L’età evolutiva termina a 14 anni?
Autore: Prof. Giuseppe BARGHINI
Via Tiro a Volo 3 -
54036 Marina di Carrara
Il DM n. 272 del 28.07.2000 stabilisce “l’età evolutiva termina a 14 anni”.
Gli standars longitudinali dello sviluppo
staturale delle ragazze per età di
menarca e la crescita dei maschi per
età di inizio maturità sessuale consentono
di verificare la validità di questa
disposizione.
Al riguardo sono particolarmente interessanti
i confronti della crescita staturale
dopo i:
1) 13 anni delle ragazzi “precoci”, con
menarca 10 anni e a 11 anni; con la
crescita staturale di ragazze “tardive”,
con menarca a 13 e a 14 anni;
2) 14 anni dei maschi “precoci” per
età di inizio della maturità sessuale,
maturi a 11, a 12 e a 13 anni con la
crescita di maschi “tardivi” con inizio
della maturità a 14, a 15 e a 16 anni.
Detti confronti consentono di verificare
se è accettabile la disposizione
contenuta nel DM n. 272/2000
La crescita delle ragazze
I confronti assumono particolare interesse
fra crescite staturali annuali di
ragazze con prima mestruazione a 10
e a 11 anni e crescite staturali annuali
di ragazze con prima mestruazioni e
a 13 e a 14 anni. Le “precoci” e le “tardive” sono state seguite nella crescita
dopo i 13 anni, fra: 13-14 anni e
fra 14-15 anni. Le “tardive sono state
seguire anche fra 15-16 anni (Barghini
G., 1, 1973).
Detti confronti consentono di verificare
se la crescita staturale della ragazze
(e dei maschi) termina a 14 anni
come stabilito da quanto dispone il
DM 28.7.2000.
La crescita staturale delle ragazze
Le mestruale a 10 e a 11 anni fra:
1) 13-14 anni hanno un comportamento
della crescita staturale pressoché
identico. Nelle ragazze delle due
età di menarca si osserva:
a) in circa un terzo l’arresto della crescita
staturale;
b) in circa i due terzi la crescita staturale è modesta, varia fra 1-3 cm;
c) sono rare le ragazze con crescita di
4 cm ed oltre;
2) 14-15 anni in circa il 60% delle
precoci la crescita staturale si è arrestata,
mentre nel 30% circa è molto
modesta di 1-3 cm. Crescite staturali
di 4 cm ed oltre sono molto rare.
Le “tardive”, mestruale a 13 e a 14
anni, fra:
1) 13-14 anni hanno un comportamento
analogo per quanto concerne
le frequenze di arresti della crescita.
Essi sono attorno al 10% circa.
Differenze si osservano invece nelle
frequenze delle crescite modeste, di
1-3 cm, e nelle crescite vivaci di 4 cm
ed oltre. Nelle mestruate a 13 anni gli
incrementi modesti si osservano in
circa il 60% delle ragazze, mentre
nelle mestruale a 14 anni si osservano
in poco più del 30%. Al contrario
nelle mestruale a 13 anni si osservano
incrementi vivaci di 4 cm ed oltre
in circa il 20% delle ragazze, mentre
nelle mestruale a 14 anni si possono osservare incrementi vivaci di 4 cm
ed oltre in poco meno del 60% delle
ragazze;
2) 14-15 anni la frequenza di arresti
della crescita delle “tardive” è attorno
al 20%. Una certa differenza si osserva
negli incrementi di:
a) 1-3 cm, essi
interessano circa l’80% delle mestruale
a 13 anni e circa il 60% delle
mestruale a 14 anni;
b) 4 cm ed oltre
sono molto rari nelle mestruale a 13
anni, mentre possono avere incrementi
vivaci circa il 20% delle mestruate a
14 anni.
Nelle mestruale a 14 anni fra 15-16
anni si osserva in circa il 32% l’arresto
della crescita, mentre in circa il
65% si può avere una crescita di 1-3
cm ed in circa il 3% una crescita di 4-
5 cm (Barghini G., 3, 2002).
La crescita delle mestruale a 12 anni
ha un comportamento intermedio
rispetto alle precoci e alle tardive. La
loro crescita staturale fra 14-15 anni
si è arrestata nel 45% delle ragazze,
mentre circa il 54% può avere una
ulteriore crescita di 1-3 cm. Crescite
di 4 cm sono rare (tabella 1).
In conclusione solo nel 60% delle precoci
e nel 40% delle mestruale a 12
anni si osserva un arresto della crescita
staturale a 14 anni; nelle ragazze
delle altre età di menarca gli arresti
della crescita staturale a 14 anni
sono meno frequenti, nelle tardive
solo circa il 20% delle ragazze può
avere un arresto della crescita staturale.
La crescita staturale continua fra 14-15
anni in oltre il 50% delle mestruale a
12 anni ed in circa l’80% delle tardive.
La crescita staturale dei maschi
Nei maschi la maturità sessuale inizia
allorché i testicoli raggiungono o superano
il volume di 10 ml orchidometro
di Prader. I primi maschi nei quali si osserva la maturità sessuale hanno
11 anni, ossia la maturità sessuale
nei maschi inizia con un anno di ritardo.
Anche l’accelerazione delta velocista
di crescita staturale nei maschi
inizia circa un anno dopo the nelle
femmine.
Queste due situazioni si riflettono
sulle età nelle quali nelle ragazze e
nei maschi si registrano le massime
differenze fra statura media delle “precoci”, mestruate a 10 anni, e statura
media delle “tardive”, mestruate
a 14 anni e stature medie dei precoci,
maturi a 11 anni ed i tardivi, maturi a
15 anni.
La differenza massima fra stature
medie delle ragazze delle due età di
menarca si osserva a 11 anni ed e di
13 cm; mentre la differenza fra stature
medie degli adolescenti “precoci”,
maturi a 11 anni, e adolescenti “tardivi”
, maturi a 15 anni, si osserva a
13 anni ed e di 15 cm.
Dette differenze fra stature medie
documentano le differenti velocità e
durate delta crescita staturale dopo i 6 anni dei maschi e delle femmine.
Nelle femmine la velocità e vivace e di
breve durata nelle “precoci”, lenta e
protratta nelle “tardive” ed “intermedia”
per entità e durata in coloro con
menarca in età intermedia. Nei
maschi si osserva un comportamento
delta velocità di crescita staturale
analogo a quello osservato nelle femmine?
I comportamenti delta dinamica delta
crescita staturale nei maschi fanno
porre una domanda: nei maschi l’età
evolutiva termina a 14 anni? Ossia la
crescita staturale dei maschi si arresta
a 14 anni come stabilisce il DM
28.7.2000?
Il disporre delle frequenze degli incrementi
staturali dopo i 6 anni fino al
termine delta crescita consente di
verificare se la disposizione e accettabile
o meno (Barghini G., Barghini F.,
2, 1992; Barghini G., 3, 2002).
Nei maschi il confronto potrà avvenire
fra frequenze di incrementi:
a) di 0-3 cm - incrementi staturali annuali
in fase di arresto o di rallentamento -,
b. 1) di 4-6 cm per i “precoci”, maturi a
11, 12 e 13 anni;
b.2) di 4-5 cm per gli adolescenti maturi
a 14, 15 e 16 anni;
c. 1) di 7 cm ed oltre per i “precoci”,
maturi a 11, 12 e 13 anni;
c.2) di 6 cm ed oltre per i maturi a 14
M 15 e 16 anni.
Età degli arresti e dei rallentamenti
della velocità di crescita
Le frequenze di arresti e di rallentamenti
nella velocità di crescita staturale documentano
the negli adolescenti fra: 1)
14-15 anni le frequenze di arresti e di
rallentamenti sono attorno al 60%, nei
precoci, maturi a 11 e a 12 anni.
Dette frequenze nei maturi a 13, 14 e
15-16 anni diminuiscono progressivamente
e scendono dal 41% nei maturi a
13 anni, al 23% nei maturi a 14 anni e
al 12% circa nei maturi a 15-16 anni.
(Tabella n. 2);
2) 15-16 anni le frequenze di arresti e rallentamenti
salgono a circa il 70% nei
maturi a 11, 12 e 13 anni. Arresti e rallentamenti
si osservano in circa il 55% dei
maturi a 14 anni e a poco meno del 30%
nei maturi a 15-16 anni.(Tabella n. 2);
3) 16-17 anni , la crescita staturale dei
maturi a 11 anni si e arrestata, mentre
nei maturi a 12, 13 e 14 anni gli arresti
ed i rallentamenti nella crescita interessano
oltre il 70% degli adolescenti.
Invece nei maturi a 15-16 anni arresti o
rallentamenti nella crescita staturale si
possono osservare solo in circa il 30%
circa degli adolescenti delle due età di
maturità sessuale (Tabella n. 3) .
La tabella n. 3 evidenzia the i maturi a
13 e a 14 anni, hanno un comportamento
differente. La crescita dei primi si
avvicina a quella dei “precoci” per età di
maturità sessuale ; invece il comportamento
dei maturi a 14 anni si avvicina a
quello dei “tardivi” per età di maturità
sessuale.
Velocità di crescita intermedia
Le frequenze di velocità di crescita di 4-
6 cm nei maturi a 11, a 12 e a 13 anni
e di 4 5 cm nei maturi a 14 e a 15-16
anni si osservano fra:
1) 14-15 anni in circa il 25-28% dei
maturi a 11 e a 12 anni. Esse salgono
al 41% nei maturi a 13 anni. Le frequenze
di incrementi annuali di 4-5 cm variano
fra il 16% ed il 20% circa nei maturi
a 14 e a 15-16 anni;
2) 15-16 anni gli incrementi staturali di
4-6 cm si osservano nel 37% circa dei
maturi a 11 anni e nel 20% circa dei
maturi a 12 e a 13 anni. Incrementi di
4-5 cm si osservano in circa il 23% dei
maturi a 14 anni ed in circa i131% dei
maturi a 15-16 anni (Tabella n. 2);
3) 16-17 anni, frequenze di incrementi
di 4-6 cm si osservano in circa il 30%
dei maturi a 12 anni ed in circa il 10%
dei maturi a 13 anni. Incrementi di 4-5
cm si osservano nel 27% circa nei
maturi a 14 anni e nel 40% nei maturi a
15-16 anni. (Tabella n. 3)
Velocità di crescite vivaci
Le crescite vivaci, di 7 cm edoltre, si osservano fra:
1) 14-15 anni nel 10% circa
dei maturi a 11 anni, nel
13% circa dei maturi a 12
anni e nel 18% circa dei
maturi a 13 anni. Nei maturi a
14 e a 15-16 anni frequenze
di incrementi staturali
annuali di 6 cm ed
oltre si osservano
in circa il
60% dei maturi
a 14 anni e
in circa il
68% nei
maturi a
15-16
anni;
2) 15-16 anni possono osservarsi incrementi
di 7 cm ed oltre in circa il 10%
dei maturi a 12 anni e in poco meno del
10% dei maturi a 13 anni. (Tabella n. 2).
Incrementi staturali vivaci, di 6 cm ed
oltre, si possono osservare in circa il
20% dei maturi a 14 anni e in circa il
40% dei maturi a 15-16 anni;
3) 16-17 anni fra i “precoci” solo circa
il 15% dei maturi a 13 anni possono
avere incrementi vivaci di 7 cm ed oltre;
mentre possono avere incrementi staturali
vivaci, di 6 cm ed oltre, circa il 30%
dei maturi a 15-16 anni (Tab. n. 3)
Conclusioni
L’età evolutiva termina a fra 13-14 anni
solo in circa il 40% della ragazze “precoci”
mestruate a 10 anni , in circa il
30% della mestruate a 11 anni ed in
circa il 20% delle mestruate a 12 anni.
Nelle “tardive”, mestruate a 13 e a 14
anni , arresti della statura fra 13 14
anni sono rari, attorno al 10% - alcunidi questi arresti potrebbero essere temporanei
-.
Un anno dopo, fra 14-15 anni, la statura
si e arrestata nel 60% circa delle
precoci, nel 40% circa delle mestruate
a 14 anni e in circa il 20% delle tardive.
Le ulteriori crescite della statura dopo i
14 anni nella maggior parte delle
ragazze porta a concludere the la crescita
nelle femmine non si arresa a 14
anni e quindi l’età evolutiva non termina
a 14 anni.
Nei maschi e ancora meno probabile
the l’età evolutiva termini a 14 anni.
Infatti fra i maschi l’età evolutiva può
considerarsi terminata dopo i 14 anni,
fra 14- 15 anni, in circa il 60% dei
maturi a 11 e a 12 anni e in circa il
40% dei maturi a 13 anni, mentre fra i “tardivi”, fral4-15 anni, si possono
osservare arresti (forse in alcuni arresti
potrebbero essere transitori) o rallentamenti
della crescita solo in circa il
23% dei maturi a 14 anni e in poco più
del 10% nei maturi a 15-16 anni. In
conclusione nella maggior parte dei
maschi la crescita continua dopo i 14
anni.
Bibliografia
1) Barghini G. - La valutazione comparata con metodi longitudinali accelerate “globali” e metodi longitudinali
accelerate in rapporto all’età di maturazione sessuale nelle femmine di una stessa popolazione,
seguita dal 6° al 18° anno attraverso le curve di distanza e di velocità. Annali della Sanità
Pubblica 1973, 4-6, 471-593
2) Barghini G. - Barghini F. - Riv. It. di Medicina di Comunita 1992, 3, 17-223) Barghini G. - Aspetti
della Fisiologia dello Sviluppo. Minerva Medica Torino 2002
“Teppista, nonno o bullo?”
Autore: Dott. Roberto VINCENZI
Psicologo
Studio: Via Cairoli 11-
Genova
Tel: +39.010.2477034
vincenzi@ordinepsicologiliguria.it
www.roberto-vincenzi.com
La differenza tra un teppista e un bullo,
certe volte, è una linea molto sottile.
Teppista è chi mette in atto comportamenti
basati sulla violenza, la sopraffazione,
il vandalismo, compiendo anche
furti e reati contro i beni pubblici e privati.
Bullo invece è chi, all’interno di un gruppo,
perseguita un’altra persona, che
può essere pari a lui, o trovarsi in una
condizione socialmente più debole.
La persecuzione avviene direttamente,
in modo fisico o verbale, con percosse,
insulti, l’esclusione dal gruppo, l’isolamento.
Ma è bullismo anche la persecuzione
indiretta, che consiste nella la diffusione
di maldicenze, calunnie e pettegolezzi.
Se queste azioni vengono fatte attraverso
Internet, con la diffusione sulla rete
di testi, foto e video, allora si parla di “cyberbullying”.
Il bullo, se è abbastanza violento, può
agire da solo nella sua persecuzione. In
altri casi i bulli, in gruppo, se la prendono
con un singolo o un altro gruppo.
Gli altri appartenenti al gruppo, per
paura, disinteresse o mancanza di valori
civili e solidarietà umana, salvo eccezioni,
non si oppongono.
I motivi che vengono addotti dal bullo,
per spiegare il suo comportamento,
sono i più diversi: dal principio del “c’ero prima io e quindi comando”, cioè
il principio della autorità proveniente
dalla anzianità di ruolo, a discriminazioni
basate sul fisico, sulla regione italiana
di nascita, su razza, religione, identità
sessuale, colore politico, tifo calcistico.
In campo militare, il “nonnismo”, simile
al bullismo, era una pratica in uso nell’esercito,
ai tempi della leva obbligatoria,
e consisteva nel fatto che, i ragazzi
che avevano quasi finito il periodo di
leva, detti “nonni”, perseguitavano i
nuovi arrivati, detti “reclute”, “spine”,
“burbe”.
Questi episodi erano tollerati, in qualche
modo, dall’autorità militare e considerati
un rito di iniziazione, pittoresco e
virile.
Tra gli studenti, la “goliardia” all’università
consisteva, anche, nella persecuzione
degli iscritti ai primi anni, chiamati “matricole”, che venivano tiranneggiati
dagli studenti “anziani” degli ultimi anni
o dai “fuori corso”.
Il nonnismo, nell’esercito, ha lasciato
dei morti sulla sua strada: ragazzi caduti
dalle finestre, perché costretti a camminare
sul davanzale, picchiati, costretti
a pratiche umilianti, dolorose e pericolose,
lasciati nudi al freddo, obbligati ad
arrampicarsi senza protezione su strutture
alte, gettati in vasche d’acqua d’inverno…………
Il fenomeno, qualche tempo fa, aveva
assunto una tale drammaticità, da
costringere le autorità militari a rivedere
le proprie posizioni su questo “codice
d’onore”, ed intervenire con precise
direttive, come la Circolare 24 marzo
1999, che hanno ottenuto lo scopo. La
fine della leva obbligatoria ha fatto il
resto.
La goliardia, considerata espressione
della mentalità borghese, è stata spazzata
via dalle università, nel periodo
della contestazione degli anni settanta.
Il bullismo, recentemente tornato in
essere, costituisce uno dei i tanti problemi,
che la scuola italiana affronta
tutti i giorni.
Non si tratta di un problema nuovo per
la scuola; questo fenomeno è presente
fin dall’Ottocento; la figura dell’”infame”
Franti può far sorridere oggi, per il linguaggio
di De Amicis, nel libro “Cuore”,
ma descrive un ragazzo che oggi chiameremmo “bullo” o “teppista”.
I giornali e la televisione dedicano ampi
spazi, spesso enfatizzano, gli episodi di
bullismo che avvengono nelle nostre
scuole. Il Ministero della Pubblica
Istruzione ha preso molto sul serio la
questione, emanando di recente una
normativa apposita sul bullismo, la N.
16 del 5 febbraio 2007. Lo stesso
Ministero ha istituito un numero verde
nazionale per denunciare gli abusi (800
66 96 96), e un portale su Internet
(www.smontailbullo.it).
Nelle prime 24 ore di attivazione del
numero verde, sono state ricevute
1.150 telefonate.
A livello di territorio, sono stati attivati
Osservatori Regionali Permanenti, e
assunte iniziative per sensibilizzare i
genitori.
Considerando, infine, il bullo e il teppista,
dal punto di vista psicologico, rileviamo
che il loro comportamento è da
considerare come un sintomo di un
profondo disagio interiore, le cui radici
quasi sempre risiedono nella famiglia di
origine del ragazzo e/o nell’ambiente
socioculturale nel quale vive.
Il comportamento antisociale, rappresenta
per il ragazzo maltrattato in famiglia,
rifiutato o non amato adeguatamente,
il sistema prescelto per attirare
l’attenzione su se stesso, nel tentativo,
sbagliato e disperato, di affermare la
propria esistenza.
Dietro il bullo, che perseguita il compagno
di scuola, spesso c’è stato un
padre violento, che picchiava regolarmente
moglie e figli.
Oppure un padre assente, freddo,
distante, talvolta crudele, tutto preso
dalla vita fuori casa, che ha affidato alla
moglie la gestione della casa, e che in
qualche maniera disprezza i figli e non li
stima.
La madre, da parte sua, emotivamente
instabile e insicura, con un rapporto
coniugale che spesso non funziona, fa
dipendere il suo umore da quello del
figlio, ed è incapace di trasmettere valori
morali o sociali.
In questa situazione, l’incontro con la
realtà esterna, viene vissuto dal ragazzo
come una prova alla quale non è
stato preparato, e alla quale reagisce o
con l’aggressività o con la ricerca di
evasione.
In molti casi poi, i ragazzi cercano la
loro identità attraverso l’appartenenza
ad un gruppo, e , se si tratta di un gruppo
di giovani teppisti, o tossicomani, è
quella la mentalità che viene assunta
dal ragazzo, nel tentativo di medicare le
ferite al proprio io e colmare il vuoto di
affetti e di valori che la famiglia ha
lasciato.
Per quel che riguarda l’ambiente nel
quale si trova la famiglia del ragazzo,
anche questo elemento può influire
pesantemente sul suo sviluppo psicologico.
Situazioni ambientalmente degradate,
economicamente precarie, senza ideali
morali, sociali, politici, religiosi, immerse
in una subcultura di stampo mafioso
o criminale, offrono al ragazzo una falsa
idea di realizzazione personale attraverso
la messa in atto di comportamenti
delinquenziali.
In questo contesto, i ragazzi si manifestano
con reati vandalici contro i beni
pubblici, con furti “inutili”, lotte, sfide o
competizioni pericolose tra gruppi o individui,
uso di droghe o alcol, evasione
scolastica, furti ad uso di auto o motociclette,
scippi, partecipazione a risse.
Senza dimenticare i reati compiuti dai
ragazzi provenienti da famiglie benestanti
o ricche, ma prive di valori affettivi
e morali.
Chirurgia & Calvizie
Autore: Dott. Ambrogio CASTELLI
Medico Chirurgo
Specialista in otorinolaringoiatria e
chirurgia della testa e del collo
Via Cremona 11 - 21052 Busto Arsizio
Tel. 0331.683312
Via Pacini 28 - 21131 Milano
Tel e fax 02.70602676
Cell. 348.4460226
In quasi tutti gli uomini l’arretramento
della linea dell’attaccatura dei capelli a
livello frontale e temporale comincia
durante l’adolescenza.
Sebbene la progressiva e diffusa riduzione
dei capelli continui ad un ritmo
lento con l’aumentare dell’età, una percentuale
significativa della popolazione
maschile sperimenta un’accelerata perdita
dei capelli all’età di 20-40 anni.
Oggi molti uomini si sono serviti della
calvizie per accentuare la loro immagine,
ma per la maggior parte di loro, la
reazione alla perdita dei capelli è
alquanto viva sul piano emozionale,
come è evidenziato dalla vendita di
strumenti per camuffare la calvizie,
così come dalla propaganda aggressiva
e mendace di prodotti che promettono
di conservare i capelli o di stimolarne
la crescita.
La chirurgia della sostituzione dei
capelli permette di avere un’altra possibilità
di trattamento della calvizie.
Recenti rifiniture della tecnica hanno significativamente migliorato i risultati
ed estesa l’applicazione ad uomini con
calvizie di grado maggiore.
La calvizie di tipo maschile è caratterizzata
da una diffusa riduzione quantitativa
di capelli nell’area frontale, temporale
superiore ed al vertice.
Queste zone di capelli più radi tendono
a diventare confluenti con l’aumentare
dell’età
Tale alopecia progressiva, la cui velocità
ed estensione mostrano variazioni
individuali, è associata all’interazione di
3 fattori fisiologici:
- genetici
- androgeni
- età
In sintesi, non si ha una riduzione dei
follicoli piliferi ma un processo di miniaturizzazione
dei follicoli medesimi,
mediato da ormoni e determinato geneticamente.
Il tipo di trapianto utilizzato più frequentemente,
per la sua sicurezza intrinseca,
è quello dei punch-grafts di cuoio
capelluto a tutto spessore fornito di
capelli, prelevato normalmente dall’area
occipitale e temporale dove i capelli
cresceranno sempre, perché zone irrorate
direttamente da vascolarizzazione
arteriosa importante (arteria occipitale
e arteria temporale superficiale).
Questi punch-grafts possono aver un
diametro che può andare da 2 a 5 millimetri,
possono contenere anche 20 follicoli
piliferi ed essere posizionati nelle
zone riceventi create chirurgicamente
nell’area di alopecia.
Nel caso di calvizie vistosa, che interessi
totalmente la zona fronto-parietale,
si interviene in anestesia generale
con ricovero di un giorno, nel qual
caso, si possono attuare anche
300/400 autotrapianti prelevati con
tecnica specifica, che permetterà al
cuoio capelluto della zona donatrice di
non diradare.
Il trapianto risulterà come un mosaico
le cui piastrelline saranno gli autotrapianti
(punch-grafts).
Nel caso di una calvizie vistosa, non
potrà bastare una sola seduta chirurgica,
particolarmente nei pazienti che
hanno portato rimedi artificiali (toupet)
per anni con le fatiche che ne comportano.
Per questi pazienti, veder crescere ed
aumentare di numero col passare del
tempo i propri capelli, sarà una grande
soddisfazione.
Oltre al vistoso trattamento iniziale, con
un numero significativo di autotrapianti,
se ne possono fare altri, qualora la
zona donatrice del paziente lo permetterà.
Il mosaico composto si potrà completare
introducendo anche capelli singoli
prelevati con altra tecnica dalle zone
donatrici, fino a donare al paziente una
capigliatura folta e stabile nel tempo.
La metodica del mosaico è secondaria
al fatto che non sia possibile creare un
autotrapianto contiguo all’altro, poiché
ognuno di essi avrà una sua irrorazione
personale composta da capillari propri,
perché si ridurrebbe il numero dei
capelli presenti in ogni autotrapianto. Il
paziente sarà dimesso dalla clinica la
mattina seguente con una medicazione
compressiva che dovrà tenere per
almeno 7 giorni, dopo di che, una volta
tolta da personale competente, egli
potrà lavare la propria testa con presumibile
delicatezza.
I capelli cominceranno a crescere
dopo 2 mesi e non potete immaginare
quanto possa essere grande la soddisfazione
del paziente quando avvertirà,
passandosi la mano sulla zona
che era calva , la sensazione di aver
la barba. I capelli cresceranno, dureranno
nel tempo e dovranno essere trattati come i capelli normali, anche
se autotrapiantati.
Nel caso, invece, di calvizie meno
estese, queste logicamente avranno
bisogno di un minor numero di autotrapianti.
Altra tecnica che può non utilizzare inizialmente
dei punch-grafts, è lo sculpreduction,
metodica che permette al
chirurgo, sempre in anestesia generale,
di ridurre quanto è più possibile l’area
calva in modo tale da ridurne il
numero degli auto- trapianti.
Dopo lo sculp-reduction, si procede a
distanza di 6 mesi con la metodica
chirurgica classica (autotrapianto).
In conclusione posso sostenere con
certezza, visti gli anni, ben 30, in cui
ho attuato questo tipo di chirurgia, che
questa è una metodica sicura e garantita
nel tempo oltre che vincente sia da
un piano psicologico che estetico.
UN MUSEO AL MESE
Ecomuseo della
Civiltà Palustre
Autore: Dr. Renato CREPALDI
Presidente della
Fondazione Matteo Ricci
Villanova di Bagnacavallo (Ravenna) “Bioregione Valle del Lamone”
Ecomuseo dell’utilizzo delle vegetazionispontanee delle zone umide emilianoromagnole
e del legno nostrano
INCASTRI - INTRECCI - TRAME -
TESSITURE - TORSIONI - FILATURE
L’EcoMuseo della Civiltà Palustre è una
realtà museale con un progetto dinamico
con indirizzo didattico, che recupera
la cultura legata alla propria realtà territoriale.
Il riferimento è al territorio di
appartenenza, la Bassa Romagna con
le sue zone umide e al paese di
Villanova di Bagnacavallo, definibile “la
capitale dell’utilizzo dell’erba di valle”.
In origine, questo paese si chiamava “Villanova delle Capanne” e sorgeva
nelle praterie allagate di Bagno Cavallo.
Dopo l’anno Mille questi territori,
irrorati da “flumisellum” che
disperdevano le loro acque
nell’entroterra retro dunale
della Bassa Romagna, in
seguito beneficiati dal
limo del Lamone, l’attuale
corso d’acqua, offrivano
vegetazioni spontanee
pregiate, che i primi abitanti
di Villanova hanno
utilizzato per costruirsi
le capanne. All’incirca
nel tredicesimo secolo
si fa risalire l’intreccio dei giunchi per costruire un antico colino
per uso domestico utilizzato per trasportare
il pescato chiamato “sporta
del pesce”, quando le prime forme di
sussistenza, in questi territori, erano
naturalmente caccia e pesca. In seguito
il paese ha sviluppato un’attività fiorente
legata all’uso di cinque erbe primarie.
Le abitazioni, disposte in borgate
che si stendono a pettine
verso l’argine del fiume
Lamone, erano laboratori, non
solo dimore, dove una popolazione
laboriosa e geniale ha
svolto per lungo tempo un’attività
di tipo artigianale, che
l’ha resa nota anche oltre
confine. Stuoie di diverse
misure e qualità, graticci,
legacci, funicella, impagliatura
delle sedie, scope di vario tipo, gilets, sporte, ciabatte, pantofole,
cappelli, uscivano dalle mani
capaci e svelte delle nostre artigiane
che intrecciavano abilmente le erbe
palustri, arricchendo ogni manufatto
con trame diverse dettate dalla creatività
individuale che lasciava sempre
spazio a nuove variazioni.
Queste arti manuali, legate alla storia e
all’ambiente del proprio paese, rivivono
grazie all’opera di recupero e alle attività
didattiche dell’Ecomuseo della
Civiltà Palustre.
La raccolta, unica al mondo, recupera
reperti che evidenziano il rapporto dell’uomo
col mondo della valle, con particolare
attenzione ai manufatti realizzati
con tecniche medievali e ottocentesche,
ottenuti da vegetazioni spontanee
reperibili negli ambienti vallivi ravennati,
ferraresi e bolognesi. La specificità
delle trame e degli intrecci che arricchiscono
la cesteria fine, le primitive tessiture
di foglie, tuttora realizzate sui rudimentali telai verticali, le torsioni e le
filature eseguite con la sola manipolazione,
gli incastri e le semplici sculture
che caratterizzano i manufatti di legno
nostrano, qualificano la vastissima
gamma di oggetti di uso comune facenti
parte della produzione tipica locale.
La difficile opera di ricerca e recupero
portata avanti dal’EcoMuseo, permette
oggi di poter fruire di un parco di 2300
reperti, originali e ricostruzioni, utensili
e documenti che compongono una raccolta
di grande interesse nel settore
etnobotanico e della cultura materiale.
Il “progetto dinamico” consiste nelle
attività del “Cantiere aperto”, un laboratorio
tenuto in vita dagli ultimi artigiani
che detengono, inalterato, il bagaglio
tecnico delle arti manuali dell’utilizzo
dell’erba di valle e del legno nostrano.
Queste persone, alcune molto anziane,
prestano la loro opera volontaria dal
1985 con assiduità, sia per i laboratori
didattici rivolti al mondo della scuola
sia a quello del turismo sempre più
interessato a riscoprire i valori legati al
territorio e a ricercare l’autenticità degli
usi legati all’economia della vita rurale.
Importantissimo l’Etnoparco Villanova
delle capanne, in fase di realizzazione,
ma già visitato e molto apprezzato, nel
quale sono ricostruite fedelmente, le meravigliose capanne tipiche della
Bassa Romagna, un’arte oramai estinta,
vero orgoglio dei maestri capannai
locali. Attualmente sono in atto corsi
per l’apprendimento delle tecniche di
tamponamento delle costruzioni rurali
in canna palustre, pregiatissima arte
dei maestri capannai locali. In questo
momento i corsi sono frequentati da
interessati che vogliono costruirsi una
struttura leggera in giardino, ma in particolare
da ingegneri e architetti che si
occupano di bioarchitettura.
Gli itinerari che collegano il museo con le varie realtà del territorio: itinerari del
fiume, della valle, del bosco pinetale e
delle case coloniche del prodotto tipico,
così come le manifestazioni turistiche
propongono una didattica rivolta alla
scuola, alla famiglia e ad un turismo
consapevole.
Le principali manifestazioni turistiche
sono: “La soffitta in piazza” prima domenica
di Marzo, Aprile, Maggio
“Sagra Civiltà delle Erbe Palustri”
secondo week-end di Settembre
Entrambe le manifestazioni sono la
celebrazione, per eccellenza, delle arti
manuali e delle tradizioni della
Romagna autentica, quella non offuscata
dai falsi folklori.
Aperture:
Martedì e sabato ore 9-12.
Ogni prima domenica del mese.
orario estivo ore 16 - 19.
orario invernale ore 15 - 18.
Chiusura Agosto
Visite guidate, escursioni, corsi, progetti
didattici e laboratori: su prenotazione
Recapiti:
MariaRosa Bagnari
tel.e fax. 0545 47122
Sito: http://www.racine.ra.it/erbepalustri
E-mail: barangani@racine.ra.it