Incontinenza urinaria: un problema anche al maschile
Autore: Dott. Aldo Franco DE ROSE
Specialista Urologo e Adrologo
aldofdr@libero.it
“Riserviamo i pannoloni solo ai casi
estremi e curiamo l’incontinenza in
modo reale e definitivo con terapie
riabilitative, farmacologiche e chirurgiche”.
E’ questo l’invito del prof Giorgio
Carmignani, direttore della Clinica
Urologica di Genova che da anni, tra
l’altro, si dedica all’incontinenza urinaria
maschile e femminile. Spesse
volte invece, per pudore o vergogna,
si preferisce soffrire in silenzio,
senza ricorrere al medico.
Colpevole di questo anche la pubblicità
ingannevole che spesso presenta
una donna sorridente, giovanile e
sicura perché “protetta” dal pannolino, senza lasciare intravedere i problemi
che ne derivano: cattivi odori,
irritazioni genitali, infezioni, problemi
psicologici.
L’incontinenza urinaria è per lo più un
disturbo “in rosa” in quanto legato
prevalentemente ai traumi sui tessuti e
i muscoli del perineo durante il parto,
interessando il 10% delle donne. Ma
anche l’uomo non è esente.
“L’incontinenza urinaria maschile,
dice il prof Giorgio Carmignani, rappresenta
il 9% di tutti i casi di incontinenza,
poco più di 500 mila uomini,
ed è causata dall’indebolimento dello
sfintere striato dell’uretra, muscolo a
forma di anello che funziona da “rubinetto”:
contraendosi assicura la continenza,
rilasciandosi consente la minzione”.
“Purtroppo però succede che, nel
corso di interventi alla prostata,
soprattutto per tumore, continua il
prof Giorgio Carmignani, questa struttura
possa essere danneggiata: a 12
mesi dall’intervento, l’incidenza del
disturbo varia dal 5% al 15% mentre
dopo resezione endoscopica transuretrale
(TURP) per adenoma è meno
dell’1%”.
Nel maschio come nella donna l’incontineza
urinaria si associa a condizioni
di sforzo: tosse, starnuto, sollevamento
d’oggetti da terra o cambio
di postura; altre volte può essere mista
e associata ad episodi di
urgenza.
Nei casi più gravi la perdita d’urina è
continua ed il paziente non riesce ad
interrompere lo sgocciolamento.
Incontinenza
e qualità di vita
Il timore di una fuga di urine induce
spesso le persone a modificare il proprio
stile di vita con meccanismi di
adattamento preventivo: molti limitano
i propri spostamenti quotidiani ai
soli luoghi e percorsi in cui conoscono
la collocazione dei servizi igienici
(la cosiddetta “mappatura delle toilette”),
sviluppano comportamenti compensatori
come bere di meno, svuotare
la vescica ogni volta che si presenta
la possibilità di andare in bagno,
evitare i rapporti sessuali e indossare
assorbenti o pannoloni.
A questi si associano stati depressivi
reattivi al problema, perdita di autostima,
apatia, senso di colpa e negazione
che finiscono col cronicizzare il
problema senza risolverlo.
Particolarmente critiche possono
essere le conseguenze del disturbo
sulla vita sessuale.
Sessualità e capacità di controllo
della vescica causano spesso inadeguatezza
fisica ed emotiva che può
portare alla rinuncia della vita sessuale.
Nuovo Trattamento
“Ma ad oggi, precisa il prof Giorgio
Carmignani, esiste una nuova tecnica
chirurgica mininvasiva per risolvere
in un giorno l’incontinenza urinaria
da sforzo maschile”.
Il nuovo sistema si chiama Advance
della AMS e si avvale di una retina
di poliproline che, posizionata sotto
l’uretra, ripristina la normale continenza.
Si tratta di un dispositivo che ha lo
scopo di riposizionare l’uretra bulbare
e i relativi tessuti circostanti, al
fine di ripristinare una normale funzionalità
dello sfintere”.
Altri sistemi utilizzati per l’incontinenza
da sforzo, precisa il prof
Alchiede Simonato, prof associato
della Clinica Urologica, fino ad oggi
sono rappresentati da Pro Aciti e
Invance.
Il primo un sistema di palloncini in
silicone che, inseriti attorno alla
regione sfinteriale, agiscono come
un bulking, impedendo le perdite di
urine”.
“Invance” è invece un dispositivo,
conclude il prof. Simonato, rivestito
da elastomeri in silicone con il compito
aumentare le resistenze e favorire
la continenza”.
Quando la lesione del muscolo è
modesta anche l’incontinenza sarà
lieve.
In questi casi sarà sufficiente la
terapia farmacologia associata alla
fisiochinesiterapia, cioè la ginnastica
perineale o l’iniezione periuretrali
di sostanze di “espansione” come
collagene, silicone, acido ialuronico. “Al contrario, conclude il prof Giorgio
Carmignani, in caso di incontinenza
grave, con la necessità di dover
sostituire diversi pannolini al giorno,
la soluzione è rappresentata dallo
sfintere artificiale”.
“Esso è composto da una cuffia
che si posiziona attorno all’uretra
bulbare, un serbatoio collocato in
addome e una “control pumpe” in
sede scrotale”.
“Schiacciando il dispositivo scrotale,
la cuffietta si svuota, si allenta la
pressione uretrale e inizia la minzione”.
Dopo un minuto, precisa il prof. Giorgio Carmignani, la cuffia si riempie
automaticamente di acqua, ritornando
a comprimere l’uretra e impedendo
la perdita di urine”.
Tutti questi dispositivi sono dispensati
dal SSN e impiantabili in
ambiente ospedaliero.
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“Nesting” fare il nido
Autore: Dott. Roberto VINCENZI
Psicologo
Studio: Via Cairoli 11, Genova
Tel: +39.010.2477034
vincenzi@ordinepsicologiliguria.it www.roberto-vincenzi.com
Negli Stati Uniti alcuni psicologi
usano la parola “nesting” (fare il
nido), per indicare una serie di concetti
diversi:
Nesting e istinto materno
In questo caso, la parola “nesting”
indica alcune tra le emozioni e sentimenti
che la futura mamma prova
quando pensa che porterà il suo
bambino a casa, e quali cambiamenti
dovrà fare in casa, per poterlo accogliere.
Questa atmosfera psicologica
è particolarmente forte alla nascita
del primo figlio, ma si ripete comunque,
anche se in modo diverso, per i
figli che nascono in seguito.
Questi pensieri si concretizzano in
tutte le attività pratiche di arredamento,
l’acquisto della culla o del lettino,
la preparazione di una stanza per il
bambino, i mobili da metterci dentro,
come sistemare la casa per l’arrivo di
una persona in più.
La casa dove viveva una coppia si trasforma
nella casa dove abiterà anche
un bambino. E’ facile quindi che ci
siano sistemazioni e arrangiamenti
nuovi da studiare per rispettare le
nuove esigenze. I mobili possono
essere risistemati, e la disposizione
stessa della casa viene in qualche
modo a cambiare.
Molte coppie in queste occasioni,
man mano che la data della nascita
si avvicina, eseguono o fanno eseguire
anche una manutenzione generale
della casa: dare il bianco alle pareti,
riordinare, eliminare oggetti inutili.
Sono attività positive e spesso molto
tenere che preparano l’atmosfera
adatta per accogliere un neonato.
La futura mamma e il futuro papà
man mano che svolgono queste attività
pratiche, in qualche modo preparano
anche uno spazio per il bambino
nella loro mente. Pensare al figlio che
arriverà, mentre si fanno i preparativi,
aiuta a trasformare la mentalità del
single in quella del genitore. Anche
semplicemente pensare che lo spazio
di casa non sarà più tutto a disposizione,
che ci saranno delle ore nelle
quali la tv o lo stereo dovranno essere
messi bassi per non svegliare il
neonato che dorme, insomma che i
desideri e le esigenze degli adulti
dovranno essere mediate con quelle
di un bambino piccolo, aiuta a capire
la dedizione necessaria a far crescere
un essere umano.
Nesting nella vita di coppia
La parola “nesting” viene anche
usata per descrivere l’insieme di tutte
le attività che una coppia, con figli o
senza, svolge in casa propria per
ottenere dei miglioramenti. In genere
queste attività comprendono il sistemare
in modo nuovo mobili e oggetti,
eseguire lavori di manutenzione o trasformazioni,
acquistare nuovi arredi o
suppellettili.
Queste attività hanno un risvolto pratico
e reale che si concretizza nel
lavoro fatto, ma, a livello mentale,
hanno comunque un significato.
Psicologicamente, occuparsi assieme
al partner della propria casa, significa
investire energie in un progetto comune, “crederci” come si suol dire, pensare
che la coppia che vive nella
casa possa avere un futuro.
Lavorare in casa assieme al partner,
spesso favorisce la comunicazione di
coppia, che dal livello pratico di ciò
che si sta facendo assieme, può passare
facilmente a contenuti più
profondi. Dal “Passami il martello”
possiamo arrivare a discutere aspetti
importanti dello stare insieme.
Certe volte, mentre si sistemano
oggetti o mobili, vengono fuori dei
ricordi di analoghi lavori fatti anni
prima, possono venire in mente persone
di allora, memorie di come la
coppia viveva insieme negli anni passati.
I due partner, uniti semplicemente
nel fare qualcosa assieme,
proprio perché non sono lì per parlare,
possono sentirsi più disposti e
facilitati a farlo.
Nesting e Space Cleaning
(Pulizia dello Spazio)
Gli psicologi che si rifanno ad una
concezione New Age della vita, fanno
in certi casi coincidere la parola “nesting” con le attività di “Space
Cleaning” che letterariamente
significa “pulizia
dello spazio”.
Lo “Space Cleaning” è il
nome che si usa in
America per indicare un’attività
ispirata al “Feng Shui” cinese.
In cinese la parola “Feng shui” significa “vento” e “acqua”,
indicando così i due
elementi che trasformano
la terra e che
col loro influsso
determinano le
caratteristiche più
o meno salubri di
un particolare luogo
o di una particolare
abitazione.
Si tratta di un’antica
dottrina taoista
cinese, secondo
la quale la posizione
dei luoghi e
delle abitazioni,
rispetto all’energia
della natura,
alle costellazioni
ed ai pianeti,
favorisce o danneggia
gli uomini
che ci vivono.
In base a
questa teoria
venivano orientate le
abitazioni da costruire.
Nelle case già esistenti,
si sistemava la
posizione dei letti e
dell’arredamento, in
modo da favorire e
armonizzare lo scorrere
dell’energia cosmica
all’interno della
casa.
Questa teoria, è
stata recentemente inglobata
nelle ideologie New Age.
Negli Stati Uniti il “Feng
Shui”, modificato in modo da
renderlo un
po’ più comprensibile
per
gli occidentali, è stato ribattezzato “Space
Cleaning”, e, secondo
alcuni psicologi,
si tratterebbe di
un’attività migliorativa
della casa, abbastanza
simile al
Nesting.
Nesting Syndrome
(Rupofobia: Ossessione
per la pulizia – Paura dello
sporco)
Quando una persona è ossessionata
dalla pulizia della
casa, dedica ad essa molto
più tempo del normale o pulisce
molto più a fondo e più
spesso del necessario, ci
possiamo trovare di fronte
ad uno stato di sofferenza
psicologica, ad una nevrosi
che si sta esprimendo con
una fobia.
Ma che cos’è la fobia?
Questi pensieri irrazionali
significano qualcosa?
La fobia fa parte delle
nevrosi, cioè quei
disturbi psicologici che
non hanno una causa
fisica, organica, ma
sono invece alterazioni
nel modo di
funzionare del pensiero.
Nessuno
nasce fobico,
piuttosto la fobia è un tentativo di difesa sbagliato,
che è stato costruito durante la
vita della persona, cresciuta in un
ambiente psicologicamente malato,
per combattere l’ansia.
L’ansia a sua volta nasce da un cosiddetto “conflitto rimosso”, cioè una
situazione nella quale il soggetto rifiuta
di affrontare un contrasto nella sua
vita; fa finta che non esista, lo elimina
dalla coscienza e lo trasferisce su
qualcos’altro che è meno penoso da
affrontare, per esempio una fobia.
Freud, descrivendo questo meccanismo
psicologico, usava i termini “rimozione”
(per indicare l’operazione con la
quale si rimuove dalla coscienza, cioè
si fa finta che non esista il conflitto) e “spostamento” (quel artificio psicologico
col quale le emozioni provate ad
affrontare un certo pensiero conflittuale,
vengono trasferite ad un altro pensiero
ritenuto più facile da sostenere).
Nella prima elaborazione della sua teoria,
Freud in riteneva che il conflitto
avvenisse tra “principio del piacere” e “principio di realtà”; in seguito, mise in
evidenza il contrasto tra “pulsioni sessuali”
e “pulsioni dell’Io”; concluse poi
la sua elaborazione indicando il conflitto
tra “Eros” e “Thanatos” cioè tra
desiderio di vivere e volontà distruttiva.
In termini attuali, possiamo dire che il
conflitto è collegato alla crescita di una
persona e alla acquisizione di indipendenza
dai genitori e dalla famiglia di
origine.
I genitori sani, favoriscono l’indipendenza
dei propri figli e li aiutano ad
acquisire gli strumenti necessari per la
crescita. I genitori nevrotici, psicologicamente
malati, ostacolano questo
processo, stabilendo coi figli un tipo di
rapporto morboso, troppo stretto e
intenso, impostato sul principio “o sei
come me o sei contro di me; ma contro
di me non ci puoi stare”.

Ed è proprio a causa di questo legame
troppo forte, che i figli di questi genitori
faticano a crescere e rendersi psicologicamente
indipendenti. Per loro è
molto penoso affrontare il conflitto:
ubbidire ai genitori (e quindi restare
bambini per sempre) o costruire la
propria indipendenza (e quindi disubbidire
ai genitori).
Non tutti ci riescono. Molti di loro,
piuttosto che affrontare il contrasto
coi genitori, lo rimuovono, fanno finta
di ignorarlo, e innescano così un meccanismo
nevrotico che può svilupparsi
in varie forme.
La fobia è una di queste possibili
forme di nevrosi.
La fobia impedisce quindi di impegnarsi
nella vera battaglia, che è quella
per la propria autonomia, e mantiene
la persona in una condizione infantile,
caratterizzata da paura di agire e
immobilismo.
Nella vita del fobico le novità sono da
temere ed evitare, i sensi di colpa
sono sempre in agguato, non appena
si accenna ad un pensiero di indipendenza
dalla famiglia di origine.
A causa del suo modo di pensare, il
fobico è una persona insicura nell’affrontare
la vita; la barriera psicologica
che dovrebbe difenderlo dall’esterno,
non funziona bene ed ha paura di
poter essere “invaso” dal mondo. Chi
vive nella nevrosi fobica è un represso
che ignora come funzioni il suo corpo
e come si sviluppino le emozioni;
teme la propria impulsività e l’espressione
dell’istinto; i genitori hanno marcato
in lui una potente autorità che è
difficile e penoso estirpare. Attraverso
la fobia vengono negate l’affettività e
le emozioni, l’istinto e la spontaneità;
tutti questi sentimenti vengono sostituiti
da rigidi schemi “paura/non
paura” che, paradossalmente, sembrano
al fobico, più facili da affrontare.
UN OSPEDALE AL MESE
Il “San Luigi Gonzaga”
di Orbassano
L’inizio della storia del “San Luigi
Gonzaga” ha una data precisa: il 26
Marzo 1818. Quel giorno, alla presenza
del Re e delle autorità del Comune
iniziarono i lavori dell’Ospedale “specializzato”
nella cura dei malati polmonari,
all’ epoca, per la maggior parte,
affetti da tubercolosi.
L’esigenza di un ospedale specializzato
venne recepita dall’Opera Pia San
Luigi Gonzaga. L’Ospedale sorse nel
1826, in una sede che non era quella
attuale. Originariamente, infatti, si trovava
a Torino, in zona Valdocco, nell’attuale
sede dell’Archivio di Stato. Il
luogo per la nuova costruzione fu individuato
tra via delle Ghiacciaie, via del
Deposito, via Santa Chiara e strada
Valdocco, rispettivamente le attuali via
Giulio, via Piave, via Santa Chiara e
corso Valdocco. Il progetto venne affidato
a Giuseppe Maria TALUCCHI, tra
i pochi esponenti del neoclassicismo
piemontese, che realizzò, tra l’altro, la
facciata e la rotonda del cortile
dell’Accademia Albertina, il completamento
del Collegio dei Nobili del
Guarini, in un secondo tempo sede
dell’Accademia delle Scienze, nonché
il portale d’ingresso dell’Università di
via Verdi.
Nel 1903 l’Ospedale raggiunse la
capienza massima di 243 posti letto;
tuttavia i progressi continui della
scienza nella cura delle malattie polmonari
indussero l’Amministrazione a
non realizzare ulteriori ampliamenti,
ma a costruire un nuovo ospedale
destinato unicamente alla cura dei
malati affetti da tubercolosi. La prima
pietra del nuovo Ospedale venne
posta nel 1904, mentre il trasferimento
da Regione Valdocco al modernissimo
sanatorio suburbano di 1000
posti letti nella zona di corso
Orbassano a Torino, attuale sede
dello stabilimento FIAT Mirafiori,
avviene nel 1909. Il nuovo ospedale
San Luigi Gonzaga nacque così in
località Tre Tetti, un agglomerato di
tre casette ad un piano che interrompeva
il deserto stradone che portava
ad Orbassano.
Alla fine degli anni ’60 l’ultimo spostamento,
per fare spazio appunto agli
stabilimenti della FIAT Mirafiori e, conseguentemente,
l’insediamento nella
sede attuale come nuova sede dell’ospedale
pneumologico e per pazienti
affetti da tubercolosi. La sua struttura
architettonica e la sua localizzazione
risentono direttamente di tale origine.
Dispone di una superficie complessiva
di mq 398.950 di cui 26.207 edificati.
La costruzione si articola in quattro
corpi di fabbricati separati, uniti da
lunghi corridoi secondo la concezione
esistente all’epoca di costruzione per
gli ospedali destinati alle cure delle
malattie infettive polmonari
Negli ultimi 20 anni sono poi intervenuti
alcuni eventi evolutivi rilevanti:
* la variazione di vocazione da sanatorio/ospedale pneumologico a
Ospedale Generale con il progressivo
aumento dell’offerta di specialità
mediche e chirurgiche
* il progressivo incremento della
quantità e della complessità dell’attività,
conseguente all’aumento dell’afflusso
di utenti e della complessità
degli interventi diagnostici e
terapeutici
* la costituzione in Azienda Sanitaria
Ospedaliera
* la convenzione con l’università di
Torino, Facoltà di Medicina e l’individuazione
dell’Ospedale come sede
di Corso Universitario
Gli interventi edilizi più rilevanti negli
ultimi anni riguardano:
* la costruzione da parte
dell’Università del complesso delle
aule didattiche per il 2° Corso di
Laurea in Medicina, per una superficie
complessiva di mq 4000 circa
* la costruzione da parte
dell’Università, tramite la
Fondazione Cavalieri Ottolenghi,
della palazzina delle Neuroscienze,
con consegna del cantiere entro il
2007, per una superficie complessiva
di mq 3000 circa
* il Centro Antidoping realizzato in
previsione delle Olimpiadi invernali
del 2006
* la ristrutturazione del reparto di
Cardiologia ed il suo completamento
con le nuove sale di emodinamica
e per la terapia intensiva
* la realizzazione del nuovo reparto
di Medicina Interna II ad indirizzo
ematologico con area di isolamento
per i trapianti di midollo
La storia e l’origine dell’Ospedale San
Luigi hanno condizionato e condizionano
le aree di attività prevalenti.
Infatti l’ospedale è punto di riferimento
regionale ed extraregionale per le
malattie respiratorie, ed in particolare:
* Diagnosi e trattamento della tubercolosi
* Studio della fisiopatologia respiratoria
* Broncologia diagnostica e terapeutica
* Pneumologia ad indirizzo oncologico
* Chirurgia toracica
* Riabilitazione respiratoria
In seguito, il San Luigi è divenuto
centro di riferimento regionale per
* la fibrosi cistica (sede del centro di
riferimento regionale)
* le microcitemie (sede del centro di
riferimento regionale da settembre
2007)
* la sclerosi multipla
L’ospedale possiede inoltre un gran
numero di attività di alto profilo assistenziale
e scientifico che costituiscono
punti di forza e riferimento anche
in ambito extra aziendale, tra le quali
si citano:
* Le malattie neurologiche: le encefalopatie
vascolari acute (sede di “centro ictus” della rete regionale),
le malattie immunologiche cerebrali,
la riabilitazione delle disabilità
neurologiche complesse, la ricerca
sulle neuroscienze (sede, come
detto, della Fondazione Ottolenghi)
* l’ematologia oncologica
* le malattie rare
* l’oncologia
* l’endocrinologia
* le malattie metaboliche e la diabetologia
* la cardiologia clinica ed operativa
* la riabilitazione cardiorespiratoria e
delle disabilità complesse (modello
sperimentale in Piemonte)
* l’urologia endoscopica
* la chirurgia delle paratiroidi
* l’ortopedia
* la chirurgia addominale
* la proctologia e la riabilitazione del
pavimento pelvico
* il trattamento delle emergenze
intraospedaliere
Il DEA dell’Ospedale (DEA di II livello),
ha raggiunto i 45000 accessi nel
2006 (in stabile incremento negli ultimi
anni pur non essendo presente la
pediatria, l’ostetricia e la dermatologia,
che determinano usualmente alti
numeri di prestazioni) e in occasione
dell’evento olimpico del 2006 è stata
attivata la pista di atterraggio per elicotteri.
Zenit Onlus per il diritto alla salute del migrante
Esordio di Zenit Onlus
per il diritto alla salute del migrante
In occasione dell’International Volunteer
Day, il 5 dicembre è stata presentata la
Onlus “Zenit per il diritto alla salute del
migrante”. Si è svolta infatti, nella quattrocentesca
Sala degli Affreschi della
Società Umanitaria una serata di gala i
cui introiti sono andati alla neonata
associazione.
La serata di gala è coincisa con la cerimonia
di consegna del Premio “Cristallo” 2007 alla carriera trasparente
e socialmente impegnata alla memoria
di Antonio De Piscopo. I premiati
dell’anno sono lo stilista Elio Fiorucci
per la sensibilità al sociale, la squadra
Nazionale Artisti TV e Stelle dello Sport
nel suo ventennale, i presentatori
Maria Teresa Ruta ed Enrico Beruschi
per aver prestato la loro immagine a diverse campagne di solidarietà, l’imprenditore
Otto Bitjoka per il suo impegno
a favore degli immigrati, il primario
ospedaliero e presidente della
Federazione delle Società Medico-
Scientifiche Italiane Pasquale Spinelli
per il ruolo svolto nell’associazionismo
medico, il notaio Alfonso Ajello per l’opera
prestata a favore dell’Orchestra Verdi,
l’associazione “Venti Moderati” per la
donazione alla clinica Mangiagalli della
ruota per l’accoglienza dei bambini (ritira
il premio il Dott. Francesco Acunzo), l’associazione “I Sud del Mondo” per il
sostegno alle popolazioni svantaggiate
(ritira il premio l’On. Pino Galati).
Il Premio Cristallo è organizzato dalla
Società Umanitaria con la rivista Dentro
Milano e con la Onlus “Zenit per il diritto
alla salute del migrante”.
Durante la serata, il giornalista Roberto
Salvini ha condotto un salotto con i premiati,
il Presidente dell’Umanitaria Amos
Nannini e il Presidente di Zenit Onlus
Tommaso Migliaccio.
A conclusione dell’evento è stata messa
all’asta l’opera della pittrice e accademica
delle Belle Arti Antonia Ciampi.
L’organizzazione della serata ha goduto
della collaborazione dell’associazione “L’Albero” Centro di Ricerca e
Formazione Terapie Complementari di
via Beato Angelico e della emittente
Segnale Italia.
Zentit Onlus nasce dalla necessità di diffondere la cultura di “Ospedali interculturali”.
Da quasi due decenni il trend
dell’immigrazione in Italia è in continua
crescita (in Lombardia gli immigrati sono
il 6% della popolazione). La peculiarità di
tale fenomeno è peraltro l’estrema eterogeneità
delle provenienze (oltre 100 i
paesi e le culture d’origine). Molto spesso
le strutture ospedaliere italiane si trovano
impreparate di fronte alle sfide poste
dall’avere utenti di popolazioni migranti
(situazione in continua evoluzione data
anche l’alta natalità di queste ultime).
L’associazione - in coerenza con le linee
guida contenute nella Dichiarazione di
Amsterdam Verso ospedali “migrantfriendly”
in una Europa diversa sul piano
etno-culturale, firmata dal Gruppo
responsabile del Progetto MFH della
Commissione europea “MFH –
Migrantfriendly Hospitals” nel 2004 –
intende:
- promuovere, sostenere e diffondere i
principi e modalità operative volte a
creare un sistema assistenziale e
socio sanitario accogliente verso i
migranti;
- favorire gli stranieri nella conoscenza dei
propri diritti in materia assistenziale,
sanitaria, psicologica e socio culturale;
- sostenere le strutture ospedaliere e
sanitarie e i singoli operatori che si
impegnano a realizzare progetti mirati
all’accoglienza e all’integrazione dell’utenza
straniera.