UN OSPEDALE AL MESE
Ospedale Meyer
di Firenze
Firenze – Oltre 7 mila ricoveri ordinari,
più di 11 mila cicli di Day Hospital e
oltre 1 milione di prestazioni ambulatoriali.
E’ il volume annuale dell’attività
svolta dall’Ospedale Pediatrico Meyer
di Firenze, Centro di Alta specialità che
negli ultimi anni ha potenziato tutti i
suoi settori di intervento. Con il trasferimentodalla sede storica di via Luca
Giordano a quella nuova di viale
Pieraccini 24, avvenuto il 14 dicembre
2007, il Meyer ha registrato uno sviluppo
significativo, attestandosi tra le
più consolidate e innovative realtà
pediatriche italiane. Nel Centro fiorentino
accanto alle discipline mediche che
hanno reso e ancora rendono importante
questa realtà, si sono via a via
implementate quelle chirurgiche di elevata
specializzazione costituite da
team riconosciuti a livello internazionale
(Neurochirurgia. Neurologia,
Endoscopia Respiratoria, Chirurgia
Neonatale).
Nuovo Meyer, nuovi obiettivi.
Duecentodieci posti letto di cui 50 di
day hospital, 7 sale operatorie, 9 sale
diagnostiche, 5 mila metri quadrati di
giardini sui terrazzi e sul tetto e una superficie complessiva di 32 mila
metri quadrati. Il tutto attorniato da un
parco di 72 mila metri quadrati. Sono
solo alcuni dei “numeri” del Nuovo
Meyer di Villa Ognissanti. Un ospedale
che, per le soluzioni biocompatibili, per
le accortezze progettuali adottate, l’utilizzo
di materiali semplici e atossici, il
vasto impiego del colore e della luce,
rappresenta un’assoluta novità nel
panorama di edilizia sanitaria italiana.
Non c’è ambiente, né il più piccolo dettaglio,
che non sia stato pensato per il
bambino e la sua famiglia, veri protagonisti
dell’Ospedale Pediatrico. Al
Nuovo Meyer la degenza è unificata in1
due aree di pediatria medica e chirurgica.
Eccellenza sanitaria, moderne tecnologie,
elevata qualità dell’accoglienza
sono declinate per avere al centro
di tutto il piccolo paziente e il suo
nucleo familiare.
Sanità di eccellenza. Il traguardo forte
su cui negli ultimi tre anni, in linea con
le scelte strategiche della Regione
Toscana – Assessorato per il Diritto
alla Salute - si stanno concentrando gli
sforzi dell’Azienda Meyer è sviluppare
appieno l’alta specialità sia medica,
sia chirurgica oltre a costruire percorsi
assistenziali che siano il più possibile
completi. “Il nostro obiettivo - spiega il
Direttore Generale Paolo Morello
Marchese - è dare testimonianza al nucleo familiare di una vera e propria
presa in carico responsabile e, al contempo,
rispettosa della dimensione
umana e culturale, di tutto il nucleo
familiare”. Il Nuovo Meyer è lo spazio
ideale per il potenziamento che già
oggi caratterizzano l’Ospedale
Pediatrico fiorentino. Un struttura che è, tra l’altro, sede di 25 Centri regionali
di riferimento pediatrico per malattie
complesse e rare. Nell’ultimo triennio
gli investimenti decisi dall’Assessorato
regionale per il Diritto alla Salute
hanno permesso di attivare nuove
strutture e ampliare quelle esistenti.
Tra le attività di punta vanno segnalate
la Neurochirurgia Pediatrica (dai 100
interventi chirurgici il Meyer è passato
agli oltre attuali 1000),
l’Otorinolaringoiatria, la Neurologia
pediatrica, la Endoscopia respiratoria,
la Cardiochirurgia (in accordo con l’OPA
di Massa). In questo periodo sono
state potenziate specialità quali le
Malattie metaboliche, la Fibrosi
Cistica, la Reumatologia,
l’Ondostomatologia pediatrica speciale (solo per bambini con handicap). Molto
importante è stato il potenziamento
dell’Oncoematologia con la realizzazione,
ancora in corso, della “Camera
bianca”, uno dei più grandi Centri per
la “fabbrica” di terapie cellulari personalizzate.
Duecento metri quadrati con
tre laboratori, un’area di quarantena,
una di sterilizzazione e decontaminazione,
aree filtro e aree di crioconservazione
in contenitori di azoto liquido a
meno 193 gradi: così si articolerà il
Centro che lavorerà le cellule staminali
e realizza prodotti cellulari personalizzati
in condizioni di assoluta sicurezza
sia per i pazienti, sia per gli operatori.
La scelta di lavorare le cellule staminali
mesenchimali, cellule capaci di autorinnovarsi
e differenziarsi diventando i “mattoni” delle terapie più avanzate in
molteplici campi della medicina, consentirà
di rispondere al bisogno di
salute di centinaia di bambini italiani e
stranieri. Le cellule staminali opportunamente
trattate sotto il profilo genetico
potranno diventare i “mezzi di trasporto”
di composti bioattivi alle cellule
tumorali, consentendo la regressione
di gravissime forme tumorali.
Un altro progetto destinato a rappresentare
un’assoluta novità nel panorama
italiano è il Trauma Center, struttura completamente dedicata ai
bambini traumatizzati. Dal 31
marzo scorso al DEA
(Dipartimento di Emergenza e
Accettazione) dell’Ospedale
Pediatrico Meyer è stato istituito
il medico unico di Pronto
Soccorso. Si tratta di una figura
professionale che valuta il bambino
che si presenta al Pronto
Soccorso, coordinandone il suo
percorso di cura (assistenza
medico sanitaria immediata, attivazione
delle consulenze specialistiche
e/o ricovero in reparto).
L’attivazione del medico unico è propedeutica
all’avvio, previsto per l’autunno,
del vero e proprio Trauma Center,
che metterà a disposizione di questi
pazienti una struttura ed un’organizzazione
competente ed esperta, con l’obiettivo
di garantire il miglior trattamento
possibile e di raggiungere i risultati
più efficaci. Il Trauma Center Pediatrico
- Meyer inizierà come un’esperienza fiorentina
per divenire nel corso del
Progetto una realtà regionale, perchè
l’obiettivo è di creare un punto di riferimento
regionale per tutti i bambini gravemente
traumatizzati.
Sia l’organizzazione del Pronto
Soccorso con l’attivazione del medico
unico (Pediatria d’Urgenza), sia
la costruzione del Trauma
Center, rappresentano il primo
esempio presente nel mondo
pediatrico italiano. Non ci sono
esperienze analoghe nel nostro
Paese. Per arrivare all’importante
obiettivo, sono stati espletati
e sono in corsi programmi di formazione
specifici rivolti ai medici
e agli infermieri.
Inoltre nei reparti sono state
avviate sperimentazioni organizzative
avanzate, imperniate sulla centralità del bambino e l’intensità di
cura. Infine sono stati unificati in un
moderno open space i laboratori specialistici.
L’organizzazione prevede poi
un’alta integrazione e collaborazione
con le specialità della facoltà di
Medicina e Chirurgia dell’Università di
Firenze e con le altre Aziende
Sanitarie. Tutti questi traguardi non
sarebbero possibile se la nuova sede
non ne fosse funzionale sotto il profilo
tecnologico e di spazi.
Il vecchio e il nuovo si fondono. Nel
nuovo complesso non c’è stacco fra la
struttura originaria, una villa ottocentesca,
e la parte propriamente tecnologica
dell’Ospedale. L’immagine che
le famiglie vedono al loro arrivo è
quella di una palazzina storica,
sebbene arricchita da una Hall
Serra Fotovoltaica che si protende
verso il parco, creando così un
collegamento verde tra fuori e
dentro. Come spiega il direttore
generale del Meyer, Paolo Morello
Marchese: “L’impatto emotivo
che il Nuovo Meyer susciterà alle
famiglie è quello di un’edilizia storica
molto radicata nella cultura
italiana. Un’edilizia che si armonizza
con l’ambiente naturale circostante”.
La facciata ottocentesca del
Nuovo Meyer rappresenta dunque il
volto rassicurante di un complesso che
alle sue spalle cela il vero e proprio “cuore tecnologico”: una struttura completamente
mimetizzata nella collina
che ospita l’Ospedale vero e proprio: il
Dea, le Sale diagnostiche, la Terapia
intensiva neonatale (Tin), la
Rianimazione, l’Oncoematologia, i
Laboratori, le Sale operatorie e un intero
piano interamente dedicato alla
degenza, con camere dotate di tutti i
comfort. I terrazzamenti verdi, le grondaie
e gli spioventi in rame ossidati e i
rivestimenti in legno, mitigano ancora
di più l’impatto della palazzina nel contesto
naturale, restituendo al piccolo
paziente l’immagine rassicurante
della casa.
Verde e biocompatibilità. Nel suo “piccolo” il Nuovo Meyer contribuisce
a ridurre i gas serra. L’intero
complesso è stato progettato e
costruito con una nuova concezione
ambientale, capace di coniugare
il risparmio energetico con il
contenimento delle emissioni
atmosferiche di CO2. Sia nella
palazzina originaria, Villa
Ognissanti, sia nel padiglione addossato alla collina, sono state utilizzate
una serie di soluzioni che consentono
di ridurre i consumi energetici,
favorire la ventilazione, proteggere dal
surriscaldamento estivo, contenere
l’uso del condizionamento e utilizzare
al meglio la luce naturale. Un esempio:
per permettere la migliore illuminazione
naturale delle camere di degenza
sono state adottate tecniche particolari,
come i “cappelli di pinocchio” e i “solar tubes”. Sistemi che convogliano
la luce del sole dall’alto verso l’interno,
illuminando ogni camera e ogni
ambiente sottostante, compresi le sale
di soggiorno, gli spazi gioco e persino
gli ambulatori. Traguardi raggiunti grazie
ai progetti europei “Revival” e “Hospitals”. Ma un’altra particolarità è
la Serra Bioclimatica-Fotovoltaica che
funge da spazio d’ingresso e di accoglienza.
Una struttura realizzata con
elementi portanti di legno lamellare e
vetro. L’immagine che si ha entrandovi è quella di una specie di “cattedrale
gotica” addolcita dalle strutture portanti
in legno che suscitano la sensazione
di essere sotto grandi alberi. La Hall
Serra utilizza pannelli fotovoltaici con
la doppia funzione di produrre energie
elettrica (35.5 chilowatt) e fare da filtro
alla luce naturale.
Il colore e il calore di casa. Dietro
ogni dettaglio del Nuovo Meyer, c’è
un’attenzione speciale al mondo del
bambino. L’uso di colori riposanti rientra
in questa logica. Ogni piano del
nuovo complesso è caratterizzato da
una tinta diversa, coniugata nelle sue
varie tonalità. La ragione di questa
scelta è semplice: evitare che il piccolo
paziente e la sua famiglia si disorientino.
Così a ogni colore corrispondono
precise funzioni degli ambienti.
Una “filosofia” che trova diretta applicazione
sui tre piani del “cuore tecnologico”:
il piano terra, quello dei servizi
generali, la diagnostica, il Pronto soccorso,
è dominato dal colore verde; il
primo piano, quello delle sale operatorie,
della rianimazione, del Tin,
dell’Oncoematologia, ha come colore
base il “blu” e il secondo piano, il
reparto di degenza, è caratterizzato da
un caldo arancione. Ma al Nuovo
Meyer il colore è ovunque: negli arredi
studiati per essere funzionali sia alle
varie fasi di crescita del bambino, sia
agli ambienti per cui sono pensati
(gioco, soggiorno..), nei piccoli oggetti
di uso sanitario e persino nei camici
degli operatori. Un impatto “caldo”
dove i materiali freddi, come il metallo,
sono banditi. Il concetto di casa è l’altro
tema forte del nuovo Ospedale: siala struttura architettonica esterna, sia
la disposizione interna è stata pensataper far sentire il bambino protetto.
Basta andare su una delle tante terrazze
digrandanti dell’Ospedale per rendersene
conto: il rivestimento in rame
ossidato, suscita la sensazione che si
ha quando ci si affaccia dalla propria
abitazione. O ancora camminare scalzi nelle camerette: un sistema di riscaldamento
mantiene caldo il pavimento.
Proprio come a casa.
Gradualità dell’assistenza: dal prelievo
alle cure specialistiche. In quante
situazioni è capitato di dover sbrigare
in ospedale piccole incombenza ed
essere costretti a lambire ambienti
delicati, come reparti, sale operatorie,
ambulatori. Al Nuovo Meyer questo non
avviene. Il complesso è stato pensato
per rispondere in modo progressivo
alla complessità dei servizi assistenziali
che il bambino e la famiglia richiedono.
Così, già nella palazzina di
ingresso, quella che si trova a ridosso
del parcheggio, le famiglie trovano una
serie di servizi quali i prelievi, il ritiro
dei referti e il primo contatto con le
associazioni di volontariato e quelle dei
genitori. Un percorso coperto e immerso
nel verde si sviluppa poi verso la
Villa Ognissanti, dove il bambino con la
mamma e il papà trovano tutte le attività
da fare in giornata, ossia i servizi
di day hospital, day surgery e gli ambulatori
e su un lato della palazzina, la “Casa dei Bambini” Enel Cuore, una
struttura per ricoveri brevi (il week
hospital è l’evoluzione della moderna
pediatria) dotato di 20 camere con
tutti i comfort, che permette ai piccoli
pazienti di svolgere le cure, i controlli e
gli accertamenti senza essere costretti
a vivere la quotidianità dell’ambiente
ospedaliero. Spazi familiari ma sotto
stretto controllo medico e sanitario.
Superata la Villa si entra in quello che è il “cuore tecnologico” del Nuovo
Meyer, dove il bambino trova la risposta
assistenziale ai problemi di salute
più complessi. E’ qui che il piccolo
paziente riceve le cure più avanzate e
innovative e accertamenti diagnostici
di elevata tecnologia.
La qualità dell’accoglienza. Al Nuovo
Meyer il bambino resta bambino.
Grande è lo spazio che l’Ospedale
dedica alla dimensione del gioco e
delle relazioni tra il bambino, la sua
famiglia, gli amici e gli stessi operatori.
Grandi spazi fisici dunque come la
Ludoteca, dove i bambini possono giocare
in libertà, incontrarsi, conoscersi,
partecipando ai laboratori e alle attività
pensate con loro dai pedagogisti.
Ma anche spazi di relazione, come lo
sono gli incontri con i nasi rossi dei
clown in corsia, con i canti dei musicisti
professionisti e con lo sguardo
dolce dei cani addestrati alla pet-therapy.
Momenti che rientrano nel percorso
di benessere del bambino e della
sua famiglia. Non c’è dunque da stupirsi
se la presenza dell’arte, in ogni sua
forma espressiva al Nuovo Meyer è
considerata come lo “spirito del luogo”
e non come un arricchimento puramente
decorativo o qualcosa da relegare in
ambienti separati. Le installazioni artistiche
si intrufolano così in molti spazi,
dai vani aperti ai diversi piani dove
danzano e si specchiano nella luce i “bilici” dell’artista Dario Bartolini, alle
grandi pareti, sino alla stessa Hall
Serra di un Ospedale che si propone
naturale teatro di esposizioni, installazioni
e performances.
Care Toys. La progettazione del nuovo
complesso ospedaliero ha favorito lo
sviluppo di Care Toys, il primo laboratorio
di ricerca che progetta giochi per
l’infanzia e spazi ludici per Ospedali
pediatrici. Un’esperienza voluta dalla
Fondazione Meyer e resa possibile
dalla collaborazione con la Cooperativa
Arca, Gilberto Corretti designer e architetto
dell’ISIA e l’Assessoratoall’Educazione e Formazione del
Comune di Pistoia. Il laboratorio ha
lavorato sul gioco e sugli ambienti ad esso riservati, fornendo know how ai
progettisti del Nuovo Meyer. Un laboratorio
che si propone di estendere la
sua esperienza alle altre realtà pediatriche
italiane.
Meyer Art. E’ il progetto che l’Ospedale
Pediatrico Meyer, attraverso la sua
Fondazione, ha messo a punto e sostiene
per realizzare e proporre negli
ambienti dell’Ospedale eventi artistici
originali aperti al pubblico. Con Meyer
Art i bambini sono i protagonisti di un
lavoro creativo che li fa crescere e divertire.
Andrea Rauch è direttore artistico
di Meyer Art, che coinvolge gli artisti
che si dedicano con particolare attenzioneal mondo dell’infanzia. Nel Nuovo
Meyer il progetto si declina in interventi
che “contaminano” ogni luogo, per la
gioia creativa di ogni bambino.
La Fondazione Meyer. Il nuovo complesso
ospedaliero ha trovato nella
Fondazione dell’Ospedale Pediatrico
Anna Meyer Onlus un supporto agile e
flessibile per crescere non solo nella
struttura ma nella qualità degli interventi.
La Fondazione, perfettamente
integrata con le scelte dell’ospedale, è
la struttura capace di intervenire non
solo per dare corpo a progetti che qualificano
il Nuovo Meyer, ma anche per
garantire molteplici attività: la cura e la
ricerca scientifica, l’accoglienza, la raccolta
fondi e tutte le iniziative che
rafforzano la presenza dell’ospedale
sul territorio regionale e nazionale e lo
qualificano sotto il profilo tecnico e
sanitario. Clown, Arte, Musica, pet therapy
con i cani addestrati, teatro in
ospedale, sito Internet “La Presa della
Pastiglia”, Meyer Tv, ludoteca, spazi
per il gioco e l’accoglienza della famiglia:
sono i progetti voluti e sostenuti
dalla Fondazione Meyer. Progetti che
hanno nei bambini i protagonisti attivi.
UN MUSEO AL MESE
Museo della Carta
e della Filigrana di Fabriano
Bigliettini, bollette, calendari, giornali,
libri, manifesti, quaderni, spartiti,
post-it, documenti, carta da parati,
imballi, carta bollata, guarnizioni,
quadri, depliant, complementi di arredo,
la nostra vita ne è piena e non
potremmo fare a meno di lei, della
carta. In media ciascuno di noi ne
consuma ogni anno almeno 200 chilogrammi
tanto che oggi circa un
terzo di tutti gli alberi abbattuti nel
mondo finisce in rotoli, fogli manifesti,
e della manifesti,
e pagine.
E' chiaro che la carta risultò subito
fondamentale per lo sviluppo dell'uomo
e la diffusione della cultura sin
dalla sua invenzione, avventa in Cina
ad opera del dignitario di corte TSai
Lun nel 105 d.c. Una delle prime
descrizioni in lingua italiana sull'abilità
dei Cinesi di fabbricare la carta è
fornita da Marco Polo in un passo del
suo Milione. Egli accenna alla materia
con cui viene fabbricata la carta valori
riferendosi alla particolare qualità
di fibra vegetale impiegata in quei
tempi: paglia di tè o di riso, canna di
bambù e stracci di canapa. Si narra
che gli imperatori Cinesi abbiano
mantenuto, per lungo tempo, gelosamente
segrete queste tecniche di
lavorazione, le quali solo nel VII secolo
si diffondono, prima in Corea poi in
Giappone ed, infine, vengono praticate
anche nell'Asia centrale a
Samarcanda, dove si vuole che gli
Arabi le apprendano dagli stessi
Cinesi per introdurle nei paesi del
Medio Oriente e dell'area mediterranea.
La carta così arriva in Italia, a
Fabriano, ed in tutta Europa. Nella
storia della carta occidentale
Fabriano rappresenta una vera peculiarità
della civiltà europea, essendo
l'unico centro di antica tradizione
manifatturiera e mercantile che ancora
oggi mantiene attiva la lavorazione
tradizionale della carta che proprio a
Fabriano diventa "carta occidentale".
Le tecniche innovative introdotte e
perfezionate dai Fabrianesi sin dalla
seconda metà del XIII secolo influiscono
in modo determinante sulla
resistenza al tempo e agli agenti
patogeni e sulla qualità della carta
che, così, diviene gradatamente la
materia scrittoria più diffusa e più
conveniente perché meno costosa
della pergamena e degli altri materiali
usati prima della sua introduzione.
Con la nuova tecnica dei caratteri
mobili per la stampa la carta, nella
seconda metà del XV secolo, assume
il ruolo di strumento e di veicolo insostituibile
per la diffusione della cultura
e dell'informazione. Grazie alle
innovazioni apportate dai maestri cartai
Fabrianesi, la carta si afferma
come l'unica materia, la più leggera e
delicata ma anche la più tenace e
funzionale, a cui l'uomo, da secoli,
affida la parola scritta per comunicare
e tramandare il suo pensiero e le
opere del suo ingegno.
La Città di Fabriano, avvalendosi
anche di materiali provenienti
dall'Archivio storico delle Cartiere
Miliani, ha così istituito nel 1984 il
Museo della Carta e della Filigrana
all'interno dello splendido complesso
monumentale di San Domenico.
L'allestimento museale, presto arricchito
da una sezione dedicata alla "Civiltà della Scrittura" ed alla stampa
presso il Complesso Monumentale
di San Benedetto, è articolato in
sezioni tra cui una fedele ricostruzione
di una gualchiera medievale dove
è possibile assistere alla lavorazionea mano di carte filigranate ed ammirare
una pila idraulica a magli multipli.
Al visitatore viene inoltre proposta l'esposizione
di antichi fogli filigranati
(dal 1293 in poi) ed una collezione di
preziose forme filigranatrici tra cui
quella splendida con cui si fabbricava
la carta da lettera personale dell'imperatore
Ferdinando I° d'Austria.
L'offerta si è recentemente arricchita
con opportunità didattiche finalizzate
al pubblico scolastico e delle famiglie
ma anche a quello degli adulti a cui
sono riservati con corsi residenziali
avanzati di 3-5 giorni che consentono
al visitatore di addentrarsi all'interno
di un'arte ancor oggi strategica per la
tutela e la valorizzazione della cultura.
Il Museo della Carta e della Filigrana è dunque un museo pubblico "Vivo"
ed "Interattivo" perché oltre a fornire
informazioni sul mondo della carta e
ad ospitare opere ed artisti che della
carta hanno fatto il proprio elemento
di espressione.
Il Museo della Carta e della Filigrana
vanta prestigiose collaborazioni internazionali
con Università e Musei americani,
europei ed asiatici e per questo
ha ricevuto l'International
Partnership Among Museum Award
2006 da parte dell'American
Association of Museum attraverso il
quale il prestigioso ente culturale
americano promuove gemellaggi tra i
musei USA ed i più importanti musei
internazionali.
PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI:
Museo della Carta e della Filigrana
Largo Fratelli Spacca, 2 I
60044 Fabriano (AN)
telefono 0732.709297 - 0732.22334
fax 0732.709240 - 0732.709302
e-mail: mcf@comune.fabriano.an.it
Notizie utili:
La visita al Museo della Carta e della
Filigrana, della durata di 1 ora e 15'
circa, avviene con l'assistenza di
guide che parlano italiano, francese,
inglese, spagnolo e tedesco.
Il programma include una dimostrazione
pratica dal vivo della produzione
della carta a mano, effettuata dai
Mastri cartai del Museo, la visione di
filigrane antiche, dal XIII secolo ad
oggi, e di un filmato sulla storia della
carta a Fabriano.
Per quanti fossero interessati a realizzare
un foglio di carta filigranata,
prendendo conoscenza delle varie
fasi di preparazione dell'impasto fino
all'asciugatura e cialandratura del
foglio stessi, è stato attivato un laboratorio
didattico "Siamo tutti Mastri
Cartai", della durata di circa 1 ora
che può essere inserito in coda al
programma di visita.
Il Museo dispone di un fornito
Boohshop presso il quale si possono
acquistare prodotti in carta, realizzati
presso la Gualchiera medievale e la
legatoria interne, filigrane artistiche,
album, agende, pubblicazioni e molto
altro ancora.
GLI ESAMI SCOLASTICI
VARIE ESSENZE
Maria Vittoria Brizzi Tessitore
Dott. in Medicina e Chirurgia
Dott. in Lingue e Letterature Straniere
Prof. in Materie Letterarie Genova
Tel. 010/54.51.677
Cell. 348/32.25.941
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Quando si avvicina la fine dell’anno scolastico giunge il timore degli esami. Per aiutare coloro che devono affrontare le prove, propongo, nell’ambito dei fiori di Bach una ocmposizione formata da: Gentian, Elm, Clematis, Larch, Chestnut Bud.
Le gocce, diluite in 30 cc di acqua non gasata, unite al conservante, vanno messe in bocca in numero di quattro per quattro volte ogni giorno sino alla fine degli esami. Di ogni fiore, nella composizione, metto soltanto due gocce. E’ bene cominciare la cura anche un mese prima delle prove. Non si deve usare l’acqua gasata nè, soprattutto, l’acqua distillata, che è acqua morta.
Vediamo qualche caratteristica dei varii rimedii.
Elm è per i momenti in cui l’impresa da intraprendere sembra troppo difficile, al di sopra delle nostre possibilità.
Larch è il rimedio base per coloro che non stimano se stessi.
Chestnut Bud migliora la capacità di apprendimento.
Ai miei pazienti che devono sostenere esami, oltre ai fiori citati, prescrivo, se necessario, e perciò, dopo averli ascoltati attentamente e valutato il loro stato sia fisico che psichico, prescrivo (ripeto) anche complessi vitaminici e tutto ciò che può aiutarli.
La allopatia e l’omeopatia sono entrambe scienza medica.
La medicina è unica, le terapie sono diverse. Siccome l’Omeopatia cura con i simili, dovrò ravvisare una corrispondenza tra le caratteristiche del mio paziente e quelle del farmaco omeopatico che, dopo la visita medica, proporrò.
Il tipo Ignatia, vicino agli esami, prova una angoscia che gli rende difficoltoso l’esprimersi. Sospira involontariamente, può arrivare a piangere.
Gelsemium trema, desidera stare da solo nei momenti che precedono la prova.
Natrum Muriaticum e Pulsatilla sono notevolmente timidi e perciò valutati erroneamente come persone preparate.
Insieme a eventuale terapia mi è sempre sembrato utile fare delle simboliche iniezioni di coraggio ed insegnare alle persone che mi chiedono aiuto una bellissima frase: “non sarò proprio perfetto ma sono all’altezza”. Forza!