Chirurgia vascolare laser: come salvare la safena
Autore: Dr.ssa Cadigia HASSAN
Con la consulenza:
Dott. Marco FLORIANI
Specialista in Chirurgia Generale,
Angiologia e Chirurgia Vascolare
all’Istituto Medico Quadronno
Via Quadronno 20 – 20122 Milano
Tel. 02 58312787 / 77
www.quadronno.it
Professore a contratto di Chirurgia
Vascolare Scuola di Chirurgia
dell’Università degli Studi di Milano
CHIRURGIA VASCOLARE LASER EVLT:
L’INTERVENTO SALVA SAFENA
PRONTI E VIA!
Per guarire dalle varici oggi non è più
necessario rimuovere per intero la safena.
Grazie ad un innovativo raggio laser, è possibile intervenire all’interno della
vena stessa, chiudendola. Così il sangue
venoso prende altre vie di risalita e
le varici formatesi sulle vene collaterali
in poco tempo guariscono. Senza complicanze
e con un solo giorno di convalescenza.
L’EVLT, ovvero la fotocoaugulazione
laser della vena safena, sostituisce oggi
il trattamento classico dell’incontinenza
safenica, rappresentato dalla safenectomia
o stripping safenico. Questa tecnica
innovativa mira all’eliminazione del
reflusso safenico non, come nel caso
della safenectomia, mediante l’asportazione
della vena bensì con la sua chiusura dall’interno. La safena quindi rimane
in sede, ma è come se non ci fosse
più, assumendo le caratteristiche di un
tubicino chiuso e inerte. Il sangue potrà
così raggiungere i grossi collettori venosi
principali attraverso vene collaterali
sane e quindi non refluenti.
FASE 1: PREPARAZIONE
Prima di praticare la fotocoaugulazione
laser, il paziente viene sottoposto all’ecocolordoppler,
un esame eseguito con
un apparecchio ad ultrasuoni al fine di accertare l’effettiva incontinenza della
safena. Tracciato sulla cute e per mezzo
dell’ecocolordoppler il decorso dellasafena da trattare, il paziente viene preparato
con disinfezione e materiale sterile.
Inizia quindi la fase di inserimento
nella safena di una guida, di un cateterino
e quindi della sottilissima fibra laser;
questa viene fatta risalire sino allo sbocco
della safena nella vena femorale (o
nella poplitea nel caso in cui si intervenga
sulla piccola safena). Il corretto posizionamento
della fibra viene controllato
per mezzo dell’ecografo.
FASE 2: CHIRURGIA LASER
Somministrata l’anestesia locale lungo il
decorso della safena, la vena viene
quindi fotocoaugulata eseguendo una
graduale e progressiva retrazione della
fibra laser. La lunghezza d’onda del raggio
laser è specifica (940 nanometri)
perché l’energia veicolata venga assorbita
dall’emoglobina e dall’acqua. Questa
azione consente la chiusura della safena
attraverso la vaporizzazione delle
pareti interne e del suo contenuto.
FASE 3: POST OPERATORIO
Al termine della procedura, della durata
di 30-40 minuti, vengono posti degli
spessori di garza in corrispondenza del
segmento vasale fotocoagulato e l’arto
viene inguainato in una calza elastica
del tipo “mezzo collant”, 2° classe di
compressione. Salvo diverse indicazioni,
questa andrà mantenuta in sede per 4
giorni continuativamente (giorno e
notte), per altri 4 giorni solo durante le
ore diurne (le compressioni in garza verranno
rimosse dal paziente al termine
dei primi quattro giorni).
Al paziente viene consigliata l’assunzione
di 1 compressa di anti-infiammatorio
la sera dell’intervento al momento di
coricarsi e la mattina successiva al
risveglio. Anticoagulanti quali eparina a
basso peso molecolare verranno prescritti
solo se clinicamente indicato,
quindi a discrezione dello specialista.
I RISULTATI
Per poter ammirare la scomparsa totale
e permanente delle varici occorrerà
attendere 2-4 mesi.
Trascorso tale periodo è possibile che
alcune varici sulle vene collaterali,
essendo di grosse dimensioni prima
dell’intervento, anziché scomparire si
riducano soltanto: in questo caso si
potrà intervenire con delle semplici iniezioni
sclerosanti per cancellarle del
tutto. “A seguito della mia esperienza e
in accordo con i più – riferisce il dottor
Marco Floriani, specialista in Chirurgia
Generale, Angiologia e Chirurgia
Vascolare all’Istituto Medico Quadronno
di Milano - tendiamo a non trattare le
varici safeniche al termine della EVLT,
in quanto queste tendono a scomparire
o a ridursi significativamente in modo
spontaneo e nell’arco di tempo di 2-4
mesi. Solo successivamente, in occasione
quindi del secondo controllo,
provvediamo all’eventuale sclerosi di
varici residue (il più delle volte con finalità
estetica e se richiesto dal paziente).
Tale atteggiamento mira a ridurre
ancor di più il trauma dell’intervento (realmente minimo), evitando così un
trattamento aggiuntivo spesso non
necessario. Trattiamo invece nel corso
del medesimo intervento (con microflebectomia
o con sclerosi) le eventuali
varici di origine non safenica, quelle
cioè che poco risentirebbero della sola
EVLT.
CONTROLLI SUCCESSIVI
Il primo controllo post operatorio, se
non diversamente richiesto, viene solitamente
eseguito a 6-10 giorni dall’intervento.
Il secondo controllo viene
programmato a distanza variabile a
seconda del caso, ma in genere dopo
4-6 mesi dal trattamento. Sono raccomandati
successivi controlli annuali.
I VANTAGGI
La tecnica EVLT ha radicalmente cambiato
il trattamento della malattia varicosa
secondaria ad insufficienza safenica.
I vantaggi che EVLT offre rispetto al
trattamento chirurgico classico sono
numerosi e sostanziali.
Ecco i principali, riportati nella tabella
sottostante.
Il trattamento, come detto, è di tipo
ambulatoriale (ovvero con dimissione
immediata). Benché non ritenuto necessario
dalle linee guida internazionali,
nei centri più all’avanguardia l’intervento
viene eseguito in una normale sala
operatoria e in presenza di un anestesista
al fine di garantire al paziente la
massima sicurezza operativa.
IL DOTTOR LUCCHESI RISPONDE
Vero o falso
in chirurgia estetica
Autore: Dott. Riccardo LUCCHESI
Specialista in Chirurgia Plastica
e Ricostruttiva,
Studio Medico Privato - Milano
Tel. 02.794224
LE PROTESI MAMMARIE POSSONO
SCOPPIARE IN AEREO?
FALSO
Le minime variazioni pressorie che si
possono verificare a bordo di un aeroplano
durante decollo o atterraggionon possono avere la minima influenza
sulla loro integrità.
Le protesi mammarie sono state progettate
e realizzate per resistere a traumi
di ben altra natura ed entità, a cui
per altro non saranno per fortuna mai
sottoposte nel corso di un’esistenza.
Anche in questo campo esistono materiali
di alta o bassa qualità: noi ci riferiamo
ovviamente solo a quelle prodotte
dalle più importanti aziende, da cui
vengono garantite a vita.
LA LIPOASPIRAZIONE È PERICOLOSA?
FALSO
I tragici, per fortuna isolati incidenti
sono provocati dalla non osservanza di
norme elementari di scontata importanza
(spesso da parte di non-specialisti o
improvvisatori) come la corretta sterilizzazione
dello strumentario, la pronta
disponibilità di farmaci di emergenza e
ovviamente, come per ogni intervento
chirurgico, l’esecuzione degli esami
pre-operatori. La realtà è che la liposuzione è e rimane uno degli interventi di
chirurgia estetica più sicuri e con minori
rischi di complicanze rispetto ad altri,
perlomeno in mano a professionisti
capaci ed esperti e comunque quando
sia eseguita in strutture adeguate.
IL BOTULINO RENDE IL VISO APATICO
E INESPRESSIVO?
FALSO
L’utilizzo del botulino esige non solo
una specifica esperienza professionale
ma anche una perfetta conoscenza
dell’anatomia dinamica del volto, vale
a dire dell’equilibrio esistente tra i
numerosi vettori della muscolatura
mimica.
Questi sono i presupposti con cui è
possibile andare oltre la semplice
attenuazione delle rughe, ma addirittura
accentuare l’espressività di alcune
parti del viso senza rischi di innaturale
immobilità o inespressività.
ESISTE UN LIFTING FACCIALE DETTO “DELLA PAUSA PRANZO” CHE PUÒ
ESSERE EFFETTUATO IN COSÌ POCO
TEMPO DA POTER FARE RITORNO AL
LAVORO IL GIORNO STESSO?
FALSO
E’ buona regola ricordarsi che la bacchetta
magica era proprietà esclusiva
del mago Merlino e della Fata Turchina;
in generale, quanto più piccolo e rapido è un intervento di chirurgia estetica
quanto più piccolo o inesistente è il
risultato.
O se preferite, quanto più allettanti
sono le promesse di risultati stupefacenti
in tempi e costi irrisori, quanto
più facilmente saranno ingannevoli e
illusori.
L’AUMENTO DEL SENO È CAUSA DI
ALTERAZIONE DELLA SENSIBILITÀ
DELLA MAMMELLA?
VERO E FALSO
Dopo un intervento di mastoplastica
additiva è normale durante le prime settimane
una certa attenuazione o intorpidimentodelle sensibilità cutanea; questa è
incostante e transitoria ed è dovuta semplicemente
al normale processo infiammatorio
post-operatorio e non deve quindi
essere motivo di preoccupazione.
Invece, quando viene scelta l’incisione di
accesso periareolare, cioè sul margine
inferiore dell’areola, può in alcuni casi
determinarsi un’alterazione permanente
della sensibilità del capezzolo; di questa
possibilità deve esserne informata la
paziente per la scelta eventuale di soluzioni
chirurgiche alternative.
IL GRASSO RIMOSSO CON LA
LIPOASPIRAZIONE TENDE A
RIFORMARSI CON IL TEMPO?
FALSO
Gli adipociti (cioè le cellule responsabili
dell’accumulo di grasso) non si replicano e
quindi una volta rimosse non si può riformare
l’accumulo localizzato che è stato eliminato
con la liposcultura. Saranno sempre
possibili variazioni di peso, in aumento
o in diminuzione, ma queste avverranno in
forma armonica, senza più predisposizione
ad accumuli localizzati. In questo senso il
risultato della liposcultura deve considerarsi
definitivo.
Farmaci antimpotenza per la prostata
Autore: Prof. Aldo Franco DE ROSE
Specialista Urologo e Andrologo
Clinica Urologica -
Ospedale S. Martino Genova
Curare i disturbi della minzione causati
da Ipertrofia Prostatica Benigna con i
farmaci anti-impotenza. E’ questa la
novità che fra non molto interesserà il
mondo scientifico ed urologico in particolare.
Per il momento si tratta di datisull’efficacia e sicurezza di uno studio di
fase II ma i risultati sembrano incoraggianti
al punto che ha spinto i ricercatori
ad approfondire questo aspetto promovendo
un trial internazionale di fase III
su un largo numero di pazienti, che ha
l’intento di confermare e ampliare i risultati
emersi fino ad oggi.
I dati per il momento sono quelli dello
studio di McVary KT, ricercatore americano,
secondo cui il trattamento giornaliero
con tadalafil (Cialis), la pillola gialla
utilizzata per combattere l’impotenza,
migliora i sintomi tipici della iperplasia
prostatica benigna negli uomini ultraquarantenni:
difficoltà a svuotare la
vescica, indebolimento o intermittenza
del getto, sensazione di non completo
svuotamento, bruciori e stimolo frequente
ad urinare anche di notte.
Quegli stessi sintomi che fino ad ora
sono trattati principalmente con finasteride
e alfalitici.
L’azione nel facilitare la minzione del tadalafil, ma anche del sildenafil
(Viagra) e Vardenafil (Levitra) non sarebbe
differente da quella che si svolge a
livello dei corpi cavernosi: a livello della
prostata e del collo vescicale sono
infatti presenti recettori delle fosfodiesterasi
5 e 11; inoltre nell’ipertrofia
prostatica, sarebbero diminuiti i livelli
dell’enzima ossidonitrico sintetasi e
quindi di ossido nitrico. Il farmaco agirebbe
migliorando l’ossigenazione dei
tessuti, favorendo il rilascio delle fibre
muscolari, diminuendo le resistenze
prostatiche e quindi facilitando il deflusso
delle urine.
Nella ricerca americana 300 uomini
erano affetti da ipertrofia prostatica
benigna con disturbi urinari moderatiseveri.
I pazienti sono stati trattati con
tadalafil (5 e 20 mg) o con placebo
quotidianamente per un periodo di 12
settimane. Nei pazienti trattati con
tadalafil alla dose di 5 mg/die
dopo 6 settimane la stessa è
stata incrementata a 20
mg/die. L’efficacia del trattamento
è stata valutata mediante
l’utilizzo di dati strumentali
come l’uroflussimetria e l’utilizzo
di scale di valutazione dei
sintomi da ipertrofia prostatica
riconosciute e validate dalla
comunità scientifica internazionale
(IPSS). Il beneficio era già
presente dopo 6 settimane di trattamento giornaliero con tadalafil 5
mg e si è mantenuto anche alla dose di
20 mg nelle 6 settimane successive.
Analogo beneficio si è dimostrato sui
parametri di valutazione della disfunzione
erettile in quel sottogruppo di
pazienti affetti sia da ipertrofia prostatica
che da disfunzione sessuale. Anche
studi con il sildenafil (Viagra) presenti
in letteratura hanno dimostrato un
miglioramento dei disturbi minzionali in
circa il 60% dei soggetti con Ipertrofia
Prostatica Benigna. Inoltre, sempre allo
stesso sildenafil, recentemente è stata
riconosciuta la validità per il trattamento
dell’ipertensione polmonare (PAH),
malattia rara e potenzialmente mortale,
che consiste in un aumento anomalo
della pressione sanguigna nelle arterie
dei polmoni. Insomma farmaci potenzialmente
validi non solo per l’impotenza
sessuale maschile.
L’equilibrio del corpo dipende anche dai denti
Autore: Dott. Bahri ADIS
Specialista in Odontoiatria -
Milano
Tel. 020.58303737
Sito: www..dentesthetic.it
Postura & occlusione
Dall’inizio del XXI secolo stiamo assistendo
ad un costante aumento
dell’attenzione verso il corpo: lo dimostrano
i successi di palestre, di centri
benessere e il numero crescente di
persone che si sottopongono a interventi
di chirurgia estetica. La bellezza è però solo l’immagine esterna di un
equilibrio interiore. Un’armonia che si
acquisisce rispettando le esigenze
della mente, ma anche quelle del
corpo.
Conosci la tua postura?
Definita come “l’atteggiamento che il
nostro corpo assume abitualmente”,
la postura riveste un’importanza basilare
per l’equilibrio dell’intero organismo.
Nella struttura del corpo umano
esistono, infatti, diversi “allineamenti
paralleli” che hanno la funzione di
sensori di controllo e permettono di
mantenere una buona armonia fisica.
Questi “piani paralleli” includono il
piano orecchi e quello oculare, il
piano spalle, quello dei gomiti, il
piano pelvico, le ginocchia e, infine,
quello dei piedi. Quando il parallelismo
tra questi piani viene meno,
sopravviene uno squilibrio fisico con
sintomi debilitativi che possono manifestarsi
in varie parti del corpo.
La salute parte dalla bocca
Il Dr. Carlson, una figura autorevole
nella medicina, ha osservato clinicamente
che pazienti che non rispondono
a terapie tradizionali per la cura di
malattie croniche quali cefalee, cervicale,
dolori alla parte inferiore della
colonna vertebrale o problemi alle
gambe, spesso presentano distorsioni
nell’allineamento parallelo delle
loro parti superiori.
Prendiamo in considerazione la
bocca: due file di bei denti allineati
che combaciano perfettamente, non
corrispondono solo a un bel sorriso,
ma indicano soprattutto un giusto
rapporto funzionale tra le varie parti
dell’apparato stomatognatico (ossa,
articolazione temporo-mandibolare,
muscoli masticatori, denti).
A sua volta, l’armonia di questo
apparato è in stretta relazione con lo
stato di salute dell’intero organismo.
Basta pensare alla posizione della
mandibola e al suo ruolo nel bilanciamento
della postura cranio-vertebrale.
Mal di testa, vertigini, torcicollo?
La colpa può essere dei denti
Può sembrare incredibile, ma è stato
accertato che alcuni disturbi quali
vertigini, mali di testa, torcicollo,
disturbi alla vista, dolori alla colonna
e agli arti che sembrano avere cause
inspiegabili e che spesso non sono
neppure riscontrabili dagli esami di
laboratorio o strumentali, possono
dipendere da una malocclusione dentale,
cioè da un cattivo allineamento
e combaciamento dei denti.
Tra le patologie più importanti derivanti
da una malocclusione dentale,
segnalo:
- patologie dell’articolazione temporo-mandibolare (lussazioni riducibili
e non riducibili del menisco): si
manifestano con scrosci articolari,
dolori nella regione pre-auricolare,
limitazione nell’apertura della
bocca, deviazione nel tragitto di
apertura e chiusura della mandibola;
- cefalea muscolo-tensiva: è dovuta
allo spasmo dei muscoli masticatori,
causato da una malposizione
mandibolare. Il dolore è a carattere
intenso, continuo e a localizzazione
prevalentemente facciale, temporale
e/o nucale. I muscoli della colonna
cervicale si contraggono per
compensare la posizione alterata
della mandibola;
- otalgia: la retrusione e la deviazione
mandibolare possono provocare
continui traumi a carico dell’orecchio.
Questo stimolo negativo che
si ripropone ogni volta che la persona
mastica, deglutisce o chiude la
bocca, predispone col tempo ad
una super-infezione e quindi alla
comparsa di otiti ricorrenti e croniche;
- alterazione della postura e dolore
vertebrale: quando la mandibola assume una posizione scorretta
(sia in condizione di riposo che
durante l’attività funzionale), la
postura cervicale si può alterare
per compensare tale posizione.
Questo atteggiamento compensatorio
della colonna comporta però
un’attività molto accentuata dei
muscoli della schiena e una “malposizione”
delle vertebre con la
comparsa di dolore a livello del
rachide. Se poi la postura della
colonna rimane alterata nel tempo,
si può addirittura andare incontro a
patologie più gravi, degenerative o
compressive.
Gli esami per valutare funzione e
postura
La ricerca dentale è oggi avanzatissima
e si rivela di grande aiuto nel
risolvere problemi posturali.
Attraverso una serie di sofisticati
esami che effettuo nei miei studi di
Milano e di Francoforte, riesco a
valutare tutti i fattori di una postura
e, di conseguenza, a individuare la
terapia più adatta.
Inizio sempre da un esame clinico,
poi, secondo la necessità, eseguo:
- l’esame stabilometrico (su una
pedana baropodometrica posturale).
Diviso in tre fasi, l’esame stabilisce
la funzionalità dell’apparato stomatognatico;
- l’esame elettromiografico (si tratta
di un esame dei muscoli eseguito
con un elettromiografo, in cinque
fasi);
- l’esame kinesiografico. Eseguo
l’esame con un kinesiografo
che, in sette fasi, valuta i
movimenti mandibolari;
- esame con l’elettrostimolatore
TENS, con il quale effettuo
stimolazioni a diverse frequenze
per il rilassamento dei muscoli interessati. Regolo la frequenza
in base al livello di tensione
del muscolo.
La terapia
Al termine degli esami, dopo un’accurata
valutazione di tutti i fattori della
postura, la terapia che applico consiste
nel ripristino totale dell’occlusione
dento-scheletrica.
Per raggiungere questo obiettivo,
cerco di riportare l’armonia tra la
posizione dell’articolazione temporomandibolare
e le cuspidi dei denti
laterali nelle fosse dei denti antagonisti.
Questo avviene quando, in posizione
centrale, ottengo una occlusione non
disturbata.
Tra le metodologie che utilizzo,
segnalo:
- le placche masticatorie individuali
di rilassamento;
- la terapia ortodontica (quando i
denti sono sani, ma malposizionati);
- il ripristino con capsule in zircone o
ceramica con cui posso regolare
una masticazione perfetta.