La distorsione della caviglia
Autore: Dott. Salvatore ARDITO
Prof. Associato di Ortopedia e Traumatologia Università Studi di Catania
Tel. 095 373166
Per distorsione s’intende la perdita “temporanea” dei rapporti articolari, con lesione delle strutture capsuloligamentose. Rispetto a tutte le altre distorsioni quella della caviglia è particolarmente frequente nonché invalidante e, purtroppo, spesso sottovalutata.
Per esprimere un giudizio diagnostico è necessario, come sempre, un controllo specialistico,nonché un esame radiografico, per escludere la presenza di una lesione scheletrica , ed inoltre può essere utile, talora, anche un ‘ecografia, che metta in evidenza le lesioni delle varie strutture periarticolari. Clinicamente si manifesta con dolore, edema diffuso perimalleolare, tumefazione ed impotenza funzionale.
Gli esiti di una distorsione misconosciuta o trascurata sono rappresentati da edema cronico, instabilità articolare e persistenza della sintomatologia dolorosi. Di particolare significato è diagnosticare precocemente la distorsione.
La terapia è proporzionale all’entità delle lesioni; si può ricorrere, oltre che al riposo per qualche giorno, alla terapia farmacologica, all’ uso di una calza elastica fino al ginocchio, oppure, nei casi più gravi all’ immobilizzazione con bendaggio elastico contenitivo (Tensoplast) o gambaletto gessato, munito di tacco, per consentire un carico graduale dopo pochi giorni. Può comunque residuare anche una sindrome algodistrofica di Landeck, secondaria all’ insorgenza di turbe simpatiche e che si manifesta radio graficamente con la presenza di una osteoporosi diffusa anche alle ossa tarsali.
CICATRICI DELL’ANIMA
Olive
Maria Vittoria BRIZZI TESSITORE
Dott. in Medicina e Chirurgia
Dott. in Lingue e Letterature
Straniere
Prof. in Materie Letterarie
Genova
Tel. 010/54.51.677
Cell. 348/32.25.941
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Il dottore Edward Bach, medico, ideatore della floriterapia che porta il suo nome sosteneva che, per curare il malato, occorre osservarne a fondo le reazioni del fisico e della mente. Annotava come il paziente reagisce di fronte alla malattia e come tale risposta può incidere sul corso della malattia stessa. Diede molta importanza alla personalità dell’individuo, alla visione che questi aveva della vita, alle sue emozioni, sentimenti. Tutto ciò, che a una analisi non approfondita, potrebbe sembrare inutile, fu per Bach un punto di partenza per il trattamento della malattia fisica. Trovandomi d’accordo su tale teoria e metodo, possiamo riconoscere ancora una volta che la mente e il corpo non devono essere curati separatamente e che la malattia ci parla con il linguaggio dell’anima.
Nulla dovrebbe essere scisso. La perfezione non è la polarità ma, bensì, l’ unità. I conflitti, le malattie che fanno parte del percorso della vita lasciano però a prescindere dalle considerazioni sui metodi terapeutici , delle tracce o cicatrici. In ogni senso. A consolazione possiamo constatare che, in generale, il nostro corpo da una infezione esce rinforzato così come, da ogni conflitto, esce rinforzata la mente, la parte più spirituale, più impalpabile di noi stessi, quella che contiene “ il mondo delle idee”. Da ogni trauma che subiamo acquisiamo consapevolezza.
Anche se a caro prezzo. Le cicatrici tardano a rimarginarsi. A lato delle indispensabili cure che volta a volta e a seconda della malattia del paziente sarà necessario prescrivere, è utile assumere, durante le convalescenze, il fiore di Bach denominato “Olive”. E’ etichettato con il seguente commento.” Rigenerazione. Nella pace risorgo alla vita del corpo e dello spirito”. L’olivo è sempre stato il simbolo della pace e dell’armonia. L’infusione bachiana che ne deriva è adatta a coloro che hanno molto sofferto.