Mal di schiena e sciatica due problemi comuni
Autore: Dr. Fabio CONTA
OSteopata D. O. -
Fisioterapista
Studio Ceder
Via XX Settembre 19/3
Genova
Tel. 010.8608850
Iniziamo questo articolo utilizzando termini non specificamente scientifici, per esprimere alcune considerazioni su un problema che, prima o poi nella vita, può riguardare chiunque. Infatti, per il solo fatto di alzarsi la mattina, vivere la giornata e ritornare nuovamente a letto per dormire la notte, si entra a far parte di quella moltitudine di persone, si stima circa 75/80%, che soffrono di mal di schiena. Sembra non esserci neanche molta differenza numerica, circa 50% a testa, fra persone che fanno un lavoro sedentario e persone che svolgono un lavoro molto attivo. Un episodio doloroso lombare deve essere prima inquadrato dalla figura del medico, in modo tale che si abbia la certezza che il sintomo doloroso non provenga da altre patologie. In seguito, una volta definito il qua-dro clinico e appurato che i sintomi riportino ad una lombalgia comune, si è nella condizione migliore per rivolgersi ad un osteopata o fisioterapista esperto in terapia manuale e meccanica.
Veniamo ora a parlare di ciò che si intende per lombalgia comune. Si tratta essenzialmente di un dolore nella zona lombo sacrale della colon-na vertebrale. Molto spesso la risonanza magnetica prescritta dallo specialista mette in evidenza segni di usura come artrosi, discopatia, protrusioni discali, legge-re scoliosi o trascurabili atipie. Se insieme alla lombalgia compaiono anche sintomi lungo l’arto inferiore fino al piede, si può parlare di sciatica, troppo frequentemente, però, associata alla possibile presenza di ernia discale, magari confermata da un esame specifico. Negli ultimi anni il medico tende a formulare una diagnosi basata di più su un equilibrato rapporto tra l’evi-denza clinica (sintomi presenti o provocabili mediante appositi test) e l’in-dagine per immagini (RM; Tac; Rx; ecc), cercando di quantificare il reale peso di ciò che gli strumenti vedono rispetto all’aspetto sintomatologico doloroso del paziente.
Tutto ciò ci porta diretti ad alcune considerazioni degne di interesse per i professionisti del settore, ma, soprattutto, per i pazienti sofferenti che devono essere al centro del problema.
Se è vero, come fino ad ora affermato, che un esame strumentale non possa necessariamente chiarire un problema di dolore lombare, indipendentemente dal fatto che metta in evidenza qualcosa, oppure, come spesso accade, nulla di rilevante, perchè insorge un dolore? Perchè spesso non passa nonostante le terapie fisiche effettuate (fisioterapia, terapie strumentali,ecc)?
La risposta a tali quesiti è tutt’altro che facile; tuttavia, una volta accertato che il disturbo non passa nonostante le varie cure, può diventare interessante affrontare la questione da un punto di vista originale, basato anch’esso su criteri scientifici, classificabili e riproducibili.
Ecco allora l’introduzione dello studio della Sindrome dolorosa meccanica; condizione che si manifesta tramite disturbi funzionali del sistema muscolo-scheletrico e viscerale che generano dolori differenti per frequenza e intensità, senza che alcun substrato organico permetta l’identifi-cazione delle cause mediche del problema. Una valutazione accurata in campo funzionale permette di verificare alcuni dati clinici che sommati a test funzionali forniscono l’indicazio-ne corretta per effettuare un trattamento affidabile ed efficace.
A seconda che sia coinvolto il sistema muscolo-scheletrico o viscerale (da un punto di vista funzionale osteopatico), si possono praticare normalizzazioni articolari, fasciali, muscolari, mediante tecniche appropriate, mirate, dolci, rispettose del paziente. Tali tecniche hanno lo scopo di liberare il corpo da fastidiose restrizioni di movimento che possono instaurare schemi lesionali funzionali riconoscibili e generare i sintomi dolorosi.
Se è possibile verificare che il disturbo funzionale meccanico vertebrale o viscerale che causa una sindrome dolorosa è reversibile, anche il qua-dro clinico doloroso è reversibile. Occorre un’attenta valutazione del paziente per stabilire un corretto piano di trattamento. Per la maggior parte dei casi codificabili con questo criterio l’intervento terapeutico si può esaurire in poche sedute manipolative.
Gentian, Mimulus, Crabb Apple
Maria Vittoria BRIZZI TESSITORE
Dott. in Medicina e Chirurgia
Dott. in Lingue e Letterature Straniere
Prof. in Materie Letterarie Genova
Tel. 010/54.51.677
Cell. 348/32.25.941
www.omeopatiaonline.com
L’ipocondria è uno stato di doloroso disagio con sintomi che si sentono realmente e che ci fanno temere di essere affetti da malattie. Queste, ad analisi ed indagini cliniche approfondite, non si evidenziano. Comunque, anche se ci sorgesse il dubbio di trovarci difronte ad un ipocondriaco (che è pure sempre malato), è doveroso prenderlo in seria considerazione in quanto i dolori e le paure che manifesta sono, per lui, motivo di autentica sofferenza. Il mio primo dovere di medico è ascoltarlo a lungo, con partecipazione.
Anche se le malattie accusate sembrassero immaginarie (e non sempre lo sono), è giusto, dopo accurata visita, prescrivere tutte le analisi ed indagini cliniche adatte a ben formulare la diagnosi. Anche nel caso in cui non si trovasse alcuna base organica in riscontro ai sintomi accusati dall’ipotetico ipocondriaco (mi piace ripeterlo per sottolinearlo) è bene fargli capire che deve analizzare i motivi che lo inducono a sentirsi malato. Soltanto quando questi verranno portati alla luce ed egli, realisticamente, si renderà conto della loro esistenza, soltanto allora sarà in grado di trovare la strada verso la salute. Finchè non sarà guarito, proverà a convincere parenti ed amici della concreta esistenza del suo male.
Inconsciamente, forse per paura o per “castigarsi” potrebbe avere un desiderio nascosto di essere ammalato: malattia = punizione. Per quale colpa? Nessuna. Non mi stancherò di dire che non esistono colpe; al limite esistono cause. Forse l’atteggiamento dell’ipocondriaco è un’imitazione di un fatto visto nell’infanzia e in seguito, allo stato conscio, dimenticato. Ricordo un caso, quello di un’amica. Mi riferì che durante i primi anni dell’infanzia aveva visto che sua madre, quando cadeva ammalata, era oggetto di particolari attenzioni.
Tutti, in famiglia, la coccolavano. E’ chiaro che l’atteggiamento dell’ipocondriaco di questo caso può essere una disperata richiesta di aiuto, di amicizia, di amore, un disperato desiderio di essere anche ella, in quanto ammalata, al centro di particolari attenzioni.
E’ un grido di aiuto che è onesto raccogliere con la comprensione, con l’ascolto, con la cura medica che, se riterrò opportuno secondo perizia, scienza e coscienza, potrà anche essere omeopatica, visto che ne ho sempre constatato gli ottimi risultati ed effetti. Gentian, Mimulus, Crabb Apple, i tre Fiori di Bach utili a combattere l’ipocondria, saranno sicuramente prescritti. Gentian diminuisce il senso di scoraggiamento che sovente si impadronisce di noi esseri umani. Mimulus combatte il timore delle malattie. Crabb Apple controlla la paura del contagio. I tre, preparati in composizione secondo le dosi e la posologia adatti al mio paziente, offrono una valida difesa contro il terrore di ammalarsi o alla convinzione di esserlo digià.
Museo dei Campionissimi di Novi Ligure
MUSEO DEI CAMPIONISSIMI
Viale dei Campionissimi
15067 Novi Ligure (AL)
Per informazioni: IAT - 0143/72585
Orari di apertura Ven h. 15-19
(15.00-20.00 dal 1° aprile al 31 ottobre)
Sab/Dom e festivi h. 10-19
(dalle 10.00 alle 20.00 dal 1° aprile al
31 ottobre)
altri giorni su prenotazione per gruppi
(min. 10 persone)
Lunedì chiuso - Chiuso Natale
e il 1° gennaio
APERTURA STRAORDINARIA 15 AGOSTO
CON ORARIO 10-20
email: iat@comune.noviligure.al.it
museodeicampionissimi@comune.noviligure.al.it
Il Museo dei Campionissimi di Novi Ligure, dedicato a Fausto Coppi e Costante Girardengo, due leggende del ciclismo che vissero entrambi a Novi, è stato aperto nel maggio 2003 su una superficie di circa 3000 mq ricavata da un vecchio capannone industriale, ristrutturato e trasformato in un moderno museo multimediale. All’interno del museo una lunga pista centrale divide simmetricamente lo spazio in due parti, narrando visivamente la storia del mezzo attraverso l’esposizio-ne di pezzi importanti, dall’interpretazio-ne di un progetto di Leonardo da Vinci, alla draisina, agli ultimi prototipi al titanio. Lateralmente alla pista si snodano, sui due lati, una serie di pedane espositive che raccontano l’evoluzione dei componenti, tramite ricostruzioni ed interpretazioni di parti selezionate, in opere d’arte che uniscono il legno ai materiali più avveniristici.
Ai lati di pedane e pista, a dividere la navata centrale dalle due laterali, quattro totem multimediali consentono un primo livello di approfondimento e personalizzazione della visita: attraverso un menù è possibile arricchire le informazioni circa i pezzi espositivi o rivivere momenti importanti della storia del ciclismo. Le due navate laterali si aprono ad una serie di sale espositive che aprono al visitatore le porte del passato e del futuro del ciclismo attraverso mostre dedicate.
Due sale Megaschermo, tra loro speculari, consentono la rievocazione di filmati d’epoca, testimonianze visive e sonore esclusive di arrivi spettacolari e duelli memorabili, mentre la Sala dei Campionissimi cuore della memoria e del ricordo, è dedicata a Fausto Coppi e Costante Girardengo, con cimeli e testimonianze inedita della loro gloria di campioni. Il Laboratorio Videoludico è il fulcro del-l’interattività; il visitatore può salire in sella a biciclette reali computerizzate e sfidare i propri compagni di visita attraverso i percorsi che riproducono i dintorni di Novi, la palestra naturale dei Campionissimi. Altre due sale a tema accompagnano il visitatore in percorsi narrativi relativi alla bicicletta ed al ciclismo con importanti raccolte provenienti da ogni parte d’Europa.
L’incredibile ricchezza ed esclusività del materiale filmato a disposizione del Museo dei Campionissimi è in consultazione presso la Videoteca con un sofisticato software di ricerca. Fu ‘Carlin’ Bergoglio, grande caricaturista e direttore di TuttoSport negli anni ’40 e ’50, a definire Novi “l’Università del ciclismo”, proprio per il contributo che la città ha dato a questo sport, non solo con i suoi due grandi campioni ma anche con una serie di gregari, meccanici, trainer e ispettori di gara che hanno mantenuto una forte tradizione ciclistica e sono tuttora la memoria del ciclismo novese.
Oltre che punto di riferimento di svariate competizioni sportive (ogni anno è sede di partenza del Giro dell’Appennino e di una Gran Fondo che riunisce circa 1500 ciclisti, lo scorso anno è stato scelto tra le località che hanno ospitato i campionati italiani di ciclismo per le prove a cronometro e nel 2004 è stato il punto di partenza di una tappa del Giro d’Italia), il museo ospita ogni anno nei suoi ampi spazi espositivi un’importante mostra d’arte.
Le edizioni precedenti sono state dedicate al divisionismo piemontese, al futurismo, alla figura femminile e alla pittura d’interni nell’arte tra ‘800 e ‘900: l’edizione del prossimo autunno accoglierà una grande mostra su un intero secolo di pittura piemonte-se, il Novecento, in collaborazione con la città di Alessandria. Presso il museo è attivo un servizio di noleggio biciclette, insieme alle quali viene fornita una serie di itinerari per cicloturisti nell’ambito di un progetto regionale chiamato ‘Piemonte ciclabile’: infatti il territorio che circonda la città è ricco di sentieri e strade di campagna e di collina dove è possibile rilassarsi o mettere alla prova la propria abilità sui pedali.
Malaria, i rimedi per curarla
Autore: Dr.ssa Alba ALGESI
Via Enrico Fermi 4 -
27050 Retorbido (PV)
La malaria è una malattia tropicale che mette a rischio molte persone. E’ trasmessa all’uomo tramite la puntura delle zanare femmine del genere Anopheles. Il microorganismo responsabile della malattia arriva al fegato tramite il sangue e ne danneggia le cellule. Indi si sviluppa nel loro interno e attira i globuli rossi causandone la rottura.
Si può verificare anche dopo due mesi. Il paziente accusa brividi, febbre e dolori alla colonna vertebrale, vomito, mal di testa, la malattia deve essere trattata tempestivamente (a causa del pericolo d’incubazione di parecchio tempo). La cura si basa su farmaci specifici e antibiotici da assumere alla prima manifestazione. Oggi esiste un aiuto nei casi gravi; è il nuovo Artesumato intravenoso in grado di debellare in modo efficace il virus anche se l’infezione è allo stadio avanzato.
La malaria richiede una diagnosi tempestiva. Lo strumento essenziale è l’osservazione del sangue al microscopio per valutare se è presente il parassita. Oggi però sono disponibili l’uso di tamponi su cui versare due gocce che danno un risultato in poche ore. La zanzara anofele che trasmettono la malaria pungono nelle ore notturne tra il tramonto e l’alba. Meglio quindi evitare di uscire o indossare sempre abiti e pantaloni lunghi. Ogni sei ore applicare nella cute repellenti specifici. La durata della protzione dipende dalla concentrazione di principio attivo presente nel prodotto.
Usare le zanzariere su porte e finestre o, se non fossero disponibili, chiudere bene tutte le imposte durante la notte. Se nonostante tutte le precauzioni del caso si contrae la malaria, è bene iniziare una cura nelle fasi iniziali della malattia. Comunque è opportuno non ricorrere ai medicinali di propria iniziativa perchè serve sempre la diagnosi del medico o del pronto soccorso per avere anche la prescrizione del trattamento più adeguato.
Molti dei farmaci usati in passato come la clorochina hanno ormai un’efficacia ridotta a causa della resistenza opposta dal parassita.
Oggi la soluzione più usata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è una combinazione di medicinali che associa un derivato dell’artemisina (sostanza molto presente ottenuta dall’Artemisia annua, una pianta di assenzio dolce) e un antimalarico classico. Le cure classiche funzionano meno se la malattia è in stato avanzato. Oggi c’è un derivato semisintetico dell’artesisina. Questo farmaco agisce subito.