Ernie inguinali: nuove prospettive importanti
Gli impianti biologici aprono nuove prospettive nel trattamento di questa condizione L’ernia inguinale colpisce tra l’1 e il 4% della popolazione italiana e colpisce prevalentemente gli uomini con un incidenza che varia tra il 4:1 e il 10:1 rispetto alle donne. Tra lo 0,8% e il 2% di quanti ne sono affetti scelgono il ricovero ospedaliero per il trattamento chirurgico, l’unico realmente efficace. L’intervento avviene per lo più in day hospital o al massimo con un giorno di ricovero e si avvale ormai da anni di protesi sintetiche così dette “reti”. Tuttavia grazie ai progressi della ricerca, sono adesso disponibili impianti biologici. Uno studio clinico su procedure di ernioplastica svolte in Liechtenstein e guidato da Luca Ansaloni, Medico Chirurgo presso il Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna, ha dimostrato che l’impianto per ernia inguinale biologico sviluppato da Cook Medical e già disponibile in Italia riduce i disagi e i dolori postoperatori e nel contempo assicura una riparazione duratura quanto la tradizionale rete sintetica.
I risultati dello studio della durata di tre anni e condotto su 70 pazienti sono stati recentemente pubblicati dalla prestigiosa rivista scientifica American Journal of Surgery. “Basandoci sui risultati della nostra ricerca, gli impianti biologici risultano essere estremamente efficaci per il trattamento delle ernie inguinali”, ha commentato il Dr. Ansaloni, Medico Chirurgo Generico presso l’ospedale universitario S. Orsola-Malpighi di Bologna. “Non soltanto i pazienti [dello studio] sono guariti rapidamente dopo aver ricevuto l’impianto biologico per ernia inguinale sviluppato da Cook Medical, ma hanno anche sofferto di disagi e dolori meno acuti rispetto ai pazienti che sono stati trattati con la rete sintetica.”
Lo studio
Lo studio randomizzato e in doppio cieco ha preso in esame l’efficacia dell’impianto Biodesign di Cook Medical su 35 pazienti affetti da ernia inguinale rispetto ad altri 35 pazienti trattati con rete sintetica. I risultati della ricerca hanno dimostrato che l’11 % dei pazienti trattati con materiali sintetici soffrivano di dolori postoperatori cronici che ne limitavano le attività quotidiane, che molto spesso derivavano dalle caratteristiche della rete e non dalla tecnica chirurgica. Al contrario, i pazienti dello studio trattati con l’impianto per ernia inguinale Biodesign soffrivano di dolori postoperatori meno acuti sia a riposo sia durante il movimento o in caso di tosse. Inoltre, durante un followup di tre anni non è stata rilevata alcuna ricorrenza di ernia nei pazienti trattati con questo impianto.
Cosa sono le ernie inguinali
Le ernie inguinali si formano quando il tessuto molle, generalmente dell’intestino, è spinto attraverso una lacerazione della parete addominale inferiore oppure attraverso il canale inguinale, creando un gonfiore che può risultare doloroso al momento di tossire, quando ci si piega o si sollevano oggetti pesanti. Le ernie inguinali sono più comuni negli uomini e spesso si sviluppano a causa di frequenti sollevamenti di pesi, tosse o eccessivo sforzo fisico.
Anche se le ernie di per sé non sono necessariamente pericolose, se non trattate possono portare a condizioni mortali.
Il nuovo impianto biologico
L’impianto per ernia inguinale Biodesign include le caratteristiche di un impianto biologico – resistenza alle infezioni e rimodellamento completo – è di facile utilizzo per i medici ed è disponibile nelle strutture ospedaliere italiane. Una volta posizionato l’impianto rafforza la riparazione del tessuto circostante e, nel tempo, comunicando col corpo del paziente promuove la crescita dei tessuti sull’impalcatura in cui serve la riparazione. L’impianto per ernia inguinale Biodesign è stato progettato appositamente per rafforzare il pavimento inguinale e per vincere sfide particolari, tra cui la resistenza alle infezioni, l’incapsulamento e l’erosione.
Cook Medical
Fondata nel 1963, Cook Medical ha aperto la strada a molti dei dispositivi medici che ora sono comunemente utilizzati per eseguire procedure mediche minimamente invasive su tutto il corpo. Attualmente, la società si occupa di dispositivi medici, farmaci e prodotti biologici per aumentare la sicurezza dei pazienti e migliorare i risultati clinici. Fin dall’inizio, Cook ha operato come società privata a conduzione familiare. Per ulteriori informazioni, visitate il sito www.cookmedical.com. Seguite Cook Medical su Twitter all’indirizzo www.twitter.com/cookmedicalpr.
TATUAGGI: come rimuoverli
Autore: Dr.ssa Tiziana LAZZARI
Medico Specialista in Dermatologia, Venereologia e Chirurgia estetica
Genova
Il tatuaggio è stato impiegato presso moltissime culture, sia antiche che contemporanee, rappresentando a volte una sorta di segno distintivo dell’individuo, a volte un rito di passaggio ad esempio all’età adulta. Tra le civiltà antiche in cui si sviluppò il tatuaggio ricordiamo l’Egitto, ma anche l’antica Roma, dove peraltro venne vietato dall’imperatore Costantino, a seguito della sua conversione al Cristianesimo. Prima che il Cristianesimo divenisse religione lecita peraltro, molti cristiani si tatuavano sulla pelle simboli religiosi per marcare la propria identità spirituale. Nel Medioevo i pellegrini usavano tatuarsi con simboli religiosi dei santuari visitati. La religione ebraica vieta tutti i tatuaggi permanenti, ovvero ogni incisione accompagnata da una marca indelebile di inchiostro o di altro materiale che lasci una traccia permanente. 
I tatuaggi permanenti sono vietati anche dalla religione musulmana mentre sono concessi i tatuaggi temporanei fatti per mezzo dell’ henna, pigmento organico di color rosso-amaranto, ricavato dalla pianta della “Lawsonia inermis”, “Henna” in arabo. I tatuaggi d’henna sono estremamente decorativi, quasi sempre con motivi floreali stilizzati; quelli molto elaborati finiscono per sembrare delle opere d’arte che hanno la durata media di qualche settimana. Altri popoli che svilupparono la tecnica del tatuaggio sono quelli dell’Oceania, famosi i Maori. Alla fine del XIX secolo l’uso di tatuarsi si diffuse anche fra le classi aristocratiche europee, tatuati celebri furono, ad esempio, lo Zar Nicola II e Sir Winston Churchill.
È da segnalare che il criminologo Cesare Lombroso ritenne, in un’epoca di positivismo, essere il tatuaggio segno di personalità delinquente. La diffusione del tatuaggio in tutti gli strati sociali e fra le persone più diverse negli ultimi trent’anni relega tali considerazioni criminologiche a mera curiosità storica. I tatuaggi possono essere di vario tipo ma la forma più conosciuta, è quella che si effettua con un ago che introduce dell’inchiostro nella pelle. Il risultato è un disegno che a seconda della miscela può essere permanente o temporaneo. Il tatuaggio occidentale viene invece eseguito tramite un disposivo elettrico, cui sono fissati degli aghi in numero vario a seconda dell’effetto desiderato; il movimento della macchina permette l’entrata degli aghi nella pelle, i quali depositano il pigmento nel derma.
Tra le sostanze più usate ci sono il cinabro (per ottenere il rosso), il cromossido (per il verde) e il cobalto (per il blu) o polveri fini di minerali, oro o argento. Più o meno grandi, con o senza scritta, i tatuaggi tradizionali durano per sempre, ma con il passare degli anni si schiariscono se non sono eseguiti da un professionista; non provocano in genere effetti collaterali, raramente però si possono verificare delle allergie alle sostanze coloranti usate. In ogni caso è sempre preferibile ricorrere ad esperti che operino in ambienti idonei adatti, in condizioni igieniche ottimali ed utilizzino strumentazione monouso, dal momento che in caso contrario esiste il rischio di contrarre infezioni anche assai gravi.
Per quanto riguarda il trattamento successivo all’esecuzione di un tatuaggio la prassi consiste normalmente nell’applicazione di un bendaggio da rimuoversi dopo 1-3 ore per sciacquare (possibilmente con sapone neutro) eliminando il colore in eccesso. Da quel momento si consiglia di far prendere aria al tatuaggio e di coprirlo più volte al giorno con un sottilissimo velo di pomata lenitiva e protettiva.
Il tatuaggio deve essere lavato quotidianamente e guarisce completamente in 20-30 giorni. Un tatuatore ha il compito di iscrivere sulla pelle in modo indelebile un disegno. Per la responsabilità conferitagli, egli deve essere persona coscienziosa e con profonda conoscenza del mestiere. Un tatuatore serio, informa dettagliatamente il cliente sui rischi e gli oneri che comportano le sedute che servono a realizzare un lavoro.
COME RIMUOVERE UN TATUAGGIO
La crescente tendenza a sottoporsi a tatuaggi deco rativi tra gli adolescenti e i giovani adulti ha deter minato un aumento dei pazienti che richiedono la ri mozione di un tatuaggio.
L’avvento del laser Q-switched ha rivoluzionato il trattamento per rimuovere i tatuaggi, dopo le delusioni legate all’utilizzo di altre tecniche, quali dermoabrasione, salabrasione, laser Argon o CO2, che lasciavano esiti cicatriziali permanenti al posto del tatuaggio. Quando si trattano i tatuaggi è importante determinare il tipo di tatuaggio, attraverso la valutazione del colore.
Poiché i tatuaggi sono realizzati con vari colori di inchiostro e varie composizioni della tintura, la reazione ai trattamenti laser non è uniforme.
Una classificazione semplificata dei tatuaggi può essere questa:
* tatuaggi professionali (realizzati da un artista con una pistola per tatuaggi),
* tatuaggi artigianali (realizzati da un non professionista, utilizzando inchiostro India o carbonio),
* tatuaggi traumatici (dovuti alla penetrazione nella pelle di particelle estranee),
* tatuaggi cosmetici (cosiddetto “trucco permanente”),
* tatuaggi medici (utilizzati come guida per i trattamenti a radiazione o l’applicazione di apparecchi medici interni).
La maggior parte dei tatuaggi che si incontrano al giorno d’oggi è eseguita da professionisti. I tatuaggi professionali sono più diffi cili da rimuovere di quelli amatoriali perchè sono disegnati con inchiostri di più colori po sti a varie profondità nel derma e spesso sono im possibili da rimuovere completamente con le attuali tecnologie.
Pertanto, definire aspettative realistiche per ciascun paziente è fondamentale per raggiunge re un risultato soddisfacente.
Deve essere ribadito con chiarezza che di norma sono ne - cessari trattamenti multipli, variabili tra 5 e 20. Inoltre, anche dopo numerosi trattamenti, è probabile che alcuni pigmenti persistano.
Prima di sottoporre il paziente alla rimozione del tatuaggio, è fondamentale un’accurata anamnesi e la valutazione dei criteri d’esclusione comuni a tutti i trattamenti laser. Si deve procedere con estrema cautela nei pa zienti di carnagione scura (fototipi IV-VI secondo Fitzpatrick) o abbronzata perchè possono presentar si come effetti collaterali al trattamento con il laser sia ipopigmentazione temporanea sia ipopigmenta zione o iperpigmentazioni permanenti dovute all’as sorbimento competitivo della luce da parte della melanina che si trova nell’epidermide.
II paziente ideale per la rimozione di un tatuaggio è un soggetto dalla carnagione chiara non abbronza ta (fototipo I o II) e con un tatuaggio blu scuro o nero che è stato fatto da almeno un anno.
Più vecchio è il tatuaggio, migliore sarà la risposta al tratta mento con il laser poiché i macrofagi ovvero le cellule “spazzine” sono già pre senti nella cute e stanno attivamente tentando di fa - gocitare i pigmenti estranei per rimuoverli. Questo tentativo naturale dell’organismo di ri muovere i pigmenti estranei dell’inchiostro del ta - tuaggio è la ragione per cui i tatuaggi più vecchi sono spesso illeggibili e hanno margini sfocati o indistinti.
Quando un tatuaggio viene trattato con luce prove niente da un laser Qswitched, le particelle del ta tuaggio si scompongono in frammenti più piccoli, fa cilitando la rimozione da parte dei macrofagi e ren dendo possibile in alcuni casi la rimozione completa del tatuaggio. Al contrario, tatuaggi recenti a più co lori fatti su individui di carnagione scura possono essere molto difficili da rimuovere completamente e il trattamento dovrebbe essere tentato solo da chirur ghi esperti per ridurre il rischio di cicatrici o di alte razioni della pigmentazione.
Come detto in precedenza, di solito sono necessari 5-20 trattamenti per rimuovere completamente o quasi un tatuaggio e anche dopo numerosi tratta menti alcuni tatuaggi possono non essere rimossi completamente con le attuali tecnologie. La risposta del tatuaggio alla luce laser è influenzata dal colore,dalla profondità e dalla composizione chimica dell’inchiostro utilizzato. I tatuaggi blu scuro o neri rispondono meglio alla laser terapia mentre i pigmenti giallo, rosso e verde possono rispondere poco o solo in maniera incompleta al trattamento.
Il trattamento dei tatuaggi bianchi e cosmetici dovrebbe essere evi tato da medici che non abbiano acquisito una buona esperienza poiché questi possono mutare permanen temente in un colore più scuro o grigio immediata mente dopo la terapia con il laser Q switched e risultare poi impossibili da rimuovere.
Quando un tatuaggio viene completamente ri mosso dal laser, di solito lo è in maniera permanente. Bersaglio della luce laser è il pigmento, con un minimo coinvolgimento dei tessuti circostanti. Questo fa si che la maggior parte dei pazienti avverta solo un modesto disagio durante il trattamento. Nei pazienti più sensibili è prevista l’applicazione di una crema anestetica.
Vi è un’ampia variabi lità di costi per la rimozione di un tatuaggio me diante laser legata alla di mensione del tatuaggio e al numero di trattamenti necessari per ottenere un’eliminazione il più completa possibile. Alcuni tatuaggi di grandi dimensioni, policromatici e resistenti posso no richiedere molti trattamenti costosi per otte nere uno schiarimento sufficiente a soddisfare il paziente. Una profilassi orale antivirale dovrebbe essere sempre presa in considerazione nei pazienti con una storia di herpes simplex (HSV) nel sito del trattamento o vicino ad esso.
Se è presente un’infezione da HSV attiva nel giorno previsto per il trattamento laser, l’appuntamento dovrebbe essere annullato e rimandato fino alla completa guarigione dell’area e finchè il paziente non possa essere sottoposto a un’appropriata profilassi antivirale preopera toria prima dell’inizio del trattamento. La luce dei laser Q-swit ched può causare danno permanente alla retina e perdita della vista. Pertanto è necessario proteggere gli occhi con oc chiali schermati od occhialini specifici per il laser in uso. Anche le persone presenti nella stanza du rante il trattamento laser dovrebbero indossare adeguate protezioni per gli occhi. Subito dopo il trattamento residua un po’ di gonfiore, che può essere ridotto raffreddando la pelle con l’applicazione di ghiaccio. Se e stato usato un la ser Q-switched, l’area pare abrasa dopo il tratta mento. Occorre applicare uno strato di unguento antibiotico o vaselina sotto un bendaggio non adesivo e in segnare al paziente a cambiare la medicazione due volte al giorno dopo aver ripulito delicatamente l’area con acqua e sapone. L’operazione dovrebbe essere ripetuta finchè l’area non si è completa - mente riepitelizzata. L’area dovrebbe essere tenu ta umida con vaselina o con un unguento antibio tico e non si dovrebbe mai formare una crosta secca. L’area trattata dovrebbe guarire in 5-14 giorni. Ulteriori trattamenti dovrebbero aver luogo a distanza di 6-8 settimane.
Nei trattamenti successivi, il flusso di energia (J/cm2) può essere aumentato poco a poco (1-2 Joule) fino ad un massimo che varierà in base al laser e alla na tura del tatuaggio trattato. Quando si valuta un paziente con un tatuaggio prima di iniziare la terapia, bisogna palpare con cura ed esaminare il sito per essere sicuri che non siano presen ti cicatrici, ipopigmentazione o indurimenti. E’ probabile che molti pazienti non si rendano conto che le attuali procedure di tatuaggio possono causare sia ci catrici sia perdita della normale pigmentazione. Se il trattamento laser per la rimozione di un tatuaggio fa emergere una di queste complicanze, può accadere che il paziente accusi ingiusta mente il medico di averla causata, quando, di fatto, era già presente prima del trattamento.
La fotografia preoperatoria è un altro metodo eccellente per do cumentare l’aspetto del tatuaggio sia prima sia nel corso del trattamento. Molti pazienti possono sco raggiarsi nel non vedere evidenti miglioramenti dopo alcuni trattamenti, ma le fotografie scattate prima e durante le varie fasi del trattamento possono essere mostrate al paziente e dimostrare l’effetto che trattamento ha avuto.
Rimozione di tatuaggi cosmetici
Quando i tatuaggi vengono usati per far risaltare la forma delle labbra, ricostruire o migliorare l’aspetto delle sopracciglia o ricostruire l’aspetto dell’areola in seguito a una mastectomia, la tecnica prende il nome di tatuaggio cosmetico. Gli inchiostri sono di solito una miscela di pigmenti bianchi (tita nio) e rossi (ossido di ferro), la cui relativa concen trazione è determinata dal sito e dalla pigmentazione naturale dell’area da trattare. Talvolta, questi tatuag gi sono eseguiti da persone inesperte, oppure lo stile cambia rendendo l’aspetto del tatuaggio “fuori moda”, oppure ancora il paziente può semplicemen te non gradirne l’aspetto.
Indipendentemente dal motivo, alcuni pazienti chiedono la rimozione di un tatuaggio cosmetico. In queste situazioni, bisogna sempre prestare attenzione al fenomeno dello scuri - mento del pigmento, che è stato ormai osservato con tutti i laser Qswitched usati per la rimozione dei tatuaggi.
Quasi immediatamente dopo il trattamento laser, nella cute ha luogo una rea zione chimica che cambia l’originale colore bianco o rosso in grigio o nero. Questo colore non è solo inac cettabile dal punto di vista cosmetico, ma è anche molto difficile da rimuovere con successivi trattamenti. Per questa ragione, si deve adottare estrema cautela eseguendo in primo luogo un piccolo test nel la parte meno visibile del tatuaggio usando uno spot il più piccolo possibile.
Normalmente, il cambio di colore è immediato. Per una maggiore sicurezza, sa rebbe preferibile condurre il test e poi visitare il paziente 6-8 settimane dopo, per stabilire se siano indi cati ulteriori trattamenti. Se non si è verificato alcuno scurimento del tatuaggio e il colore si è sbiadito, sarebbe ragionevole procedere con il trattamento vero e proprio, ma solo con il consenso scritto del paziente perchè lo scurimento può ancora verificarsi durante trattamenti futuri è può essere permanente.
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Diete dimagranti: ATTENZIONE al “fai da te”
Autore: Dr.ssa Gabriella CHITI
Biologa Nutrizionista Spec. in Genetica Medica Via Trento 8/4 sc. d - Genova
Cell. 3462205340
Con l’inizio della bella stagione iniziano anche le preoccupazioni per quanto riguarda la propria forma fisica. E’ per questo motivo che come ogni anno in questo periodo iniziano a proliferare sulla maggior parte delle riviste diete dimagranti di ogni tipo: da quelle più o meno equilibrate a quelle totalmente sbilanciate e quindi anche potenzialmente pericolose per la salute. Quando parliamo di diete, i rischi del “fai da te” sono davvero dietro l’angolo.
Nel caso in cui le diete proposte siano sbilanciate si rischiano vere e proprie carenze nutrizionali che possono comportare problemi di vario tipo: stanchezza generalizzata, difficoltà di concentrazione, perdita dei capelli, abbassamento delle difese immunitarie, riduzione della capacità riproduttiva ecc.., in altri casi in cui per es. si aumenti troppo la quota proteica (molte diete in voga sono iperproteiche) possono verificarsi affaticamento del fegato e dei reni, aumento degli acidi urici, acidosi tissutale.
L’elemento che solitamente accomuna tali diete, anche molto diverse fra di loro, è quello di essere comunque ipocaloriche: basate cioè sul semplice concetto di bilancio fra entrate e uscite.
Il tutto sembra funzionare con certezza matematica ma la realtà dei fatti non è così semplice, perché in mezzo a “entrate” e “uscite” c’è il metabolismo, determinato da una serie di complesse reazioni biochimiche a livello cellulare che determinano l’efficienza con la quale bruciamo l’energia contenuta nel cibo che consumiamo. Il metabolismo non è un valore definito una volta per tutte ma può variare nel tempo in relazione alle abitudini alimentari e all’attività fisica svolta. Le più recenti ricerche nel campo della nutrizione dimostrano come una impostazione del dimagrimento basata esclusivamente sulla riduzione calorica non dia risultati soddisfacenti nel lungo periodo.
Senza alcun dubbio esistono situazioni in cui la restrizione calorica è assolutamente necessaria, ma sicuramente non è una strategia da applicare in qualsiasi situazione. Chi ha intrapreso una classica dieta ipocalorica nella maggior parte dei casi ha riacquistato col tempo i chili perduti e in molti casi anche qualcuno in più.
Così il cosiddetto “effetto yo-yo” vanifica tutti i sacrifici e cancella i risultati faticosamente raggiunti. Cerchiamo di capire come è possibile questo fenomeno: durante il primo periodo di adozione di un regime ipocalorico, essendo l’introito calorico dei cibi consumati, minore del fabbisogno energetico dell’individuo, per pareggiare il bilancio viene utilizzata l’energia immagazzinata nel tessuto adiposo sottoforma di grasso: il peso scende e tutto sembra andare secondo le previsioni. Il nostro organismo però è stato programmato in maniera intelligente, nel passato sono stati molti i momenti critici in cui i nostri antenati hanno dovuto far fronte a carestie e quindi periodi prolungati di mancanza di cibo.
Così il nostro metabolismo ha elaborato una vera e propria strategia di “sopravvivenza” imparando ad abbassare i propri consumi come adattamento alla scarsità di cibo. Per questo motivo dopo un primo periodo di dieta in cui effettivamente si ha perdita di peso il metabolismo attua le strategie volte al risparmio energetico. Quindi il fabbisogno dell’organismo diminuisce fino ad equiparare l’introito energetico e la perdita di peso si arresta, come risultato la restrizione calorica attuata all’inizio della dieta non è più sufficiente per perdere peso. A questo punto la maggior parte delle persone, dopo qualche giorno di strenua resistenza, vista la mancanza di risultati, si arrende e torna a mangiare, se non proprio come prima, almeno un po’ di più rispetto alla dieta. L’amara sorpresa a questo punto è che il peso inizia ad aumentare, in poco tempo vengono recuperati i chili perduti e spesso anche qualcuno in più.
E’ come se il nostro “motore” avesse subito una riduzione della propria “cilindrata”, passando per es. dal consumo di 1800 kcal a 1400 kcal. Il ricorso a diete ipocaloriche ripetuto per anni, magari anche solo 1 o 2 volte all’anno, porta nel tempo ad abbassare il metabolismo in maniera davvero significativa. A tal proposito sono ricorrenti frasi del tipo: “mangio pochissimo ma non riesco a dimagrire”, “una volta appena mi mettevo a dieta dimagrivo subito, adesso non riesco a perdere neanche un etto”.
In questi casi, bisogna iniziare a mangiare di più, proprio per riportare il metabolismo al suo funzionamento originario. Mi succede spesso di dover incoraggiare le persone a mangiare più del loro standard e vederle finalmente perdere quei chili che non riuscivano a perdere da anni. Questo può sembrare un paradosso, perché siamo abituati a a pensare in termini di calorie.
Da queste considerazioni emerge che una dieta dimagrante deve essere formulata in modo tale da non far scattare gli allarmi metabolici che inducono al risparmio energetico e predispongono al recupero del peso perduto. Nella maggior parte dei casi riattivare il metabolismo è la chiave per una perdita di peso che mantiene i risultati nel tempo. Questo può essere attuato rispettando un rapporto equilibrato fra i vari nutrienti, distribuendo i pasti nel corso della giornata in modo da evitare lunghi periodi di digiuno e non dimenticando di incrementare l’attività fisica. Una dieta dimagrante dovrebbe inoltre essere in grado di soddisfare i gusti e le esigenze individuali per poter essere seguita senza sforzo, assolvendo
anche alla funzione di educazione alimentare, deve poi essenzialmente essere personalizzata.
Dal proliferare su ogni tipo di rivista e su internet dei più svariati tipi di dieta, è ovvio dedurre che esista una larga parte di pubblico che non attribuisce grande importanza al fatto che una dieta sia personalizzata, che sia cioè formulata in maniera specifica sui propri fabbisogni, mentre invece è essenziale che una dieta sia formulata sulla base dei fabbisogni individuali. 
Vorrei poi aggiungere che il mantenimento del peso corporeo è un problema serio, che non può essere affrontato solo in prossimità della bella stagione, ma dovrebbe essere affrontato durante tutto l’anno in una prospettiva più ampia, in cui l’alimentazione venga curata con più attenzione insieme all’adozione di uno stile di vita più attivo, nella consapevolezza che una corretta alimentazione è il più potente strumento che abbiamo a nostra disposizione per gestire il nostro benessere, oltre che il nostro peso. In termini generali dovremmo riscoprire un’alimentazione più naturale, scegliendo alimenti freschi e genuini, cereali integrali e rispettando la stagionalità per quanto riguarda il consumo di frutta e verdura.
Dovremmo allo stesso tempo limitare il più possibile gli alimenti di origine industriale, ricchi di grassi saturi, zuccheri semplici, coloranti e conservanti e i cereali raffinati. Dovremmo imparare a consumare ciò di cui abbiamo effettivamente bisogno: ciò significa sviluppare la capacità di ascoltare il nostro corpo per comprendere i suoi effettivi bisogni; questo significa anche imparare a non cadere nell’errore di cercare nel cibo una sorta di compensazione a stati d’animo come l’ansia, la depressione, la noia ecc… . Recuperando un rapporto equilibrato con il cibo, sostituendo abitudini alimentari sbagliate con altre più salutari, acquisteremo una forma fisica migliore, un livello di energia superiore e uno stato d’animo più sereno.