Blefaroplastica: a quando i risultati
Autore: Dott. Riccardo LUCCHESI
Specialista in Chirurgia Plastica e
Ricostruttiva
Studio medico privato
Milano
Tel. 02.794224
Parliamo questa volta della blefaro-plastica, uno degli interventi più eseguiti, ideato per la correzione dei
segni di invecchiamento delle palpebre.
La prima ragione della sua popolarità
è giustificata in primo luogo dalla,
chiamiamola così, “nobiltà anatomica” degli occhi di fronte ai quali forse
niente riveste pari importanza. Non è
questa la sede per una lezione di
anatomia per spiegare ciò che tutti
già intuiscono bene: le palpebre non
sono solo semplici e sottili pieghe
cutanee, ma strutture straordinariamente efficienti, da un punto di vista
mimico-funzionale.
La seconda ragione va invece ricercata nelle rapidità di esecuzione e
nella eccellente tollerabilità dell’intervento eseguibile anche in semplice
anestesia locale, con un campo di
interesse ridotto a pochi centimetri
quadrati…
Sia detto tra parentesi, il campo operatorio minuscolo non giustifica certo
un approccio chirurgico sbrigativo e super ficiale ma richiede comunque
assoluta precisione e delicatezza.
Come avviene regolarmente per tutti
gli interventi di chirurgia estetica, le
più battenti fonti di informazione (non
sempre attendibili e spesso animate
da fini di natura commerciale) ci
hanno abituato a considerare classicamente solo il “prima” e il “dopo”
cioè la situazione di par tenza e quella
di arrivo. 
Però, se ci si appresta ad affrontare
un lungo viaggio non saremo solo
interessati a conoscere partenza e
destinazione ma si può facilmente
prevedere l’importanza di informazioni precise circa il “durante”, per evitare che per esempio un tragitto percor-
ribile in poche ore si possa trasformare in una di Via Crucis lastricata
di code, imprevisti, seccature.
Il “durante” che interessa noi riguarda i primi giorni post-operatori, quelli
più critici, in cui più evidenti sono le
tracce legate all’intervento; ricordiamo per l’appunto che non appartenendo pur troppo al mondo di Henry
Potter ogni operazione provoca inva-
riabilmente infiammazione, gonfiore,
piccoli lividi che devono essere attesi
dalla paziente come par te normale e
non temuti come eventi catastrofici.
L’incontro con il chirurgo plastico è
tappa fondamentale perché siano forniti in forma comprensibile sia tutti i chiarimenti tecnici che quelli riguardo
i tempi di guarigione, sui quali è maggiore
la tendenza a sorvolare di più.
La durata dei tempi di guarigione è
variabile e dipende dalla specifica
invasività della tecnica chirurgica utilizzata,
dalla risposta e sensibilità
individuale al trauma e da una lunga
lista di diversi fattori.
Proprio per questi motivi deve essere
ben istruita la paziente perché possa
affrontare questi momenti senza
angoscia (e senza rancori nei confronti
del chirurgo…).
I tre giorni successivi alla blefaroplastica
devono essere dedicati a minimizzare
l’infiammazione locale con
impacchi ghiacciati di soluzioni decongestionanti
specifiche prescritte dal
chirurgo; il più delle volte la cosa è
tanto efficace che l’aspetto esteriore
può essere scambiato (e fatto passare…)
per una banale congiuntivite;
eventuali piccoli lividi sono comunque
facilmente mascherabili con il trucco.
Al momento della prima medicazione è la paziente stessa a rendersi conto
spontaneamente che, per esempio, le
palpebre superiori sono tornate ad
essere visibili e che lo sguardo è
così “diverso” da prima; l’effetto rassicurante è immancabile e utilissimo
per affrontare serenamente e con
maggior entusiasmo il periodo di convalescenza.
I punti sono riassorbibili e non vi è
quindi necessità di rimuoverli; il ritorno
alle proprie normali attività quotidiane
può cominciare dopo due-tre
giorni circa; a quella lavorativa,
mediamente dopo cinque-sette giorni.
Il dolore è nella maggior parte dei
casi scarso e comunque facilmente
dominabile con comuni analgesici.
foto 1 - prima dell’intervento: la cute è
tanto abbondante da nascondere completamente
le palpebre superiori
foto 2 - dopo tre giorni nonostante la
normale infiammazione è’ possibile
intuire un netto miglioramente - le palpebre
superiori sono completamente
visibili
foto 3 - risultato a distanza di un mese
Esercizio fisico, salute e postura nell’età giovanile
Autore: Prof. Daniele RAGGI
Dott. in Scienze Motorie e in Fisioterapia,
Posturologo, Mézièrista.
Docente Master in Posturologia
c/o la 1a Facoltà di Medicina e Chirurgia
(Dip.to di Med. Sperimentale e Patologie),
Università “La Sapienza” di Roma
e c/o l’Università Cattolica di Milano,
Facoltà di Scienze Motorie.
Direttore di Kinesistudio
(Studio di Posturologia) di Milano
“STAI DIRITTO CON LA SCHIENA”…
UNA DELLE FRASI PIÙ RIPETUTE DAI
GENITORI.
“Se non stai diritto con la schiena
diventi gobbo come il nonno…”, “stai
diritto e tieni su le spalle…”, etc; frasi
che si ripetono di generazione in generazione.
L’impatto che suscitano queste parole,
fa sì che chiunque se le senta dire, si
metta subito più diritto; ma dopo pochi
minuti tutto torna come prima. La fatica
che si fa per mantenere questa
postura corretta, è un pesante fardello
che grava sul dorso; non si tratta dunque
di cattiva volontà, ma di reale
impossibilità dettata, come vedremo,
dai muscoli della schiena, prigionieri e
vittime di uno squilibrio del tono
muscolare.
Se queste raccomandazioni dei genitori fossero realmente efficaci, nessun giovane
e adulto di oggi presenterebbe
l’atteggiamento posturale, classicamente
definito cifotico o “gobbo”.
Ne è riprova il fatto che sono molte le
persone che presentano squilibri posturali
a carico del sistema muscolo-scheletrico
(dorso curvo, ipercifosi, iperlordosi,
dorso piatto, etc.); in molti casi,si associa, come conseguenza della
cattiva postura, anche il classico mal di
schiena. Recenti ricerche dimostrano
che almeno l’85% della popolazione
mondiale soffre della classica lombalgia.
Per comprendere le ragioni per cui laschiena tende a “incurvarsi” e l’intera
postura ad alterarsi, è doveroso capire
le dinamiche muscolo-scheletriche che
si ripetono dall’inizio della storia dell’uomo.
Le eccessive tensioni muscolari, hanno
il potere di disturbare, irrigidire e
infiammare le articolazioni, procurando
ogni genere di alterazione posturale,
dolori, stanchezza cronica. Ecco come
tutte le articolazioni del nostro corpo
divengono vittima, schiacciate dall’eccessiva
rigidità muscolare; tale rigidità,
ha inoltre la capacità di sollecitare in
modo anomalo le terminazioni nervose
e dunque il cervello, costringendolo a
costanti quanto inefficaci risposte di
adattamento posturale. Questa continua
e incessante “overdose” di informazioni,
porterà ad ulteriori alterazioni
della postura e ad un incremento della
stanchezza cronica proprio di quei
muscoli già impegnati a far “raddrizzare”
la schiena e le spalle. Ciò spiega e
giustifica la reale impossibilità per
chiunque, a mantenere le spalle ed il
dorso “diritti” per più di 2-3 minuti. “Non è la sola forza muscolare che
consente alle articolazioni di essere
libere e funzionali, ma è la libertà e l’equilibrio
di quella forza (giusto tono) a
garantire la libertà, la stabilità e la funzionalità
posturale di qualsiasi distretto
o sistema corporeo.
Ogni persona, dotata di un buon equilibrio
posturale (dunque di equilibrate
tensioni muscolari), non è mai ricurva
su se stessa; la postura ricurva, è vittima
di uno squilibrio del sistema tonico
posturale. Non si tratta di muscoli
troppo deboli come comunemente si
crede, ma di muscoli troppo rigidi e
corti.
Il genitore quindi, non conoscendo la
logica delle catene muscolari e di
come la postura si altera, utilizza (in
buona fede) una frase che invece di
garantire una postura più corretta, porterà
ad un incremento delle tensioni
del dorso o ad altre alterazioni posturali
in altri distretti.
Le alterazioni della postura possono
essere determinate da vari fattori
quali: ereditarietà, carattere, vecchi
traumi, problematiche respiratorie,
posture viziate, conflitti emozionali,
etc.
L’età giovanile rappresenta il periodo
degli “scontri”, con se stessi, con l’altro,
con il sesso, con i genitori, con gli
insegnanti, con la società. Le delusioni
e i fallimenti sono elementi capaci di
lasciare un segno profondo sulla
postura. Tutti abbiamo sperimentato
come, un forte litigio o una delusione
possano portare ad una chiusura sia
del carattere, che della postura, come
atteggiamento di difesa.
Non dobbiamo comunque escludere
altri elementi perturbatori del sistema
posturale, quali le malocclusioni
(secondo il Dott. Bricot, ogni malocclusione
o ortodonzia interagisce con la
postura), la deglutizione scorretta, le
disfunzioni visive, disfunzioni viscerali
(l’utilizzo di cibi inadeguati porta spesso
a tensioni viscero/addominali,
disbiosi, fermentazione, etc.), stress
ambientali (geopatie o campi elettromagnetici),
cicatrici, etc.
Anche lo stile di vita troppo accelerato
può dare adito ad alterazioni posturali;
i ritmi frenetici dei giorni nostri, coinvolgono
anche i più giovani. La realtà
virtuale in cui spesso vivono attraverso
i videogiochi, li porta ad essere sempre
più chiusi verso il mondo reale.
Un altro fattore che “pesa” sulle spalle
dei nostri giovani è la mancanza di
tempo e spazi per il gioco all’aria aperta;
una volta il gioco rappresentava
gran parte dell’attività giornaliera e gli
spazi utilizzati (campagna, parchi, cortili,
oratori, etc.) offrivano sicuramente
stimoli più adeguati per un corretto sviluppo
psico-motorio. Molte ricerche
hanno dimostrato come la carenza del
gioco tradizionale porti ad un’altrettanta
carenza di adeguati stimoli per lo
sviluppo della curiosità, creatività, ingegno,
capacità di riflessione, rispetto
delle regole, etc.
Una “critica posturale” può essere
fatta anche al modo in cui si concepisce
e si praticano gli sports; nonostante
questi, siano in grado di promuovere
un buono stato di salute cardio-circolatorio-
respiratorio e di stimolare un adeguato
sviluppo delle capacità motorie,
se mal praticati e gestiti, possono portare
a squilibri posturali.
“Lo sport potenzia ogni condizione fisica
che esiste; la rieducazione posturale,
che dovrebbe precedere lo sport,
ha invece il nobile scopo di allineare,
correggere e raddrizzare le parti del
corpo non corrette”.
“Non tutti gli sport sono adatti per
tutti i tipi di postura e per ogni età”.
Ogni famiglia deve affrontare, prima o
poi, la tanto discussa scelta dello
sport da far praticare al proprio figlio;
la disciplina verso la quale spesso ci si
indirizza, di solito è quella praticata
dagli amici o da uno dei genitori; altri
scelgono lo sport in base al proprio
idolo visto e seguito in tv e sui giornali.
Altri ancora seguono le indicazioni tipo: “Fai nuoto che fa bene alla colonna
vertebrale”.
“Nel nuoto, la colonna vertebrale è in
assenza di gravità e non viene caricata”.
Il nuoto, per definizione (Wikipedia) è il
metodo con cui gli esseri umani (o altri
animali) si muovono nell’acqua; il movimento
del corpo dunque, è reso possibile
da continui e ripetuti movimenti
che coinvolgono l’intero sistema
muscolare (in particolare gli arti inferiori
e/o superiori) impegnato a garantire
l’avanzamento, il galleggiamento, vincendo
la resistenza dell’acqua.
A dispetto di quanto si dice o si crede,
poterci muovere in acqua nuotando,
rappresenta per i nostri muscoli un
gravoso impegno, sopportato anche
dall’apparato scheletrico. Non è vero
dunque che la colonna (formata da
numerose articolazioni), risulta essere
in scarico; questa è in scarico solo
quando si galleggia in assenza di movimento.
Dunque, il sistema muscolo-articolare,
durante un’intensa attività di nuoto è
soggetto a notevoli sforzi e compressioni
delle articolazioni coinvolte nel movimento.
Prova ne è il fatto che chi soffre
di dolori articolari, non sempre è in
grado di nuotare liberamente o correttamente,
benché in “scarico gravitario”.
Ecco perché il nuoto, in presenza di
alterazioni posturali (dorso e spalle
ricurve, scoliosi, iperlordosi, etc.), non
solo è poco indicato, ma addirittura, in
alcuni casi, risulta essere dannoso per
il sistema osteo-muscolo-articolare e
dunque posturale. Esistono prove
scientifiche a conferma di quanto
dichiarato.
Altre affermazioni: “Fai basket che diventi più alto”
“Fai pallavolo che ti raddrizzi”
Non ci si deve far trarre in inganno
dagli atteggiamenti posturali tipici di
una disciplina (vedi la posizione classica
del pallavolista durante un palleggio
o del giocatore di pallacanestro impegnato
in un tiro in sospensione), che
danno l’idea che il dorso degli atleti si
stia allungando o raddrizzando. Come
detto prima, le tensioni o i problemi
posturali, non si eliminano sovrapponendovi
nuovi carichi di lavoro.
Ogni gesto sportivo, come detto prima,
rappresenta un impegno muscolare;
dunque, ogni tentativo di “raddrizzare”
un dorso oramai curvo, attraverso i
gesti di una disciplina sportiva, porterà
il sistema tonico posturale, a sovraccaricare
altri distretti corporei (zone di“compenso”) . Tali zone sovraccaricate
(spesso la zona lombare o il collo),
saranno quindi “costrette” a compensare
le rigidità e limiti del dorso, divenendo
nel tempo vittime di infiammazioni
o dolori (lombalgia, cervicalgie,
etc.). Capita infatti, molto frequentemente,
che gli sportivi di alto livello
siano colpiti da problematiche osteomuscolo-
articolari.
Ogni deviazione posturale è sempre
complessa e spesso multifattoriale;
come tale deve essere sempre presa
in seria e dovuta considerazione anche
dal più esperto dei Posturologi; nulla
deve mai essere dato per scontato ed
ogni caso è assolutamente a se stante,
unico ed irripetibile, vittima della
propria storia e vissuto che racchiude
spesso anche i traumi sportivi subiti.
Prima di intraprendere qualsiasi tipo di disciplina sportiva, sarebbe doveroso anteporre un’attenta analisi e valutazione posturale, utile a capire quale attività risulta essere più idonea alla postura del “giovane atleta” e se deve anteporvi un ciclo di sedute di “Rieducazione Posturale”.
L’ultimo elemento che prendiamo in
considerazione, utile a spiegare le
ragione di tanti problemi posturali e
dolori, presenti già in giovane età, è
che l’uomo, prima di essere bipede,
era quadrupede.
Tale passaggio, nel corso dell’evoluzione,
ha portato la muscolatura del
dorso ad essere sempre in attività
(dunque in tensione) per mantenerci in
posizione verticale, non farci cadere in
avanti, garantendoci equilibrio, libertà
delle braccia, stabilità.
Questo vantaggio, per tutto il tempo in
cui stiamo in piedi, fa sì che i muscoli
posteriori del corpo, siano costantemente
utilizzati, dunque sovrallenati
(molte ore al giorno); come tali dunque
sempre troppo tesi, divenendo nel
tempo anche troppo corti.
Come possono dunque questi muscoli
essere definiti deboli, dato che per
almeno sedici ore al giorno vengono
sollecitati per garantirci la stazione
eretta?
Si è scoperto che l’eccesso di lavoro
muscolare a carico della catena posteriore, è il responsabile della chiusura
delle spalle e dunque anche del dorso.
Il costante e incessante lavoro di questi
muscoli antigravitari fa sì che il
corpo, con l’avanzare dell’età, abbia la
naturale tendenza a diventare più rigido,
più basso e “storto”. La forza delle
tensioni muscolari comprime, imprigiona
le articolazioni, dando vita a fenomeni
infiammatori, ad usura cartilaginea
e dunque a processi artrosici e
dolori.
La fisiologia parla chiaro: i nostri
muscoli sanno solo accorciarsi e rilassarsi,
ma non sono in grado di riallungarsi
(autonomamente), come comunemente
si crede. Persino i gatti, chesono ancora quadrupedi, hanno l’esigenza
di stirarsi tutti i giorni per mantenersi
elastici e poter continuare a procacciarsi
il cibo fino a tarda età (questa
memoria insita in loro è così forte
da rimanere attiva anche per i gatti
domestici che non hanno più l’esigenza
di essere ancora dei veri felini).
Per i gatti randagi, la legge della
sopravvivenza non lascia spazio alla
pigrizia o ai capricci: o si è agili o non
si sopravvive! L’uomo invece è diventato “intelligentemente” bipede e “stupidamente”
capriccioso e poltrone (oggi
si fa tutto attraverso il telefono o internet).
Tale pigrizia e diseducazione ci
porta persino a non avere più voglia di
camminare e fare un minimo di saggio
stretching. Queste abitudini devono
essere assolutamente modificate a
tutela della salute e del benessere di
chiunque. Oggi finalmente possiamo
fare un comodo e facile stretching
posturale, adatto anche ai più giovani:
l’”Allungamento Muscolare Globale
Decompensato” (AMGD).
Attraverso questa metodica si bilanciano
le tensioni delle catene muscolari
(responsabili, come abbiamo visto,
delle alterazioni posturali) ottenendo
benessere osteo-muscolo-articolare.
Si assumono posture particolari (vedi
fig. n°1), grazie alle quali si riesce ad
agire simultaneamente in ogni punto
delle catene muscolari, fasciali e connettivali
liberando le articolazioni imprigionate
da muscoli corti e retratti.
Questa metodica prevede il costante
utilizzo di tecniche respiratorie a supporto
della modificazione della postura.
L’attrezzo utilizzato, Pancafit®, permette
di sfruttare la gravità attraverso
numerosi esercizi e posture che si possono
utilizzare; facilita enormemente il
compito del tecnico per le varie manovre.
Attraverso l’Allungamento
Muscolare Globale Decompensato è
dunque possibile ( ed è stato dimostrato
da molte ricerche all’Università “La
Sapienza” di Roma), restituire elasticità
ai muscoli e di conseguenza
libertà alle articolazioni, consentendo
così un corretto riallineamento dell’intera
postura. Gli effetti sono evidenti
nelle fig. n° 2-3. Ecco quindi che con
questo tipo di riequilibrio posturale non
sarà più necessario dire: “Se non stai
diritto con la schiena diventi gobbo come il nonno”…
Nel corso delle sedute di riequilibrio
posturale, la persona recupera la capacità
di stare diritta in modo naturale,
non più con un impegno muscolare
voluto.
Ah! L’amore, l’amore
Autore: Dr. Roberto VINCENZI
Psicologo
Studio: Via Cairoli 11
Genova - Tel. 010.2477034
vincenzi@ordinepsicologiliguria.it
www.roberto-vincenzi.com
La contrapposizione tra “ragione e sentimento”,
fa parte di quelle coppie di
opposti che siamo abituati ad incontrare
nella nostra vita.
Ne citiamo solo alcune:
maschio / femmina
luce / buio
madre / padre
analogico / digitale
dentro / fuori
alto / basso
conscio / inconscio
bene / male
pensiero / azione
amore / odio
progresso / tradizione
spirito / materia
vuoto / pieno
ying / yang.
Ma saranno veramente ancora dei
mondi così opposti e inconciliabili tra
loro? Noi li consideriamo così, però
forse quest’idea, oggigiorno, sta diventando
un po’ vecchia, non più adatta
alla realtà attuale, in continuo cambiamento.
Oggi, concetti che un tempo
sembravano stabili e fermi, sfumano e
si confondono tra loro, formando spesso
una nuova realtà.
L’ “uomo tutto d’un pezzo” e “la donna
solo femmina” sono modelli che appartengono
al passato. Le donne sono
diventate più maschili e gli uomini
accettano maggiormente la propria
parte femminile.
In un mondo controllato e globalizzato,
l’amore non può far compiere gesti
sconsiderati; chi lo fa, viene considerato
psicologicamente malato e, se
disturba troppo, può anche finire ricoverato
in Psichiatria.
Consideriamo però che l’amore e la
passione accompagnano l’umanità fin
dai tempi più antichi. Senza l’amore la
razza umana si sarebbe già estinta. Per
amore si formano le coppie, si va a
vivere assieme, si fanno dei figli. “L’amore è l’unico motore di sopravvivenza”
scriveva, nel 1992 il poeta americano
Leonard Cohen.
La razionalità, “il trionfo della ragione”
emerge col periodo dell’illuminismo, tra
il 1700 e il 1800. E’ a quel periodo,
infatti, che si possono far risalire i primi
sviluppi della scienza “moderna”. Da
allora, il progresso della tecnica è diventato
inarrestabile e sempre più veloce.
In quegli anni, il nascere e il diffondersi
della mentalità scientifica, venivano visti
come il prevalere dell’intelligenza, che
avrebbe consentito all’uomo di dominare
la natura.
L’amore, i sentimenti, le emozioni,
erano considerati un po’ di serie B, un
retaggio del passato, quando l’uomo
era in balìa del suo cuore e non della
mente.
Da qui, un certo disprezzo nei confronti
di chi si perdeva in “questioni di cuore”;
da qui, il disprezzo verso le donne considerate
esseri poco razionali, in preda
alle passioni e alle emozioni.
Tornando ai giorni nostri, e rendendo il
discorso un po’ più leggero, cerchiamo
la presenza della coppia di opposti, “ragione e sentimento” anche nelle
parole delle canzoni.
Nel 1971 Ornella Vanoni cantava “Ah!
L’amore, l’amore” uno splendido testo
nel quale Luigi Tenco, l’autore, cercava
di descrivere che cosa succede quando
si è innamorati:
“Ah...l’amore l’amore
quante cose ti fa fare l’amore,
ah....l’amore l’amore,
quante parole ti fa dire l’amore,
quanta vita, quante ore
dedicate all’amore,
quante frasi dette al vento
regalate all’amore.”
Ma nel 2004, sempre Ornella Vanoni,
cantava un testo di Luigi Montagna, che
ebbe un gran successo. Si intitolava “Il
buon Senso” e diceva: “L’amore è uno stato mentale
direi quasi confusionale
non è una lotta tra il bene e il male è un’illusione paradossale è come una realtà virtuale
non c’è motivo logico per starci male”
Da questo punto di vista, l’amore è una
passione che ti stravolge la vita; quando
si è veramente innamorati, di colpo
ci si può trovare in un altro mondo: il
pianeta dell’amore. Su questo pianeta
non valgono tanto la razionalità, il pensiero
logico, la scienza e le sue prove.
Lo sceario dell’amore è fatto di emozioni,
sguardi, sorrisi, il cuore che batte
forte all’improvviso.
Mi telefonerà? Ma quando chiama?
Avrà capito? Avrò capito? Cosa mi
metto? E poi quel viso che mi viene in
mente quando sto per addormentarmi,
e ritorna alla mattina quando mi sveglio.
E quando ci vedremo? Il suo corpo
quando stiamo insieme, la voglia di fare
ancora l’amore e presto. Insomma,
certe volte mi sembra di volare, certe
volte il mio umore striscia tra la
moquette e il pavimento. Sarò malato?
Chi me la fa fare? Ma poi la vedo e mi
va benissimo così, e quando la sua
mano è nella mia, mi sento bene e non
chiedo molto altro al mondo.
Chiunque sia stato innamorato sa che
succedono queste cose, ma non sa
come e non sa perché succedono.
Perché proprio quell’uomo lì, e non un
altro, che magari è migliore; perché proprio
quella donna e non un’altra che mi
può amare di più? Che cos’ha quella
persona che mi attrae così tanto?
Proviamo a cercare delle spiegazioni,
ma siamo sul pianeta dell’amore, non
sulla Terra, il paesaggio è sconosciuto e
si parla solo una lingua che va dritta al
cuore. Gli psicologi che si occupano dell’amore,
hanno a che fare con persone
che nell’amore ci stanno male: non si
sono staccati abbastanza dai genitori,
non hanno scelto la persona giusta,
stanno vivendo una vita di coppia che li
fa soffrire, sono travolti da una passione
che non dà gioia, si buttano in brutte
situazioni, si fanno maltrattare, si fanno
umiliare, accettano i tradimenti, “amano
troppo” le persone sbagliate. Quando
l’amore diventa autodistruzione, allora è
meglio fermarsi e cercare di capire.
Altrimenti, come si accennava prima, si
rischia di essere considerati come persone
psicologicamente disturbate.
In questi casi, le scelte d’amore nascono
da situazioni “malate” e sono tentativi
sbagliati di star meglio, di trovare un
equilibrio attraverso le relazioni d’amore
o di sesso. In tutti gli altri casi, che
sono la maggior parte, i meccanismi
dell’amore restano un po’ misteriosi, ed è giusto che sia così.