Viaggi nel tempo: zone geografiche e cronologiche
Autore: Dr. Roberto VINCENZI Psicologo Studio: Via Cairoli 11 Genova - Tel. 010.2477034 vincenzi@ordinepsicologiliguria.it www.roberto-vincenzi.com
E’ cominciato negli anni Sessanta, al tempo degli hippies giramondo, poi viaggiare è diventato un modo sempre più diffuso di passare le vacanze. Magari con maggiori comforts, rispetto agli hippies, però con la stessa voglia di conoscere. Siamo stati in paesi che i nostri genitori, anche se ne avevano i mezzi, non si sono mai sognati di andare a vedere, hanno solo sognato sui libri di geografia, se i libri di geografia fanno sognare, poi c’era Salgari. Una mescolanza di fattori culturali, economici, sociali, uniti allo sviluppo del trasporto aereo, ci rendono diversi dalla generazione precedente. Il numero delle persone che trascorrono le vacanze viaggiando, aumenta di anno in anno, sono sempre di più quelli che scelgono voli intercontinentali per mete lontane. A cercare cosa? Ognuno il suo viaggio. E’ la voglia di conoscere che ci spinge, e ci porta dall’altra parte del mondo. Molti viaggiatori però, si trovano male o sono soggetti a sorprese, perché non valutano il fatto che un volo intercontinentale, ti porta lontano nello spazio, ma anche nel tempo. Non ci si rende conto del fatto che il mondo, può essere diviso in zone geografiche, ma anche in zone cronologiche. Sul pianeta esistono e coesistono epoche temporali ben diverse tra di loro. Se è eccitante l’atmosfera dei grandi aeroporti internazionali, se quando sei sul jumbo con otto ore di volo davanti, magari pensi a come sarà dove arriverai, devi avere chiaro nella mente anche l’epoca temporale che incontrerai. Dalla raffinata e ovattata tecnologia dell’aereo, con la sua total immersion in un mondo provvisorio, dove le hostess ti sorridono, hai la musica in cuffia, guardi il film, t’ingozzi o digiuni, comunque sei protagonista come passeggero della pantomima che viene recitata per te, da tutto questo, quando
scendi dalla scaletta o passi nel tubo, di colpo ti ritrovi in un altro mondo, in un altro tempo. Mamma aereo ti pianta nella maniera più antipatica, ed è peggio se viaggi con la compagnia di bandiera, perché perdi di colpo anche la tua lingua, che se ne andrà presto a consolare altri passeggeri, quelli del ritorno in Italia, e tu ti trovi solo al baggage claim, poi devi uscire dall’aeroporto. E cominciamo: Giappone e Usa sono il futuro. Due futuri diversi che partono da premesse molto diverse; in entrambi tecnologia alla grande. Il Giappone parte da tradizioni molto antiche; vende l’anima per qualche yen in più, ma in compenso conserva molti aspetti ancora tradizionali. Lo straniero, magari non yankee, è ancora un animale degno di rispetto. Che si faccia la coda anche nel modernissimo métro di Tokyo, che cercare un indirizzo in Giappone sia un’impresa, quanto all’elenco del telefono meglio non parlarne, questo è vero, ma, se vai un po’ fuori dai sentieri turistici, se accetti con un sorriso che il tassista cerchi di parlare con te in giapponese, pensando che tu capisca, se cerchi di comunicare con la gente, qualche incontro da ricordare lo fai. Gli Stati Uniti partono da una situazione senza tradizioni antiche, non hanno una gran base sulla quale elaborarsi, la loro storia è recente, l’odio/amore per l’Europa si manifesta in modi diversi, l’inconscio collettivo sarà anche magari tutto a New York, ma come europeo avverti continuamente differenze tra loro e noi, nel modo di vivere e pensare. Credono nella modernità e nel futuro, di avere e dover mantenere un ruolo dominante sul pianeta, la tecnologia è all’avanguardia mondiale, ma occhio a girare di notte nelle grandi città, attenzione a passare da un quartiere all’altro, non sempre si è ben accetti. Rispetto a noi europei, gli americani sono molto più abituati a viaggiare, si trasferiscono, per lavoro, da una città alla altra, da uno stato all’altro, aggiungendo alla sensazione di sradicamento a livello collettivo, quella a livello individuale. L’Europa ha tutte le tradizioni alle spalle per potersi guardare avanti; magari col black out, ma, sotto i portici dei palazzi antichi, nei carruggi del centro storico, davanti alla facciata di un duomo, con la Maestà di Duccio e le belle ragazze che passano, cosa t’importa se c’è poca luce e la benzina costa cara? Certo che tra un po’ perdiamo anche il lavoro, e allora son guai grossi. Ma aumentano le occupazioni indipendenti e la volontà di cambiare, reagire alla crisi. Altri segni da leggere possono essere l’incremento del terziario, dei servizi turistici, del volontariato. I paesi ex comunisti hanno vissuto, e stanno vivendo le conseguenze di un periodo di guerre crudelissime, che hanno segnato il distacco dall’Unione Sovietica. La tristezza degli ungheresi, l’alcolismo dei rumeni, l’angoscia dei russi, l’espressione malinconica che cogli negli occhi di tanti giovani dell’est, tutto questo può far pensare al dolore di chi ha capito di non essere ancora in sintonia col tempo moderno e sente, nelle difficoltà di tutti i giorni, l’ingiustizia di arricchire una classe politica, che è così avida e miope da non capire che il tuo servo, più lo tratti bene e più ti tratta bene. L’India è il medioevo, come pure gran parte dell’Oriente. Certo, a Bangalore ci sono i migliori ingegneri informatici indiani, ma la modernizzazione non è diffusa nel resto del paese. E lo devi sapere quando scendi a Delhi in agosto, con gli scarafaggi in aeroporto, e senti quell’odore che ti accompagnerà per tutto il viaggio: come essere in una cucina piccola e calda dove
bolle una pentola piena di acqua di fogna / curry / incenso / patchuli. Uomini per strada con uno straccio legato in vita, così magri, che vedi tutto il loro scheletro sotto la pelle. La guida turistica, che esita a stringerti la mano perché sei un fuori casta. La violenza dei sikh, una gita in ape-taxi in mezzo al traffico, il telefono che non funziona mai, la luce elettrica che va e viene portandosi via l’aria condizionata. La contrattazione continua, per comprare qualsiasi cosa. Il lebbroso che ti chiede l’elemosina, toccandoti col moncherino, un cammello in mezzo alla strada, il caos che succede ogni volta che i passaggi a livello si aprono, e il traffico si blocca per delle mezzore. Se non sai che succederanno tutte queste cose, ti sentirai in un mondo alieno. Se te ne vai giù bel bello, pensando alla beat generation e alla serenità dell’oriente, allora a knock out ci vai subito, basta che mangi qualcosa di sbagliato, ti ritrovi a star male e ti trovi la scusa per tornare a casa. L’Africa vive guerre e sterminio dei quali a noi europei e americani, se non ci sono petrolio o diamanti sul territorio, non importa molto. Gli Africani sembrano lacerati tra tecnologia, sciamanesimo, i grattacieli e la fame, i resti del colonialismo, animali selvaggi e dittatori. II Messico, l’America Latina sono l’Ottocento: governi di regime, ingiustizie sociali, la necessità di costruire e industrializzare, la voglia e i tentativi di proporsi al mondo in abiti nuovi, portare all’occhiello il proprio modernismo d’importazione, l’allegria di chi le nostre crisi le deve ancora vivere, la musica locale con parole strazianti e ritmi da San Remo degli anni ‘50, uomini che nel numero delle amanti, identificano la propria vita e donne tanto dolci, morbide, protette, represse dal maschilismo ancora imperante. Altri esempi fateli voi, fate altri viaggi. I ricordi di viaggio che ti porti dentro, sono meglio delle diapo e dei jpg. Per il prossimo viaggio, prima di decidere destinazione e giorno di partenza, scegli attentamente anche l’epoca di arrivo.
Qualità della vita come valutazione del benessere
Autori: Dott.ssa Emanuela DI NAPOLI*
Dott.ssa Giovanna LENCI**
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Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo Studio Via XX Settembre 19/3 - Genova Tel: 010.8608850 Cell: 3489899380
**Psicologo Genova
Qualità di vita e componente emotiva: nuovi parametri per la valutazione del benessere globale.
“Che cos’è l’armonia in un uomo, e tra l’uomo e il suo mondo -la qualità di vita- cui aspirano il paziente, il medico e la società?”
J. R. Elkinton
L’origine dell’espressione “qualità di vita” (QoL: Quality of Life) è da collocare nella letteratura socio-politica dei primi anni ’60: Lyndon Johnson, allora Presidente degli Stati Uniti, durante un discorso alla Nazione sostenne che gli obiettivi da lui perseguiti non potevano essere valutati soltanto in termini economici ma, appunto, in termini di “qualità di vita”.

Solo alcuni anni più tardi, nel 1966, per la prima volta il termine QoL viene introdotto in una rivista medica ad opera del medico J.R. Elkinton. Nel suo editoriale dal titolo “Medicina e qualità della vita”, Elkinton fornisce una definizione di QoL comprendente non solo il benessere e la soddisfazione (“l’armonia in un uomo”), ma anche la relazione tra l’individuo e l’ambiente (“l’armonia tra l’uomo e il suo mondo”), che corrisponderebbe a quello che oggigiorno definiamo “stato funzionale” e “condizioni di vita ambientali”. In passato il concetto “qualità di vita” è stato troppo semplicisticamente assimilato a quello di salute, dimenticando che, nella sua tradizionale interpretazione, esso è molto più ampio poiché, pur abbracciando comunque lo stato di salute mentale e fisica, comprende altri ambiti, come per esempio aspirazioni, valori personali e grado di soddisfazione nelle relazioni sociali. Nel 1948 l’OMS ha proposto la definizione di salute come “ stato di completo benessere fisico, mentale e sociale” , differenziandola dalla semplice assenza di malattia. Spesso questa definizione viene equivocata nel senso che, apparentemente, l’assenza di malattia è il cardine oltre il quale raggiungere il benessere. In realtà, il benessere psicofisico e sociale sono obiettivi della persona con malattia tanto quanto lo sono per la persona priva di malattia.
Questa accezione del concetto di salute implica perciò la presenza di una qualità della vita intesa come il completo, ed anche contestualizzato, star bene dell’individuo sul piano fisico, mentale, spirituale e sociale. Va sottolineato che lo stato di benessere e le condizioni di vita che lo favoriscono possono subire dei cambiamenti, nel corso della vita, in ogni individuo. La “valutazione clinica” del soggetto da sola quindi non è sufficiente a fornirci un quadro completo della sua qualità della vita in quanto ci fornisce essenzialmente una misurazione “oggettiva” del grado di benessere fisico. Per avere un quadro completo occorre pertanto affiancare alla valutazione clinica una quantificazione soggettiva, ossia affidata direttamente alla persona che, compilando opportuni questionari, fornisce indicazioni precise sulla propria salute, mentale e fisica, sull’efficienza sociale e lavorativa e quindi sulla qualità globale della sua vita così come da lui percepita ma, soprattutto, vissuta. Questo modello di percezione individuale può essere definito quindi come grado di benessere complessivo avvertito dal paziente in un preciso momento dell’esistenza. E’ quindi nel concetto di percezione individuale di qualità di vita che la misurazione deve essere focalizzata poiché il paziente sia adulto che bambino è l’unico in grado di percepire realmente la propria vita e quindi di giudicarla. A conferma di questo vari studi (Poli e Romano, 2000) che hanno paragonato la misurazione medica della qualità della vita, con quella realmente percepita dal soggetto, hanno evidenziato differenze molto sostanziali: risulta infatti che soggetti con grado di salute generale comparabile percepiscono stati
di salute anche molto diversi. Questo, aggiungono gli autori, assume particolare rilevanza nei pazienti affetti da patologie croniche, nei quali la massima parte dei sintomi origina da angosce psicologiche che comprendono dolori non alleviabili, conflitti interpersonali, sfiducia personale, cambiamenti e soprattutto limitazioni nelle consuete abitudini di vita. La maggior parte degli strumenti utilizzati per valutare la qualità di vita consiste in questionari compilati direttamente dai soggetti interessati. Storicamente infatti la qualità di vita dei bambini veniva valutata secondo il punto di vista dei genitori, ma le ricerche in merito hanno dimostrato una divergenza tra quella autopercepita dal bambino, e quella riferita dal genitore. Quest’ultimo, infatti, tenderebbe ad eccedere o a sottovalutare il benessere del figlio. I questionari, valutano diverse dimensioni o aree dell’esperienza umana che possano abbracciarne molteplici aspetti, connessi allo stato funzionale del soggetto, esaminato sotto diversi profili (fisico, di ruolo, cognitivo, emozionale, sociale) permettendo di ottenere una misura sensibile del grado di piacere e di soddisfazione che le persone sperimentano nei diversi settori della vita quotidiana. La tabella mostra alcuni esempi di domande suddivise per aree, che rappresentano le diverse dimensioni. Le risposte alle domande possono essere di tipo sì/no oppure prevedere una serie di risposte “a scala”, come ad esempio: “per niente”; “un po’”; “abbastanza”; “molto”. La qualità della vita, come entità misurabile, è oggetto di una crescente attenzione da parte del mondo sanitario per la centralità che il paziente sta assumendo nelle decisioni che riguardano la salute. Il punto di vista del paziente, attraverso le sue percezioni, credenze, emozioni, esperienze di vita quotidiana, diviene così un nuovo parametro, che si affianca agli indicatori clinici nella valutazione dell’esito di trattamenti o di cambiamenti nello
stato di salute della popolazione in generale o gruppi di pazienti affetti da determinate patologie. Questo parametro si rivela tanto più importante, quanto più la pratica medica ed epidemiologica si trova di fronte a quadri clinici complessi, spesso composti da più patologie ad andamento cronico. Oggi gli interrogativi sulla quantità del vivere richiamano con sempre maggiore insistenza quelli della sua qualità.
UN OSPEDALE AL MESE
AUSL di Viterbo
REGIONE LAZIO AZIENDA UNITA’ SANITARIA LOCALE VITERBO Via Enrico Fermi 15 - 01100 Viterbo tel. 0761 – 237405/237001 Fax 0761-237006 e-mail: addettostampa@asl.vt.it www.asl.vt.it
Al blocco operatorio di Belcolle introdotta l’innovativa tecnologia RFid.
Interventi chirurgici più sicuri col bracciale elettronico
Il sistema permette la corretta identificazione del paziente prima dell’intervento.
Pazienti e operatori più sicuri all’interno del blocco operatorio. E’ il duplice obiettivo raggiunto presso l’ospedale Belcolle di Viterbo con l’introduzione del bracciale elettronico. Unico esempio, al momento, nella Regione Lazio nell’applicazione dell’innovativa tecnologia RFid (Radio Frequenza) impiegata per l’identificazione del ricoverato.
Il progetto, fortemente voluto dal direttore generale della Ausl di Viterbo, Giuseppe Aloisio, nella sua fase operativa è stato seguito dal direttore sanitario del nosocomio viterbese, Giuseppe Cimarello, dal direttore del blocco operatorio, Alberigo Paoletti, e dall’ingegner Giovanni Riccio. “Nel bracciale legato al polso del paziente – spiega Riccio - sono memorizzate tutte le informazioni relative all’anagrafica dell’utente, all’operazione a cui sarà sottoposto, al lato dell’intervento qualora ci sia. Cosa che, ad esempio, sul codice a barre (alternativa al bracciale elettronico) non c’è. Il codice a barre, infatti, permette una lettura cruda del dato. Sul bracciale, invece, si può intervenire anche nel momento della lettura, aggiungendo delle informazioni che si ritengono utili”.
Il supporto informatico viene applicato al ricoverato in reparto. Tramite lettore, poi, l’utente può vedere e confermare i propri dati anagrafici. Infine nella recovery room (dove si prepara e si risveglia il paziente dopo l’intervento) e nella sala operatoria, altri lettori sono a disposizione degli operatori sanitari impegnati nel blocco operatorio. “Una struttura – dice Alberigo Paoletti–
nella quale accedono 13 unità operative e dove, mediamente, vengono operate almeno 20 persone al giorno, oltre seimila l’anno. Tutti interventi di media e alta complessità chirurgica. Il rischio, dunque, che si incappi in qualsiasi tipo di errore è molto alto. Che sia un errore di identificazione del paziente, di un possibile scambio di persona, di un cambio del lato su cui si deve intervenire, oppure di uno sbaglio nella lettura dei dati. La nuova tecnologia garantisce la sicurezza del cittadino, che è identificato nel modo giusto e corretto, e dell’operatore”.
In generale, tutto il blocco operatorio di Belcolle è interessato da un processo di informatizzazione di una complessità estrema che parte dal reparto, con le liste operatorie preparate tramite un apposito software, e che si completa con il riempimento del registro informatico direttamente in sala operatoria, fornita di moderni touch screen. Al momento il bracciale elettronico è stato introdotto nell’Unità operativa di Urologia. Dopo l’estate il sistema sarà esteso progressivamente, e a moduli, a tutte le unità operative che utilizzano il blocco. Un processo, questo, che si completerà entro un anno.
“La corretta identificazione del paziente – commenta il direttore sanitario dell’ospedale di Viterbo, Giuseppe Cimarello – è una delle dieci raccomandazioni fatte dal Ministero della Salute ai sistemi sanitari locali. Oltre ai benefici in termini di sicurezza, il bracciale elettronico porterà notevoli vantaggi all’azienda”. Dalla riduzione dei tempi morti alla trasparenza, dall’utilizzo appropriato delle risorse alla possibilità di archiviare i dati informatizzandoli. “In un prossimo futuro - conclude Cimarello prevediamo l’abbattimento dei tempi che al momento vengono dedicati al cartaceo. Sulle liste d’attesa operatorie, poi, siamo già in grado di garantire una trasparenza assoluta, in quanto sono rese accessibili a tutti all’interno del sistema centrale. Anche le eventuali modifiche sono registrate e, quindi, devono essere giustamente motivate. Sotto ogni punto di vista, dunque, l’innovazione tecnologica di cui ci siamo dotati permetterà a Belcolle di fare dei notevoli passi in avanti nell’erogazione dei propri servizi”.