Pet Therapy, cos’è e a cosa serve

Autori: Dott.ssa Spartia PICCINNO*
* Presidente AIPT Psicomotricista dell’Età Evolutiva

COS’È LA PET THERAPY?
La pet therapy nasce nel 1954 da uno psichiatra Boris Levinson con un cane, il suo cane!
Oggi in Italia, chiunque pensa di poterla praticare con qualunque animale.
Vogliamo fare chiarezza sul chi e come deve essere effettuata la pet therapy.
Letteralmente pet therapy significa terapia del pupazzo di peluche, o terapia dell’affetto presumendo che chi giova della compagnia di un pupazzo ha bisogno di compensare una mancanza di affetto assimilabile a quello materno. Da qui l’inevitabile confusione
per cui un qualsiasi animale in qualsiasi condizione determina uno stato di benessere in colui che gode della sua presenza. Non è vero! Spesso passa del tutto inosservata la presenza dell’animale in questione, infatti la relazione va costruita e monitorata con criteri specifici molto precisi.
In questi anni di lavoro e ricerca siamo riusciti a coniare un metodo di lavoro che lascia ben poco al caso.
Noi come Associazione Italiana Pet Therapy ci occupiamo di questo da oltre 10 anni, maturando competenza sempre più specifica sia in medicina umana che animale giorno dopo giorno.
La nostra Associazione individua il cane come co-terapeuta. Per definirsi terapia è indispensabile che venga praticata da personale medico specialistico; figure professionali come psicoterapeuti, psichiatri, psicomotricisti, logoterapisti, fisioterapisti, operatori
della riabilitazione psichiatrica, o comunque tutte le nuove figure di riabilitazione in ambito socio-sanitario. Il cane non parla ma si fa capire benissimo, alla base di questa scelta c’è proprio la sua capacità innata di essere capito e farsi interprete di situazioni ed emozioni che spesso sfuggono ai più sensibili di noi. Si perde infatti nella notte dei tempi il giorno in cui un cane decise liberamente e autonomamente di seguire l’uomo durante la caccia e il suo contributo prezioso veniva ricompensato con del cibo.
Abbiamo intuito che la sensibilità del cane e le sue qualità innate di comunicazione non verbale ci permettono di poter interagire con persone affette da diverse disabilità psicofisiche, bambini, adulti e anziani.
Ogni età del bambino può essere arricchita dalla presenza di un cane, nella primissima infanzia, il cucciolo d’uomo e il cucciolo di un cane, nella loro similarità di bisogni, ripercorrono quell’antica fase dello sviluppo filogenetico dell’uomo, quando carponi,
come un bambino vagava nella savana, forse già seguito dall’amico cane. Quando il bambino è intorno ai sei mesi, spesso gioca al lancio degli oggetti. Tale esperienza ha diversi significati, il primo è l’individuazione dello spazio intorno a sé, che egli
ancora non può raggiungere. Il secondo è quello di padroneggiare la scomparsa e la riapparizione di questi, indagando il concetto di assenza.
Questa è una delle prime acquisizioni simboliche che lo vedranno impegnato nella elaborazione della presenza, assenza della madre. Il gioco ritmico di cui il bambino prende possesso ha il significato di fargli controllare, a livello di costruzione interna, l’immagine
stabile della madre anche quando ella non c’è, scompare dalla sua vista e poi ritorna.
Spesso l’adulto non capisce l’importanza di questo gioco e si stanca di raccogliere gli oggetti, nel cane invece vi è un codice mnesico della caccia, relativo al comportamento adattivo per la sopravvivenza, fissato nel gioco del lancio di un oggetto, che il cane quasi
sempre si appresta a recuperare.
Cucciolo d’uomo e cucciolo di cane, si trovano in questo stadio su un livello di comunicazione analogica, complementare.
Dopo anni di studi e ricerche abbiamo costituito un équipe di medici e terapisti
con specifiche qualifiche sia in ambito pediatrico che geriatrico uniti da una passione personale per i cani.
In questi anni di lavoro siamo riuscitiad evidenziare e registrare un metodo (Terapia Psicomotoria Assistita con Animali-TPAA-AIPT) .
Innanzitutto considerando la situazione diagnostica e psicologica del soggetto si sceglierà il cane più adatto.
Questo per favorire l’aggancio positivo alla terapia quindi all’interazione. La terapia è individuale e ambulatoriale in tutti modi assimilabile ad una psicoterapia a mediazione corporea, la difficoltà sussiste essenzialmente nel costruire una relazione soddisfacente
con il cane per poi trasferire questa relazione sul terapista che spesso è il mezzo e altrettanto spesso è soggetto della relazione stessa.
Essendo la relazione in divenire, e così l’andamento della terapia, avremo momenti in cui il cane lavorerà da solo e ci saranno momenti in cui il terapista farà da stimolo a nuove conquiste, competenze sia fisiche che psicologiche individuando ora la motivazione
a giocare ora la motivazione a parlare.
Tutto ciò sarà stabilito con un preciso programma di riabilitazione stabilito in
équipe con i medici del soggetto, condividendo un progetto e un percorso
terapeutico.
Ogni mese circa ci si incontra per verificare a che punto si è del percorso e si valutano tutte le variabili del caso. A questo punto è evidente la complessità dell’argomento e l’assoluta pericolosità di coloro che applicano la terapia assistita con animali lasciando
al caso interventi e scelta dei cani…….
Come Associazione abbiamo modificato la terminologia pet therapy in Terapia Psicomotoria Assistita con Animali (TPAA) per meglio specificare quello che intendiamo.
La scelta del tipo di cane è affidata ad un medico veterinario comportamentalista
e ad un etologo che selezionano i cani sin da cuccioli in base alla loro sensibilità e capacità di relazione. Abbiamo avuto la possibilità grazie a BOH, San Bernardo femmina donato all’associazione da Striscia la Notizia, di apprezzare le sue qualità.
E’ entrata a pieno titolo nel nostro team dimostrando una capacità di apprendimento unica ed una predisposizione particolare verso i bambini, che dire, un cane eccezionale.
Fino a questo momento abbiamo visto gli aspetti psicologici che ci uniscono al cane, e che ci permettono di viverlo con simpatia e naturale curiosità, di seguito vedremo una carrellata di situazioni in cui può essere utile l’intervento di pet therapy.
Quando si pensa ad un intervento con terapia assistita è fondamentale pianificare il numero di incontri, le date e gli orari che verranno comunicati di volta in volta al soggetto.
Questo permette di creare un aspettativa quindi l’attesa e la programmazione di qualcosa che si proietta nell’immediato futuro, realizzabile nel contesto in cui il sogetto vive. Una volta che la relazione si è instaurata sarà fondamentale guidare il lavoro in funzione di stimolare tutti gli aspetti che risultano deficitari, facendosi guidare dal personale della struttura ospitante. Le aree di intervento attraverso la terapia psicomotoria assistita con
animali (pet therapy) sono numerose.
Il morbo di Alzheimer e il Parkinson costituiscono due dei più frequenti ambiti di applicazione che possono avere numerosi risvolti positivi.
ALZHEIMER:
Il morbo di Alzheimer è caratterizzato dal crollo del sistema di trasmissione degli stimoli nervosi in determinate regioni o aree del cervello. A causa dei danni irreversibili apportate alle cellule nervose una persona affetta dal morbo di Alzheimer presenta
caratteristiche specifiche:
* Difficoltà a imparare cose nuove
* Perde la nozione del tempo
* Incapacità di orientarsi nello spazio
* Incapacità di riconoscere persone e cose
* Difficoltà a concentrarsi e a mantenere la concentrazione
* Progressiva perdita della capacità generale di percezione
* Progressiva perdita della capacità di esprimersi verbalmente.
IL MORBO DI PARKINSON:
Da cosa è caratterizzato il Morbo di Parkinson, i sintomi principali nello stadio avanzato sono:
* Tremore a riposo
* Rigidità
* Difficoltà nell’apparato motorio (acinesia)
* Mimica facciale difficoltosa, inesistente altrimenti definita maschera
* Disturbi nella verbalizzazione, lento e monocorde.
Persone affette da Parkinson o Alzheimer vivono una lenta e graduale perdita di capacità prima motorie, poi verbali e cognitive cadendo spesso in una profonda depressione.
La situazione di confusione e disorientamento, la sensazione di paura, rabbia, insicurezza e frustrazione non gli permettono di mantenere deste le capacità.
Come ci poniamo di fronte a questi problemi, quali possono essere gli obbiettivi.
L’Alzheimer così come il Parkinson sono sindromi a caratteristica progressiva o a stadi, il primo obbiettivo è di mantenere le capacità di concentrazione, di coordinamento, di deambulazione e di verbalizzazione.
Offriamo al soggetto la possibilità di relazionarsi con il cane proponendo giochi semplici in cui il soggetto si senta coinvolto direttamente e da cui trarre beneficio.
E’ molto importante esprimersi con parole semplici e ampliare la comunicazione con gestualità e mimica in modo da mettere il soggetto a proprio agio. Questo modo di esprimersi sarà molto utile anche per i messaggi che arriveranno al cane che potrà capire
immediatamente l’attività proposta.
Un ulteriore elemento di facilitazione della relazione quindi della comunicazione sarà favorire il contatto oculare tra il soggetto il cane e l’operatore in modo da favorire quindi facilitare con l’espressione del viso la comunicazioni di emozioni, sentimenti e desideri.
Sarà assolutamente indispensabile fare in ogni caso un piano individualizzato, personalizzato in modo da focalizzare punti di forza del soggetto e favorire la relazione e la soddisfazione per entrambi: Cane e paziente.
LA DEPRESSIONE:
La depressione è una tematica molto ampia e complessa che spesso viene associata
ad altre situazioni.
L’idividuo con depressione ha caratteristiche specifiche di comportamento:
* Sbalzi d’umore
* Perdita d’interesse
* Affaticamento
* Perdita d’energia e di iniziativa
* Senso di inutilità
* Disturbi del sonno
* Disturbi dell’alimentazione
* Pensieri di suicidio
* Paure, angosce dai molteplici aspetti
* Graduale perdita del senso di realtà
Come ci comportiamo in questo caso? Questa situazione sta precisamente a cavallo tra una Attività Assistita e la Terapia assistita, molto dipenderà da come viene costituito e
realizzato il progetto d’intervento. Di fondamentale importanza è il miglioramento della qualità della vita del soggetto, obiettivo generale ma anche conseguenza naturale di un
lavoro di pet therapy ben costruito. Nella sindrome Depressiva risulta essenziale “il prendersi cura di” da parte del soggetto che, in questo modo sposta l’attenzione da sé all’altro.
Il cane non chiede, non giudica, ma è capace di rispondere ai segnali d’attenzione
desiderati.
In quest’ottica il prendersi cura dell’altro ha significato di accrescimento del prendersi cura di sé.
Il terapista sarà sempre presente e favorirà il costituirsi della relazione, responsabilizzando il paziente che di volta in volta acquisirà nuove e maggiori competenze specifiche.
Sarà inoltre fondamentale lasciare il soggetto libero di condividere spazi e tempi in modo autonomo.
BAMBINI CON DISARMONIA EVOLUTIVA, DEFICIT COGNITIVO E IMPACCIO PSICOMOTORIO
Comprendono quei bambini in cui spesso per una sofferenza che condiziona un ritardo nella maturità cerebrale, l’età cronologica non corrisponde all’età mentale; ne consegue un ritardo psicomotorio dello sviluppo in molti casi anche associato a disturbi comportamentali.
Modalità di approccio:
Dobbiamo tenere presente che per il bambino il cane rappresenta uno stimolo nuovo a cui non è preparato, sarà quindi importante mediare la relazione con figure di riferimento con cui il bimbo si senta protetto e a suo agio.
In questi bimbi non vi è ancora una capacità di filtrare l’esperienza quindi la situazione potrebbe rivelarsi in qualche modo emotivamente “insopportabile” potremmo trovarci di fronte ad una reazione di difesa, assolutamente giustificata e a cui è importante
essere preparati.
Questo genere di bambini mostrano una reazione forte a tutto ciò che li circonda che venga registrato dal cervello come nuovo, ad esempio sapone, creme per le mani, cibi, spugne etc.
E’ fondamentale non sbagliare l’approccio di seguito qualche suggerimento:
* Mai costringere il bambino a toccare il cane.
* Lasciare che sia il bambino ad andare verso il cane e non viceversa.
* Mantenere il cane al guinzaglio ad una distanza adeguata, far sì che possa vederlo molto bene ma non troppo da vicino.
* Avanzare a piccoli passi e rallegrarsi per quelli che fa il bambino verso di noi.
* Dimostrare molta pazienza e non avere fretta che il bambino tocchi il cane, rispettiamo i suoi tempi.
* Quando sarà pronto a toccare il cane noi lo aiuteremo con le nostre mani facendo una lieve pressione sul pelo del cane al fine di permetterglidi percepire ogni parte del suo corpo.
* Lasciare scoprire al bambino una cosa per volta quindi una volta il pelo, la prossima volta il muso etc Entriamo in empatia con il bambino e cerchiamo di percepire le sue paure e
i sui limiti in modo tale da non superare con le nostre richieste le sue possibilità.
In questo caso sarà fondamentale cercare di vedere il cane con gli occhi del bambino, talvolta incuriosito talvolta spaventato.
La nostra esperienza ci dice che se osserviamo queste semplici regole favoriremo la relazione con il cane e permetteremo al bambino di vivere esperienze utili attraverso lui.
AUTISMO:
Con il termine Autismo si definisce una sindrome comportamentale ad espressione clinica eterogenea (il cosiddetto “spettro autistico”) che si instaura durante lo sviluppo del
Sistema Nervoso Centrale, generalmente entro i primi tre anni di vita.
Per questo motivo è preferibile parlare di Disturbi dello Spettro Autistico o Sindromi Autistiche. L’attuale opinione prevalente e che l’Autismo ed i Disturbi dello Spettro Autistico costituiscano l’espressione clinica di Disturbi Generalizzati con alterazione globale dello sviluppo cerebrale su base biologica, anche se un’eziologia e una patogenesi certe ed accreditate non sono tuttora ben conosciute.
La sintomatologia clinica è caratterizzata da:
* disturbi del contatto e della comunicazione,
* scarsa o assente interazione sociale
* ristrettezza di interessi
* attività stereotipate
* ritardo mentale (in 2/3 dei casi)
* disordini convulsivi e epilessia (in 1/3 dei casi)
Da una ricerca dell’O.M.S. in Italia sull’Autismo,risulta che ne è colpito circa 1 bambino ogni mille nati vivi.
Le sue caratteristiche cliniche vennero per la prima volta definite nel 1943 dal neuropsichiatria infantile americano Leo Kanner relativamente a 11 bambini che si comportavano in maniera strana; nello stesso anno il pediatra Hans Asperger, discusse a
Vienna le sue tesi di abilitazione sui modi comportamentali ostinati di alcuni bambini maschi: la sua diagnosi fu “psicopatia autistica”
Una tale situazione scatena nel soggetto autistico, un sovraccarico di stimoli che non possono venir elaborati e che scatenano forti paure e angosce.
L’introversione autistica pertanto deriva da una incapacità di decodifica dei messaggi che arrivano dall’esterno, che porta l’individuo verso una reazione di difesa, di esclusione del mondo circostante come spesso accade nei soggetti schizofrenici.
In generale vediamo che:
* Percezione, comprensione, situazione di collegamento logico causa–effetto, espressione corporea e verbale risultano assenti o fortemente compromesse.
* Il vissuto di emozioni possono scatenare paure perchè non prevedibili.
* Il contatto corporeo può non venire accettato, incomprensibile necessità di un espressione di affetto?
* Il contatto visivo viene evitato.
* Stereotipie verbali o comportamentali (ripetizione senza senso di gesti o frasi).
* Apparente indifferenza al dolore.
* Nessuna percezione del pericolo.
* Possono essere presenti comportamenti autolesionistici.
* Periodo di attenzione e concentrazione molto brevi.
Poiché L’Autismo ha uno spettro molto ampio non possono essere stabilite regole in e per tutti i casi, vediamo di seguito alcune indicazioni di massima. Come ci comportiamo nel lavoro con il cane
* Sistemare il setting con pochi stimoli visivi e tattili.
* Non parlare se non in riferimento al cane.
* Non andare verso il soggetto con il cane.
* Utilizzare il guinzaglio come mezzo di conoscenza tra il soggetto e il cane.
* Mantenere delle posizioni statiche meglio seduti con il cane seduto accanto a noi.
* Il soggetto ha una modalità di toccare il cane particolare, spesso con un dito o contropelo, lasciamo che possa toccare il cane a suo modo e solo successivamente proviamo ad aiutarlo mostrando il nostro movimento e poi accompagnando la sua mano sul cane.
* Mediamo la relazione con gesti e posture significative.
* Lasciamo che la relazione possa essere mediata anche dalla presenza del cane.
* Lasciamo il cane libero di scegliere la sua posizione nella stanza, spesso ci indica il posto in cui è preferibile stare per non dare fastidio al soggetto.
Le indicazioni che ho descritto possono essere utilizzate in quasi la totalità dei casi di Autismo, è comunque fondamentale osservare come sempre un lavoro di equipe e formulare un progetto individualizzato con il personale della struttura che ci ospita.
Come Associazione Italiana Pet Therapy ci occupiamo di terapia e di attività assistita solo con personale altamente qualificato.
Le situazioni sopra descritte sono tutte di estrema delicatezza ed è indispensabile fare formazione del personale addetto alle strutture o affidarsi alla nostra Associazione per avere tutte le informazione del caso.
Da gennaio 2008 ha preso vita il primo “Progetto di Studio Sperimentale sui Disturbi dello Spettro Autistico e la Pet Therapy-Terapia Psicomotoria Assistita con Animali”.
Questo progetto è mirato ad accreditare, presso il Servizio Sanitario Nazionale l’effettiva efficacia terapeutica della terapia psicomotoria assistita con animali (pet-therapy) nei soggetti con disturbo autistico.
Verrà inoltre controllata la salute e il benessere del cane durante la terapia, a dimostrazione del fatto che i cani dopo un percorso di formazione specifica diventano dei veri e propri co-terapeuti e giovano essi stessi della relazione che si costituisce, cane-terapista (proprietario) e paziente.
Nella sua fase iniziale il progetto sarà realizzato prevalentemente con fondi privati, poiché le famiglie dei bimbi coinvolti e le strutture sanitarie coinvolte non possono sostenere un ulteriore carico di spesa.
Questo progetto primo in Europa vede come partner:
* ASL della Provincia di Alessandria
* Dott. Zanetta (Direttore Generale), Dott.Faragli (Direttore di Distretto- Medico Chirurgo), Dott.ssa Cordella (Direttore di Distretto- Neuropsichiatra), Dott.ssa Fiori (Collaboratore Amministrativo ASL)
* Studio le Mete (AL)
* Dott.ssa Guercio (Psichiatra- Psicoterapeuta), Dott.ssa Cavallini (Psicomotricista)

Scarica il pdf

HANDY TV
diversamente televisione

 

Handy tv è un progetto sperimentale finalizzato alla realizzazione di un canale televisivo tematico, interamente dedicato al mondo della disabilità.
L’idea e il progetto nascono direttamente da Michele e Demis Muscatello, due fratelli varesini che da oltre 25 anni vivono direttamente la disabilità insieme al loro fratello
down.
Demis e Michele Muscatello, sono titolari di una casa di produzione televisiva in Provincia di Varese e hanno deciso di utilizzare la loro esperienza personale nel settore radiotelevisivo e il loro studio, al fine di realizzare una emittente tematica di servizio,
mettendo a disposizione dei disabili, delle loro famiglie e di tutti gli addetti ai lavori e non, un canale dedicato al mondo della disabilità a 360 gradi.
Gli scopi del progetto sono diversi, sicuramente i più importanti sono: - la realizzazione di un punto di riferimento televisivo che offra servizi e informazioni alla collettività;
- la trasmissione televisiva di programmi in cui sia possibile dare spazio ai ragazzi che lavorano nelle cooperative sociali, facendone dei protagonisti e facendo provare loro l’emozione della tv, se vogliamo anche trasmettendo il messaggio che sta alla base della costituzione di Handy tv, ovvero che anche loro possono essere “Vip”, possono provare l’emozione del piccolo schermo e pertanto abbattere la barriera creata da chi crede che siano soggetti da oscurare o nascondere;
- creare un nuovo modo di fare tv, una televisione che rompe con logiche legate alla esagerata concezione dell’essere bello, forte e vincente per poter essere preso in considerazione dalla società;
- la creazione di format televisivi atti alla divulgazione degli strumenti legislativi a disposizione dei disabili e delle loro famiglie;
- l’inserimento di spazi di denuncia sociale;
- la realizzazione di trasmissioni che informino anche dal punto di vista medico;
Le trasmissioni sono iniziate lo scorso13 febbraio, in via del tutto sperimentale,
occupando tre sere alla settimana su un canale satellitare (visibile su SKY 885, o con altra numerazione per decoder liberi).
Grazie alla collaborazione nata con l’Associazione Italiana Pet Therapy e quindi con la dott.ssa Spartia Pagliarini e il dott. Maurizio Pagliarini, presto inizieremo a trasmettere
la trasmissione “Ditelo a Boh”, trasmissione di servizio dedicata al filo diretto tra i telespettatori ed Handy Tv, con protagonista la splendida esemplare di San Bernardo Boh, famosa per essere stata il primo cane protagonista di Striscia La Notizia e donata all’associazione per entrare a far parte dell’equipe che si occupa da circa 11 anni di Terapia Psicomotoria Assistita con Animali- TPAA (pet therapy).
Ad oggi Handy tv è poco più di un’idea, un sogno.
La mission di Handy tv è quella di sdoganare l’Handicap, troppo spesso vissuto in una dimensione di disagio e di disperazione. La necessità della definizione della normalità condiziona e bolla a “diversi” per tutta la vita.
Dimostrando di essere tutti diversi ognuno a proprio modo, per ciò che
ha di meraviglioso e unico, dimostriamo che la cosiddetta normalità non è altro che una convenzione socialmente condivisa volta a una omologazione dell’essere.
L’aspirazione futura è quella di creare veramente un nuovo strumento a disposizione di chi vive quotidianamente l’handicap.
Non possiamo pemetterci di sentire parlare di disabili in tv solo come vittime di violenze e discriminazioni o nel migliore dei casi usati come fenomeni da circo.
Non possiamo più permettere che il mondo della disabilità venga raccontato sempre come se fosse un emisfero a sé, un ghetto, o qualcosa che non interessa particolarmente…che non fa audience. Allo stesso modo non possiamo più permettere che sia solo un punto (spesso uno degli ultimi punti), proposti in campagna elettorale dai politici.
La disabilità è un dramma per molte famiglie, tramite informazione e intrattenimento, questo dramma può essere reso meno pesante.
Handy Tv non è fornita di autori, pubblicitari, nomi eccellenti. Handy Tv è realizzata da tutte le persone che si trovano coinvolte dalla disabilità: medici, insegnanti, genitori, disabili e volontari sensibili al disagio creato dal vivere una condizione di difficoltà
quotidiana.
Handy Tv - Sky 885
Mercoledì-giovedì-venerdì- ore 21
HANDY TV
Diversamente televisione.
Via Matteotti 86 21040 Carnago (Va)
Tel.0331/993421 Fax 0331/984316
www.ibctv.eu info@ibctv.eu

Scarica il pdf

“SLA”
Sclerosi Laterale Amiotrofica

 

La Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), conosciuta anche come “Morbo di Lou Gehrig”, “malattia di Charcot” o “malattia dei motoneuroni”, è una malattia neurodegenerativa
progressiva che colpisce i motoneuroni, cioè le cellule nervose cerebrali e del midollo spinale che trasmettono i comandi per il movimento dal cervello alla muscolatura scheletrica (volontaria).
Ciò determina atrofia con perdita progressiva della forza muscolare fino ad arrivare a una progressiva paralisi e poi alla morte per insufficienza respiratoria. Nel paziente Sla rimangono tuttavia integre le funzioni cognitive, sensoriali, sessuali e sfinteriali.
Esistono due gruppi di motoneuroni.
Il primo, detto primo motoneurone o motoneurone centrale o corticale si trova nella corteccia celebrale e trasporta il segnale nervoso attraverso l’assone sino al midollo spinale; il secondo, detto secondo motoneurone o motoneurone periferico spinale è
formato da cellule nervose che trasportano il segnale dal midollo spinale alla muscolatura. La Sla è caratterizzata dal fatto che sia il primo che il secondo motoneurone vanno incontro a degenerazione e muoiono. Se viene danneggiato solo il motoneurone corticale
parleremo di Sclerosi Laterale Primaria, mentre se è coinvolto solo il secondo motoneurone si parlerà di atrofia muscolare spinale o atrofia muscolare progressiva. Nel caso di coinvolgimento del solo motoneurone bulbare si parlerà di paralisi bulbare
progressiva.
La Sla in genere progredisce lentamente e la gravità può variare molto da un paziente all’altro. Anche nelle fasi più avanzate, la malattia colpisce soltanto il sistema motorio e risparmia tutte le altre funzioni neurologiche.
Generalmente si ammalano di SLA individui adulti di età superiore ai 20 anni, di entrambi i sessi, con maggiore frequenza dopo i 60 anni. L’incidenza è di circa 1,5-2 casi ogni
100.000 abitanti con una prevalenza di 6-8 malati ogni 100.000 abitanti; in Italia si manifestano in media tre nuovi casi di SLA al giorno e attualmente si contano circa 5.000 ammalati.
LE CAUSE
L’eziologia e la patogenesi della SLA sono ancora sconosciute, comunque è ormai accertato che la SLA è una malattia multifattoriale.
Le numerose ricerche in corso mirano a chiarire il ruolo di alcuni fattori:
- Eccesso di glutammato: sembra giochi un ruolo importante nella SLA: il suo accumulo all’interno della cellula provoca un effetto eccitotossico che porta alla morte della cellula stessa.
- Predisposizione genetica;
- Carenza di fattori di crescita;
- Eccesso di anticorpi;
- Fattori tossico-ambientali: esistono diversi elementi (alluminio, mercurio o piombo) o alcuni veleni e certi pesticidi agricoli che possono danneggiare i motoneuroni;
- Virus;
- Stress ossidativo;
- Radicali liberi;
- Disfunzioni mitocondriali;
- Infiammazione;
- Apoptosi;
- Autoimmunità.
FORME DI SLA
Finora sono state identificate tre forme di SLA:
• Sporadica: la più comune forma di SLA, dal 90 al 95 % di tutti i casi
• Familiare: più di un caso in un unico ceppo familiare, conta un ridotto numero di casi, dal 5 al 10 %. Nel 1993, in alcune famiglie colpite da SLA familiare è stato accertato che la
mutazione di un gene (SOD 1), può provocare la malattia. Attualmente sono state evidenziate altre due mutazioni.
• Guam: un’incidenza incredibilmente alta di casi, caratterizzata dalla associazione con sindrome demenziale e Parkinson, fu osservata negli anni ’50 sull’Isola di Guam.
I SINTOMI
I sintomi iniziali sono talmente impercettibili
che spesso sono ignorati e variano da persona a persona; comune a tutti è la progressiva perdita di forza che può interessare tutti i movimenti volontari. Nella maggior parte
dei casi l’indebolimento riguarda prima i muscoli delle mani o dei piedi o delle braccia e/o delle gambe che porta generalmente a far cadere oggetti, ad inciampare frequentemente o a compromettere semplici attività del vivere quotidiano quali vestirsi,
lavarsi od abbottonarsi vestiti. Altre manifestazioni possono essere la difficoltà nel parlare, nel masticare, nel deglutire.
Oltre alla debolezza, si possono avvertire rigidità (spasticità) e contrazioni muscolari involontarie (fascicolazioni), anche dolorose (crampi muscolari). Quando vengono coinvolti i muscoli respiratori, possono comparire affanno dopo sforzi lievi e difficoltà nel
tossire.
Possono insorgere inoltre disturbi della parola e difficoltà di deglutizione.
LA DIAGNOSI
La SLA è una malattia molto difficile da diagnosticare. Oggi non esiste alcun marcatore biologico o procedura per confermare senza alcun dubbio la diagnosi di SLA. E’ solo attraverso un attento esame clinico, ripetuto nel tempo da parte di un neurologo
esperto, ed una serie di esami diagnostici per escludere altre patologie che emerge la diagnosi.
Si fa riferimento ai cosiddetti criteri definiti di El Escorial per definire i livelli di certezza diagnostica. Seguendo tali criteri si può parlare di:
Sla sospetta: segni di interessamento del 2° motoneurone in due distretti;
Sla possibile: presenza d segni clinici di compromissione del 1° e 2° motoneurone in un solo distretto segni del 2° motoneurone rostrali a quelli del I°;
Sla probabile: segni clinici d compromissione del I° e II° motoneurone in almeno 2 distretti;
Sla definitiva: segni clinici di compromissione del I° e II° motoneurone in 3 regioni. Fondamentale è la presenza di segnali centrali e periferici nella stessa regione.
Per la diagnosi riveste un ruolo imprescindibile l’esame elettromiografico in grado di evidenziare i segni di sofferenza del II° motoneurone; complementare può essere utile la biopsia del nervo-muscolo. Tutti gli altri accertamenti (RMN encefalo e rachide,
rachicentesi ecc.) servono solo ed esclusivamente per la diagnosi differenziale.
LA TERAPIA
Al momento non esiste una terapia capace di guarire la SLA: l’unico farmaco approvato è il Riluzolo, la cui assunzione può rallentare la progressione della malattia.
Alcuni neurologi, secondo dati riportati dalla letteratura internazionale, ma non validati, suggeriscono terapie con antiossidanti cometa vitamina E oppure integratori come il Coenzima Q-10 e la creatina fosfato. Attualmente sono in corso alcuni trials sperimentali, alcuni con fattori di crescita (IGF-1), altri con nuove molecole come ad esempio arimoclomol.
Esistono anche altri farmaci per ridurre i sintomi ed ausili per migliorare l’autonomia personale, il movimento e la comunicazione. Nei casi di disfagia è possibile intervenire con la nutrizione entrale e supportare l’insufficienza ventilatoria con la ventilazione
non invasiva o invasiva.
E’ comunque ormai dimostrato che l’inizio precoce della ventilazione non invasiva migliori sia la qualità della vita che la sopravvivenza.Negli ultimi anni le ricerche si sono
moltiplicate (l’Italia è attualmente il quarto Paese a mondo per numero di lavori scientifici prodotti, dopo Usa, Regno Unito e Giappone) e la speranza di trovare presto un rimedio definitivo si è fatta più concreta.

L’AISLA Dal 1983, anno della sua costituzione, l’AISLA ONLUS (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, con sede a Novara e sezioni in varie regioni italiane) è un punto di riferimento per i pazienti e i loro famigliari. L’Associazione intende perseguire esclusivamente finalità di utilità e solidarietà sociale con attività che interessano i settori di: assistenza sanitaria, sociale e socio-sanitaria; formazione; ricerca scientifica. Gli scopi fondamentali dell’Associazione sono: - promuovere la tutela, l’assistenza e la cura dei malati di SLA, garantendone la dignità personale per una migliore qualità della vita; - stimolare e diffondere la conoscenza delle problematiche connesse alla SLA al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica, le Autorità politiche, sanitarie e socio-assistenziali, nei confronti dei malati e dei loro familiari; - sollecitare le Autorità competenti perché provvedano con rapidità e accuratezza di diagnosi a fornire trattamenti e cure adeguate ai malati di SLA e la necessaria assistenza ai familiari; - promuovere e/o sostenere anche in collaborazione con Istituzioni Pubbliche e/o private, attività di ricerca scientifica e di studio per l’approfondimento delle conoscenze scientifiche circa i modelli e le tecniche di intervento nell’ambito della SLA; - promuovere e/o organizzare percorsi di formazione professionale del personale sanitario e socio-assistenziale che opera nell’ambito della SLA; - informare i malati, i loro familiari e quanti li seguono nel trattamento, sulla malattia, sulle possibilità di cura e di assistenza; - promuovere la presenza sul territorio di referenti dell’Associazione così da costituire delle rappresentanze locali tra i soci vicino agli ammalati e favorire il nascere di gruppi di supporto per le loro famiglie; - promuovere e/o contribuire alla raccolta ed all’elaborazione dei dati epidemiologici su base regionale, nazionale ed internazionale, in collaborazione con le Istituzioni sanitarie preposte; - aderire ad organismi nazionali ed internazionali che si occupano di SLA per meglio conseguire gli scopi sociali; - promuovere la raccolta di fondi, ricevere ed eventualmente elargire contributi e donazioni, anche in natura, e concludere tutte le operazioni necessarie ed utili per il conseguimento dei fini statutari. Dal 2003, al fine di sostenere ulteriormente pazienti, famigliari e supportare il personale di assistenza abbiamo aperto, presso la sede nazionale di Novara, il “Centro d’ascolto e consulenza sulla SLA”, mediante il quale è possibile entrare telefonicamente in contatto con alcuni esperti (neurologi, psicologi, fisiatra e specialista della comunicazione) relativamente a tutte le problematiche derivate dalla malattia. Dal 2006 è stato istituito un Comitato Etico Scientifico al fine di garantire la massima trasparenza nella valutazione di progetti di ricerca, sia di base che clinica, sulla malattia per progetti specifici. La valutazione tecnica viene affidata a Reviewers internazionali con valutazioni sia a distanza che in study-session.
Per saperne di più: tel.: 199.24.24.66; e-mail: segreteria@aisla.it, www.aisla.it.

 

Scarica il pdf

La ricchezza della diversità

Autore: Dott. Roberto VINCENZI
Psicologo
Studio: Via Cairoli 11, Genova
Tel: +39.010.2477034
vincenzi@ordinepsicologiliguria.it
www.roberto-vincenzi.com

Negli anni ‘50 la scuola, in Italia, presentavail mondo, le donne e gli uomini che lo abitavano sottolineandone la diversità.
Sarà che spostarsi da un luogo ad un altro non era così facile come adesso e che la moda del turismo planetario e dei viaggi di massa era lontana a venire, certo è che ben pochi viaggiatori osavano inoltrarsi in paesi che oggi chiameremmo “difficili”.
Controllare le informazioni di viaggio non era facile.
Noi, bambini di allora, studenti delle elementari, assistevamo a lezioni di geografia, su razze e popolazioni che sembravano una via di mezzo tra “lo sapevate che” e “strano ma vero”.
Le foto sui libri di testo, sempre in bianco e nero, poche e piccole, inquadravano
quegli africani che si deformano le labbra o le orecchie inserendo piattelli sempre più grossi o si allungano il collo infilandosi decine di collane. Foto anche per i dipinti sul
corpo, tatuaggi e scarnificazioni, cerimonie di iniziazione più o meno cruente
e pittoresche. “Che barbarie” dicevano i nostri genitori, che erano rimasti un po’ razzisti dopo il ventennio e non avevano visto ancora i tatuaggi e piercing che si usano oggigiorno.
Poi, nelle scuole medie, si ripeteva la lezione su “razze e popoli”.
L’approfondimento, rispetto alle elementari, cercava di introdurre anche concetti di economia e politica delle diverse nazioni.
Ma a noi, maschietti italiani, già preoccupati per la nostra virilità, era già arrivata la voce sul gigantismo sessuale dei negri e sulle loro, più o meno favoleggiate, capacità e resistenze amatorie.
In classe, poi, c’era sempre quello che aveva rubato in casa un libro di antropologia e mostrava agli altri la foto di quegli africani che, fin da adolescenti, si appendevano al pene pesi sempre maggiori per ottenerne l’allungamento. Il risultato poi, essendo ingombrante, veniva tenuto arrotolato in appositi cestini di vimini appesi alla cintura.
Tutto questo era oggetto di prevedibili battute pesanti da parte nostra.
Di John Holmes non sapevamo ancora niente.
Le lezioni di biologia al liceo continuavano a perpetuare la diversità degli uomini, questa volta sottolineando le caratteristiche della razza (ariani, semiti, camiti). L’idea di base, mai espressa, sembrava essere quella che la ragione e il potere stavano dalla parte dei bianchi. In seguito arriveremo anche a dire che “Dio è con noi”.
Noi, ariani, bianchi, fondatori della civiltà, scienziati e tecnici che sottomettono la natura all’uomo, artisti con le loro creazioni, contrapposti ai “selvaggi indigeni” dei quali, in classe, venivano rilevate, la diversa pigmentazione della pelle, la struttura dello scheletro, l’altezza, i tratti del viso, gli enzimi che alcuni hanno ed altri no, le particolari malattie e
“degenerazioni”.
Si rilevava poi che l’odore corporeo delle persone di colore era diverso dal nostro e forse non troppo gradevole.
In seguito, studiando psicologia, veniamo a sapere da Freud che è meglio che ci teniamo ben strette la nostra cultura e la nostra educazione borghesi, perché altrimenti c’è il
rischio di ricadere nell’ “orda selvaggia” dell’umanità primitiva e indifferenziata. La “psicologia transculturale”, poi, riprende la fiera delle curiosità sui vari popoli e ci descrive sindromi psicologiche misteriose come:
“isteria artica”: si manifesta dopo un lutto importante, attraverso crisi di agitazione, seguite dall’assumere posizioni rigide col corpo, stupore, amnesia e sonno. E’ presente solo in Siberia.
“amok”: follia omicida presente in Malesia; colpisce solo gli uomini provocando un’improvvisa e inaspettata sindrome omicida per cui il soggetto esce di casa con un coltello cercando di uccidere chiunque incontri.
“psicosi Witiko”: una sorta di schizofrenia presente presso i nativi americani
del nord degli Stati Uniti e del Canada, per cui si pensa che una persona venga posseduta da uno spirito dei boschi (Windigo) che la trasforma in cannibale.
“koro”: una sindrome presente nel Sud Est asiatico che produce un fortissimo stato d’ansia, legato alla convinzione che il proprio pene si stia lentamente ma inesorabilmente ritirando dentro il corpo e che, alla fine, questo causerà la morte.
Oggi invece tutto è cambiato e la tendenza è un’altra: la globalizzazione del mondo. Tutto dappertutto, tutti uguali, tutti con gli stessi gusti. Le culture locali si appiattiscono e sparisce il fascino dell’esotico. La torta con le nocciole che trovavi solo in quel paese di montagna, adesso la vendono all’autogrill. La moda è condizionata dai grossi
nomi che impongono le loro griffes su scala mondiale.
Come afferma il sociologo Bauman: “Il marchio non aggiunge valore all’oggetto. Il marchio è il valore dell’oggetto”.
E il sesso?
Che fine avranno fatto le pittoresche usanze degli “indigeni”?
Non saranno diventati anche loro affetti da “ansia da prestazione”?
La nostra società assomiglia sempre più al modello che, negli anni ’60, veniva chiamato “melting pot”: il “crogiolo”, il “calderone” dove, in nome dell’umanità, si mescolano tutte le razze, le usanze, le tradizioni. Non è così facile come sembrava.
Stiamo avvelenando, con l’inquinamento, l’ambiente nel quale viviamo; la tecnologia non ha risolto i problemi sociali del mondo; l’80 % delle risorse finanziarie del pianeta sono in
mano a meno del 10% della popolazione. In questa Babele, nella quale la guerra non smette mai di esistere e di uccidere, forse bisogna ancora contare su un possibile cambio di mentalità e sperare che sia proprio la mescolanza di tutte le razze, le culture,
le tradizioni, una cosa mai avvenuta in passato, che possa produrre un nuovo modo di affrontare il futuro.

Scarica il pdf