Mastopessi e mastoriduttiva
Autore: Dott. Ambrogio CASTELLI
Medico Chirurgo
Specialista in otorinolaringoiatria
e chirurgia della testa e del collo
Via Cremona n. 11
21052 Busto Arsizio (Va)
Tel. 0331-683312
Via Pacini n. 28 – 21131 Milano
Tel. e Fax: 02-70602676
Cell.: 348-4460226
MASTOPESSI
(RIPOSIZIONAMENTO DELLE MAMMELLE) E
MASTORIDUTTIVA
(RIDUZIONE DELLE MAMMELLE)
Le mammelle rappresentano
I’elemento basilare dell’attrazione
femminile, da sempre e soprattutto
nella nostra società occidentale.
Esse, velate da trasparenze maliziose,
ostentate da scollature generose,
rivendicano la loro leadership in tema
di fascino. La moda corteggia il loro
aspetto, la chirurgia si sforza tecnicamente
perchè esse possano essere
mostrate a sguardi di ammirazione
anche quando, per motivi vari, esse
perdono tono e volume.
Le mammelle posseggono ghiandola
mammaria e tessuto adiposo, elementi
del loro volume.
Le mammelle posseggono ghiandola
mammaria e tessuto adiposo, elementi del loro volume.
Esse sono sostenute da un reggiseno
naturale che le avvolge a forma di
rete (legamento sospensore della
mammella).
Ogni anomalia o difetto delle medesime
viene spesso vissuto in maniera
problematica, diventando potenziale causa scatenante di insicurezze, che
incidono a vari livelli sulla personalità
con possibili conseguenze in una
serena vita di relazione.
Oggi, a tutto ciò, va ad aggiungersi la
necessita di corrispondere sempre
più a modelli estetici proposti dai
mass-media.
La stessa moda richiede insistentemente
alla donna un seno ben formato,
scollature pronunciate e costumi
che non permettono più di nascondere
questa parte del corpo come avveniva
un tempo.
Di recente, vi è un aumento del
numero dei soggetti che sentono il
bisogno di sottoporsi ad un intervento
di chirurgia di ringiovanimento del
seno.
Dimagrimenti e sollecitazioni di tipo
ormonale (ciclo mestruale, gravidanza,
pillola, menopausa), riducono
Ielasticita della pelle di questa delicatissima
zona, sottoponendo Ie
mammelle a continui assestamenti
che mettono a dura prova la loro
capacità di tenuta.
II risultato di queste sollecitazioni è il
loro svuotamento e la loro caduta.
Mammelle cadenti e voluminose possono
essere corrette con tecnica di
mastopessi (anche mastoprotesi) e
tecnica riduttiva, metodiche chirurgiche
all’avanguardia che, nel primo
caso risollevano il seno creando un
nuovo legamento di sostegno, nel
secondo, riducono Ieccessivo volume,
riportandole in una posizione
naturale, esaltandone il nuovo volume
e la nuova forma.
Con riferimento aIle tecniche chirurgiche, è necessario tenere presente la
componente più importante del cono
mammario, cioè la vascolarizzazione,
elemento anatomo chirurgico che ha
sempre condizionato Ie varie metodiche.
L‘orientamento chirurgico attuale
e quello di applicare una tecnica
che lasci una cicatrice verticale, o, al
massimo, a L, che con il passare del
tempo quasi si annulla o si potrà
nascondere tranquillamente anche
sfoggiando costumi e reggiseno
molto castigati.
Ritengo, personalmente, che questo
tipo di tecnica sia vincente. Essa si
esegue in anestesia generale, previo
chek-up medico che testimoni lo
stato di buona salute della paziente.
Si prevede un ricovero di 24 ore. La
paziente, una volta dimessa, per un
corretto decorso postoperatorio,
dovrà indossare un reggiseno con
spalline per almeno un mese, evitando
qualunque attività sportiva per
almeno 2 mesi.
Le mammelle, poichè corrette mantenendo
sempre la funzione fisiologica
naturale, potranno sempre aIIattare.
Medicina Flash
LA SCLEROSI MULTIPLA
Una ricerca italiana ha dimostrato perchè
si genera questo serio disturbo:
Pare che il responsabile sia un virus
che provoca la mononucleosi, comunemente
chiamata "malattia del bacio"
perchè trasmesso via saliva.
Spesso il virus responsabile è detto
Epstein-barr, penetra nell'organismo
senza che la persona se ne accorga, e viene scoperto casualmente effettuando
analisi del sangue.
Da tempo si ipotizza una correlazione
tra le infezioni virali e la sclerosi. Gli
studiosi hanno dimostrato per la prima
volta che tale virus è presente nelle
placche di tutti i malati analizzati e promuove
la risposta infiammatoria
responsabile dei danni cerebrali.
La scoperta delle cause della sclerosi è stata realizzata dal Dipartimento di
Biologia cellulare dell' Istituto Superiore
di Sanità.
Per la prima volta l'osservazione di un
virus nel cervello dei malati di sclerosi
multipla permette di spiegare contemporaneamente
le caratteristiche e i
meccanismi della malattia.
E' una patologia che cambia la vita.
Solo in Italia una persona ogni quattro
ore scopre di essere affetta da sclerosi.
Ad essere maggiormente colpiti
sono i giovani e le donne da 10 a 30
anni.
Una volta comparsa non ci sono cure
che la guariscano, ma la si può solo
tenere sotto controllo.
L'aver capito la causa principale della
sclerosi è un fatto determinante perchè
renderà più facile mettere a punto
nuove terapie specifiche e migliorare
quelle già a disposizione.
Questa patologia danneggia il rivestimento
delle fibre nervose provocando
la comparsa delle placche che rallentano
la trasmissione degli impulsi nervosi
Con il trascorrere del tempo diventano
difficili anche semplici azioni come
camminare, leggere, afferrare oggetti.
E' essenziale ricordare che questa
malattia si manifesta e segue un percorso
diverso da persona a persona.
Il paziente presenterà deficit fisici e psicologici,
ma le cure attuali riescono a
garantire una discreta qualità di vita.
Il virus Epstein-barr non agisce da solo,
ma in concomitanza con altri fattori e la
predisposizione genetica.
LA SCIATICA
Il dolore inizia dalla zona lombare e arriva
fino al piede.
In genere la sciatica è il risultato di
posture scorrette dannose per la colonna
vertebrale, assunte per lungo
tempo.
Stare seduti davanti al computer o sui
libri assumendo una posizione fissa e
spesso scorretta, non è un atteggiamento
salutare per la colonna vertebrale
perchè crea sovrappeso alla muscolatura
della schiena e dolori intervertebrali
originati dai "cuscinetti" che funzionano
da ammortizzatori tra una vertebra
e l'altra.
La causa che scatena la sciatica può
essere in molti casi un'ernia cioè la
fuoriuscita della parte centrale di un
disco vertebrale della colonna che va a
comprimere la radice del nervo sciatico.
Questa compressione determina gliepisodi di dolore e provoca anche
danno al nervo con conseguente perdita
di sensibilità, forza, riflessi.
I Pazienti devono sapere come comportarsi
quando compare il dolore; per evitare
di peggiorare la situazione.
Nella fase acuta, quando il dolore è
molto forte, è bene rivolgersi al medico
di base che può prescrivere farmaci
antidolorifici e antinfiammatori.
Il riposo in posizione supina (sdraiati)
indebolisce ulteriormente la muscolatura
della schiena rendendo più difficile il
mantenimento della posizione eretta.
Se gli episodi acuti si ripetono di frequente
occorre rivolgersi ad un medico
specialista che effettuerà una vista
accurata per arrivare ad una diagnosi
specifica, per definire la presenza di
un'ernia e l'eventuale compressione
del nervo sciatico.
Possono essere necessarie Risonanza
Magnetica e Tac. In linea di massima si
tende ad evitare l'intervento chirurgico.
Quando la compressione del nervo
sciatico dipende dall'ernia, influisce
negativamente sulle capacità di movimento
e la terapia fisica e farmacologica
non danno risultati; in questo caso
si opta per l'intervento chirurgico, procedendo
all'asportazione dell'ernia.
Per evitare che il mal di schiena possa
compromettere le capacità di movimento, è bene imparare a prevenire tale
problema adottando semplici accorgimenti.
E' necessario migliorare la propria
postura, sia mentre si è in piedi
che in movimento o seduti davanti al
computer. La schiena deve essere
mantenuta dritta, il viso rivolto in avanti.
Quando si è seduti, la colonna deve
essere mantenuta ben aderente allo
schienale della sedia, il collo deve
essere rilassano, non in tensione.
E' utile anche scegliere la sedia giusta,
soprattutto se si passa la maggior
parte della giornata alla scrivania; deve
essere comoda ed adatta alle proprie
caratteristiche fisiche, con sostegno
all'altezza dei reni in modo da non
sovraccaricare la schiena. E' importante
anche cambiare spesso la postura
cioè alternando la posizione seduta
con una pausa in movimento. Sono
importanti anche l'altezza del sedile e
l'inclinazione dello schienale.
Solitamente il sovrappeso rischia di
affaticare troppo la schiena.
L'attività fisica è essenziale; meglio
l'aerobica e le flessioni perchè giovano
alla schiena e rafforzano la muscolatura
della colonna vertebrale.
I RENI-FILTRI DELL'ORGANISMO
I reni lavorano a ciclo continuo per filtrare
tutte le sostanze veicolate attraverso
il sangue e per produrre urina, mezzo
essenziale per eliminare le tossine.
I reni svolgono funzioni essenziali:
- mantengono costante il contenuto del
l'acqua;
- controllano l'equilibrio degli elettroliti
(sodio, potassio, fosforo, calcio,
magnesio ecc) presenti nel corpo;
-producono la renina che regola la
pressione arteriosa, aumenta il numero
dei globuli rossi, stimolando il
midollo osseo;
- attivano la vitamina D con il corretto
assorbimento del calcio e la sua funzione
nelle ossa.
I reni, quando sono in grado di essere
perfettamente funzionanti, mantengono
l'organismo sano ed in equilibrio.
I problemi possono essere gravi quando
si seguono diete poco equilibrate.
Tra le sostanze che affaticano maggiormente
i reni sono le proteine, in particolare
quelle di origine animale, che
sono sostanze particolarmente ricche
di azoto.
I reni sono costituiti da piccoli filtri
(nefroni) che hanno il compito di estrarre
dal sangue le tossine, acqua e sali
in eccesso.
I sintomi che mettono in guardia per un
possibile danno renale sono malessere,
frequente mal di testa, nausea,
mancanza di appetito. Ci si sente deboli
e svogliati, si ha difficoltà di concentrazione
e si inizia a dimagrire.
Altre spie importanti sono l'aumento
della quantità di urina giornaliera
Quando i reni funzionano male, faticano
a smaltire acqua e minerali che si
accumulano provocando ipertensione e
gonfiore alle caviglie. Occorre quindi
seguire una dieta per non peggiorare la
situazione. Se ad esempio i reni non
riescono a smaltire il sodio in eccesso,
la pressione tende ad aumentare.
Quando esiste un'insufficienza renale
si ha un aumento del potassio che può
portare aritmie al cuore. I calcoli renali
sono sassolini di dimensioni variabili
dovuti alla concentrazione di vari elementi
in cristalli.
Colpisce più facilmente il sesso
maschile e possono derivare dall'alimentazione
troppo ricca in calcio e in
proteine. I calcoli possono accumularsi
nella vescica o
nel rene. Si possono eliminare per via
naturale con l'aiuto di diuretici e
bevendo molta acqua.
Presbiopia: dopo i 40 anni un fenomeno naturale
La presbiopia
La presbiopia è un fenomeno naturale
che inizia a manifestarsi dopo i 40 anni;
ciò significa che “tutti” dopo i quarant’anni
diventano presbiti. Non è possibile prevenire
la presbiopia, essendo un processo
naturale che avviene in tutte le persone,
indistintamente.
Il disturbo si corregge nella gran parte
dei casi con un buon occhiale per vicino;
ma esistono anche altri metodi per la
sua correzione; per esempio le lenti a
contatto multifocali; ma esse non sempre
vengono tollerate e non sempre forniscono
una qualità visiva ottimale per cui
non trovano largo uso.
Interventi chirurgici
Esistono parecchie possibilità laser e chirurgiche
per il trattamento della presbiopia,
tutte in via di perfezionamento.
Tecniche con laser
I laser utilizzabili sono di almeno tre tipi
diversi ed almeno altrettante sono le tecniche;
selezionando bene il paziente e
l’occhio possono dare risultati soddisfacenti.
Con il laser ad eccimeri si può modificare
la curvatura della cornea anteriore inducendo
una multifocalità (simile a quella
delle lenti multifocali degli occhiali) che
consente una buona visione per lontano
e per vicino; sia pure con qualche problema
di qualità visiva.

Con un altro laser si possono eseguire
delle incisioni sulla sclera che fanno
aumentare le potenzialità accomodative
del cristallino umano inducendo una riduzione
o l’abolizione della presbiopia; la
tecnica è recente ed ha bisogno dell’avvallo
del tempo.
Con un altro tipo di laser si possono fare
delle micro-ustioni corneali che inducono
una variazione della cornea sufficiente a
migliorare l’attività visiva per vicino; ma
poiché così si riduce quella per lontano,
la procedura viene fatta di solito in un
solo occhio (così un occhio vede per vicino
e l’altro per lontano).
Tecnica con cristallino
Consiste nell’inserire nell’occhio un cristallino
sostituendo il cristallino umano,
opaco o trasparente, con uno artificiale.
Con un tale dispositivo è possibile correggere
sia un eventuale difetto preesistente
(miopia, ipermetropia, astigmatismo)
sia la presbiopia; a tale scopo, il
cristallino deve essere multifocale o
accomodativo e consentire una buona
visione sia per lontano sia per vicino
senza la necessità di utilizzare occhiali.
Le lentine chiamate invece accomodative
sfruttano un meccanismo della messa a
fuoco simile a quello del cristallino
umano asportato. La lentina subisce dei
minuscoli movimenti in avanti e indietro
che le consentono di mettere correttamente
a fuoco le immagini, come fa un
cristallino naturale.
Le lenti multifocali intraoculari o cristallini
artificiali multifocali sono lenti di nuova
generazione che permettono, come le
lenti multifocali degli occhiali ( che però
hanno una modalità di funzionamento
diversa), di avere visione sia per lontano
che per vicino.
Queste nuove lenti sono costruite esattamente
con lo stesso materiale delle altre
lenti intraoculari che è ottimamente tollerato
dall’occhio, e differiscono per l’architettura
oltre che per le “prestazioni”, permesse
grazie al disegno particolare della
lente .
Per quanto riguarda la forma della lente,
la differenza principale sta nel fatto che
la parte ottica di questo cristallino ha
diversi anelli concentrici di diverso potere
che consentono la funzione visiva a
distanze diverse; in pratica è come se
ogni lente fosse un “insieme” di lenti per
permettere la visione a diverse distanze:
il cerchio più interno serve per vedere da
vicino, un altro anello da lontano, creando,
così, diverse zone concentriche di
diversa distanza focale; è il cervello che,
di volta in volta, sceglie l’immagine
migliore, a seconda che l’oggetto fissato
si trovi vicino o lontano.
Con queste lenti si può offrire così una
condizione che permette di svolgere gran
parte delle attività quotidiane senza
dipendere dall’occhiale per lontano e per
vicino, o addirittura permettere l’eliminazione
completa dell’occhiale;
La tecnologia incorporata da questo tipo
di lenti intraoculari è da anni utilizzata per
la costruzione di telescopi spaziali e
microscopi di laboratorio; in pratica la
superficie della lente viene trattata in
modo che la luce possa creare differenti
punti di fuoco, mettendo in grado l’utilizzatore
di avere una visione nitida in funzione
della distanza degli oggetti osservati,
ma anche in funzione delle differenti
condizioni di luminosità (giorno, sera,
notte, ecc).
Ma non è tutto perfetto e qualche inconveniente
può esserci:
· Nella visione da lontano , i risultati sono
generalmente ottimali ma con qualche
difficoltà in visione notturna; infatti, gli
anelli della lente possono provocare
qualche abbagliamento od alone in presenza
di luci artificiali o nelle ore serali
o notturne; per chi guida molto di sera
queste lenti non sono quindi molto
consigliabili.
· Nella visione per vicino, le lenti multifocali
consentono nella grande maggioranza
di leggere senza occhiali ma talvolta
occorre avvicinare l’oggetto di lettura
più di quanto si fa con l’occhiale.
· Nella visione intermedia, la lente multifocale
intraoculare può dare una sufficiente
visione per il computer ma talvolta
può richiedere una correzione
aggiuntiva con occhiali.
Inoltre, occorre specificare che non tutti i
pazienti sono idonei all’impianto di un cristallino
multifocale; ad esempio, il
paziente con problemi alla retina, o con
glaucoma o con forte astigmatismo o
con miopia consistente, non è adatto.
In conclusione, il cristallino multifocale
non è indicato per tutti gli occhi nè per
tutti i pazienti e, comunque, richiede una
valutazione preoperatoria molto accurata
ed una tecnica operatoria molto precisa;
premesso ciò il cristallino multifocale di
nuova generazione è in grado di fornire
risultati globali superiori ai tradizionali cristallini
multifocali.
Per ora questo tipo di chirurgia è riservato
ai pazienti affetti da cataratta ma i
risultati ottenuti nei primi anni di follow-up
(circa il 90% dei pazienti sottoposti ad
intervento legge il quotidiano senza
occhiali) sono molto positivi, questo tipo
di lentine artificiali vengono ora utilizzate
anche per la correzione definitiva della
presbiopia.
Alimentazione del bambino dai 6 mesi ai 3 anni
Dall’inizio dello svezzamento abituiamo
i nostri figli a mangiare tutti i giorni
una minestra di verdura con crema
di cereali, olio extravergine di oliva e
parmigiano. Usiamo subito i cereali
con glutine. E’ stato uno sbaglio ritenere
che ritardando l’introduzione del
glutine (proteina di struttura presente
nel grano, orzo e segale) si prevenisse
la Celiachia (malattia da intolleranza
al glutine); agendo in questa
maniera si ottiene solo un ritardo dell’insorgenza
dei sintomi che appaiono
anche meno espliciti rendendo più difficile
la diagnosi.
Ricordarsi di introdurre un alimento
nuovo per volta (in media uno alla
settimana) per accorgersi di eventuali
allergie ed intolleranze: nel giro di 2
mesi si deve arrivare a far provare al
bambino tutte le verdure.
Al sesto mese (periodo in cui generalmente
il bambino nato a termine raddoppia
il peso e termina le scorte di
ferro fornite dalla mamma in gravidanza)
proporre i vari tipi di carne
bianca e rossa dapprima come liofilizzato
od omogeneizzato infine come
carne fresca.
Dai 7- 8 mesi proviamo a introdurre il
secondo pasto salato, possiamo iniziare
con una pastina asciutta a mezzogiorno
ma ricordandoci di dare
sempre una minestra di verdura al
giorno. Per merenda usiamo più
spesso lo yogurt (intero) e la frutta.
Dopo gli 8 mesi introduciamo il tuorlo
d’uovo, il pesce, i formaggi freschi;
ricordiamo che, se nelle età più
avanzate non bisogna eccedere nei
grassi animali, nei primi 2 anni
anche i grassi saturi sono essenziali
per un corretto sviluppo del sistema
nervoso centrale, quindi a queste età
non si devono usare latti scremati,
mentre, come condimento, si può
tranquillamente usare il burro.
Ci sono evidenze epidemiologiche
che suggeriscono che il costante
aumento dell’obesità nella popolazione
pediatrica sia legato non già
all’aumento dei grassi ma all’eccesso
proteico nella dieta nei primi 2
anni di vita. Infatti questo maggior
apporto proteico è associato a un
aumentato deposito di tessuto adiposo
essendo stimolata la differenziazione dei preadipociti in adipociti. E
un maggior numero di adipociti porterà
quasi ineluttabilmente ad un
aumento della massa grassa totale.
Bisogna allora rispettare la naturale
tendenza dei bambini a non mangiare
troppa carne.
Ne sono sufficienti 3-4 porzioni la
settimana alternando i vari tipi.
Proporre poi almeno 2 volte alla settimana
il pesce, 2 volte l’uovo, 2 volte
il prosciutto, per il resto formaggi.
Via via che il bambino cresce facciamogli
conoscere i nostri alimenti abituando
anche noi ad usare meno
sale e meno condimenti.
Usare il meno possibile gli zuccheri
semplici.
Non intingere il ciuccio nello zucchero
e nel miele, oltre ad abituarli al
dolce può provocare effetti immediati
come gastroenteriti, e cronici come
le carie. Il miele è ottimo se usato
dopo l’anno per dolcificare latte o
yogurt, prima può risultare indigesto
e potenzialmente tossico.
Ricordiamoci che almeno fino ai sei
anni il fegato del nostro bambino nonè ancora in grado di metabolizzare
tutti gli alimenti.
E’ meglio evitare fino a quest’età gli
alimenti più indigesti come i funghi, i
molluschi, i crostacei, gli insaccati e
soprattutto quantità anche minime di
vino od altri prodotti alcolici.
Un problema a parte è quello dei
minerali e delle vitamine. Anche la
comunità scientifica internazionale,
ne sta rivalutando l’uso in determinate
situazioni: è opportuno che il
paziente si consigli con il suo medico
per un uso mirato.
FARINE LATTEE ED ALTRI LATTICINI
Farina lattea con cereali: è un prodotto
composto da latte e farine di
cereali, con zucchero, vitamine e sali
minerali. La farina di cereali, che rappresenta
l’ingrediente fondamentale,
viene solitamente destrinizzata, cioè
si facilita, attraverso appositi accorgimenti
tecnologici, l’idrolisi dell’amido
con formazione di destrine, allo
scopo di aumentarne la digeribilità.
La stessa farina può subire un trattamento
di biscottatura per migliorare il
sapore del prodotto finale. Esistono
perciò farine lattee biscottate e non
biscottate. Trattandosi di una pappa
semisolida, da somministrare con il
cucchiaio, trova indicazione nel divezzamento,
come sostituto di un pasto
di latte. Includiamo in questa categoria,
in virtù della loro funzione d’uso,
anche alimenti dietetici privi di proteine
del latte vaccino.
Farina lattea con cereali e frutta: come sopra, con in aggiunta frutta
disidratata.
Merenda a base di latte: si tratta di
preparati in commercio da poco,
costituiti essenzialmente da latticini
cremosi uniti a frutta, a cacao e/o a
biscotti. La loro funzione d’uso è prevalentemente
la merenda pomeridiana
dei bimbi a partire dal secondo
anno di età o il dessert di fine pasto
(quando opportuno).
Formaggino: rappresenta una variante
dei normali formaggi, rispetto ai
quali è caratterizzato da una minore
quota di grassi e da una maggiore
cremosità; può essere introdotto nella
alimentazione con la seconda
pappa, a partire dal settimo mese.
Ricordiamo qui, per completezza e
schematizzando, che il formaggio è
derivato dal latte mediante coagulazione
e precipitazione ed è costituito
dalla caseina e dai lipidi (grassi) del
latte; che esso è sempre ricco di proteine
e di calcio, ma può variarne il
contenuto in grassi; che la ricotta non è esattamente un formaggio, in quanto
non deriva dalla caseina (di cui è
priva), ma dalle sieroproteine del
latte, aggiunte di burro.
Yogurt: deriva dal latte con procedimento
di fermentazione, ottenuto
mediante inseminazione con appositi
microbi “buoni” (Lactobacillus bulgaricus
o Streptococcus termophilus);
per questo, esso è ricco di proteine
(caseina), povero di lattosio (digerito
dalla fermentazione), ricco di acido
lattico e variabilmente grasso (a
seconda che il latte originario sia
stato o no scremato). Tali caratteristiche
lo rendono utilizzabile, oltre che
nella normale dieta a partire dai 7-8
mesi, anche nella rialimentazione
dopo diarrea.
CEREALI
Indichiamo in questa categoria i prodotti
esclusivamente a base di cereali,
adatti ad essere utilizzati come
ingrediente semplice.
Analoghi preparati, ma addizionati con verdure o altro, sono compresi
nella categoria delle MINESTRINE E
PASTI COMPLETI. Alcuni raggruppamenti
(ad esempio, “crema o farina”
e “fiocchi, semolino o pastina” sono
motivati piuttosto da una differente
funzione d’uso (età diverse, pasti
diversi), che non da differenze di contenuto.
Biscotto: i vari tipi di biscotto sono
preparati con farine di cereali ed arricchiti con proteine, vitamine e sali
minerali. Possono essere da biberon,
facilmente solubili nel latte oppure
granulati (con o senza il glutine) o tradizionali,
da rosicchiare o da aggiungere
al latte.
Crema o farina: possono essere a
base di un solo cereale (ad esempio
riso od orzo) oppure a base di più
cereali; sono in genere prodotti precotti
e sono integrate con vitamine e
sali minerali, compreso il ferro.
Fiocchi, semolino o pastina: sono
solitamente prodotte con grano tenero
e integrate con proteine, vitamine
e sali minerali.
Pane, pasta ed altri cereali: corrispondono
agli analoghi alimenti per
l’adulto.
Ne vengono prodotte molte versione
dietetiche, prive di glutine, indicate in
caso di specifica intolleranza.
Dolci e preparati per cucina: vengono
riportati sono quelli dietetici, indicati
in caso di specifica intolleranza.
OMOGENEIZZATI E LIOFILIZZATI
Sono prodotti attraverso la frantumazione
delle fibre in particelle finissime,
dell’ordine di millesimi di millimetro,
mediante passaggio ad elevata
pressione in filtri sottilissimi.
Ciò li rende incomparabilmente più
fini e digeribili rispetto alle comuni
preparazioni domestiche.
Gli omogeneizzati di carne di proseguimento
contengono carne in piccoli
pezzettini.
Liofilizzato di carne
Liofilizzato di pesce
Liofilizzato di verdure: vista la prevalente funzione d’uso come base per
la preparazione delle pappe in brodo
vegetale, i prodotti di questa categoria
sono stati compresi negli
“Integratori: preparato per brodo”
Omogeneizzato di carne
Omogeneizzato di frutta
Omogeneizzato misto
Omogeneizzato di pesce
Omogeneizzato di verdure.
MINESTRINE E PASTI COMPLETI
Sono prodotti complessi, che mirano
a fornire un pasto quasi completo e pronto: sono costituiti da cereali, liofilizzato
di carne, liofilizzato di verdure
ed aromi.
Trovano indicazione, oltre che per la
praticità d’uso, anche in situazioni di
inappetenza o problemi di gusto.
Minestrina/pasto con cereali e carne
Minestrina/pasto con cereali, formaggio
e verdura
Minestrina/pasto con cereali e verdure
Minestrina/pasto con cereali, carne e
verdura.
BEVANDE E SUCCHI
Una sezione ricca di esempi, che
rispecchia l’ampia gamma di scelta
disponibile nei punti vendita del commercio.
In realtà, si tratta di una categoria di
prodotti che trova pochissime indicazioni
d’uso: fatta eccezione per le
proprietà attribuite ad alcune miscele
di erbe, il resto dei prodotti costituisce
piuttosto un elemento di disturbo
nella corretta programmazione alimentare
della giornata.
L’apporto di zuccheri è spesso
eccessivo e difficile da controllare,
comporta ovvi problemi di calorie in
più da conteggiare, costituisce un
danno per lo smalto dentale e, infine,
spesso rappresenta un elemento di
non corretta educazione al gusto.
Bevanda Succo o nettare di frutta.
INTEGRATORI
Una sezione conclusiva ed eterogenea,
per quei prodotti che non si
inquadrano nelle precedenti.
Preparato per brodo: comprende
anche i prodotti classificabili come
“Liofilizzati di verdure”.
Idratanti e sali
Vitamine e nutrienti: comprende
anche integratori calorici o a particolare
miscela lipidica, ad uso in diete
specifiche.
Zucchero o dolcificante.
Schema dei pasti a 5-6 mesi
Circa 4-5 pasti nella giornata, così
suddivisi:
* 3-4 pasti di latte (materno o di proseguimento);
* 1 pasto (di solito al mezzogiorno, ma
senza che ciò costituisca un obbligo)
con pappa in brodo vegetale.
Per la preparazione della prima pappa, utilizzare il seguente schema:
- 150-180 grammi di BRODO VEGETALE
(versione base);
- 3-4 cucchiai da cucina rasi di
CREMA di RISO o MAIS-TAPIOCA o
SOIA (creme senza glutine);
- 5 grammi (1/2 vasetto) di LIOFILIZZATO
di CARNE (agnello, coniglio,
tacchino);
- 1 cucchiaino da caffè di PARMIGIANO
ben stagionato;
- 1 cucchiaino da caffè di OLIO D’OLIVA
extra-vergine.
In caso di stipsi, utilizzare la crema di
mais-tapioca e aumentare la quantità
di zucchina; in caso di diarrea, utilizzare
la crema di riso e aumentare la
quantità di patata e carota.
Verso i 6 mesi, aumentare la quantità
di liofilizzato (10 grammi = 1 vasetto)
e provare carni diverse: pollo, vitello,
manzo.
Note: nei bambini allattati esclusivamente
al seno, è preferibile rinviare
l’introduzione della prima pappa al
sesto mese o oltre.
Brodo/passato di verdure
Versione base Preparazione base per la prima
pappa.
Fare bollire in un litro di acqua una
patata, una carota e una zucchina a
fuoco lento per circa 2 ore (fino a far
dimezzare la quantità di acqua) e poi
filtrare per togliere le verdure.
Conservare in frigorifero in recipiente
chiuso e rifare ogni due giorni.
Non aggiungere altri tipi di verdura
fino ai 6 mesi compiuti. Non aggiungere
sale, né dado.
Quando il bambino si è abituato e la
pappa è ormai gradita (circa qualche
settimana dall’inizio del divezzamento),
passare le verdure filtrate e
aggiungerne qualche cucchiaio al
brodo.
Schema dei pasti
a 6-8 mesi
Circa 4-5 pasti nella giornata, così
suddivisi:
* 2 pasti di latte (materno o di proseguimento);
* 2 pasti con pappa in brodo vegetale.
Per la preparazione della pappa, utilizzare
il seguente schema:
- 150-180 grammi di BRODO/PASSATO
DI VERDURE (versione base o
intermedia);
- 3-4 cucchiai da cucina rasi di
CEREALI CON O SENZA GLUTINE;
carne (liofilizzato 10 g, omogeneizzato
50 g) o formaggio (30-40 g) o
prosciutto (30-40 g);
- 1-2 cucchiaini da caffè di PARMIGIANO
ben stagionato;
- 1-2 cucchiaini da caffè di OLIO D’OLIVA
extra-vergine.
Pappa serale
Dai 6-7 mesi, alla sera il bambino
può provare una seconda pappa,
identica a quella del mezzogiorno, ma
con il formaggio (formaggino, ricotta,
emmenthal, asiago, formaggi freschi
senza conservanti) o il prosciutto
cotto (liofilizzato o magro al naturale
frullato oppure omogeneizzato) al
posto della carne.
Introduzione del glutine
A partire dai 6 mesi non è più obbligatorio
usare alimenti senza glutine.
Il glutine è una proteina contenuta in
alcuni cereali (frumento, orzo, segale
e avena), che qualcuno non tollera: èper questo che lo si introduce tardi.
D’ora in poi è quindi permesso mangiare
alimenti derivati da queste farine:
pasta, pane, semolino, creme
multicereali, fiocchi integrali, creme
d’orzo, biscotti (senza uovo, però) e
fette biscottate.
Brodo/passato di verdure
Versione intermedia
In una seconda fase, è opportuno
che nella preparazione della pappa si
incomincino ad utilizzare verdure
diverse. Oltre a patata, carota e zucchina,
si può aggiungere: sedano, spinaci,
bietole/coste, zucca, cipolla,
finocchio, lattuga.
È però buona regola effettuare sempre
un cambiamento per volta, provando
una nuova verdura alla settimana:
così facendo si individuerà più
facilmente la o le verdure non ben tollerate.
Preparazione: fare bollire le verdure
in un litro di acqua a fuoco lento per
circa 2 ore (fino a far dimezzare la
quantità di acqua) e poi filtrare; passare
le verdure filtrate e aggiungerne
qualche cucchiaio al brodo.
Conservare in frigorifero in recipiente
chiuso e rifare ogni due giorni; possibile
la conservazione in freezer, surgelando
il quantitativo occorrente per
un pasto in contenitori diversi e scongelando
giorno per giorno.
Non aggiungere altri tipi di verdura
fino ai 9 mesi compiuti.
Non aggiungere sale, né dado.
Brodo di carne
Dopo i 7 mesi (non prima!) si potrà
alternare il brodo di carne a quello di
verdure nella preparazione della minestrina.
Utilizzare per il brodo un
pezzo di carne di pollo, coniglio o
manzo, insieme a sedano e carota;
sgrassare il brodo dopo la bollitura;
cuocere nel brodo la pastina, il semolino
o il pane grattugiato; aggiungere
l’olio, il formaggio e la carne frullata.
Schema dei pasti
a 8-10 mesi
Normalmente 4 pasti nella giornata.
Due pasti sono a base di latte o latticini,
con latte materno (ove disponibile)
oppure latte adattato di proseguimento
(circa 250 ml a pasto); yogurt
(1 vasetto di yogurt intero + frutta
e/o biscotto); ricotta (80 g + miele o
biscotto); farine lattee (alla frutta, ai
cereali o al biscotto).
Due pasti sono a base di minestrina,
con il seguente schema:
- 200 grammi di BRODO/PASSATO DI
VERDURE (versione intermedia o
completa) o BRODO DI CARNE;
- 30 g di CEREALI (pastina, pane,
semolino, creme multicereali, fiocchi);
- CARNE (omogeneizzato 80 g, carne
fresca 50 g) o FORMAGGIO (30-40 g)
o PROSCIUTTO (30-40 g) o PESCE
(50 g) o un TUORLO D’UOVO;
- 2 cucchiaini di OLIO D’OLIVA;
- 2 cucchiaini rasi di PARMIGIANO.
Introduzione del glutine (come sopra)
Brodo/passato di verdure
Versione intermedia
(vedi pagina precedente)
Introduzione del pesce
Il pesce può essere introdotto nella
dieta del lattante a partire dagli 8
mesi e non prima, per evitare sensibilizzazioni
allergiche. Normalmente lo
si aggiunge alla minestrina vegetale,
al posto della carne, oppure lo si propone
a parte, condito con olio e passato
di verdure; se gradito, lo si prepara
anche 2-3 volte alla settimana.
Esistono in commercio sia il liofilizzato
che l’omogeneizzato, ma è possibile
utilizzare il pesce fresco (o quello
surgelato) cotto a vapore o bollito. È preferibile iniziare con i pesci più
magri (cioè trota, sogliola, nasello,
merluzzo, dentice, cernia, luccio,
branzino, orata, rombo e palombo),
ma dopo l’anno di età si può proporre
al bambino praticamente qualsiasi
varietà di pesce.
Non è invece consigliabile neanche
l’assaggio di crostacei (gamberi, granchi,
aragoste) o di molluschi (seppie,
calamari, vongole, cozze).
Note: in caso di familiarità per allergia
(uno o entrambi i genitori allergici,
anche se con sintomi non gastrointestinali),
l’introduzione del pesce va
rinviata a dopo l’anno di età.
Introduzione dell’uovo
L’uovo è alimento ricco di ferro, di
colesterolo e di proteine ed è quindi
utilissimo nella dieta; d’altra parte,
insieme al latte di mucca, è fra i principali
responsabili di allergia alimentare
nel bambino.
Per questo si ritiene giusto introdurlogradualmente: dopo i 9 mesi di età
va fatto assaggiare il tuorlo (prima
qualche cucchiaino aggiunto alla
minestrina e poi un tuorlo intero al
posto della carne, una volta alla settimana);
dopo l’anno di età, si può
dare l’uovo intero (alla coque, sodo,
strapazzato con il formaggio o cotto
nella salsa di pomodoro; è permessa
la frittata, purché cotta al forno o in
padella antiaderente senza grassi).
Note: in caso di familiarità per allergia
(uno o entrambi i genitori allergici,
anche se con sintomi non gastrointestinali),
l’introduzione dell’uovo va rinviata
a dopo l’anno di età.
Schema dei pasti alla fine del primo anno
Normalmente 4 pasti nella giornata.
Due pasti sono a base di latte o latticini,
con latte materno (ove disponibile)
oppure latte adattato di proseguimento
(circa 250 ml a pasto) o latte
vaccino diluito; yogurt (1 vasetto di
yogurt intero + frutta e/o biscotto);
ricotta (80 g + miele o biscotto); farine
lattee (alla frutta, ai cereali o al
biscotto).
Due pasti sono a base di minestrina,
con il seguente schema:
- 200 grammi di BRODO/PASSATO DI
VERDURE (versione intermedia o
completa) o BRODO DI CARNE;
- 30 g di CEREALI (pastina, pane,
semolino, creme multicereali, fiocchi);
- CARNE (omogeneizzato 80 g, carne
fresca 50 g) o FORMAGGIO (30-40
g) o PROSCIUTTO (30-40 g) o PESCE
(50 g) o un TUORLO D’UOVO;
- 2 cucchiaini di OLIO D’OLIVA;
- 2 cucchiaini rasi di PARMIGIANO.
In alternativa, per bambini particolarmente
precoci, si può frazionare
un pasto in: PRIMO PIATTO di pastina
o riso asciutti con olio e parmigiano
(e pomodoro) e SECONDO
PIATTO di carne o pesce o prosciutto
cotto, con passato di verdure.
Tale schema comporta normalmente
la difficoltà a completare tutto il
pasto proposto e quindi non c’è fretta
di adottarlo.
Introduzione del pesce (v. pag. 25)
Introduzione dell’uovo (v. pag. 25)
Brodo/passato di verdure versione completa
Dopo i 9-10 mesi, nella preparazione
della pappa si possono utilizzare i
legumi e il pomodoro.
Oltre a patata, carota, zucchina,
sedano, spinaci, bietole/coste,
zucca, cipolla, finocchio e lattuga, si
possono aggiungere: fagioli, fagiolini,
piselli, lenticchie, ceci e pomodoro. È però buona regola effettuare sempre
un cambiamento per volta, provando
una nuova verdura alla settimana:
così facendo si individuerà più
facilmente la o le verdure non ben tollerate.
Preparazione: fare bollire le verdure
in un litro di acqua a fuoco lento per
circa 2 ore (fino a far dimezzare la
quantità di acqua) e poi filtrare; passare
le verdure filtrate e aggiungerne
qualche cucchiaio al brodo.
Conservare in frigorifero in recipiente
chiuso e rifare ogni due giorni; possibile
la conservazione in freezer, surgelando
il quantitativo occorrente per
un pasto in contenitori diversi e scongelando
giorno per giorno.
Non aggiungere sale, né dado.
Schema dei pasti
nel secondo-terzo anno
COLAZIONE:
una scodella di latte intero da 250-
300 cc. con fiocchi di avena o cornflakes
oppure uno yogurt intero o alla frutta
con una fetta di pane integrale spalmato
con miele o marmellata
oppure una spremuta o un frullato di
frutta
oppure frutta fresca con una fetta di
torta fatta in casa.
PRANZO e CENA:
50 grammi di riso o di pasta (anche
integrale), conditi con pomodoro fresco,
olio o burro e formaggio grana;
50 - 70 grammi di carne (coniglio, tacchino,
pollo, vitello, cavallo, manzo)
cotta al vapore o bollita o in umido o
al forno o ai ferri, tritata o tagliata a
fettine sottili, anche tutti i giorni
oppure 50-70 grammi di pesce (merluzzo,
palombo, sogliola, platessa,
dentice, orata, salmone, sgombro,
trota, nasello), fresco o surgelato,
cotto al vapore o al forno o al cartoccio
o alla griglia, 2-3 volte alla settimana
oppure 50 - 60 grammi di mozzarella,
ricotta, caciotta fresca, Bel Paese,
fontina, robiola, quartirolo, grana, groviera,
3-4 volte alla settimana
oppure un uovo intero, crudo o alla
coque o sodo o strapazzato o sotto
forma di frittatina (2-3 volte alla settimana)
oppure 40 grammi di prosciutto cotto
o crudo o di bresaola, 2-3 volte alla
settimana
oppure 40 grammi di legumi (fagioli,
piselli, lenticchie, ceci), 1-2 volte alla
settimana.
Verdure e frutta di stagione in abbondanza.
MERENDA:
un gelato (fiordilatte o alla frutta)
oppure una spremuta o un frullato di
frutta
oppure uno yogurt intero o alla frutta
oppure una scodella di latte intero da
150-200 cc. con 3-4 biscotti.
Da evitare: gli insaccati; i piatti piccanti;
la frutta secca (che è difficile
da masticare e può facilmente andare
di traverso); i dolci in eccessive quantità;
il caffè, il tè (non deteinato) e la
Coca-Cola (in quanto contengono caffeina);
le bevande alcoliche come il
vino e la birra; le bibite gassate e
zuccherate in eccessive quantità; le
fritture (concesse solo saltuariamente,
purché preparate in casa a regola
d’arte).
CONSIGLI UTILI....
OMOGENEIZZATI
Molte mamme oggi si affidano ai cibi
per l’infanzia. In effetti, i “pro” di questo
tipo di alimenti sono numerosi:
praticità e velocità (in viaggio, fuori
casa, al ristorante, basta solo aprire
un vasetto o sciogliere una bustina,
far riscaldare il preparato e servirlo,
senza preoccuparsi di dover cucinare)
igiene (sterilizzati e sottovuoto, i cibi
per l’infanzia sono più igienici di quelli
preparati in casa, almeno fino all’apertura
del vasetto)
la sicurezza (privi di additivi, conservanti,
coloranti e di cibi transgenici,
sottoposti a regole rigorose. Nel caso
di alcune marche vengono anche fornite
garanzie su una coltura o un allevamento
biologici)
la digeribilità (farine precotte, cibi liofilizzati
e alimenti omogeneizzati sono
difficili, se non impossibili da ottenere
in casa. Gli ultimi, in particolare,
presentano uno sminuzzamento ideale
dei cibi, soprattutto all’inizio dello
svezzamento)
UOVO
Il tuorlo d’uovo viene in genere inserito
nell’alimentazione del bambino a
partire dai 7-9 mesi di vita.
Solitamente si inizia con un cucchiaino
di tuorlo (il cosiddetto rosso dell’uovo)
crudo o eventualmente preparato
alla coque poiché sotto queste
forme è più digeribile. Il livello di digeribilità
dipende infatti dal modo in cui
viene cucinato: ad esempio l’uovo
alla coque viene digerito in un’ora e
tre quarti, mentre per l’uovo fritto ne
servono due, che diventano tre in
caso di uova sode o di frittate.
In media un uovo del peso di 60
grammi contiene 8 grammi di proteine
che, al pari di quelle della carne,
sono definite nobili, cioè contenenti
tutti gli aminoacidi essenziali e quindi
ad alto valore biologico.
Il rosso dell’uovo è particolarmente
ricco di proteine, grassi, vitamine
(A,D e del complesso B) e sali minerali
(calcio, ferro, fosforo e zinco).
Nell’albume sono invece presenti
molte proteine mentre mancano
quasi completamente i grassi.
La quantità di colesterolo è elevata
(all’incirca 300 milligrammi) ma è bilanciata
dalla presenza di acidi grassi
insaturi che riducono il colesterolo Ldl
(quello detto cattivo perché si deposita
sulle pareti delle arterie provocando
nel di tempo problemi cardiaci).
Non bisogna mai comprare uova
sfuse se non si è più che sicuri della
loro freschezza. Sono molto più
garantite quelle confezionate perché
sono le più protette dal punto di vista
dell’igiene e, avendo indicata sulla
confezione la data di imballaggio e di
scadenza, danno ampia garanzia di
freschezza.
Il pericolo di trasmissione della
Salmonella è abbastanza remoto: è
stato calcolato che solo un uovo su
7.000 ospita il batterio.
Questo perché le uova sono ben protette
dall’attacco dei microrganismi
grazie alla presenza del guscio e
della membrana interna. Il bianco dell’uovo
(l’albume) contiene inoltre
sostanze antimicrobiche che sono in
grado di combattere l’attacco dei batteri.
Il rischio della Salmonella diminuisce
comunque per le uova fresche,
in quanto è molto più difficile
che risultino contaminate.
Per uccidere la salmonella non sono
però sufficienti i tre minuti canonici di
bollitura di un uovo alla coque, ma è
necessario che l’uovo rimanga completamente
immerso nell’acqua bollente
per 7 minuti.
Le uova vanno sempre conservate in
frigorifero o in un luogo molto fresco
poiché le basse temperature sono in
grado di impedire la moltiplicazione
della Salmonella.
I metodi di conservazione a freddo si
dividono in refrigerazione, congelazione
e surgelazione. La refrigerazione
consiste nel sottoporre un alimento a
temperature inferiori a quelle ambientali,
ma mai a temperature così basse
da determinare la solidificazione dei
liquidi organici contenuti nello stesso
alimento. Aggirandosi le temperature
tra 0°C e 5°C, il metodo permette una
conservazione molto limitata nel
tempo. Nella congelazione e surgelazione,
invece, l’alimento è sottoposto
a temperature così basse da determinare
il passaggio dei liquidi organici
allo stato solido. Tale passaggio, nella
congelazione, avviene in tempi lunghi;
nella surgelazione in tempi brevissimi.
E la differenza è fondamentale ai fini
della conservazione delle qualità organolettiche
e nutrizionali degli alimenti.
Vediamo ora perché.
I tessuti degli alimenti sono costituiti
da miriadi di cellule.
Queste, semplificando, sono composte
da un nucleo, da un citoplasma e
da una parete semipermeabile.
Costituente principale delle cellule è
l’acqua. Nella struttura di un tessuto
organico, questa, sotto forma di soluzioni
di varia natura, si trova sia all’interno
della cellula (liquidi intracellulari),
sia tra cellula e cellula (liquidi
intercellulari). Sia nella congelazione
che nella surgelazione il passaggio da
uno stato di aggregazione della materia
(liquido) a un altro (solido), determina
la cristallizzazione con conseguente
aumento di volume. Se il passaggio
avviene in tempi brevissimi
(surgelazione), si formeranno numerosissimi
microcristalli con ridotto
aumento di volume.
Se il passaggio avviene in tempi più
lunghi (congelazione) si avrà la formazione
di cristalli di dimensioni maggiori
e, quindi, un maggiore aumento di
volume: questi macrocristalli tenderanno
a lacerare le pareti cellulari intaccandone
l’integrità.
Le differenze tra i due procedimenti
sono fondamentali ai fini della conservazione
delle qualità organolettiche e
nutrizionali degli alimenti.
Nella fase di scongelamento, infatti,
acqua e liquidi cellulari ritornano allo
stato originale. Se la congelazione è
avvenuta in tempi lunghi e la formazione
di macrocristalli ha leso le pareti
cellulari, dai punti di rottura si avrà la
fuoriuscita di liquidi in cui, diluite in
acqua, si concentrano le sostanze
nutritive (vitamine, sali minerali, proteine,
carboidrati, ecc.) e le sostanze
gustative dell’alimento. Si ha così perdita
di principi nutrizionali e organolettici.
Se la congelazione, al contrario, è
avvenuta in tempi brevi, come nella
surgelazione, le membrane cellulari
restano praticamente integre. I liquidi
cellulari, con tutta la ricchezza delle
sostanze in essi contenuti, restano
all’interno della cellula e gli alimenti,
anche se congelati, mantengono quasi
inalterati, rispetto ai prodotti freschi, i
contenuti di vitamine, proteine, sali
minerali, ecc.
Tornando alla domanda in questione,
si può affermare che, essendo noto
che la verdura dopo la raccolta, se
non viene conservata adeguatamente,
perde molte vitamine con il passare
del tempo, una valida alternativa è
rappresentata dalle verdure surgelate,
in quanto, come abbiamo visto, con il
freddo le sostanze nutritive vengono “bloccate” all’interno del prodotto, che
conserva la sua naturale freschezza.
Ricerche effettuate in tal senso hanno
rilevato che il contenuto di alcune vitamine è mediamente più alto nei prodotti
surgelati rispetto a quelli freschi
dopo tre giorni dalla raccolta in condizioni
di vendita al di fuori dei banchi
frigoriferi.
Le confezioni di verdure surgelate
hanno inoltre una protezione igienica
migliore, offrono un’ampia possibilità
di scelta anche al di fuori delle stagioni
e si conservano più facilmente.
