La chikungunya, una malattia virale
Autore: Dr. Luciano SCHIAZZA
Specialista in Dermatologia e
Venereologia
Specialista in Leprologia e
Dermatologia Tropicale
Via XX Settembre, 3/2- Genova
Tel. 010.590270
e-mail: schiazza@lucianoschiazza.it
www.lucianoschiazza.it
La chikungunya (CHIK) è una malattia
virale.
Il termine “chikungunya” è di origine
swahili e significa “ciò che curva,
contorce” e fa riferimento alla posizione
che assume il paziente come
conseguenza delle importanti artralgie
(dolori articolari) che limitano
molto i movimenti e che trovano sollievo
nell’immobilità e nella posizione
curva, ripiegati su se stessi.
Il virus chikungunya è un arbovirus
(virus trasmesso da artropodi ematofagi)
e più precisamente un alphavirus
della famiglia delle Togaviridae; è
un virus a RNA (retrovirus).
La prima descrizione della malattia
risale all’epidemia del 1952 in
Tanzania.
La malattia viene trasmessa, da
uomo a uomo, dalla puntura di una
zanzara infetta del genere Aedes
( aedes aegypti, aedes albopictus -
zanzara tigre-). Questa zanzara è un
vettore diurno che punge preferibilmente
all’inizio e alla fine della giornata.
Si infetta pungendo una persona
ammalata nella fase di viremia
(primi 5 giorni di malattia). Allorché
punge un’altra persona sana gli trasmette
il virus.
Aedes albopictus
La CHIK è endemica nell’Africa subsahariana,
nel Sud-Est asiatico (thailandia,
Vietnam, Laos, Cambogia),
nelle Filippine, in
Indonesia. Dal 2005
anche nelle isole
dell’Oceano Indiano
(Mauritius, Mayotte,
Comore, Reunion,
Seychelles).
La malattia si manifesta
soprattutto nella
stagione delle piogge
(dicembre-inizio gennaio)
che favoriscono
la massima concentrazione
delle zanzare.
La CHIK ha un esordio
improvviso, dopo un
periodo di incubazione
che in media è di 4-7 giorni (ma
può variare da 1 a 12 giorni).
Si manifesta con
febbre elevata (39°-40°C),
brividi,
intensi dolori articolari, localizzati
soprattutto ai polsi, alle caviglie,
alle ginocchia, alle falangi (tali da costringere il paziente a posizioni
antalgiche),
dolori muscolari (nel 70-90% dei
casi).
esantema maculo-papuloso, talvolta
pruriginoso, al tronco e agli arti.
Nei casi più gravi vi è
mal di testa,
nausea e vomito,
congiuntivite.
E' segnalato anche (soprattutto nei
pazienti pediatrici)
sanguinamento del naso e delle gengive
petecchie
L’interessamento del sistema nervoso è stato raramente riportato (qualche
caso di meningo-encefalite e poliradicolnevrite).
La CHIK ha un decorso solitamente
benigno con scomparsa delle
seguenti manifestazioni:
febbre in 1-10 giorni,
esantema cutaneo in 2-3 giorni,
dolori articolari in qualche settimana.
Tuttavia sono proprio i dolori articolari
quelli che possono persistere in
maniera subacuta o cronica per
mesi o anche anni.
Comunque la convalescenza, contrassegnata
da marcata astenia, può protrarsi
per alcune settimane.
Non esiste terapia specifica.
Il trattamento è sintomatico si basa
sull’uso di:
antinfiammatori non steroidei,
antipiretici,
antalgici,
riposo a letto.
Non esiste, allo stato attuale, un vaccino
approvato contro il virus CHIK.
La prevenzione dell’infezione si basa
su criteri da applicarsi al singolo individuo
e all’ambiente.
La prevenzione individuale si basa
sull’evitare di esporsi alle punture
delle zanzare (particolarmente all’inizio
e alla fine della giornata quando è
massima l’attività delle zanzare) e
quindi:
indossare abiti chiari (attirano meno
le zanzare rispetto a quelli scuri), con
maniche lunghe e pantaloni lunghi;
applicare sugli indumenti un insetticida
alla permetrina. L’applicazione va
fatta con l’indumento steso, in quantità
tale da inumidirlo, lasciandolo poi asciugare. La permetrina dovrebbe
resistere a più di un lavaggio con una
efficacia che dovrebbe protrarsi per
alcune settimane (2-6);
usare dei repellenti per insetti sulla
pelle (es.DEET), con attenzione per le
donne gravide ed i bambini soto l’anno
di età;
negli ambienti chiusi usare zampironi,
diffusori elettrici di insetticidi;
spruzzare insetticidi a base di permetrina
(di giorno) sotto il letto, negli
armadi, nei recessi degli apparecchi
sanitari, sulle tende delle docce;
se possibile, usare una zanzariera
attorno al letto (trattata con permetrina).
A livello ambientale la prevenzione si
basa sulla lotta alle zanzare:
eliminare le acque stagnanti;
utilizzare insetticidi; eliminare quei rifiuti che possono
favorire il ristagno d’acqua e lo sviluppo
delle larve (i copertoni usati, i
contenitori metallici vuoti, i vasi,
ecc.).
ORGANO DELL’UDITO
Com’è fatto e quali sono
i diturbi più frequenti
Autore: Dr.ssa. Alba ALGESI
Via Enrico Fermi 4
27050 Retorbido (PV)
I disturbi uditivi possono avere origini
diverse, ma, in ogni caso, incidono
sulle qualità della vita.
Intervenire nei primi anni di vita del
bambino é essenziale per la sua crescita
linguistica e psicologica.
L’orecchio é costituito da 3 parti.
L’orecchio esterno é costituito dal
padiglione auricolare e dall’imbocco
del condotto uditivo, un canale
osteo-cartilagineo che parte dal
padiglione e termina nel timpano
che separa l’orecchio esterno da
quello medio.
L’orecchio medio é formato da 3
ossicini detti martello, incudine e
staffa. Il loro compito é quello di trasmettere
le vibrazioni all’orecchio
interno. L’orecchio medio termina
con la tromba di Eustachio che collega
l’orecchio alla parte posteriore
del naso.
L’orecchio interno é composto dal
Labirinto formato da tre canali semicircolari
e dal vestibolo che regola
l’equilibrio e dalla chiocciola che collega
l’orecchio al nervo acustico.
I problemi legati al cattivo funzionamento
dell’udito sono due:
a) la sordità trasmissiva che é legata
alle anomalie nelle trasmissioni
delle onde sonore.
b) la perdita uditiva neurosensoriale che é dovuta ai disturbi della percezione
nervosa del messaggio
sonoro.
La prima sordità é dovuta ai disturbi
dell’orecchio esterno e medio, come
ad esempio dal tappo di cerume che
impedisce il passaggio corretto dei
suoni e che può essere rimosso dall'otorino;
o da oggetti estranei infilati
nelle orecchie (piccole palline,
molliche di pane).
L’otite media
Si tratta di una comune infezionebatterica che colpisce circa l’85%
dei bambini con meno di un anno di
età e l’infezione ostacola la trasmissione
dei suoni.
Orecchio del nuotatore
Colpisce i bimbi che praticano
nuoto; l’acqua penetra nell’orecchio
medio.
La seconda sordità (perdita uditiva
neurosensoriale) é legata alla
disfunzione delle chiocciole e del
nervo acustico e può essere presente
fin dalla nascita.
Per verificare l’esistenza di problemi
uditivi esistono dei test.
Se il disturbo uditivo é transitorio le
cure mediche sono sufficienti a
risolvere il problema.
Se l’orecchio interno non funziona
bene si può intervenire in due modi:
- con il posizionamento dei dispositivi
che permettono di condurre una
vita normale. Per i più piccoli sono
preferibili apparecchi esterni che si
posizionano dietro all’orecchio.
- con un elettrodo cocleare.
Si usa nei casi di sordità molto
serie ed è applicato chirurgicamente.
L’evoluzione delle pillole dell’amore
Autore: Ufficio stampa PRP
Tel 02-8800081
cristiana.ciofalo@prpconsulting.it
pietro.pierangeli@prpconsulting.it
Dal trattamento alla riabilitazione:
l’evoluzione delle pillole dell’amore
Discusse a Berlino le prospettive delle
attuali terapie contro la disfunzione
erettile (DE). L’analisi di studi clinici
multicentrici internazionali lascia intravedere
le nuove potenzialità riabilitative
dei trattamenti di nuova generazione.
Ne parla Carlo Bettocchi,
Responsabile Centro di Urologia
Andrologica Policlinico di Bari.
Nuove prospettive per i trattamenti
innovativi contro l’impotenza. Al
Congresso dell’European Association
of Urology itenutosi a Berlino un
posto di primo piano è stato occupato
proprio dalla Disfunzione Erettile
(DE). Nei paesi industrializzati/Europa
la DE registra percentuali impressionanti.
In Italia è una condizione che
interessa il 13% della popolazione
maschile; questo significa che circa 3
milioni di italiani presentano un deficit
dell’erezione.
“Il meccanismo dell’erezione può
essere alterato da traumi chirurgici,
cause organiche e psicogene” spiega
Carlo Bettocchi, Responsabile
Urologia Policlinico di Bari.
“L’efficacia del trattamento farmacologico è ampiamente dimostrata non
tanto dagli studi clinici quanto dal
crescente utilizzo da parte di chi è
affetto da DE. Supportati da evidenze
cliniche oggi possiamo affermare di
avere individuato per i trattamenti di
seconda generazione nuove e interessanti
prospettive che vanno dalla riabilitazione
alla protezione dei vasi
sanguigni”.
Secondo un’analisi di vari studi multicentrici
internazionali circa il 50% dei
pazienti operati di tumore alla prostata
torna ad una normale vita sessuale
di coppia grazie alla terapia farmacologia.
L’idea di somministrare da
pochi giorni dopo l’intervento il tadalafil
(Cialis), molecola di secondagenerazione per la cura delle disfunzioni
erettili classiche, è risultata più
che positiva: in tre mesi, il 52% di
duemila pazienti trattati ha recuperato
una normale attività sessuale. E
dopo il periodo di cura non è più
stato necessario usare il farmaco.
Risultato significativo se se considera
il numero elevato di operati per tumore
alla prostata: solo in Italia, circa
20 mila all’anno. Dopo l’asportazione
della prostata, anche con la tecnica
chirurgica definita anatomica (nervesparing)
e che conserva intatte le terminazioni
nervose deputate all’erezione,
spesso subentrano nei primi 18
mesi disfunzioni causa di impotenza
(60% dei casi), difficili da trattare perché
più di natura psicologica che
organica.
“Considerando che le tecniche di diagnosi
oggi disponibili, come l’analisi
del PSA, consentono di individuare
questi tumori ad uno stadio iniziale,
già intorno ai 50 anni, il tadalafil
diventa un farmaco riabilitativo fondamentale.
Infatti, per un cinquantenne
l’aspettativa di vita è lunga e l’attività
sessuale è importante quasi quanto
la guarigione dal tumore” sostiene
Bettocchi.
La sua protezione sui vasi sanguigni
Non solo, sembra emergere un’azione
protettiva del tadalafil sui vasi
sanguigni, o meglio sulle cellule endoteliali
che sono poi l’architettura, lo
scheletro, di tutti i vasi sanguigni. La
dimostrazione viene da una ricerca
clinica pubblicata su European
Urology condotta su pazienti a rischio
cardiovascolare. Secondo i risultati
della ricerca tadalafil migliora la funziona
endoteliale, valutata con la
misurazione dell’FMD (Flow Mediated
Dilation), rispetto a placebo in maniera
significativa.
“La cosa interessante di questo studio è che l’effetto prolungato di Cialis
- unico trattamento a lunga durata
tanto è vero che viene chiamato pillola
del week end – sull’endotelio persiste
per almeno due settimane anche
una volta smessa la sua somministrazione
confermando ancora una
volta la sua potenzialità di trattamento
riabilitativo” conclude Bettocchi.
Cos’è la DE
La disfunzione erettile, spesso indicata
impropriamente col termine di “impotenza”, consiste nell’incapacità
di raggiungere e mantenere un’erezione
sufficientemente valida da consentire
un rapporto sessuale soddisfacente.
E’ una condizione che interessa
il 13% della popolazione maschile;
questo significa che circa 3 milioni di
italiani presentano un deficit dell’erezione.
Sebbene possa presentarsi a
qualsiasi età, la disfunzione erettile è
più frequente negli uomini di età
superiore ai 50 anni. Le terapie oggi
a disposizione contro la disfunzione
erettile variano a seconda dell’entità
del problema, della sua origine, delle
esigenze della coppia: dalla terapia
orale, alla psicosessuale, fino a quella
chirurgica.
Talassemia: Progetto MIOT
La talassemia, o anemia mediterranea, è una malattia ereditaria che nel nostro
Paese colpisce 7 mila persone, con
oltre 3 milioni di portatori sani, concentrati
soprattutto nelle regioni meridionali
e nel delta padano. Si tratta di un disturbo
congenito, in cui il midollo osseo non è in grado di fornire all’organismo una
quantità adeguata di globuli rossi.
Per sopperire a tale deficit, il talassemico
deve sottoporsi a frequenti trasfusioni
di sangue: questa terapia, però, comporta
un pericoloso deposito di ferro
nell’organismo ed espone il paziente al
rischio di serie patologie correlate, specie
a livello cardiaco. Le complicanze
cardiovascolari sono la causa più frequente
di mortalità nei soggetti talassemici:
diventa allora fondamentale monitorare
l’accumulo di ferro a livello di
organi e tessuti e, in particolare, nel
cuore.
Oggi, grazie alla Risonanza Magnetica
T2*, è possibile migliorare la qualità
della diagnosi e del monitoraggio, ottimizzando
la scelta terapeutica ed
aumentando l’aspettativa di vita dei
pazienti. Questa nuova procedura diagnostica
rappresenta l’unica tecnica di
imaging per la valutazione non invasiva
dei depositi di ferro nel cuore ed è il fulcro
del Progetto MIOT, un’importante iniziativa
nata dalla collaborazione tra il
CNR di Pisa, la SO.S.T.E. (Società per lo
Studio delle Talassemie e Emoglobinopatie), la Fondazione Italiana
Leonardo Giambrone e alcuni partner
industriali, tra cui Chiesi e Schering, allo
scopo di creare il primo network italiano
di centri di cardio-radiologia dove sarà
possibile eseguire una RM T2* con
requisiti omogenei e standardizzati.