Medicina Estetica

La stagione “batte” in testa…

Con l’arrivo della primavera, qualche problema con i capelli: deboli, fragili, grassi, secchi. Insomma, intrattabili. Che fare, arrendersi? No, perché le soluzioni ci sono e funzionano…

L’aria di primavera porta scompiglio un po’ dovunque… A partire dalla testa: capelli in “caduta libera”, ciocche secche, arruffate, opache o, al contrario, grasse e ingovernabili; forfora, oppure, fragilità in aumento. Se si tratta di problemi stagionali e passeggeri, esistono rimedi efficaci e facili da mettere in pratica. Solo se si ha l’impressione che la perdita di capelli, la loro debolezza o le irritazioni del cuoio capelluto non siano fasi transitorie, ma anomalie durature allora sarà il caso di rivolgersi ad uno specialista. Ne parliamo con il Dottor Dario Tartaglini, Direttore Sanitario di BETAR MEDICAL, Centro Specializzato in Medicina Estetica di Milano. Ecco, caso per caso…

Caduta
E’ inevitabile che il passaggio di stagione faccia aumentare la quantità di capelli che cadono. “Perderne tra i 30 e i 60 al giorno – sottolinea Tartaglini – rientra nella fase normale di ricambio, ma se si superano i 100, allora, meglio adottare qualche contromisura. Beninteso, i rimedi sono efficaci solo quando si tratta di caduta temporanea, imputabile ad un periodo di debilitazione e stanchezza, a diete urto o a cure mediche particolari. Un’alopecia androgenetica (il nome scientifico della calvizie che solitamente colpisce gli uomini fra i 20 e i 35 anni) è irreversibile e non può essere curata con semplici applicazioni locali di prodotti rinforzanti”.

Capelli grassi
Necessaria per l’equilibrio dei capelli, la sottile pellicola di acqua e sebo protegge e conserva idratata e morbida la capigliatura. Ma un’eccessiva produzione di grasso diventa problematica: ciocche disordinate, pesanti, poco gradevoli a vedersi, anche solo un paio di giorni dopo lo shampoo. Attenzione però a non cercare di risolvere lo squilibrio lavando la testa con un prodotto aggressivo o con acqua troppo calda, o asciugare capelli tenendo il phon a distanza ravvicinata: non fareste che peggiorare la situazione. Per questo è indispensabile affidarsi ad un prodotto calibrato e specifico per capelli grassi, delicato, detergente capace di riequilibrare la produzione sebacea.

Forfora
Forfora secca o grassa? Se è fine e leggera, provoca prurito, ma non rossore allora è secca. Se forma scaglie gialle, spesse e oleose, aderenti al cuoio capelluto ed in grado di irritarlo, invece, si tratta di forfora grassa. Con l’uso di un prodotto adeguato i risultati non si faranno attendere troppo a lungo, ma non va dimenticato che la costanza è il primo ingrediente necessario…

Doppie punte
Colpiscono di solito i capelli lunghi, deboli e sottili. La cuticola (o scudo protettivo del capello) cede e si sfibra, permettendo la formazione di due o più punte, che rendono la capigliatura opaca, stopposa e difficile da pettinare. “A indebolire la cuticola – osserva Tartaglini – concorrono più fattori: inquinamento, sole, cloro (per chi va in piscina), sbalzi termici. Oppure tinture, permanenti e phonature mal eseguite”.

Contro i radicali liberi
Ci sono vari fattori che possono portare ad una maggiore perdita di
capelli rendendoli deboli, spenti e con un aspetto trascurato e poco sano. Quali? “Primi fra tutti gli stress psichici e le cattive abitudini alimentari – afferma il Dottor Tartaglini – che favoriscono l’azione dei radicali liberi, provocando l’invecchiamento precoce dei bulbi piliferi, ma anche condizioni particolari che devono essere valutate dallo specialista, quali il termine di una gravidanza, la sospensione di un estro-progestinico, l’interruzione di una terapia per l’alopecia androgenetica, l’utilizzo di alcuni farmaci, l’ipotiroidismo, la carenza di ferro e zinco” Non sempre i prodotti da applicare localmente sono in grado – oltre al sintomo – di risolvere la causa, che risiede, invece, alla radice capillizia, attaccata dai radicali liberi. “Un aiuto – conclude Tartaglini – può venire dagli integratori alimentari che forniscono all’intero organismo molti principi attivi antiradicali e antiossidanti come vitamine, selenio, rame e zinco”.

Caduta non stop
Quando i problemi ai capelli sono accentuati è bene evitare autodiagnosi e cure consigliate dal parrucchiere. Solo il medico, infatti, può stabilire la giusta causa tramite particolari esami, come il tricogramma, che studia il capello nelle varie fasi del suo ciclo, oppure il mineralogramma, che stabilisce eventuali carenze o accumuli di minerali nel capello.

Info: Dottor Dario Tartaglini – Direttore Sanitario BETAR MEDICAL – Studio Polispecialistico di Medicina e Chirurgia – Via Melzi D’Eril, 26 – 20154 MILANO – Tel. 02/36684785/6 info@betarmedical.it – www.betarmedical.it

Stefania Bortolotti

Passo dopo passo, verso la bellezza

Lo specchio ci ricorda ogni mattina gli anni che passano… La paura di invecchiare fa capolino già verso i trent’anni con la comparsa delle prime rughe. Fumo, consumo eccessivo di alcool, ma anche un’alimentazione sregolata, il ricorso a diete drastiche, condizioni prolungate di stress, nonché l’esposizione non protetta ai raggi del sole, sono tutti fattori che compromettono l’equilibrio della pelle, favorendone un precoce invecchiamento.

“Le prime rughe che si manifestano – afferma la Dottoressa Caminiti – sono quelle ai lati degli occhi, meglio conosciute come “zampe di gallina” e quelle che a poco a poco si formano per le contrazioni dei muscoli del viso, famose come “rughe d’espressione”, che scendono ai lati del naso ed attraversano la fronte e anche le rughe che si formano sulla fronte ed intorno alle labbra (tipiche di chi fuma). Questi solchi sottili sono il primo segno evidente dell’invecchiamento cutaneo e tendono ad accentuarsi col tempo”.

Questi inestetismi spariscono o si attenuano grazie a trattamenti efficaci e mirati come il filler e il botulino.

“I filler – sottolinea la Dottoressa Caminiti – a base di sostanze biocompatibili – ben tollerate e riassorbite completamente dall’organismo – tra i quali spiccano l’acido ialuronico – consentono di “riempire” le rughe provocate dallo svuotamento e perdita di tono degli strati profondi del derma (rughe tra naso e labbra) e periorali (contorno della bocca). Il botulino invece viene utilizzato per limitare la contrazione dei muscoli facciali ed appianare quindi le tipiche “zampe di gallina”, le rughe glabellari (che compaiono alla radice del naso) e quelle frontali”.

I risultati delle due metodiche? Ottimi, ma non definitivi. Filler e botulino sono trattamenti reversibili che hanno un’efficacia di circa sei mesi, successivamente il paziente può sottoporsi ad una nuova seduta. Dopo il trattamento, il viso acquisisce un aspetto rilassato e giovanile.
Dottoressa Caminiti, a proposito di botulino, può parlarci del “micro botulino”. E’ vero che a differenza del botulino – che agisce a livello dei muscoli – quello in concentrazioni minime ha effetti “liftanti” sulla pelle del viso? Come si svolge la seduta?
Il “micro-botulino” (che ha la stessa composizione della tossina botulinica, ma con una concentrazione minore di farmaco) consente una funzione ed un risultato diverso. La “tossina della giovinezza” – utilizzata a dosaggi omeopatici a livello cutaneo e non muscolare – agisce in modo mirato nelle zone interessate, migliorando la qualità ed il tono della pelle con un effetto naturale. Dopo aver disinfettato la zona da trattare, si procede all’infiltrazione sottocute (intradermica) di piccole quantità di sostanza attraverso aghi finissimi con la tecnica chiamata a “microponfi”, cioè tante piccole punturine effettuate a “trama” e a distanza di un centimetro l’una dall’altra.

Dove agiscono le iniezioni di “micro-botulino”? Sono sicure?
Come accennato, a differenza del botulino, il “micro-botulino” non agisce sui muscoli facciali limitandone la contrazione, ma sulla cute. Grazie ai bassi dosaggi queste iniezioni consentono di spianare i cedimenti della linea mandibolare, delle guance e delle rughe verticali ed orizzontali del collo che si riempiono subito: la pelle appare più turgida, più levigata, omogenea, le porosità ridotte. Rispetto al botulino, rimangono invariate la sicurezza, l’efficacia ed i risultati, ma aumenta l’impiego possibile.

La seduta è dolorosa? Qual è la particolarità di questo trattamento? Rimangono dei “segni”?
La seduta non è dolorosa: si può avvertire un lieve fastidio attenuato dalla crema anestetica se la paziente è sensibile.

Quando si vedono i risultati?
Dopo un paio di giorni la pelle del viso inizia a migliorare per raggiungere il risultato ottimale dopo circa due settimane, protraendo gli effetti per circa quattro mesi prima di riassorbirsi, lasso di tempo a partire dal quale è possibile ripetere la metodica.

Per concludere, c’è un periodo consigliato nel quale sottoporsi ai trattamenti con filler, botulino e “micro-botulino”?

Non esiste una data “entro e non oltre la quale” intervenire con queste metodiche. I filler riassorbibili a base di acido ialuronico, le iniezioni di tossina botulinica ed il “micro-botulino” si possono fare sempre e non sono controindicate nemmeno in estate, a patto che vengano prese le dovute precauzioni limitando l’esposizione al sole nei giorni successivi al trattamento per diminuire la vasodilatazione. Attenzione allo sport: dopo un trattamento al botulino bisogna astenersi da attività fisica per le successive quattro-sei ore ed evitare totalmente sport intensi per almeno due giorni. Questo vale in tutte le stagioni dell’anno.

L’AITEB (Associazione Italiana Terapia Estetica Botulino) www.aiteb.it è costituita da medici chirurghi esperti in trattamenti di ringiovanimento del viso il cui obiettivo è quello di sviluppare le conoscenze sul botulino e le sue applicazioni in Medicina Estetica. Per quanto riguarda la sostanza iniettata, è importante che sia registrata all’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco).

Info: Dottoressa Paola Caminiti – Medico Estetico a Milano e Saronno (VA) – e- mail: info@caminitimedicalspa.it

Stefania Bortolotti

L’AMORE DOPO IL BISTURI

Quando operarsi
Quando si è pienamente convinti che sia proprio il “difetto” agli organi genitali ad inibire l’approccio con il sesso. E’ importante inoltre essere sicuri che il rifiuto od il disagio nell’ intimità con il partner svaniranno dopo una tale operazione.
A chi rivolgersi
In Italia non sono molti i centri specializzati nella chirurgia del sesso. Gli interventi sulla donna possono essere praticato da un chirurgo plastico o da un ginecologo. Quelli sull’uomo, dal chirurgo plastico, dall’urologo o dall’andrologo. Prima di sottoporsi ad un intervento che in qualche misura andrà a modificare gli organi sessuali, è consigliabile la consulenza del sessuologo.
Come si svolgono gli interventi
La maggior parte degli interventi sui genitali viene eseguita in anestesia locale. Il regime è quello del day hospital: il paziente, al termine dell’operazione, resta in clinica per un paio d’ore e poi viene subito dimesso.
Questa formula elimina tutti quei disagi, soprattutto psicologici, che una ospedalizzazione porterebbe inevitabilmente.

Il complesso numero uno delle donne: vagina larga ma anche …cellulite

La paura di non soddisfare sessualmente il partner si concretizza in molte donne nell’idea di avere un canale vaginale eccessivamente largo.

Questo problema comporta ansie ed inibizioni nel rapporto intimo: il timore che il proprio compagno non riesca a “sentire” pienamente e a godere durante il rapporto sessuale, può spingere a volte la donna al rifiuto delle effusioni più intime.
L’intervento di riduzione del canale della vagina offre, sotto il profilo sessuale, vantaggi solo per il partner.
E’ un intervento delicato che, pur garantendo buoni risultati, può portare a spiacevoli conseguenze come perdita di elasticità e di sensibilità o rischio di infezioni.
L’altro fattore che nelle donne inibisce maggiormente la sessualità non è direttamente collegato alla sfera genitale ma ha implicazioni erotiche molto determinanti.
In un questionario distribuito ad un campione rappresentativo di donne dai 18 ai 50 anni, alla domanda
“Quale è la parte del suo corpo che inibisce più di tutte la sua vita sessuale?” il 66% delle intervistate ha risposto sorprendentemente: la cellulite.
Non a caso, in chirurgia estetica, la lipoaspirazione (ovvero la tecnica di aspirazione chirurgica del grasso in eccesso) è di gran lunga l’intervento più richiesto dalle donne.
In una ricerca condotta su pazienti tre mesi dopo essersi sottoposte a lipoaspirazione, il 62% di queste hanno dichiarato un incremento soddisfacente della qualità della propria vita sessuale. Questo dimostra come una mutata percezione di sé incida maggiormente sul piano qualitativo della sessualità.

Il complesso numero uno degli uomini: impotenza e pene corto
Contro l’impotenza la chirurgia sessuale risponde con l’innesto delle protesi idrauliche, in grado di procurare l’ erezione, azionando dall’esterno una piccola pompa. Le protesi gonfiabili si distinguono a seconda del numero di componenti.
Quelle ad un componente sono costituite da due cilindri che si inseriscono nel pene. Il liquido passa attraverso i cilindri con una semplice pressione dall’esterno, consentendo l’erezione.
Le protesi a due componenti hanno un serbatoio separato per il liquido, sistemato nello scroto.
Il serbatoio viene svuotato per mezzo di una semplice valvola.
L’intervento di allungamento del pene prevede un’ incisione di un paio di centimetri, proprio sopra il pene.
Incidendo il legamento superiore (cioè quel cordone che collega il pene al pube), si arriva ad aumentare la pendenza di 3-4 centimetri.
La nuova tecnica chirurgica di allungamento del pene prevede inoltre la recisione di tutte le aderenze che fissano lateralmente il pene al pube.
In questo modo, oltre ad essere diventato più lungo, il pene non risulterà più “infossato” , come avveniva quando il legamento sospensore era troppo corto.
A differenza del primo intervento, quello di allungamento del pene non determina una vita sessuale qualitativamente migliore; le dimensioni del pene non sono proporzionali alla capacità di dare e ricevere piacere.
L’intervento può comunque portare benefici a livello psicologico, soprattutto a quegli uomini che, a causa delle misure del loro membro, si sentono poco “virili”, vivendo con angoscia la loro sessualità.

Carlo Alberto PALLORO -chirurgo plastico
pubblicazione del 1996

COME AVER CURA DI GAMBE E PIEDI

Gambe e piedi belli, ma soprattutto sani.
Cosa possiamo fare per evitare che i nostri arti si imbruttiscano, invecchino e si ammalino?
Le strategie sono parecchie ma possono concentrarsi in tre presupposti particolari: condurre una vita sana, concedersi le dovute attenzioni e rivolgersi allo specialista al primo sintomo di qualcosa che non va. I disturbi che più colpiscono le gambe sono legati ad una cattiva circolazione e gran parte di questo articolo è dedicata agli inestetismi e ai disturbi associati a tale problema (cellulite, capillari, varici, ecc.). Acciacchi che, guarda caso, colpiscono più le donne (e poi vedremo perché) e che si fanno particolarmente sentire nella stagione primaverile. Un’attenzione inoltre verrà rivolta alla parte più periferica del corpo, i piedi, spesso trascurati e ritenuti di secondaria importanza. Eppure i piedi sono la base del nostro sostegno ed il loro benessere é collegato al benessere della nostra colonna vertebrale e della funzione cardiocircolatoria. Capire questo, é già un bel passo in avanti.

LA CIRCOLAZIONE NELLE GAMBE
A garantire la circolazione del sangue fino agli arti inferiori e a ritroso, vincendo la forza di gravità, fino al cuore é una complicata rete di condotti venosi che, nelle gambe, si articola in tre reti principali:
La rete venosa superficiale, che si distribuisce sotto la cute, al di sopra delle masse muscolari. Di questa rete fanno parte la piccola safena (esterna) e la grande safena (interna). Quest’ultima inizia nel margine interno del piede, arriva fino all’inguine e confluisce nel sistema venoso profondo attraverso la valvola safeno-poplitea.
La rete venosa profonda, in cui le vene corrono all’ interno delle masse muscolari, vicino alle ossa, affiancando le arterie. La vena poplitea (presente dietro il ginocchio) fa confluire circa il 90% del sangue in circolo fino all’atrio destro del cuore.
La rete dei vasi perforanti, costituita da condotti venosi che attraversano i muscoli. Tali vasi, partendo dal circolo superficiale, portano il sangue verso il circolo profondo.
Il circolo del sangue avviene dunque seguendo due direttrici: dal basso verso l’alto (dai piedi al cuore) e dalle vene superficiali a quelle più profonde, attraverso la rete dei vasi perforanti.
LE REGOLE PER MUOVERSI IN LIBERTA’
Una corretta circolazione é basilare per la salute e la bellezza delle gambe. E’ quindi importante fare quanto possibile per evitare tutte quelle condizioni che potrebbero ostacolare la funzione circolatoria. Ecco alcuni semplici accorgimenti:
ATTIVITA’ FISICA : riattiva la circolazione e contribuisce ad evitare il ristagno dei liquidi nei tessuti. Oltre allo sport (ottima l’attività aerobica) ci si può dedicare alle camminate, vincendo la pigrizia e compensando così una vita quasi esclusivamente sedentaria.
CORREGGERE LA POSTURA :è importante per mantenere in efficienza la circolazione. Quando si è seduti, ad esempio, bisogna evitare di accavallare le gambe ed abituarsi a mantenere le ginocchia parallele ed i piedi ben piantati per terra. I problemi di circolazione a livello delle gambe possono derivare, oltre che dalle posizioni assunte, anche da malformazioni della colonna vertebrale e dal modo di camminare e di appoggiare il piede.
Un’analisi della postura effettuata dallo specialista può servire in questo senso a rilevare e a correggere eventuali anomalie.
DIETA EQUILIBRATA: privilegiare cibi ricchi di fibre (frutta, verdura, cereali integrali, legumi) e minerali. Bere molto nell’arco della giornata (almeno 2 litri di acqua al giorno), limitare il sale (provoca ritenzione idrica), gli zuccheri ed i grassi.
RINUNCIARE AI VIZI come il fumo o l’alcool: essendo vasocostrittori riducono l’ ossigenazione nei tessuti e contribuiscono a problemi come ritenzione idrica, cellulite e fragilità capillare.
NO AI VESTITI STRETTI che sono da ostacolo alla circolazione. Non parliamo solo di jeans stretti o fuseaux ma di tutto ciò che stringe: elastici troppo stretti, cinture, panciere, calze autoreggenti, capi troppo rigidi ma anche di materiale sintetico che impediscono la traspirazione e favoriscono quindi la ritenzione dell’acqua e delle tossine.
CALZATURE ADEGUATE: non é consig]iabile indossare per molte ore calzature dal tacco alto, dalla pianta o punta stretta o dalle suole troppo grosse e pesanti: il piede ne risente e così anche la circolazione. Per il benessere dei nostri piedi, preferire calzature comode e dal tacco di 3-5 centimetri.

GAMBE E PIEDI STANCHI -UN PEDILUVIO ED UN BEL MASSAGGIO
Può capitare che alla fine della giornata si avverta un senso di stanchezza e di pesantezza agli arti inferiori. Ciò è molto facile se già si soffre di problemi di circolazione ma anche se nel corso della giornata si sono assunte posizioni fisse (o troppo a lungo in piedi o troppo a lungo seduti). Per un senso di sollievo, può essere utile praticare un pediluvio con sali minerali o preparati naturali. In farmacia si possono trovare preparati a base di sali (alluminio, sali ossigenati, urea, acido citrico e solfato di magnesio). Il pediluvio é un vero toccasana per i piedi gonfi e doloranti poiché favorisce il riassorbimento dei liquidi ristagnanti, facilita il drenaggio e la circolazione linfatica e migliora di conseguenza il tono muscolare.
Per un maggiore beneficio, dopo il pediluvio, applicare su piedi e gambe una crema defatigante con un dolce e prolungato massaggio: si inizia dalla pianta lei piede esercitando pressioni con i polpatrelli e rotazioni della caviglia; si sale poi verso l’alto fino alla radice delle cosce, eseguendo piccoli cerchi, impastamenti e leggeri picchiettamenti. Per favorire il ritorno venoso del sangue é utile tenere sollevate per qualche minuto le gambe mentre a chi soffre di problemi circolatori si consiglia di indossare durante il giorno calze ad elasticità graduata.

PER NON FARCI IL CALLO
I calli (ipercheratosi) si formano per un ispessimento dello strato corneo della cute, condizione che si verifica quando si é soliti portare calzature troppo strette (per via del continuo sfregamento) o con il tacco eccessivamente alto ma anche per squilibri dell’ assetto del piede o della colonna vertebrale. Se si trascura
la lesione (che colpisce soprattutto l’ alluce o il quinto dito) c’é il rischio che questa diventi sempre più profonda fino a raggiungere le terminazioni nervose. Che fare in caso di callosità? Lasciare stare lamette o forbicine (pericolosissime!) e rivolgersi allo specialista podologo. Da ricordare che un piede doloroso non soltanto non garantisce un corretto appoggio al suolo ma può provocare dolori anche in zone apparentemente non collegate come il ginocchio, l’anca, la colonna vertebrale, il collo e addirittura la testa.

 

 

ALTRI INCONVENIENTI
DURONI
Callosità diffuse localizzate soprattutto sulla pianta del piede o sul calcagno. Si prevengono con pediluvio e pietra pomice.
VERRUCHE
Sono infezioni virali causate dal Papova virus, veicolate con maggior facilità frequentando ambienti umidi e poco puliti. Possono essere asportate con il laser.
ULCERE:
Escavazioni della superficie cutanea difficili a cicatrizzarsi e quindi a guarire bene.
OCCHI DI PERNICE
Callosità che compaiono tra le dita dei piedi. Hanno forma rotondeggiante e presentano un punto nero al centro circondato da un’areola rosso-biancastra. Questo tipo di infezione locale viene favorita dalla costante umidità dei piedi.
IPERIDROSI PLANTARE
E’ l’eccessiva sudorazione dei piedi, accompagnata anche da un acre olezzo determinato dalla decomposizione dei batteri che proliferano nell’ambiente caldo-umido delle calzature chiuse. Il disturbo può portare ad escoriazioni, dermatiti (scatenate soprattutto dal contatto con le colle e i coloranti delle scarpe), infezioni da funghi.
L’iperidrosi può essere trattata chirurgicamente sottoponendo la pianta del piede ad una sorta di raschiatura, praticata al fine di ridurre il numero delle ghiandole sudoripare.

 

 

COME DEVE ESSERE LA SCARPA IDEALE
MATERIALE
Preferire calzature realizzate con materiali naturali (cuoio, pelle, ecc.) in quanto non ostacolano la traspirazione del piede.
MISURA
Non solo le scarpe strette fanno male ma anche quelle troppo larghe. Scegliere quindi calzature comode e a pianta larga.
PLANTARI
In farmacia si possono acquistare plantari personalizzati, in grado di ripristinare un corretto appoggio del piede.
ORTESI DIGITALE
Realizzati in silicone, servono ad assorbire o a ridistribuire la pressione che il nostro corpo esercita su punti precisi del piede (prevenendo così le callosità).
SUOLA
Meglio se in cuoio. eventualmente rivestita di gomma.
TOMAIA
Deve racchiudere il piede senza stringerlo e consentire uno spazio di qualche millimetro tra le dita dei piedi e la punta della scarpa. La tomaia ideale é sostenuta, a forma rotonda o quadrata.
TACCO
Preferibile sceglierlo di una misura compresa tra i 3 ed i I 5 centimetri. La base deve essere sufficientemente larga da consentire un corretto appoggio del piede.

 

ALLUCE VALGO
Si ha quando l’alluce devia verso le altre dita ed il primo metatarsale provocando la formazione di una dolorosa e inestetica “cipolla”. Il problema, che riguarda soprattutto le donne, é da attribuirsi all’uso di calzature scomode ma può essere legato anche ad una predisposizione genetica e può determinare difficoltà a camminare nonché uno scorretto appoggio del piede. Per riequilibrare la
funzionalità del piede non rimane altro che l’intervento chirurgico (i separadita in lattice da indossare di notte non sono risolutivi per questo disturbo, spesso bilaterale, a carattere evolutivo).

QUAL E’ LA FORMA DEL TUO PIEDE?
l piedi non hanno la stessa forma. Neppure nello stesso soggetto sono esattamente uguali. Gli specialisti hanno individuato tre morfologie specifiche:
PIEDE GRECO -> L’ alluce é più corto del secondo dito
PIEDE EGIZIO -> L’ alluce è più lungo del secondo dito
PIEDE QUADRATO -> Alluce e secondo dito hanno uguale lunghezza

I DISTURBI DELLE GAMBE: COME CURARLI
Gonfiori
Senso di pesantezza
Formicolii
Capillari dilatati
Varici Flebite
Trombosi

CAPILLARI
Le teleangectasie sono piccole varicosità che interessano i condotti venosi più piccoli e remoti che, sfiancandosi, producono una sorta di ragnatela di venuzze bluastre e rossastre. Tra le cause di questa situazione troviamo fattori ormonali ma anche alcune errate abitudini comportamentali. I capillari dilatati sono il sintomo di un’insufficienza venosa che, se trascurata, può portare a disturbi più importanti come la comparsa di varici, infiammazioni (tlebiti, trombotlebiti, trombosi venosa), eczemi ed ulcerazioni alle gambe, embolia polmonare. Ecco perché é indispensabile cercare di eli minarli sin dalla loro comparsa.
LA TERAPIA CON IL LASER C02 PULSATO
Il fascio di luce monocromatica diretto localmente é in grado di chiudere il vaso, senza provocare danni ai tessuti circostanti. Questo grazie all’azione di fototermolise selettiva offerta dal laser ad anidride carbonica pulsato, azione che consente di colpire il capillare evitando ai liquidi contenuti nei tessuti circostanti di raggiungere temperature elevate. La terapia viene eseguita ambulatoriamente, senza anestesia (in presenza di una fitta rete di capillari si può ricorrere ad una crema anestetica). Deve essere eseguita da un medico esperto nell’utilizzo del laser, altrimenti c’é il rischio di procurare danni termici anche irreversibili.

VARICI
Le vene varicose sono dilatazioni, ovvero sfiancamenti della parete delle vene superficiali delle gambe, che causano rigonfiamenti e tortuosità molto visibili. Questi “sfiancamenti”, dovuti ad una debolezza costituzionale del tessuto elastico contenuto nella parete delle vene, portano alla perdita di tenuta delle valvole responsabili di far risalire il sangue al cuore: il sangue ristagna quindi negli arti inferiori, dilatando le vene superficiali e formando quelle evidenti “ragnatele” o rigonfiamenti venosi.
LA CHIRURGIA
La chirurgia delle varici prevede diverse tecniche di intervento, a seconda del grado e del tipo di varicosità: dalla legatura delle vene alla flebectomia (asportazione della varice attraverso speciali uncini), dalla valvuloplastica (fasciatura della vena con una rete sintentica) allo stripping (asportazione totale o parziale della vena safena). Alcuni di questi interventi possono essere realizzati in anestesia locale, in day hospital ed in endoscopia.

FLEBITE
Si tratta di un’ infiammazione della vena che si manifesta con una chiazza rossa e dolorante, spesso in tensione. Può essere causata da predisposizione (flebite primaria) o da altre malattie che hanno causato lo sfiancamento della vena (flebite secondaria). I fattori di rishio sono il sesso femminile, la presenza di varici o di traumi delle vene, l’immobilità od il lungo stazionamento in piedi, l’obesità.
COME SI CURA
Con la terapia farmacologica a base di anticoagulanti (che eliminano il rischio di trombi, pericolosi coaguli di sangue), di analgesici (che riducono il dolore) e di antibiotici (che combattono l’infezione).
In caso di flebite é necessario il riposo assoluto, con l’arto colpito sollevato rispetto al resto del corpo. L’uso di calze graduate aiuterà inoltre a sostenere le vene.

TROMBOSI VENOSA PROFONDA
E’ una malattia che va curata con tempestività altrimenti può degenerare in embolia polmonare (quest’ultima avviene quando parti del trombo si staccano e vengono trasportati dal flusso sanguigno fino al polmone). La trombosi venosa profonda (TVP) si ha quando si forma un trombo all’interno di una vena profonda. La presenza di questo grumo di sangue provoca un’ostruzione che rende difficile (e a volte impossibile) la circolazione sanguigna. I sintomi di tale malattia sono dolori, difficoltà di deambulazione, comparsa di lividi in superficie, cambiamento del colore della pelle.
I soggetti più a rischio di trombosi sono in particolare le donne con problemi di obesità, diabete, ipercolesterolemia, arterosclerosi e disturbi renali.
COME SI CURA
Con farmaci anticoaugulanti somministrati per via endovenosa o sottocutanea (come l’eparina) o per via orale. In alcuni casi il medico consiglia anche l’assunzione di farmaci trombolitici, allo scopo di sciogliere più in fretta il trombo.

RIMODELLAMENTO CHIRURGICO DELLE GAMBE
Cellulite
Adiposità localizzata
Rilassamento muscolo-cutaneo.
Smagliature
Dopo la salute passiamo all’estetica. I principali inestetismi delle gambe, cellulite e grasso localizzato, sono in larga misura collegati ad un ostacolo della circolazione e ad errate abitudini comportamentali. La dismorfia degli arti inferiori può essere trat­tata chirurgicamente così da rendere armoniosi i profili delle gambe. Per raggiungere tale obiettivo la chirurgia estetica ricorre a diverse tecniche, in alcuni casi all’integrazione di più terapie per un approccio radicale dell ‘inestetismo. Gli interventi vengono realizzati in anestesia locale oppure, per il trattamento di zone estese, in anestesia peridurale (dalla vita in giù). L’anestesia viene accompagnata da una sedazione della paziente e dalla somministrazione di sostanze vasocostrittrici (adrenalina) impiegate per ridurre al minimo il flusso del sangue nelle parti trattate. Ecco, descritti dal dottar Carlo Alberto Pallaoro, specialista in chirurgia plastica a Padova, le principali tecniche di rimodellamento delle gambe.
I dismorfismi che maggiormente colpiscono le gambe sono cellulite e adiposità localizzata, spesso coesistenti nello stesso soggetto. Questi inestetismi possono interessare anche i glutei, i fianchi e la regione addominale. Per rimodellare armoniosamente i profili del corpo si può ricorrere a diverse tecniche di chirurgia estetica, realizzate in anestesia locale ed in regime day hospitaI.
LIPOASPIRAZIONE
E’ l’intervento mirato all’eliminazione degli accumuli di grasso localizzato, responsabili di evidenti quanto inestetiche dismorfie. La lipoaspirazione consente un apprezzabile rimodellamento dei profili delle gambe. Può essere praticata su interno-esterno cosce, glutei, ginocchio, polpacci, caviglie.
A CHI E’ INDICATA
A chi presenta concentrazioni di adipe localizzata: un inestetismo molto diffuso tra le donne di ogni età e che si concentra prevalentemente nella regione fianchi-cosce-glutei. Oltre alle gambe, possono essere trattate chirurgicamente altre zone del corpo come il viso, il collo, le braccia, l’addome e la schiena.
CONDIZIONI PER UNA BUONA RIUSCITA DELL’INTERVENTO
Pelle adeguatamente elastica così da consentire un suo perfetto riadattamento ai nuovi volumi raggiunti. AI fine di incrementa­re la relativa elasticità cutanea, viene realizzato in fase chirur­gica un ampio scollamento eolico della cute, eseguito attraver­so un insufflatore di ossigeno puro.
PERIODO POST-OPERATORIO
Si consiglia una convalescenza di una settimana e l’uso di calze elastiche mediamente compressive per almeno un mese (e di una panciera, nel caso si fosse trattata anche la zona fianchi/addome). Per favorire il processo di guarigione vengo­no prescritti farmaci antibiotici ed antinfiammatori. Da evitare per almeno 40 giorni l’esposizione delle parti trattate al sole o alle lampade abbronzanti mentre per accelerare il riassorbimen­to delle ecchimosi e dell’edema post-operatorio viene consi­gliato un ciclo di linfodrenaggio manuale e la laserterapia.
MANTENERE NEL TEMPO I RISULTATI
Sarà difficile “ingrassare” nelle parti trattate poiché le cellule di grasso, essendo state aspirate, non potranno più moltiplicarsi. Questo non vuoI dire che si potrà strafare senza pericolo di ritrovarsi con il problema iniziale dei cuscinetti. Per conservare nel tempo una linea ben modellata sarà sufficiente mantenere un corretto stile di vita.

WET LIPO LIFT
E’ la terapia integrata del grasso localizzato e della cellulite: un unico intervento per rimuovere due tra gli inestetismi femminili più diffusi. La tecnica – messa a punto dal dottor Carlo Alberto Pallaoro, specialista in chirurgia plastica a Padova – si avvale della sinergia tra terapia clinica (erogazione di farmaci anticellulite) e chirurgica (lipoaspirazione). La terapia può anche essere scissa: in caso di cuscinetti di grasso senza cellulite viene praticata la lipoaspirazione mentre in caso di cellulite senza adiposità localizzata é sufficiente ricorrere alla sola terapia clinica.
CONDIZIONI PER UNA BUONA RIUSCITA DELL’INTERVENTO
Cute adeguatamente elastica da consentire, con la lipoaspirazione, un suo perfetto riadattamento ai nuovi volumi raggiunti. Al fine di incrementare la relativa elasticità cutanea, viene realizzato in fase chirurgica un ampio scollamento eolico della cute, eseguito attraverso un insufflatore di ossigeno puro.
PERIODO POST-OPERATORIO
Vengono prescritti farmaci antibiotici ed antinfiammatori e consigliato l’uso di calze elastiche a media compressione da indossare per almeno un mese. Un ciclo di linfodrenaggio manuale alternato a terapia laser aiuterà ad accelerare il riassorbimento dell’edema (gonfiore post-operatorio) e delle ecchimosi mentre per non compromettere i risultati dell’intervento si dovrà evitare l’esposizione al sole o alle lampade Uva per almeno 40 giorni.
MANTENERE NEL TEMPO I RISULTATI
I risultati raggiunti dalla terapia Wet Lipo Lift sono definitivi, a patto che la paziente si adoperi a mantenere uno stile di vita corretto attraverso un giusto connubio tra alimentazione ed attività fisica. Sono d’aiuto inoltre tutti quegli accorgimenti in grado di mantenere efficiente il proprio sistema circolatorio evitando così “intoppi” che a lungo andare potrebbero portare alla ricomparsa della cellulite e dell’adiposità localizzata.
Le incisioni praticate per consentire l’accesso della doppia cannula sono le stesse previste per la lipoaspirazione. Simultaneamente all’aspirazione chirurgica delle cellule di grasso in eccesso, viene praticata – attraverso una microcannula contenuta all’interno della cannula aspiratrice – la somministrazione di sostanze farmacologiche ad azione lipolitica (di scioglimento dei grassi), fibrinolitica (di rottura delle cellule che imprigionano il grasso) ed antitrombotica (di ripristino di un corretto funzionamento dei vasi sanguigni). Questa sorta di “mesoterapia” in profondità si rivela molto efficace per combattere la cellulite poiché va a colpirla nel punto esatto in cui si forma.
Il rimodellamento restituisce le giuste proporzioni ai profili del corpo. I risultati sono naturali e le incisioni esteticamente trascurabili.

SILKLIPOSCULPTURE
Anche in questo caso si tratta di una terapia integrata di rimodellamento dei profili del corpo. Dalla seconda parte del nome, si può intravvedere la presenza in questa terapia dell’intervento di lipoaspirazione mentre il termine “silk” (che in inglese sta per seta) si riferisce ad una speciale apparecchiatura in grado di eseguire in fase transchirurgica un efficace massaggio pneumatico in modo da contribuire ad un migliore riadattamento nonchè ad una migliore omogeneità della pelle.
A CHI E’ INDICATA
A chi presenta accumuli di grasso localizzato accompagnati o meno da cellulite. Questa nuova tecnica supera i limiti della singola lipoaspirazione e cioé quelli di creare – attraverso la disgregazione delle fibre che imprigionano il grasso – una fitta serie di buchetti (molto simili a quelli cellulitici).
Con la Silkliposculpture oltre a migliorare la qualità del grasso distribuito sul corpo viene posta particolare attenzione anche alla qualità della pelle, che risulterà così compatta e liscia come la seta.
CONDIZIONI PER UNA BUONA RIUSCITA DELL’INTERVENTO
Pelle adeguatamente elastica da potersi adattare ai nuovi volumi raggiunti attraverso la lipoaspirazione. Il ricorso al massaggio pneumatico aumenta la qualità estetica dei risultati in quanto la cute riacquisterà una maggiore compattezza ed omogeneità.
PERIODO POST-OPERATORIO
Il chirurgo prescrive antibiotici ed antinfiammatori per accelerare il processo di guarigione e l’uso di calze mediamente compressive da indossare per almeno un mese. Viene consigliato inoltre un ciclo di linfodrenaggio manuale e qualche seduta ancora di massaggio pneumatico per aumentare ulteriormente l’uniformità cutanea e riattivare la circolazione. Vietato prendere sole o sottoporsi alle lampade abbronzanti per almeno i primi 40 giorni.
MANTENERE NEL TEMPO I RISULTATI
Si può dire che i risultati raggiunti da questa terapia sono definitivi, a patto però che la paziente riesca a mantenerli attraverso semplici e salutari norme comportamentali ed un corretto stile di vita.
Il chirurgo detterà in questo senso tutti i consigli e gli accorgimenti necessari per conservarsi in piena forma.

PER IL RILASSAMENTO DI COSCE E GLUTEI LIFTING MICROCHIRURGICO
La ptosi muscolo-cutanea può essere dovuta a diversi fattori come l’età, la sedentarietà, la gravidanza od un repentino dimagrimento.
La zona rilassata, oltre a risultare visibilmente “svuotata”, flaccida e cascante risulta anche con pelle in eccesso.
In questo caso si può intervenire con un intervento di lifting. La nuova tecnica microchirurgica, ideata dal dottor Carlo Alberto Pallaoro, é in grado di procurare un ottimale rassodamento privo di esiti cicatriziali esteticamente rilevanti ed é pertanto preferibile -ove possibile­al lifting tradizionale, che procura invece cicatrici molto estese quanto visibili.
In caso di eccessivo rilassamento della parte, si procede invece con la tecnica di lifting tradizionale, eliminando poi in seguito (dopo almeno 2 mesi dall’intervento) la vistosa cicatrice con la tecnica di mosaic surgery.

Dottor Carlo Alberto PALLAORO -chirurgia plastica
pubblicazione del 2000

LE SMAGLIATURE: COME RENDERLE INVISIBILI

Le strie atrofiche dette “smagliature” sono dovute a un cedimento localizzato del derma, lo strato deputato al sostegno della cute e a una rottura localizzata delle fibre connettive ed elastiche. Variano di lunghezza (da 1-2 cm a 15 cm), in larghezza (fino a 1 cm), e nella forma (da rettilinee a curva a zig zag). Inizialmente sono di colore rossastro, col passare degli anni assumono colore madreperlaceo, questa è la fase terminale in cui la superficie della zona interessata diventa più sottile e depressa al tatto, non sono presenti peli e l’attività melanica è ridotta (per questo le smagliature non si abbronzano anzi in seguito ad esposizione solare diventano più evidenti).prima
Spesso compaiono verso il 6° e l’8° mese di gravidanza su addome, fianchi, seno e cosce; un altro periodo critico è quello della pubertà. E’ comunque possibile che a volte si presentino su donne che non hanno mai modificato il loro peso e la struttura corporea. Due sembrano i fattori che giocano un ruolo determinante nella loro formazione: un fattore biochimico ormonale (ipercorticoidismo) e l’altro meccanico di stiramento, questi agirebbero facilitati da una predisposizione genetica.
Il fattore ormonale comporta una riduzione dell’attività dei fibroblasti e quindi una modificazione della sostanza fondamentale del derma, come conseguenza la pelle diventa meno elastica e resistente. Su questo terreno agisce il fattore meccanico che provoca una rottura delle fibre collagene e innesca un processo di riparazione, segue una fase di guarigione in cui si verifica il ripristino del tessuto connettivo danneggiato e la lesione assume l’aspetto definitivo di una cicatrice. Importante quindi è sicuramente un’azione preventiva soprattutto durante la pubertà e la gravidanza. L’obiettivo è mantenere il tessuto idratato ed elastico, stimolare la funzione dei fibroblasti e intensificare il microcircolo; con l’uso di cosmetici a base di oli emollienti, vitamine lipo e idro solubili quali la A, E, F oltre la biotina e vitamina B abbinate a sostanze idratanti ed elasticizzanti come gli aminoacidi e i biopolimeri naturali, l’acido jaluronico, collagene, elastina. Il trattamento delle smagliature già formate richiede al contrario un trattamento professionale specifico, che ho messo a punto in collaborazione col Centro di Ricerche sulla Pelle di Rio de Janeiro.
Questo è composto da tre fasi differenti:dopo
La prima fase è un peeling preceduto da una fase preparatoria detta pre-peeling in cui usiamo una soluzione cheratolitica -composta da acido glicolico, acido lattico e acido salicilico-, questa apre lo strato corneo e prepara alla penetrazione dell’acido glicolico al 70%. In questo modo diamo uno stimolo importante alla pelle inducendo una vasodilatazione a livello dermico, ciò determina un apporto di nutrienti che migliorano l’elasticità della pelle. Nel periodo post-peeling il paziente dovrà idratare l’area trattata per due/tre giorni, dopo dovrà continuare con un trattamento domiciliare specifico.
La seconda e la terza fase vedono l’utilizzo di rivitalizzanti a base di ac. Jaluronico, che favorisce la proliferazione e la migrazione dei fibroblasti, vitamine, aminoacidi, minerali, ac. nucleici e coenzimi, che insieme stimolano i differenti metabolismi biologici e permettono una vera ristrutturazione del tessuto cutaneo. Il trattamento deve essere effettuato una volta la settimana per circa 8 sedute, importante accorgimento è non esporre al sole le parti trattate. La combinazione e l’integrazione di questi differenti trattamenti porterà nel giro di alcuni mesi ad un notevole miglioramento delle smagliature in termini di dimensione e profondità e della cute circostante.

Aldo Alessi
Medico Estetico
Firenze,
Pubblicazione Dicembre 2003

LA CADUTA DEI CAPELLI

Una volta appurato che l’intuizione era giusta, e questo è stato possibile e reso dimostrabile dagli studi sulla 5-alfa-reduttasi, si è passati ad una fase successiva della ricerca: in pratica si sono fatte delle valutazioni analitiche chimico-fisiche sui componenti di alcune piante officinali: una delle prime a cadere sotto l’obiettivo, anzi, la lente di ingrandimento della scienza con i suoi progressi nel campo dell’ analisi, è stata la SERENOA REPENS, una palmetta spontanea delle coste sabbiose sud-orientali del Nord-America, già utilizzata dagli aborigeni per curare anche problemi sessuali maschili e prostatici: questa pianta contiene una sostanza grassa in grado di stabilizzare il testosterone che, per effetto della 5-alfa-reduttasi, viene trasformato in diidro-testosterone. Appare chiaro, da quanto appena detto, che questa reazione di conversione del testosterone in un suo metabolita, quello che gioca un ruolo chiave nell’alopecia nelle sue varie forme, può essere rallentata e modificata da un inibitore della 5-alfa-reduttasi isolato, ultimamente, proprio in questa palmetta del Nord-America.
Per la verità è assurto agli onori della cronaca quale recente acquisizione, anch’esso perchè inibitore dello steroide 5-alfa-reduttasi, proprio in questo momento in cui il problema capelli si manifesta di più rispetto agli altri periodi dell’anno (i nostri nonni associavano la caduta al tempo delle castagne…), una molecola di sintesi, la FINASTERIDE al dosaggio di 1 mg, precedentemente commercializzata in compresse da 5 mg per il trattamento dell’ ipertrofia prostatica benigna. Ancora di sintesi è il MINOXIDIL, una sostanza chimica utilizzata, prima che per i capelli, per curare l’ipertensione.
Ritorniamo, dopo questa breve parentesi fatta solo per completezza di informazione, al discorso sui prodotti offertici da madre natura: esistono, infatti, molte altre piante officinali, oltre la succitata Serenoa, con delle specifiche e peculiari proprietà di sicuro interesse nella cura della calvizie. Solo per citarne alcune ricordiamo il Miglio ricco in lipidi, carboidrati, minerali e proteine, la pianta di Ginkgo Biloba, attivante la micro-circolazione cerebrale ed anche il distretto vascolare del cuoio capelluto e poi ancora l’Alga Chlorella, ricca in acidi nucleici, l’Ortica, la Coda Cavallina ed il Crescione ricchi in minerali e prodotti solforati.

L’INNOVAZIONE rispetto all’uso tradizionale dei succitati prodotti, che rappresenta, in effetti, lo scopo degli studi degli esperti e degli specialisti della Dermocosmesi Corrado, sta nel fatto che, alla luce delle moderne acquisizioni è possibile non solo veicolare i principi funzionali delle molecole attive e dei fitocomplessi direttamente nel sito adatto a svolgere in modo ottimale la loro funzione, ma anche utilizzare, quali eccipienti, sostanze in grado non solo di trasportare i suddetti principi attivi ma anche di sinergizzare, con proprietà affini e/o complementari, l’azione del rimedio principale.
- Per chiarire meglio il primo concetto preciso che, secondo me, il modo migliore di utilizzare un farmaco è quello di farlo arrivare dove effettivamente serve e deve agire con una distribuzione del prodotto tale da non farlo concentrare anche in altri organi e tessuti nei quali otterrebbe, per lo più, solo effetti collaterali non sempre graditi ed accettabili.
- Riguardo al nuovo modo di concepire gli eccipienti voglio spiegare che, a parte le tradizionali forme di somministrazione, esiste la possibilità di stabilire con precisione come veicolare una sostanza, naturale o di sintesi, a seconda non solo dell’organo o tessuto ma anche del tipo di azione richiesta (più o meno ritardata nel tempo e/o selettiva), sempre con lo scopo di ottimizzare somministrazione e dosaggi, intendendo, ora, i cosiddetti eccipienti, non più come sostanze solamente inerti, ma quali molecole in grado di avere una loro specifica funzione attiva in quella particolare formulazione.
Un esempio di quanto dico può essere rappresentato, per esempio, da una crema da giorno idratante che la maggior parte delle donne utilizza ogni mattina quale cosmetico: ebbene, un prodotto del genere
- può svolgere la sua funzione con uno o più meccanismi di azione,
- può agire in strati più o meno profondi della cute,
- può avere maggiore o minore dermoaffinità e/o sebofilicità,
- può e deve interagire, in modo non sempre identico, nei vari distretti cutanei interessati dall’applicazione (viso, occhi, collo etc.),
allora, perchè abbia tutte queste molteplici funzioni che ottimizzano il prodotto è necessario che non solo i costituenti funzionali siano adatti e nelle giuste concentrazioni ma anche che la miscela eccipiente sia strutturata con componenti utili a permettere la penetrazione dei principii attivi nella giusta quantità e per il giusto lasso temporale esattamente e selettivamente in ogni parte della cute nella quale è richiesta la funzione per la quale lo utilizziamo.
Stesso discorso vale per la formulazione di un latte, di una lozione, di un siero oppure di un tonico, in funzione del luogo di applicazione e quindi delle caratteristiche della cute (più o meno grassa e/o ricoperta di peli).
Spesso, ed in taluni casi diventa di notevole importanza, quale veicolo-adiuvante c’è anche la possibilità di usare, come facevano anche i nostri nonni nel caso dei vini medicati e dei mieli, anche alimenti quali lo yogurt, vari tipi di creme alimentari, i gelati, le marmellate, le tisane, le miscele fatte con vari olii e questo non solo per somministrazione orale ma anche topica, su cute e cuoio capelluto: in questo caso è importante integrare la costituzione del veicolo con adiuvanti in modo da trattare sia la miscela veicolante che il principio attivo, o la miscela funzionale, in modo tale da renderla stabile per il tempo necessario al suo utilizzo ed efficace proprio nel punto in cui è richiesta la sua funzione.

Francesco CORRADO
Francesco CICALESE
DERMOCOSMESI CORRADO
SARNO
Publicazione