RICERCA DI ATTENZIONE
Heather
Maria Vittoria BRIZZI TESSITORE
Dott. in Medicina e Chirurgia
Dott. in Lingue e Letterature
Straniere
Prof. in Materie Letterarie
Genova
Tel. 010/54.51.677
Cell. 348/32.25.941
E’ ormai piuttosto nota la cosiddetta
preghiera di un bambino solo e annoiato.
“Signore, fammi diventare un televisore
così, in famiglia, sarebbero sempre riuniti
intorno a me. Sarei sentito attentamente
quando parlo mentre ora che
sono soltanto un bambino, pare che i
miei non mi ascoltino o lo facciano con
distrazione. Devo ripetere le stesse
domande fino a stancarmi.Se diventassi
un televisore, papà starebbe in poltrona
davanti a me quando ritorna dal
lavoro e la mia mamma mi accenderebbe
spesso quando è in casa”.
La prima volta in cui ho letto questa
invocazione sono stata, all’inizio, sul
punto di ridere ma proseguendo la lettura,
non l’ho fatto. Ho sentito in me la
pena dei bambini non ascoltati.
Sono in numero esiguo ma comunque
esistono.
Heather è il fiore di Bach che consiglio
a quei piccoli pazienti che talmente
assetati di affetto e di compagnia,
ricercano in continuazione qualcuno
che li ascolti e che si occupi di loro.
I più deboli possono rassegnarsi, desistere
dal parlare, chiudersi in se stessi,
discorrere esageratamente da soli. I
più forti continuano a cercare, dovunque,
un interlocutore. Quando il bisogno
di essere notati si fa sempre più
pressante, il disturbo diviene patologia.
Gli adolescenti e gli adulti che sono
stati bambini inascoltati e soli, diventano,
a loro volta, oltre che
sempre più loquaci anche cattivi ascoltatori.
Siccome nella nostra società
sono spesso costretti a lavorare
entrambi i genitori, è comprensibile che
questi arrivino, alla fine della faticosa
giornata, stanchi e pensierosi. Oberati
di lavoro e di pensieri soffrono anche
essi quando non trovano tutto il tempo
necessario per occuparsi, quanto vorrebbero,
di quel bene prezioso che è
un figlio. Anche dei loro problemi in
qualche numero passato di questa rivista,
ho parlato. L’argomento, sempre
attuale, sarà ancora tenuto in considerazione.
Tornando al tipo Heather, ho
notato che in lui la loquacità e la fame
di dialogo si associano al desiderio di
cibo che può diminuire con l’assunzione
del rimedio in argomento.
Per la bulimia e per disagi simili è bene
ricorrere anche a farmaci adatti che
migliorino lo stato generale di salute da
controllare con le necessarie indagini
mediche. Anche alcuni disturbi ipocondriaci
possono migliorare con la
somministrazione di Heather soprattutto
se si evidenzia che la paura
delle malattie occulta, non confessata
o platealmente esternata, ha lo
scopo di ottenere risposte, compagnia,
attenzione.
Tutte le fasi del processo canceroso
Autore: Dott. Armando VECCHIETTI
Biologo
Attualmente molti oncologi ipotizzano
per il cancro, cause virali, biochimiche
o genetiche. Altri pensano ad un
deperimento dei meccanismi immunitari,
molti credono che presto si troverà
un vaccino o che le cellule staminali
risolveranno il problema.
Per la medicina ufficiale il tumore è
l’aspetto più visibile della malattia.
Esso è considerato la malattia stessa.
Generalmente la cura consiste
nella sua asportazione o nel tentativo
di distruggerlo con irradiazioni o
sostanze chimiche. In altre parole la
cellula cancerosa è considerata l’unico
bersaglio dell’intervento terapeutico
a causa della premessa meccanicista
che essa insorge ed aggredisce
un organismo per altri versi sano.
Il tumore maligno invece non è la
cosa più importante del cancro. Esso
rappresenta solo la manifestazione
più vistosa della malattia. Se la lotta
contro il cancro non ha fatto progressi
veri, ciò è dovuto al fatto che si è
continuato a ritenere il tumore locale
la malattia vera e propria ignorando
il cancro come malattia globale di
tutto l’organismo.
Le cellule dei tessuti biologici hanno
un comportamento diverso a seconda
della loro carica energetica. Un cellula
energeticamente forte e vitale produce,
se stimolata, delle vescicole
verdi azzurrognole: i bioni. Se la cellula è energeticamente debole e poco
vitale, essa produce e si sfalda in
corpuscoli molto piccoli dalle dimensioni
di 0,2 micron: corpuscoli T.
Cosa succede nei tessuti quando l’infezione
T è troppo forte e la reazione
difensiva dell’organismo è troppo
debole?
L’infezione T stimola la formazione di
vescicole bioniche fortemente azzurre,
vescicole che scaturiscono come
reazione difensiva dalle cellule ancora
sane e forti del tessuto interessato.
Tali vescicole bioniche azzurre (bioni
azzurri PA) vengono prodotte dalle cellule
interessate come funzione di contrasto
e sono una reazione naturale
di difesa dell’organismo contro l’infezione
T.
Se le vescicole bioniche non avessero
la naturale predisposizione ad
agglutinarsi, la cellula cancerosa
molto probabilmente non esisterebbe.
Succede invece che quanto più energeticamente
debole è l’organismo
tanto più abbondante deve essere la
produzione di vescicole bioniche
azzurre per contrastare l’aggressione
T.
La grande concentrazione favorisce la
loro naturale capacità di aggregazione
in strutture biologiche superiori che
diventano le nostre conosciute cellule
cancerose.
Le cellule cancerose quindi, non
nascono come portatrici di malattia
ma come prodotti secondari che scaturiscono
della difesa dell’organismo
contro i processi morbosi. Il danneggiamento
di un tessuto, la comparsa
dei corpuscoli T dalle cellule bioenergeticamente
più deboli, la produzione
di bioni da parte dei tessuti sani
come risposta difensiva all’invasione
T e la riorganizzazione degli ammassi
bionici in cellule cancerose con tutti i
suoi stadi evolutivi sono però, solo la
prima parte del processo canceroso.
Esiste in realtà un secondo processo
anche più importante ed inverso al
precedente.
Esso consiste nella morte delle cellule
cancerose giunte al termine del
loro ciclo vitale e nella loro decomposizione
in corpuscoli T che producono
una più intensa putrefazione del sangue
e dei tessuti, con una intossicazione
generalizzata e totale dell’organismo.
Cio’ che provoca il decesso dei
pazienti non sono le cellule cancerose
vive bensì la putrida decomposizione
T secondaria che scaturisce dalla
loro morte quando giungono al termine
del loro ciclo vitale.
Se all’inizio, durante la formazione
delle prime cellule cancerose, il
danno è limitato localmente, la successiva
morte delle cellule cancerose
che compongono la massa tumorale è invece la causa di una gigantesca
accelerazione della putrefazione di
tutto il corpo.
E’ per questo motivo che vediamo il
paziente canceroso resistere alla
meno peggio per molto tempo alla
malattia e poi crollare, quasi di colpo,
annientato da una cachessia galoppante
che lo porta alla morte in poco
tempo. Contrariamente alla prima
fase che può durare anni, la seconda
fase dura soltanto poche settimane.
Va anche detto che la tendenza al
cancro è un fatto universale. Non esiste
una vero e proprio elemento cancerogeno.
Fino a che l’organismo è
forte, ogni corpuscolo T generato da
questi “cancerogeni”, viene annientato
e reso innocuo.
Va quindi spiegato che l’organismo
sano non si distingue da quello canceroso
per l’assenza di corpuscoli T
ma per la carica energetica, cioè per
la capacità di tenerli a freno e per la
bassa disponibilità dei suoi tessuti a
disgregarsi in essi.
Conclusioni
La cellula cancerosa non è la causa del cancro bensì la conseguenza.
La cellula cancerosa è la manifestazione secondaria del processo difensivo messo in atto dalle
cellule sane dei tessuti colpiti.
Tutti i tumori solidi scaturiscono da questo unico eccanismo.
Il paziente non muore per azione diretta del tumore (fatta salva la pressione meccanica) ma
per l’infezione massiccia che la morte delle cellule cancerose produce nell’organismo quando
esse giungono alla fine del loro ciclo vitale.