UN MUSEO AL MESE
La “Fabbrica della ruota”
ex lanificio Zignone
La “Fabbrica della ruota”,
ex lanificio Zignone
L’ex lanificio Zignone di Pray Biellese,
meglio conosciuto come la “Fabbrica
della ruota”, è stato edificato attorno
al 1878. L’attività vi venne esercitata
dai fratelli Pietro e Carlo Zignone fino
al 1900; successivamente l’opificio
venne utilizzato da Anselmo Giletti.
Nel 1912 i fratelli Zignone ripresero
l’attività in società con i fratelli Ferla,
e successivamente con altri imprenditori,fino al 1965. Nel 1927 l’alluvione
del torrente Ponzone causò gravi
danni all’edificio. Nel 1966 il lanificio
venne acquistato da Carlo Beretta che
nel 1991 lo donò al DocBi - Centro
Studi Biellesi, un’associazione di
volontariato attiva nel Biellese in
campo culturale a partire dal 1985.
L’edificio, che occupa una superficie
di circa 3000 mq su quattro piani, è
caratterizzato dall’originale impianto di
derivazione manchesteriana e dal
sistema “teledinamico” di trasmissione
dell’energia, l’unico conservato in
Italia. L’acqua del torrente Ponzone
veniva opportunamente incanalata econdotta alla cabina che ospitava la
turbina. Il salto d’acqua imprimeva al
rotore il movimento che veniva “trasportato”
per ottanta metri alla grande
ruota della fabbrica mediante un
cavo d’acciaio. Il volano in lega metallica
a sua volta metteva in moto un
albero di trasmissione orizzontale principale
al quale erano connessi altri
due alberi ai piani superiori. Il movimento
così distribuito raggiungeva i
macchinari tramite pulegge e cinghie.
Nella fabbrica, oggetto di un intervento
di recupero particolarmente attento
alla conservazione di ogni aspetto originario,
è ospitato il “Centro di documentazione
dell’industria tessile”
costituito da una biblioteca specializzata,
ricca di oltre 1500 volumi il cui
nucleo originario si deve alla donazione
dei libri appartenuti al Comm.
Mario Sodano, e da un archivio nel quale sono confluiti i molti fondi acquisiti
dal DocBi, riordinati e messi a
disposizione dei ricercatori.
L’ex lanificio Zignone è inserito nel
sistema ecomuseale della Provincia di
Biella ed è al centro dell’itinerario che
collega Biella con Borgosesia lungo
quella che può essere definita la “Strada della lana”. Un altro percorso
collega la “Fabbrica della ruota” con il
Museo Laboratorio del Mortigliengo e
consente, toccando anche il mulino
Susta a Soprana, di percorrere idealmente
le varie fasi dell’industrializzazione
laniera.
Nella fabbrica vengono allestite ogni
anno mostre temporanee e sono programmati
convegni su argomenti relativi
al tema del patrimonio industriale.
Oltre mille classi scolastiche hanno
scelto, negli ultimi anni, l’ex lanificio
Zignone come luogo simbolo per
affrontare il tema della rivoluzione
industriale o come offerta didattica
specifica in
relazione alle mostre allestite
dal DocBi. Oltre venticinquemila
tra bambini e ragazzi, del Biellese e
non, hanno seguito le guide in un percorso
attraverso ambienti, macchinari d’epoca e oggetti che hanno caratterizzato
l’industria tessile. Presso la fabbrica è possibile sperimentare fisicamente
l’arte laniera attraverso i corsi di filatura
e di tessitura manuale tenuti da
personale qualificato con attrezzatura
ricostruita su modelli d’epoca.
All’attività didattica pura si può infine
abbinare su prenotazione una degustazione
guidata di prodotti tipici locali in
collaborazione con “Sapori Biellesi”,
gruppo di lavoro che opera all’interno
del DocBi al fine di valorizzare i prodotti
e le produzioni tipiche del Biellese e
che organizza presso la “Fabbrica della
ruota” una rassegna biennale dedicata
ai prodotti enogastronomici di qualità
“certificata”.
Informazioni
Apertura al pubblico dal mese di marzo
al mese di novembre, ogni domenica
dalle 15 alle 18.30.
Visite guidate per gruppi e scolaresche
in qualsiasi giorno previa prenotazione
allo 015 7388393
Ingresso: 3,00 Euro, ridotti 2,50 Euro
Recapiti: “Fabbrica della ruota”,
regione Vallefredda, 1
13867 Pray Biellese (BI)
tel. 015 766221
DocBi – Centro Studi Biellesi, via
Marconi 26a – 13900 Biella – tel. 015
31463
info: docbi@docbi.it
sito: http://www.docbi.it
Come raggiungere la “Fabbrica della ruota”
L’ex Lanificio Zignone è ubicato nel
comune di Pray Biellese, in località
Vallefredda, lungo la strada provinciale
Biella-Borgosesia che collega Pray a
Ponzone.
Itinerari consigliati:
Da Torino: uscita al casello di Carisio,
direzione Cossato e Vallemosso, a
Crocemosso bivio a destra verso
Ponzone, poi proseguire per Pray.
Da Milano: uscita al casello di
Greggio, direzione Arborio, bivio a sinistra
per Rovasenda, Roasio,
Crevacuore e Pray, poi seguire per
Ponzone.
Da A26: casello Romagnano-Ghemme,
direzione Serravalle, bivio a sinistra per
Crevacuore, Pray, poi seguire verso
Ponzone.
LA SOLITUDINE
Walnut
Maria Vittoria BRIZZI TESSITORE
Dott. in Medicina e Chirurgia
Dott. in Lingue e Letterature
Straniere
Prof. in Materie Letterarie
Genova
Tel. 010/54.51.677
Cell. 348/32.25.941
www.omeopatiaonline.com
Qualsiasi tipo di disagio mentale,
psichico, il cattivo umore, fatti dolorosi
sui quali torniamo col pensiero,
possono provocare malattie fisiche.
in tutti, però, c’è la possibilità di scegliere
una vita migliore. La capacità di
scelta è un risultato al quale si arriva
dopo aver vissuto le più disperate
esperienze. E’ un traguardo luminoso
quello della consapevolezza di quanto
sia dannoso sprecare l’esistenza,
perdere il controllo della mente a
causa di paure, di ansia, quest’ultima
diagnosticata spesso “ansia di anticipazione”.
Per calmare quest’ultimo
stato d’animo, ho riscontrato spesso
che è vantaggiosa
l’assunzione del farmaco
Ignatia nei tempi e nelle dosi
utili. (I rimedi omeopatici sono considerati
farmaci da un decreto legislativo
dello Stato italiano: DL185/1995).
Altra causa scatenante di un disagio
interiore è la solitudine, eppure è proprio
nel periodo in cui ci sentiamo
soli che si profila l’esistenza di una
nostra vita interiore.
Dal dialogo con la nostra anima può
scaturire la verità, la padronanza del
ragionamento. “Colui che possiede
se stesso, possiede l’universo”. Non
parlo di isolamento fisico ma metto in
guardia contro la apparente felicità
che sembra offerta da rapporti convenzionali,
a volte artificiali, basati su
riti e formalità. E’ faticoso prendere
contatto con noi stessi, è doloroso
ma occorre farlo perchè le relazioni
convenzionali, sovente consuetudine
del mondo occidentale, da sole producono
sofferenza e qualche volta
nevrosi.
Nel silenzio che ci armonizza con la
nostra anima sentiamo questa consigliarci
il modo migliore di vivere, quello
del ritrovamento dell’infanzia, del
pascoliano “fanciullino” mai sprovveduto
ma anzi, coerente, onesto come
ogni bambino “cui non è ancora stata
insegnata la furbizia”.
Ci specchieremo in noi stessi tornati
limpidi come alla nascita, poi confusi
dal frastuono dell’età di mezzo, e infine
ritrovati nel periodo della consapevolezza
o maturità, termine che nonha niente a che vedere con l’età anagrafica.
Il dottor Bach, medico, ideatore delle
essenze floreali che portano il suo
nome, deve aver certamente pensato
che coloro che si fanno condizionare
dall’esterno, non hanno in mano la
propria vita. Consiglia, per trovare se
stessi, il fiore Walnut.
Il rimedio - commenta il medico sassone-
assicura costanza e protezionedalle influenze esterne e aiuta nei
momenti di grandi cambiamenti.
Bambini & pidocchi
Negli ultimi anni sono aumentati i casi
di pidocchi nella popolazione infantile.
Non abbiamo precisi dati epidemiologici
in quanto dal 1992 non c’è più
l’obbligo della notifica (e anche quando
c’era non tutti i casi venivano
denunciati) comunque negli anni precedenti
il 1992 si era osservato un
lento ma costante aumento dell’incidenza.
Studi in altri paesi effettuati negli ultimi
anni hanno rivelato percentuali
addirittura del 49% in occasione di
una epidemia a Bordeaux, del 20% a
Gerulasemme, del 25% a Bristol, mentre
in fase di endemia in Nigeria era
solo del 3,7%. In Australia la pediculosi è risultata terza come frequenza,
negli asili nido e nelle scuole materna,
subito dopo la diarrea e la congiuntivite.
Sono colpiti soprattutto i bambini che
vivono in comunità (nidi, asili e scuole)
a essere colpiti per primi. Dal bambino
il pidocchio si può diffondere nelle
famiglie.
L’infestazione (si parla di infezione
solo nelle malattie infettive per i
parassiti, come il pidocchio, di infestazione)
predilige l’età tra i 5 e gli 11
anni, ma nessuna età è risparmiata, il
sesso femminile, i capelli folti, più che
lunghi (quindi non serve a niente
tagliare a zero i capelli come una volta
veniva fatto) e puliti. Molti pensano
subito al binomio pidocchio-sporcizia,
invece questi “cari” animaletti adorano
i capelli puliti e profumati.
Dobbiamo subito dire a tutti che al
giorno d’oggi, “prendere i pidocchi”
non rappresenta un segnale di scarsa
igiene personale e familiare, nè tanto
meno di sporcizia e di povertà (anche
se fra gli adulti sembrano più colpiti
quelli con scarsa igiene personale).
Il pidocchio colpisce tutti, ricchi e
poveri, sporchi e puliti, global e no-global,
maggioranza e minoranza, è un
raro esempio di eguaglianza sociale.
Ancora oggi viene però identificato con
scarsa igiene personale e povertà per
cui molte famiglie cercano di nascondere
la situazione a tutti, mentre altre
fanno “crociate” contro le famiglie
meno abbienti o più isolate della scuola.
E’ importante, quando avvengono dei
casi di pediculosi, applicare norme
comuni di comportamento al fine di
evitare la diffusione nella comunità e
nelle famiglie e di evitare le altrimenti
frequenti reinfestazioni.
Qualsiasi terapia diretta al singolo
bambino e famiglia è pressoché sicuramente
destinata all’insuccesso se
non si forniscono chiare indicazioni a
tutte le famiglie.
Innanzitutto la trasmissione avviene
per contatto diretto con i capelli infestati
e con i pettini, con le spazzole,
attraverso i cappelli o altri effetti personali
(pensate a tutte le sciarpe e
cappotti messi insieme in accappatoi
comuni). Ricordate comunque che il
pidocchio non salta e non vola!!
Vediamo di conoscere un po’ di più
questo animale di (non desiderata)
compagnia:
Il pidocchio vive da 1 a 2 mesi e si
nutre esclusivamente di sangue
umano per cui deve soggiornare vicino
ai capelli anche perché “sta bene”
con una temperatura di 35-37 °C.
Lontano dal corpo umano sopravvive
per un tempo massimo di 10 giorni
(RICORDARE), in media 2-3 giorni.
Le femmine depositano le uova (da 4
a 6 al dì per un totale di 250-300 per
femmina) che vengono fissate alla
radice dei capelli a pochi millimetri
dalla pelle. Se si riscontrano lendini
(uova) oltre i 7 mm possiamo essere
certi che è un guscio vuoto o che la
lendine è morta (il “pidocchino”, detto
ninfa, esce dall’uovo dopo circa 10
giorni e la crescita del capello è in
media di 0,4 cm al dì).
Anche i famosi CDC (Center for
Disease Control) di Atlanta, USA,
hanno stabilito che la diagnosi può
essere fatta quando la maggior parte
delle uova sono a meno di 6,5 mm
dal cuoio capelluto
(http://www.cdc.gov/ncidod/dpd/parasites/lice/default.htm). Addirittura per alcuni la diagnosi si può porre solo
quando si riesca a trovare un pidocchio
vivo, che si muove.
Il primo sintomo è rappresentato dal
prurito, variabile molto da persona a
persona inizialmente alla nuca e dietro
alle orecchie. Al prurito segue il trattamento
con conseguenti “lesioni da
trattamento” cioè ferite che possono
complicarsi con infezioni che causano
dolore e aumento dei linfonodi del
cuoio capelluto e della nuca.
L’ispezione, con una forte sorgente
luminosa, consente di visualizzare le
lendini alla radice dei capelli e, solo
più raramente, il pidocchio vivo. Le
lendini sono piccoli elementi del diametro
di 0,3 per 0,8 mm, di forma
ovoidale, di colore biancastro-giallastro,
attaccate un capello. Il PT ha una
forma allungata, un colorito bianco-grigiastro, è lungo da 1 a 4 mm e rimane
fisso ai capelli.
Comunque la semplice ispezione dei
capelli spesso non consente di porre
la diagnosi, perché i ¾ dei casi possono
non essere riconosciute (R.J.
Roberts, Head lice, New England
Journal of Medicin, del 2002). La diagnosi è più sicura se si utlizza un pettine
con i denti molto vicini e fitti (la
vecchia pettinessa), La pettinessa va
usata dopo aver pettinato i capelli con
un pettine o spazzola normale. Il risultato è migliore se i capelli sono bagnati.
La pettinessa va inserita alla base
del capello e fatta scorrere con decisione
fino alla punta. Si esamina frequentemente
il pettine per vedere se
si è “catturato” il pidocchio.
Quando in una famiglia si fa diagnosi
di pediculosi della testa, vanno esaminati
accuratamente tutti i componenti.
Temperature superiori a 53,5° C, mantenute
per 5 minuti sono letali per
uova e pidocchi. Spazzole e pettini
possono essere lavati con un pediculocida
o in acqua calda. Anche il lavaggio
a secco è efficace. Per oggetti non
usati da oltre qualche giorno non è
necessario procedere ad alcun provvedimento:
nel dubbio è sufficiente conservare
oggetti, cappeli e vestiti per
10 giorni, in un sacco di plastica.
Ai bambini deve essere permesso di
tornare a scuola o in comunità il mattino
dopo il primo trattamento, poichè il
rischio di trasmissione è rapidamente
ridotto dal trattamento.
E’ da rivedere la politica di riammettere
a scuola o in comunità solo i bambini
che siano completamente senza
uova, che, come abbiamo visto possono
essere vuote o morte dopo il trattamento.
PIDOCCHI: Trattamento
Ricordiamo che diverse sostanze,
soprattutto pesticidi, quando usati
frequentemente possono causare problemi.
Quindi prima di intraprendere
una qualsiasi terapia consultate ilvostro pediatra e ricordate che, purtroppo
non esiste nessuna terapia
che sia efficace al 100%.
Per eliminare definitivamente i pidocchi è necessario, oltre ad effettuare
la terapia consigliata dal vostro pediatra,
eliminare tutti i pidocchi e tutte le
lendini. Facile da dire ma molto difficile
da fare in quanto le lendini sono
strettamente attaccate ai capelli. Si
può ricorrere ad una miscela, in parti
uguali di acqua ed aceto anche se
tale procedura, come riportato in letteratura
medica, non ha condotto ad
alcun beneficio clinico. Infatti i bambini
possono tornare a scuola, indipendentemente
dalla presenza di lendini.
ll trattamento in genere va ripetuto
dopo 10-15 giorni.
Dopo il trattamento e l’uso di uno
shampoo neutro, i capelli debbono
essere pettinati con un pettine fitto,
allo scopo di rimuovere le lendini. La
completa rimozione delle lendini
dipende dalla struttura del pettine,
dalla durata, dalla tecnica e dalla precisione
del suo uso. L’impiego di
soluzioni di aceto rende più facile l’asportazione.
Tutti i vestiti, la biancheria personale,
i lenzuoli e le federe debbono essere
lavati in lavatrice. Altri oggetti (spazzole,
pettini, cuscini, materassi) e animali
da casa debbono essere trattati
con insetticidi in polvere.
Non bisogna assolutamente effettuare
terapia se il bambino non ha i
pidocchi: tutti i farmaci, anche i più
recenti, possono dare effetti collaterali
o scatenare reazioni allergiche.
La gravità aumenta quando la madre,
incautamente, ripete il trattamento in
modo continuativo o comunque ravvicinato.
Nessun farmaco va usato per la prevenzione.
L’unica prevenzione è l’esame
della testa.
Tutti i farmaci hanno una, seppure
minima, tossicità. Anche l’uso protratto
che alcuni genitori fanno, spontaneamente
o consigliati da qualche “esperto” può esporre a pericoli.
Non esistono studi su terapie alternative:
erbe, oli naturali, petrolio, cherosene
ecc. Questi ultimi sicuramente
possono essere causa di avvelenamenti.
La rimozione locale con pettine fitto
da parte dei genitori è un’alternativa
agli insetticidi, che non sono raccomandati
nei bambini in età inferiore
ai 2 anni.
L’uso del pettine fitto deve essere
fatto dopo aver bagnato i capelli e va
fatto per almeno 15-20 minuti e ripetuto
ogni 3-4 giorni per varie settimane.
Il risultato di tale terapia non è
entusiasmante, il successo si ottiene
in circa 4 bambini su 10.
Deglutizione scorretta e dolori
Autore: Prof. Daniele RAGGI
Dottore in Scienze Motorie e in
Fisioterapista, Posturologo, Mézièrista.
Docente Master in Posturologia c/o
la 1a Facoltà di Medicina e Chirurgia
(Dipartimento di Medicina Sperimentale e
Patologie), Università “La Sapienza” di
Roma e c/o l’Università Cattolica di
Milano, Facoltà di Scienze Motorie.
Direttore di Kinesistudio
(Studio di Posturologia) di Milano
La parola al paziente: “la lingua è collegata alle spalle?
Non lo avrei mai creduto!”
Masticare, deglutire e parlare sono
tre funzioni per le quali è indispensabile
l’utilizzo della lingua: gesti semplici,
automatici e quotidiani, ma che
tuttavia possono diventare anche
causa di grandi disagi.
Per meglio comprendere come possa
una parte così piccola del nostro
corpo avere un’influenza tanto grande
sull’equilibrio posturale, vediamo brevemente
com’è fatta e quali sono i
legami con gli altri elementi e sistemi
che concorrono a determinare la
nostra postura.
La lingua è un organo costituto da
numerosi fasci muscolari orientati in
varie direzioni (longitudinale, verticale,
trasversale) che ne costituiscono
l’intelaiatura; inoltre ha relazione con
altri muscoli che la sorreggono e la
collegano alle strutture vicine quali la
mandibola e l’osso ioide.
I complessi movimenti della lingua,
simmetrici o asimmetrici, articolati o
meno, sono dati dalla contrazione dei
fasci muscolari che la costituiscono e
che sono in grado di determinare
quella mobilità fine, indispensabileper la “prensione” dei cibi, la formazione
del bolo, la sua deglutizione e
la partecipazione alla fonazione. Molti
avranno provato quanto sia sgradevole
la sensazione di insensibilità della
lingua (provocata per esempio dall’anestesia
per un intervento odontoiatrico)
e quanto sia difficile parlare e
mangiare quando non si ha la perfetta
padronanza dei
movimenti di tale
muscolo. Non percepire
una parte del
nostro corpo equivale
a non poterla
gestire: ecco perché
a volte ci si morsica
la lingua.
Se questo avviene di
frequente significa
che c’è qualcosa di
posturalmente alterato
a carico del sistema
masticatorio e/o
linguale.
La stretta connessione
tra lingua e postura
comincia già durante la tredicesima
settimana della vita intrauterina.
La suzione del pollice durante questa
fase della gestazione ha il compito di
modellare le arcate dentali e di sviluppare
la mascella e la mandibola.
Inoltre dopo la nascita, il bambino
dovrebbe essere allattato al seno; in
questo frangente viene appreso il corretto
movimento della lingua che servirà
in futuro per il cibo e per stimolare
una particolare zona del palato
estremamente importante per le sue
connessioni neurofisiologiche.
Purtroppo, ai giorni nostri, c’è la tendenza
a svezzare i bambini prima del
dovuto, a non rispettare i tempi biologici, a dare il succhiotto per smorzare
la fame ed il pianto o come soporifero.
La conseguenza diretta è l’instaurarsi
di uno schema deglutitorio viziato
che, se non corretto, si protrae
nell’arco di tutta la vita.
Una deglutizione atipica, cioè non
conforme a quella fisiologica, può
creare problemi di aerofagia (ingestione
costante di aria e pancia gonfia),
difficoltà digestive (pesantezza allo
stomaco e gonfiore), disagi e dolori al
tratto cervicale. Questo avviene a
causa di movimenti ripetuti che il
collo è costretto a fare al posto della
lingua per far scendere il bolo.
Attraverso questo meccanismo aberrato
si possono determinare lentamente
e progressivamente discopatie,
protrusioni o ernie. Il movimento
deglutitorio non deve essere fatto da
movimenti del collo ma solo della lingua.
La deglutizione atipica può arrivare
persino a scatenare o produrre fenomeni
insospettabili: alterazione dell’udito
(ipoacusia e acufeni) e presenza
costante di muco all’interno delle
trombe di Eustachio, cioè quei canali
che collegano l’orecchio alla faringe
per regolarne la pressione. Le due
trombe sono collegate al timpano e
vengono sollecitate nella loro apertura
grazie ai muscoli peristafilini solo
se esiste una deglutizione normale.
Riprova ne è il fatto che chi va in alta
montagna o in immersione può sentire
quel fastidio o dolore dentro l’orecchio
causato dalla differenza di pressione
e, pur sbadigliando o deglutendo,
non riesce a produrre quel tipico “clak” liberatorio all’interno dell’orecchio
(fenomeno chiamato compensazione
o manovra di Valsalva).
Ciò può provocare dolori o forti fastidi,
fino all’ipotetica lacerazione del
timpano.
Quando questo avviene significa che
le trombe di Eustacchio non sono
libere, non si aprono adeguatamente
o vi è presenza di muco (condizione
giustificata se una persona ha appena
avuto un forte raffreddore). Se
questo fatto persiste in maniera cronica,
si è in presenza di una possibile
disfunzione linguale.
Poiché “la lingua impara ciò che le
viene insegnato” è importante sottolineare
che per apprendere il corretto
movimento della lingua, i primi sei
mesi di vita extrauterina sono decisivi.
Ecco l’importanza dell’allattamento
al seno materno e non attraverso
i classici succhiotti che alterano il
normale atto deglutitorio e inducono
ad una deglutizione scorretta.
Ci sono altri fattori detti “spine irritative
silenti” che devono essere contemplati
e che sono in grado di creare
alterazioni della deglutizione: un
dente mancante, un’otturazione non
corretta, una malocclusione, un
morso aperto, un morso profondo, un
morso crociato; possono essere elementi
di grande disturbo sia linguale
che posturale.
A questi si devono aggiungere, come
vedremo fra poco nel caso della
paziente che esamineremo, anche icampi galvanici. Per campo galvanico,
dal nome dello scopritore(Galvani), si
intende una corrente generata da
metalli diversi che si propaga attraverso
un fluido (nel nostro caso la
saliva), comportandosi come una
pila. La lingua è un elemento molto
sensibile, in grado di avvertire anche
la più piccola corrente; se questa corrente è sufficientemente forte il cervello
codifica coscientemente questo
stimolo (una volta si testavano le
pile, per capire se erano cariche,
usando la lingua) ed elabora una
risposta motoria di allontanamento
per difesa. Anche se l’intensità è più
bassa, non avvertibile coscientemente,
la lingua ed il cervello vi reagiscono
comunque, solamente in modo
incosciente.
La lingua, avvertendo il disagio, cercherà
di sfuggirvi spostandosi verso
la direzione opposta a dove si genera
il fenomeno elettrico. Se questo fenomeno
dura a lungo la lingua, essendo
un muscolo, si deforma e si struttura
in modo permanente in torsione, in
rotazione, o semplicemente gestendo
il bolo solo da un lato, etc.
Essendo la lingua attaccata e supportata
dalla base della mandibola attraverso
muscoli e legamenti, questa ha
collegamenti con il collo, la gola, le
vertebre cervicali; le tensioni muscolari
linguali che si generano per sfuggire
alla corrente, arriveranno a
disturbare vari sistemi di sostegno
della lingua.
Anche masticare sempre e solo da un
lato per colpa di un disagio, di un
dolore, di un dente mancante, una
gengivite, etc, rappresenta un modo
per creare tensioni linguali, possibili
responsabili di deformazioni della lingua
e funzionalità alterata.
Tutto ciò può sembrare poco reale ma deve essere valutato sulla “lunga
distanza”: normalmente compiamo
circa 2000 deglutizioni nelle 24 ore
(senza contare il parlare ed il masticare)
e questo numero va moltiplicato
per le settimane, i mesi, gli anni in
cui viene protratto lo schema aberrato.
Alla fine risulterà un numero enorme
di gesti scorretti che la lingua propone
al sistema posturale.
Se vogliamo dare un’idea più reale a
questo fenomeno, possiamo immaginare
di dover camminare avendo un
piccolo sasso sotto un piede che ci
costringe ad una lieve zoppia per non
sentire dolore. Immaginiamo di dover
camminare per almeno 2000 passi al
giorno: non dovremo stupirci se dopo
qualche tempo avvertiremo dolenzie o
dolori all’altro arto, al ginocchio o alla
zona lombare nel tentativo di tener
sollevato il piede per ridurre il fastidio
provocato dal sasso. Nel caso della
lingua i fenomeni di disturbo potranno
scaricarsi sull’articolazione temporomandibolare
(in cui possono comparire
scrosci e sublussazioni), sul tratto
cervicale, sulle spalle arrivando almeno
fino alle braccia. Secondo alcuni
autori esiste un collegamento che
arriva fino ai piedi grazie ad una catena
muscolare chiamata “glosso-podalica”.
Il Posturologo dovrà pertanto indagare
con opportuni test per determinare
se il problema che il paziente riferisce
(cervicalgie, dorsalgie, lombalgie,
epicondiliti, tunnel carpale, ernie jatali,
etc, etc,) possa essere in qualche
modo ricollegabile ad una deglutizione
atipica o ad altre cause.
UN CASO DAVVERO INTERESSANTE
La Sig.ra Lara, anni 45, professione
parrucchiera da moltissimi anni.
Si rivolse presso il nostro centro di
Posturologia di Milano per una “intollerabile dolenzia” alle spalle che non
le dava tregua. La Sig.ra riferì che il
suo problema non era un dolore vero
e proprio ma un disagio e un peso
sulle spalle che la consumavano e le
alteravano persino l’umore.
Per risolvere questo problema aveva
provato svariate tecniche terapeutiche
senza trovare una reale soluzione
e così aveva deciso di affrontare il
mondo della posturologia.
Riferì che il peso alle spalle e la
dolenzia peggioravano durante il giorno,
soprattutto quando doveva lavare,
tagliare ed asciugare i capelli alle sue
clienti. Di notte soffriva un poco
meno.
Questo ultimo dato mi indusse a pensare,
in un primo tempo, che la
causa poteva essere legata all’attività
lavorativa svolta per molti anni, sempre
con le braccia sollevate, e al
peso del phon.
Dopo aver fatto la prima seduta ed
aver trattato il collo e le spalle, la
paziente riferì un piccolo miglioramento
per i due giorni successivi ma poi
tutto tornò come prima.
Ne dedussi che il trattamento effettuato
non era adeguato: il problema
non era legato esclusivamente ad una questione professionale, altrimenti
la dolenza non sarebbe ritornata
subito come prima.
Da qualche parte doveva esistere un
altro elemento che continuava ad alimentare
il disagio.
Osservando con maggiore attenzione,
osservai una cosa strana: la lingua,
nei suoi movimenti di coordinazione
delle parole, si muoveva all’interno
della bocca stando sempre e solo da
un lato, mai al centro come avrebbe
dovuto.
Chiesi se in passato fosse successo
qualcosa alla bocca o ai denti e la
Signora rispose di aver curato numerose
carie dentali con delle “semplici”
otturazioni.
Osservando i denti, si rilevavano
grandi e voluminose otturazioni in
amalgama (leghe di piombo e mercurio,
etc.) su tutti i molari e premolari.
Eseguendo un test sulla lingua si scoprì
che poteva spostarsi agevolmente
solo da un lato della bocca ma non
poteva andare, nel modo più letterale
del termine, dal lato opposto. Infatti
la paziente mi confermò che masticava
solo da un lato, proprio dal lato in
cui la lingua era libera di andare.
Data la concomitanza di fattori, sospettai la presenza di un forte
campo galvanico, cioè che tutte quelle
amalgame di metallo potessero in
qualche modo costituire una vera e
propria pila in bocca. Se queste si
creano sappiamo che sono in grado
di creare un campo elettrico al punto
da costringere la lingua a rifugiarsi
nella direzione in cui sente meno corrente.
Infatti, alla misurazione, scoprii
che il tester (apparecchio per la misurazione
del campo elettrico) segnava
un valore di oltre 180 mmV, un valore
molto alto. Per questa ragione la lingua
accusava il “disagio” della corrente
ogni volta che si avvicinava o si
inframmezzava, facendo da ponte fra
dente e dente.
Alla luce di quanto rilevato, cominciai
la parte di lavoro di mia pertinenza
per riequilibrare le tensioni muscolari
con la paziente in postura decompensata.
In questa specifica postura la
catena muscolare del collo, dorso,
lombi, gambe, è in delicata tensione
di allungamento. Dopo aver spiegato
la respirazione di sblocco del diaframma,
iniziai a trattare la lingua eseguendo
un vero e proprio massaggio
ed uno stretching globale della lingua,
lavoro un po’ fastidioso ma alquanto
interessante. Fu stupefacente osservare
la differenza di mobilità della lingua:
da una parte libera di muoversi
correttamente, dall’altra assolutamente
rigida e frenata, con un movimento
limitatissimo tanto da non riuscire
a fare neppure quei movimentielementari che chiunque è in grado di
fare.
Incoraggiai la paziente dicendole che
avevamo trovato sicuramente una
strada che poteva ripagarci del sacrificio.
Dopo circa 10-15 minuti, terminammo
l’esercizio perché la lingua aveva
notevolmente recuperato la sua mobilità
e plasticità.
La paziente, nonostante non avesse
dovuto faticare, era completamente
sudata per la risposta “nervosa” del
corpo, ovvero del Sistema Tonico
Posturale che stava rivivendo, a ritroso
nel tempo, tutto il fastidio e la fatica
che per anni la lingua aveva dovuto
fare per sfuggire al fastidio della
corrente elettrica.
Quando la paziente si alzò in piedi,
rimase sconvolta: incredula delle sue
sensazioni, iniziò a ridere in modo
quasi inarrestabile per la inspiegabile
leggerezza che avvertiva alle spalle.
So bene che non bastano le mie
parole a descrivere quel volto sorpreso,
stupito e incredulo della paziente
di fronte a quella sensazione ormai
dimenticata da anni. Si sentiva rinata,
leggera, contenta. Avevamo trovato la
giusta strada per la soluzione al suo
problema!
Ovviamente consigliai alla paziente di
rivolgersi al suo dentista e spiegare
cosa avevamo scoperto per trovare la
soluzione per lei più idonea. Va detto,
che non tutte le persone reagiscono
alle amalgame allo stesso modo.
Molti sono i fattori che le possono
rendere offensive: l’intolleranza ai
vari componenti la lega, l’acidità o
alcalinità della saliva, la quantità di
amalgame e il tipo di metalli presenti
in bocca (capsule in oro giallo, oro
bianco, metallo più povero, impianti
al titanio, etc).
Ho saputo poi che la paziente aveva
preso l’appuntamento con il suo dentista,
per sostituire quelle amalgame
che erano risultate reattive, evitando
così che il fenomeno del campo elettrico
si ripresentasse e riproponesse
lo stesso problema.
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