Allergologia

ALLERGIE

In particolare i dermatofagoidi colonizzano le suppellettili imbottite e ricoperte in tessuto, quali materassi, cuscini, piumini, coperte, poltrone e divani, ed inoltre tappeti e moquette, dove possono reperire facilmente le sostanze necessarie al loro nutrimento, costituite in gran parte dalla desquamazione cutanea dell’uomo e degli animali domestici presenti nell’ambiente.
Gli allergeni degli acari sono soprattutto concentrati nei loro escrementi, che aderiscono tenacemente alle fibre dei tessuti e i cui frammenti, di dimensioni ridottissime, possono facilmente disperdersi nell’aria ed essere inalate. Con l’uso dell’aspirapolvere gli allergeni vengono sospesi nell’aria e possono più agevolmente entrare nelle vie respiratorie. E’ anche importante tener presente che un’esposizione continua ad elevate concentrazioni di allergeni non è solo causa di gravose manifestazioni per i soggetti allergici, ma favorisce la sensibilizzazione e lo sviluppo di malattie in coloro che sono geneticamente predisposti a queste. Ciò è soprattutto evidente nei bambini. Fondamentale risulta perciò il ricorso alla prevenzione che consente di tenere sotto controllo l’ambiente e mantenerlo nelle migliori condizioni.
Come per tutte le forme allergiche, anche nel caso dell’allergia alla polvere domestica il consiglio terapeutico più logico è quello di allontanare gli allergeni dall’ambiente.
I metodi convenzionali (eliminazione di tappeti e moquette, sostituzione di materassi e cuscini ecc.) se pur raccomandabili, in molti casi non sono sufficienti. Anche l’ immunoterapia specifica, se non accompagnata da adeguate misure di prevenzione e di bonifica, non è in grado di dare da sola i risultati, specialmente quando la concentrazione degli acari è estremamente elevata.
Molti prodotti messi a punto per bonificare l’ambiente si limitano soprattutto all’eliminazione degli acari ed alla loro rimozione insieme a quella parte dei loro allergeni che può essere allontanata ricorrendo ad aspirapolveri di notevole potenza e con filtri estremamente selettivi.
I laboratori Allersearch,hanno commercializzato in Italia prodotti, sia sotto forma di soluzione che di polvere umida, che affrontano il problema da un’ altra angolazione.
Da una parte il prodotto è costituito da tanacetano, frazione a basso peso molecolare dell’acido tannico la cui proprietà è di denaturare le proteine allergeniche (acari, forfore, micofiti ed anche alcuni pollini).
D’altro canto le caratteristiche specifiche del tanacetano sono esaltate dall’impiego, in qualità di solubilizzante ottimale, dell’ alcool benziIico.
E stato inoltre provato che l’ ac. tannico e le sue frazioni purificate sono del tutto innocue per l’uomo e per gli animali.
Gli effetti collaterali nel corso delle ricerche sono stati rari, e limitati: esclusivamente a pochi fenomeni di dermatite da contatto.
I prodotti si applicano con facilità, direttamente sulle superfici da bonificare. Il trattamento deve essere ripetuto ogni due/tre mesi.

Il Laboratorio nello Studio delle Malattie Allergiche
I metodi tradizionali di diagnosi allergologica, insieme alla storia clinica, costituiscono il punto di partenza per lo studio del paziente allergico.
Come è noto essi sono rappresentati dai test cutanei, dai test di provocazione e dal dosaggio delle IgE specifiche per l’ allergene responsabile della sintomatologia. (tab.1)

Tabella 1 – Tests convenzionali per la diagnosi allergologica.

 

TEST IN VIVO
Tests cutanei (per puntura, scarificazione, intradermici, epicutanei)
Tests di provocazione (congiuntivale, buccale, nasale, bronchiale)

TEST IN VITRO
Ricerca IgE e IgG specifiche
Ricerca di anticorpi precipitanti o emoagglutinanti

 
I test tradizionali hanno l’indiscutibile vantaggio, a costi relativamente bassi, di permettere l’identificazione del paziente allergico, e di orientare la scelta terapeutica (es: allontanamento dell’ allergene, programmazione di un ciclo di vaccinazione), ma non sono in grado di quantificare la gravità di una affezione allergica o il grado di attività dell’ infiammazione allergica che spesso persiste anche in temporanea assenza di sintomatologia.
In altre parole i test tradizionali ci dicono se un paziente è allergico ma non ci dicono quanto o in che misura un paziente è allergico. Per definire questa nuova e fondamentale dimensione dell’allergologia sono state messe a punto metodiche di laboratorio in grado di quantificare i numerosi mediatori biologici che intervengono nella flogosi allergica.
Questi mediatori, dosati nel sangue periferico o in altri liquidi biologici (secreto nasale, lacrime, secreto bronchiale ecc.), si sono rivelati utili marcatori di monitoraggio dello stato di attività di una sindrome allergica.
I mediatori sono il prodotto di quelle cellule come i mastociti, i basofili e gli eosinofili, i linfociti, i granulociti, coinvolti nella flogosi allergica.
Per quanto riguarda i mediatori eosinofilo-derivati, si è reso recentemente disponibile un test radioimmunologico per il dosaggio della proteina cationica degli eosinofili (ECP) nel siero ed in altri liquidi biologici.
Nei soggetti asmatici e nei pazienti con dermatite atopica, si riscontrano valori sierici di ECP notevolmente elevati.
La concentrazione di ECP è spesso in rapporto alla gravità dell’asma, aumentando nelle fasi di attività della sindrome asmatica. Pertanto la misurazione di questo parametro può essere utile per il monitoraggio dei pazienti asmatici.
Nei pazienti affetti da patologie respiratorie e in pazienti con affezioni dermatologiche (ad esempio orticaria) può essere utile la determinazione della mieloperossidasi derivata dai granulociti neutrofIli (MPO), che consente di accertare la partecipazione e l’attività di queste cellule nel processo patologico.
MPO tende ad aumentare in patologie infettive (ad esempio infezioni batteriche), mentre l’aumento dei livelli di ECP orienta la diagnosi verso una forma allergica.
Altri mediatori cellulari utili nella valutazione delle allergopatie sono rappresentati dall’ istamina e dalla triptasi.
Il test di liberazione istaminica dai basofili può essere utile all’allergologo per valutare la “releasability” cioè la capacità di rilascio cellulare dei mediatori, che determinano la gravità della malattia. In altre parole, quanto maggiore è la “releasability” , tanto maggiore sarà la quantità di effettori cellulari prodotti e in definitiva, più accentuata la sintomatologia. Il secondo mediatore, la triptasi, è più stabile a livello ematico rispetto all’istamina, pertanto risulta più agevole la sua misurazione.
La triptasi serica rappresenta un indice molto attendibile di attivazione mastocitaria.
Il dosaggio di questa proteina può rivelarsi utile per la diagnosi di anafilassi in soggetti andati incontro a morte improvvisa dopo puntura di imenotteri, dopo somministrazione di farmaci o dopo ingestione di alimenti.
Si può ricorrere al dosaggio di triptasi in corso di test di provocazione, nei liquidi di lavaggio broncoalveolare, nel secreto nasale e lacrimale.
In conclusione, nei liquidi biologici la triptasi risulta elevata quando la patogenesi è su base allergica.
Tra le indagini diagnostiche condotte su cellule, può affiancare il test di liberazione istaminica, una interessante tecnica denominata CAST-ELISA (Cellular antigen stimulation test), basata sulla capacità di alcune cellule del sangue (principalmente granulociti basofIli) di sintetizzare sulfidopeptide­leucotrieni, dopo appropriato stimolo allergenico.
Si ricorda che i leucotrieni avendo un effetto contratturante sulla muscolatura liscia bronchiale (centinaia di volte superiore a quella dell’istamina) svolgono un ruolo primario nella patogenesi dell’ asma bronchiale.
È stato evidenziato oltre alla buona concordanza tra Cast e test allergologici tradizionali (test cutanei Rast e prove di provocazione) anche ad una potenziale applicazione della metodica al di fuori delle malattie allergiche IgE­mediate, in particolare nelle sin­dromi non-IgE-mediate o in quelle pseudo-allergiche, per valutare una sostanza sospetta (ad esempio farmaci).
Deve essere ricordato infine che alcuni test dell’immunità cellulomediate (test di blastizzazione e concomitante dosaggio di interferon-gamma, IL-4 e/o altre citochine) possono essere utilizzati in alcuni casi di allergopatie IgE­mediate soprattutto da farmaci.
Il rapporto tra interferon-gamma e IL4 può essere valutato in corso di immunoterapia specifica (ad esempio prima e dopo rash- immunotherapy per veleno di imenotteri, per documentare l’avvenuto switch della risposta immunitaria da TH2 a TH1).

Tabella 2

 

La diagnostica di laboratorio delle principali malattie allergiche può avvalersi delle seguenti metodiche:
- IgE totali
- Determinazione IgE Specifiche verso gli estratti allergenici e/o verso allergeni ricombinanti (esempio BeT VI e BeT V2) con metodo CAP system o altri.
- Determinazione delle IgG allergene-specifiche e rast-inibizione
- Dosaggio di ECP e MPO
- Dosaggio di Triptasi
- Dosaggio di Leucotrieni e prostaglandine
- Liberazione in vitro di istamina
- Produzione de novo in vitro di sulfidopeptideleucotrieni (CAST- ELISA)
- Liberazione di PAF da sospensione leucocitaria
- Proliferazione di linfociti in risposta ad antigeni e mitogeni
- Clonaggio di linfociti T e B, relativi marker.
- Dosaggio e produzione di citochine (esempio IL4, IL6, IFN-gamma) e recettori solubili per citochine.
- Sintesi in vitro di immunoglobuline spontanea o indotta da antigeni o mitogeni.
- Test funzionali (chemiotassi, fagocitosi, chemioluminescenza)
- Dosaggio di tutte le frazioni complementari e CH50
- Detenninazione di C1 INA
- Immunocomplessi circolanti non specifici e a specificità nota
(misurando il tasso di antigene o di anticorpi).
- Tipizzazione HLA
- Anticorpi antigliadina
- Ricerca di anticorpi precipitanti
- Marker del collagene (PIIINP, PICP, PINP, NC1, A8).

 

PARLIAMO DI VACCINI ANTI – ALLERGICI
Colloquio con Renato Enzo Rossi allergologo presso le Unità territoriali di Allergologia della provincia di Cuneo.
Giornalista: Cerchiamo di spiegare innanzitutto in che cosa consiste un vaccino.
Dr Rossi: Un vaccino, o meglio, l’immunoterapia specifica, consiste nella somministrazione di un estratto allergenico a dosi scalari progressivamente crescenti, allo scopo di ottenere una riduzione della sensibilità del paziente verso l’allergene responsabile della sintomatologia.
G. A base di quali allergeni ambientali vengono allestiti i vaccini e quali risultano i preparati più efficaci?
R. I più comuni estratti allergenici per terapia vengono preparati con pollini di graminacee, urticaee, betullacee o di allergeni della polvere domestica (i famosi acari della polvere) o sono a base di derivati epidermici come quelli provenienti dal gatto o, infine, allestiti a partire da miceti come l’ Alternaria e il Cladosporum. L’efficacia di questi preparati è alta, come risulta dalle innumerevoli ricerche pubblicate sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali.
Nel caso poi dei vaccini allestiti con veleni di imenotteri l’efficacia del vaccino si attesta intorno al 95%.
G. Per quali malattie allergiche è indicata l’immunoterapia specifica?
R. L’indicazione elettiva dell’immunoterapia è rappresentata dalla rinocongiuntivite allergica, In quest’ultimo caso il vaccino si è dimostrato un vero e proprio salvavita. G. Ci sono controindicazioni a praticare il vaccino?
R. Costituiscono una controindicazione le malattie che interessano, primitivamente o secondariamente il sistema immunitario (deficit immunologici, connettiviti, tumori), gravi malattie renali o epatiche, dermatiti estese.
La gravidanza non costituisce una controindicazione al vaccino. Mentre è bene non avviare all’immunoterapia pazienti con ipertensione arteriosa in trattamento continuo con farmaci beta-bloccanti. Questa categoria di farmaci renderebbe infatti problematica la terapia di una eventuale reazione sistemica provocata dal vaccino. G. Quali sono le reazioni indesiderate in corso di immunoterapia specifica ?
R. Si possono avere reazioni locali, nella sede di iniezione (eritema. gonfiore, senso di tensione, prurito), oppure si possono avere sintomi che riproducono le malattie allergiche (rinite, asma).
Infine, se pur in rarissimi casi, si possono presentare orticaria generalizzata fino allo shock anafilattico.
In realtà questi ultimi eventi, con gli estratti allergenici attualmente disponibili sono, come ripeto, rarissimi ed hanno grosso modo una incidenza pari alle reazioni sfavorevoli provocate da altri farmaci penicillina. aspirina ecc) .
Le reazioni in genere si verificano entro pochi minuti dall’iniezione, in pratica entro i primi trenta per cui è indispensabile che l’allerglogo tenga sotto controllo il paziente per almeno mezz’ ora dopo la somministrazione e attui in caso di bisogno, le misure terapeutiche idonee a controllare le reazioni.
A tale proposito, è utile sottolineare che il vaccino deve essere praticato presso strutture specializzate.
G. Quando deve essere iniziato un vaccino?
R. Quanto prima possibile (a partire anche da 3-4 anni); è stato ampiamente dimostrato infatti, che i benefici dell’immunoterapia sono tanto maggiori e duraturi quanto più precocemente essa viene intrapresa. È bene poi ricordare che nel paziente allergico si verifica una condizione di infiammazione allergica persistente, caratterizzata da un aumento dei mediatori di flogosi. Questi mediatori sembrano agire su delicate strutture anatomiche (ad es: l’albero respiratorio) e possono provocare danni biologici irreversibili.
Pertanto l’immunoterapia, l’unica terapia in grado di modificare la storia naturale della malattia allergica riesce a interrompere il circolo vizioso di automantenimento della flogosi, tipico di tutte le allergopatie respiratorie.
G. Come agisce, in senso biologico, il vaccino?
R. Sembra ormai accertato in maniera definitiva come nel paziente allergico prevalga una risposta immunitaria di tipo TH2 contrariamente a quanto avviene nei soggetti non allergici, caratterizzati invece da una risposta di tipo TH1.
Le risposte di tipo TH1, o di tipo TH2, per semplificare, rappresentano un modello di risposta immunitaria che avviene per mediazione di alcuni effettori biologici chiamati citochine (IL-4, IL-3, IL-l3, IL-5 nelle risposte TH2; IFNgamma e IL-2 nelle ri­sposte TH1).
Le citochine di tipo TH2 sono caratterizzate da una produzione aumentata e persistente di IgE allergene-specifiche (lgE sono gli anticorpi che “armano” mastociti e basofili, le cellule che liberano le sostanze responsabili dei sintomi dell’allergia).
Le citochine di tipo TH1, invece, sembrano inibire le reazioni che avvengono secondo la modalità precedente.
L’azione del vaccino, si esplicherebbe, appunto, a questo livello: farebbe virare una risposta da tipo TH2 ad un tipo TH1 portando perciò l’individuo allergico nelle condizioni immunologiche di un soggetto non allergico. Probabilmente i meccanismi sono ancora più complessi di quelli descritti e coinvolgerebbero anche i suddetti anticorpi-antiidiotipo, ma la complessità dell’ argomento è tale da non poter essere affrontato in questa sede.
Possiamo solo dire che questi anticorpi particolari possono competere con l’allergene, e quindi bloccare l’attivazione delle cellule effettrici. È stato dimostrato infatti che il vaccino è in grado di incrementare i livelli di anticorpi anti-idiotipo ed attraverso questa via attivare una sottopopolazione linfocitaria ad azione soppressiva sulla risposta di tipo IgE.
G. Da queste considerazioni emerge la notevole complessità dei meccanismi immunologici che regolano le risposte allergiche. Sarà possibile in futuro agire in maniera più selettiva su queste componenti?
R. Senza dubbio. Attualmente il vaccino può essere paragonato ad un “bombardamento antigenico”, in grado di stimolare in maniera, forse un po’ anarchica, il sistema. Ma oggi sono state identificate le porzioni molecoIari più rilevanti degli allergeni. Bisognerà attendere ancora pochi anni, e sarà possibile intervenire in maniera più selettiva nei pazienti allergici.
Si potrà “confezionare” allora, una terapia su misura.
Non sarà solo quindi più agevole curare, ma anche fare diagnosi più precise, e monitorare il decorso della malattia, e gli effetti della terapia grazie all’impiego di allergeni ricombinanti.
G. Per concludere cosa possiamo consigliare ad un paziente che voglia sottoporsi a immunoterapia specifica?
R. Di rivolgersi a centri specializzati: Servizi di allergologia dell’ Università o ospedalieri, ambulatori territoriali di allergologia o anche privatamente, presso professionisti specializzati in Allergologia e Immunologia Clinica. In questo modo i pazienti avranno la garanzia di trovare la professionalità necessaria per affrontare queste complesse problematiche. Anche perché ogni allergologo, in Italia, opera secondo le direttive della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Clinica (SIAIC), il principale riferimento per l’aggiornamento e la formazione permanente.
L’ultimo consiglio che vorrei dare ai pazienti è di essere, mi scuso per il gioco di parole, molto pazienti (!!!) poiché l’immunoterapia specifica necessita di iniezioni mensili, per un periodo che varia dai tre ai cinque anni.
Questi tempi sono indispensabili per un buon esito anche per le cosiddette vaccinazioni alterative (ad esempio per via orale).

Giorgio Monasterolo – Laboratorio Analisi
Ospedale S:S: Trinità – Fossano
Renato Enzo Rossi – Unità Allergologica
Ospedale S.S. Trinità – Fossano
pubblicazione del 1996

ALLERGIE E INTOLLERANZE ALIMENTARI

Si parla invece di INTOLLERANZA ALIMENTARE quando un certo individuo manifesta una risposta clinica anomala ad un alimento ingerito per cui non sia dimostrato un meccanismo immunologico. La maggioranza delle reazioni avverse agli alimenti risultano reazioni di intolleranza. Qualsiasi alimento può provocare allergie.
Le allergie alimentari dipendono dalla capacità di alcune componenti degli alimenti stessi di stimolare reazioni immunologiche sostenute da anticorpi IgE (o da altra classe immunoglobulinica).
Una improntante caratteristica degli allergeni alimentari è la resistenza.
Infatti, per conservare la loro nocività devono poter resistere ai comuni trattamenti usati per la preparazione dei cibi (frammentazione, spremitura, cottura) e alla digestione gastrica ed enterica.
Vi sono alcuni allergeni considerati assai labili presenti nella frutta e nella verdura che possono provocare sintomi a carico del cavo orale o generalizzati, poco dopo il contatto con le mucose digestive, ma che non resistono alla cottura, alla spremitura, centrifugazione ed alla stessa conservazione prolungata.
Un esempio tipico è rappresentato dall’allergia alla mela, condizione assai frequente tra i soggetti allergici alla betulla, che quando mangiano un frutto fresco vanno incontro a prurito ed edema delle labbra e del faringe, a volte ad edema della glottide e spesso sintomi generalizzati.
Questi soggetti possono però mangiare senza problemi il frutto cotto, oppure anche conservato a lungo o il succo dello stesso ottenuto per spremitura o centrifugazione.
Questo avviene perché gli allergeni responsabili della sindrome vanno incontro ad una rapida denaturazione. Viceversa altri allergeni, in pratica quelli che provocano i disturbi persistenti, sono dotati di particolare resistenza alla cottura e alla digestione gastrica ed enterica.
Ad esempio l’ovomucoide e la beta-lattoglobulina sono allergeni importanti, rispettivamente dell’uovo e del latte, verosimilmente per la loro particolare resistenza alla bollitura ed alla digestione.
La frequenza di reazione agli alimenti è sicuramente superiore nell’età infantile che nell’ età adulta. La frequenza è elevata soprattutto nei primi tre anni di vita e diminuisce poi in funzione dell’aumentare dell’età.
Dopo i 10 anni d’età l’allergia alimentare diventa un fenomeno raro e si presenta con la stessa bassa prevalenza che si può riscontrare nell’età adulta ove non raggiunge lo 0,5%. Alcuni allergeni dei principali alimenti allergizzanti sono riassunti nella seguente tabella

alimento
allergene
latte a s, as1, a s2, -caseina
a-, K-, µ-Caseina
ß-latto-globulina
a-latto-albumina
proteasi
proteine del sangue
uovo ovalbumina
conalbumina
ovomucoide
G2, G3 globulina
ovomucina
lisozima
ovoinibitore
merluzzo antigene M
crostacei antigene I
antigene II
Diversa è la situazione che concerne l’allergia ad alimenti di natura vegetale quali frutta e verdura, che risulta essere condizionata dall’esistenza di allergia a betullacee, a graminacee e composite.
Essendo il numero di soggetti allergici ai pollini di queste piante relativamente elevato, si comprende come possa essere alto il numero di soggetti colpiti da questa forma di allergia, che si manifesta principalmente con sintomi localizzati alla bocca, ma anche con sintomi gravi come lo shock anafilattico.
Mentre nel bambino le allergie alimentari (ad es. al latte vaccino) si risolvono spontaneamente, in una alta percentuale dei casi entro i 3 anni di età, nell’età adulta le reazioni da allergia alimentare tendono difficilmente a scomparire.
Soprattutto le reazioni più gravi quali lo shock anafilattico o l’allergia alle sostanze vegetali non hanno la tendenza a scomparire e si ripresentano con regolarità ad ogni contatto anche con piccole quantità dell’alimento sensibilizzante. Una delle manifestazioni più temibili indotte dall’allergia alimentare è lo shock anafilattico. Questo quadro morboso, che dipende da una massima liberazione di istamina e di altri mediatori cellulari, interessa contemporaneamente diversi organi e sistemi:
-la cute con prurito, orticaria;
-l’apparato respiratorio con asma ed edema della glottide
-l’apparato cardiovascolare con ipotensione e aritmie cardiache.
I sintomi generalmente seguono rapidamente l’ingestione dell’alimento e si manifestano da 5 minuti ad un massimo di mezz’ora dopo il pasto.
Principali additivi in grado di scatenare reazioni allergiche o pseudo allergiche
additivi funzione
tartrazina (E102) colorante (bevande-dolci)
eritrosina (E127) colorante (bevande-dolci)
sodio benzoato (E211) conservante (dolci-bevande)
acido 4-idrossibenzoico conservante (pasta-pane)
solfiti antimicrobico sbiancante (vino-birra)
glutammato miglioratore di palatabilità (carni-dado)
aspartame dolcificante
I primi sintomi sono nausea, vomito, prurito sensazione di fastidio alla gola, formicolii alla faccia, alla bocca, alle estremità superiori, tachicardia e senso generalizzato di calore. A ciò può seguire orticaria rinite ed edema della glottide.
Come regola molte delle manifestazioni dopo circa 1 o 2 ore si risolvono.
In alcuni casi la morte può intervenire per edema della glottide o per collasso cardiocircolatorio. E’ opportuno anche segnalare l’esistenza di sindromi anafillatoidi da intolleranza agli additivi alimentari.
Gli alimenti contengono moltissimi additivi, alcuni di questi si aggiungono all’alimento durante la produzione (antibiotici nelle carni, pesticidi nei vegetali), altri vengono aggiunti successivamente come preservanti (benzoati, solfiti) o coloranti (tartrazina, eritrosina) esaltatori del sapore (monopodico-L-glutammato). L’intolleranza al glutammato, ad esempio, si manifesta in soggetti che abbiano assunto ingenti quantitativi della sostanza, come si verifica in occasione dei pasti consumati in ristoranti orientali che fanno largo uso del componente.
alimenti ricchi di istamina (in quantità decrescente) alimenti contenenti sostanze istamino-liberatrici
formaggi fermentati fragole
insaccati cioccolato
acciughe crostacei
fegato di maiale frutti di mare
pomodori pomodori
bevande fermentate pesci in scatola
salmone albume d’uovo
spinaci
tonno

L’intolleranza ai glutammati provoca una tipica sindrome che è definita appunto “Sindrome del ristorante Cinese”, caratterizzata dalla comparsa, 10-20 minuti dopo il pasto, di bruciore della pelle, tensione dei muscoli facciali e del torace, cefalea. Meno frequenti sono capogiro e diarrea.
Esistono infine alimenti in grado di provocare reazioni che simulano le allergie, ma attraverso meccanismi diversi dalle classiche reazioni allergiche, (reazioni pseudo-allergiche ). I sintomi vengono provocati dalla liberazione di istamina, sostanza che provoca orticaria e reazioni respiratorie. Diversi cibi sono ricchi di istamina, altri alimenti contengono invece sostanze istamino-liberatrici (vedi tabella)
DIAGNOSI
Stabilita, in base alla storia clinica o per mezzo di test di provocazione alimentare, l’esistenza di un rapporto di dipendenza dei sintomi con l’ingestione di un alimento, vi sono due possibilità diagnostiche:
1) praticare il test cutaneo
2) ricercare gli anticorpi IgE specifici per l’alimento.
Le indagini permetteranno di differenziare in tal modo una allergia tipica, o una reazione pseudo-allergica, o da intolleranza.

E.R. Rossi -allergologo
pubblicazione del 1992

DERMATITE ALLERGICA DA CONTATTO

La dermatite allergica può essere facilmente diagnosticata anche dai non addetti ai lavori grazie a standard estetici evidenti. Molto meno facile è invece individuare gli allergeni scatenanti la reazione essendo una risposta allergica non anticorpomediata e quindi non recuperabile a livello ematico.

Il metodo diagnostico prevede un’esposizione, per un certo numero di ore, alle sostanze, poste una per una su piccole superfici di pelle intatta, grazie a particolari cerotti. Le sostanze utilizzate sono selezionate in base alla frequenza di reazioni allergiche che sono in grado di scatenare e alla loro reperibilità. Ciò non toglie che ogni giorno vengano individuati nuovi allergeni con i quali sviluppare nuovi test epicutanei.
Importante è la tempestività della diagnosi per procedere alla desensibilizzazione del paziente con farmaci sistemici e non, e preventivamente con l’utilizzazione di guanti e creme barriera. Non è inusuale infatti riscontrare che anche soggetti con allergie relativamente importanti come appunto la dermatite da contatto, la rinite allergica, l’orticaria, l’ eritema solare sviluppino nel corso degli anni una maggiore sensibilità ad allergeni di altra natura potendo manifestare così reazioni allergiche più gravi.

Angela D’Anna – farmacista
pubblicazione del 1998

Perché a primavera…

Il polline delle piante che sfruttano la velocità delle correnti d’aria (dette anemofile ) che riesce a raggiungere fino a 15 chilometri di distanza dalla pianta di origine.
E se un fiore di betulla (betulla alba) produce fino a 4 milioni di granuli, è facile immaginare quanti ne siano contenuti in un metro cubo di aria primaverile.
Seppur invisibile (ogni granulo misura dai 5 ai 200 micron), il polline colpisce un esercito di settantamila persone nella sola città di Genova, pari ad un 10% sul territorio nazionale.
Ci si potrebbe aspettare che gli abitanti delle campagne soffrissero di allergie primaverili in percentuale maggiore, dati i frequenti contatti con le sorgenti di polline.
In realtà, recenti studi hanno evidenziato uno stretto legame tra allergie da pollini e l’inquinamento atmosferico. A parità di quantità di polline nell’aria, infatti, la presenza concomitante di inquinamento dovuto ai gas di scarico, fa quasi triplicare il numero di soggetti allergici.
Un altro fattore da non sottovalutare è la componente ereditaria.
La probabilità di prole allergica cresce, infatti,  del 30% se ambedue i genitori sono affetti da pollinosi, ed aumenta ulteriormente (circa del 70%) se addirittura sensibili allo stesso allergene.
I risultati di questi studi evidenziano come non siano da sottovalutare fattori solo apparentemente estranei ma, in realtà, molto aggravanti di queste affezioni allergiche stagionali.

Caterina DE VITO
Antonella PEDRINI
Silvio ROSSI
Edoardo SCHENARDI
A.GI.FAR.L.
Associazione Giovani Farmacisti Liguri
pubblicazione del 1995

Allergie Imprevedibili

E’ verosimile che l’incidente anafilattico possa essere ascritto alla cross­reazione tra le due piante (Subiza J e coli. J .Allergy Clin. Immunol. 84 : 353, 1989.
Allergia da nichel
Il nichel è uno degli allergeni più diffusi e causa più comune di allergia da contatto. Una fonte possibile del metallo, oltre a bracciali e monili, può essere il comune gessetto da lavagna e i danni connessi con il suo impiego possono colpire coloro che ne fanno largo uso (ad esempio insegnanti).
Si ritiene possibile che il rilascio di nichel dal gessetto aumenti con il sudore e il prolungato contatto e sia responsabile di eczema soprattutto alle mani ( Zonca A. c coll., Contact Dermatitis, 19: 143, 1988).
Allergia al polline
Una causa non infrequente di allergia è quella provocata da polline ingerito come prodotto dietetico con l’indicazione di ricostituente ed energizzante, secondo i dettami della cosiddetta medicina naturale. Le pallottoline di polline sono commercializzate nei negozi di dietetica e nelle farmacie come rimedi totalmente innocui e privi di controindicazioni. Che questo non sia sempre vero lo dimostra il grave shock anafilattico che ha colpito una giovane donna a Strasburgo. La donna era portatrice di una pollinosi con polisensibilità a Graminacee e Composite. Le “pelotas” di polline incriminate contengono pollini di varie specie fra i quali le Artemisie.(Hurr N. Rev.Fr.Allergol. 29: 147,1989).
Allergia al Katon CG
Il Kathon CG è un preservante attualnente molto usato in vari cosmetici, quali shampoo ed altri prodotti per capelli, saponi, creme e lozioni idratanti. L’elevata incidenza di sensibiizzazione nelle donne è legata all’ esposizione domestica (cosmetici, prodotti da toeletta) al Kathon CG. n Italia, l’incidenza di sensibilizzazione a questo prodotto è maggiore al Nord probabilmente per gli influssi di un clima più freddo che comporta un maggior consumo di prodotti protetivi della pelle. Attualmente l’uso del Kathon CG e di altri Kathons non è permesso nella CEE in prodotti farmaceutici o dermatologici ne’ come additivo negli alimenti.(Pigatto e Coll. Boll. Derm. Allergol .Profess. 4: 203, 1989).
Allergia alla gomma naturale (lattice)
Da qualche tempo stanno aumentando i casi di sensibilizzazione alla gomma naturale o di lattice, oggi impiegata nella produzione di articoli sanitari: Un comune impiego della gomma naturale avviene nella fabbricazione dei prolilattici, usati sia come anticoncezionali sia nella prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale. In uno studio condotto in Finlandia sono stati riscontrati in abituali utilizzatori del profilattico un certo numero di manifestazioni a carico dei genitali rappresentati da prurito, gonfiore, orticaria, in rapporto con l’uso del profilattico stesso.
In molti casi poi, diversi pazienti non mettono in relazione i disturbi con l’uso del condom stesso. E’ necessario pertanto che il medico valuti tale eventualità. (Turjan­maak Contact Dermatitis 20:360,1989).
Allergia alla saliva del cane e del cavallo
E’ stato recentemente segnalato un insolito caso di orticaria da contatto alla saliva di cane. Una ragazza di 17 anni aveva notato l’immediata comparsa di reazioni ponfoidi nelle sedi cutanee leccate dal suo cane alsaziano.
I test allergologi praticati con la saliva di cane e con comuni allergeni risultavano positivi per la saliva del cane, graminacee e cereali. Ai numerosi fattori causali dell’orticaria bisogna dunque tener presenti anche l’effetto di alcuni fluidi biologici come la saliva di cane e cavallo. (Valsecchi R. e colI. Contact Dermatitis 20:62, 1989).

Renato Enzo ROSSI Allergologo
Ambulatorio di Allergologia U.S.S.L. 58
Via C. Boggio 14CUNEO

ALLERGIE: CURARLE CON LA MEDICINA NATURALE

I pollini sono piccolissime particelle provenienti dalle piante, di cui costituiscono la parte maschile, che volando nell’aria vanno a fecondare gli elementi femminili di piante della stessa specie, diffondendosi nell’aria (essi appartengono in generale alle Graminacee- Urticacee – Composite ­ Betullacee ..ect) indi attraverso la respirazione date le loro piccolissime dimensioni, penetrano nel naso e nella bocca raggiungendo le mucose, laddove avviene la scissione del loro involucro protettivo ad opera di acqua e sistemi enzimatici provenienti dalle secrezioni delle mucose.
Le proteine liberate in seguito al dissolvimento dell’involucro costituiscono gli allergeni, ossia sostanze capaci di scatenare una reazione allergica.
Tale reazione però non avviene in maniera automatica, né si verifica in tutte le persone, in quanto i pollini non sono sostanze pericolose in se stesse, come i virus e i batteri, considerati estranei e attaccati dai sistemi di difesa dell’organismo.
L’allergia si manifesta solo se si verificano 3 condizioni:
1) La predisposizione della persona
2) Il processo di sensibilizzazione
3) Il contatto con l’allergene

La predisposizione
E’ la prima condizione perché abbia luogo l’allergia.
Nel caso specifico della pollinosi, la predisposizione è ereditaria.
Un figlio eredita dai genitori un patrimonio genetico e con esso anche la possibilità di contrarre allergia, nel caso in cui i genitori siano ambedue allergici, il figlio ha il 60% di probabilità di diventare allergico.
C’è da precisare che ciò che si eredita non è l’allergia, ma solo la predisposizione a diventare allergici, pertanto può capitare che il genitore sia allergico alla polvere e il figlio non sopporta il contatto con i pollini e viceversa.
A contribuire alla allergia concorrono anche altri fattori esterni quali: l’allattamento si è visto infatti che il latte materno protegge dalle allergie, in quanto contiene una quantità di beta­lattoglobuline minore rispetto al latte vaccino e proprio queste proteine secondo un recente studio finlandese, sarebbero sostanze allergizzanti, sopratutto nei primi anni di vita. L’alimentazione che deve prevedere la introduzione di cibi quali uova, arachidi, noccioline, pesce, solo dopo l’età pediatrica (dopo i 12-13 anni) perché si tratta di cibi che già di per sé hanno un alto valore allergizzante. Il fumo (anche passivo) in quanto irrita le vie respiratorie e aumenta la reattività dei bronchi. L’inquinamento atmosferico, perché i pollini si legano meglio alle particelle di aria inquinate, per questo infatti paradossalmente la pollinosi è molto più frequente in città che in campagna. Per avere la reazione allergica è però necessario che si verifichi il processo di sensibilizzazione.

Il processo di sensibilizzazione
E’ il processo mediante il quale, il sistema immunitario della persona, si programma ad avere in futuro una reazione esagerata nei confronti dell’allergene.
Essa avviene la prima volta che l’organismo incontra una sostanza che non riconosce come “amica”. Quando la sostanza (Allergene) penetra per la prima volta nell’organismo viene intercettata dai macrofagi (cellule che hanno la funzione di inglobare ed espellere le sostanze riconosciute come estranee) che la riconoscono come estranea e la trattengono nel loro interno.
Alcune parti dell’allergene sono poste all’esterno della membrana cellulare affinché siano riconosciute dai linfociti T (globuli bianchi addetti a produrre anticorpi).
Possono a questo punto verificarsi due casi :
Nella persona non predisposta si ha la produzione di interleuchina 2 che con i linfociti TH-1 produce le immunoglobuline G (IgG) le quali non si legano al mastocita e non sono anticorpi ad azione specifica.
Nella persona predisposta si ha la produzione di interleuchina 4 e interleuchina 13, i linfociti B che derivano da un altro gruppo di linfociti, i TH-2, sviluppano le immunoglobuline di tipo E (IgE) che si fissano al mastocita (cellule che in determinate condizioni liberano istamina).
Da questo momento la persona è sensibilizzata.

Il contatto con l’allergene
La seconda e tutte le volte successive in cui l’organismo entra in contatto con l’allergene, il sistema immunitario è in grado di ricordarlo come nemico e di mettere in moto le sue armi di difesa in particolare le IGE.
Purtroppo, però, questi anticorpi, dopo essersi uniti all’allergene innescano un meccanismo di difesa che è in grado di liberare alcune sostanze (istamina , leucotrieni e prostaglandine) che porteranno alla reazione allergica.
Tale reazione si manifesta in due fasi:
l) Liberazione di istamina (mediatore pre-formato) con conseguenti sintomi fisici quali starnuti, orticaria, infiammazione dei bronchi e bronchioli, asma ecc …
L’immediatezza con cui si realizza tale reazione è dovuta al fatto che l’istamina è una sostanza già presente nell’organismo e per mettere in atto la sua azione infiammatoria, non ha bisogno di essere attivata da altre sostanze.
2) La reazione allergica prosegue in quanto si ha la liberazione di altri mediatori
dell ‘infiammazione, i cosiddetti mediatori neoformati Leucotrieni (LT) che fanno uscire dal sangue i neutrofili e gli eosinofili (due tipi di globuli bianchi) e si attivano le piastrine (PAF) : si ha così la formazione di mediatori secondari che mantengono e prolungano la durata della infiammazione con azione su specifici organi bersagli quali pelle, vie respiratorie, occhi.

LA DIAGNOSI
La diagnosi è relativamente semplice i sintomi sono inconfondibili e si presentano sopratutto in primavera.
Il medico sa già che si tratta di pollinosi , ciò che non conosce è il responsabile dell’allergia.
La diagnosi mira quindi a conoscere le sostanze che determinano nel soggetto le reazioni allergiche.
La ricerca dell’allergene può essere fatta attraverso il Prick-test e il Rast ­test.
Il Prick-test è un esame che è di semplice realizzazione e fornisce l’esito immediatamente e consiste in una serie di piccole punture sull’avambraccio : si inietta sotto la pelle una goccia di estratto allergico e dopo circa 10 minuti il medico osserva la reazione della pelle in corrispondenza del punto di iniezione se la persona è allergica, la pelle si sarà gonfiata e darà una sensazione di prurito, in base alla intensità il medico assegna un grado alla allergia che oscilla da uno a quattro, valori espressi da segni “+”.
Tale test non è attendibile se il paziente è in cura con antistaminici o cortisonici, in tal caso si avranno falsi valori.
Il Rast-test è un esame che si esegue su di un campione di sangue e permette di quantificare il livello di anticorpi specifici (IgE) messi in azione come abbiamo detto in precedenza durante la reazione allergica.
Un numero elevato di IgE indica che l’organismo è sensibilizzato a quella sostanza.
Una volta individuato l’allergene si può decidere di eseguire l’immunoterapia specifica o meglio la vaccinazione abituando l’organismo a non reagire in modo esagerato al contatto con l’allergene, si esegue iniettando nell’ organismo dosi prima piccole poi crescenti della sostanza sotto accusa. Questo contatto progressivo con l’allergene fa diminuire la sensibilità dell’organismo che quindi avrà nel periodo dei pollini una manifestazione allergica minore.
La somministrazione del vaccino non ha efficacia immediata, durante il primo anno non si desensibilizza del tutto l’organismo e possono comunque manifestarsi anche se in forma leggermente più attenuata i sintomi fisici dell’ allergia.

LE CURE
Oltre alla prevenzione con il vaccino e la profilassi con i farmaci, la cura è importante per convivere bene con i disturbi da allergia.
Nel caso dei farmaci i più usati sono gli antistaminici, i quali agiscono inibendo la liberazione di istamina, i più recenti quali la cetirazina, la loratidina, l’oxatomide e più recentemente la fexofenadina hanno eliminato molti degli effetti collaterali che
questi farmaci davano; ora quelli che si possono manifestare sono di lieve entità quale una leggera sedazione con sonnolenza e lentezza nei riflessi (in tal caso si rimedia con una assunzione serale), lieve stitichezza, diminuzione dell’appetito.
Quando essi non danno risposte terapeutiche adeguate si passa all’utilizzo dei glucocorticoidi , farmaci a base di cortisone sostanza con potente azione antiintiammatoria.
Le molecole più usate sono il desametasone, deflazacort, e flunisolide. Hanno però effetti indesiderati più evidenti, tra cui citiamo alterazione a carico del sistema endocrino con conseguente obesità, blocco delle difese immunitarie, disturbi gastrointestinali, problemi nell’assorbimento degli zuccheri con conseguente innalzamento della glicemia.
Nel caso si manifesti l’asma vengono allora usati i broncodilatatori che si dividono in tre classi, i simpaticomimetici che possono essere dati anche ai bambini fino ai 18 mesi, gli antimuscarinici, che attenuano anche i sintomi del raffreddore e i teofillinici che rilassano i muscoli ed eliminano la chiusura dei bronchi, anche in tal caso si hanno effetti collaterali e si somministrano solo su indicazione del medico curante.

MEDICINA NATURALE: Omeopatia e Fitoterapia
Pur restando i farmaci un elemento indispensabile nella cura della allergia è opportuno sapere che esistono in medicina naturale alcune sostanze capaci di influenzare in maniera positi­a il decorso della sindrome allergica.

OMEOPATIA….brevi cenni introduttivi.
Tale metodo è stato formulato da un medico tedesco Samuel Federick Hahnemann (1755-1843).
Egli scoprì sulla propria pelle che prendendo piccolissime quantità di chinino quando stava bene (il chinino allora veniva. usato per curare la malaria) provocava in sé gli stessi sintomi che la malattia produceva nell’individuo malato.
Da questo e da altri esperimenti dedusse la regola della similitudine in omeopatia:
“il simile cura il simile”.
Quindi nel caso delle malattie si interviene con rimedi omeopatici (sostanze basi provenienti dal regno animale vegetale e minerale) diluite e dinamizzate secondo regole ben precise.
I rimedi omeopatici più utilizzati nella cura delle allergie con il metodo Hahmenmiano sono svariati e devono essere individuati dal medico omeopata dopo attenta visita, in quanto è proprio nell’approccio con il paziente che la visita omeopatica si differenzia da quella allopatica, in tal caso il paziente viene considerato nella sua interezza e non scisso in vari organi e apparati. L’omeopata attraverso un approfondito colloquio deve ricercare ciò che Hahmenman definiva il simillimum, ossia il rimedio costituzionale del paziente, tale minuziosa ricerca richiede talvolta molto tempo, ecco perché ultimamente l’unicismo Hahnemanniano è stato sostituito dal complessismo di scuola tedesca. Proprio in riferimento all’utilizzo di tali complessi, la rivista scientifica Lancet ha segnalato alcuni anni fa che utilizzando una miscela omeopatica di una dozzina di pollini (Pollens) si sono ottenuti discreti risultati in diverse manifestazioni allergiche.
Altri rimedi omeopatici che singolarmente o associati hanno dati dei benefici nella cura delle allergie sono:

Galphimia glauc.: agisce soprattutto sulle mucose del naso, delle cavità paranasali e della faringe, regolando la secrezione e attenuando il prurito, il bruciore e la secchezza nasale, riducendo la frequenza degli starnuti ed eliminando la sensazione di naso chiuso.
Analogamente agisce Luffa opercolata: entrambe nelle diluizioni D3 e D4 tali rimedi allievano starnuti e riducono la secrezione delle mucose.
Nel caso in cui sia presente il prurito, il rimedio che si preferisce associare è Casidospermum halicacabum: specifico per gli allergici ed infiammatori accompagnati da prurito.
Nei disturbi acuti si utilizzano i rimedi assunti ogni due ore fino a miglioramento dei sintomi, si consiglia poi di passare a un dosaggio intervallato di 3 somministrazioni al giorno protraendo somministrazioni al giorno protraendo la terapia anche dopo la scomparsa dei sintomi.
Allium cepa: corizza fluente che inizia con numerosi starnuti.
Sambucus nigra: corizza secca, con ostruzione completa del naso
Euphrasia officinalis: rossore infiammatorio della mucosa della cornea con sensazione di bruciore negli occhi (impiegato sopratutto nell’uso di colliri omeopatici).
Kalium Bichromicum: riniti acute e croniche.
Le diluizioni omeopatiche dei singoli rimedi sopracitati vanno stabilite dal medico.
Per i rimedi omeopatici chiaramente è sempre valida l’assunzione lontano dai pasti, non assumendo the, caffè, camomilla, sigarette, menta e altre sostanze una mezz’ora prima e dopo la assunzione di tali rimedi, in quanto come è noto i sapori e gli odori forti tendono ad annullarne l’azione.
Grazie alla loro tollerabilità si possono eseguire con tali rimedi anche terapie prolungate.

FITOTERAPIA
Anche la fitoterapia, ossia l’uso delle piante ci viene in aiuto nel caso di allergia, si preferisce in tal caso l’assunzione di
Ribes nigrum come Macerato Glicerico 1DH per la sua azione specificamente antinfiammatoria, se ne somministrano 40 gtt per 2 volte al giorno, unitamente alla Rosa Canina in una unica somminsitrazione serale di circa 40 gg. Le erbe che però hanno una spiccata attività antiallergica vengono dai paesi dell’India e del centro sud America, ne citiamo alcune che devono essere comunque impiegate su indicazioni del medico o del Vs farmacista di fiducia.
La Galphia Glauca
La Adhatoda vasica
La Pychorhyza curroa

ABITUDINI ALIMENTARI
Vi sono inoltre alcuni alimenti che possono aggravare o determinare delle manifestazioni allergiche: tra esse citiamo kiwi, pomodori, pesche, albicocche, cioccolata, i quali dovrebbero in virtù di ciò essere eliminati o quantomeno ridotti in un soggetto allergico.
Concludendo la natura con le piante e i rimedi sopracitati ci fornisce un valido supporto per combattere e tenere sotto controllo i fastidiosi sintomi correlati alle manifestazioni allergiche.

Francesco CICALESE -scienze e tecnologie cosmetiche
per la DERMOCOSMESI CORRADO
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