Lattazione nei neonati fondamentale la stimolazione

 

L’importanza della lattazione nei neonati pretermine nelle UTIN.
Da oggi la parola d’ordine è: stimolazione Fondamentale tirare o spremere il latte già nelle prime ore dopo il parto: stimolare il seno da subito può assicurare le prime gocce di colostro al bambino e permette di prendere confidenza con l’operazione di estrazione del latte. Sono 5.000 l’anno i bambini che nascono prematuramente e sotto i 1500 grammi in Italia. Le percentuali delle nascite premature sono in aumento, in compenso migliorano le loro condizioni di salute: oggi sopravvive il 90% dei neonati con peso inferiore ai 1.500 grammi, negli anni ’60 non si arrivava al 25%. Dagli studi dello Human Lactation Research Group il punto sulla lattazione pretermine nel corso del congresso internazionale “Nutrizione con latte umano” tenutosi a Venezia i giorni 7e 8 maggio 2010, promosso da Medela.
L’alimentazione con latte materno possiede indubbi benefici sia per il bambino che per la mamma, per questo l’Organizzazione Mondiale della Sanità da sempre la incoraggia fortemente insieme all’allattamento al seno esclusivo dalla nascita per 6 mesi completi. I dati epidemiologici documentano il fatto che l’alimentazione naturale è utile non solo per i nati sani a termine, ma anche per i nati che necessitano di cure assistenziali speciali (prematuri, neonati di basso peso, neonati patologici).
I prematuri, se nutriti con latte materno, vanno meno soggetti ad infezioni gravi (sepsi, meningiti) ed ad enterocolite necrotizzante, tutte patologie ad elevata mortalità e con possibili conseguenze sulla salute a lungo termine.
Nonostante questi innumerevoli vantaggi, l’allattamento esclusivo viene messo in pratica in una percentuale ridotta di casi. Non si tratta solo del fatto che generalmente il bambino pretermine ha difficoltà ad attaccarsi al seno. Infatti, prima che lui sia eventualmente pronto a farlo, manca un incisivo, sistematico incoraggiamento e supporto alle mamme dei bambini prematuri per intraprendere la lattazione, ritenuta magari troppo stressante o addirittura erroneamente controindicata, nel caso in cui le mamme debbano assumere farmaci al parto e nei primi giorni dopo il parto.
Diventa quindi sempre più importante non solo intervenire nella rimozione di eventuali ostacoli all’allattamento, ma promuovere la nutrizione con il materno nelle Unità di Terapia Intensiva Neonatale (UTIN) incentivando le mamme a spremere il proprio latte senza perdere giorni preziosi. “Riuscire ad allattare un bambino nato alla 30° o alla 27° settimana di gravidanza, a volte anche prima, non è facile, ma è sicuramente possibile, nonostante tutti gli ostacoli – afferma Riccardo Davanzo, Pediatra presso la neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale dell’IRCSS Burlo Garofalo, Trieste – Il primo è rappresentato dalla separazione del neonato pretermine dalla mamma: è difficile allattare da “lontano”, ma è importante riuscirci.
Per un buon avvio è fondamentale che il bambino inizi a poppare subito e costantemente, ma ad un neonato ricoverato in terapia intensiva questo non accade quasi mai; perciò la parola d’ordine è: stimolare il seno. L’ideale, se le condizioni di salute della mamma lo permettono, è provare a tirare o spremere il latte nelle prime ore dopo il parto, cominciando così a prendere confidenza con l’operazione di estrazione e assicurando le prime gocce di colostro al bambino.
Tutte le mamme potenzialmente producono latte, ma vari fattori, quali lo stress o fattori di tipo organizzativo vanno a diminuirne la qualità”.
Ogni giorno in Italia nascono in media 13 nuovi bambini con peso alla nascita inferiore a 1500 grammi che vengono “attaccati ad una macchina” anziché al seno della madre: sono circa 5.000 l’anno. Le percentuali delle nascite premature sono in aumento, in compenso migliorano le loro condizioni di salute: oggi sopravvive il 90% dei neonati con peso inferiore ai 1.500 grammi, negli anni ’60 non si arrivava al 25%.
“L’alimentazione con latte materno magari mediante sondino è molto importante per un neonato in terapia intensiva - continua Davanzo - perché gli fornisce una maggiore protezione contro le infezioni, riduce l’incidenza di patologie a carico dell`intestino, stimola la crescita e lo sviluppo neurologico.
Il rischio relativo di enterocolite necrotizzante per i nati pretermine nutriti con formula rispetto al latte umano aumenta di 2.46 volte, mentre si riduce dello 0.47% il rischio di sepsi/meningiti. Inoltre, allattare aiuta la madre a sentirsi attiva e partecipe, in un momento in cui i genitori sperimentano un forte senso di impotenza. In seguito, l’allattamento al seno potrà contribuire a recuperare un senso di “normalità”.
Ma il latte materno è sufficiente a fornire i nutrienti necessari al bambino pretermine?
Recenti studi hanno comparato il latte a termine e quello pretermine ed hanno mostrato che quest’ultimo tende ad avere alti valori proteici, un contenuto molto diverso di acidi grassi e maggiori livelli elettroliti (ad esempio sodio e potassio).
Il latte materno è composto da diversi fattori protettivi necessari allo sviluppo che sono indiscutibilmente benefici per il bambino prematuro e, in media, il latte delle madri che partoriscono prima del termine ha una densità calorica maggiore di quello delle madri di bambini nati a termine. Tuttavia la composizione e la densità nutrizionale del latte pretermine variano a seconda della prematurità e in particolare da madre a madre, pertanto nella maggioranza dei casi si rende necessaria l’aggiunta di fortificanti.
“Nascere prematuri implica un brusco arresto della crescita e dello sviluppo intrauterini. Il neonato prematuro si configura di conseguenza come un’emergenza anche dal punto di vista nutrizionale, la presa in carico di questi neonati rappresenta una “sfida” per il neonatologo ed il nutrizionista“– afferma Paola Roggero, Pediatra Gastroenterologa della Terapia Intensiva Neonatale della Clinica Mangiagalli di Milano. - Il contenuto proteico ed energetico del latte materno, i cui benefici sono indiscussi, non è sufficiente a supportare la crescita dei neonati prematuri ad un ritmo paragonabile alla crescita fetale. Ne deriva pertanto la necessità di “fortificare” il latte materno per poter garantire una migliore crescita.
Dei fortificanti disponibili in commercio, quelli derivati dal latte bovino presentano una composizione in aminoacidi differente rispetto al latte materno e possono essere meno tollerati rispetto ai fortificanti derivati dal latte umano, su cui la ricerca sta concentrando i suoi sviluppi.
”ANATOMIA DEL SENO “AL LAVORO”
La mammella
La mammella è formata da ghiandole lattifere, destinate cioè alla produzione del latte, circondate da tessuto adiposo e da tessuto connettivo (legamenti di Cooper). Il latte prodotto dalle ghiandole viene trasportato al capezzolo tramite dotti lattiferi. Durante i mesi di gravidanza, il seno si prepara all’allattamento e nella maggior parte dei casi aumenta in dimensioni e diventa più teso. Particolari ghiandole, dette di Montgomery, concentrate nell’areola, si ingrossano e iniziano a secernere una sostanza oleosa che lubrificherà e proteggerà il capezzolo durante la poppata.
L’areola diventerà più scura ed è anche possibile che i capezzoli si facciano più prominenti.
Il seno è un insieme di diversi tessuti e ognuno di essi ha una sua funzione specifica:
• Legamenti di Cooper: tessuto connettivo e adiposo che sostiene il seno e lo àncora al torace
• Grasso retrommarario: cuscinetto adiposo posizionato nella parte posteriore del seno
• Tessuto ghiandolare: produce il latte
• Grasso sottocutaneo: tessuto adiposo che si trova appena sotto la pelle
• Lobulo contenente gli alveoli: ogni lobulo contiene dai 10 ai 100 alveoli raggruppati
• Dotto lattifero: deputato al trasporto del latte
L’alveolo
Il tessuto ghiandolare è composto di alveoli. Ogni alveolo è una sorta di sacchettino che contiene il latte prodotto che sarà riversato nei dotti lattiferi. Più alveoli si uniscono a formare i lobuli. Un modo per visualizzare le strutture del seno è disegnare un albero. Gli alveoli sono le foglie e i dotti sono i rami. Molti rami più piccoli si uniscono a pochi rami più grandi che infine diventano il tronco dell’albero.
La “spremitura” del latte avviene attraverso le cellule mio epiteliali che spremono gli alveoli e forzano il latte ad uscire dalla mammella.
Il lattocita è la cellula produttrice di latte. E‘ una sorta di piccola fabbrica deputata alla produzione ed invio del latte nell’alveolo. Il dotto lattifero, invece, è il canale che consente al latte di lasciare gli alveoli e passare, attraverso il seno, al bambino.
Il lattocita
Il lattocita si comporta come una piccola fabbrica in funzione ed ogni sua componente gioca un ruolo importante:
Nucleo: contiene il DNA della cellula, è responsabile di come la cellula appare e di ciò che contiene. È una parte molto complessa, responsabile del metabolismo della cellula stessa.
Reticolo endoplastico: è una sorta di rete che agisce come un filtro nei confronti delle molecole, soprattutto proteine e lattosio.
Apparato del Golgi: è responsabile del “trasporto” delle proteine
Giunzioni: hanno 3 funzioni principali: adesione (tengono unite le cellule), occlusione (controllano il passaggio di alcune sostanze), comunicazione
Il latte materno è vivo e spalanca affascinanti percorsi di ricerca
Gli studi dello Human Lactation Reasearch Group dell’University of Western Australia hanno fatto luce sulla straordinaria complessità della composizione del latte materno, sul suo mutare costantemente durante le diverse fasi della poppata ma anche nei diversi periodi dell’allattamento, con i conseguenti benefici per il bambino e la mamma. Dai lavori, infatti, emerge che il latte materno muta in risposta alle esigenze del bambino nelle diverse fasi di crescita, fornendo un nutrimento eccezionale al neonato, che migliora la resistenza alle malattie, oltre a potenziare lo sviluppo intellettuale e altre funzioni vitali. I risultati hanno anche evidenziato i vantaggi fisiologici per la madre.
Gli studi confermano ancora una volta quanto il fluido sia dinamico, adattabile e “vivo” nel vero senso della parola. Negli anni scorsi, i pochi che si occupavano di ricerca in questo settore, credevano che il latte materno fosse un liquido statico e immutabile, simile al latte prodotto in serie che si acquista nei negozi.
Il latte materno è invece il miglior artista della trasformazione: non sta mai fermo. Per esempio fornisce sempre il giusto apporto energetico. Contiene più calorie nelle prime settimane, quando il bambino cresce velocemente e poi sempre meno, man mano che la crescita rallenta. In seguito, quando il bambino ha bisogno di maggiori energie per gattonare e imparare a camminare, il latte diventa nuovamente più energetico. In particolare, il latte materno sembra offrire proprio l’esatto livello di protezione immunitaria.
È sempre sufficiente per proteggere i neonati, ma allo stesso tempo non è mai troppo, tale da impigrirne il sistema immunitario e impedirne lo sviluppo. Per esempio, il colostro, il latte denso e ricco prodotto subito dopo la nascita, abbonda di anticorpi che proteggono il neonato quando il suo sistema immunitario non si è ancora sviluppato. Poi, quando i bambini crescono e il loro sistema immunitario si rafforza, la percentuale di questi anticorpi si riduce.

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Naturopatia: principi e concetti fondamentali

Edizione 2010 - Pilgrim Edizioni, Aulla (MS),
pag. 126, prezzo € 14,00 - ISBN 978-88-95569-23-9

Viviamo in un periodo in cui l’attenzione per il benessere psico-fisico dell’individuo rappresenta una legittima richiesta della persona, che sempre di più, cerca la via del benessere attraverso strumenti e cure naturali. Pertanto, parlare di Naturopatia potrebbe apparire un semplice discorso di tendenza, invece, si osserva un fenomeno inversamente proporzionale: più si sviluppa la ricerca scientifica e i risultati applicati ottenuti dal tecnicismo della scientificità, tanto più aumenta il desiderio dell’uomo di ritrovare una propria dimensione spirituale e un benessere psico-fisico in armonia col contesto universale.
Questa legittima aspettativa dell’uomo moderno ha portato ad una crescita e diffusione significativa delle discipline olistiche e della medicina naturale, chiedendo come risposta alle sue sofferenze non un farmaco o una prescrizione, bensì, una risposta contestuale ed una motivazione agli accadimenti di determinati avvenimenti, che rappresentano le causa del suo stato di malessere. Non è il rimedio, e nemmeno le innumerevoli analisi che spesso è sottoposta una persona desiderosa di conoscere il motivo e l’origine della propria sofferenza; ma, il principio nascosto, l’arcano, che conduce verso la malattia e la sofferenza. Nei confronti di tali aspettative non può essere la scientificità e il tecnicismo conseguente ad appagare questa legittima richiesta umana: la verità, come in ogni cosa, è dentro di noi.
Dentro di noi si sviluppa la malattia e dentro di noi esiste la fonte di guarigione: vis medicatrix naturae. Cioè il potere curativo della natura: espressione della capacità di mantenimento dell’equilibrio dell’omeostasi corporea in rapporto alle interazioni con l’ecosistema tra i vari organismi viventi e le condizioni geo-meteoclimatiche. Infine, identificare nella sofferenza, attraverso l’accettazione e la consapevolezza, il messaggio archetipo di percezione delle informazioni del contesto universale (principio unitario) che possa orientare la persona verso la propria crescita spirituale.
Nel libro sono definite le leggi fondamentali che regolano la vita universale, il rapporto tra il micro e macro cosmo, il principio olonomico, la legge del dualismo e la sincronicità degli eventi che determinano il percorso di ciascuno di noi verso la ricerca dell’unità. L’Opera “Naturopatia – Principi e concetti fondamentali” del prof. Rocco Carbone, vincitrice del Premio Editoriale Pellegrini dell’Anima, ex aequo 2009, rappresenta l’inizio di una nuova era della naturopatia, poiché, le teorie della scientificità e gli assiomi della scienza, si ritrovano e si integrano per procedere univocamente verso il benessere e la felicità dell’uomo.

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La salute materno-infantile

 

Per tante, troppe donne nel mondo, il viaggio dal concepimento al parto ha un finale drammatico. Troppe donne ancora, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, muoiono a causa di complicazioni che subentrano durante la gravidanza, al momento del parto o subito dopo. Nella maggioranza dei casi questa morte è accompagnata anche da quella del neonato che non sopravvive oltre il primo anno di vita. Secondo i dati diffusi dalle Nazioni Unite, ogni minuto una donna muore per complicazioni durante la gravidanza o il parto, 536.000 donne l’anno e oltre 10 milioni di donne riportano disabilità permanenti in seguito a gravidanze o parti difficili.
La gravidanza è la principale causa di morte per le donne in età fertile nei Paesi in via di Sviluppo, nei quali si concentra il 99% dei decessi, spesso per problemi che in altre parti del mondo sarebbero facilmente curabili, quali emorragie, parti podalici e convulsioni. Ogni anno circa 16 milioni di adolescenti tra i 15 e i 19 anni partoriscono e le complicazioni al parto sono la prima causa di morte tra queste giovani ragazze nei Paesi in via di Sviluppo.
Nonostante la salute durante la gravidanza e il parto siano il quinto Obiettivo del Millennio che nel 2000 189 Capi di Stato si sono impegnati a ridurre significativamente entro io 2015, ancora troppo poco è stato fatto: l’analfabetismo e i tabù locali rendono spesso difficile – se non impossibile – per una donna decidere quando diventare madre, evitare gravidanze troppo precoci o ravvicinate, rivolgersi con fiducia all’assistenza sanitaria - comunque spesso inadeguata – o raggiungere gli ospedali al momento del parto per mancanza di mezzi o infrastrutture. Per arginare il problema è necessario assicurare controlli pre e post-natali per mamme e neonati diffondere un’educazione igienico-sanitaria, promuovere una cultura di prevenzione dei rischi legati a gravidanze troppo precoci e parti ravvicinati e garantire alle donne - e alle famiglie – di poter decidere della propria vita riproduttiva. Perché nessuna donna debba ancora dare la vita rischiando la propria.
Marta Vida Fondazione Pangea Onlus

PROBLEMATICA DELLA SALUTE MATERNO-INFANTILE
Il problema: 536.000 donne muoiono ogni anno per complicazioni durante la gravidanza e il parto, il 99% delle quali nei Paesi in via di sviluppo. Le cause principali L’impossibilità da parte della donna di gestire la propria sfera sessuale e la propria vita riproduttiva, a causa di culture e tradizioni che la escludono dal sapere e dalla possibilità di decidere, è una delle cause principali della mortalità materna. Oltre 200 milioni di donne nel mondo non fanno uso di sistemi di contraccezione adeguati, o perché non ne conoscono l’esistenza, o perché non ne hanno accesso, o perché non hanno la libertà di poter scegliere di utilizzarli.
Ciò viene favorito dall’analfabetismo, dalla mancanza di conoscenza dei propri diritti e dall’ignoranza delle nozioni di base relative alla propria salute, all’igiene e la salute riproduttiva.
L’analfabetismo e i tabù locali non favoriscono le buone pratiche del sottoporsi a visite durante la gravidanza o del recarsi presso strutture ospedaliere per il parto. Inoltre le tradizioni locali, come l’obbligo a matrimoni precoci o le violenze subite, determinano spesso gravidanze in età troppo giovane o troppo ravvicinate tra loro, rendendo più difficile e rischioso partorire. Ogni anno circa 16 milioni di adolescenti tra i 15 e i 19 anni partoriscono.
Le complicazioni al parto sono la prima causa di morte tra queste giovani ragazze nei Paesi in via di Sviluppo. Circa il 50% delle donne al mondo partorisce da sola o assistita da persone non esperte: Nei Paesi in via di sviluppo c’è una grave carenza di personale sanitario specializzato, specialmente di ostetriche, e di strutture sanitarie e attrezzature adeguate per dare la corretta assistenza durante la gravidanza, nel delicato momento del parto e nel periodo post parto. Peggiorata dall’inacessibilità a fonti di acqua e/o di acqua potabile, dalla mancanza di igiene personale e dell’ambiente circostante.
Le soluzioni
Garantire l’accesso a un’assistenza sanitaria di qualità durante la gravidanza e il parto:
• Cure prenatali.
• Cure post parto per mamma e neonato.
• Presenza di personale preparato durante il parto e di ostetriche in caso di emergenza. Accesso alla pianificazione familiare
• Consulenza per aiutare le coppie a compiere scelte consapevoli in tema di pianificazione familiare.
• Servizi di prevenzione e ritardo della gravidanza.
Accesso a metodi contraccettivi
• Possibilità di abortire in maniera sicura, quando l’aborto è legale. (Ogni anno circa 20 milioni di aborti avvengono in situazioni che mettono a rischio la salute delle donne).
• Aumento dell’istruzione tra le femmine: se in possesso di nozioni sulla salute riproduttiva, la sessualità, e la prevenzione della trasmissione HIV/AIDS le donne sono in grado di prendere decisioni consapevoli in merito.

MENAYE DONKOR INDOSSA IL NODO PANGEA
Per contribuire al lavoro di Pangea viene proposto il NODO, simbolo del rifiuto e dello sdegno per la violenza molte donne hanno subito durante la propria vita, sotto forma di ciondolo o di anello. Il Nodo, richiedibile a Pangea (www.pangeaonlus.org) a fronte di una donazione minima di 12 Euro (10 euro +2 di spese di spedizione), diventa così segno di una solidarietà concreta alla risoluzione del problema della violenza di genere.
Anche Menaye Donkor, modella ed ex Miss Universe Ghana, da sempre molto sensibile ai diritti delle donne, sostiene Fondazione Pangea nel creare strumenti di empowerment femminile, indossando il Nodo Pangea. Menaye Donkor, nasce a Toronto il 20 marzo del 1981. Nel 2004 viene eletta Miss Universe Ghana e si laurea a pieni voti in Marketing presso la York University di Toronto.
Nel 2005 fonda un’associazione “Menaye Charity Org”, che aiuta i bambini orfani e i piccoli malati di Aids e successivamente una scuola nella sua città di origine, Agona Asafo. Menaye desidera continuare a occuparsi di progetti di solidarietà in Ghana e sogna di dar vita a una società che si occupi di formare e sostenere giovani imprenditrici. Da circa tre anni è legata al centrocampista dell’Inter, Sulley Muntari, con cui vive a Milano.

GRANDI RISULTATI CON PICCOLI SFORZI Fondazione Pangea lavora da anni in Paesi quali l’Afghanistan e l’India, in cui si registrano i tassi più alti di mortalità materno-infantile al mondo. Con uno dei seguenti Regali Solidali, si può aiutare una mamma a partorire serenamente e a prevenire complicazioni a lei e al suo bambino. 20 euro per un CORSO IGIENE-SANITA’ E SALUTE RIPRODUTTIVA 50 euro per VISITE POST PARTO PER MAMMA E BEBE’ 80 euro per CONTROLLI PRENATALI CON ECOGRAFIA 82 centesimi al giorno SOSTEGNO A DISTANZA DI UNA MAMMA per un anno Fondazione Pangea Onlus tel. 02 733202 www.pangeaonlus.org/sostieniunamamma

FONDAZIONE PANGEA ONLUS La Fondazione Pangea Onlus è un’organizzazione non profit che dal 2002 lavora per favorire condizioni di sviluppo economico e sociale delle Donne e delle loro famiglie attraverso strumenti quali: l'istruzione, l'educazione ai diritti umani, la formazione professionale, l'educazione igienico-sanitaria e alla salute riproduttiva e la micro finanza, per la creazione di attività generatrici di reddito. Pangea opera in collaborazione con associazioni e gruppi locali di donne che condividono la volontà di un’azione efficace che renda le donne protagoniste del loro stesso percorso di riscatto economico e sociale e che favorisca la loro partecipazione attiva allo sviluppo della comunità di appartenenza e dell’intero Paese. Perché: Una Donna è una moltiplicatrice di benessere nella società in cui vive, è il nodo di una rete sociale e di solidarietà. Troppo spesso, però, essere Donna significa essere vittima di situazioni politiche instabili, di precetti religiosi e di pregiudizi sociali. Troppo spesso, essere Donna significa essere privata dei propri diritti. Per questo noi della Fondazione Pangea Onlus vogliamo essere solidali con le Donne, per individuare e denunciare ogni tipo di violazione dei loro Diritti in tutti quei Paesi che presentano situazioni radicate di disagio e povertà. Ma Pangea non è solo DENUNCIA. È soprattutto AZIONE. Perché è importante aiutare ogni Donna a costruire una vita ricca di certezze e di speranze per se stessa e per la comunità in cui vive. Perché una Donna può diventare una moltiplicatrice di Pace. Attualmente Pangea è impegnata in Afghanistan, India, Nepal, Repubblica Democratica del Congo, Sudafrica e da marzo 2008 in Italia con un progetto che mira a sostenere il percorso di uscita dalla violenza delle donne che si rivolgono a cinque centri antiviolenza.

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