Conosciamo le aziende
Tecnimed Srl

 

Tecnimed Srl nasce a Varese per il naturale sviluppo di un’iniziativa intrapresa nel 1976, finalizzata, in origine, all’esecuzione di produzioni in conto terzi per importanti aziende operanti nei settori elettrico ed elettronico. Negli anni l’azienda si è specializzata nella ricerca, sviluppo, progettazione e produzione inhouse di apparecchiature elettroniche ed elettromedicali, con particolare riguardo ai prodotti per la tutela della salute, dando vita a diversi prodotti coperti da brevetti internazionali. Oggi l’obiettivo di Tecnimed è creare prodotti innovativi e “intelligenti”, sulla base delle esigenze dei Consumatori. La spinta alla costante innovazione, infatti, parte sempre dall’attenzione che l’azienda rivolge in primo luogo al Consumatore stesso. In questo senso, l’orientamento all’innovazione proietta costantemente l’Azienda verso la realizzazione di prodotti realmente innovativi, che rispondono ai bisogni di un mercato sempre più esigente, complesso e qualificato.
Tecnimed realizza i propri prodotti rigorosamente in Italia, prevalentemente all’interno del proprio stabilimento. L’alta qualità dei prodotti Tecnimed dipende anche dall’utilizzo di componenti elettronici e materie prime altamente performanti, attentamente selezionate e conformi alle più rigorose normative internazionali.
Tecnimed è conosciuta in tutto il mondo in particolare per aver realizzato Thermofocus®, il primo termometro clinico a distanza al mondo che ha letteralmente rivoluzionato il campo della misurazione della temperatura corporea, e non solo. Oltre ad essere uno strumento estremamente utile in particolare per i bambini piccoli nelle versioni ad uso domestico, la versione professionale di Thermofocus® consente una rilevazione della temperatura dei pazienti ospedalizzati in modo accurato, rapido, igienico, totalmente non-invasivo e con un notevole risparmio economico da parte delle strutture ospedaliere. Durante la “SARS” nel 2003 e l’influenza A/H1N1 nel 2009, Thermofocus® è stato largamente utilizzato in aeroporti, scuole, fabbriche, musei, ecc di tutti i continenti per lo screening di massa della popolazione individuando rapidamente ed in modo economico la presenza di soggetti con febbre. Oltre a Thermofocus®, Tecnimed produce l’innovativa serie di dopopuntura Click® contro le punture di zanzara, l’apparecchio di pronto intervento EcoSave®, specifico per punture di insetti e morsi di serpenti velenosi, oltre ad altri prodotti come i dispositivi antizanzare EcoFriend® e MosquitoBand. Grazie a Thermofocus®, Tecnimed ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti sia in Italia che all’estero.
Tra i più recenti, il primo premio della NACDS Product Showcase Competition consegnato durante l’evento NACDS Marketplace, tenutosi a San Diego nel giugno 2010, in occasione del quale Thermofocus® è stato scelto da una giuria composta da 15 buyer delle maggiori catene della grande distribuzione farmaceutica e parafarmaceutica americana tra tutti i prodotti Healthcare/OTC presenti. Sempre a livello internazionale, Tecnimed è stata insignita del prestigioso premio per l’innovazione Frost & Sullivan per il mercato europeo dei dispositivi di monitoraggio della temperatura, assegnato ogni anno all’azienda che dimostra superiorità tecnologica nel proprio campo, ed è in grado di sviluppare con successo tecnologie innovative, le stesse che fanno di Thermofocus® il termometro più all’avanguardia a livello internazionale. Inoltre, nella versione Humana, Thermofocus® è stato votato dal pubblico italiano Prodotto dell’Anno 2010.

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A spasso per musei
Museo del Tesoro (Genova)

 

Fonti luminose disposte sapientemente guidano il visitatore alla scoperta delle opere d’arte del Museo. Tutte opere di arte sacra, legate alla storia della città e della sua Cattedrale.

Estremo interesse suscita nel pubblico il Museo del Tesoro, opera eccellente dell’architetto Franco Albini per quanto attiene alla struttura architettonica, esempio di museografia contemporanea, risalente al 1956. A quella data Albini aveva interrotto la tradizione, aprendo nuovi scenari nell’ambito della museologia moderna. Il progetto architettonico tenne conto, in particolar modo, della tipologia delle opere che vi andavano collocate e del rapporto tra esse e i visitatori. La struttura architettonica venne eseguita come fosse un vestito da cucire intorno agli oggetti. L’architetto considerò, in modo prioritario, il punto di vista del fruitore in modo che quest’ultimo potesse focalizzare l’oggetto eliminando ogni distrazione visiva, con lo scopo di fissarne il ricordo nella memoria. Egli stesso progettò vetrine di dimensioni adeguate all’oggetto e supporti in ferro dalle forme essenziali, quasi invisibili nella penombra degli ambienti. Il museo non si palesa tutto in una volta: fonti luminose disposte sapientemente guidano il visitatore alla scoperta delle opere che si svelano man mano. Quest’ultime, conservate precedentemente in sacrestia, sono tutte di arte sacra, la maggior parte di oreficeria, legate alla storia della città e della sua Cattedrale. Oggi è esposto ciò che resta dell’ingente tesoro sedimentato nei secoli pertinente al Duomo a partire dal XII secolo, frutto di donazioni private o pubbliche di capi di Stato, di Papi, Cardinali, di commissioni da parte del Capitolo di San Lorenzo, in altri casi di bottini di guerra. Molte di queste opere rivestono un enorme fascino dovuto all’alta qualità artistica, al valore storico, devozionale ed intrinseco dei materiali. Albini, quindi, per aumentare la seduzione che le opere esercitano in chi le osserva, ha voluto creare uno spazio altrettanto ammaliante, collocandolo a tre metri di profondità, sotto il cortile dell’Arcivescovado, dietro l’abside della Cattedrale. L’effetto nel suo insieme risulta di grande suggestione, non solo per la novità di concezione ma anche per la complessità dei rimandi culturali: da una sala centrale esagonale, ispirata alla forma del Sacro Catino, simbolo del museo, si snodano quattro sale a forma di tholos. I riferimenti sono molteplici: dalle tombe micenee a quelle etrusche, alle catacombe fino alle cripte delle chiese romaniche. La penombra del luogo è intenzionale a infondere un senso di suggestione, le pareti e il pavimento rivestiti interamente della locale pietra di Promontorio, di colore grigio, conferiscono all’ambiente una percezione di sacralità e di antichità che avvolge lo spettatore. L’abilità dell’architetto si evince anche dalla capacità di coniugare antico e moderno facendo dialogare elementi di edilizia medievale con le travi a raggiera in cemento armato dei soffitti.
L’immagine di San Lorenzo, in forma di statua reliquiario, ci dà il benvenuto, quale titolare del Duomo, posto all’ingresso per creare un collegamento con il tempio sacro, un ideale custode del museo, come fece in vita in qualità di tesoriere della Chiesa. Il simbolo del museo è costituito dal Sacro Catino, piatto in vetro verde, per secoli ritenuto di smeraldo, risalente forse al I secolo d.C. di produzione romana, o più probabilmente manifattura islamica del IX secolo d.C., ammirato e venerato anticamente come reliquia dell’Ultima Cena, quindi come Sacro Graal. Secondo le fonti storiche è stato portato a Genova nel 1101 dall’eroe genovese Guglielmo Embrìaco, protagonista della prima crociata, che in seguito alla liberazione di Cesarea l’ottenne come bottino di guerra. Agli inizi del XIX secolo venne portato da Napoleone a Parigi e in seguito restituito rotto e mancante di un pezzo. Un’ulteriore particolarità del museo è l’utilizzo attuale di alcune opere nella liturgia: è il caso di calici, pissidi, ostensori e delle arche processionali, che trovano in Genova una forte tradizione.
Nella sala centrale troviamo l’Arca processionale del Corpus Domini, usata per l’omonima funzione religiosa ed esposta in Cattedrale anche in occasione dei Sepolcri. Questa mirabile opera è costituita da una cassa di legno interna vuota, in modo da renderla più leggera nel trasporto, ed è interamente rivestita di lamine d’argento lavorate a sbalzo e cesello da argentieri italiani, fiamminghi e tedeschi. Fu commissionata nel 1553 dalla magistratura dei Padri del Comune e venne terminata nel 1612 dopo un lungo e tormentato iter progettuale e di attuazione. La forma è a parallelepipedo sormontata da un ostensorio a tempietto, dove viene posta l’ostia consacrata durante la processione.
Nella parte centrale sono collocati alcuni rilievi con le storie della Passione di Cristo, alternate dalle figure degli apostoli. Sul coperchio, seduti su troni, si trovano i Profeti, mentre su un gradino superiore vi sono alcuni angeli con candelieri e simboli della Passione. Sul gradino più alto troviamo le quattro Sibille, due per parte, in posizione speculare. Un’altra opera di grande prestigio per l’alto valore storico, artistico e devozionale, è la Croce degli Zaccaria. Si tratta di una stauroteca, vale a dire reliquiario della vera croce: al centro della stessa sono conservati alcuni pezzi di legno che la tradizione attribuisce a frammenti della Croce di Cristo, che, come è noto, era stata ritrovata nel IV secolo da Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino. Tale manufatto viene esposto ogni anno in Cattedrale il Venerdì Santo. L’opera, in oro e pietre preziose, è un rifacimento duecentesco di una croce bizantina del IX secolo. Nel XIII secolo la croce era custodita presso la chiesa di San Giovanni Evangelista di Efeso, una delle più grandi città ioniche in Anatolia, sulla costa dell’odierna Turchia. Tra 1260 e il 1283 Isacco vescovo di Efeso la fece rifare nella foggia con la quale ci è pervenuta, avendone riscontrato il pessimo stato di conservazione. Nel 1308 i turchi selgiuchidi depredarono la basilica. Nell’anno successivo la famiglia genovese Zaccaria, che aveva dei possedimenti presso Efeso, riuscì a riconquistare la croce e alla fine del XIV secolo, gli ultimi rappresentanti della famiglia ne fecero dono alla Cattedrale di Genova e in seguito venne usata nella cerimonia di benedizione del doge il giorno dell’elezione. Nella sala dedicata a San Giovanni Battista, Patrono di Genova, rimaniamo colpiti dalla bellezza abbagliante dell’Arca processionale del Precursore, collocata dentro una teca di vetro, restaurata nel 2005 e oggi mostrata nel suo splendore. Quest’opera nacque con lo scopo di portare le ceneri del Santo in processione, rito che si perpetua ancora oggi il giorno della sua festa.
Fu realizzata tra il 1438 e il 1445 dagli orafi liguri Teramo Danieli e Simone Caldera, in collaborazione con un artista lombardo e uno di area borgognona, su commissione della Protettoria della Cappella di San Giovanni. L’ossatura in legno è rivestita di damasco rosso e lamine d’argento dorato e smaltato. Il basamento è sorretto da quattro leoni simboli di Cristo. Sopra una cornice ad archetti inflessi sono narrate le storie del Precursore. La forma dell’arca ripropone quella di una cattedrale in miniatura, con le scene separate da contrafforti, sormontata da guglie e pinnacoli fittamente decorati, sui quali sono posti angeli musicanti e figure di vescovi. Ai quattro angoli due evangelisti: San Giovanni e San Matteo e due protettori della città: San Giorgio e San Lorenzo. Le raffigurazioni si presentano movimentate e ricche di dettagli ambientali e naturalistici, impreziositi da splendidi smalti policromi, di cui oggi rimangono alcune tracce che il restauro ha messo in giusto risalto, così come l’alternanza delle superfici argentee con quelle dorate. Unico e preziosissimo è il piatto che per tradizione avrebbe accolto la testa del Battista dopo la sua decollazione, avvenuta ad opera di Erode come ricompensa della danza di Salomè.
Il piatto è opera di produzione romana del I secolo d.C. in calcedonio, una varietà di quarzo il cui nome deriva da “Kalkeedon” una città dell’Asia Minore vicino a Bisanzio. Probabilmente il piatto fu commissionato da un imperatore quale Augusto o Tiberio, mentre la decorazione in oro, rubini e smalti, che lo incornicia e lo caratterizza al centro con la testa del Precursore, è opera francese degli inizi del XV secolo. Il bordo, che presenta una raffinata decorazione a punzonature, prosegue sul retro con eleganti tralci di vite e serve per tenere insieme il piatto spezzato e a nasconderne la rottura. Si tratta di un regalo di Papa Innocenzo VIII alla Protettoria della Cappella di San Giovanni Battista, in punto di morte.
Il Papa apparteneva alla prestigiosa famiglia genovese dei Cibo, quindi il dono era dovuto al legame con la città d’origine. Innocenzo VIII lo aveva a sua volta ricevuto dal Cardinale Balue, personaggio di primo piano della Francia della metà del XV secolo, consigliere e amico del re. Molto probabilmente il committente del decoro quattrocentesco fu un esponente della dinastia dei Valois: lo stesso re Carlo VI oppure Jean de Berry o Filippo il Buono, duca di Borgogna. Nel museo è stato realizzato un apposito accorgimento che consente di illuminare il piatto dal retro e di ammirare così il passaggio dalla colorazione azzurrina ad una gialla a macchie rosse, percepibile solo quando la pietra dura viene attraversata dai raggi luminosi. Infine merita la nostra attenzione l’Arca detta del Barbarossa, opera del XII secolo, in lamine d’argento, il più antico reliquiario, che si conosca, che abbia conservato le ceneri di San Giovanni Battista.
Secondo una tradizione tardo-seicentesca l’opera sarebbe un’offerta devozionale dell’imperatore Federico Barbarossa, che durante la lotta contro i Comuni, dopo aver fatto pace con Genova volle renderle omaggio. Non vi sono però documenti che attestino la donazione imperiale: l’elemento a favore di questa tesi è costituito dalla datazione assegnata all’ottavo decennio del XII secolo. La forma è a capanna: un parallelepipedo coperto a spioventi decorati con motivi vegetali. I rilievi che la compongono, lavorati a cesello e a sbalzo, raccontano la vita del Precursore. La faccia anteriore è quella che assume un maggior risalto non solo per la presenza di pietre preziose ma soprattutto per l’alto livello qualitativo, che teneva conto di una visione preferenziale, in Cattedrale alla vista dei fedeli, allo scopo di esporre le reliquie del Santo.
Il Museo del Tesoro è uno dei musei più visitati a livello internazionale soprattutto sotto il profilo architettonico e di allestimento museografico; è riportato su tutti i manuali di architettura e studiato in tutte le facoltà a livello mondiale, essendo considerato un prototipo essenziale nell’ambito della museologia moderna.
E’ collocato all’interno della Cattedrale di San Lorenzo ed è visitabile dal lunedì al sabato nei seguenti orari:
9.00 – 12.00; 15.00 – 18.00. Tel. 010 2471831,
museotesorogenova@libero.it
; biglietteriatesoro.ge@arti-e-mestieri.it
Inoltre è possibile effettuare la salita ai tetti della Cattedrale di San Lorenzo attraverso un percorso che permette di ammirare il Duomo dall’alto, dalla magnifica Tribuna del Doge posta sotto il rosone, per poi proseguire alla loggia esterna quattrocentesca, da cui si gode lo splendido panorama della città. La visita continua sul cammino di gronda dove, avvicinandosi alla cupola, si può scorgere il Chiostro dei Canonici di San Lorenzo e la Torre Grimaldina che ospitava le antiche carceri di Palazzo Ducale. L’itinerario è possibile previa prenotazione per gruppi di almeno dieci unità, oppure per individuali ogni primo sabato del mese, da marzo a novembre alle ore 15.30 con visita guidata. Occasione per ammirare gli splendidi teli blu cinquecenteschi, antenati dei jeans, dipinti in monocromo con scene della Passione di Cristo, conservati presso il Museo Diocesano.
Appuntamento al Museo Diocesano, Via Tommaso Reggio 20 r, 16123 Genova, apertura della biglietteria alle ore 15.00. Consigliata la prenotazione al tel. 010 2541250.

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Cultura medico-umanistica
L’ipocondria

Maria Vittoria BRIZZI TESSITORE
Dott. in Medicina e Chirurgia
Dott. in Lingue e Letterature Straniere
Prof. in Materie Letterarie Genova
Tel. 010/54.51.677
Cell. 348/32.25.941
www.omeopatiaonline.com

L’ipocondria è data da un insieme di sintomi psicopatologici: si soffre nell’animo e nel corpo. E’ caratterizzata da una esagerata preoccupazione per l’integrità del proprio organismo. Per esprimerci con maggiore immediatezza, usiamo la semplicità: l’ipocondria è la convinzione di essere ammalati. Adoro la semplicità. Le cose intelligenti sono semplici, non si nascondono dietro a giri di parole.
Le preoccupazioni dell’ipocondriaco non riguardano soltanto un organo del proprio corpo ma, sovente, moltissimi quali cuore, vista, apparato osteoarticolare e altri. Il malato, perché di malattia si tratta, può accusare sensazioni viscerali o propriocettive (cenestopatie), avvertite come abnormi e interpretate come sintomi certi di patologie. Lo si acolterà a lungo, con autentica partecipazione per aiutarlo a rimuovere la propria sofferenza. Per poi uscirne. La mente non è mai separata dal fisico che non potremo curare se rimarremo inerti dentro al dolore, non volendo capire e sbarazzarci delle cause, senza crescere. Si cresce iniziando un viaggio dentro di noi. Meta, la rimozione dei sensi dio colpa. All’ipocondriaco è, comunque, doveroso prescrivere tutti gli accertamenti clinici necessari per formulare una diagnosi certa.
Nel caso non si trovasse alcuna base organica in riscontro ai sintomi, è bene iniziare la terapia della parola, il dialogo medico-paziente. La vita va vissuta come una scuola. A vivere si può imparare, lasciando alle spalle gli eventuali traumi infantili, adolescenziali, le paure interiori. Durante il dialogo si chiarirà la scelta dei farmaci adatti a quel particolare paziente. Nella mia pratica medica, non ho mai incontrato un malato uguale all’altro pur presentando essi, addirittura, gli stessi sintomi. La genetica sostiene che non esistono due essere umani totalmente identici per cui, prima dell’eventuale prescrizione farmacologica, il paziente va non soltanto visitato ma anche capito.
Nessun medico prescrive un antibiotico se non è indispensabile. Da studenti in medicina ci veniva raccomandato frequentemente di “non sparare a un moscerino con un cannone”. La stessa precauzione vale anche per i farmaci importanti in ambito del sistema nervoso. La scelta dei farmaci verrà fatta fra quelli della medicina ufficiale e/o fra quelli della medicina omeopatica che è atto medico.
Questi ultimi saranno prescritti con il consenso informato del paziente. Per certi stati emozionali può essere di utilità che ho constatato sul mio prossimo, l’uso appropriato di uno o più fiori del dr. Bach, medico moderno, ricercatore, scienziato.

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