Rock Rose e Cherry Plumb
Maria Vittoria BRIZZI TESSITORE
Dott. in Medicina e Chirurgia
Dott. in Lingue e Letterature
Straniere
Prof. in Materie Letterarie
Genova
Tel. 010/54.51.677
Cell. 348/32.25.941
Per favorire nel nostro organismo
scambio e circolazione, è
utile eliminare in esso tossine edrenare ciò che vi si deposita e
ristagna.
Anche a livello psichico si può aiutare
la mente ad attuare l’eliminazione
di pensieri fissi, ossessivi.
Quando ci si riesce, si facilita un
equilibrio dinamico; si favorisce, nel
malato, l’uscita da stati di inerzia
bloccanti.
A tal fine è utile stimolare il paziente
a comunicare e a esprimersi.
Il termine “blocco” fa pensare
immediatamente a una patologia
molto diffusa ai giorni nostri: l’attacco
di panico che si manifesta informe comportamentali corporee e
psichiche.
Dai messaggi verbali e da quelli
che il paziente ci porge con l’espressione
o con la gestualità, è
possibile risalire alla causa del
disagio.
Il nostro primo impegno è, perciò,
quello di ascoltare se
nza fretta
tutto ciò che il nostro interlocutore
sofferente vuole farci capire.
Arrivati alla comprensione, sarà
facile, giusto e umano aiutare qualcuno
a portare un po’ e in parte, il
peso di dolori a volte schiaccianti.
L’attacco di panico si manifesta
con sintomi neurovegetativi dei
quali uno dei più
debilitanti è un blocco
motorio o di azione o di pensiero.
La persona sembra paralizzata.
Altri sintomi sono i seguenti: tremore,
tachicardia, vertigini, difficoltà
a deglutire, nodo alla gola,
fame d’aria, ansia.
Quest’ultima può trasformarsi in
continua “ansia di anticipazione”,
indurre fobie e purtroppo anche
quella terribile patologia che è la
sindrome ipocondriaca.
Coloro che ne soffrono sono convinti
di essere affetti da una malattia
organica.
Da questo stato a una depressione
il passo può essere breve.
Insieme all’ascolto già proposto è
bene prescrivere una terapia personalizzata
non trascurando l’assunzione
di Rock Rose, fiore la cui utilità
fu scoperta dal dr. Edward Bach
valente medico e attento ricercatore.
L’essenza in questione mitiga il
terrore, la paura di aver paura.
Da prendere in considerazione è
anche il fiore Cherry Plumb utile a
colui che teme di perdere il controllo
del fisico e della mente.
Il malato trarrà vantaggio, come
sempre, anche dalla simpatia (o
meglio empatia) che stabilirà nell’ambientefamiliare, con gli amici,
con il medico che lo cura soprattutto
laddove il verbo curare si possa
leggere come “prendersi cura”.
Una malattia si cura.
Di un essere umano sofferente ci si
deve “prendere cura”.
Bambini & Sport
Autore: Dott. Alberto FERRANDO
Pediatra
Studio: Corso Europa 1136 -
Genova
Tel: +39.010.3732433
www.ferrandoalberto.com
aferrand@tin.it
Nonostante nel nostro Paese si parli
spesso di sport e se ne veda tanto
in televisione, il numero di bambinipraticanti attività motorie in modo
regolare, cioè tre volte alla settimana,
minimo indispensabile per trarne
i ben noti vantaggi psicofisici, risulta
il 50% della popolazione giovanile.
Il problema della sedentarietà, con
le sue conseguenze, è ben presente
fra la popolazione infantile: sappiamo
infatti che la sedentarietà è cofattore
di rischio nell’insorgenza
dell’obesità, di valori pressori elevati,
di scarsa capacità aerobica, di
scarsa coordinazione motoria, etc...
E’ singolare che mentre nelle malattie
contagiose esista un ben preciso
calendario di vaccinazioni atto a prevenirle,invece nella prevenzione
delle malattie “da poco movimento”
di cui sopra non esista un altrettanto
definito inidirizzo su quando avviare
il bambino alla pratica sportiva,
avendo però dimostrato come questa
possa altrettanto efficacemente
prevenirle.
Vogliamo quindi proporre un “calendario”
di inizio delle attività motorie
del bambino sottolineando come l’attività
motoria debba comunque avere
per finalità il gioco e che quanto piu’
precocemente la si avvia e la si persegua
con costanza, più facilmente
l’adoloscente prima e l’adulto dopo,
si troverà a mantenerla. (da U.Vitali)
5 mesi : attività sul tappeto, a gattoni,
etc..
9-12 mesi: acquaticità, nuoto con
un genitore ed istruttore qualificato
3-4 anni: nuoto, giocosport (miniginnastica
libera, miniciclismo, miniatletica,
etc..)
5-6 anni: minicalcio, minivolley,minibasket,
minitennis, minipattinaggio
8 anni: scuola calcio (pulcini, esordienti)
scuola basket, scuola volley,
scuola vela, scuola sci, scuola tennis,
scuola equitazione, scuola judo,
scuola baseball,etc...)
Oltre a queste indicazioni “di massima”,
spesso disattese (quante volte
veniamo superati sulle piste da sci
da bambini di età di 3-4 anni?)
intendiamo porre l’attenzione su due
“problemi”: l’agonismo e il rapporto
genitori – bambini.
Per quanto riguarda l’agonismo ribadiamo
il concetto dell’utilità e del
bene che fa lo sport “ben fatto”
come tipo, tempi, allenamento e
qualità degli insegnanti contro i possibili
danni dell’agonismo se effettuato
troppo precocemente, cioè
prima della maturazione dei bambini
e più per “interessi” degli adulti
(società sportive, allenatori e,
ahimè, famiglie).
Rapporto famiglia – bambino: il ritmo
della vita moderna ha cambiato le
abitudini delle famiglie. Si corre sempre
di più, si ha poco tempo per gli
altri e per noi stessi, si cerca di supplire
a carenze di rapporti umani con
spese voluttuarie (eccessi di giochi e
di spese per vacanze) e con tante
attività: bambini che fanno più sport
(insieme) , bilinguismo, corsi di
musica ecc. e che nei giorni festivi
vengono scorrazzati nei supermercati,
nelle “multisale” affumicate o
vengono svegliati all’alba per fare
gite passando ore in macchina e
ritrovandosi alla sera senza essere
riusciti a scambiare due parole.
Cari genitori provate a rallentare il
ritmo per voi stessi e, se non lo
volete fare per voi, fatelo per i vostri
figli. Hanno bisogno di voi, della
vostra compagnia, delle vostre parole,
delle vostre coccole ma anche
delle vostre sgridate, hanno bisogno
di affetto e di comprensione, di coerenza
e di regole. Se sono agitati
non vuol dire che debbono “scaricarsi”
in un’altra attività sportiva, forse
tanta “agitazione” è espressione di
stanchezza o è una richiesta di qualcos’altro
Non correte portandoli da
una palestra a un campo sportivo o,
almeno non fate solo questo.
Fermatevi con loro, guardateli, comunicate
con il vostro corpo, gli occhi,
le mani. Fate dello sport con loro; ne
trarrete vantaggio fisico anche voi.
Specchiatevi negli occhi dei vostri
figli. Parlate, leggete a loro le favole
come i nonni facevano una volta. Il
bambino non ha bisogno di tante
favole, di tanti libri, televisioni, computer,
play station.
Ha bisogno di voi, di giocare, di
comunicare di sentire delle storie,
ha bisogno che gli leggiate le favole
o anche che guardiate con lui televisione
e le videocassette. (vedi l’iniziativa “Nati per leggere” sul sito
www.apel-pediatri.it)
Nuoto nel primo anno di vita?
Si… Ma!!
Negli ultimi anni abbiamo assistito al
boom del nuoto fatto fare ai bambini
nei primi anni di vita e soprattutto
nei primi mesi.
Innanzitutto, da dati della letteratura,
non sembra dimostrato che nei pimi
4 anni di vita far praticare nuoto al
bambino possa servire per prevenire
annegamenti. Solo dopo i primi 4
anni il bambino impara veramente a
nuotare e a metterlo in atto in situazioni
di emergenza.
Per quanto riguarda l’utilità o meno
di portare in piscina il bambino fin
dai primi mesi di vita dobbiamo consigliare
ai genitori di valutare quanto
tale attività sia compatibile con i
ritmi di vita del bambino e della famiglia
in quanto, a meno di non possedere
una piscina condominiale, per
andare mezz’ora in acqua passano
almeno 2 ore (e anche più) tra il trasferimento
alla piscina e ritorno a
casa, cambiare asciugare il bambino
ecc. magari con il pensiero di dover
fare la spesa e cucinare. Quindi se
riuscite a farlo senza imporvi ritmi
sovrumani e la cosa fa piacere anche
a voi tutto bene altrimenti è meglio
godersi il bambino a casa e farlo
sgambettare per qualche minuto di
più nella vasca in compagnia di una
mamma più rilassata e tranquilla.
SPORT: diritti dei ragazzi
L’attività sportiva dei minori sta
diffondendosi, negli ultimi anni, in
modo sempre più esteso e questo è
considerato dagli esperti di auxologia
(la scienza che studia l’accrescimento)
come uno dei fattori di
aumento, ad esempio, della statura
media e forse anche del miglioramento
della salute globalmente intesa.
In Italia purtroppo risultiamo ancora
in coda alle statistiche europee sia
per le ore di educazione fisica che la
scuola dedica a tale materia, intesa
classicamente come di serie B
rispetto ad altre, sia come spazi a
disposizione dei bambini per la pratica
sportiva. Infatti vengono dedicate
480 ore effettive nel ciclo dell’obbligo
contro le 1480 dell’Inghilterra o
le 2100 della Francia o le 1450
della Germania.
Ma la nostra attenzione non va oggi
tanto sulla quantità di sport che i
minori praticano, quanto sulla loro “qualità” intendendo per “qualità”
quelle condizioni indispensabili che
devono essere alla base della pratica
sportiva.
Queste condizioni indispensabili sono
state pubblicate già nel 1992 dalla
Commissione Tempo Libero
dell’O.N.U., sono definite come la “Carta dei diritti dei ragazzi allo
sport” e vogliamo proporle ai lettori
per una riflessione comune.
Decalogo dei diritti del bambino
nello sport:
Diritto di praticare attività motoria. I
genitori devono avviare il bambino
all’attività motoria per i ben noti vantaggi
psicofisici, che non sono più
recuperabili se si inizia tardivamente;
il bambino può scegliere, sperimentare,
cambiare gli sport che desidera.
L’U.N.E.S.C.O. raccomanda che almeno
un sesto dell’orario scolastico settimanale
sia dedicato all’attività
motoria, cioè sei ore alla settimana.
Diritto di giocare e divertirsi.
L’allenatore deve proporre il divertimento,
il miglioramento psicofisico e
l’educazione come obiettivo finale e
non la vittoria, che crea tensione
Diritto di praticare sport in un
ambiente sicuro e sano. Cioè igienicamente
a norma, con assistenza
vicina in caso di infortunio, con a
disposizione un telefono in caso di
urgenza, senza pressioni agonistiche
esagerate o selettive, senza pressioni
farmacologiche.
Diritto di essere allenato da personale
adatto a quella fascia di età e
qualificato. Per evitare il rischio di
esercizi sbagliati o che arrecano
sovraccarico delle strutture in crescita
o creano problemi psicologici.
Diritto di essere trattato con rispetto. Non è raro sentire l’allenatore che
urla o ordina degli esercizi pesanti
per punizione od osservare un genitore
che sgrida il bambino, invece di
incoraggiare e fornire il suggerimento
tecnico giusto per migliorare e sdrammatizzare
l’eventuale errore con una
carezza o altro.
Diritto del giusto riposo. Lo studio, la
malattia, la crescita richiedono dei
carichi di attività motoria diversi a
seconda dei periodi e le pause giuste,
gli allenamenti troppo frequenti
vanno ridotti e i riposi non devono
essere ripresi come una colpa.
Diritto del controllo della salute. La
competizione va riservata ai bambini
in perfette condizioni psicofisiche e
che lo desiderino, senza pressioni
esterne con il rispetto del trattamento
adeguato e il tempo giusto di guarigione
e riabilitazione dai traumi, della
gradualità della qualità e della quantità
del carico di lavoro. Obbligatorio il
certificato di stato di buona salute
fisica per le attività non agonistiche
che lo richiedano ed il certificato di
idoneità agonistica per gli sport agonistici
dietro indicazione delle rispettive
Federazioni sportive per quanto
riguarda l’età di inizio.
Diritto di competere con giovani di
pari capacità. Bisogna sforzarsi di
praticare sportiva fra gruppi non solo
omogenei per età cronologica ma
anche per età ossea o maturità puberale,
per avere le stesse probabilità
di divertimento e di successo. Per gli
sport di contatto l’attività deve essere
anche in considerazione del peso.
Diritto di pari opportunità. Tutti i
bambini devono poter giocare, senza
far panchina, senza tenere conto del
risultato agonistico, che sarà ricercato
più avanti nel tempo.
Diritto di non essere sempre un campione. Non sempre il bambino può
essere un campione o continuare ad
esserlo, chi lo è, può esserlo anche
solo per un periodo, e deve sapere
che pratica sport per i vantaggi che
arreca e per divertirsi, perchè solo
uno su quarantamila sarà un campione anche nella vita futura come professionista.
Qualche genitore o, perchè no, qualche
allenatore ha ritrovato, o si è
ritrovato, nelle situazioni segnalate
poco sopra come inadatte per un
minore ? Compito loro come di tutti,
noi Pediatri compresi, è intervenire
laddove si evidenziano rischi di lesioni
dei “diritti” che il minore ha nel
settore della pratica sportiva perchè
il maltrattamento non è solo quello
tradizionalmante inteso, fatto di lesioni
fisiche o psicologiche, ma maltrattamento è anche tutto ciò che più
sottilmente e, magari inconsapevolmente,
facciamo ai bambini anteponendo
al loro, il nostro interesse di
adulti.
ASMA & SPORT
In considerazione dell’alto numero di
bambini asmatici è necessario parlare dello sport ed asma in quanto il
bambino affetto da asma viene erroneamente
limitato a svolgere sport
mentre è in grado di svolgerlo come
tutti i suoi coetanei. Non solo, lo
sport, se eseguito correttamente e
se la situazione asmatica è stata correttamente
inquadrata, ha anche
effetti benefici in quanto aumenta e
migliora la capacità respiratoria.
Molti atleti, che hanno anche vinto
medaglie alle Olimpiadi, soffrono di
asma.
Lo sforzo muscolare, in determinate
situazioni, può causare un broncospasmo
ed è quindi necessario un colloquio
con il proprio pediatra curante
per stabilire che sport far praticare albambino e quali farmaci è bene avere
con sé.
In linea di massima gli sport più adatti
sono quelli che coinvolgono in
maniera regolare e continua i muscoli
respiratori coordinandoli con l’attività
muscolare come il nuoto, canottaggio,
ginnastica artistica ecc. Vanno
bene anche gli sport ad attività aerobica-
anaerobica alternata come la pallavolo,
la pallamano, la pallanuoto.
Basket, baseball, tennis e le attività
di destrezza come ginnastica, sport
velici, equitazione e arti marziali.
Le condizioni ambientali possono
avere una certa importanza: gli
ambienti chiusi e polverosi di una
palestra possono modificare la funzione
respiratoria nei bambini allergici
all’acaro della polvere mentre chi èallergico ai pollini potrebbe risentire
negativamente di attività all’aperto
nel perido dell’impollinazione.
Ripetiamo comunque che la scelta
dello sport deve essere discussa
dalla famiglia con il pediatra curante
tenendo conto prioritariamente delle
preferenze del bambino.