Accendiamo la luce sul diabete mellito tipo 1

AutorI: Dr. Andrea SCARAMUZZA
Dr.ssa Sara RIBONI
Dr.ssa Alessandra DE PALMA
Dr Daniele SPIRI
Dr.ssa Chiara MAMELI
Dr.ssa Laura SANTORO
Dr.ssa Elisa GIANI
Dr.ssa Alessandra GAZZARRI
Dr.ssa Maddalena MACEDONI
Dr.ssa Sara MAZZANTINI
Dr. Gian Vincenzo ZUCCOTTI
Servizio di Diabetologia
Clinica Pediatrica Università di Milano
Ospedale Luigi Sacco
Via Giovanni Battista Grassi 74 20157
Milano tel. 02 39042253
email: scaramuzza.andrea@hsacco.it

Introduzione
Si è svolta in Italia, così come in tutti i Paesi del mondo, il giorno 14 novembre u.s. la Giornata Mondiale del Diabete, che quest’anno era dedicata al bambino e all’adolescente.
Fra le tante iniziative, sono stateaccese delle luci blu (colore simbolo della GMD, perché colore del cielo e della vita, e colore del simbolo ufficiale dell’iniziativa – figura 1) su alcuni dei monumenti più significativi di centinaia di città in tutti i continenti.
Anche a Milano, grazie all’impegno e agli sforzi profusi dall’Associazione per l’Aiuto ai Giovani Diabetici Lombardia Onlus, si sono accese le luci blu sul Duomo, simbolo della
città (Figure 2 e 3).
L’accensione delle luci, che ha coinvolto 1098 edifici/monumenti rappresentativi in ogni parte del mondo, eben 71 solo in Italia, ha il risvolto simbolico di ‘accendere’ una maggiore consapevolezza su una malattia altrimenti invisibile, ma i cui numeri sono così impressionanti che non è possibile non farsi l’idea di quale epidemia planetaria si tratti.
Si stima, infatti, che nel mondo vi siano oggi 247 milioni di individui affetti dal diabete mellito (più del 90% dei quali colpiti dalla forma cosiddetta di tipo 2, prerogativa di solito delle persone oltre i 40 anni, spesso obesi e sedentari). E questo numero è destinato ad aumentare in maniera esponenziale nei prossimi anni. Basti pensare che ogni 10
secondi due persone si ammalano di diabete e ogni anno sono 70.000 i bambini e adolescenti che si ammalano di diabete.
Il diabete è una malattia del metabolismo molto diffusa. Ne esistono vari tipi e, come accennato, due sono le forme più diffuse di diabete: il diabete di tipo 1 (di cui ci occuperemo in questo articolo) e il diabete di tipo 2 (purtroppo in vertiginoso aumento
anche fra gli adolescenti a causa del diffondersi della sedentarietà e di abitudini alimentari malsane).
Vi sono poi altri tipi di diabete, per fortuna meno frequenti, che possono essere la conseguenza di particolari situazioni, come l’assunzione di alcuni farmaci, la gravidanza, alcune malattie del fegato e del pancreas.
Il diabete tipo 1 (un tempo chiamato anche insulino-dipendente) si manifesta per lo più da 0 a 40 anni, con due picchi di maggior frequenza, uno intorno ai 5-6 anni e l’altro nei primi anni dell’adolescenza, cioè a 12-14 anni. Negli ultimi anni, però, si è osservato un aumento di incidenza anche nella fascia 0-6 anni. In Italia,
sono circa 20 mila i ragazzi fino a 18 anni che soffrono di diabete tipo 1, e il numero è in costante aumento.
Vediamo allora di fare la sua conoscenza.
Di che cosa si tratta

Il diabete tipo 1, insulino-dipendente, è causato dalla distruzione delle cellule beta del pancreas, un particolare tipo di cellule che servono a produrre l’insulina.
L’insulina è un ormone che, un po’ come una chiave, permette l’ingresso dello zucchero (glucosio) nelle cellule.
Nelle cellule il glucosio, come la benzina per le macchine, ne permette il funzionamento. E’ quindi facile immaginare cosa succede quando, mancando l’insulina, il glucosio non riesce più ad entrare nelle cellule. Le cellule smettono di funzionare correttamente
e piano piano si va incontro alla loro morte.
Il nome di questa malattia, diabete insulino-dipendente, infatti, deriva dalla necessità per le persone affette di somministrarsi l’insulina, che ad oggi è possibile solo tramite iniezione.
Le cause che determinano la distruzione delle cellule che producono insulina (cellule del pancreas) non sono ancora note, ma si sa che è un processo spesso lento, che può
impiegare anche alcuni anni per compiersi. Esiste sicuramente una predisposizione genetica, che però da sola non è sufficiente (si pensi che solo nel 50% dei gemelli identici, entrambi si ammalano di diabete tipo 1). Vi è poi un ‘inceppamento’ del sistema immunitario (quello che di solito si occupa di difendere l’organismo dalle infezioni e dagli attacchi di agenti estranei), che ad un certo punto comincia a distruggere le proprie cellule (quelle che producono l’insulina; questo fenomeno si chiama ‘autoimmunità’).
Ma la causa scatenante di tutto questo è ancora sconosciuta, e nel mondo diverse centinaia di ricercatori sono alla sua disperata ricerca.
Che cosa provoca
I sintomi del diabete tipo 1 compaiono quando almeno l’80 per cento delle cellule che sintetizzano l’insulina sono state distrutte (Figura 4).
Ecco che, pur aumentando l’appetito, il bambino perde peso, beve molto, urina frequentemente e ha l’alito che odora di acetone (cioè “sa di frutta matura”).
In presenza di questi sintomi, formulare una diagnosi corretta non è complicato. A volte può essere sufficiente una misurazione della glicemia (il valore di glucosio, uno zucchero, nel sangue). Fatta la diagnosi si inizia il trattamento che si basa sui seguenti
4 punti:
* l’autocontrollo, che significa monitorare periodicamente la quantità di
zucchero nel sangue (glicemia) e nelle urine (glicosuria), saper fare le iniezioni, seguire le regole;
* iniettarsi ogni giorno l’insulina, secondo i ritmi e le dosi suggerite dallo specialista, e diverse per ogni paziente;
* seguire con attenzione l’alimentazione consigliata;
* svolgere una corretta e costante attività fisica.
Un’idea sufficientemente precisa del grado di controllo glicemico è data dal dosaggio dell’emoglobina glicata (porzione dell’emoglobina che si lega stabilmente al glucosio e che ci dice quindi la media delle glicemie dei 2-3 mesi precedenti).
L’insulina è indispensabile
La cura del diabete tipo 1 si basa sulla somministrazione dell’ormone mancante, l’insulina appunto. In commercio ci sono vari tipi di insulina (ad azione ultrarapida, rapida,
lenta, ultralenta), che consentono di adattare il meglio possibile la cura alle attività che il bambino o ragazzo svolge durante il giorno.
Purtroppo, l’insulina non è pratica da assumere, in quanto deve essere somministrata ogni giorno tramite iniezioni, perché se fossa assunta per bocca, verrebbe distrutta dai succhi gastrici prodotti nello stomaco.
L’insulina va iniettata sotto la pelle. Le zone migliori del corpo per effettuare le iniezioni sono la parte esterna e superiore delle braccia, quella frontale e laterale delle cosce, la
zona superiore delle natiche e la parte inferiore dell’addome.
Negli ultimi anni anche in Italia sta diffondendosi l’uso del microinfusore quale alternativa alle iniezioni. Si tratta di un piccolo computer, di forma generalmente rettangolare, munito di una siringa che si carica con insulina ultrarapida. Le dimensioni degli ultimi
modelli sono estremamente ridotte (come quelle di un pacchetto di fazzoletti),
sono colorati e leggeri (circa 100 grammi). Alcuni modelli si possono controllare con un telecomando e permettono di essere programmati senza necessità di estrarre il microinfusore dalla custodia o dai vestiti. Il microinfusore viene generalmente
indossato legato alla cintura o posizionato in tasca, consentendo così l’infusione di insulina nell’addome tramite il set d’infusione.
Programmando il dispositivo esso è in grado di rilasciare nell’arco delle 24 ore, in modo automatico, piccole quantità di insulina per soddisfare le esigenze metaboliche a digiuno. In corrispondenza dei pasti il microinfusore, su richiesta del paziente, rilascia
una maggiore quantità di insulina (dose bolo) per far fronte alle esigenze alimentari, variabile anche in base al tipo di pasto. Ogni volta che si assume del cibo si può fare una dose più o meno consistente di insulina, andando quindi a mimare quello che succede nel soggetto non diabetico.
Per tale motivo, oggi, la terapia insulinica con microinfusore è considerata quella che maggiormente si avvicina alla secrezione fisiologica di quest’ormone indispensabile per la vita (Figura 5). Sono in fase avanzata di sperimentazione formulazioni di insulina
che possono essere assorbite a livello respiratorio, dato che la somministrazione con spray per via nasale già provata in passato non ha dato risultati soddisfacenti. I primi risultati a lungo termine, tuttavia, non sembrano così incoraggianti come si era sperato e crediamo che per lungo tempo ancora la via iniettiva resterà l’unica veramente praticabile nelle persone con diabete.

A scuola, avvisare gli insegnanti
A differenza di quanto avviene in altri Paesi, come ad esempio gli Stati Uniti, fino a oggi non esistono in Italia delle linee-guida che stabiliscano il corretto comportamento da tenere di fronte a un bambino con diabete a scuola. A volte può capitare che a scuola, gli insegnanti non diano la giusta attenzione ed impor-tanza ai sintomi che gli alunni diabetici riferiscono, sottovalutandoli, se non addirittura ignorandoli, con il rischio di trovarsi poi di fronte a delle vere e proprie emergenze. Per ovviare a questa spiacevole situazione, la prima cosa che i genitori di un bambi-no con diabete dovrebbero fare è
quella di avvertire gli insegnati che il ragazzo soffre di questo problema.
Tale comunicazione è necessaria perché lo studente potrebbe aver bisogno di aiuto, potrebbe avere la neces sità di fare uno spuntino in orari altrimenti non permessi, oppure di andare spesso al bagno per la necessità di urinare frequentemente. E’ sempre
bene, poi, che lo studente abbia con sé delle caramelle di zucchero, per compensare un eventuale calo della glicemia. A questo proposito, è consigliabile che anche a scuola siano sempre a disposizione delle zollette di zucchero, o altri alimenti dolci, da
usare in caso di bisogno.

L’esempio di Milano
Dal 2002, nelle scuole materne ed elementari di Milano, grazie al grande lavoro dell’Associazione per l’Aiuto ai Giovani Diabetici Lombardia Onlus (v. box 1), esitato nella pubblicazione di una circolare regionale (n. 30/SAN), su richiesta dei genitori, i bambini
diabetici ricevono l’assistenza di un infermiere, in grado di effettuare il controllo della glicemia e l’iniezione di insulina quando previsto. In questo modo, si garantisce un controllo ottimale dei livelli glicemici del bambino, e un appoggio qualificato.
Grazie al raggiungimento di questo importante traguardo, Milano si candida a diventare la città “a misura” dei bambini diabetici, e un modello per altri Paesi (è notizia di poche settimane fa l’emergenza nelle scuole del Regno Unito che non sono capaci
di garantire standard assistenziali minimi ai loro alunni con diabete.
Questo progetto di assistenza nelle scuole, infatti, ha dato risultati talmente
importanti da poter essere considerato un vero e proprio modello da esportare.
Importante lo stile di vita Le persone che soffrono di diabete tipo 1 sono destinate a convivere con questa malattia per tutta la vita.
Oggi però, grazie ai nuovi sistemi di automisurazione della glicemia e al dosaggio corretto dell’insulina, i bambini con diabete possono condurre una vita simile a quella dei coetanei
non diabetici.
Tuttavia, il peso della gestione quotidiana della malattia (iniezioni di insulina, esami per controllare che tutto vada bene, i numerosi divieti e le mille regole da seguire), rischiano di creare imbarazzo e disagio nel bambino.
Tale situazione diventa più evidente nei confronti dei coetanei, e il bambino comincia ad avvertire un senso di inferiorità.
Da anni siamo impegnati nella gestione e nella cura dei bambini con diabete, e questo nostro impegno ci ha portati a sviluppare una diversa filosofia di cura che abbiamo riassunto nello slogan ‘Insulin, Love and Care’ e nel decalogo che ne traccia i punti
salienti (v. box 2). I genitori non devono impedire al giovane di intraprendere nuove relazioni sociali e conoscenze con altri coetanei, allo scopo di tenerlo sempre sotto controllo. I genitori devono essere di supporto, senza essere troppo invadenti o troppo protettivi.
Affrontare il problema in compagnia è sicuramente più semplice, aiuta a sentirsi meno soli, favorisce il confronto con chi condivide lo stesso problema e aiuta a seguire meglio le regole imposte dalla malattia (Figure 6 e 7).
Inoltre, è utile rispondere in maniera corretta, semplice e completa alle domande del bambino sulla sua malattia.
Attività fisica tutti i giorni
L’attività fisica aiuta sicuramente a tenere sotto controllo i valori della glicemia; per cui un po’ di movimento tutti i giorni sarebbe la decisione migliore. Meglio fare attività sportiva quando la situazione terapeutica èpiù favorevole (tarda mattinata, tardo
pomeriggio).
Tutte le attività vanno bene, ma alcuni sport sono più indicati di altri per i giovani che soffrono di diabete. Fra i meglio tollerati vi sono: la marcia, la corsa leggera, il nuoto, lo sci, il pattinaggio sul ghiaccio, il tennis, l’equitazione e il golf.
Fra gli sport da praticare con un più attento controllo del medico, vi sono il calcio, la pallavolo, la pallacanestro, il ciclismo agonistico e l’atletica leggera.
Assolutamente da evitare, senza una specifica preparazione, sono gli sport solitari, come l’alpinismo e le immersioni subacquee, o quelli più pericolosi, come il parapendio e gli sport motoristici.
E’ buona norma, infine, avere sempre con sé delle caramelle o delle zollette di zucchero, o altri alimenti dolci, per poter fronteggiare eventuali episodi di ipoglicemia .
Sopratutto una corretta alimentazione
A proposito dell’alimentazione, la raccomandazione più importante è che la persona con diabete si alimenti in maniera sana ed equilibrata; meglio pasti piccoli ma frequenti, meglio se costituiti per il 55-60% di carboidrati (per lo più a lento assorbimento
come pasta, riso, patate, legumi), per il 13-15% di proteine (sia animali che vegetali) e per il 25-30% di grassi (meglio quelli vegetali o contenuti nel pesce azzurro, che non quelli di origine animale).
Meglio variare spesso i cibi da assumere per garantire una adeguata varietà di nutrienti e di vitamine e sali minerali.
Molto importanti poi sono le fibre (se ne dovrebbe mangiare almeno 15-20 g al giorno, per cui ‘viva’ il pane e la pasta integrali, oltre che frutta e verdura cruda), che aiutano a rallentare l’assorbimento sia degli zuccheri che dei grassi.
L’alimentazione infine deve essere la più personalizzata possibile, rispecchiando i gusti e le abitudini del bambino e dell’adolescente.
Ecco che cosa mangiare
I cibi da preferire…

Via libera al pesce (2-3 volte alla settimana), cotto al forno, in padella con poco olio, al vapore o al cartoccio, perché ricco di grassi buoni per il cuore e perché poco calorico; via libera poi a frutta e verdura (da assumere possibilmente ad ogni pasto), ai legumi, alla pasta, al riso e al pane, soprattutto se integrali.
… quelli da limitare …
Moderare il consumo di latticini (meglio scegliere il latte e lo yogurt parzialmente scremati e i formaggi più magri), di salumi e carne rossa.
… e quelli da evitare!
Da evitare (o da moderare molto) sono, infine, i cibi più ricchi di grassi (per esempio, i fritti, i sughi elaborati, gli intingoli e le salse), i dolci e le bevande zuccherate (troppo ricche di zuccheri semplici, che fanno salire rapidamente il livello della glicemia).
Queste regole, sia chiaro, valgono (o dovrebbero valere) per tutti, non solo per chi ha il diabete e fanno parte del corredo di chi vuole vivere a lungo e in buona salute!

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Strategia antinvecchiamento duratura ed efficace

Autore: Dr.ssa Clara RIGO
Specialista in dermatologia e venereologia
Verona, Tel. 045.8300334
Milano, Cell. 320.1106247
www.chirurgiadermatologiaestetica.it

ASSOCIAZIONE TRA RIEMPITIVI PER LE RUGHE E SUPPLEMENTAZIONE PROTEICA COME STRATEGIA ANTI-INVECCHIAMENTO PARTICOLARMENTE DURATURA ED EFFICACE
In seguito ai danni causati dall’utilizzo dei filler permanenti, in questi ultimi anni, si è assistito ad una marcia indietro verso l’uso di prodotti con garanzia di sicurezza legata alla totale riassorbibilità a base di acido jaluronico e riscoprendo il vecchio collagene
riveduto e corretto.
A questo punto della storia ci si è concentrati particolarmente sui gel all’acido jaluronico, a cui si può collegare il notevole sviluppo delle tecnologie a supporto della realizzazione di nuovi e più sicuri impianti acquosi gelificati, utilizzati per il riempimento
delle rughe e il ripristino della matrice extracellulare dermica (ECM). La matrice extracellulare è un liquido acquoso visco-amorfo, costituito da glucosaminoglicani e proteoglicani , in cui sono immerse le proteine strutturali della pelle come il collagene, la fibronectina, l’elastina e altre, in grado di conferire rigidità strutturale, resistenza meccanica e proprietà elastiche al tessuto.
In particolare qui mi riferisco ad una gamma di prodotti esclusivamente a base di acido jaluronico di cui riassumo brevemente l’evoluzione, descrivendo le caratteristiche dal filler base ai gel a struttura più complessa e tridimensionale, più efficaci per particolari
esigenze estetiche.
Il prodotto base, da cui si è partiti ,puro e semplice ,contiene acido jaluronico libero con un effetto moltorigenerante dei tessuti. Bisogna ricordare che la molecola di
HA (acido jaluronico) nella sua forma nativa , cioè un polisaccaride a lunga catena lineare costituito da unità ripetitive , è in grado di legare un grande quantitativo di acqua pari a 1000 volte il suo peso secco …….quindi un’enormità!
Infatti lo possiamo considerare unasmisurata spugna naturale, che richiama acqua ai tessuti, elementodi cui sono carenti nell’invecchiare, ma altamente vitalizzante per gli stessi. Tornando ai nostri bio-materiali, sappiamo che queste sostanze, iniettate sotto la cute, ci permettono di correggere le deformità del viso come pieghe, rughe o la semplice disidratazione, o di rimodellare strutture come labbra e zigomi e che correttamente sono chiamati “DERMAL FILLER”
Tenendo presente che in certe zone anatomiche e in alcune particolari conformazioni del viso, è bene usare filler che non siano solo riempitivi, ma anche rigeneranti. Che cosa significa questo?
Riempire è un semplice atto passivo , dove si colloca un prodotto in un sito del tessuto, mentre rigenerare vuol dire ricostituire nuove fibre di un tessuto che nel tempo si è impoverito delle strutture fondamentali per la corretta architettura.
Perciò considerando le caratteristiche del prodotto base, nel rispetto delle regole della biocompatibilità e totale riassorbibilità del filler e quindi della sicurezza, si è formulato anche, in contemporanea, un prodotto che in qualche modo lascia traccia di sé ,
non come materiale presente nei tessuti, in quanto dopo un certo tempo viene totalmente degradato, ma bensì stimolando la sintesi di nuovo tessuto collagene proprio di quell’organismo dove viene impiantato.
Questa caratteristica si ottiene mediante l’aggiunta al gel di acido jaluronico, di microsferule di 80-120 millimicron con carica di superficie positiva, detti “destranomeri”, molecole a base di zuccheri, altamente compatibili con le nostre
sostanze organiche.
Queste particelle hanno la capacità di interagire con i recettori dei fibroblasti in
modo da indurre la sintesi di macromolecole dermiche, che aggregandosi tra loro formano le fibrille di collagene.
Ora la caratteristica di un tessuto invecchiato è proprio l’ usura delle fibre collagene ed
elastiche, oltre alla perdita di acqua che già abbiamo visto, e quindi questo prodotto è in
grado in parte di sopperire a queste mancanze.
L’acido jaluronico è una molecola molto ben tollerata, sfortunatamente ha come sua
caratteristica l’alta solubilità e quindi un rapido turnover, a causa della metabolizzazione
enzimatica, da parte delle jaluronidasi, e dell’attacco da parte dei radicali liberi, che si formano nei tessuti vivi.
Per aumentare la sua permanenza nel derma e creare un prodotto longlasting,
la molecola è stata rimaneggiatamediante un processo di stabilizzazione.
Vari metodi sono stati studiati per modificare le proprietà fisico–chimiche dell’acido jaluronico, il principale è il “cross-linkaggio”, che consiste nel far reagire la nostra molecola con agenti alchilanti in grado di cambiare la conformazione sterica del materiale
rendendo la molecola avviluppata, raggomitolata e per questo meno riconoscibile e raggiugibile dalle jaluronidasi tissutali.
Tutto questo comporta la produzione di una sostanza molto purificata, per cui si escludono totalmente possibili reazioni immuni o avverse, inoltre l’impianto ora ha una migliore iniettabilità e maneggevolezza.
Questa facilità d’uso da parte dell’operatoresi traduce in una maggior capacità del gel di compenetrare il tessuto dove viene collocato e qui trattenuto più a lungo nel tempo.
Quindi bio-materiali costituiti da acido jaluronico libero e acido jaluronico
con diverso grado di cross-linkaggio per aumentarne la sua permanenza nel derma e creare un prodotto longlasting, ma anche in grado di contrastare l'usura del tessuto invecchiato legata al degrado delle fibre collagene ed elastiche.
Dal nome della tecnologia brevettata “CRM” adottata per la linea acido jaluronico e destranomeri a carica positiva, nasce la CRM- family che consta oggi di cinque prodotti.
In tutti la base è l’acido jaluronico a concentrazioni diverse a seconda del tipo, dalla più bassa alla più alta, gli ultimi due inoltre hanno caratteristiche e indicazioni peculiari, in quanto i prodotti contengono le microparticelle riassorbibili in grado di rigenerare il collagene.
Ogni variante indicata ha precise indicazioni cliniche.
Così i vari prodotti possono coprire tutte le necessità e in particolare in alcuni casi si può ottenere la rivitalizzazione della cute di viso , collo , decoltè e mani, la reidratazione profonda e l’ aumento dell’ elasticità.
In altri casi il riempimento di rughe sottili e superficiali, linee periorali e periorbitali, l’aumento di volume delle labbra, nonché l’attenuazione fino alla scomparsa delle rughe e pieghe profonde nasolabiali con o senza la stimolazione di nuove fibre collagene e quindi la conseguente rigenerazione del derma.
A livello della regione zigomatica si agisce per un ripristino dei volumi degli zigomi, allo stesso modo nel caso di pieghe nasali molto marcate, come spesso succede nei soggetti
maschi, o in caso di eventuale trattamento di cicatrici o lesioni traumatiche del viso.
Le aree trattate possibili sono tutte le zone del viso, collo e decoltè.
Proprio per un effetto a 360 gradi bisogna preoccuparsi anche delle alterazioni del microcircolo, dei cedimenti della muscolatura e del derma, dei radicali liberi, di stimolare la capacità dell’organismo a rigenerare e della buona cicatrizzazione delle ferite.
Molto di questo dipende da una corretta alimentazione e da una buona integrazione.
I cibi che noi introduciamo vengono scomposti in elementi, da cui partono innumerevoli e inimagginabili reazioni chimiche che si verificano innescate da questo microelemento, o vitamina, o enzima od ormone.
La vita è una lotta per mantenere l’enorme concentrazione di carbonio, idrogeno, ossigeno ed azoto nel corpo, che è composto da questi atomi, mentre il mondo che lo circonda tenta continuamente di riprenderseli. Le proteine svolgono un ruolo biologico
fondamentale e insostituibile, sono molecole composte di aminoacidi, che sono sempre gli stessi 20, legati in sequenze diverse a formare catene molto diverse per struttura e
per funzioni biologiche. Enorme è il potenziale di associazione, dando origine a più di 50000 proteine.
Rappresentano in media il 15% in peso della massa corporea e svolgono un gran numero di funzioni biologiche e biochimiche fondamentali.
Carbonio, Ossigeno e Idrogeno sono introdotti anche con i carboidrati e i lipidi, ma solo gli aminoacidi contengono l’Azoto indispensabile al nostro organismo.
Il valore biologico di una proteina è la quantità di azoto in essa contenuto e trattenuto, cioè non escreto con feci, urine, cute per le funzioni vitali.
La pelle è un tessuto connettivo- epiteliale costituito da un epitelio di rivestimento, l’epidermide e da tessuto connettivo di sostegno, il derma e di riserva, l’ipoderma.
Proprio per la preponderante componente connettivale, la cute è molto ricca di proteine e di più il tessuto dermico in cui, il collagene, la principale proteina fibrosa che conferisce alla cute le sue proprietà plastiche, strutturali e ne determina la tipica resistenza e turgidità, rappresenta più del 70% del peso secco.
Il collagene, così come le altre proteine dermiche tra cui la fibronectina, l’elastina e la componente proteica dei proteoglicani, sono i componenti fondamentali della cute e come tutte le proteine vanno incontro a biosintesi all’ interno dei fibroblasti e a
demolizione sempre all’ interno delle stesse cellule, demolite anche dall’intervento degli enzimi.
Da qui si capisce l’ importanza dell’apporto proteico con l’ alimentazione per ricostituire il tessuto dermoconnettivale della pelle, senza il quale nessun intervento di natura
estetica, compresa la chirurgia può essere utile ed efficace nel tentativo di migliorare i segni dell’invecchiamento o per migliorare l’aspetto e la consistenza della pelle.
Diete scorrette e d’invecchiamento delle strutture determinano una carenza proteica cutanea, per cui la stessa si presenta flaccida e anelastica.
Prodemix e Mix albumin sono due preparati a base di proteine ad elevato valore biologico tratte dalla carne bovina, dalle uova e dal latte e supplementate di vitamine e minerali
indicate specificamente per correggere e prevenire i deficit del tessuto muscolare e cutaneo in corso di regimi dietetici sbilanciati o restrittivi.
Grazie alla completezza dell’apporto proteico ad elevato valore biologico
tali preparati sono stati formulati specificamente per correggere i regimi alimentari a ridotto apporto proteico specie se in previsione di interventi di chirurgia e medicina estetica come lifting, liposuzioni, peeling chimici e trattamenti laser.
In particolare, grazie al bilanciato mix di proteine derivate da carne bovina, uovo e latte, Prodemix è indicato per ripristinare la plasticità del tessuto muscolare, dermo-connettivale cutaneo e vascolare, mentre Mix Albumin rappresenta il preparato ideale per correggere gli squilibri colloido-osmotici del plasma indotti da carenza di
siero-proteine e responsabili di edemi e gonfiori generalizzati.
La supplementazione proteica o la dieta iperproteica, a cicli e sotto indicazione medica, rappresentano un momento imprescindibile di qualsiasi intervento di natura medico-estetica o chirurgica, infatti la cute deve poter disporre dei “mattoni” indispensabili
per mantene integro il tessuto dermoconnettivale e i vasi sanguigni e per sostenere la cicatrizzazione tissutale successiva agli interventi e ai trattamenti cosmetici.

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Contraccezione moderna: informazioni utili

AutorI: Dr. Antonio CALDANA*
Dr.ssa Emanuela DI NAPOLI**
* Dirigente di I livello
Ospedale Santa Corona Pietra Ligure
** Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa
Studio Via XX Settembre 19/3 Genova
Tel.: 010.8608850 Cell. 348.9899380

L’utilizzo di metodi per il controllo della fertilità ha subito nel corso degli anni un sensibile incremento.
Oggigiorno infatti esistono e sono a disposizione sul mercato vari metodi contraccettivi che differenziano tra loro per efficacia, comodità d’uso, modalità di funzionamento e costo. La scelta del giusto metodo anticoncezionale è un fattore delicato per
ogni donna, legato ugualmente ad abitudini, comodità, sicurezza, ma soprattutto alla salute. Le terapie ormonali, oggi ridotte come quantitativo di farmaco somministrato rispetto al passato, sono sempre una scelta da fare insieme al medico, dopo
un’attenta analisi della condizione fisica generale ed una valutazione del rapporto fra rischi e benefici.
Secondo l’O.M.S. i contraccettivi ormonali combinati (COC) sono, con le differenti modalità di assunzione (orale, transdermica, vaginale) i sistemi di contraccezione più utilizzati esono in grado di garantire un’efficacia d’uso vicina al 100%.
Tuttavia le principali statisti che e come evidenziato nel lavoro “ CONTRACCEZIONE ORMONALE La soddisfazione delle utilizzatrici come indice di adesione del trattamento” ( A. Maiorana 84° Congresso Nazionale S.I.G.O. 2008) l’utilizzo dei contraccettivi ormona li (CO) nella popolazione femminile ita liana è scarso.
Questo può essere dovuto ad una mancanza di conoscenza e di informazione rigurado i nuovi metodi contraccettivi quali anello vaginale e cerotto, definiti contraccettivi femminili di ultima generazione. Forniamo, di seguito, alcune nozioni utili.
Cerotto: è, come dice il nome stesso,un cerotto trans dermico che appare come un quadrato di circa 5cm.
I principi attivi presenti sono due ormoni, un estrogeno e un progestinico, che vengono liberate dalla matrice del cerotto e passano attraverso la pelle fino a raggiungere il sangue.
Il cerotto deve essere applicato sulla pelle pulita e asciutta, (es: la parte alta del tronco ma non il seno, le natiche, l’addome la parte esterno alta delle braccia), dopo aver rimosso la pellicola protettiva. E’ bene evitare zone irritate, con tagli o escoriazioni.
Il cerotto deve rimanere applicato per 7 giorni consecutivi, essere rimosso e sostituito immediatamente con un secondo cerotto, da applicare preferibilmente in una zona differente del corpo per evitare possibili irritazioni. Si applica un cerotto a settimana per 3 settimane consecutive dopodiché si interrompe per 7 giorni durante i quali si verifica una emorragia da sospensione simile al normale ciclo.
L’uso del cerotto contraccettivo sembra essere efficace come anticoncezionale quanto la pillola, e molte donne lo preferiscono ritenendo comoda l’applicazione settimanale,
piuttosto che l’obbligo di assunzione giornaliera.
Anello Vaginale: si tratta di un anello in materiale plastico, flessibile e trasparente che contiene due ormoni, (un estrogeno e un progestinico). Viene considerato un contraccettivo ormonale a basso dosaggio poiché le quantità di ormoni sono basse e per
questo spesso preferito alla pillola. L’anello, una volta inserito in vagina, (dove deve restare per 3 settimane consecutive) rilascia lentamente questi ormoni nel circolo sanguigno. Una volta inserito, l’anello resta in posizione da sé e non c’è altro da fare, se
non rimuoverlo dopo tre settimane e rispettare una settimana di intervallo.
Di solito il ciclo mestruale si presenta durante questo intervallo.
L‘anello vaginale si riesce sia a togliere che inserire in modo abbastanza
semplice e non viene minimamente percepito, neanche durante i rapporti sessuali.
L’anello vaginale e il cerotto vanno prescritti dal ginecologo, dopo un’accurata visita.
The Cochrane Collaboration (Lopez et al., 2008) ha messo in relazione l’efficacia contraccettiva, il controllo del ciclo, la sicurezza e la compliance tra la contraccezione transdermica e vaginale vs quella orale, concludendo che alla sovrapponibilità dell’efficacia tra tutte e tre le tipologie di contraccezione, la compliance risultava maggiore tra le utilizzatrici del cerotto e dell’anello vaginale rispetto a quelle
che erano in terapia orale.
Risulta inoltre che il minor impatto metabolico dell’anello rispetto al cerotto e soprattutto dei contraccettivi ormonali, se trasmesso correttamente da parte del medico prescrittore, trova maggior riscontro in una popolazione ad elevato profilo culturale
delle pazienti utilizzatrici, mentre nelle condizioni meno agiate, sembrerebbe prevalere l’utilizzo di sistemi “tradizionali” questo anche in relazione al minor costo per la terapia.

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