Nova Yardinia Resort: la riserva naturale per l’uomo

Nova Yardinia Resort Events & Spa S.S. 106 – Km 466,600 - Località Principessa 74010 - Castellaneta Marina (TA)
Tel. 099 820 4901 www.novayardinia.it

Nova Yardinia Resort. Una riserva naturale per l’uomo e uno spettacolo della natura capace di coniugare sensibilità progettuale, comfort e design. Sorge nella Puglia Jonica, oasi di sabbia trasparente e acqua cristallina, e più precisamente in quella Castellaneta Marina (TA) che ha dato i natali al primo vero divo del cinema internazionale, Rodolfo Valentino. Il Resort si compone di quattro strutture ricettive, tutte di standard elevato: Grand Hotel Kalidria & Thalasso Spa 5*, Alborea Eco Lodge Suites 5*, Il Valentino Hotel Village 4*, Calanè Hotel Village 4*.

Si tratta di un contesto territoriale, quello in cui si inserisce Nova Yardinia, impreziosito dalla presenza di una Riserva Biogenetica che si estende per 1500 ettari e di una spiaggia naturale di quasi 5 km, lambita da macchia mediterranea e Bandiera Blu nel 2009.
Non è quindi un semplice suolo destinato all’edilizia turistico - alberghiera, ma un angolo prezioso di natura, un ecosistema sensibile e vivo. La Riserva Naturale “Stornara”, biogenetica in quanto dedicata alla preservazione del Pino d’Aleppo, abbraccia le 4 strutture del Resort - Kalidria, Alborea, Il Valentino, Calanè - regalando un meraviglioso colpo d’occhio, insieme ad intensi profumi di bosco e ad una ossigenazione di rara purezza. Tale contesto naturale, sito di stazionamento di molti uccelli durante le stagioni di migrazione, è caratterizzato da un clima spiccatamente poco piovoso: è la seconda area più estesa di minima piovosità dell’intera Italia peninsulare. L’estesa pineta si integra perfettamente con la fitta e tipica vegetazione di macchia mediterranea, presente anche sulle dune marine, e costituisce un habitat ideale per volpi, istrici, donnole in cui è facile imbattersi passeggiando lungo i suoi sentieri. La riserva si estende, come un grande polmone verde, fino alla spiaggia attrezzata del complesso turistico, raggiungibile solo percorrendo un suggestivo e odoroso percorso che costeggia il fiume Lato, passaggio obbligato a tutela delle piante della pineta.
Per la conservazione di tale patrimonio il contesto in cui sorge il Nova Yardinia Resort è stato realizzato con grande attenzione e sensibilità progettuale. Così, solo a titolo di esempio, per gli stabilimenti balneari e per Alborea sono state utilizzate strutture mobili in materiale leggero allo scopo di preservare le dune. Si è scelto, inoltre, di privilegiare forme di trasporto ecosostenibili e a basso impatto ambientale, attraverso il servizio delle navette e realizzando una rete di piste ciclabili.
Nella direzione della tutela della natura operano anche il programma di riduzione del consumo dell’acqua e il sistema di raccolta differenziata dei rifiuti, presente in tutti gli hotel. In termini economici, l’impegno a migliorare l’efficienza degli impianti e a ridurre l’impatto ambientale è pari al 20% delle spese di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Kalidria Grand Hotel & Thalasso SPA 5* Con 110 stanze tra doppie e suite, tutte affacciate, in una struttura ad anfiteatro a due piani, sulla verde pineta della riserva biogenetica “Stornara” Kalidria Grand Hotel & Thalasso SPA è un albergo di ricercata raffinatezza situato in Località Principessa, a Castellaneta Marina. La bioarchitettura incastona esternamente le suite nella natura che le ospita, mentre gli interni sono ispirati al design più contemporaneo, a tratti avanguardista. Il suo nome deriva dall’unione di due parole greche, Kalos – bello e Hydria – vaso d’acqua perché l’albergo a 5 stelle riunisce charme e benessere, salute e bellezza. Direttamente collegato al centro di Thalasso SPA, una delle più grandi d’Europa e la più grande in Italia, Kalidria è attrezzato con piscine di acqua di mare riscaldata interna ed esterna, cabine per l’idro e la cromoterapia, sauna, bagno turco, area relax e centro fitness, per un totale di oltre 3500 metri quadrati dedicati alla remise en forme con le migliori expertise del settore.

Alborea Eco Lodge Suites 5* Alborea rappresenta il sogno di una vacanza naturale, elegante abbraccio tra terra e cielo, intima essenza dei profumi della natura. Sedici ettari di pineta naturale, al confine con la riserva biogenetica Stornara, all’interno dei quali sorgono 124 eco lodges, vere e proprie suite in legno collocate su palafitte indipendenti che rispettano l’andamento naturale della radura su cui si affacciano. Dotati di ogni comfort, dall’idromassaggio al living patio esterno, ciascun lodge indipendente sfiora la macchia mediterranea al suolo, rispettando l’andamento naturale delle radure su cui si affacciano le ampie vetrate che ritagliano e trasferiscono negli interni quadri di verde, di luce e di terra. Piscina di acqua di mare, club house con sala colazione, grill e american bar, area fitness, accesso diretto al vicino centro Thalasso Spa di Kalidria completano l’offerta del resort.

Calanè Hotel Village & Conference Centre 4* Calanè è un nome di fantasia che deriva dalle parole greche Kalos-Anemos: bel-vento. 194 camere disposte ad emiciclo su una grande piscina, 2 bar, piazza giardino esterna ed Atrium bar interno, ristorante interno su due livelli per 700 coperti: sono questi i numeri di un hotel-village realizzato per ospitare ariosamente in grandi spazi al chiuso ed all’aperto. Calanè comprende anche il Centro Congressi di Nova Yardinia, la cui sala principale è stata costruita per ospitare sino a 600 posti a sedere a platea. Il Valentino Hotel Village 4*, Un nome ricco di fascino e di seduzione per il primo degli Hotel Village 4 stelle realizzati a Nova Yardinia, inaugurato nel 1996. Il Valentino si compone di 362 camere, due piscine di 1000 metri quadri, un ristorante modulabile di 1200 metri quadri, un risto-grill, due bar, un’area fitness con saune e hammam. Completano l’offerta di questo hotel-village campi da tennis e da calcetto ed un grande anfiteatro per gli spettacoli e gli eventi all’aperto.

Da un punto di vista tecnico e strutturale, Nova Yardinia Resort è dotata di 790 stanze distribuite nei quattro hotel a 4 e 5 stelle, 5 km di spiaggia privata, 6 piscine all’aperto, 9 ristoranti con cucina mediterranea sapientemente curata da Vito Semeraro, chef di fama internazionale, membro della Nazionale Italiana Cuochi, campione del mondo a Mosca 2007. Per quanto riguarda i servizi offerti sono a disposizione 13 campi da tennis, 6 campi da calcetto, pallacanestro, pallavolo e beach volley, ampi spazi espositivi al chiuso e all’aperto. Inoltre è possibile accedere al centro Thalasso Spa interno al Grand Hotel Kalidria, 3500 mq di vero benessere, ambienti soft e rilassanti, dove la tecnologia è al servizio della remise en forme. Relativamente al settore Mice, Nova Yardinia dispone di 38 spazi per meeting e riunioni con capienza da 10 a 1500 persone. Con i 7800 mq di aree espositive e spazi congressuali rappresenta il più grande resort per eventi in Italia.

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UNA MALATTIA RARA AL MESE
LA SINDROME DI CRISPONI

Testo a cura di: Emanuela Serra Coordinamento Generale Associazione Sindrome di Crisponi e Malattie Rare Tel. 0783.093936

Un visino rotondo e con guance paffute, naso marcato e lunghissime folte ciglia incorniciano vispi occhioni. L’incantesimo dei piccoli affetti da Sindrome di Crisponi si spezza sin dalla nascita sfiorando la pelle del piccolo o nel piangere. Le crisi similtetaniformi, si manifestano subito con marcate contrazioni del volto e della gola, cianosi e crisi respiratorie, irrigidimento degli arti, abbondante salivazione e febbre. Il tipico pianto soffocato, si associa all’assenza dell’istinto di suzione. La poppata dei piccoli infatti, si svolge con il sondino nasogastrico o con la PEG (sonda applicata nello stomaco). Intolleranza al calore, grave difetto di termoregolazione e crisi febbrili si manifestano entro poche settimane dalla nascita.
La temperatura corporea intorno ai 38° è accompagnata con picchi in grado di raggiungere i 42° (la morte sopraggiunge durante questi episodi). Le difficoltà di termoregolazione sono in alcuni casi gravissime, si scatenano quando l’ambiente non ha una temperatura idonea, degenerando in crisi che mettono in serio pericolo la sopravvivenza dei bimbi e limitando la normale possibilità di spostamento all’esterno. Presto si presentano gravi problemi alla colonna vertebrale e di immobilizzazione delle articolazioni delle dita delle mani (campodattilia), grave reflusso gastroesofageo, problemi alla cornea. Nell’adolescenza l’esposizione agli ambienti freddi scatena crisi incontrollabili di freddo e profusa sudorazione paradossa, fino al coinvolgimento in età adulta del sistema endocrino. I dati epidemiologici evidenziano la concentrazione di questa patologia in Sardegna. La Sindrome viene descritta per la prima volta nel 1996 dal Dott. G.Crisponi, dal quale prenderà il nome. Ad oggi sono stati segnalati nell’isola 25 casi di cui solo 5 ancora in vita. Altri 4 piccoli vivono in Italia (1) e Germania (3). Nel 2007 il gruppo di ricerca guidato dalla Dott.ssa L.Crisponi del INN CNR, identifica il gene Crlf1 implicato nella sindrome, scoprendo che i bimbi nascono da 2 portatori sani. Dopo la scoperta, altre segnalazioni sono in fase di analisi e giungono da parti del mondo. Attualmente non esistono cure farmacologiche per alleviare i sintomi se non quello di controllare meccanicamente la temperatura immergendo i pazienti in acqua fredda (per cercare di contro le crisi febbrili) o calda (durante le crisi di freddo). Come per la maggior parte delle patologie rare, non esiste un codice sanitario di riferimento, la normativa di tutela è scarsa e poco applicata.
Questo comporta che le spese di gestione del problema sono a carico delle famiglie. La speranza di identificare un farmaco è unita alla consapevolezza delle difficoltà economiche a cui si andrà incontro (farmaci orfani).
NEL DETTAGLIO
Le caratteristiche cliniche fondamentali, evidenti già dalle prime ore di vita, sono rappresentate in sintesi da contrattura accessuale tetaniforme della muscolatura mimica e dell’orofaringe, con conseguente impossibilità alla suzione e alla deglutizione con scialorrea (salivazione abbondante) continua, pianto soffocato con periodi di apnea variabili, moderato ipertono accessuale con tendenza all’opistotono che si manifestano dopo stimoli anche lievi e durante il pianto e conferiscono al volto una particolare espressione. Le contratture tendono a scomparire nelle fase di quiete e nel sonno. Sono presenti aspetti dismorfici del viso con faccia ampia, naso grande con narici anteverse, filtro lungo, guance piene.
Le mani presentano camptodattilia bilaterale con prevalente contrattura del 3 e 4° dito sul palmo e le altre dita sovrapposte. Talvolta sono presenti micrognatia, anomalie di inserzione della dita dei piedi, torcicollo e reflusso gastro-esofageo. Il decorso clinico è stato caratterizzato inoltre da grave difficoltà nell’alimentazione e dalla comparsa di febbre continuo remittente sui 38°C con puntate di ipertermia irregolare oltre i 42°C, in epoca variabile dalla nascita ad alcune settimane e accompagnate in alcuni pazienti da manifestazioni convulsive generalizzate. La maggioranza dei bambini è deceduta dopo un periodo di alcune settimane o mesi coincidente con febbre oltre i 41 °C. Sono attualmente viventi cinque soggetti su venti, quattro femmine e un maschio, la maggiore di anni 28 e l’ultima nata attualmente di 5 anni. L’ultima bimba è deceduta nel 2009 a pochi mesi dalla nascita.
EVOLUZIONE CLINICA
L’evoluzione clinica di questi individui è stata contrassegnata da una lenta regressione della sintomatologia distonica, da una persistenza della distermia, lenta ripresa dell’alimentazione spontanea. Nel corso degli anni è comparsa una grave cifoscoliosi parzialmente corretta con l’uso del corsetto ma progressivamente ingravescente da richiedere l’ intervento chirurgico. In tutti i bambini dopo circa cinque anni dalla nascita si è manifestata una sudorazione paradossa, evidente in particolare nella stagione fredda, preceduta da brividi di freddo e copiosissima sudorazione con variabile frequenza settimanale. E’ presente un ritardo psicomotorio di variabile gravità. Tutte le indagini sinora eseguite non hanno fornito indicazioni utili per un inquadramento diagnostico. L’analisi del cariotipo con varie metodiche di bandeggio è risultata normale. La TAC e la risonanza magnetica non hanno evidenziato anomalie del SNC. Le numerose indagini per malattie metaboliche sono risultate nella norma.
Le analisi elettromiografiche, sulla conduzione del nervo e le biopsie muscolari esaminate con tecniche istochimiche e immunoistochimiche non hanno evidenziato anomalie. Gli esami culturali eseguiti durante gli episodi di ipertermia su sangue, liquor, urine e feci sono risultati ripetutamente negativi, come gli indici di flogosi. Un basso dosaggio di Gaba sul liquor riscontrato in un paziente non è stato confermato in successivi analisi su altri bambini affetti. (tratto da “La Sindrome di Crisponi” di G.Crisponi , 2005)
Peculiarità Sarda
Sebbene alcune malattie genetiche siano rare, esistono realtà geografiche e demografiche, come la Sardegna, in cui sono più diffuse. Questa regione, nella sua interezza, è stata a lungo considerata un “isolato genetico”. Il suo isolamento millenario, la crescita lenta della popolazione originatasi da pochi individui fondatori e la mancanza di flussi immigratori importanti, hanno fatto sì che gli abitanti attuali abbiano un patrimonio genetico più omogeneo rispetto a popolazioni allargate. Per tale ragione è stata oggetto di numerosi studi genetici, in particolare per alcune malattie monogeniche a trasmissione mendeliana, in cui l’individuazione della mutazione genica ha rivelato l’esistenza di un forte effetto “fondatore”. Mutazioni insorte anticamente e trasmesse alla progenie, si ritrovano oggi in famiglie apparentemente non imparentate, con una frequenza maggiore rispetto alle altre popolazioni, e ciò si manifesta con una più alta incidenza di malattie rare. L’isolamento che fino a ieri è stato considerato uno svantaggio, diventa oggi un formidabile strumento per la ricerca di geni implicati nello sviluppo di malattie, e la popolazione Sarda rappresenta perciò una ricchezza unica per tutta l’umanità. (…) Gli eterozigoti per i geni di malattie recessive (portatori) sono di solito asintomatici ma l’identificazione del gene coinvolto può portare a individuare marcatori biochimici che permettono di valutarne lo stato. (tratto da “Identificazione e caratterizzazione del gene coinvolto nella Sindrome di Crisponi” A.Meloni, Tesi di Dottorato 2007).
I PASSI DELLA RICERCA
1996 G.Crisponi,
Prima descrizione della Sindrome di Crisponi. Gruppo di ricerca: Dott. Giangiorgio Crisponi, Centro per lo Studio delle Malformazioni Congenite dell’Università di Cagliari Pubblicazione: Autosomal recessive disorder with muscle contractions resembling neonatal tetanus, characteristic face, camptodactyly, hyperthermia, and sudden death: a new syndrome?
Gennaio 2006
Progetto Identificazione del gene coinvolto nella Sindrome di Crisponi Gruppo di ricerca: Dott.Laura Crisponi, Istituto di Neurogenetica e Neurofarmacologia del CNR di Cagliari Dr. Frank Rutsch, Center for Genomics di Colonia e la University Children’s Hospital di Muenster Campione di analisi: 8 famiglie, 5 sarde e 3 turche
Maggio 2007 Progetto Identificazione del gene coinvolto nella sindrome di crisponi Pubblicazione: Crisponi Syndrome Is Caused by Mutations in the CRLF1 Gene and Is Allelic to Cold-Induced Sweating Syndrome Type 1. American Journal of Human Genetics, 2007, 80:971-81
Risultati della ricerca:
Il CRFL1 (cytokine receptor factor like 1), gene che mappa sul cromosoma 19, viene identificato come implicato nella patogenesi della sindrome. Si evidenziano 5 diverse mutazioni. I risultati ottenuti finora dalle nostre ricerche hanno permesso di sviluppare i reagenti necessari per effettuare sia la diagnosi molecolare e prenatale della malattia, sia una diagnosi differenziale con altre sindromi simili.
Correlazioni
Il gene CRLF1 è coinvolto anche nella patogenesi di un’altra sindrome, la CISS1 (Cold induced sweating syndrome type 1). La sindrome di Crisponi e la CISS1 appartengono ad un gruppo di disordini con fenotipi simili, che includono anche la CISS2, (cold induced sweating syndrome type 2) e la SWS/SJS2 (Stuve Wiedemann sindrome/ Schwartz-Jampel syndrome type 2), causate rispettivamente da mutazioni nei geni CLCF1 e LIFR.
Tutti questi geni sono coinvolti nella via del recettore CNTF (Ciliary Neurotrophic Factor), importante per lo sviluppo ed il mantenimento del sistema nervoso. CRLF1 e CLCF1 sono citochine espresse nelle ghiandole sudoripare ed attualmente questo complesso è uno dei più probabili candidati come fattore di differenziazione per l’innervazione colinergica delle ghiandole sudoripare. La presenza di molte caratteristiche fenotipiche simili nei pazienti adolescenti, quali sudorazione paradossa e scoliosi e l’associazione delle due sindromi con mutazioni nello stesso gene, indicherebbero che la sindrome di Crisponi e la CISS1 siano due varianti della stessa entità genetica.
Nuovi passi della ricerca
L’obiettivo della ricerca ora si amplia con la definizione della via fisio-patologica del gene coinvolto. Questo è un passo determinate per lo sviluppo di terapie specifiche per la sindrome. Una delle finalità è quella di sviluppare trattamenti che utilizzati alla nascita, o durante lo sviluppo, possano prevenire e curare i disturbi tipici della sindrome. Risulta importante evidenziare che scoperte relative a questa rarissima sindrome potrebbero implicare importanti sviluppi anche per patologie ben più frequenti. Attualmente sono in corso approfondimenti clinici e lo studio di un farmaco per limitare i problemi relativi alla sudorazione paradossa. Ancora oggi non esistono soluzioni all’enigma della sindrome.

ASSOCIAZIONE SINDROME DI CRISPONI E MALATTIE RARE
Impegno principale dell’associazione è quello di finanziare la ricerca per la sindrome di Crisponi, con l’obiettivo nel tempo di dedicarsi anche ad altre malattie rarissime. Le ricerche spaziano dalla ricerca medica a quella relativa agli studi ausili e nuove tecnologie che possano innalzare la qualità della vita. L’associazione si occupa di sensibilizzazione e informazione. Tra i progetti dell’ente attualmente sono in finanziamento studi relativi agli aspetti genetici, clinici e sociali per la sindrome di Crisponi. L’associazione sostiene inoltre una borsa di studio pediatrica per malattie rare presso il Microcitemico di Cagliari. Contatti : presidente@sindromedicrisponi.it www.sindromedicrisponi.it

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Alimentazione & cancro informazioni utili

Autori: Dr. Francesco PUERARI Dietologo Nutrizionista Via del Sale 24 26100 Cremona Tel. 0372.36939

Polifenoli, antocianine, rovesterolo. Ecco le sostanze che, a ragione, nell’ultimo decennio sono salite alla ribalta della divulgazione scientifica. Possiedono numerose azioni protettive che possono essere riassunte in un’unica affermazione: difendono le cellule dall’invecchiamento. Si tratta della capacità d’assorbire neutralizzandoli i superossidi, metaboliti più comunemente conosciuti come radicali liberi.
Indoli, sulforano. A prima vista fanno pensare a sostanze tossiche. Sono invece degli amici del nostro organismo. Stimolano, infatti, la mucosa intestinale a produrre gli enzimi che degradano i cancerogeni più comunemente introdotti con gli alimenti: gli idrocarburi policiclici aromatici derivati da fritture o cotture alla piastra.
Elementi traccia. Sono gli oligoelementi presenti in minime quantità nel nostro organismo: zinco, rame, selenio. Agiscono come cofattori. Sono indispensabili ai cosiddetti enzimi spazzino (scavengers). Il termine scientifico corretto di questi enzimi è superossidodismutasi: degradano, rendendoli innocui, i superossidi.
Acido ascorbico. La vitamina C esercita un’azione diretta contro le nitrosamine. Cancerogeni derivati dai nitrati alimentari e salivari.
Tocoferoli. Carotenoidi. La vitamina E e la vitamina A, fungono da stabilizzatori di membrana. Difendono la fluidità della membrana esterna cellulare ed i processi di duplicazione.
Dati epidemiologici. Si ritiene che il 35 % di tutte le cause di cancro sia connesso all’alimentazione. I motivi principali sono tre: abusi alimentari (grassi, alcol, eccesso calorico), introduzione di cancerogeni, carenza di fattori di protezione. Carenze. La carenza di vitamina C, vitamina E, selenio, zinco, rame, riduce la capacità del nostro organismo di difendersi da tossici, radiazioni, invecchiamento cellulare, dall’insieme cioè di insulti cronici alla membrana ed alle strutture cellulari che col tempo possono portare alla degenerazione tumorale. Numerose indagini hanno dimostrato come la carenza di questi fattori sia collegata a maggiore incidenza di cancro. Uno studio spesso citato è quello che segnala come i fumatori che si nutrono con sufficienti apporti di vitamina A e di vitamina C vengano colpiti con minore frequenza dal cancro al polmone rispetto ai fumatori che non coprono i fabbisogni di queste vitamine.
Fibre. La carenza di fibre è in relazione ad una maggiore incidenza di tumori al colon-retto. Il meccanismo sotteso è una permanenza più prolungata delle feci nell’intestino associata a ridotta diluizione degli eventuali cancerogeni e tossici introdotti. Cancerogeni. I cancerogeni derivati da alcuni metodi di cottura (abbrustolimento, fritture ripetute) e dal fumo di sigaretta, gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici), danno origine, nel corso della loro trasformazione ossidativa, a cancerogeni più potenti di quelli originari. Spesso in realtà sono procancerogeni che si trasformano in cancerogeni veri tramite il metabolismo ossidativo. Le sostanze esterne (farmaci, inquinanti), a cui il nostro organismo viene a contatto, vengono trasformate tramite due vie principali, la via coniugativa che le degrada senza produzione di sostanze intermedie dannose, e la via ossidativa che al contrario dà origine a metaboliti intermedi reattivi (superossidi) spesso tossici o cancerogeni. Gli oligoelementi selenio, zinco, rame, agiscono come cofattore degli enzimi che disattivano i radicali liberi. Si tratta di enzimi spazzino (scavengers) che neutralizzano i prodotti, chiamati superossidi, del metabolismo ossidativo.
Abusi. Il principale organo preposto al metabolismo coniugativo ed ossidativo è il fegato. Esistono situazioni in cui nel nostro organismo si verifica uno sbilanciamento a favore del metabolismo ossidativo. Si tratta di tutti quegli eventi in cui il fegato è sottoposto a sovraccarico: abuso di farmaci, abuso d’alcol, patologie (epatite, cirrosi). In questi casi le sostanze potenzialmente cancerogene (procancerogeni) vengono trasformate in cancerogeni in maggior quantità e gli stessi cancerogeni danno origine a metaboliti intermedi più dannosi della sostanza d’origine. Le associazioni pericolose al riguardo sono fumo di sigaretta/alcol ed estrogeni/ alcol. L’abuso d’alcol è connesso ai tumori del cavo orale, esofago, stomaco e fegato; l’eccesso di birra ai tumori del retto; l’eccesso di grassi al tumore della prostata e del seno; l’abuso di cibi affumicati ai tumori dello stomaco; il consumo di carni abbrustolite ai tumori del colon.
Aflatossina.
Uno dei cancerogeni più potenti è l’aflatossina, si tratta di un tossico prodotto da alcuni miceti (muffe) che possono contaminare i cibi, in particolare granaglie, frutta secca, vegetali. Gli alimenti che sono stati intaccati da muffe sono da ritenere potenzialmente portatori di aflatossine. La cattiva conservazione dei cibi (muffe ed iniziali macerazioni) può essere veicolo di due cancerogeni: aflatossine e nitrosamine. La diminuzione dell’incidenza del cancro dello stomaco rispetto agli anni ’50 è legata non solo all’avvento di nuove risorse farmacologiche, ma soprattutto alla migliore conservazione dei cibi.
Nitrati. Sono sostanze azotate presenti in natura od aggiunte come conservanti a numerosi cibi. Danno origine tramite metabolismo ossidativo alle nitrosamine, sostanze cancerogene che provocano il tumore dello stomaco. Gli alimenti affumicati, marinati, sottoposti a salagione, lasciati macerare in carpione e sottoaceto danno origine ad alti tassi di nitrosamine. Un apporto quotidiano di acido ascorbico neutralizza sul nascere le nitrosamine con reazione chimica diretta.
Prevenzione.
Un’alimentazione varia e non ripetitiva è la prima difesa. Riduzione dell’apporto di grassi al 30% delle calorie giornaliere; introduzione di derivati dei cereali possibilmente integrali o in alternativa sufficienti quantità di verdura e legumi. Scegliere la frutta e gli ortaggi in modo che siano ricchi portatori di vitamina A (vegetali dai colori vivaci o molto scuri) e di vitamina C (agrumi, kiwi, banane, cavoli). Tra tutti i vegetali le crocifere (cavoli, verze, broccoli) hanno i maggiori effetti protettivi perché contengono sostanze che stimolano da parte della mucosa intestinale la produzione di enzimi che disattivano numerosi cancerogeni derivati dagli IPA. Ridurre al minimo il consumo di alcol e di cibi affumicati, fritti, cotti ad alte temperature. Integrazioni vitaminiche. È bene adottarle col consiglio del medico. L’autoprescrizione può essere dannosa. Negli Stati Uniti, infatti, negli anni ’70, una volta passata la notizia sui media riguardo all’effetto protettivo della vitamina A nei confronti del cancro, c’è stata una vera e propria corsa all’autoprescrizione con numerosi casi di intossicazioni ed alcuni decessi per epatite tossica.
Indice ORAC.
Si tratta di una tabella che classifica la capacità posseduta dai vegetali di assorbire i radicali liberi. Frutta e verdura vengono classificati in tre grandi categorie a seconda del loro potere antiossidante. L’indice ORAC permette di unificare buona parte delle nozioni sui poteri protettivi alimentari nei confronti del cancro.
Per saperne di più: A. Colli, Le calorie, dove, come, quante, Tecniche Nuove 2007 http://www.sinu.it/pubblicazioni.asp www.dietapuerari.it

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