ADMO un’associazione nata per necessità di vita

Costituita nel 1990 per volontà di un gruppo di persone fortemente motivate a creare, anche in Italia, una valida banca dati di donatori volontari, ADMO - Associazione Donatori Midollo Osseo - ha come scopo principale informare la popolazione italiana sulla
possibilità di combattere la leucemia e altre malattie del sangue (quali i linfoma, il mieloma, la thalassemia) attraverso la donazione e il trapianto di midollo osseo.
Sono molte le persone che ogni anno in Italia necessitano di trapianto, ma purtroppo la compatibilità genetica è un fattore raro, che ha maggiori probabilità di esistere tra consanguinei. Per coloro che non hanno un donatore consanguineo, dunque, la speranza
di trovare un midollo compatibile per il trapianto è legata all’esistenza del maggior numero possibile di donatori volontari tipizzati, dei quali cioè siano già note le caratteristiche genetiche registrate in una banca dati.
Si valuta che in Italia siano necessari circa 1.000 donatori effettivi all’anno.
Una stima destinata ad aumentare notevolmente, se si tiene conto che il trapianto delle cellule staminali presenti nel midollo osseo è attualmente al centro di ricerche anche nel campo dei tumori solidi, mentre stanno diventando di routine alcune applicazioni
in campo genetico, come nel caso delle thalassemie. In questa realtà, ADMO svolge un ruolo fondamentale di stimolo e coordinamento: fornisce agli interessati tutte le informazioni sulla donazione del midollo osseo e invia i potenziali donatori ai
centri trasfusionali del Servizio Sanitario Nazionale, presso i quali vengono sottoposti alla tipizzazione HLA, che avviene con un semplice prelievo di sangue. I dati vengono poi
inviati al Registro Italiano Donatori Midollo Osseo (IBMDR), nel più assoluto rispetto della normativa sulla privacy.
L’Associazione Donatori Midollo Osseo è arrivata a coprire, nel tempo, l’intero territorio nazionale grazie alla costituzione di ADMO regionali, associazioni autonome ma con uguale statuto e operanti sotto lo stesso marchio d’immagine, in un secondo tempo riunitesi nella Federazione Italiana e coadiuvate da sezioni e gruppi.
Oggi, ADMO Federazione Italiana è un’organizzazione senza scopo di lucro con personalità giuridica, che si occupa del coordinamento e dello scambio di informazioni fra le ADMO
regionali e dei rapporti con gli organi centrali (come Assessorati e Ministeri) e con l’estero (per esempio France Adot, OMIDOT ovvero Organizzazione Mondiale per
l’Informazione sulla Donazione di Organi e Tessuti affiliata all’Organizzazione Mondiale della Sanità).
ADMO E IBMDR, IL REGISTRO ITALIANO DONATORI MIDOLLO OSSEO
Partiamo da un dato di fatto. Nel 1990, alla nascita di ADMO, i donatori italiani erano 2.500. Oggi sono oltre 320.000. È vero: quando nei primi anni qualche genitore disperato
a causa della perdita del figlio - per non aver trovato un donatore di midollo osseo compatibile - girava in lungo e in largo l’Italia per trovare qualcuno disposto a gettare il cuore oltre l’ostacolo e creare un’Associazione per impedire che altri figli morissero, molti degli stessi medici che ascoltavano quei genitori pensavano che la loro disperazione
non avrebbe potuto portarli lontano. E invece…
Un fondamentale successo di ADMO in Italia è rappresentato dall’entrata in vigore della Legge n° 52 del 6 marzo 2001, che riconosce il Registro Italiano Donatori Midollo Osseo e tutela la figura del donatore.
Il 5 giugno 2002, con Decreto del Ministro della Salute, ADMO è stata nominata nella Commissione Nazionale per i trapianti allogenici da non consanguineo (prevista dalla Legge citata).
Il Registro Italiano Donatori Midollo Osseo è una delle strutture che operano in 43 Paesi del mondo, allo scopo di reperire un donatore compatibile per i pazienti che ne hanno
necessità. Le caratteristiche genetiche di tutti i potenziali donatori del mondo (attualmente oltre 12 milioni) sono raccolte, con cadenza bimestrale, in un database chiamato Bone Marrow Donor World Wide, gestito dall’Università di Leida.
Precedentemente alla nascita ufficiale di ADMO, ovvero nel 1989, è stato
avviato in Italia un programma denominato ‘Donazione di Midollo Osseo’, con lo scopo di procurare ai pazienti ematologici in attesa di trapianto, ma privi del donatore ideale - il ‘fratello’ HLA identico - un donatore volontario, estraneo alla famiglia, con caratteristiche immunogenetiche tali da consentire il trapianto con elevate probabilità
di successo. E questo programma è stato realizzato sulla spinta di alcune società scientifiche interessate alla terapia del trapianto: la Società Italiana di Ematologia,
l’Associazione Italiana di Immunogenetica e Biologia dei Trapianti, l’Associazione Italiana
Emato-Oncologica Pediatrica, la Società Italiana di Immunoematologia e Trasfusione del Sangue.
La realizzazione è basata su diverse strutture pubbliche quali i Registri Regionali, i Centri Donatori, i Centri Prelievo, i Centri Trapianto e prevede un Registro Nazionale - ovvero la
struttura di maggior rilevanza - che è stato identificato nel Laboratorio di Istocompatibilità dell’Ente Ospedaliero Galliera di Genova. Si tratta della struttura principale di questo programma, un vero e proprioCentro di Coordinamento Nazionale, che ha come funzioni:
- la cura e la raccolta dei dati anagrafici e immunogenetici dei potenziali donatori di midollo osseo sul territorio nazionale;
- l’attuazione delle strategie finalizzate a tutelare l’anonimato e l’assoluta confidenzialità dei dati;
- la distribuzione di strumenti informatici e telematici per la ricerca in tempo reale alle strutture sanitarie che collaborano al programma;
- i contatti con i registri internazionali per rendere disponibile il maggior numero di donatori;
- la collaborazione con organizzazioni sovranazionali quali EDS (European Donor Segretariat), EMDIS (European Marrow Donor Information System), Europdonor, WMDA (World Marrow Donor Association) e NMDP (National Marrow Donor Program) per raggiungere ed uniformare i propri standard operativi a quelli mondali;
- la raccolta dei risultati dei trapianti allogenici da MUD eseguiti in Italia (di tutti i trapianti che vedono coinvolti pazienti o donatori italiani);
- l’elaborazione di statistiche e reports sull’andamento del programma Donazione di Midollo Osseo.
Inoltre, per raggiungere gli scopi istituzionali:
- propone i protocolli operativi per tutte le fasi della ricerca;
- vaglia la completezza e la congruità agli standard stabiliti dalla Commissione Consultiva delle richieste di ricerca MUD;
- coordina ed analizza rapidamente le richieste di ricerca;
- mantiene informato il Centro Trapianti o il Registro Internazionale che ha attivato la ricerca sullo stato della stessa;
- richiede ed eventualmente sollecita le informazioni necessarie al proseguimento o alla sospensione della ricerca;
- funge da tramite per i pagamenti delle eventuali spese da sostenere o da esigere nei riguardi dei Registri Internazionali.
IL TRAPIANTO DI MIDOLLO OSSEO: COME E PERCHÉ
Il trapianto di midollo osseo (TMO) trova indicazione come terapia in varie forme dileucemia, nelle sindromi mielodisplasiche, in alcuni linfomi e, al di fuori della patologia tumorale, nelle anemie aplastiche severe, in vari disordini genetici quali le gravi
immunodeficienze, la thalassemia major e altre condizioni cliniche più rare (mucopolisaccaridosi, osteoporosi, morbo di Gaucher eccetera).
La sua efficacia varia a seconda della patologia di base, della precocità dell’intervento, della fase evolutiva della malattia, dell’eventuale protocollo chemioterapico, dell’età e delle condizioni cliniche del paziente, del grado di compatibilità tra ricevente e donatore.
Si distinguono tre forme di trapianto: autologo, quando il midollo viene prelevato dal paziente stesso e gli viene reinfuso dopo un trattamento ‘di pulizia’; allogenico da donatore consanguineo, quando il donatore è un familiare del paziente, di norma un fratello o una sorella; allogenico da donatore non consanguineo (MUD) quando il donatore è un volontario iscritto in uno dei Registri di tutto il mondo. I trapianti allogenici di midollo sono stati praticati per lo più in pazienti che disponevano di un donatore consanguineo, un fratello o una sorella con caratteristiche emotipologiche
identiche per un particolare sistema chiamato HLA: per ragioni genetiche è relativamente facile trovare soggetti HLA identici all’interno di una fratria, poiché il 25% dei soggetti eredita dai genitori lo stesso tratto cromosomico. Nonostante ciò, soprattutto per il
decremento della natalità, si è constatato che un solo paziente su tre può trovare il donatore ideale nell’ambito familiare (in Italia ogni anno si trovano in questa situazione almeno 1.000 pazienti che attendono il trapianto). Malgrado la grande difficoltà di reperire soggetti fenotipicamente uguali, i risultati soddisfacenti ottenuti ricorrendo
a donatori non consanguinei (MUD - Marrow Unrelated Donor) hanno portato alla nascita in tutto il mondo di Registri nazionali di potenziali donatori di midollo osseo.
Il termine trapianto è usato comunemente in relazione agli organi, mentre il midollo osseo è un tessuto che viene reinfuso al paziente per via endovenosa, senza un’operazione chirurgica.
Il paziente viene prima sottoposto a intense dosi di chemioterapia e radioterapia per eliminare il midollo ammalato e, dopo la reinfusione del midollo del donatore, intercorre un periodo di 20/25 giorni prima che il nuovo midollo riprenda le sue funzioni.
Durante tutto il trattamento il paziente viene tenuto in camera sterile per evitare che l’immunodeficienzaindotta possa portare conseguenze lesive.
A CHE PUNTO SIAMO? LA PAROLA ALLA DOTTORESSA NICOLETTA SACCHI
(dirigente responsabile della Struttura Complessa Laboratorio di Istocompatibilità e IBMDR, sede del Registro Nazionale Italiano Donatori Midollo Osseo – Ospedale Galliera di Genova) Il trapianto di cellule staminali emopoietiche da oltre trent’anni rappresenta
ormai una comprovata terapia per un ampio numero di malattie gravi o gravissime, altrimenti non curabili. Proprio per queste diverse indicazioni e per i buoni risultati che
si ottengono nella maggioranza dei riceventi, il numero dei trapianti è in continua espansione. Nel 2006 ci sono state, in tutto il mondo, quasi 8.500 donazioni di cellule staminali emopoietiche da non consanguineo: donazioni che, nel 40% dei casi, hanno ‘viaggiato’ attraverso Paesi diversi. E nel febbraio del 2007, attraverso un accordo Stato-Regioni, è stato affidato all’IBMDR il compito di coordinare anche le ricerche di cellule
staminali emopoietiche allogeniche non consanguinee da sangue placentare, agevolando così il compito del trapiantologo che, con un’unica richiesta a favore del proprio paziente, può indagare le caratteristiche di tutte le possibili fonti di cellule staminali
emopoietiche disponibili nel mondo. Ma questo non è tutto, perché proprio nel luglio di quest’anno si è verificato un altro fatto importante, che proietta ulteriormente il Registro italiano nell’universo scientifico mondiale: grazie anche alla Fondazione
IBMDR, infatti, il nostro Registro è stato accreditato dalla World Marrow Donor Association (WMDA), ovvero l’Ente che si è assunto il compito di tutelare i donatori di cellule staminali emopoietiche di tutto il mondo, fissando accurati standard di funzionamento e richiedendo lo scrupoloso rispetto di requisiti chiaramente individuati
e individuabili. Un Registro nazionale viene infatti accreditato dalla WMDA quando può documentare di seguire diligentemente gli standard di questa Associazione. E si tratta
di standard che riguardano, in particolare:
* l’organizzazione generale del Registro,
* le regole per il reclutamento dei volontari,
* la loro caratterizzazione dal punto di vista sia clinico sia in termini di quantità e qualità delle tipizzazioni per gli antigeni di istocompatibilità,
* le procedure da seguire nell’effettuazione di una ricerca,
* i criteri di selezione di un donatore per uno specifico paziente,
* la raccolta, la lavorazione e il trasporto delle cellule staminali emopoietiche,
* il controllo clinico (ovvero il cosiddetto follow-up) a breve e a lungo termine sia del donatore, sia del ricevente.
La certificazione WMDA non è facile da ottenere e richiede di esibire una vasta serie di documenti in grado di testimoniare la correttezza e l’irreprensibilità del comportamento del Registro nazionale, oltre che di tutte le strutture coinvolte (soprattutto dei
diciotto Registri regionali che rappresentano l’IBMDR sul territorio italiano), in ognuna delle attività indicate precedentemente. È certo, peraltro, che una volta conseguito l’accreditamento, un Registro viene riconosciuto idoneo, valido e di ottima qualità.
Inoltre - e questo è un aspetto ancora più importante - in tutte le procedure
di ricerca attua uno standard internazionale, adottato anche dalle altre omologhe strutture estere. Ciò significa avere un linguaggio comune e parametri di approccio alla ricerca similari: e questo velocizza, standardizza e qualifica le procedure.
C’è però un aspetto critico della nostra attività che va esaminato. Da qualche anno si registra purtroppo un costante decremento nel numero di nuovi iscritti, che a malapena riesce a compensare il numero dei dimessi. E poiché spesso ci giungono richieste
di chiarimento o critiche relative al limite di età suggerito per l’iscrizione (35 anni), è necessario fare chiarezza su questo argomento.
Alcune doverose precisazioni. In primo luogo, i donatori giovani hanno l’evidente potenzialità di permanere per un tempo più lungo a disposizione dei malati. Non solo. I
risultati clinici che si raggiungono con il trapianto sono indubbiamente migliori quanto più il donatore è giovane, tant’è vero che la probabilità di un soggetto oltre i 46 anni di giungere alla donazione è di gran lunga inferiore rispetto alla probabilità di un
soggetto di 35 anni. Non va dimenticato, poi, che il Registro IBMDR (sorto nel 1989), con
i suoi quasi vent’anni di reclutamento, ha una media di età fra gli iscritti che pone ormai l’Italia fra i registri “anziani”: ciò significa che, a parità di compatibilità HLA, il trapiantologo selezionerà più volentieri un donatore internazionale giovane. Fra l’altro, il
73% dei soggetti che annualmente viene dimessi dal Registro risulta non più eleggibile alla donazione, in quanto ha raggiunto i 55 anni di età. E a ciò va aggiunto anche un altro dato di fatto. I soggetti meno rappresentati nel Registro IBMDR sono quelli appartenenti
alla fascia di età compresa fra i 18 e i 25 anni: abbiamo solo 15.000 individui con queste caratteristiche e, per la maggioranza, sono di sesso femminile.
Sarebbe quindi fortemente auspicabile sensibilizzare alla donazione di cellule staminali emopoietiche i giovani, soprattutto quelli che hanno appena concluso le scuole superiori.
È conseguente: ritengo ancora opportuno suggerire, come soglia d’iscrizione, il limite di età dei 35 anni, fatti salvi differenti programmi di reclutamento regionali. A fronte di un’indicazione generale, infatti, non è possibile fare un discorso univoco al riguardo,
ovvero applicabile in maniera uniforme a tutti i Registri Regionali italiani. È necessario partire dalla premessa che l’iscrizione di un nuovo donatore, con la conseguente tipizzazione tessutale, e anche la gestione della valutazione d’idoneità del volontario,
hanno un peso economico e organizzativo non indifferente e per nulla trascurabile. E, fra l’altro, non tutti i Registri Regionali usufruiscono di eguali o comparabili finanziamenti:
le analisi relative all’iscrizione dei volontari ai Registri Regionali, di cui all’articolo 3 della Legge 52, sono a carico delle regioni in cui si effettua l’iscrizione. Inoltre, le loro possibilità di reclutamento variano decisamente, e per i motivi più disparati, spesso in
relazione alla rispondenza della popolazione, alle sue caratteristiche o alle capacità di coinvolgimento dei propagandisti.
È chiaro, allora, che i Registri Regionali con molti donatori iscritti possono (anzi sarebbe fortemente auspicabile) attenersi al limite dei 35 anni alla data dell’arruolamento,
così come suggerito dai nostri standard. La situazione è diversa, invece, per i Registri Regionali con pochi volontari, i quali possono essere autorizzati a iscrivere nuovi donatori
con età superiore, senza comunque oltrepassare, di regola, i 40-45 anni.
Al di là di questo, non posso non ricordare come, nel corso di questo 2007, sia stato anche deciso - dalle Commissioni scientifiche IBMDR e dalla Consulta dei Registri Regionali - che un soggetto non idoneo alla donazione di midollo osseo per problemi legati all’anestesia, per esempio, già al momento dell’iscrizione può comunque dare il consenso per la sola procedura di prelievo da sangue periferico, dopo stimolazione con fattori di crescita.
Inoltre, sempre quest’anno, è stato anche stabilito (per la maggiore tutela del donatore di cellule staminali emopoietiche da midollo osseo) che venga rieffettuato un controllo del suo stato di salute sino a un anno dalla donazione. Per la donazione di
cellule da sangue periferico, invece, è già previsto un lungo follow up sino a dieci anni dalla donazione.
PERCHÉ ADMO PUNTA SUI TESTIMONIAL?
Ci sono molti sportivi, grandi campioni, splendidi nomi negli albi d’oro delle Olimpiadi. Ancora in attività. E ci sono anche attori, cantanti, personaggi dello spettacolo in genere. Alcuni di loro hanno già effettuato una donazione di midollo osseo e poi sono tornati alla loro normale attività. Ma tutti gli altri sono pronti a rispondere positivamente
nel momento in cui dovessero ricevere la richiesta di presentarsi in ospedale per donare il loro midollo osseo, poiché – in qualche parte del mondo – c’è qualcuno che sta aspettando di ricevere proprio le sue cellule staminali emopoietiche.
La peculiarità distintiva dei testimonial ADMO consiste nel fatto che ognuno di loro, prima di diventare personaggio - immagine di ADMO, viene tipizzato, per entrare così nel Registro Italiano Donatori Midollo Osseo. Il testimonial ADMO è dunque un donatore
(effettivo o potenziale) che molto può fare, in termini di comunicazione di sé e dunque del progetto ADMO per incentivare la donazione di midollo osseo. Donazione che a tutt’oggi, anche fra persone con un grado di scolarità elevata e un’apertura mentale
notevole, vede confondere il midollo osseo con il midollo spinale e pensare, di conseguenza, a un atto in qualche modo invalidante per il donatore.
Chi sono i donatori-testimonial di ADMO? Protagonisti del calcio come Paolo Maldini, Fabio Cannavaro, Roberto Mancini, Vincenzo Montella, Lorenzo Minotti; dominatori delle nevi
e del ghiaccio quali Giorgio Rocca, Pietro Piller Cottrer, Isolde Kostner, Peter Fill, Davide Simoncelli, Giorgio Di Centa, Karen Putzer, Matteo Anesi, Verena Stuffer, Ermanno Ioriatti; campioni a ‘pelo d’acqua’ del calibro di Federica Pellegrini, Tania Cagnotto e
Francesco Dell’Uomo; e poi fuoriclasse quali Kristian Ghedina, Marco Meoni, l’intera squadra di rugby ADMO Leonessa Brescia… Senza dimenticare i personaggi dello spettacolo, della musica, del cinema: Luca Calvani (l’attore ultimo tipizzato in
ordine di tempo, a gennaio), Walter Nudo, Fabrizio Frizzi, Paolo Belli, Daniele Groff… E i mitici piloti delle Frecce Tricolori!
KRISTIAN GHEDINA, GRANDE AMICO DI ADMO
Non si può non voler bene a Kristian Ghedina, uno tra i più sinceri testimonial di ADMO. “Fino a sei anni fa non conoscevo la realtà che sta dietro l’Associazione – spiega Kristian – probabilmente perché non ero mai stato toccato, anche nella cerchia familiare
e dei miei amici, da un problema come la leucemia, per esempio. Poi casualmente, dopo una gara di sci, fui avvicinato da due responsabili di ADMO che mi parlarono dell’Associazione e della peculiarità dei suoi testimonial, che sono tutti potenziali donatori di midollo osseo.
Mi sembrò subito un gran bel gesto di solidarietà, di amore puro quello che avrei potuto compiere. E così, nel giro di breve tempo, fui tipizzato a Bolzano”. Classe 1969, bellunese di Cortina d’Ampezzo, quando ha bisogno di ricaricare le batterie è a casa sua che torna. “Mi basta dormire anche una sola notte nel mio letto, ma devo farlo! Soltanto a casa riesco a ritrovare il giusto equilibrio”. A vent’anni il suo esordio nella Coppa del Mondo di sci e, subito, tutti gli occhi puntati sul campione considerato, a tutt’oggi, il più grande discesista italiano. Poi, dopo tanti successi sulle piste innevate, dal 2006 Ghedina si è messo alla prova sui nastri d’asfalto. “L’automobilismo è sempre stato l’altra mia grande passione – spiega – per cui quando mi hanno proposto di correre con la BMW ho accettato con entusiasmo.
Certo, se mi chiamano per qualche evento sciistico partecipo sempre volentieri, ma sono le gare automobilistiche a tenermi l’adrenalina alta!”. È talmente consapevole del suo ruolo di potenziale donatore di midollo osseo che, alla domanda di che cosa farebbe se venisse chiamato per una donazione proprio alla vigilia di una gara, che risponde subito: “Darei la priorità alla donazione”. Lui è così, vero fino in fondo. “Se posso fare del bene a qualcuno lo faccio. E sono felice di poterlo fare. Il rimprovero che, talvolta, mi rivolgono
i miei familiari o gli amici è che io, anche se sono pieno d’impegni, penso prima alla felicità degli altri e poi a me stesso”. Assoluta verità. Quando viene chiamato per
ADMO, si fa in quattro, magari spinge di più il piede sull’acceleratore ma arriva. Sempre.
Recentemente Kristian ha partecipato al programma di RAI Uno ‘Uomo &
Gentiluomo’, condotto da Milly Carlucci, ed è stato uno dei personaggi capace di
entrare subito nel cuore della gente. Come quando con tanta tenerezza
ha raccontato della madre, sua prima maestra di sci, che ha perso da ragazzino
per un incidente fuoripista.
O come quando è stato raggiunto in studio a sorpresa – mentre stava cantando –
dalla sua fidanzata, Patrizia Auer, anche lei un’ex atleta della Nazionale di sci. “È
stato un peccato che in RAI abbiano deciso d’interrompere il programma prima del previsto – dice Ghedina – perché se fosse continuato credo che avrei potuto trovare
l’occasione per parlare di ADMO”. E avrebbe sicuramente detto, a milioni di telespettatori, ciò che ripete ogni volta che sprona soprattutto i giovani a diventare donatori di midollo osseo: “Chi mi ha sempre sostenuto sulle piste da sci e ora mi sostiene lungo le piste d’asfalto, non si limiti a fare il tifo per me. Chi mi ama… mi segua
anche in ADMO!”.

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Paranoia: definizione e caratteristiche

Autore: Dott. Roberto VINCENZI
Psicologo
Studio: Via Cairoli 11, Genova
Tel: +39.010.2477034
vincenzi@ordinepsicologiliguria.it
www.roberto-vincenzi.com

Nel linguaggio di tutti i giorni “essere in paranoia” significa avere idee fisse, soffrire di un disturbo psicologico, parlare o agire in modo strano, non razionale, un po’ “da matti”.
In Psicologia, invece, la parola “paranoia” ha un senso preciso, diverso da quello dell’uso comune.
DEFINIZIONE E CARATTERISTICHE
Il significato attuale del termine “paranoia” e la sua distinzione dalla schizofrenia, risalgono alla psichiatria tedesca dell’Ottocento, che descriveva questo disturbo con le seguenti caratteristiche:
* E’ un tipo particolare di psicosi endogena, cioè una grave malattia mentale, che produce una alterazione profonda della personalità, la perdita della capacità di comprendere la realtà e di comportarsi in modo adeguato alla situazione.
* La paranoia è caratterizzata dal delirio, che riguarda temi di persecuzione, grandezza e gelosia. Questo tipo di delirio è molto spesso “sistematizzato”, cioè verte su un unico tema, intorno al quale costruisce una cornice che conserva qualche frammento di logica.
* Non é necessariamente accompagnata da allucinazioni, né da sintomi dissociativi o di deterioramento.
* La personalità paranoica, al di fuori dei suoi temi deliranti, presenta caratteristiche di pensiero abbastanza razionali, una normale intelligenza, capacità di relazione con gli altri.
* L’andamento della malattia é generalmente cronico.
A questa definizione si é arrivati in seguito alla evoluzione delle teorie psicologiche e psichiatriche dall’Ottocento ad oggi.
Il termine “paranoia”, infatti, risale alla lingua della Antica Grecia, ed è composto dalle parole “para” che significa “oltre”, “al di là” e “noia” che viene da “nous” e significa
“mente”. Quindi una “mente che va oltre il normale”.
Questa parola era adoperata dagli Antichi Greci per indicare la pazzia. Il significato attuale è stato elaborato dallo psichiatra tedesco dell’Ottocento Emil Kraepelin che, nel
1883, stabilì la distinzione tra la “paranoia” e le altre forme di delirio cronico.
Kraepelin incluse la paranoia fra le forme della “demenza precoce” (Dementia Praecox) accanto alla forma ebefrenica (pensiero e comportamento incoerenti e irrazionali) e a
quella catatonica (che si esprime col disturbo psicomotorio).
In seguito, nel 1908, Eugen Bleuler inventò la parola “schizofrenia” per definire la “demenza precoce” e distinse da essa una “forma paranoide”.
La parola “schizofrenia” deriva dal greco antico: “schizo” cioè “dividere” e “fren” che significa “mente”.
Una malattia che produce scissione del pensiero e dissociazione della personalità, cioè una “mente divisa”.
La distinzione tra paranoia e schizofrenia è stata confermata nel 1910 da Sigmund Freud secondo il qualesi trattava comunque di due disturbi diversi, anche se alcune caratteristiche potevano essere simili.
Attualmente, secondo il manuale americano DSM III R (Diagnositic and Statistical Manual of Mental Disorders), i criteri distintivi per for mulare la diagnosi di paranoia sono i
seguenti:
* Il delirio, della durata di almeno un mese, ha come oggetto situazioni che possono esistere nella vita reale (essere perseguitato, seguito, ingannato).
* Non sempre sono presenti allucinazioni uditive o visive e, quando invece ci sono, non sono così forti e presenti come nella schizofrenia.
* A parte il delirio, il comportamento è abbastanza normale.
* Se sulla paranoia si innesta anche la depressione, quest’ultima ha un andamento più breve.
* La paranoia non compromette del tutto la persona, come invece succede con la schizofrenia. Inoltre non é possibile provare che un fattore organico abbia causato e mantenuto il disturbo.
IL DELIRIO PARANOICO
Il delirio sistematizzato, “non bizzarro”, é una delle caratteristiche principali della paranoia; questa forma di delirio verte in genere su uno dei seguenti temi:
Delirio a sfondo persecutorio: il paranoico pensa di essere perseguitato da determinate categorie di persone, come ad esempio: i vicini di casa, i preti, i comunisti, i parenti, i militari, gli immigrati, la CIA, le spie.
Delirio di gelosia verso il partner: con l’ossessione di trovare le prove del tradimento.
Delirio di rivendicazione: desiderio di vendetta e rivalsa di chi sente di aver subito
torti e ingiustizie.
Delirio di avvelenamento: paura di essere avvelenati, contagiati, infettati. Chi ne soffre controlla sempre attentamente tutto ciò che mangia, beve, l’ambiente in cui vive, le persone che incontra.
Delirio erotomaniaco: la convinzione di essere segretamente amati da una persona famosa o importante. Ad esempio: vedo alla televisione una bella attrice che sorride e sono
convinto che sorrida proprio e solo a me, perché mi ama.
Delirio mistico riformista: persone che ritengono di essere “illuminati da Dio” o di aver capito il segreto dell’umanità.
Da questi pensieri, spesso, nasce il desiderio di fondare una setta religiosa o un movimento politico.
Delirio di riferimento: chi ne soffre se, ad esempio, vede due persone che parlano per strada, pensa che facciano riferimento a lui e che parlino male di lui.
Delirio di grandezza: il tema dominante é la convinzione di possedere uno straordinario valore, potere, personalità, cultura e di essere quindi una possibile vittima di persecutori
invidiosi.
Delirio somatico: quando prevale la convinzione di avere un qualche difetto, disturbo o malattia fisica, la cui vera gravità non è compresa o riconosciuta dai medici e dagli altri in
genere.

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Le alghe dal gusto gradevole da bere e spalmare

 

Le alghe, è noto, sono benefiche per la nostra salute e rappresentano un’importante fonte naturale di benessere.
Purtroppo, però, non è facile mangiarle per via del loro sapore piuttosto difficile per il palato. Certo, tutto cambia se possiamo assumere le loro virtù benefiche sorseggiando una bevanda dal gusto gradevole o spalmando un delicato paté vegetale.
È da questa semplice ma efficace idea che nascono Linealghe Cocktail e Linealghe Patè di Aramen 1.9.7.
Fondatrice della società è una donna, Tiziana Ferretti, che ha sperimentato in prima persona le potenzialità e gli effetti benefici delle alghe contenute in questi prodotti, perdendo 57 chili e migliorando allo stesso tempo il proprio stato di salute.
Non tutte le alghe sono uguali “La particolarità di questi prodotti è di contenere esclusivamente Alga Laminaria fresca pastorizzata, senza additivi e conservanti: in questo modo è possibile mantenere attive gran parte delle vitamine” dichiara Tiziana Ferretti, che per la messa a punto di Linealghe si è avvalsa della collaborazione di un comitato scientifico composto da un chimico, un biologo, un erborista, medici naturopati e una
ricercatrice specializzata in alghe marine.
Entrambi i prodotti, Linealghe Cocktail, notificato al Ministero della Sanità e Linealghe Paté, sono venduti esclusivamente nelle migliori farmacie. Le alghe utilizzate per Linealghe Cocktail vengo dall’Irlanda e precisamente dall’arcipelago delle isole Aran,
il cui nome ricorda quello della società, “Aramen”, dove vengono raccolte manualmente nel rispetto dei fondali marini in ambienti incontaminati.
Lo testimoniano le analisi chimiche dei prodotti: Linealghe Cocktail, in particolare, è stato testato anche dal professor Eugenio Luigi Iorio, dottore di ricerca in scienze biochimiche e presidente dell’Osservatorio Internazionale dei Sistemi Ossidativi.
In questi fondali incontaminati dell’Irlanda proliferano due specie di alghe: la Laminaria Digitata o alga bruna e il Chondrus Crispus o alga rossa, ciascuna con principi benefici
specifici.
L’alga bruna è una fonte di fibra alimentare solubile sotto forma di arginati e laminaria. I primi sono chimicamente simili alla pectina della frutta, ovvero sono fibre gelificanti, non
attaccabili dagli enzimi digestivi, con effetti positivi di varia natura sull’apparato gastrointestinale. Aiutano a contrastare la fame, il reflusso, la gastrite, e, poiché stimolano la peristalsi intestinale, sono un ottimo coadiuvante in caso di stipsi e ritenzione idrica. La laminaria, invece, ha una struttura chimica simile all’eparina, dall’azione anticoagulante e si lega facilmente al colesterolo, rallentandone l’assorbimento, con effetto di prevenzione delle malattie cardiovascolari: è stata utilizzata con successo anche per contrastare le infezioni micotiche. Contiene, inoltre, alte concentrazioni di iodio , efficace in caso di disfunzioni della tiroide e di potassio,
minerale utile alla vita delle cellule nervose e muscolari.
Il Chondrus crispus è invece un’alga rossa e una preziosa fonte di Carragheen e Agar , principi attivi con una particolare azione di prevenzione delle malattie infettive e dei processi tumorali.
Depurarsi e perdere peso con gusto e in salute L’attività antiossidante, antinfiammatoria
e immunostimolante delle alghe della bevanda è potenziata dalla presenza del sambuco, dalla rosa canina, dal mirtillo nero e dal finocchio, che oltre a rendere il gusto gradevole, contribuiscono a fare di Linealghe Cocktail un integratore alimentare indicato per
chi desidera depurarsi e perdere peso rispettando e migliorando il proprio stato di salute.
Il paté è una crema vegetale dal ridotto apporto calorico e dalle molteplici proprietà nutritive, che mescola il sapore delle alghe a quello dei topinambur, del radicchio, dei capperi e dei pinoli… ideale per chi non vuole rinunciare alla buona tavola.

 

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UN OSPEDALE AL MESE
Ospedale San Martino di Genova

Autori: Dott.ssa Rita ROSSO
Dott.ssa Francesca SAVAGLIA
Dott.ssa Roberta SERENA

“La gestione del Rischio Clinico il Modello dell’A.O.U. “San Martino” di Genova”
L’Azienda Ospedaliera Universitaria “San Martino” di Genova, in linea con quanto disposto dal Ministero della Salute e dalla Regione Liguria, ha implementato un modello che configura la Gestione del Rischio Clinico come un sistema di cultura, politiche,
obiettivi, persone, risorse, procedure e risultati, coerente con gli obiettivi di partecipazione dei professionisti e funzionale al raggiungimento del “Governo Clinico” e del “Governo del Contenzioso”, integrato con Sistemi per la Gestione della Qualità e con
l’Accreditamento Istituzionale Regionale.
La prima iniziativa intrapresa dalla Direzione è stata l’istituzione dell‘Unità di Gestione del Rischio (UGR) a partire dal 2004, quale aggregazione funzionale di diverse discipline a garanzia dell’integrazione delle competenze Legali, Tecniche, Sanitarie ed Amministrative.
Tale Unità, negli anni è andata via via arricchendosi di professionalità venendo a costituire un’insieme integrato multidisciplinare, il cui coordinamentoè stato affidato al Direttore dell’Unità Operativa Ufficio Qualità Accreditamento e U.R.P., la composizione
dal 2006 è costituita dai direttori (o da loro delegati) delle seguenti UU.OO.: Igiene ed Epidemiologia Ospedaliera, Prevenzione e Sicurezza Sanitaria Ospedaliera; Affari Generali
e Legali; Controllo di Gestione; Ufficio Qualità Accreditamento e URP; Medicina Legale; Farmacia; Servizio di Prevenzione e Protezione; Formazione e Aggiornamento; Medicina Preventiva e del Lavoro; Fisica Sanitaria.
A questi vanno aggiunti il Direttore del Dipartimento delle Professioni Sanitarie Infermieristiche, Ostetriche, Tecniche e Riabilitative, cinque membri del Collegio di Direzione (composto in totale da dodici Direttori di Dipartimento), un Rappresentante designato dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Genova, un Rappresentante designato del Collegio IPASVI, un Rappresentante designato delle
Associazioni di Volontariato e di Tutela del Malato. I progetti principali affrontati sono
stati: Organizzare annulamente Corsi di Formazione rivolti sia ai Responsabili Gestione Qualità delle 120 UU.OO. componenti i Dipartimenti, sia ai Coordinatori che ai Preposti alla Sicurezza. Attraverso i corsi sono stati illustrati e diffusi i principali strumenti di Gestione del Rischio, fornendo ai partecipanti metodologie necessarie per diventare attori del processo. Di particolare interesse è stato addestrare il personale di riferimento
su tecniche quali la Failure Mode Effect Analisys (FMEA-FMECA) che ha permesso di analizzare le criticità dei flussi assistenziali dei processi erogati attraverso l’implementazione di matrici di responsabilità che definiscono “chi fa che cosa nell’arco
delle 24 ore” per tutte le macroattività Accreditate (Degenza, Sale Operatorie, Day Hospital, Day Surgery, ecc.). All’interno delle matrici sono state individuate almeno quattro criticità assistenziali, inserite come obiettivo per i direttori di UUOO nella
scheda di budget, per misurare ed abbassare l’Indice di Priorità di Rischio per tali eventi avversi attraverso azioni preventive di contenimento del rischio.
Introdurre tecniche per la “Mediazione dei conflitti” tramite Root Causes Analisys (R.C.A.) sia attraverso la gestione dei reclami ad alta gravità, sia attraverso la gestione
delle Azioni Correttive e o Preventive provenienti dall’Incident Reporting (scheda di segnalazione anonima degli errori condivisa in tutta la Regione Liguria) utilizzando tecniche di confronto tra le parti interessate ed i sanitari ed evitare quindi il contenzioso.
Monitoraggio sistematico delle Cartelle Cliniche (aperte e chiuse) sia attraverso Verifiche Ispettive Interne condotte secondo criteri ISO, nell’ambito degli “Audit” previsti per
l’Accreditamento Istituzionale e per l’Accreditamento all’Eccellenza secondo la Norma UNI EN ISO 9001:2000, sia attraverso le letture di quelle archiviate utilizzando come riferimento sia standard Joint Commission I. che i criteri di Vincent e Wolff. Tale
strumento oggetto anch’esso della scheda di budget ci ha permesso di dare una valutazione sistemica e strutturata dell’appropriatezza della documentazione clinica.
Implementazione e diffusione degli “Audit Clinici” volti ad analizzare problematiche
caratterizzate da alti volumi, alta complessità, alta rischiosità ed alti costi. Il primo Audit svolto (2007-2008) ha analizzato la “Gestione pre ed intraoperatoria del paziente sottoposto ad intervento chirurgico finalizzata alla prevenzione del rischio infettivo”. Lo studio ha coinvolto tutti i blocchi operatori (14) cui afferiscono le UU.OO. chirurgiche
dell’Azienda. E’ stato valutato, da team competenti ed adeguatamente addestrati, un campione di 720 pazienti.
Introdurre e sperimentare l’”Audit correttivo” analizzando i casi di contenzioso più importanti per numerosità o gravità, coinvolgendo l’U.O. Affari Generali e Legali e l’U.O.
Medicina Legale, nonché i clinici interessati, al fine di ottenere non solo un miglioramento della Qualità dell’assistenzasanitaria ma anche una maggior tutela dei professionisti.
Il primo Audit svolto ha analizzato “Il percorso del paziente con trauma fratturativo in urgenza”, con particolare riferimento alla Radiologia del DEA, allo scopo di ridurre e monitorarele occasioni di contenzioso, valutamaggio: re se i casi di contenzioso fossero
ascrivibili realmente a mancanze tecniche, funzionali, organizzative o comportamentali
da parte del personale dell’Azienda ed infine, individuare, coinvolgendo i clinici, cambiamenti organizzativi, tecnici e funzionali per migliorare il percorso del paziente con
sospetta frattura. Lo studio ha preso in esame tutti i casi presenti nel database di monitoraggio del contenzioso relativi agli anni 2004 – 2006 e riguardanti le fratture non diagnosticate presso la radiologia del Dipartimento di Emergenza e Accettazione. Il progetto ha fornito risultati particolarmente significativi che hanno portato sia cambiamenti organizzativi che clinici con forte impatto sulle “Buone Pratiche” e pertanto
proseguirà nel 2008 andando ad analizzare le altre fasi del percorso come “Diagnosi e trattamento del paziente con trauma fratturativo in Pronto Soccorso” coinvolgendo
anche la traumatologia.
Il Servizio Prevenzione e Protezione ha portato avanti un progetto sull’attivazione
di un sistema di gestione della sicurezza nelle sale operatorie, attraverso un monitoraggio con uno specifico set di Indicatori La Farmacia ha monitorato l’uso dei Farmaci oncologici sia come registrazione AIFA che come Appropriatezza d’uso insieme agli Oncologi.
La Medicina Preventiva e del Lavoro ha portato a termine un progetto relativo
alla valutazione del rischio di eventi da allergia al lattice nel paziente e nell’operatore sanitario; l’obiettivo è quello di ottenere le Sala Operatoria interamente “ Latex free”
La Fisica Sanitaria ha portato a termine un progetto volto a ridurre la dose collettiva da radiazioni ionizzanti, ottimizzando le prestazioni per le indagini TAC allo scopo di diminuire la dose al paziente, mantenendo la quantità di informazioni diagnostiche necessarie. Per il 2008 la prosecuzione del lavoro riguarderà l’estensione della metodologia ad altre metodiche radiologiche
Gli Affari Generali e Legali hanno attuato uno studio dei sistemi assicurativi e delle varie forme di copertura del rischio che tengano conto delle attività di prevenzione e di controllo sui processi di cura e di verifica.
Tutto questo processo, però, non avrebbe potuto prescindere dalla reingegnerizzazione del processo di prescrizione e somministrazione dei farmaci.
È’ stata quindi introdotta la “Dose unica del farmaco”, dapprima in due UU.OO. pilota per poi essere estesa a tutta l’Azienda, implementando un sistema informatizzato per
la prescrizione personalizzata della terapia del paziente, per la preparazione della terapia “per dose unitaria”, per la somministrazione della terapia e del controllo del somministrato.
La strada che abbiamo iniziato ci rendiamo conto è lunga da percorrere ma senza dubbio in questi anni siamo riusciti con l’applicazione e la diffusione culturale di questi strumenti
ad avere significativi miglioramenti nell’impatto clinico-organizzativo ed assistenziale della nostra Azienda.

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