4-6, 471-593
2) Barghini G. - Barghini F. - Riv. It. di Medicina di Comunita 1992, 3, 17-223) Barghini G. - Aspetti della Fisiologia dello Sviluppo. Minerva Medica Torino 2002

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“Teppista, nonno o bullo?”

Autore: Dott. Roberto VINCENZI
Psicologo
Studio: Via Cairoli 11- Genova
Tel: +39.010.2477034
vincenzi@ordinepsicologiliguria.it
www.roberto-vincenzi.com

La differenza tra un teppista e un bullo, certe volte, è una linea molto sottile.
Teppista è chi mette in atto comportamenti basati sulla violenza, la sopraffazione, il vandalismo, compiendo anche furti e reati contro i beni pubblici e privati.
Bullo invece è chi, all’interno di un gruppo, perseguita un’altra persona, che può essere pari a lui, o trovarsi in una condizione socialmente più debole.bullo1
La persecuzione avviene direttamente, in modo fisico o verbale, con percosse, insulti, l’esclusione dal gruppo, l’isolamento.
Ma è bullismo anche la persecuzione indiretta, che consiste nella la diffusione di maldicenze, calunnie e pettegolezzi.
Se queste azioni vengono fatte attraverso Internet, con la diffusione sulla rete di testi, foto e video, allora si parla di “cyberbullying”.
Il bullo, se è abbastanza violento, può agire da solo nella sua persecuzione. In altri casi i bulli, in gruppo, se la prendono con un singolo o un altro gruppo.
Gli altri appartenenti al gruppo, per paura, disinteresse o mancanza di valori civili e solidarietà umana, salvo eccezioni, non si oppongono.
I motivi che vengono addotti dal bullo, per spiegare il suo comportamento, sono i più diversi: dal principio del “c’ero prima io e quindi comando”, cioè il principio della autorità proveniente dalla anzianità di ruolo, a discriminazioni basate sul fisico, sulla regione italiana di nascita, su razza, religione, identità sessuale, colore politico, tifo calcistico.
In campo militare, il “nonnismo”, simile al bullismo, era una pratica in uso nell’esercito,
ai tempi della leva obbligatoria, e consisteva nel fatto che, i ragazzi che avevano quasi finito il periodo di leva, detti “nonni”, perseguitavano i nuovi arrivati, detti “reclute”, “spine”, “burbe”.
Questi episodi erano tollerati, in qualche modo, dall’autorità militare e considerati un rito di iniziazione, pittoresco e virile.
Tra gli studenti, la “goliardia” all’università consisteva, anche, nella persecuzione degli iscritti ai primi anni, chiamati “matricole”, che venivano tiranneggiati dagli studenti “anziani” degli ultimi anni o dai “fuori corso”.
Il nonnismo, nell’esercito, ha lasciato dei morti sulla sua strada: ragazzi caduti dalle finestre, perché costretti a camminare sul davanzale, picchiati, costretti a pratiche umilianti, dolorose e pericolose, lasciati nudi al freddo, obbligati ad arrampicarsi senza protezione su strutture alte, gettati in vasche d’acqua d’inverno…………
Il fenomeno, qualche tempo fa, aveva assunto una tale drammaticità, da costringere le autorità militari a rivedere le proprie posizioni su questo “codice d’onore”, ed intervenire con precise direttive, come la Circolare 24 marzo 1999, che hanno ottenuto lo scopo. La fine della leva obbligatoria ha fatto il resto.
La goliardia, considerata espressione della mentalità borghese, è stata spazzata via dalle università, nel periodo della contestazione degli anni settanta.
Il bullismo, recentemente tornato in essere, costituisce uno dei i tanti problemi, che la scuola italiana affronta tutti i giorni.
Non si tratta di un problema nuovo per la scuola; questo fenomeno è presente fin dall’Ottocento; la figura dell’”infame” Franti può far sorridere oggi, per il linguaggio di De Amicis, nel libro “Cuore”, ma descrive un ragazzo che oggi chiameremmo “bullo” o “teppista”.
I giornali e la televisione dedicano ampi spazi, spesso enfatizzano, gli episodi di bullismo che avvengono nelle nostre scuole. Il Ministero della Pubblica Istruzione ha preso molto sul serio la questione, emanando di recente una normativa apposita sul bullismo, la N. 16 del 5 febbraio 2007. Lo stesso Ministero ha istituito un numero verde nazionale per denunciare gli abusi (800 66 96 96), e un portale su Internet (www.smontailbullo.it).
Nelle prime 24 ore di attivazione del numero verde, sono state ricevute 1.150 telefonate.
A livello di territorio, sono stati attivati Osservatori Regionali Permanenti, e assunte iniziative per sensibilizzare i genitori.
Considerando, infine, il bullo e il teppista, dal punto di vista psicologico, rileviamo che il loro comportamento è da considerare come un sintomo di un profondo disagio interiore, le cui radici quasi sempre risiedono nella famiglia di origine del ragazzo e/o nell’ambiente
socioculturale nel quale vive.
Il comportamento antisociale, rappresenta per il ragazzo maltrattato in famiglia, rifiutato o non amato adeguatamente, il sistema prescelto per attirare l’attenzione su se stesso, nel tentativo, sbagliato e disperato, di affermare la propria esistenza.
Dietro il bullo, che perseguita il compagno di scuola, spesso c’è stato un padre violento, che picchiava regolarmente moglie e figli.
Oppure un padre assente, freddo, distante, talvolta crudele, tutto preso dalla vita fuori casa, che ha affidato alla moglie la gestione della casa, e che in qualche maniera disprezza i figli e non li stima.bullo2
La madre, da parte sua, emotivamente instabile e insicura, con un rapporto coniugale che spesso non funziona, fa dipendere il suo umore da quello del figlio, ed è incapace di trasmettere valori morali o sociali.
In questa situazione, l’incontro con la realtà esterna, viene vissuto dal ragazzo come una prova alla quale non è stato preparato, e alla quale reagisce o con l’aggressività o con la ricerca di evasione.
In molti casi poi, i ragazzi cercano la loro identità attraverso l’appartenenza ad un gruppo, e , se si tratta di un gruppo di giovani teppisti, o tossicomani, è quella la mentalità che viene assunta dal ragazzo, nel tentativo di medicare le ferite al proprio io e colmare il vuoto di affetti e di valori che la famiglia ha lasciato.
Per quel che riguarda l’ambiente nel quale si trova la famiglia del ragazzo, anche questo elemento può influire pesantemente sul suo sviluppo psicologico.
Situazioni ambientalmente degradate, economicamente precarie, senza ideali morali, sociali, politici, religiosi, immerse in una subcultura di stampo mafioso o criminale, offrono al ragazzo una falsa idea di realizzazione personale attraverso la messa in atto di comportamenti delinquenziali.
In questo contesto, i ragazzi si manifestano con reati vandalici contro i beni pubblici, con furti “inutili”, lotte, sfide o competizioni pericolose tra gruppi o individui, uso di droghe o alcol, evasione scolastica, furti ad uso di auto o motociclette, scippi, partecipazione a risse.
Senza dimenticare i reati compiuti dai ragazzi provenienti da famiglie benestanti o ricche, ma prive di valori affettivi e morali.

 

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Chirurgia & Calvizie

Autore: Dott. Ambrogio CASTELLI
Medico Chirurgo
Specialista in otorinolaringoiatria e chirurgia della testa e del collo
Via Cremona 11 - 21052 Busto Arsizio Tel. 0331.683312
Via Pacini 28 - 21131 Milano Tel e fax 02.70602676
Cell. 348.4460226

In quasi tutti gli uomini l’arretramento della linea dell’attaccatura dei capelli a livello frontale e temporale comincia durante l’adolescenza.
Sebbene la progressiva e diffusa riduzione dei capelli continui ad un ritmo lento con l’aumentare dell’età, una percentuale significativa della popolazione maschile sperimenta un’accelerata perdita dei capelli all’età di 20-40 anni.
Oggi molti uomini si sono serviti della calvizie per accentuare la loro immagine, ma per la maggior parte di loro, la reazione alla perdita dei capelli è alquanto viva sul piano emozionale, come è evidenziato dalla vendita di strumenti per camuffare la calvizie,
così come dalla propaganda aggressiva e mendace di prodotti che promettono di conservare i capelli o di stimolarne la crescita.
La chirurgia della sostituzione dei capelli permette di avere un’altra possibilità di trattamento della calvizie. Recenti rifiniture della tecnica hanno significativamente migliorato i risultati ed estesa l’applicazione ad uomini con calvizie di grado maggiore.
La calvizie di tipo maschile è caratterizzata da una diffusa riduzione quantitativa di capelli nell’area frontale, temporale superiore ed al vertice.calvizie
Queste zone di capelli più radi tendono a diventare confluenti con l’aumentare dell’età
Tale alopecia progressiva, la cui velocità ed estensione mostrano variazioni individuali, è associata all’interazione di 3 fattori fisiologici:
- genetici
- androgeni
- età
In sintesi, non si ha una riduzione dei follicoli piliferi ma un processo di miniaturizzazione
dei follicoli medesimi, mediato da ormoni e determinato geneticamente.
Il tipo di trapianto utilizzato più frequentemente, per la sua sicurezza intrinseca,
è quello dei punch-grafts di cuoio capelluto a tutto spessore fornito di capelli, prelevato normalmente dall’area occipitale e temporale dove i capelli cresceranno sempre, perché zone irrorate direttamente da vascolarizzazione arteriosa importante (arteria occipitale
e arteria temporale superficiale).
Questi punch-grafts possono aver un diametro che può andare da 2 a 5 millimetri, possono contenere anche 20 follicoli piliferi ed essere posizionati nelle zone riceventi create chirurgicamente nell’area di alopecia.
Nel caso di calvizie vistosa, che interessi totalmente la zona fronto-parietale, si interviene in anestesia generale con ricovero di un giorno, nel qual caso, si possono attuare anche
300/400 autotrapianti prelevati con tecnica specifica, che permetterà al cuoio capelluto della zona donatrice di non diradare.
Il trapianto risulterà come un mosaico le cui piastrelline saranno gli autotrapianti (punch-grafts).
Nel caso di una calvizie vistosa, non potrà bastare una sola seduta chirurgica, particolarmente nei pazienti che hanno portato rimedi artificiali (toupet) per anni con le fatiche che ne comportano.
Per questi pazienti, veder crescere ed aumentare di numero col passare del tempo i propri capelli, sarà una grande soddisfazione.
Oltre al vistoso trattamento iniziale, con un numero significativo di autotrapianti, se ne possono fare altri, qualora la zona donatrice del paziente lo permetterà.
Il mosaico composto si potrà completare introducendo anche capelli singoli prelevati con altra tecnica dalle zone donatrici, fino a donare al paziente una capigliatura folta e stabile nel tempo.
La metodica del mosaico è secondaria al fatto che non sia possibile creare un autotrapianto contiguo all’altro, poiché ognuno di essi avrà una sua irrorazione personale composta da capillari propri, perché si ridurrebbe il numero dei capelli presenti in ogni autotrapianto. Il paziente sarà dimesso dalla clinica la mattina seguente con una medicazione compressiva che dovrà tenere per almeno 7 giorni, dopo di che, una volta
tolta da personale competente, egli potrà lavare la propria testa con presumibile delicatezza.
I capelli cominceranno a crescere dopo 2 mesi e non potete immaginare quanto possa essere grande la soddisfazione del paziente quando avvertirà, passandosi la mano sulla zona che era calva , la sensazione di aver la barba. I capelli cresceranno, dureranno nel tempo e dovranno essere trattati come i capelli normali, anche se autotrapiantati.
Nel caso, invece, di calvizie meno estese, queste logicamente avranno bisogno di un minor numero di autotrapianti.
Altra tecnica che può non utilizzare inizialmente dei punch-grafts, è lo sculpreduction, metodica che permette al chirurgo, sempre in anestesia generale, di ridurre quanto è più possibile l’area calva in modo tale da ridurne il numero degli auto- trapianti.
Dopo lo sculp-reduction, si procede a distanza di 6 mesi con la metodica chirurgica classica (autotrapianto).
In conclusione posso sostenere con certezza, visti gli anni, ben 30, in cui ho attuato questo tipo di chirurgia, che questa è una metodica sicura e garantita nel tempo oltre che vincente sia da un piano psicologico che estetico.

 

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UN MUSEO AL MESE
Ecomuseo della Civiltà Palustre

Autore: Dr. Renato CREPALDI
Presidente della Fondazione Matteo Ricci

Villanova di Bagnacavallo (Ravenna) “Bioregione Valle del Lamone”
Ecomuseo dell’utilizzo delle vegetazionispontanee delle zone umide emilianoromagnole e del legno nostrano
INCASTRI - INTRECCI - TRAME - TESSITURE - TORSIONI - FILATURE
L’EcoMuseo della Civiltà Palustre è una realtà museale con un progetto dinamico con indirizzo didattico, che recupera la cultura legata alla propria realtà territoriale.
Il riferimento è al territorio di appartenenza, la Bassa Romagna con le sue zone umide e al paese di Villanova di Bagnacavallo, definibile “la capitale dell’utilizzo dell’erba di valle”.
In origine, questo paese si chiamava “Villanova delle Capanne” e sorgeva nelle praterie allagate di Bagno Cavallo. Dopo l’anno Mille questi territori, irrorati da “flumisellum” che
disperdevano le loro acque nell’entroterra retro dunale della Bassa Romagna, in seguito beneficiati dal limo del Lamone, l’attuale corso d’acqua, offrivano vegetazioni spontanee
pregiate, che i primi abitanti di Villanova hanno utilizzato per costruirsi le capanne. All’incirca nel tredicesimo secolo si fa risalire l’intreccio dei giunchi per costruire un antico colino per uso domestico utilizzato per trasportare il pescato chiamato “sporta
del pesce”, quando le prime forme di sussistenza, in questi territori, erano naturalmente caccia e pesca. In seguito il paese ha sviluppato un’attività fiorente legata all’uso di cinque erbe primarie.
Le abitazioni, disposte in borgate che si stendono a pettine verso l’argine del fiume Lamone, erano laboratori, non solo dimore, dove una popolazione laboriosa e geniale ha
svolto per lungo tempo un’attività di tipo artigianale, che l’ha resa nota anche oltre confine. Stuoie di diverse misure e qualità, graticci, legacci, funicella, impagliatura delle sedie, scope di vario tipo, gilets, sporte, ciabatte, pantofole, cappelli, uscivano dalle mani capaci e svelte delle nostre artigiane che intrecciavano abilmente le erbe palustri, arricchendo ogni manufatto con trame diverse dettate dalla creatività individuale che lasciava sempre spazio a nuove variazioni.
Queste arti manuali, legate alla storia e all’ambiente del proprio paese, rivivono grazie all’opera di recupero e alle attività didattiche dell’Ecomuseo della Civiltà Palustre.
La raccolta, unica al mondo, recupera reperti che evidenziano il rapporto dell’uomo col mondo della valle, con particolare attenzione ai manufatti realizzati con tecniche medievali e ottocentesche, ottenuti da vegetazioni spontanee reperibili negli ambienti vallivi ravennati, ferraresi e bolognesi. La specificità delle trame e degli intrecci che arricchiscono la cesteria fine, le primitive tessiture di foglie, tuttora realizzate sui rudimentali telai verticali, le torsioni e le filature eseguite con la sola manipolazione, gli incastri e le semplici sculture che caratterizzano i manufatti di legno nostrano, qualificano la vastissima gamma di oggetti di uso comune facenti parte della produzione tipica locale.
La difficile opera di ricerca e recupero portata avanti dal’EcoMuseo, permette oggi di poter fruire di un parco di 2300 reperti, originali e ricostruzioni, utensili e documenti che compongono una raccolta di grande interesse nel settore etnobotanico e della cultura materiale.
Il “progetto dinamico” consiste nelle attività del “Cantiere aperto”, un laboratorio tenuto in vita dagli ultimi artigiani che detengono, inalterato, il bagaglio tecnico delle arti manuali dell’utilizzo dell’erba di valle e del legno nostrano.
Queste persone, alcune molto anziane, prestano la loro opera volontaria dal 1985 con assiduità, sia per i laboratori didattici rivolti al mondo della scuola sia a quello del turismo sempre più interessato a riscoprire i valori legati al territorio e a ricercare l’autenticità degli usi legati all’economia della vita rurale.
Importantissimo l’Etnoparco Villanova delle capanne, in fase di realizzazione, ma già visitato e molto apprezzato, nel quale sono ricostruite fedelmente, le meravigliose capanne tipiche della Bassa Romagna, un’arte oramai estinta, vero orgoglio dei maestri capannai locali. Attualmente sono in atto corsi per l’apprendimento delle tecniche di
tamponamento delle costruzioni rurali in canna palustre, pregiatissima arte dei maestri capannai locali. In questo momento i corsi sono frequentati da interessati che vogliono costruirsi una struttura leggera in giardino, ma in particolare da ingegneri e architetti che si occupano di bioarchitettura.
Gli itinerari che collegano il museo con le varie realtà del territorio: itinerari del fiume, della valle, del bosco pinetale e delle case coloniche del prodotto tipico, così come le manifestazioni turistiche propongono una didattica rivolta alla scuola, alla famiglia e ad un turismo consapevole.
Le principali manifestazioni turistiche sono: “La soffitta in piazza” prima domenica di Marzo, Aprile, Maggio
“Sagra Civiltà delle Erbe Palustri” secondo week-end di Settembre
Entrambe le manifestazioni sono la celebrazione, per eccellenza, delle arti manuali e delle tradizioni della Romagna autentica, quella non offuscata dai falsi folklori.


Aperture:
Martedì e sabato ore 9-12.
Ogni prima domenica del mese.
orario estivo ore 16 - 19.
orario invernale ore 15 - 18.
Chiusura Agosto
Visite guidate, escursioni, corsi, progetti didattici e laboratori: su prenotazione
Recapiti:
MariaRosa Bagnari tel.e fax. 0545 47122
Sito: http://www.racine.ra.it/erbepalustri
E-mail: barangani@racine.ra.it

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