UN OSPEDALE AL MESE
Ospedale Meyer di Firenze

 

Firenze – Oltre 7 mila ricoveri ordinari, più di 11 mila cicli di Day Hospital e oltre 1 milione di prestazioni ambulatoriali.
E’ il volume annuale dell’attività svolta dall’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, Centro di Alta specialità che negli ultimi anni ha potenziato tutti i suoi settori di intervento. Con il trasferimentodalla sede storica di via Luca Giordano a quella nuova di viale
Pieraccini 24, avvenuto il 14 dicembre 2007, il Meyer ha registrato uno sviluppo significativo, attestandosi tra le più consolidate e innovative realtà pediatriche italiane. Nel Centro fiorentino accanto alle discipline mediche che hanno reso e ancora rendono importante questa realtà, si sono via a via implementate quelle chirurgiche di elevata
specializzazione costituite da team riconosciuti a livello internazionale (Neurochirurgia. Neurologia, Endoscopia Respiratoria, Chirurgia Neonatale).
Nuovo Meyer, nuovi obiettivi. Duecentodieci posti letto di cui 50 di day hospital, 7 sale operatorie, 9 sale diagnostiche, 5 mila metri quadrati di giardini sui terrazzi e sul tetto e una superficie complessiva di 32 mila metri quadrati. Il tutto attorniato da un parco di 72 mila metri quadrati. Sono solo alcuni dei “numeri” del Nuovo Meyer di Villa Ognissanti. Un ospedale che, per le soluzioni biocompatibili, per le accortezze progettuali adottate, l’utilizzo di materiali semplici e atossici, il vasto impiego del colore e della luce,
rappresenta un’assoluta novità nel panorama di edilizia sanitaria italiana.
Non c’è ambiente, né il più piccolo dettaglio, che non sia stato pensato per il bambino e la sua famiglia, veri protagonisti dell’Ospedale Pediatrico. Al Nuovo Meyer la degenza è unificata in1 due aree di pediatria medica e chirurgica.
Eccellenza sanitaria, moderne tecnologie, elevata qualità dell’accoglienza sono declinate per avere al centro di tutto il piccolo paziente e il suo nucleo familiare.
Sanità di eccellenza. Il traguardo forte su cui negli ultimi tre anni, in linea con le scelte strategiche della Regione Toscana – Assessorato per il Diritto alla Salute - si stanno concentrando gli sforzi dell’Azienda Meyer è sviluppare appieno l’alta specialità sia medica, sia chirurgica oltre a costruire percorsi assistenziali che siano il più possibile
completi. “Il nostro obiettivo - spiega il Direttore Generale Paolo Morello Marchese - è dare testimonianza al nucleo familiare di una vera e propria presa in carico responsabile e, al contempo, rispettosa della dimensione umana e culturale, di tutto il nucleo
familiare”. Il Nuovo Meyer è lo spazio ideale per il potenziamento che già oggi caratterizzano l’Ospedale Pediatrico fiorentino. Un struttura che è, tra l’altro, sede di 25 Centri regionali di riferimento pediatrico per malattie complesse e rare. Nell’ultimo triennio gli investimenti decisi dall’Assessorato regionale per il Diritto alla Salute
hanno permesso di attivare nuove strutture e ampliare quelle esistenti.
Tra le attività di punta vanno segnalate la Neurochirurgia Pediatrica (dai 100
interventi chirurgici il Meyer è passato agli oltre attuali 1000), l’Otorinolaringoiatria, la Neurologia pediatrica, la Endoscopia respiratoria, la Cardiochirurgia (in accordo con l’OPA di Massa). In questo periodo sono state potenziate specialità quali le
Malattie metaboliche, la Fibrosi Cistica, la Reumatologia, l’Ondostomatologia pediatrica speciale (solo per bambini con handicap). Molto importante è stato il potenziamento
dell’Oncoematologia con la realizzazione, ancora in corso, della “Camera bianca”, uno dei più grandi Centri per la “fabbrica” di terapie cellulari personalizzate.
Duecento metri quadrati con tre laboratori, un’area di quarantena, una di sterilizzazione e decontaminazione, aree filtro e aree di crioconservazione in contenitori di azoto liquido a meno 193 gradi: così si articolerà il Centro che lavorerà le cellule staminali
e realizza prodotti cellulari personalizzati in condizioni di assoluta sicurezza sia per i pazienti, sia per gli operatori.
La scelta di lavorare le cellule staminali mesenchimali, cellule capaci di autorinnovarsi
e differenziarsi diventando i “mattoni” delle terapie più avanzate in molteplici campi della medicina, consentirà di rispondere al bisogno di salute di centinaia di bambini italiani e
stranieri. Le cellule staminali opportunamente trattate sotto il profilo genetico potranno diventare i “mezzi di trasporto” di composti bioattivi alle cellule tumorali, consentendo la regressione di gravissime forme tumorali.
Un altro progetto destinato a rappresentare un’assoluta novità nel panorama
italiano è il Trauma Center, struttura completamente dedicata ai
bambini traumatizzati. Dal 31 marzo scorso al DEA (Dipartimento di Emergenza e
Accettazione) dell’Ospedale Pediatrico Meyer è stato istituito il medico unico di Pronto
Soccorso. Si tratta di una figura professionale che valuta il bambino che si presenta al Pronto Soccorso, coordinandone il suo percorso di cura (assistenza
medico sanitaria immediata, attivazione delle consulenze specialistiche e/o ricovero in reparto).
L’attivazione del medico unico è propedeutica all’avvio, previsto per l’autunno, del vero e proprio Trauma Center, che metterà a disposizione di questi pazienti una struttura ed un’organizzazione competente ed esperta, con l’obiettivo di garantire il miglior trattamento possibile e di raggiungere i risultati più efficaci. Il Trauma Center Pediatrico
- Meyer inizierà come un’esperienza fiorentina per divenire nel corso del Progetto una realtà regionale, perchè l’obiettivo è di creare un punto di riferimento regionale per tutti i bambini gravemente traumatizzati.
Sia l’organizzazione del Pronto Soccorso con l’attivazione del medico unico (Pediatria d’Urgenza), sia la costruzione del Trauma Center, rappresentano il primo
esempio presente nel mondo pediatrico italiano. Non ci sono esperienze analoghe nel nostro Paese. Per arrivare all’importante obiettivo, sono stati espletati
e sono in corsi programmi di formazione specifici rivolti ai medici e agli infermieri.
Inoltre nei reparti sono state avviate sperimentazioni organizzative avanzate, imperniate sulla centralità del bambino e l’intensità di cura. Infine sono stati unificati in un
moderno open space i laboratori specialistici.
L’organizzazione prevede poi un’alta integrazione e collaborazione con le specialità della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Firenze e con le altre Aziende
Sanitarie. Tutti questi traguardi non sarebbero possibile se la nuova sede non ne fosse funzionale sotto il profilo tecnologico e di spazi. Il vecchio e il nuovo si fondono. Nel
nuovo complesso non c’è stacco fra la struttura originaria, una villa ottocentesca,
e la parte propriamente tecnologica dell’Ospedale. L’immagine che
le famiglie vedono al loro arrivo è quella di una palazzina storica, sebbene arricchita da una Hall Serra Fotovoltaica che si protende verso il parco, creando così un
collegamento verde tra fuori e dentro. Come spiega il direttore generale del Meyer, Paolo Morello Marchese: “L’impatto emotivo che il Nuovo Meyer susciterà alle
famiglie è quello di un’edilizia storica molto radicata nella cultura italiana. Un’edilizia che si armonizza con l’ambiente naturale circostante”.
La facciata ottocentesca del Nuovo Meyer rappresenta dunque il volto rassicurante di un complesso che alle sue spalle cela il vero e proprio “cuore tecnologico”: una struttura completamente mimetizzata nella collina che ospita l’Ospedale vero e proprio: il
Dea, le Sale diagnostiche, la Terapia intensiva neonatale (Tin), la Rianimazione, l’Oncoematologia, i Laboratori, le Sale operatorie e un intero piano interamente dedicato alla degenza, con camere dotate di tutti i comfort. I terrazzamenti verdi, le grondaie e gli spioventi in rame ossidati e i rivestimenti in legno, mitigano ancora
di più l’impatto della palazzina nel contesto naturale, restituendo al piccolo
paziente l’immagine rassicurante della casa.
Verde e biocompatibilità. Nel suo “piccolo” il Nuovo Meyer contribuisce a ridurre i gas serra. L’intero complesso è stato progettato e costruito con una nuova concezione
ambientale, capace di coniugare il risparmio energetico con il contenimento delle emissioni atmosferiche di CO2. Sia nella palazzina originaria, Villa Ognissanti, sia nel padiglione addossato alla collina, sono state utilizzate una serie di soluzioni che consentono di ridurre i consumi energetici, favorire la ventilazione, proteggere dal
surriscaldamento estivo, contenere l’uso del condizionamento e utilizzare al meglio la luce naturale. Un esempio: per permettere la migliore illuminazione naturale delle camere di degenza sono state adottate tecniche particolari, come i “cappelli di pinocchio” e i “solar tubes”. Sistemi che convogliano la luce del sole dall’alto verso l’interno, illuminando ogni camera e ogni ambiente sottostante, compresi le sale
di soggiorno, gli spazi gioco e persino gli ambulatori. Traguardi raggiunti grazie ai progetti europei “Revival” e “Hospitals”. Ma un’altra particolarità è la Serra Bioclimatica-Fotovoltaica che funge da spazio d’ingresso e di accoglienza.
Una struttura realizzata con elementi portanti di legno lamellare e vetro. L’immagine che si ha entrandovi è quella di una specie di “cattedrale gotica” addolcita dalle strutture portanti in legno che suscitano la sensazione di essere sotto grandi alberi. La Hall
Serra utilizza pannelli fotovoltaici con la doppia funzione di produrre energie elettrica (35.5 chilowatt) e fare da filtro alla luce naturale.
Il colore e il calore di casa. Dietro ogni dettaglio del Nuovo Meyer, c’è un’attenzione speciale al mondo del bambino. L’uso di colori riposanti rientra in questa logica. Ogni piano del nuovo complesso è caratterizzato da una tinta diversa, coniugata nelle sue
varie tonalità. La ragione di questa scelta è semplice: evitare che il piccolo paziente e la sua famiglia si disorientino. Così a ogni colore corrispondono precise funzioni degli ambienti. Una “filosofia” che trova diretta applicazione sui tre piani del “cuore tecnologico”: il piano terra, quello dei servizi generali, la diagnostica, il Pronto soccorso,
è dominato dal colore verde; il primo piano, quello delle sale operatorie, della rianimazione, del Tin, dell’Oncoematologia, ha come colore base il “blu” e il secondo piano, il reparto di degenza, è caratterizzato da un caldo arancione. Ma al Nuovo
Meyer il colore è ovunque: negli arredi studiati per essere funzionali sia alle varie fasi di crescita del bambino, sia agli ambienti per cui sono pensati (gioco, soggiorno..), nei piccoli oggetti di uso sanitario e persino nei camici degli operatori. Un impatto “caldo”
dove i materiali freddi, come il metallo, sono banditi. Il concetto di casa è l’altro tema forte del nuovo Ospedale: siala struttura architettonica esterna, sia
la disposizione interna è stata pensataper far sentire il bambino protetto.
Basta andare su una delle tante terrazze digrandanti dell’Ospedale per rendersene
conto: il rivestimento in rame ossidato, suscita la sensazione che si ha quando ci si affaccia dalla propria abitazione. O ancora camminare scalzi nelle camerette: un sistema di riscaldamento mantiene caldo il pavimento.
Proprio come a casa.
Gradualità dell’assistenza: dal prelievo alle cure specialistiche. In quante situazioni è capitato di dover sbrigare in ospedale piccole incombenza ed essere costretti a lambire ambienti delicati, come reparti, sale operatorie, ambulatori. Al Nuovo Meyer questo non
avviene. Il complesso è stato pensato per rispondere in modo progressivo alla complessità dei servizi assistenziali che il bambino e la famiglia richiedono.
Così, già nella palazzina di ingresso, quella che si trova a ridosso del parcheggio, le famiglie trovano una serie di servizi quali i prelievi, il ritiro dei referti e il primo contatto con le associazioni di volontariato e quelle dei genitori. Un percorso coperto e immerso
nel verde si sviluppa poi verso la Villa Ognissanti, dove il bambino con la mamma e il papà trovano tutte le attività da fare in giornata, ossia i servizi di day hospital, day surgery e gli ambulatori e su un lato della palazzina, la “Casa dei Bambini” Enel Cuore, una
struttura per ricoveri brevi (il week hospital è l’evoluzione della moderna pediatria) dotato di 20 camere con tutti i comfort, che permette ai piccoli pazienti di svolgere le cure, i controlli e gli accertamenti senza essere costretti a vivere la quotidianità dell’ambiente ospedaliero. Spazi familiari ma sotto stretto controllo medico e sanitario.
Superata la Villa si entra in quello che è il “cuore tecnologico” del Nuovo Meyer, dove il bambino trova la risposta assistenziale ai problemi di salute più complessi. E’ qui che il piccolo paziente riceve le cure più avanzate e innovative e accertamenti diagnostici
di elevata tecnologia. La qualità dell’accoglienza. Al Nuovo Meyer il bambino resta bambino. Grande è lo spazio che l’Ospedale dedica alla dimensione del gioco e
delle relazioni tra il bambino, la sua famiglia, gli amici e gli stessi operatori. Grandi spazi fisici dunque come la Ludoteca, dove i bambini possono giocare in libertà, incontrarsi, conoscersi, partecipando ai laboratori e alle attività pensate con loro dai pedagogisti.
Ma anche spazi di relazione, come lo sono gli incontri con i nasi rossi dei clown in corsia, con i canti dei musicisti professionisti e con lo sguardo dolce dei cani addestrati alla pet-therapy.
Momenti che rientrano nel percorso di benessere del bambino e della sua famiglia. Non c’è dunque da stupirsi se la presenza dell’arte, in ogni sua forma espressiva al Nuovo Meyer è considerata come lo “spirito del luogo” e non come un arricchimento puramente decorativo o qualcosa da relegare in ambienti separati. Le installazioni artistiche si intrufolano così in molti spazi, dai vani aperti ai diversi piani dove
danzano e si specchiano nella luce i “bilici” dell’artista Dario Bartolini, alle
grandi pareti, sino alla stessa Hall Serra di un Ospedale che si propone naturale teatro di esposizioni, installazioni e performances.
Care Toys. La progettazione del nuovo complesso ospedaliero ha favorito lo sviluppo di Care Toys, il primo laboratorio di ricerca che progetta giochi per l’infanzia e spazi ludici per Ospedali pediatrici. Un’esperienza voluta dalla Fondazione Meyer e resa possibile
dalla collaborazione con la Cooperativa Arca, Gilberto Corretti designer e architetto dell’ISIA e l’Assessoratoall’Educazione e Formazione del Comune di Pistoia. Il laboratorio ha lavorato sul gioco e sugli ambienti ad esso riservati, fornendo know how ai
progettisti del Nuovo Meyer. Un laboratorio che si propone di estendere la sua esperienza alle altre realtà pediatriche italiane.
Meyer Art. E’ il progetto che l’Ospedale Pediatrico Meyer, attraverso la sua Fondazione, ha messo a punto e sostiene per realizzare e proporre negli ambienti dell’Ospedale eventi artistici originali aperti al pubblico. Con Meyer Art i bambini sono i protagonisti di un
lavoro creativo che li fa crescere e divertire.
Andrea Rauch è direttore artistico di Meyer Art, che coinvolge gli artisti che si dedicano con particolare attenzioneal mondo dell’infanzia. Nel Nuovo Meyer il progetto si declina in interventi che “contaminano” ogni luogo, per la gioia creativa di ogni bambino.
La Fondazione Meyer. Il nuovo complesso ospedaliero ha trovato nella Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Anna Meyer Onlus un supporto agile e flessibile per crescere non solo nella struttura ma nella qualità degli interventi.
La Fondazione, perfettamente integrata con le scelte dell’ospedale, è la struttura capace di intervenire non solo per dare corpo a progetti che qualificano
il Nuovo Meyer, ma anche per garantire molteplici attività: la cura e la ricerca scientifica, l’accoglienza, la raccolta fondi e tutte le iniziative che rafforzano la presenza dell’ospedale sul territorio regionale e nazionale e lo qualificano sotto il profilo tecnico e
sanitario. Clown, Arte, Musica, pet therapy con i cani addestrati, teatro in
ospedale, sito Internet “La Presa della Pastiglia”, Meyer Tv, ludoteca, spazi per il gioco e l’accoglienza della famiglia: sono i progetti voluti e sostenuti dalla Fondazione Meyer. Progetti che hanno nei bambini i protagonisti attivi.

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UN MUSEO AL MESE
Museo della Carta e della Filigrana di Fabriano

 

Bigliettini, bollette, calendari, giornali, libri, manifesti, quaderni, spartiti, post-it, documenti, carta da parati, imballi, carta bollata, guarnizioni, quadri, depliant, complementi di arredo, la nostra vita ne è piena e non potremmo fare a meno di lei, della
carta. In media ciascuno di noi ne consuma ogni anno almeno 200 chilogrammi tanto che oggi circa un terzo di tutti gli alberi abbattuti nel mondo finisce in rotoli, fogli manifesti,
e della manifesti, e pagine.
E' chiaro che la carta risultò subito fondamentale per lo sviluppo dell'uomo
e la diffusione della cultura sin dalla sua invenzione, avventa in Cina ad opera del dignitario di corte TSai Lun nel 105 d.c. Una delle prime descrizioni in lingua italiana sull'abilità dei Cinesi di fabbricare la carta è fornita da Marco Polo in un passo del
suo Milione. Egli accenna alla materia con cui viene fabbricata la carta valori riferendosi alla particolare qualità di fibra vegetale impiegata in quei tempi: paglia di tè o di riso, canna di bambù e stracci di canapa. Si narra che gli imperatori Cinesi abbiano
mantenuto, per lungo tempo, gelosamente segrete queste tecniche di
lavorazione, le quali solo nel VII secolo si diffondono, prima in Corea poi in Giappone ed, infine, vengono praticate anche nell'Asia centrale a Samarcanda, dove si vuole che gli Arabi le apprendano dagli stessi Cinesi per introdurle nei paesi del Medio Oriente e dell'area mediterranea.
La carta così arriva in Italia, a Fabriano, ed in tutta Europa. Nella storia della carta occidentale Fabriano rappresenta una vera peculiarità della civiltà europea, essendo
l'unico centro di antica tradizione manifatturiera e mercantile che ancora oggi mantiene attiva la lavorazione tradizionale della carta che proprio a Fabriano diventa "carta occidentale".
Le tecniche innovative introdotte e perfezionate dai Fabrianesi sin dalla seconda metà del XIII secolo influiscono in modo determinante sulla resistenza al tempo e agli agenti
patogeni e sulla qualità della carta che, così, diviene gradatamente la materia scrittoria più diffusa e più conveniente perché meno costosa della pergamena e degli altri materiali
usati prima della sua introduzione.
Con la nuova tecnica dei caratteri mobili per la stampa la carta, nella seconda metà del XV secolo, assume il ruolo di strumento e di veicolo insostituibile per la diffusione della cultura e dell'informazione. Grazie alle innovazioni apportate dai maestri cartai
Fabrianesi, la carta si afferma come l'unica materia, la più leggera e delicata ma anche la più tenace e funzionale, a cui l'uomo, da secoli, affida la parola scritta per comunicare
e tramandare il suo pensiero e le opere del suo ingegno.
La Città di Fabriano, avvalendosi anche di materiali provenienti dall'Archivio storico delle Cartiere Miliani, ha così istituito nel 1984 il Museo della Carta e della Filigrana
all'interno dello splendido complesso monumentale di San Domenico. L'allestimento museale, presto arricchito da una sezione dedicata alla "Civiltà della Scrittura" ed alla stampa presso il Complesso Monumentale di San Benedetto, è articolato in
sezioni tra cui una fedele ricostruzione di una gualchiera medievale dove
è possibile assistere alla lavorazionea mano di carte filigranate ed ammirare una pila idraulica a magli multipli.
Al visitatore viene inoltre proposta l'esposizione di antichi fogli filigranati (dal 1293 in poi) ed una collezione di preziose forme filigranatrici tra cui quella splendida con cui si fabbricava la carta da lettera personale dell'imperatore Ferdinando I° d'Austria.
L'offerta si è recentemente arricchita con opportunità didattiche finalizzate al pubblico scolastico e delle famiglie ma anche a quello degli adulti a cui sono riservati con corsi residenziali avanzati di 3-5 giorni che consentono al visitatore di addentrarsi all'interno
di un'arte ancor oggi strategica per la tutela e la valorizzazione della cultura.
Il Museo della Carta e della Filigrana è dunque un museo pubblico "Vivo" ed "Interattivo" perché oltre a fornire informazioni sul mondo della carta e ad ospitare opere ed artisti che della carta hanno fatto il proprio elemento di espressione.
Il Museo della Carta e della Filigrana vanta prestigiose collaborazioni internazionali
con Università e Musei americani, europei ed asiatici e per questo
ha ricevuto l'International Partnership Among Museum Award 2006 da parte dell'American
Association of Museum attraverso il quale il prestigioso ente culturale americano promuove gemellaggi tra i musei USA ed i più importanti musei internazionali.
PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI:
Museo della Carta e della Filigrana
Largo Fratelli Spacca, 2 I 60044 Fabriano (AN)
telefono 0732.709297 - 0732.22334
fax 0732.709240 - 0732.709302
e-mail: mcf@comune.fabriano.an.it
Notizie utili:
La visita al Museo della Carta e della Filigrana, della durata di 1 ora e 15' circa, avviene con l'assistenza di guide che parlano italiano, francese, inglese, spagnolo e tedesco.
Il programma include una dimostrazione pratica dal vivo della produzione della carta a mano, effettuata dai Mastri cartai del Museo, la visione di filigrane antiche, dal XIII secolo ad oggi, e di un filmato sulla storia della carta a Fabriano.
Per quanti fossero interessati a realizzare un foglio di carta filigranata,
prendendo conoscenza delle varie fasi di preparazione dell'impasto fino all'asciugatura e cialandratura del foglio stessi, è stato attivato un laboratorio didattico "Siamo tutti Mastri
Cartai", della durata di circa 1 ora che può essere inserito in coda al programma di visita.
Il Museo dispone di un fornito Boohshop presso il quale si possono acquistare prodotti in carta, realizzati presso la Gualchiera medievale e la legatoria interne, filigrane artistiche,
album, agende, pubblicazioni e molto altro ancora.

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GLI ESAMI SCOLASTICI
VARIE ESSENZE

Maria Vittoria Brizzi Tessitore
Dott. in Medicina e Chirurgia
Dott. in Lingue e Letterature Straniere
Prof. in Materie Letterarie Genova
Tel. 010/54.51.677 Cell. 348/32.25.941
www.omeopatiaonline.com

Quando si avvicina la fine dell’anno scolastico giunge il timore degli esami. Per aiutare coloro che devono affrontare le prove, propongo, nell’ambito dei fiori di Bach una ocmposizione formata da: Gentian, Elm, Clematis, Larch, Chestnut Bud.
Le gocce, diluite in 30 cc di acqua non gasata, unite al conservante, vanno messe in bocca in numero di quattro per quattro volte ogni giorno sino alla fine degli esami. Di ogni fiore, nella composizione, metto soltanto due gocce. E’ bene cominciare la cura anche un mese prima delle prove. Non si deve usare l’acqua gasata nè, soprattutto, l’acqua distillata, che è acqua morta.
Vediamo qualche caratteristica dei varii rimedii.
Elm è per i momenti in cui l’impresa da intraprendere sembra troppo difficile, al di sopra delle nostre possibilità.
Larch è il rimedio base per coloro che non stimano se stessi.
Chestnut Bud migliora la capacità di apprendimento.
Ai miei pazienti che devono sostenere esami, oltre ai fiori citati, prescrivo, se necessario, e perciò, dopo averli ascoltati attentamente e valutato il loro stato sia fisico che psichico, prescrivo (ripeto) anche complessi vitaminici e tutto ciò che può aiutarli.
La allopatia e l’omeopatia sono entrambe scienza medica.
La medicina è unica, le terapie sono diverse. Siccome l’Omeopatia cura con i simili, dovrò ravvisare una corrispondenza tra le caratteristiche del mio paziente e quelle del farmaco omeopatico che, dopo la visita medica, proporrò.
Il tipo Ignatia, vicino agli esami, prova una angoscia che gli rende difficoltoso l’esprimersi. Sospira involontariamente, può arrivare a piangere.
Gelsemium trema, desidera stare da solo nei momenti che precedono la prova.
Natrum Muriaticum e Pulsatilla sono notevolmente timidi e perciò valutati erroneamente come persone preparate.
Insieme a eventuale terapia mi è sempre sembrato utile fare delle simboliche iniezioni di coraggio ed insegnare alle persone che mi chiedono aiuto una bellissima frase: “non sarò proprio perfetto ma sono all’altezza”. Forza!

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