Blefaroplastica: a quando i risultati

Autore: Dott. Riccardo LUCCHESI
Specialista in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva
Studio medico privato
Milano Tel. 02.794224

Parliamo questa volta della blefaro-plastica, uno degli interventi più eseguiti, ideato per la correzione dei segni di invecchiamento delle palpebre.
La prima ragione della sua popolarità è giustificata in primo luogo dalla, chiamiamola così, “nobiltà anatomica” degli occhi di fronte ai quali forse niente riveste pari importanza. Non è questa la sede per una lezione di anatomia per spiegare ciò che tutti già intuiscono bene: le palpebre non sono solo semplici e sottili pieghe cutanee, ma strutture straordinariamente efficienti, da un punto di vista mimico-funzionale.
La seconda ragione va invece ricercata nelle rapidità di esecuzione e nella eccellente tollerabilità dell’intervento eseguibile anche in semplice anestesia locale, con un campo di interesse ridotto a pochi centimetri quadrati…
Sia detto tra parentesi, il campo operatorio minuscolo non giustifica certo un approccio chirurgico sbrigativo e super ficiale ma richiede comunque assoluta precisione e delicatezza.
Come avviene regolarmente per tutti gli interventi di chirurgia estetica, le più battenti fonti di informazione (non sempre attendibili e spesso animate da fini di natura commerciale) ci hanno abituato a considerare classicamente solo il “prima” e il “dopo”
cioè la situazione di par tenza e quella di arrivo.
Però, se ci si appresta ad affrontare un lungo viaggio non saremo solo interessati a conoscere partenza e destinazione ma si può facilmente prevedere l’importanza di informazioni precise circa il “durante”, per evitare che per esempio un tragitto percor-
ribile in poche ore si possa trasformare in una di Via Crucis lastricata di code, imprevisti, seccature.
Il “durante” che interessa noi riguarda i primi giorni post-operatori, quelli più critici, in cui più evidenti sono le tracce legate all’intervento; ricordiamo per l’appunto che non appartenendo pur troppo al mondo di Henry Potter ogni operazione provoca inva-
riabilmente infiammazione, gonfiore, piccoli lividi che devono essere attesi dalla paziente come par te normale e non temuti come eventi catastrofici.
L’incontro con il chirurgo plastico è tappa fondamentale perché siano forniti in forma comprensibile sia tutti i chiarimenti tecnici che quelli riguardo i tempi di guarigione, sui quali è maggiore la tendenza a sorvolare di più.
La durata dei tempi di guarigione è variabile e dipende dalla specifica invasività della tecnica chirurgica utilizzata, dalla risposta e sensibilità individuale al trauma e da una lunga lista di diversi fattori.
Proprio per questi motivi deve essere ben istruita la paziente perché possa affrontare questi momenti senza angoscia (e senza rancori nei confronti del chirurgo…).
I tre giorni successivi alla blefaroplastica devono essere dedicati a minimizzare l’infiammazione locale con impacchi ghiacciati di soluzioni decongestionanti specifiche prescritte dal chirurgo; il più delle volte la cosa è tanto efficace che l’aspetto esteriore
può essere scambiato (e fatto passare…) per una banale congiuntivite;
eventuali piccoli lividi sono comunque facilmente mascherabili con il trucco.
Al momento della prima medicazione è la paziente stessa a rendersi conto spontaneamente che, per esempio, le palpebre superiori sono tornate ad essere visibili e che lo sguardo è così “diverso” da prima; l’effetto rassicurante è immancabile e utilissimo
per affrontare serenamente e con maggior entusiasmo il periodo di convalescenza.
I punti sono riassorbibili e non vi è quindi necessità di rimuoverli; il ritorno alle proprie normali attività quotidiane può cominciare dopo due-tre giorni circa; a quella lavorativa,
mediamente dopo cinque-sette giorni.
Il dolore è nella maggior parte dei casi scarso e comunque facilmente dominabile con comuni analgesici.


foto 1 - prima dell’intervento: la cute è tanto abbondante da nascondere completamente
le palpebre superiori
foto 2 - dopo tre giorni nonostante la normale infiammazione è’ possibile intuire un netto miglioramente - le palpebre superiori sono completamente visibili
foto 3 - risultato a distanza di un mese

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Esercizio fisico, salute e postura nell’età giovanile

Autore: Prof. Daniele RAGGI
Dott. in Scienze Motorie e in Fisioterapia,
Posturologo, Mézièrista.
Docente Master in Posturologia c/o la 1a Facoltà di Medicina e Chirurgia (Dip.to di Med. Sperimentale e Patologie), Università “La Sapienza” di Roma e c/o l’Università Cattolica di Milano,
Facoltà di Scienze Motorie.
Direttore di Kinesistudio (Studio di Posturologia) di Milano

“STAI DIRITTO CON LA SCHIENA”… UNA DELLE FRASI PIÙ RIPETUTE DAI GENITORI.
“Se non stai diritto con la schiena diventi gobbo come il nonno…”, “stai diritto e tieni su le spalle…”, etc; frasi che si ripetono di generazione in generazione.
L’impatto che suscitano queste parole, fa sì che chiunque se le senta dire, si metta subito più diritto; ma dopo pochi minuti tutto torna come prima. La fatica che si fa per mantenere questa postura corretta, è un pesante fardello che grava sul dorso; non si tratta dunque di cattiva volontà, ma di reale impossibilità dettata, come vedremo,
dai muscoli della schiena, prigionieri e vittime di uno squilibrio del tono muscolare.
Se queste raccomandazioni dei genitori fossero realmente efficaci, nessun giovane
e adulto di oggi presenterebbe l’atteggiamento posturale, classicamente
definito cifotico o “gobbo”.
Ne è riprova il fatto che sono molte le persone che presentano squilibri posturali a carico del sistema muscolo-scheletrico (dorso curvo, ipercifosi, iperlordosi, dorso piatto, etc.); in molti casi,si associa, come conseguenza della cattiva postura, anche il classico mal di schiena. Recenti ricerche dimostrano che almeno l’85% della popolazione
mondiale soffre della classica lombalgia.
Per comprendere le ragioni per cui laschiena tende a “incurvarsi” e l’intera postura ad alterarsi, è doveroso capire le dinamiche muscolo-scheletriche che si ripetono dall’inizio della storia dell’uomo.
Le eccessive tensioni muscolari, hanno il potere di disturbare, irrigidire e infiammare le articolazioni, procurando ogni genere di alterazione posturale, dolori, stanchezza cronica. Ecco come tutte le articolazioni del nostro corpo divengono vittima, schiacciate dall’eccessiva rigidità muscolare; tale rigidità, ha inoltre la capacità di sollecitare in
modo anomalo le terminazioni nervose e dunque il cervello, costringendolo a costanti quanto inefficaci risposte di adattamento posturale. Questa continua e incessante “overdose” di informazioni, porterà ad ulteriori alterazioni della postura e ad un incremento della stanchezza cronica proprio di quei muscoli già impegnati a far “raddrizzare” la schiena e le spalle. Ciò spiega e giustifica la reale impossibilità per
chiunque, a mantenere le spalle ed il dorso “diritti” per più di 2-3 minuti. “Non è la sola forza muscolare che consente alle articolazioni di essere libere e funzionali, ma è la libertà e l’equilibrio di quella forza (giusto tono) a garantire la libertà, la stabilità e la funzionalità posturale di qualsiasi distretto o sistema corporeo.
Ogni persona, dotata di un buon equilibrio posturale (dunque di equilibrate tensioni muscolari), non è mai ricurva su se stessa; la postura ricurva, è vittima di uno squilibrio del sistema tonico posturale. Non si tratta di muscoli troppo deboli come comunemente si crede, ma di muscoli troppo rigidi e corti.
Il genitore quindi, non conoscendo la logica delle catene muscolari e di come la postura si altera, utilizza (in buona fede) una frase che invece di garantire una postura più corretta, porterà ad un incremento delle tensioni del dorso o ad altre alterazioni posturali in altri distretti.
Le alterazioni della postura possono essere determinate da vari fattori quali: ereditarietà, carattere, vecchi traumi, problematiche respiratorie, posture viziate, conflitti emozionali,
etc.
L’età giovanile rappresenta il periodo degli “scontri”, con se stessi, con l’altro, con il sesso, con i genitori, con gli insegnanti, con la società. Le delusioni e i fallimenti sono elementi capaci di lasciare un segno profondo sulla postura. Tutti abbiamo sperimentato
come, un forte litigio o una delusione possano portare ad una chiusura sia
del carattere, che della postura, come atteggiamento di difesa.
Non dobbiamo comunque escludere altri elementi perturbatori del sistema posturale, quali le malocclusioni (secondo il Dott. Bricot, ogni malocclusione o ortodonzia interagisce con la postura), la deglutizione scorretta, le disfunzioni visive, disfunzioni viscerali (l’utilizzo di cibi inadeguati porta spesso a tensioni viscero/addominali,
disbiosi, fermentazione, etc.), stress ambientali (geopatie o campi elettromagnetici), cicatrici, etc.
Anche lo stile di vita troppo accelerato può dare adito ad alterazioni posturali; i ritmi frenetici dei giorni nostri, coinvolgono anche i più giovani. La realtà virtuale in cui spesso vivono attraverso i videogiochi, li porta ad essere sempre più chiusi verso il mondo reale.
Un altro fattore che “pesa” sulle spalle dei nostri giovani è la mancanza di tempo e spazi per il gioco all’aria aperta; una volta il gioco rappresentava gran parte dell’attività giornaliera e gli spazi utilizzati (campagna, parchi, cortili, oratori, etc.) offrivano sicuramente stimoli più adeguati per un corretto sviluppo psico-motorio. Molte ricerche
hanno dimostrato come la carenza del gioco tradizionale porti ad un’altrettanta carenza di adeguati stimoli per lo sviluppo della curiosità, creatività, ingegno, capacità di riflessione, rispetto delle regole, etc.
Una “critica posturale” può essere fatta anche al modo in cui si concepisce e si praticano gli sports; nonostante questi, siano in grado di promuovere un buono stato di salute cardio-circolatorio- respiratorio e di stimolare un adeguato sviluppo delle capacità motorie, se mal praticati e gestiti, possono portare a squilibri posturali.

“Lo sport potenzia ogni condizione fisica che esiste; la rieducazione posturale, che dovrebbe precedere lo sport, ha invece il nobile scopo di allineare, correggere e raddrizzare le parti del corpo non corrette”.
“Non tutti gli sport sono adatti per tutti i tipi di postura e per ogni età”.

Ogni famiglia deve affrontare, prima o poi, la tanto discussa scelta dello sport da far praticare al proprio figlio; la disciplina verso la quale spesso ci si indirizza, di solito è quella praticata dagli amici o da uno dei genitori; altri scelgono lo sport in base al proprio
idolo visto e seguito in tv e sui giornali. Altri ancora seguono le indicazioni tipo: “Fai nuoto che fa bene alla colonna vertebrale”.
“Nel nuoto, la colonna vertebrale è in assenza di gravità e non viene caricata”.
Il nuoto, per definizione (Wikipedia) è il metodo con cui gli esseri umani (o altri animali) si muovono nell’acqua; il movimento del corpo dunque, è reso possibile da continui e ripetuti movimenti che coinvolgono l’intero sistema muscolare (in particolare gli arti inferiori e/o superiori) impegnato a garantire l’avanzamento, il galleggiamento, vincendo
la resistenza dell’acqua. A dispetto di quanto si dice o si crede, poterci muovere in acqua nuotando, rappresenta per i nostri muscoli un gravoso impegno, sopportato anche
dall’apparato scheletrico. Non è vero dunque che la colonna (formata da numerose articolazioni), risulta essere in scarico; questa è in scarico solo quando si galleggia in assenza di movimento.
Dunque, il sistema muscolo-articolare, durante un’intensa attività di nuoto è soggetto a notevoli sforzi e compressioni delle articolazioni coinvolte nel movimento.
Prova ne è il fatto che chi soffre di dolori articolari, non sempre è in grado di nuotare liberamente o correttamente, benché in “scarico gravitario”.
Ecco perché il nuoto, in presenza di alterazioni posturali (dorso e spalle ricurve, scoliosi, iperlordosi, etc.), non solo è poco indicato, ma addirittura, in alcuni casi, risulta essere dannoso per il sistema osteo-muscolo-articolare e dunque posturale. Esistono prove
scientifiche a conferma di quanto dichiarato.
Altre affermazioni: “Fai basket che diventi più alto” “Fai pallavolo che ti raddrizzi”
Non ci si deve far trarre in inganno dagli atteggiamenti posturali tipici di una disciplina (vedi la posizione classica del pallavolista durante un palleggio o del giocatore di pallacanestro impegnato in un tiro in sospensione), che danno l’idea che il dorso degli atleti si stia allungando o raddrizzando. Come detto prima, le tensioni o i problemi
posturali, non si eliminano sovrapponendovi nuovi carichi di lavoro.
Ogni gesto sportivo, come detto prima, rappresenta un impegno muscolare; dunque, ogni tentativo di “raddrizzare” un dorso oramai curvo, attraverso i gesti di una disciplina sportiva, porterà il sistema tonico posturale, a sovraccaricare altri distretti corporei (zone di“compenso”) . Tali zone sovraccaricate (spesso la zona lombare o il collo), saranno quindi “costrette” a compensare le rigidità e limiti del dorso, divenendo nel tempo vittime di infiammazioni o dolori (lombalgia, cervicalgie, etc.). Capita infatti, molto frequentemente, che gli sportivi di alto livello siano colpiti da problematiche osteomuscolo- articolari.
Ogni deviazione posturale è sempre complessa e spesso multifattoriale; come tale deve essere sempre presa in seria e dovuta considerazione anche dal più esperto dei Posturologi; nulla deve mai essere dato per scontato ed ogni caso è assolutamente a se stante, unico ed irripetibile, vittima della propria storia e vissuto che racchiude spesso anche i traumi sportivi subiti.

Prima di intraprendere qualsiasi tipo di disciplina sportiva, sarebbe doveroso anteporre un’attenta analisi e valutazione posturale, utile a capire quale attività risulta essere più idonea alla postura del “giovane atleta” e se deve anteporvi un ciclo di sedute di “Rieducazione Posturale”.

L’ultimo elemento che prendiamo in considerazione, utile a spiegare le ragione di tanti problemi posturali e dolori, presenti già in giovane età, è che l’uomo, prima di essere bipede, era quadrupede.
Tale passaggio, nel corso dell’evoluzione, ha portato la muscolatura del dorso ad essere sempre in attività (dunque in tensione) per mantenerci in posizione verticale, non farci cadere in avanti, garantendoci equilibrio, libertà delle braccia, stabilità.
Questo vantaggio, per tutto il tempo in cui stiamo in piedi, fa sì che i muscoli posteriori del corpo, siano costantemente utilizzati, dunque sovrallenati (molte ore al giorno); come tali dunque sempre troppo tesi, divenendo nel tempo anche troppo corti.
Come possono dunque questi muscoli essere definiti deboli, dato che per almeno sedici ore al giorno vengono sollecitati per garantirci la stazione eretta?
Si è scoperto che l’eccesso di lavoro muscolare a carico della catena posteriore, è il responsabile della chiusura delle spalle e dunque anche del dorso.
Il costante e incessante lavoro di questi muscoli antigravitari fa sì che il corpo, con l’avanzare dell’età, abbia la naturale tendenza a diventare più rigido, più basso e “storto”. La forza delle tensioni muscolari comprime, imprigiona le articolazioni, dando vita a fenomeni infiammatori, ad usura cartilaginea e dunque a processi artrosici e
dolori.
La fisiologia parla chiaro: i nostri muscoli sanno solo accorciarsi e rilassarsi,
ma non sono in grado di riallungarsi (autonomamente), come comunemente
si crede. Persino i gatti, chesono ancora quadrupedi, hanno l’esigenza di stirarsi tutti i giorni per mantenersi elastici e poter continuare a procacciarsi il cibo fino a tarda età (questa memoria insita in loro è così forte da rimanere attiva anche per i gatti
domestici che non hanno più l’esigenza di essere ancora dei veri felini).
Per i gatti randagi, la legge della sopravvivenza non lascia spazio alla pigrizia o ai capricci: o si è agili o non si sopravvive! L’uomo invece è diventato “intelligentemente” bipede e “stupidamente” capriccioso e poltrone (oggi si fa tutto attraverso il telefono o internet).
Tale pigrizia e diseducazione ci porta persino a non avere più voglia di camminare e fare un minimo di saggio stretching. Queste abitudini devono essere assolutamente modificate a tutela della salute e del benessere di chiunque. Oggi finalmente possiamo fare un comodo e facile stretching posturale, adatto anche ai più giovani: l’”Allungamento Muscolare Globale Decompensato” (AMGD).
Attraverso questa metodica si bilanciano le tensioni delle catene muscolari (responsabili, come abbiamo visto, delle alterazioni posturali) ottenendo benessere osteo-muscolo-articolare.
Si assumono posture particolari (vedi fig. n°1), grazie alle quali si riesce ad agire simultaneamente in ogni punto delle catene muscolari, fasciali e connettivali liberando le articolazioni imprigionate da muscoli corti e retratti.
Questa metodica prevede il costante utilizzo di tecniche respiratorie a supporto della modificazione della postura.
L’attrezzo utilizzato, Pancafit®, permette di sfruttare la gravità attraverso numerosi esercizi e posture che si possono utilizzare; facilita enormemente il compito del tecnico per le varie manovre.
Attraverso l’Allungamento Muscolare Globale Decompensato è dunque possibile ( ed è stato dimostrato da molte ricerche all’Università “La Sapienza” di Roma), restituire elasticità ai muscoli e di conseguenza libertà alle articolazioni, consentendo così un corretto riallineamento dell’intera postura. Gli effetti sono evidenti nelle fig. n° 2-3. Ecco quindi che con questo tipo di riequilibrio posturale non sarà più necessario dire: “Se non stai diritto con la schiena diventi gobbo come il nonno”…
Nel corso delle sedute di riequilibrio posturale, la persona recupera la capacità di stare diritta in modo naturale, non più con un impegno muscolare voluto.

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Ah! L’amore, l’amore

Autore: Dr. Roberto VINCENZI
Psicologo
Studio: Via Cairoli 11
Genova - Tel. 010.2477034
vincenzi@ordinepsicologiliguria.it
www.roberto-vincenzi.com

La contrapposizione tra “ragione e sentimento”, fa parte di quelle coppie di
opposti che siamo abituati ad incontrare nella nostra vita.
Ne citiamo solo alcune:
maschio / femmina
luce / buio
madre / padre
analogico / digitale
dentro / fuori
alto / basso
conscio / inconscio
bene / male
pensiero / azione
amore / odio
progresso / tradizione
spirito / materia
vuoto / pieno
ying / yang.
Ma saranno veramente ancora dei mondi così opposti e inconciliabili tra loro? Noi li consideriamo così, però forse quest’idea, oggigiorno, sta diventando un po’ vecchia, non più adatta alla realtà attuale, in continuo cambiamento.
Oggi, concetti che un tempo sembravano stabili e fermi, sfumano e si confondono tra loro, formando spesso una nuova realtà.
L’ “uomo tutto d’un pezzo” e “la donna solo femmina” sono modelli che appartengono
al passato. Le donne sono diventate più maschili e gli uomini accettano maggiormente la propria parte femminile.
In un mondo controllato e globalizzato, l’amore non può far compiere gesti sconsiderati; chi lo fa, viene considerato psicologicamente malato e, se disturba troppo, può anche finire ricoverato in Psichiatria.
Consideriamo però che l’amore e la passione accompagnano l’umanità fin dai tempi più antichi. Senza l’amore la razza umana si sarebbe già estinta. Per amore si formano le coppie, si va a vivere assieme, si fanno dei figli. “L’amore è l’unico motore di sopravvivenza” scriveva, nel 1992 il poeta americano Leonard Cohen.
La razionalità, “il trionfo della ragione” emerge col periodo dell’illuminismo, tra il 1700 e il 1800. E’ a quel periodo, infatti, che si possono far risalire i primi sviluppi della scienza “moderna”. Da allora, il progresso della tecnica è diventato inarrestabile e sempre più veloce.
In quegli anni, il nascere e il diffondersi della mentalità scientifica, venivano visti come il prevalere dell’intelligenza, che avrebbe consentito all’uomo di dominare la natura.
L’amore, i sentimenti, le emozioni, erano considerati un po’ di serie B, un retaggio del passato, quando l’uomo era in balìa del suo cuore e non della mente.
Da qui, un certo disprezzo nei confronti di chi si perdeva in “questioni di cuore”; da qui, il disprezzo verso le donne considerate esseri poco razionali, in preda alle passioni e alle emozioni.
Tornando ai giorni nostri, e rendendo il discorso un po’ più leggero, cerchiamo la presenza della coppia di opposti, “ragione e sentimento” anche nelle parole delle canzoni.
Nel 1971 Ornella Vanoni cantava “Ah! L’amore, l’amore” uno splendido testo nel quale Luigi Tenco, l’autore, cercava di descrivere che cosa succede quando si è innamorati:
“Ah...l’amore l’amore
quante cose ti fa fare l’amore,
ah....l’amore l’amore,
quante parole ti fa dire l’amore,
quanta vita, quante ore
dedicate all’amore,
quante frasi dette al vento
regalate all’amore.”
Ma nel 2004, sempre Ornella Vanoni, cantava un testo di Luigi Montagna, che ebbe un gran successo. Si intitolava “Il buon Senso” e diceva: “L’amore è uno stato mentale
direi quasi confusionale non è una lotta tra il bene e il male è un’illusione paradossale è come una realtà virtuale non c’è motivo logico per starci male”
Da questo punto di vista, l’amore è una passione che ti stravolge la vita; quando si è veramente innamorati, di colpo ci si può trovare in un altro mondo: il pianeta dell’amore. Su questo pianeta non valgono tanto la razionalità, il pensiero logico, la scienza e le sue prove.
Lo sceario dell’amore è fatto di emozioni, sguardi, sorrisi, il cuore che batte forte all’improvviso.
Mi telefonerà? Ma quando chiama? Avrà capito? Avrò capito? Cosa mi metto? E poi quel viso che mi viene in mente quando sto per addormentarmi, e ritorna alla mattina quando mi sveglio.
E quando ci vedremo? Il suo corpo quando stiamo insieme, la voglia di fare
ancora l’amore e presto. Insomma, certe volte mi sembra di volare, certe volte il mio umore striscia tra la moquette e il pavimento. Sarò malato? Chi me la fa fare? Ma poi la vedo e mi va benissimo così, e quando la sua mano è nella mia, mi sento bene e non
chiedo molto altro al mondo. Chiunque sia stato innamorato sa che succedono queste cose, ma non sa come e non sa perché succedono.
Perché proprio quell’uomo lì, e non un altro, che magari è migliore; perché proprio
quella donna e non un’altra che mi può amare di più? Che cos’ha quella
persona che mi attrae così tanto?
Proviamo a cercare delle spiegazioni, ma siamo sul pianeta dell’amore, non sulla Terra, il paesaggio è sconosciuto e si parla solo una lingua che va dritta al cuore. Gli psicologi che si occupano dell’amore, hanno a che fare con persone che nell’amore ci stanno male: non si sono staccati abbastanza dai genitori, non hanno scelto la persona giusta, stanno vivendo una vita di coppia che li fa soffrire, sono travolti da una passione che non dà gioia, si buttano in brutte situazioni, si fanno maltrattare, si fanno umiliare, accettano i tradimenti, “amano troppo” le persone sbagliate. Quando l’amore diventa autodistruzione, allora è meglio fermarsi e cercare di capire.
Altrimenti, come si accennava prima, si rischia di essere considerati come persone psicologicamente disturbate.
In questi casi, le scelte d’amore nascono da situazioni “malate” e sono tentativi
sbagliati di star meglio, di trovare un equilibrio attraverso le relazioni d’amore o di sesso. In tutti gli altri casi, che sono la maggior parte, i meccanismi dell’amore restano un po’ misteriosi, ed è giusto che sia così.

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