Odontoiatria

Le carie

 

Il termine “carie” nel passato era riferito solamente alla lesione distruttiva della struttura del dente che provocava una rottura nella superficie creando una cavità; con la diagnosi si andava, invece, ad indicare la scoperta del deterioramento con perdita della sostanza dentale

Oggi vediamo la carie sotto un’altra luce: questa viene trattata come un’infezione, più precisamente l’ultimo stadio del processo è il buco o la cavità che richiede una terapia per il recupero ed è proprio l’identificazione delle fasi di questo processo che è la diagnosi attuale.

Al fine di porre un’informazione corretta è bene evidenziare come viene definita la carie dagli enti di ricerca a livello mondiale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito la carie dentale come un “processo patologico localizzato, d’origine esterna, che compare dopo l’eruzione del dente e che si accompagna ad un rammollimento dei tessuti duri ed evolve verso la formazione di una cavità”.

La patologia cariosa è l’infezione cronica più comune in età pediatrica nelle Nazioni Europee con prevalenza del 68% tra gli 8 e i 9 anni e dell’85% tra i 13 e i 14 anni considerando la dentizione permanente. L’Italia presenta valori inferiori a quelli appena definiti: 20% nei bambini di 4 anni e 43% nei ragazzini di 12.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità si è posta un obiettivo per il 2020: 85% dei bambini di 4 anni e il 65 di 12 non dovrà più avere il problema carie. L’OMS raccomanda quindi, affinché si possa realizzare questo obiettivo, programmi di prevenzione rivolti ai bambini aventi tra gli 1 e i 6 anni, dal momento è questo il periodo di massimo apprendimento.

L’eziologia (la causa) della patologia cariosa è molto diversificata, ma sicuramente la più importante delle cause della carie è la presenza della placca batterica.

Inoltre la non corretta igiene orale permette ai batteri di depositarsi sull’elemento dentale innescando il meccanismo che porta all’insorgenza della carie. Oltre alla mancanza di igiene orale vi sono altri fattori che sono concausa dell’insorgenza della malattia.

Tra le cause della carie, da alcuni autori, vengono posti anche fattori ereditari. Un’alta cariorecettività, ovvero il grado di predisposizione di ognuno di noi alle infezioni cariose, può essere imputata al nostro DNA che ha impedito la formazione corretta dello smalto dentale.

Ma come fa un odontoiatra a diagnosticare una carie?

Si inizia con un esame visivo:

Il cavo orale viene osservato direttamente

La cavità aperta senza struttura del dente intatta viene osservata senza esplorazione

Un getto d’aria debole potrebbe essere sufficiente per rimuovere biofilm e detriti per migliorare la visione

Strumenti:

Si utilizza una sonda o un explorer (non necessari se la cavità è in posizione occlusale, vestibolare e palatale/linguale)

Sono necessarie delle radiografie per identificare la profondità di eventuali carie interprossimali

Esame radiografico:

Le cavità profonde necessitano di questo esame per osservare un eventuale coinvolgimento della polpa del dente

Utilizzo di bitewings:

utilizzati principalmente per cavità interprossimali

Le immagini radiografiche sono fondamentali per la valutazione e utili per pianificare un corretto piano di cura per il paziente. Il paziente deve essere esposto alla minor quantità possibile di radiazioni sufficienti a produrre radiografie del più alto valore interpretativo.

Un’immagine radiografica possiede gradazioni che vanno dal bianco (radiopacità) al nero (radiotrasparenza). Un materiale denso che impedisce il passaggio di raggi X appare bianco su una radiografia sviluppata. Il tessuto molle che non offre resistenza appare nero o tendente al grigio. In una radiografia del cavo orale appariranno bianchi: smalto, dentina, restauri metallici, impianti; si mostreranno neri: polpa, cisti, carie dentali e legamento parodontale.

Le radiografie che principalmente utilizzate nell’ambito odontoiatrico sono: le panoramiche e i bitewins. La prima è una proiezione radiografica che è posta al di fuori della bocca durante l’esposizione alle radiazioni e viene usata per esaminale mandibola e mascella del paziente. I secondi sono particolari radiografie effettuate posizionando la lastrina all’interno delle arcate dentarie in modo che vengano impressionate sia le corone dei denti superiori che degli inferiori; è una delle lastre tipiche che il dentista può effettuare per la diagnosi delle carie coronali, in particolare per rilevare la presenza di carie interdentali.

Per valutare la cario recettività è stato prodotto un set dedicato alla valutazione della di questa e allo stesso tempo dell’HPV permette una doppia opzione usufruendo di un unico kit. Questo test, contenente un tampone leggermente abrasivo, viene effettuato in studio dal team odontoiatrico

Per valutare la cario-recettività il tampone deve essere “sfregato” solo sulla gengiva aderente superiore e inferiore con un’azione mirata che dura circa 30 secondi per arcata. I pazienti candidati sono i bambini che presentano cario-recettività ad esordio precoce , i ragazzi in trattamento ortodontico e gli adulti con rischio carie elevato, nei pazienti portatori di Handicap che influenzano le normali manovre di igiene orale. Costoro dovranno astenersi dall’assumere qualsiasi sostanza alimentare, collutori e non dovranno spazzolarsi i denti almeno 30 minuti prima dell’esame. Questo test permette la valutazione dei patogeni tipici più il patogeno che è maggiormente associato a cario-recettività nel Sud Europa. (revisione PubMed).

La carie rappresenta una via di accesso per i vari microrganismi che possono stimolare infezioni locali e compromettere lo stato di salute dell’intero organismo.

È una malattia che coinvolge cinque fattori: microrganismi, dieta, saliva, resistenza dei denti e, ultima ma non meno importante, l’igiene personale del cavo orale

Bisogna sapere, inoltre, che la carie è una malattia infettiva che può essere trasmessa da un individuo ad un altro. Come tale è possibile prevenirla e, là dove la prevenzione non ha avuto effetto, l’infezione è controllabile.

Il termine flora orale indica l’insieme di batteri ed altri microrganismi che abitano la cavità orale. L’aggregazione di popolazioni batteriche aderenti alle superfici forma il biofilm dentale che gioca un ruolo rilevante nell’avvio e nella progressione della carie.

Il processo della carie inizia infatti con determinati batteri, definiti acidogeni, che agiscono metabolizzando i carboidrati fermentabili che il paziente assume. Si formano, dunque, degli acidi che a loro volta procedono nella demineralizzazione dello smalto, cemento o dentina, creando così delle cavità.

Con il termine demineralizzazione si intende lo stadio più importante del processo di carie dentale nel quale i minerali vengono sciolti dalla struttura del dente a causa degli acidi prodotti dai batteri cariogeni. L’acido prodotto dal batteri agisce sulla superficie del dente passando attraverso i microcanali dello smalto. Quando sopraggiungono le demineralizzazioni possono rilevarsi clinicamente delle macchie bianche

Vediamo ora uno schema della sequenza di formazione della carie all’interno del cavo orale:

 schema

Se nella prima metà del ‘900 la gestione della carie dentale prevedeva l’utilizzo di restauri o addirittura l’estrazione di molti denti compromessi (che venivano sostituiti da elementi protesici), il piano di cura odierno prevede un appuntamento con il medico per il restauro.

Negli ultimi anni si è evidenziata una riduzione di questa malattia infettiva correlata principalmente all’uso domiciliare di dentifrici contenenti fluoro, collutori e all’applicazione topica da parte del team odontoiatrico di soluzioni, gel e vernici.

Tuttavia la carie è ancora la maggiore minaccia per la salute e il benessere nella vita quotidiana di adulti e bambini. È necessario quindi che fornire alla popolazione cura ed educazione in modo che la salute dentale sia duratura ed effettuare controlli periodici dall’odontoiatra e dall’igienista dentale per prevenire la formazione delle lesioni dentali.

La prevenzione inizia già ancora prima della nascita del futuro componente della famiglia. La gravidanza, infatti, è una delicata situazione temporanea, che porta ad una serie di cambiamenti fisici e psichici, tra cui una tendenza maggiore a gengivite e parodontite con un maggior rischio di carie e lesioni orali. Si documenta un innalzamento del rischio di carie in queste pazienti a causa dell’aumento del pH dovuto alle nausee, legato all’assunzione di cibi particolarmente ricchi di zuccheri e della minor attenzione alla salute orale. Se nella saliva della madre è, inoltre, presente un elevato numero di patogeni orali, vi è un forte rischio di trasmissione madre-figlio.

Un ruolo fondamentale nella terapia della carie è la figura dell’igienista dentale che ha il compito di istruire e motivare il paziente all’igiene orale corretta e quotidiana controllandone in studio il mantenimento con la profilassi professionale.

Il principio fondamentale di qualsiasi programma di prevenzione è la continuità. Sono dunque necessari controlli e richiami frequenti per monitorare la salute del paziente, per motivarlo nell’utilizzo di corrette tecniche di spazzolamento e per impedire lo sviluppo e l’aggravamento di patologie croniche quali la parodontite o la perimplantite.

Un paziente, prima di terminare la sua seduta di igiene orale, si trova ad affrontare con il proprio igienista dentale le tecniche di spazzolamento e gli strumenti utili per il controllo meccanico e chimico della placca. La tecnica che maggiormente viene consigliata prevede l’utilizzo di uno spazzolino a setole di media durezza che vanno posizionate a livello del solco gengivale, inclinando lo strumento di 45° rispetto all’asse lungo del dente. Si prevedono dei piccoli movimenti vibratori ripetuti 6/7 volte con lo scopo di disgregare la placca batterica, seguiti poi da un movimento semirotatorio in direzione apico-coronale (“a rullo”) ovvero dal rosa della gengiva al bianco del dente. Ogni cavo orale ha la sua conformazione quindi sarà a discrezione dell’igienista dentale scegliere la tecnica più adatta ogni paziente. A prescindere dalla tecnica prescelta bisogna ricordare:

1. La sequenza: si prevede un percorsi che lo spazzolino deve compiere sulle superfici dei denti per non dimenticare di ripulire alcuna zona del cavo orale. Solitamente si insegna ad iniziare inferiormente, esternamente dal molare per andare a terminare al molare del lato opposto; la stessa procedura sarà da effettuarsi internamente e superiormente. A livello masticatorio sono indicati movimenti orizzontali.

2. Frequenza: 3 volte al giorno dopo i pasti principali: colazione, pranzo e cena.

3. Durata: almeno 2 minuti

4. Pressione: attenzione a non eccedere con la pressione perché altrimenti si potrebbero andare a ledere i tessuti molli.

Gli strumenti indicati per una corretta detersione della bocca sono

- Spazzolino (manuale/elettrico/sonico/ortodontico/sulculare/monociuffo/per protesi)

- Filo interdentale

- Scovolino

- Dentifricio

- Collutorio

- Sostanze rivelatrici di placca

Il paziente ortodontico è da considerarsi ad alto rischio di demineralizzazione e carie dentale. Gli apparecchi fissi, in particolar modo, tendo ad ostacolare un’adeguata igiene orale e a favorire la formazione di placca nelle zone dei bracket e delle bande. Per mantenere una buona igiene orale nel paziente ortodontico esistono alcuni presidi che sono fondamentali:

- Spazzolini ortodontici: ideati appositamente con un dislivello centrale delle setole per facilitare la rimozione della placca nelle zone adiacenti ai bracket

- Filo interdentale (superfloss o ultrafloss): caratterizzati da una parte di filo spugnosa che permette la detersione al di sotto delle bande

- Scovolini: utili nella pulizia delle superfici dei denti tra un attacco e l’altro

- Pastiglie rivelatrici di placca: consentono un controllo visivo immediato dell’igiene del cavo orale facendo risaltare eventuali accumuli di placca non detersi adeguatamente

Nei pazienti più piccoli si consigliano, invece, le sigillature dei solchi. Solchi e fessure di molari e premolari sono, per via della loro forma anatomica, l’habitat ideale per la colonizzazione e la crescita batterica (non a caso sono questi i denti più colpiti dalle lesioni cariose). A livello dei solchi lo spessore dello smalto risulta ridotto rispetto a quello delle cuspidi e di conseguenza più vulnerabile agli insulti dei batteri cariogeni. Sempre per motivi anatomici è i solchi sono una zona più inaccessibile e saliva, lingua e spazzolino. Lo scopo di questo procedimento preventivo è quello di creare una barriera fisica, di bloccare l’accesso ai batteri della cavità orale e alle sostanze che li alimentano creando un ambiente acido e sfavorevole. L’igienista dentale durante una seduta utilizza quindi un sigillante, un polimero organico che fluisce nella cavità o nella fessura e aderisce alla superficie dello smalto nel punto di massima profondità senza andare ad interferire con la funzione masticatoria; la maggior parte dei sigillanti è composta da Bis-GMA e le tre tipologie in commercio sono con riempitivo, senza riempitivo e con riempitivo rilascianti fluoro. Tendenzialmente questa operazione viene effettuata a seguito dell’eruzione dentaria dei molari permanenti per proteggere lo smalto ancora poco maturo.

Il fluoro è un altro elemento che viene utilizzato nell’ambito della prevenzione odontoiatrica soprattutto nei bambini per evitare la demineralizzazione dello smalto ne denti decidui. Secondo l’OMS il fluoro è un utile presidio nella prevenzione della carie ed è stata dimostrata la sua maggior efficacia quanto più precoce e duratura nel tempo è la sua assunzione. I principali meccanismi d’azione sono:

1. Inibire il metabolismo batterico attraversando la membrana batterica sotto forma di acido fluoridrico determinando così la diminuzione della loro capacità di adesione al dente

2. Inibire la demineralizzazione dei tessuti duri del dente

3. Facilitare la remineralizzazione dello smalto

L’assunzione di fluoro è consigliata anche alle mamme agli inizi della gravidanza (a partire dal terzo mese) dal momento che avrà affetti sulla dentizione del nascituro.

È possibile trovare il fluoro sia in gel, collutori, vernici e dentifrici (in questo caso si parla di fluoro topico) sia in compresse o gocce da somministrare al paziente (via sistemica).

Anche l’alimentazione influenza la salute del cavo orale condizionando l’insorgenza della carie, lo sviluppo dello smalto e di erosioni dentali

È ormai noto che la carie sia direttamente correlata al consumo di zuccheri semplici; le principali fonti sono: bibite zuccherate, dolciumi, suchi di frutta, zucchero, miele e alcuni tipi di frutta (candita, castagne, uva, fichi…). Dopo aver assunto zuccheri semplici è di estrema importanza lavarsi accuratamente i denti.

Grassi e proteine hanno invece un effetto protettivo. Anche se i grassi hanno un effetto protettivo nei confronti della carie, è comunque consigliabile assumerli con moderazione in quanto il loro eccesso favorirebbe obesità e patologie cardiovascolari. I grassi si trovano soprattutto nel lette, nei latticini, nella panna, nel burro nei formaggi, nella frutta secca ma anche in carni particolarmente grasse, nei salumi, nell’olio e nello strutto. Le proteine sono, invece, contenute in pesci, molluschi, crostacei, latte yogurt, formaggi, uova, carne e legumi. Alcuni legumi sono inoltre alcalinizzati e aiutano quindi a mantenere un corretto equilibrio del cavo orale.

Non bisogna dimenticarsi di frutta e verdura! Esse contengono vitamine, sali minerali e fibre; devono quindi essere sempre presenti nella nostra alimentazione. Consumare frutta e verdura cruda favorisce la masticazione e un’adeguata secrezione salivare che aiuta a mantenere una bocca più pulita.

È fondamentale idratare il nostro corpo bevendo spesso durante il corso della giornata (2 litri al giorno) dal momento che rappresenta il 70% del nostro organismo. È preferibile bere dell’acqua minerale in quanto ricca di minerali tra cui il calcio assai utile ai nostri denti. Le acque italiane sono anche sufficientemente ricche di fluoro

 

Turismo Sanitario anche in Italia?

L’indagine commissionata dal motore di ricerca anglosassone WhatClinic.com evidenzia come, negli ultimi 2 anni, il turismo sanitario sia cresciuto del 109%.


Franco Vimercati,
presidente della Federazione delle società scientifiche Fism, si chiede: “in Italia prestazioni troppo costose portano ad espatriare?”

Sì sembra proprio possibile, e ricorda che il nostro parametro, che si tratti di prestazioni incluse nei Lea o di odontoiatria, non sono India e Thailandia ma gli altri paesi europei.

 

Angelo Bodrato – +DiagnosieTerapia

 

Medical Tourism

L’EQUILIBRIO DEL CORPO DIPENDE ANCHE DAI DENTI

Conosci la tua postura?
Definita come “l’atteggiamento che il nostro corpo assume abitualmente”, la postura riveste un’importanza basilare per l’equilibrio dell’intero organismo.
Nella struttura del corpo umano esistono, infatti, diversi “allineamenti paralleli” che hanno la funzione di sensori di controllo e permettono di mantenere una buona armonia fisica. Questi “piani paralleli” includono il piano orecchi e quello oculare, il piano spalle, quello dei gomiti, il piano pelvico, le ginocchia e, infine quello dei piedi. Quando il parallelismo tra questi piani viene meno, sopravviene uno squilibrio fisico con sintomi debilitativi che possono manifestarsi in varie parti del corpo.

La salute parte dalla bocca
Il Dr. Carlson, una figura autorevole nella medicina, ha osservato clinicamente che pazienti che non rispondono a terapie tradizionali per la cura di malattie croniche quali cefalee, cervicale, dolori della parte inferiore della colonnna vertebrale o problemi alle gambe, spesso presentano distorsioni nell’allineamento parallelo delle loro parti superiori.
Prendiamo in considerazone la bocca: due file di bei denti allineati che combaciano perfettamente, non corrispondono solo ad un bel sorriro, ma indicano soprattutto un giusto rapporto funzionale tra le varie parti dell’apparato stomatognatico (ossa, articolazione temporo-mandibolare, muscoli masticatori, denti). A sua volta, l’armonia di questo apparato è in stretta relazione con lo stato di salute dell’intero orgsanismo. Basta pensare alla posizione della mandibola e al suo ruolo nel bilanciamento della postura cranio-vertrebale.

Mal di testa, vertigini, torcicollo?
La colpa può essere dei denti

Può sembrare incredibile, ma è stato accertato che alcuni disturbi quali vertigini, mali di testa, torcicollo, disturbi alla vista, dolori alla colanna e agli arti che sembrano avere cause inspiegabili e che spesso non sono neppure riscontrabili dagli esami di laboratorio o strumentali, possono dipendere da una malaocclusione dentale, cioè da un cattivo allineamento e combaciamento dei denti.
Tra le patologie più importanti derivanti da una malocclusione dentale, segnalo:
- patologie dell’articolazione temporo-mandibolare (lussazioni riducibili e non riducibili del menisco): si manifestano con scrosci articolari, dolori nella regione pre-auricolare, limitazione nell’apertura della bocca, deviazione nel tragitto di apertura e chiusura della mandibola;
- cefalea muscolo-tensiva: è dovuta allo spasmo dei muscoli masticatori, causato da una malposizione mandibolare: Il dolore è a carattere intenso, continuo e a localizzazione prevalentemente facciale, temporale e/o nucale. I muscoli della colonna cervicale si contraggono per compensare la posizione alterata della mandibola;
- otalgia: la retrusione e la deviazione mandibolare possono provocare continui traumi a carico dell’orecchio. Questo stimolo negativo che si ripropone ogni volta che la persona mastica, deglutisce o chiude la bocca, predispone col tempo ad una super-infezione e quindi alla comparsa di otiti ricorrenti e croniche;
- alterazioni della postura e dolore vertebrale: quando la mandibola assume una posizione scorretta (sia in condizione di riposo che durante l’attività funzionale), la postura cervicale si può alterare per compensare tale posizione. Questo atteggiamento compensatorio della colonna comporta però un’attività molto accentuata dei muscoli della schiena e una “malposizione” delle vertebre con la comparsa di dolore a livello del rachide. Se poi la postura della colonna rimane alterata nel tempo, si può addirittura andare incontro a patologie più gravi, degenerative e compressive.

Gli esami per valutare funzione e postura
La ricerca dentale è oggi avanzatissima e si rivela di grande auito nel risolvere problemi posturali.
Attraverso una serie di sofisticati esami che effettuo nei miei studi di Milano e Francoforte, riesco a valutare tutti i fattori di una postura e, di conseguenza a individuare la terapia più adatta.
Inizio sempre da un esame clinico poi, secondo la necessità eseguo:
- l’esame stabilometrico (su una pedana baropodometrica posturale). Diviso in tre fasi, l’esame stabilisce la funzionalità dell’apparato stomatognatico;
- l’esame elettromiografico (si tratta di un esame dei muscoli eseguito con un elettromiografo, in cinque fasi;
- l’esame kinesiografico. Eseguo l’esamecon un kinesiografo che, in sette fasi, valuta i movimenti mandibolari;
- l’ esame con l’elettrostimolatore TENS, con il quale effettuo stimolazioni a diverse frequenze per il rilassamento de muscoli interessati. Regolo la frequenza in base al livello di tensione del muscolo.

La terapia
Al termine degli esmi , dopo un’ accurata valutazione di tutti i fattori della postura, la terapia che applico consiste nel ripristino totale dell’occlusione dento-scheletrica. Per raggiungere questo obiettivo, cerco di riportare l’armonia tra la posizione temporo-mandibolare e le cuspidi dei denti laterali nelle fosse dei denti antagonisti. Questo avviene quando, in posizione centrale, ottengo una occlusione non disturbata. Tra le metologie che utilizzo segnalo:
- le placche masticatorie indivuduali di rilassamento;
- la terapia ortodontica (quandi i denti sono sani, ma malposizionati);
- il ripristin0 con capsule in zircone o ceramica con cui posso regolare una masticazione perfetta.

Dr. Barhi ADIS
Specialista in Implantologia e
Paradontologia
Milano
Tel : 02.58303737
Pubblicazione Dicembre 2005

PICCOLI INTERVENTI PER GRANDI RISULTATI: LA CHIRURGIA MICROINASIVA

Poichè i modelli Proposti con l’evoluzione della moda tendono a essere standardizzati, gli sforzi spesso contraddittori di identificarsi in essi producono risultati banali, stereotipati e deludenti specie quando ciò cui si tende contraddice palesemente le condizioni estetiche di base del soggetto. Per trovare una soluzione accettabile e non illusoria è quindi necessario procedere in termini di “armonia” piuttosto che di rigidi canoni estetici, convincendosi che essere affascinanti non significa avere
i lineamenti perfetti. La bellezza infatti è condizionata da elementi soggettivi, culturali, emotivi, storici, biologici e via dicendo, al punto da avere dei canoni che nel tempo si sono modificati profondamente. ” saper creare quell’armonia che dona alla persona un aspetto luminoso e attraente deve essere al centro dell’interesse di chiunque operi nel settore dell’ estetica e a maggior ragione di chi e impegnato nel migliorare l’aspetto del viso.
Per incoraggiare coloro che, pur desiderando migliorare il proprio aspetto, esprimono timori per le caratteristiche degli interventi, va presentata l’odontoiatria microinvasiva. In odontoiatria, come in qualsiasi altra disciplina medica, meno invasivo è il trattamento terapeutico e più benefici ne trae il paziente.
Mantenere quindi la struttura biologica e anatomica deve essere la preoccupazione primaria di ogni medico durante lo studio del piano di trattamento. Quando si interviene si è spesso costretti a sacrificare ulteriore tessuto biologico e di conseguenza sono preferibili trattamenti che siano non solo risolutivi ma anche più duraturi possibile. L’obiettivo primario e quindi la conservazione del patrimonio biologico anatomico naturale che è programmato per durare tutta la vita. II miglior metodo per ottenere questo risultato è naturalmente la cura quotidiana dei denti (spazzolini, fili interdentali, dentifrici, collutori, fluoroprofilassi, ecc.). E infatti un luogo comune e completamente erroneo pensare che il decorso odontoiatrico naturale di un individuo sia quello di arrivare a dover portare una protesi mobile (dentiera). La vita di un dente si può dividere per fasi:
fase 1, dente sano vergine;
fase 2, dente con piccola otturazione;
fase 3, dente con grossa otturazione;
fase 4, dente con intarsio (ricopertura parziale);
fase 5, dente con corona (ricopertura totale);
fase 6, dente devitalizzato con corona;
fase 7, dente devitalizzato con perno e corona;
fase 8, estrazione (perdita dell’elemento dentale).
E’ ovvio che più lento è questa percorso e più l’elemento dentale è destinato a durare nel tempo. Ancor meglio sarebbe mani tenere i denti in salute liberi da qualsiasi tipo di restauro, cosa oggi facilmente ottenibile con un buon programma di prevenzione.
Per quanta riguarda l ricostruzioni e i restauri, che hanno solo una funzione estetica, e ancor più ero il principio di conservare quanto più possibile la struttura anatomica, perchè spesso stiamo lavorando su parti di dente sano.
Proprio in questa ambito entra di competenza l’odontoiatria micro o completamente non invasiva.
Della categoria dei restauri fanno parte le “faccette” (ricopertura parziale solo del lato esterno del dente con limatura di circa 3 decimi di millimetro dello smalto) e anche le “additional veneers” (aggiunta di piccole parti di ceramica senza nessun tipo di limatura). Queste ultime, quando possibile, sono da preferirsi in quanto non si sacrifica nessuna struttura anatomica. II sorriso è responsabile per il 60 – 70% dell’aspetto viso e a volte piccole correzioni possono fare grandi differenze. Buon sorriso a tutti.

Autore: Dr. Luca Lorenzo DALLOCA
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Pubblicazione maggio 2010