SPECIALE TUMORE al SENO
“IO VADO AVANTI”: conoscerlo per affrontarlo

 

Sono oltre 37.000 le donne che si ammalano ogni anno di tumore del seno in Italia, con una maggior prevalenza nell’età avanzata: colpisce infatti nell’80% dei casi, donne sopra i 50 anni. L’incidenza della malattia è, purtroppo, in crescita nel corso del tempo ma è anche in continuo aumento la possibilità di guarigione. Oltre l’85% delle donne che hanno sviluppato un tumore della mammella, infatti, mostrano una sopravvivenza a oltre 5 anni dalla diagnosi e la tendenza è in miglioramento anche per gli anni successivi. Oggi, più di 450.000 donne convivono con la malattia. Un percorso difficile, durante il quale ci si sente meno femminili, si sperimentano cambiamenti nei rapporti sociali e nella situazione familiare, spesso si va incontro a periodi di epressione. Difficoltà e problemi che, però, possono essere affrontati con fiducia e risolti con un supporto adeguato. Con l’obiettivo di supportare l’Oncologo ad accompagnare la donna in questo viaggio attraverso e oltre la malattia, è stata realizzata l’iniziativa IO VADO AVANTI, sei opuscoli ricchi di informazioni e consigli sugli aspetti più importanti del dopo diagnosi e trattamento: Conosci la malattia e vai avanti; Parlane in famiglia; Mangia bene; Riscopri la tua femminilità; Non sei sola; Riconoscersi e riapprendere. IO VADO AVANTI è un’utile guida per ritrovare il benessere e la serenità con se stessa e con i propri cari: dalla gestione dei problemi dermatologici alla prevenzione di complicanze; dalla riscoperta della propria femminilità, al controllo del peso e alla prevenzione dell’obesità.
Conosci la malattia e vai avanti Luca Tondulli, Specialista in Oncologia Medica
“La prevenzione del tumore al seno prevede di seguire una serie di regole semplici che derivano dalla conoscenza dei fattori di rischio. Ciò può permettere di evitare i comportamenti che possono favorire lo sviluppo del tumore e di attuare, viceversa, quelli che possono aiutare a prevenirlo o facilitare il raggiungimento di una diagnosi precoce e tempestiva. Ma quando la malattia aggredisce la donna è importante che sappia e conosca le terapie e come affrontarle per superare la malattia e la paura che colpisce il 65% delle donne che temono di ammalarsi nuovamente”.
6 REGOLE PER AIUTARE LA PREVENZIONE
1. Fare regolare esercizio fisico.
2. Alimentarsi con pochi grassi e molti vegetali (frutta e verdura, in particolare broccoli e cavoli, pomodori e tè verde).
3. Allattare i figli al seno, perché l’allattamento consente alla cellula mammaria di completare la sua maturazione e quindi di essere più resistente a eventuali trasformazioni in senso tumorale.
4. Farsi visitare regolarmente dal proprio Medico di famiglia o dal Ginecologo o dal Senologo almeno una volta l’anno.
5. Sottoporsi a regolari esami di screening (mammografia ed ecografia del seno).
6. Controllare con regolarità il proprio seno attraverso l’autopalpazione. RACCOMANDAZIONI PER LA DIAGNOSI PRECOCE DI TUMORE MAMMARIO
• Donne asintomatiche non ad alto rischio Si consiglia alle donne di età tra i 40-50 anni di eseguire: esame clinico + mammografia + ecografia ogni 12-18 mesi. Alle donne di età superiore ai 50 anni la partecipazione a programmi di screening o esame clinico e mammografia ogni 24 mesi.
• Donne a elevato rischio genetico o familiare Esame senologico, mammografia ed ecografia iniziali intorno ai 25/30 anni, o comunque 10 anni prima dell’età del familiare più giovane affetto.
GLI EFFETTI COLLATERALI DELLA CHEMIOTERAPIA E I RIMEDI DA ADOTTARE
Gli effetti collaterali della chemioterapia riguardano soprattutto le cellule che si riproducono molto velocemente. Per fortuna la terapia non dura per sempre ed esistono comunque rimedi da adottare.
QUALI CONTROLL I DOPO UN INTERVENTO AL SENO E ALL A FINE DELL A CHEMIOTERAPIA? Dopo l’intervento alla mammella e alla conclusione del trattamento adiuvante è consigliabile sottoporsi a periodici controlli clinici e strumentali definiti “followup”. Lo scopo di tali controlli è di verificare il benessere della paziente e l’assenza di recidive.
PERCHÉ SI USA LA TERAPIA ORMONALE ANTINEOPLASTICA?
Esistono forme di tumore, come quello della mammella, nelle quali gli ormoni presenti nell’organismo stimolano le cellule tumorali a moltiplicarsi. Questo avviene perché le cellule tumorali esprimono sulla loro superficie dei recettori specifici per gli ormoni (estrogeni e progestinici). Quando gli ormoni si attaccano a questi siti, le cellule iniziano a riprodursi e il tumore si diffonde. La terapia ormonale antitumorale prevede l’impiego di farmaci che impediscono la stimolazione ormono-dipendente della proliferazione delle cellule cancerogene.
La terapia ormonale antineoplastica consiste nella somministrazione di farmaci che bloccano l’attività degli ormoni estrogeni, ritenuti coinvolti nell’insorgenza e nello sviluppo del tumore al seno. Questi farmaci agiscono: impedendo alla cellula tumorale di utilizzare gli estrogeni prodotti, inibendo la produzione degli estrogeni. La terapia ormonale si utilizza: se sulle cellule cancerogene sono espressi i recettori estrogeni e/o progestinici, in relazione allo stato menopausale, in relazione alla presenza o meno di controindicazioni al trattamento, in relazione a eventuali patologie associate. Questa terapia si può attuare in sequenza dopo la chemioterapia oppure come trattamento esclusivo.
NUOVI FARMACI PER IL TUMORE AL SENO
Da alcuni anni sono disponibili nuovi farmaci biotecnologici per la cura del tumore al seno. Non sono chemioterapie ma sono stati creati in laboratorio per riconoscere specifiche molecole nelle cellule cancerose e bloccarle, interferendo in questo modo con la proliferazione e la crescita del tumore. Sono farmaci mirati o “targeted” che colpiscono selettivamente un preciso bersaglio molecolare sulla cellula tumorale. “Inizialmente, i controlli saranno piuttosto ravvicinati nel tempo, per poi dilatarsi progressivamente fino a una cadenza annuale dopo il quinto anno.
Sono raccomandabili la visita clinica periodica e la mammografia annuale. A discrezione del medico, in caso di comparsa di sintomi, potranno essere indicati esami di approfondimento come la TAC o la RM”.
Parlane in famiglia Daniela Ferriani, Psicoterapeuta
“Quando ci si trova a convivere con il tumore al seno spesso ci si lascia sopraffare, come se il mondo ci fosse caduto addosso senza preavviso, ci si sente disorientate e impotenti, come se si nuotasse controcorrente, senza sapere come fare. Ci si sente deboli, prive dell’energia necessaria per affrontare la malattia e lottare per ritornare a vivere”.
• 30% le donne trattate per un tumore al seno che si sentono meno femminili;
• 60% le donne che, dopo il tumore, hanno attraversato un periodo di depressione;
• 65% le donne che soffrono per la paura di ammalarsi di nuovo.
La paura diventa dominante: paura di soffrire, di perdere gli affetti, di essere continuamente giudicata per la propria “diversa” fisicità, di non riuscire a provare piacere e dare senso alla propria vita, paura di morire.
Occorre quindi allenarsi a riprogettare la vita facendo leva sulla propria immaginazione e forza interiore, essere pazienti con se stessi, incoraggianti e non troppo critiche, non abbandonare la volontà di trovare soluzioni.
ESSERE PROTAGONISTE DEL PROPRIO BENESSERE • Vita e non malattia • Progetto e immaginazione • Ascolto e Cura di sé Il tumore è una malattia di tutta la famiglia perché coinvolge le relazioni, specie quelle più significative e care. 5 PASSI PER ESSERE PROTAGONISTE DEL PROPRIO BENESSERE
1. Maturare la consapevolezza che non essere sola nell’affrontare la malattia rende più forti di fronte alla diagnosi e ai trattamenti oncologici e aiuta significativamente a fronteggiare l’ansia e la depressione.
2. Imparare a ridefinire i ruoli, a ridistribuire i compiti all’interno della famiglia (gestire i figli, le faccende domestiche, fare la spesa) per avere il tempo e la forza di sottoporsi alle cure mediche e di gestire le difficoltà del post-intervento.
3. Non vivere l’aiuto del partner come una sconfitta personale
4. Liberarsi dal timore del giudizio degli altri.
5. Rendersi disponibile al cambiamento e utilizzare l’arte della pazienza.
Questo significa costruire insieme un nuovo equilibrio. Una diagnosi di tumore al seno può suscitare un profondo turbamento anche nel partner. Una comunicazione aperta tra i partner risulta indispensabile ai fini di una relazione di mutuo sostegno, di mutuo soccorso. Vincere le resistenze e parlare apertamente dei pensieri e delle emozioni permette di costruire strategie di conforto e sostegno reciproco.
IMPARARE A PARLARE LIBERAMENTE
• Essere pazienti ed evitare critiche e squalifiche.
• Accettare pareri discordanti, trovare una loro giustificazione e cercare un nuovo punto di vista.
• Essere incoraggianti. Nel caso ci siano figli, molte preoccupazioni si concentrano su di loro, su come proteggerli da questa situazione ansiogena.
• Nascondere loro quello che sta succedendo non è assolutamente possibile, i figli hanno delle speciali “antenne” per captare i cambiamenti dei genitori.
• Se non siamo noi adulti a renderli partecipi e offrire spiegazioni, saranno loro a riempire questo vuoto con i loro timori, congetture e ipotesi spesso ancora più difficili da gestire. • Dare spiegazioni è difficile, ma non impossibile. I figli pongono domande dirette su questioni che i genitori fanno fatica a elaborare dentro di loro.
Un aiuto è avvicinarsi utilizzando il linguaggio adeguato all’età del figlio: con i figli piccoli ci si può affidare alle metafore, al linguaggio delle favole, per aiutarli a cogliere aspetti complessi, con i più grandi è possibile dare informazioni sul percorso della malattia e le soluzioni proposte.
SOLIDARIETÀ INATTESE
Molte donne (ma non solo) spinte dal desiderio di sfogarsi e di cercare conforto hanno iniziato a comunicare via Internet servendosi dei blog. Hanno così creato una rete di rapporti, un gruppo affiatato e solidale da cui sono nate delle amicizie che, a volte, hanno superato i confini dello spazio virtuale per incontrarsi nella realtà.
DEDICATO ALLE DONNE
• Per poter “andare avanti” occorre incanalare le proprie energie sulla vita anziché disperderle nella paura.
• Affronta la paura come una sfida per mostrare a te stessa il tuo carattere e la tua combattività e impara a capire cosa ti sostiene.
• Oltre al coraggio e alla determinazione è molto importante avere un supporto dall’ambiente che ti circonda.
• Cerca ed accetta un aiuto concreto senza viverlo come una sconfitta. E’ necessario ridistribuire i compiti all’interno della famiglia.
• Cerca anche il sostegno affettivo di chi ti è vicino: la consapevolezza di non essere sola nell’affrontare la malattia rende più forti e aiuta significativamente a fronteggiare l’ansia e la depressione.
• Costruire con il partner una nuova relazione di aiuto reciproco implica vincere le proprie resistenze ed imparare a parlare liberamente.
• Ricorda che il partner, o chiunque sia il tuo riferimento, ha bisogno di spazi personali che gli permettano una ricarica emotiva.
• Non isolarti e mantieni un contatto con le amicizie, questo ti aiuterà a ritrovare più benessere. “Condividere e comunicare l’esperienza può servire a tutti: al malato per non sentirsi solo e non compiere anche lo sforzo di far finta di nulla; ai bambini per non sentirsi esclusi o inutili o addirittura colpevoli di un allontanamento che non comprendono; all’ambiente sociale per non drammatizzare con le censure ed i silenzi un’esperienza già faticosa quale affrontare terapie lente e spesso dolorose.”
Riscopri la tua femmini lità Riccarda Serri, Specialista in Dermatologia
“Essere femminili significa anzitutto sentirsi femminili. L’arrivo di un tumore - e proprio al seno, simbolo primario di femminilità - può ‘rubare’ sia la femminilità, sia la percezione del sentirsi donne attraenti, sia il desiderio di continuare a curare e prestare attenzione anche ad un aspetto solo apparentemente frivolo, l’aspetto estetico”.
• 82% le donne ammalate di tumore che subiscono cambiamenti nel proprio aspetto fisico.
• 67% le pazienti che sperimentano mutamenti emotivi1.
• 30% le donne con tumore al senso che si sentono meno femminili.
La pelle è l’organo più profondo che abbiamo. Curare la pelle e l’estetica nel modo giusto è importantissimo perché aiuta a sentirsi meglio, a superare gli inconvenienti che le terapie antitumorali possono portare e a continuare a sentirsi donne, belle, attraenti. CURARE LA PELLE E L’ESTETICA NEL MODO GIUSTO NON SOLO NON E’ FRIVOLO MA E’ IMPORTANTISSIMO DA TANTI PUNTI DI VISTA:
• Aiuta a sentirsi meglio.
• Aiuta a superare i tanti inconvenienti che le terapie antitumorali possono portare, e a prevenire secchezza, prurito, irritazioni, etc.
• Aiuta a continuare (o a “iniziare”) a sentirsi donne, sentirsi belle, sentirsi attraenti, senza quel “marchio”, di tumore che si teme di avere addosso.
• Aiuta sempre e comunque ad affrontare meglio la malattia e la terapia.
• Migliora la qualità di vita.
Quella VITA che l’arrivo del tumore ha letteralmente rivoluzionato.
LA CURA DELL A CICATRICE
Anche se non sempre evidente a colpo d’occhio, la cicatrice dell’intervento chirurgico al seno è la manifestazione esteriore della ferita più profonda subita dall’animo, con la menomazione del corpo femminile.
Curando bene la cicatrice sulla pelle si cura anche la ferita dell’animo, e si facilita la rinascita” dopo il lungo percorso di malattia.
• Applicando almeno 1-2 volte al giorno una crema cicatrizzante a base di amminoacidi e/o acido ialuronico.
• Massaggiando la parte con olio di rosa mosqueta puro, oppure olio di germe di grano, oppure olio di iperico (il massaggio è molto utile).
• Proteggendo la parte dai raggi del sole e dagli UV, fino a che la cicatrice è “fresca” (in ogni caso, applicare creme con protezione 50+).
IL MAKE UP: TRUCCATEVI!
• Scegliere un fondotinta o creme colorate, facendovi magari guidare da un make up artist, oppure solo un velo di cipria e/o fard: scegliere colorazioni più rosate, che possano risvegliare il colorito spento.
• Per le occhiaie, ricorrere a un correttore in crema o in stick da applicare picchiettando, in piccola quantità.
• Il trucco degli occhi va ben sfumato e si può applicare, con attenzione, il mascara (purché ipoallergenico) e non del tipo resistente all’acqua.
• Scegliere rossetti rosati e aranciati ed evitare le tonalità troppo scure o troppo intense: i marroni, i viola, i rossi sgargianti potrebbero far apparire ancora più “sbattute”. LE UNGHIE
Possono diventare, in caso di terapie antitumorali, fragili, mollicce oppure spezzarsi facilmente e sfogliarsi o al contrario ispessirsi, cambiare colore, diventare scure, sia alle mani sia ai piedi. La manicure è importante e va fatta con estrema delicatezza.
• Tutte le sere prima di dormire applicare sulle unghie delle mani e pedi dell’olio di germe di grano oppure del burro di karitè puro 100%, in alternativa dell’olio extra vergine di oliva.
• Portare scarpe comode e larghe non strette in punta per evitare problemi ai piedi e alle unghie dei piedi.
• Per fare i mestieri o il bucato o il bricolage, utilizzare sempre guanti dermatologici di cotone più guanti di lattice.
I CAPELLI
Il cuoio capelluto è sensibile, specie se si indossa una parrucca: lavatelo con shampoo estremamente delicato, diluito nell’acqua. Massaggiate e fatevi massaggiare il cuoio capelluto con olio vegetale prima del lavaggio. Per stimolare la ricrescita è meglio non usare fialette e prodotti irritanti in base alcolica: meglio un massaggio quotidiano che stimoli la microcircolazione sanguigna della cute. Evitare, specie, per i primi tempi tinture chimiche e permanenti.
L’ABBIGLIAMENTO
• Deve essere comodo, in tessuti naturali che non irritino la cute. • Anche la biancheria intima deve essere preferibilmente di puro cotone o seta.
• Evitare indumenti sintetici, tessuti elasticizzati, tessuti contenenti metalli e lustrini, lane ruvide.
• Sì invece a indumenti in cotone, seta, lino, lane molto morbide.
• Prestare attenzione a come si lavano gli indumenti: tracce di detersivo nelle trame possono irritare.
Non sei sola Giuseppe Draetta, Specialista in Medicina Legale
“Chi si ammala di una malattia tumorale deve potere continuare a fare la sua vita normale, personale e lavorativa, nonostante i possibili disagi legati alla terapia, ai sintomi, almeno per un determinato periodo di tempo in cui le condizioni di salute possono risultare in qualche misura più precarie. È un suo diritto. Le leggi del nostro ordinamento contemplano una serie di aiuti socioeconomici in favore del paziente e offrono un sistema assistenziale di grande tutela”.
DOMANDE E RISPOSTE PERCHE’ E’ IMPORTANTE SAPERE CHE…
Lo Stato Italiano tutela i diritti della persona malata, e in particolare quella con tumore, non soltanto con cure sanitarie di alto livello ma anche con tutele nel campo del lavoro e previdenziale.
CURARSI
Dovrò affrontare la spesa dei ticket sanitari per esami e visite?
Con una diagnosi di tumore si ha diritto all’esenzione del pagamento dei ticket per gli esami e per tutte le prestazioni correlate alla malattia e alle sue complicanze, che sono quindi del tutto gratuiti se eseguiti in convenzione.
L’esenzione vale anche per i ticket sui farmaci. Il tesserino dell’esenzione si ottiene allo sportello esenzioni della propria ASL presentando la documentazione sanitaria con la diagnosi di malattia oncologica ed è contrassegnato dal codice “048” che indica il tipo di patologia.
La chirurgia plastica per ricostruire un seno operato per asportare un tumore è a pagamento?
La chirurgia per il rimodellamento o la ricostruzione del seno (con o senza protesi interna) è parte integrante del trattamento chirurgico del tumore del seno, e dunque non è a pagamento.
Se ho subito la mastectomia radicale e non voglio la chirurgia plastica (o non posso riceverla) ho diritto ad avere gratuitamente la protesi esterna?
Sì, il Servizio Sanitario fornisce gratuitamente la protesi mammaria esterna in questi casi. La protesi è sostituita gratuitamente ogni tre anni; in via eccezionale si potrà avere una sola volta la sostituzione prima di questo termine (art. 37 legge 449/1997).
Se devo essere curata in un’altra regione posso chiedere un rimborso delle spese di viaggio?
Non tutte le Regioni prevedono questa possibilità, o la prevedono solo per alcuni tipi di malattie. Nelle Regioni che concedono il rimborso, la condizione è che la prestazione non sia disponibile in un ospedale della propria Regione o che i tempi di attesa siano troppo lunghi. La richiesta va presentata all’ASL, deve essere autorizzata prima del trasferimento fuori Regione, e il rimborso delle spese avverrà dopo il viaggio.
Posso essere seguita da uno psicologo attraverso il servizio sanitario?
Molti ospedali prevedono una consulenza psicologica durante il ricovero, come parte integrante del percorso di cura. Di solito, però, questa non è più utilizzabile dopo la dimissione. Coloro che ritengono di trarre utilità da questa modalità di assistenza, possono chiedere consiglio o aiuto al personale dell’ospedale che saprà guidarli, eventualmente, a soluzioni alternative.
RICONOSCIMENTO DI INVALIDITÀ CIVILE E HANDICAP
Sono stata operata di tumore al seno; adesso devo fare la chemioterapia. Come viene generalmente considerata rispetto all’handicap?
In questo caso viene riconosciuto l’handicap grave, almeno per il tempo necessario a completare la chemioterapia.
Come si presenta la domanda?
Dal gennaio 2010 le procedure sono state semplificate per il cittadino: la domanda si invia all’INPS esclusivamente on line e non più agli sportelli, evitando code e attese scomode. Cosa si deve fare in pratica?
Andare dal medico di famiglia con la documentazione sanitaria dello specialista: il medico invierà on line il certificato per la domanda e ne rilascerà al cittadino una copia; consegnerà inoltre un codice indispensabile per le fasi successive della domanda. E’ consigliabile chiedere poi un appuntamento al patronato di un sindacato o anche a un’associazione di pazienti per la compilazione e trasmissione della domanda per via telematica: per questo serviranno la copia del certificato e il codice rilasciato dal medico curante.
Per quanto tempo è valido il certificato del medico?
30 giorni: se entro questo termine non si completa la procedura si dovrà tornare dal dottore per un nuovo certificato. Il certificato è a pagamento e il medico non può rilasciarlo gratis. Servono due diverse domande per invalidità civile e handicap? (legge 104) No, si può chiedere l’accertamento per entrambe con una sola domanda.
IL LAVORO
I giorni di assenza per le cure sono contati come normale assenza per malattia?
Alcune tutele speciali in ambito lavorativo derivano dal solo fatto di avere avuto la diagnosi di tumore, da documentare al datore di lavoro con dichiarazione del medico curante. Generalmente, a una donna che abbia subìto l’asportazione di un tumore del seno e deve ricevere radioterapia o chemioterapia viene riconosciuto l’handicap grave, almeno per un certo periodo di tempo (legge 104/1992 permessi lavorativi).
Chi mi assiste ha diritto a congedi anche prolungati dal lavoro?
Il familiare (coniuge, convivente o parente entro il secondo grado) può chiedere un permesso retribuito di 3 giorni all’anno secondo la legge 53/2000 per grave infermità (legge 53/2000). Inoltre, il lavoratore che documenti gravi motivi familiari (la diagnosi di tumore a un parente stretto è considerata uno di questi) ha diritto a un periodo di congedo non retribuito per un massimo di 2 anni, continuativo o frazionato.
Posso chiedere di avere il permesso di libera circolazione e sosta?
A una persona che deve sottoporsi a cure antitumorali generalmente si riconoscono gravi difficoltà di spostamento, che costituiscono il requisito per ottenere questo permesso. Per ottenerlo, è necessario inoltrare la domanda al Comune di residenza, e poi prenotare una visita all’ufficio medico-legale della ASL, che rilascerà il certificato necessario per ottenere il contrassegno.
“Godere delle garanzie che permettono di curarsi con meno preoccupazioni per il lavoro e per gli aspetti economici è un aiuto importante per dedicare le energie necessarie alla prova difficile della malattia. E allo stesso tempo per mantenere integri il proprio ruolo sociale, la rete delle relazioni, la prospettiva del ritorno alla normalità”.
Riconoscersi e Riapprendere Fulvia Gariboldi, Specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione
“La riabilitazione non è solo l’atto terapeutico effettuato con il fisiatra, ma è anche e soprattutto espressione della voglia di andare avanti. Non è mai troppo tardi per fare movimento dunque: passeggiate, bicicletta, acquagym, ma anche ballo, yoga, ginnastiche cosiddette alternative che addolciscono gli sforzi e sono praticabili da tutte e a qualsiasi età. Importante è valutare da quanto si era precedentemente addestrati e allenati e, in ogni caso la ripresa dell’attività fisica deve essere graduale e bisogna sempre rispettare opportune pause di riposo, oltre ad “ascoltare” come risponde il corpo a queste sollecitazioni e comportarsi di conseguenza”.
PASSO DOPO PASSO …
La donna che ha combattuto la battaglia contro il tumore merita di ritrovare uno stile di vita che si avvicini il più possibile a quello precedente la malattia, quindi deve poter riprendere le abituali attività quotidiane, gli sport, gli hobby preferiti, seppur dopo gli indispensabili tempi di convalescenza e le cautele necessarie.
IL PROBLEMA DELLA MOBILITÀ
Mobilità dell’arto coinvolto dall’intervento chirurgico, aumento di peso e comparsa di linfedema sono i tre aspetti che maggiormente preoccupano chi ha subito il trattamento per un tumore del seno. Ve ne sono comunque altri che compaiono a distanza di tempo e rischiano di essere anche più invalidanti: per esempio, il cambiamento della postura, che produce deviazioni dal regolare assetto corporeo e dai normali schemi di movimento, le conseguenti contratture muscolari e rigidità articolari, la facile affaticabilità insieme all’insorgenza di dispnea (il “fiatone”) anche con sforzi di modesta entità, e infine l’osteoporosi.
DOPO L’INTERVENTO
• Si può iniziare con lenti movimenti in estensione del braccio e del gomito, senza sforzarsi e senza percepire tensione o dolore.
• Si può procedere successivamente aumentando gradualmente l’intensità del movimento e aggiungendo esercizi più complessi che coinvolgano in sequenza tutti i segmenti dell’arto: dal polso alla spalla fino ad arrivare al collo.
• Gli stessi esercizi vanno ripetuti anche dalla parte controlaterale e accompagnati da atti respiratori lenti e profondi, che espandano il torace e sostengano l’armonia del movimento.
LA VISITA FISIATRICA
• Già dopo due/tre settimane dagli interventi chirurgici (per l’asportazione del tumore e per la ricostruzione), è importante effettuare una prima visita fisiatrica, con particolare attenzione alle libertà articolari, alle funzioni muscolari della spalla e dell’arto interessati, alla ricerca di eventuali movimenti incompleti o anormali.
Obiettivo: impostare un percorso riabilitativo finalizzato e personalizzato.
I 7 BENEFICI DEL MOVIMENTO, LE MOTIVAZIONI A SEGUIRE L’INDICAZIONE ALL ’ESERCIZIO FISICO SONO MOL TE:
1. Recuperare la funzionalità della spalla e dell’arto.
2. Mantenere una postura corretta.
3. Ritrovare il peso forma.
4. Contrastare il rischio osteoporosi e ridurne gli effetti.
5. Ridurre il rischio di linfedema dell’arto interessato.
6. Migliorare il metabolismo.
7. Sfogare le tensioni emotive.
IL LINFEDEMA
L’asportazione dei linfonodi, spesso correlata all’intervento chirurgico sulla mammella, comporta con una certa frequenza la comparsa di un ristagno di linfa che può avere caratteristiche e sede diverse.
Può comparire senza causa apparente o essere determinato da specifiche attività o incidenti. La cura del linfedema inizia dalla prevenzione e anche in questo caso è necessario imparare a riconoscere i segnali che il corpo invia: una maggior stanchezza accompagnata da una maggiore “succulenza” del braccio è un campanello d’allarme. E’ da tener presente che il movimento non è una causa scatenante del linfedema, anzi secondo studi recenti le pazienti che svolgono un’attività sportiva sviluppano meno frequentemente questa affezione.
ATTIVITÀ DA EVITARE
• Sono particolarmente rischiose le attività ripetitive anche se di piccolo impegno muscolare come ad esempio ricamare o lavorare all’uncinetto o usare il mouse per tempi prolungati.
• E’ inoltre opportuno evitare di effettuare sforzi a cui non si è allenate come traslochi, guidare per viaggi lunghi durante i quali non si cambia posizione per parecchio tempo.
• Anche la permanenza sotto il sole durante le ore centrali della giornata può essere sufficiente per scatenare un maggior turgore dell’arto interessato.
• Le cause più pericolose sono tagli, abrasioni, scottature, punture di spine, etc.
Spesso successivamente a questi piccoli incidenti una parte dell’arto o tutto l’arto si fanno caldi e arrossati e compare un rialzo febbrile. In questo caso è d’obbligo recarsi dal medico curante per la prescrizione di farmaci più idonei e, dopo la guarigione, dal fisiatra per un’ulteriore valutazione e l’eventuale prescrizione di terapie drenanti.

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Contraccezione e Intolleranze Alimentari

 

Affidabilità. È tutto ciò che la donna chiede alla contraccezione. Ma spesso non sa che questo intimo rapporto di fiducia può essere in pericolo a causa delle intolleranze alimentari, in particolare la celiachia e l’intolleranza al lattosio. Questi disturbi, infatti, oltre a portare a problemi fisici ricorrenti e a scelte obbligate a tavola, condizionano la scelta dei farmaci e quindi anche del contraccettivo. “Le intolleranze alimentari non vengono quasi mai prese in considerazione nella scelta contraccettiva – spiega la Prof.ssa Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica dell’Ospedale San Raffaele Resnati di Milano - e la donna continua serena ad assumere il proprio contraccettivo. Trascurare questo genere di disturbi può però compromettere l’efficacia dell’anticoncezionale e quindi mettere a rischio di gravidanze indesiderate, fenomeni di spotting e irregolarità del ciclo mestruale.”
LE INTOLLERANZE ALIMENTARI: UN DISTURBO AL FEMMINILE CHE CONDIZIONA LA SCELTA CONTRACCETTIVA
L’intolleranza alimentare non è un problema di scarsa rilevanza quando si parla di donne. Oggi, infatti, per la celiachia, si riporta 1 caso ogni 100-150 italiani, di cui solo una parte è consapevole di avere questo problema. La malattia è 2-3 volte più comune nelle donne e si stima che le italiane in età fertile potenzialmente celiache siano 90.000-140.000. Secondo studi recenti, i sintomi da intolleranza al lattosio sono più frequentemente riferiti dalle donne e 5.600.000 è la stima italiana delle donne in età fertile potenzialmente intolleranti.
La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine – complesso proteico contenuto nella maggior parte dei cereali -. L’intestino è l’organo maggiormente interessato: il glutine non viene digerito ed assorbito e mediante un processo di infiammazione e atrofizzazione dei tessuti danneggia l’intestino. Insorge così una sindrome da malassorbimento con dolori addominali ricorrenti, diarrea cronica, perdita di peso, disturbi del ciclo mestruale e della fertilità, anemia e irritazioni cutanee.
Le manifestazioni cliniche della malattia presentano una spiccata variabilità individuale.
• Forma maggiore: caratterizzata dalla sindrome da malassorbimento, che si manifesta con diarrea cronica, perdita di peso, anemia e irritazioni cutanee.
• Forma subclinica: si manifesta con sintomi lievi e/o transitori quali dolori addominali, flatulenza e meteorismo.
• Forma asintomatica o silente: pur in assenza di sintomi, ci possono essere lesioni istopatologiche tipiche della malattia.
Oggi sappiamo che non si nasce “celiaci” ma con la predisposizione genetica alla celiachia. La malattia può insorgere in qualsiasi momento della vita, dallo svezzamento, con l’inizio dell’assunzione di cereali, fino all’età avanzata con l’intervento di co-fattori ambientali (stress, infezioni, gravidanza e altri fattori ancora non noti),in soggetti geneticamente predisposti. L’intolleranza al lattosio è una sindrome che si manifesta con diarrea, dolori e crampi addominali, flatulenza, gonfiore e mal di testa in seguito all’assunzione di lattosio – zucchero complesso presente nel latte e in altri alimenti -.
La causa è la ridotta capacità dell’intestino di assorbire questo zucchero, per perdita di attività parziale o totale dell’enzima lattasi.
L’ipolattasia esiste come:
• Forma congenita: insorge subito nel neonato non appena viene nutrito con latte e si manifesta con diarrea acquosa, che provoca deficit di elementi nutritivi e, quindi, ritardo nella crescita e disidratazione. Tale forma, molto rara e genetica, rimane per tutta la vita e richiede l’abolizione assoluta del latte dalla dieta.
• Forma primaria: insorge nell’adulto a causa di un declino, progressivo e geneticamente determinato, della lattasi (non persistenza della lattasi) ed è la forma più comune.
• Forma secondaria o acquisita: insorge a causa di patologie (infezioni gastrointestinali, morbo di Crohn, celiachia, deficit immunologici) o trattamenti farmacologici (kanamicina, neomicina, polimicina, tetraciclina, colchina e vari chemioterapici) che determinano alterazioni dei villi intestinali, con conseguente declino delle lattasi.
Tale forma termina quando si risolve la situazione patologica.
Tanto per la celiachia quanto per l’intolleranza al lattosio, il primo approccio terapeutico consiste nel modificare le proprie abitudini alimentari. Nel caso della celiachia, infatti, occorre attenersi, per tutta la vita, a un’alimentazione “glutenfree”. Anche nel caso dell’intolleranza al lattosio occorre fare attenzione alla dieta, che deve comportare, a seconda della gravità dell’intolleranza, la riduzione o l’eliminazione di alimenti che contengono lattosio. “In realtà, non è sufficiente porre attenzione a ciò che si mangia per scongiurare i problemi derivanti da queste due intolleranze.
Bisogna stare attenti anche ai farmaci che si assumono. – spiega il Dott. Michelangelo Giampietro Specialista in Scienza dell’Alimentazione – Infatti, per esempio, anche la piccola quantità di glutine presente nei farmaci come eccipiente potrebbe comportare un inasprimento dei sintomi gastrointestinali. Inoltre, il danneggiamento della mucosa intestinale e frequenti episodi di diarrea interferiscono con l’assorbimento dei farmaci assunti per via orale. La donna, in particolare, dovrebbe fare attenzione al contraccettivo orale.”
IL CEROTTO: LA SCELTA PIÙ AFF IDABILE IN CASO DI INTOLLERANZE ALIMENTARI
“In caso di celiachia, più tardi viene diagnosticata e trattata la patologia, più l’assorbimento dei farmaci orali risultacompromesso. Più è rapido il transito intestinale, come nell’intolleranza al lattosio, più l’assorbimento di questi farmaci può risultare compromesso – precisa la Prof.ssa Graziottin.
Anche gli ormoni steroidei contenuti nel contraccettivo orale potrebbero non essere assorbiti correttamente a causa dell’infiammazione intestinale cronica, della sindrome da malassorbimento e degli episodi frequenti di diarrea. Ciò potrebbe esporre la donna a un rischio maggiore di irregolarità del ciclo mestruale e di gravidanze indesiderate.”
“La donna con intolleranze alimentari – prosegue la Prof.ssa Graziottin – o che presenta disturbi gastroenterici frequenti deve innanzitutto parlarne apertamente con il proprio ginecologo. Spesso, però, è la donna a non farpresente questo tipo di problema al ginecologo, perché ne sottovaluta l’importanza o non sa di esserne affetta. In questi casi è quindi necessario che il medico sia maggiormente consapevole delle manifestazioni cliniche tipiche di queste intolleranze alimentari e ponga alla donna le domande “giuste” per capire se ne soffre.
Solo in questo modo il medico può indirizzarla verso un percorso diagnostico appropriato e verso la scelta di un metodo contraccettivo che le garantisca la maggiore affidabilità possibile: un metodo che usi vie di somministrazione alternative, quali la via vaginale e, soprattutto, quella transdermica.” “Ma - continua la Prof.ssa Graziottin - la via vaginale può non essere la scelta migliore per una donna alle prese con intolleranze alimentari, poiché già di per sé è associata a una maggior frequenza di irritazioni vaginali con perdite e a dolore durante il rapporto sessuale (dispareunia). Inoltre, processi flogistici a livello intestinale possono estendersi anche a livello vaginale e aumentare la suscettibilità alle vulvovaginiti da Candida. In questi casi, il contraccettivo transdermico può essere la soluzione migliore.”
Il passaggio diretto cerotto-pelle-sangue, peculiare della via transdermica, in cui gli ormoni vengono assorbiti saltando la via intestinale, rende il cerotto il metodo contraccettivo affidabile per la donna con intolleranze alimentari. Tutto ciò si aggiunge ai benefici del cerotto già conosciuti: la garanzia di un rilascio ormonale costante, l’assenza di variazioni di peso/composizione corporea, l’assenza dell’effetto di primo passaggio epatico, il miglioramento della compliance della donna per riduzione della frequenza di somministrazione (1 volta a settimana) e la garanzia contraccettiva di 48 ore in caso di ritardo nella sostituzione del cerotto.
IN SINTESI I VANTAGGI DEL CEROTTO CONTRACCETTIVO
• Abolisce i picchi nei livelli plasmatici, garantendo un rilascio ormonale costante. Questo porta dad un maggior benessere premestruale.
• Evita l’effetto di primo passaggio epatico favorendo così il passaggio degli ormoni dalla pelle direttamente in circolo.
• Elimina la variabilità dell’assorbimento intestinale ed è efficace anche in caso di vomito e diarrea.
• Migliora la compliance e garantisce una copertura contraccettiva aggiuntiva di 48 ore in caso di ritardo nella sostituzione.
• Non influisce su peso e composizione corporea favorendo così un maggior benessere fisico ed emotivo.

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Naturopatia
Febbre

dott. Rocco Carbone farmacista e naturopata www.naturafelicitas.it

La febbre è una risposta fisiologica dell’organismo a stimoli endogeni o esogeni caratterizzata da un aumento della temperatura corporea al di sopra del valore considerato normale. Il meccanismo patogenetico della febbre consiste in un’alterazione funzionale reversibile dei neuroni dei centri regolatori ipotalamici (set point ipotalamico) prodotta dalle citochine che si sviluppano, in particolari condizioni patologiche di natura infiammatoria e infettiva.
Oltre alle caratteristiche individuali vanno considerate alcune variabili oggettive: la temperatura corporea fluttua normalmente durante il giorno, con il livello più basso alle ore 4 del mattino e col più alto alle ore 18 di sera. Pertanto una temperatura di 37,5 °C potrebbe essere considerata febbre di mattina, ma non di pomeriggio; la digestione, l’attività fisica, il ciclo mestruale (nella fase post-ovulatoria si ha un innalzamento di circa 0,6 °C per tutta la fase luteinica) influiscono a d eterminare la temperatura corporea dell’individuo. La febbre, la si distingue comunemente in febbricola (fino a 37,1 °C), febbre moderata (fino a 38 °C), febbre elevata (fino a 39,5 °C) e iperpiressia (oltre 39,5 °C).
Queste temperature riguardano la temperatura ascellare che è normalmente 0,5 °C in meno della temperatura corporea. La febbre si manifesta seguendo tre fasi: fase prodomica o fase d’ascesa, fase del fastigio o acme febbrile e fase di defervescenza. Simbolismo in naturopatia: le discipline naturali in genere, considerano la febbre è una forma di difesa spontanea dell’organismo che consiste in un rialzo termico per impedire lo sviluppo di microrganismi termolabili, pertanto, da non bloccare ma, da seguire e assecondare affinché eserciti il suo ruolo difensivo. L’aumento di temperatura indica uno stato di allerta generalizzato dell’organismo, l’espressione vivere in uno stato “febbrile” esprime un senso di allerta e di eccitazione.
Rimedi natura li e corretto sti le di vita consigliat o in naturopatia per alleviare i disturbi causati dalla febbre .
Omeopatia
Aconitum 5-9 CH granuli
• Febbre ad esordio improvviso in seguito ad esposizione al freddo, vento o caldo intenso. Aggravamento in un ambiente caldo, miglioramento col movimento.
Arsenicum album 5-9 CH granuli
• Febbre da tossinfezioni alimentari, febbre media ad esordio rapido, concentrata al viso con corpo freddo, sete intensa di acqua fredda, freddolosità, nausea, dolore addominale aggravamento col freddo e di notte dalle ore 1 alle ore 3; miglioramento col caldo locale. Belladonna 5-9 CH granuli
• Febbre elevata ad esordio improvviso, compare dopo esposizione a freddo umido o concomitante a processi infiammatori. Febbre alta irradiante che si percepisce a distanza, il viso è rosso e congestionato con pupille dilatate (midriasi), pelle bagnata di sudore e dolori pulsanti. Aggravamento con la luce, rumore, contatto e freddo; miglioramento col riposo e in posizione semiseduta.
Bryonia 5-9 CH granuli
• Febbre a lenta insorgenza inizia dalle labbra a dalla punta delle dita delle mani e dei piedi. Febbre alta con sete insaziabile, brividi e calore sul lato destro del corpo e cefalea frontale sinistra. Aggravamento col minimo movimento, col freddo e clima umido e alle ore 21 di sera; miglioramento stando fermo, sdraiato e all’aria aperta.
China 5-9 CH granuli
• Febbre da indigestione e insufficienza epatica. Febbre continua e intermittente con calore e pizzicore sul corpo, brividi che iniziano dalle gambe con dolore dell’ipocondrio destro e addominale. Aggravamento col movimento; miglioramento mangiando.
Eupatorium perfoliatum 5-9 CH granuli
• Sindrome febbrile influenzale, si manifesta con crampi localizzati al polpaccio e ai piedi, con brividi che iniziano dalla schiena o dalle mani, dolori angoscianti localizzati alle ossa, sensazione che il letto sia troppo duro. Aggravamento bevendo e scoprendosi; miglioramento col calore esterno.
Gelsemium 5-9 CH granuli
• Febbre che si sviluppa in seguito a influenza, infiammazioni, infezioni e malattie esantematiche. Febbre continua con brividi che iniziano dai piedi e dalle mani e scorrono lungo la schiena, sonnolenza, palpebre pesanti, vista offuscata, tremore, debolezza e mancanza di sete. Aggravamento col caldo e con pensieri angoscianti; miglioramento con la traspirazione e la minzione.
Natrium muriaticum 5-9 CH granuli
• Febbre intermittente di origine sconosciuta, si manifesta in seguito a stress ed esposizioni a clima umido e paludoso. La febbre inizia delle estremità invade la schiena con brividi repentini, forte desiderio di bere bevande fredde, sudorazione, labbra aride, screpolate, attorniate da herpes. Aggravamento con l’umidità, miglioramento con la sudorazione. Uso: 5 granuli sublinguali 3 o 4 volte al dì.
Fitoterapia
Echinacea TM
• Stimola e potenzia le difese immunitarie durante le fasi acute dell’influenza bloccando la proliferazione batterica e virale. Uso: 30-50 gocce 3 volte al dì
Ribes nero TM
• Antinfiammatorio decogestionante Uso: 30-50 gocce 3 volte al dì
Sali di Schüssler
Ferrum phosphoricum D6
• (I° fase dell’infiammazione con febbre < 39°C sfe ra ORL).
Kalium muriaticum D6
• (II° fase dell’infiammazione con catarro, sfera O RL e bronchite)
Kalium phosphoricum D6
• (III° fase dellì’infiammazione con febbre > 39°C, con congestione cerebro vascolare, psichismo ansiogenodepressivo) Uso: 1 o 2 compresse sublinguali, 2 o 3 volte al dì. Nutrizione in naturopatia
Durante la febbre è consigliabile bere per disperdere il calore ed eliminare le tossine. Il soggetto con febbre non deve essere eccessivamente coperto e non deve assumere bevande e alimenti caldi. Inoltre, si consiglia di assumere alimenti e bevande diaforetiche (tisane a base di Tiglio, Eucalipto, Salice e Verbena); sono consigliati trattamenti e applicazioni che disperdono il calore: spugnature fresche su polsi, caviglie e fronte. Consigliare integratori con Vitamina C.

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