Nonne sprint & chirugia estetica
Autore: Dott. Riccardo LUCCHESI
Specialista in Chirurgia Plastica
e Ricostruttiva,
Studio Medico Privato
Milano
Tel. 02.794224
Vi sono dati ufficiali che confermano il
fatto che il territorio d’azione della chirurgia estetica si sia esteso ad una
fascia di persone d’età, per così dire, “molto matura”. Non ci interessa
approfondire in questa sede quali
siano le cause o le motivazioni del
cambiamento dello stile di vita tipico
della nostra epoca; probabilmente l’enorme richiesta di interventi di chirurgia estetica e la grande facilità con cui
possono oggi essere effettuati ha da
un lato rassicurato e dall’altro incuriosito anche queste generazioni.
Fatto sta che molte signore nonne
chiedono molto più spesso di una
volta consigli circa la possibilità di
ritocchi più o meno radicali per ringiovanire il volto o per fezionare la propria
immagine. 
Confesso volentieri che queste nonne
sprint rappresentano una categoria di
pazienti e me par ticolarmente cara
forse per la schiettezza e, generalmente, la cordialità che facilita la comunicazione e l’intesa.
Molto richiesti restano i trattamenti di tipo estetico più semplici, quali iniezioni di riempitivi, acido jaluronico in pri-mis, per attenuare le rughe più profonde, come quelle presenti dal naso alla
bocca.
La cosa può essere fatta in pochi
minuti senza necessità di esami preoperatori e non presenta praticamente
controindicazioni.
Anche il botulino ha vantaggi pratici
simili anche se il suo obiettivo è un
altro tipo di ruga, quella provocata da
un’eccessiva vivacità muscolare, tipicamente della fronte o della regione orbitaria (le note “zampe di gallina”).
I risultati sono comunque immediatamente evidenti e non lasciano alcuna
traccia che possa tradire l’aiuto del chirurgo. Questi vantaggi li hanno resi talmente popolari e familiari che vengono
considerati più “trucchi” o “maquillage”
di alto livello che veri trattamenti medici (che comunque, sottolineiamo, sempre da medici specialisti devono essere fatti).
Esistono però “nonnine” più coraggiose
e determinate che si risolvono per soluzioni più complesse per ottenere risultati speciali.
Si ritiene oggi che l’invecchiamento del
volto debba essere affrontato secondo
tecniche che rifuggano dal classico e
semplice “stiramento” della pelle: non è questa la strada da percorrere. I risultati ottenuti in questo modo
appaiono eccessivamente rigidi e ben
poco naturali.
Per capirci sarebbe come rifare il letto
distendendo solo il copriletto e lasciando in disordine lenzuola e coperte.
Nel volto vale lo stesso principio nel
senso che solo gli strati più profondi
del volto (lenzuola e coperte) devono
essere riposizionati con una certa tensione, non la pelle, che deve adagiarsi
sulla nuova forma senza alcuna eccessiva tensione.
Questo accorgimento rende difficile
poter riconoscere l’opera del chirurgo
che dovrà però, durante la visita specia
listica, valutare ogni dettaglio viso, cioè
l’aspetto e le caratteristiche della cute,
la presenza e l’attività specifica dei
muscoli mimici, la struttura ossea sottostante ecc. comparando lo stato
attuale con foto fatte in epoca giovanile. 
Questa analisi dettagliata permetterà,
comprendendo meglio la specifica
curva di invecchiamento di ciascuna
paziente, di selezionare la tecnica più
adatta.
L’età della paziente, non raramente “over 80”, non rappresenta una controindicazione all’intervento ma deve
ovviamente essere tenuta in debita
considerazione, in previsione di una
anestesia generale. La storia clinica
dovrà essere ben conosciuta per riconoscere eventuali patologie come, per
esempio, iper tensione ar teriosa, diabete, cardiopatia ecc, non infrequenti in
età matura. Una volta però eseguiti
tutti gli esami pre-operatori richiesti
(ematochimici, urine, elettrocardiogramma, visita cardiologia, visita anestesio-
logia ed altre, se richieste dal medico)
l’intervento può essere affrontato in
piena curva di sicurezza. Ricordiamo
infine che i buoni risultati estetici ottenuti portano, in queste vivaci signore,
benefici ancora più impor tanti; sono
stati descritti infatti straordinari e positivi effetti psicologici caratterizzati da
un generico miglioramento dell’umore,
dell’autostima, facilitazione dei rapporti
inter-personali, della vita sessuale ecc.
Fattori fondamentali per affrontare
serenamente la …“maggiore età”.
Come sempre ricordiamo la necessità
di accertarci, fattivamente, che il chirurgo plastico scelto sia regolarmente
iscritto alla Società Italiana di Chirurgia
Vuoi chiudere il tuo diastema?
Autore: Dott. Bahri ADIS
Implantologia e Parodontologia -
Milano
Tel. 02.58303737
Metodi di chiusura dello spazio tra i
denti frontali e correzione degli spazi.
Per adulti e bambini
In Italia, quando s’incontra qualcuno
con un ampio spazio tra i denti frontali (diastema), si è soliti dire che la
persona è for tunata nella vita.
L’American Association of
Or thodontists, in modo meno fantasioso ma più realista, definisce il diastema come “lo spazio tra due
denti”. In ogni caso, questo spazio
tra i denti nella par te frontale è spesso un sintomo che accompagna anomalie a carico di entrambe le mascelle. Vediamo di cosa si tratta esattamente.
Diastema “vero” e “non-vero”
Il diastema può essere collegato a
vari fattori ed è stato classificato in
due forme: una “vera” e un’altra “non-vera”. Viene considerato come “vero”:
* un diastema mediale, cioè uno spazio isolato tra i due incisivi superiori
mediani;
* il cosiddetto “spazio dei primati”
(delle scimmie) che identifica la formazione di uno spazio nell’arcata
superiore tra l’incisivo laterale di
latte e il canino di latte (nella dentizione
decidua) e, nell’arcata inferiore,
tra il canino e il primo molare,
durante il periodo d’uso (in genere
dal 3° al 6° anno di vita);
* “vero” diastema è anche quello che
si verifica dopo la completa uscita
dei canini superiori che rimangono
tutta la vita.
La causa di queste irregolarità nel
diastema mediano superiore o inferiore
va spesso ricercata nel frenulo.
Si tratta di una plica che collega le
labbra alla mucosa alveolare e che
ha origine dallo sviluppo di una piccola
prominenza nella zona mediana
interna del labbro superiore.
Nel caso di diastema, il frenulo presenta
un’attaccatura molto bassa,
ma possono esistere eccezioni.
Succhiarsi il pollice?
Attenzione, diastema probabile
In tutti gli altri casi di diastema, la
diagnosi è di “non-vero”. In pratica
questi sono causati da:
* la direzione di uscita divergente
degli incisivi mediani;
* abitudini orali viziate (suzione del
pollice, morso del labbro, ecc.);
* mancato o scarso sviluppo di uno o
di tutti e due gli incisivi laterali;
* discrepanze tra lo spazio disponibile
nell’arcata e le dimensioni dei
denti; vale a dire che c’è più spazio
nell’arcata di quanto richiesto dai
denti. In questo caso lo spazio si
verifica tra tutti i denti;
* condizioni patologiche, come le
cisti. Oltre a quelle follicolari o radicolari,
si può pensare anche ad una
cisti naso-palatale.
La terapia
La terapia che utilizzo per far fronte al
cosiddetto “vero” diastema consiste
nel togliere chirurgicamente il frenulo
labiale. Devo però eseguire questo
piccolo intervento ad un’età non inferiore
ai dieci anni e, al massimo,
dopo l’uscita dei canini permanenti,
con cure successive.
In caso di diastema “non-vero”, provvedo
innanzi tutto ad eliminare le
cause che ho elencato sopra e, solo
in seguito, intervengo con cure adeguate.
E’ chiaro che per il paziente, specie
se è adulto, è importante non solo la
funzionalità disturbata, ma soprattutto
l’estetica dentale.
Infatti, il diastema dovrebbe essere
individuato, visionato e curato il più
presto possibile.
Bambini & adulti
Quando curo i bambini, uso la terapia
ortodontica per tutte le forme di diastema,
chiudendo gli spazi con apparecchiature fisse o mobili, secondo la
gravità e le necessità che, naturalmente,
devono essere studiate caso
per caso.
Se riesco a intervenire per tempo, i
risultati sono ottimi sia dal lato funzionale,
sia da quello estetico, senza
utilizzare altre metodologie oltre l’applicazione
degli apparecchi ortodontici.
Quando, invece, tratto gli adulti, il
fattore estetico assume senz’altro
un’importanza maggiore rispetto a
quello funzionale. In questo caso, se
i denti sono sani, non ritengo necessario
incapsularli in ceramica per renderli
più larghi e, di conseguenza,
diminuire lo spazio. Utilizzo, invece,
un composito che chiude lo spazio
mediano: in questo modo allargo i
denti ed effettuo il lavoro in modo
non-invasivo.
Un sorriso da star
Per una scelta esteticamente ancora
più convincente, posso utilizzare le “faccette” o veneers. In questo caso,
con una preparazione minima del
dente (solo la zona frontale e, in
parte, quella laterale), ottengo risultati
stupendi perché le faccette in ceramica
pura vengono dipinte a mano e
personalizzate. Nel caso i denti siano
cariati o già ricostruiti, posso adeguare
e ripristinare i diastema chiudendo
lo spazio intermedio con capsule in
ceramica pura o, meglio ancora, in
zircone, un materiale innovativo che
non necessita di una preparazione
invasiva come altri tipi di capsule.
I preliminari sono minimi, l’adesione
al dente è perfetta e la durata maggiore
rispetto ad ogni altro genere di
capsula.
L’ultimo tocco è dato dalla personalizzazione
(con colori e sfumature di
denti e gengive secondo i desideri del
paziente) per un effetto finale da
American star e divo di Hollywood.
Italiani & influenza
Per maggiori informazioni: www.passalinfluenza.it
realizzato in collaborazione
da Società Italiana di Medicina
Generale (SIMG), Società Italiana di
Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) e
AGR-Agenzia Giornalistica RCS
Secondo gli esperti il numero dei contagiati
arriverà al suo apice solo nella
seconda metà di febbraio. Ma per chi
non si è vaccinato o nel caso di inefficacia
del vaccino (in oltre il 40%
degli over 65 anche la vaccinazione
fallisce il suo scopo), i farmaci antivirali
come oseltamivir, presi su consiglio
del medico entro 48 ore dall'inizio
dei sintomi, sono l'unico sistema
per bloccare la replicazione del virus,
prevenendo il contagio di familiari e
colleghi e limitando le complicanze
della malattia. Un'indagine della
società di ricerche StrategyOne fa
chiarezza sull'atteggiamento degli italiani
nei confronti della malattia: contraddittorio, "a responsabilità limitata"
e superficiale.
Ma come si comportano gli italiani
con l'influenza? La risposta arriva da
un'indagine condotta a gennaio 2008
dall'istituto di ricerche StrategyOne.
"L'atteggiamento dei connazionali,
rilevato attraverso 800 interviste a un
campione rappresentativo della popolazione è contraddittorio e irresponsabile,
in particolare con riferimento al
come curarsi", spiega Enrico Stecchi
responsabile della ricerca. "L'84%
degli Italiani dichiara di rivolgersi al
medico per curare l'influenza, ma
anche, nel 64% dei casi, di farla passare
con il riposo e i rimedi della
nonna; il 64% ritiene la vaccinazione
il mezzo più efficace per evitarla, ma
solo il 32% dice di essersi vaccinato;
inoltre, solo 4 italiani su 10 sanno
che esistono farmaci antivirali specifici
per l'influenza e, ancora oggi, 1 su
4 dichiara necessario curarsi con farmaci
'forti' come gli antibiotici", prosegue
Stecchi.
"Questo dati fanno riflettere - commenta
Aurelio Sessa, medico di medicina
generale e componente del sottocomitato
scientifico "Influenza e
pandemie influenzali" del Ministero
della Salute. Per affrontare l'epidemia
influenzale abbiamo fondamentalmente
due armi: la vaccinazione e i
farmaci antivirali. Ai soggetti a rischio
(per età e perché portatori di malattie
croniche) durante il mese di novembre
viene offerta la vaccinazione mentre
nel momento in cui l'influenza si
diffonde nella popolazione (gennaio e
febbraio) l'arma terapeutica più efficace è costituita dai farmaci antivirali.
Tutti ne possono giovare dai bambini
agli adulti ma anche i pazienti che
non si sono vaccinati. Infatti, proprio
fra queste persone che avrebbero
maggiore bisogno perché a rischio di
complicanze, come diabetici, cardiopatici
e persone con problemi respiratori,
una quota non trascurabile è
meno sensibile a vaccinarsi. Pochi
italiani conoscono i farmaci antivirali,
come Oseltamivir, che combattono la
diffusione del virus, riducendo contagio
ed epidemia, e guariscono rapidamente,
evitando le complicanze. In
compenso, ancora troppi credono che
la miglior cura siano gli antibiotici:
inutili contro i virus".
"C'è una grave sottovalutazione della
malattia che porta a non vaccinarsi,
alle complicanze, al non curarsi adeguatamente,
trasmettendola agli
altri", prosegue Sessa. "E' positivo il
fatto che oltre 8 italiani su 10 dichiarino
di rivolgersi al medico quando
influenzati, anche se i dati in nostro
possesso dicono che ciò accade
meno frequentemente, e comunque
non all'insorgenza dei primi sintomi
come febbre elevata (oltre 38,5°C),
mal di testa, dolori muscolari, mal di
gola, come andrebbe fatto".
"Per l'impatto sociale, i ricoveri ospedalieriper complicanze, respiratorie e
cardiovascolari, e mortalità, secondo
il Ministero della Salute ogni anno
causa in Italia circa 8.000 morti, l'influenza
rappresenta un problema di
sanità pubblica", sostiene Giampiero
Carosi, Presidente della Società
Italiana di Malattie Infettive e
Tropicali (SIMIT). "L'influenza è una
malattia virale e non mi stancherò
mai di ripetere: no al ricorso sconsiderato
agli antibiotici. Gli antivirali e
non gli antibiotici devono essere utilizzati:
gli antibiotici sono inutili perché
non attivi contro i virus, e dannosi
per la possibilità di indurre resistenza
antimicrobica, minando così
l'efficacia del farmaco in caso di
bisogno. Gli antibiotici vanno usati
solo su indicazione del medico, qualora
egli ravvisi la possibilità di una
complicanza batterica dell'influenza,
di solito bronchiti o polmoniti batteriche",
conclude.
"Se ai primi sintomi, e comunque
entro 48 ore dal loro insorgere, chi è
stato contagiato si rivolge al medico, è possibile prescrivere un farmaco
antivirale specifico per l'influenza -
spiega Sessa. "Raccomandiamo l'uso
degli antivirali - continua - a coloro
che sono maggiormente a rischio di
complicanze e alla non indifferente
quota di persone che non risponde
alla vaccinazione, efficace in media
tra il 77 e il 91% nei bambini, tra il
70 e il 90% negli adulti e solo al 58%
negli anziani oltre i 65 anni. Inoltre gli
antivirali possono essere consigliati
dal medico a tutti coloro che per professione
o altro debbano o vogliano
guarire al più presto dall'influenza.
Non tutti vogliono o si possono permettere
di stare a casa una settimana".
Secondo l'indagine StrategyOne, 1 italiano
su 3, spesso artigiano o libero
professionista, dichiara di passare l'influenza
in piedi, non potendo permettersi
il lusso di perdere tempo per
ammalarsi. "Un altro dato interessante
che dimostra come la malattia sia
sottovalutata - aggiunge Stecchi - è il
valore economico che gli Italiani attribuiscono
all'influenza: in media 79
euro pro-capite, con il 52% di Italiani
che ritiene, tra costi e perdita di reddito,
che valga per loro meno di 50
euro". Secondo i dati degli studi di farmacoeconomia,
il costo pro-capite dell'influenza
in Italia risulta invece di
circa 330 euro. Rilevanti le giornate di
assenza dal lavoro delle mamme italiane
in caso di influenza dei figli: 4
giorni in media.
Da tutti i dati emerge come sia necessaria
una continua attività di sensibilizzazione
degli Italiani sulla malattia.
Per queste ragioni, SIMG e
Federfarma, Associazione dei titolari
di farmacia, hanno studiato un progetto
di formazione per i rispettivi associati,
volto a comunicare ai cittadini
l'importanza della vaccinazione e della
corretta terapia. "A fianco del medico,
un ruolo strategico compete anche al
farmacista", ricorda Annarosa Racca,
Presidente di Federfarma Lombardia.
"Molto spesso, infatti, il primo approccio
del malato all'influenza avviene
proprio con il farmacista. Il paziente si
reca in farmacia cercando qualcosa
per curarla e un primoconsiglio su
come comportarsi", spiega.
Olio extravergine “scudo” contro tumori
La celeberrima dieta mediterranea e il
suo 're' incontrastato, l'olio extravergine
d'oliva,continuano a ricevere conferme
dei loro effetti benefici sulla salute.
Sono soprattutto gli oncologi a consigliare
di non far mancare
mai sulla propria tavola il
'nettare' degli ulivi: "grazie
al suo effetto antiossidante,
questo condimento
è infatti in grado
di proteggerci dai tumori
e da molte altre malattie
come l'aterosclerosi o i
disturbi cardiovascolari".
Parola di Antonio
Giordano, direttore dello
'Sbarro Institute for
Cancer Research and
Molecular Medicine' di
Philadelphia (Usa) e
responsabile scientifico
della Human Health
Foundation (Hhf), onlus
dedicata alla ricerca
sostenuta dalla Banca
popolare di Spoleto,intervenuto
all'incontro 'La
civiltà dell'olio di oliva,
dalla terra alla tavola'
oggi a Roma.
"L'alimentazione, se non
corretta - ha spiegato l'esperto
- può diventare
quasi un 'insulto' al
nostro organismo. Se ne sono accorti
anche negli Stati Uniti, dove i fast food
hanno iniziato a offrire, oltre ad hamburger
e patatine fritte, anche le insalate.
In Italia abbiamo una tradizione culinaria
che per fortuna mette al centro
alimenti sani e bilanciati come i pomodori
e l'olio di oliva, che possono aiutarci
a mantenere un buono stato di
salute". L'extravergine, ad esempio, "ha una serie di componenti
che, in sinergia
fra di loro - ha sottolineato
Massimo Lopez,
direttore del dipartimento
di Oncologia
medica B dell'Istituto
Regina Elena di Roma -
danno origine a un
potentissimo effetto
antiossidante: in pratica,
ostacolano la produzione
di radicali liberi,
molecole che possono
andare a interferire
con il Dna e a modificare
i geni rendendo più
vulnerabile il nostro
organismo nei confronti
di alcuni tipi di tumori.
In particolare - conclude
l'esperto - è stato
dimostrato che le
sostanze chimiche presenti
in questo prodotto
ostacolano l'espressione
di un gene alla
base del 20% delle
neoplasie della mammella".