Tiroide: perchè mai a un certo punto impazzisce

Autori: Dr. Alessandro MARUGO*
Dr.ssa Silvia BORNIA**
* Endocrinologo
** Biologa nutrizionista
Centro Linea Nutrizione
Piazza Dunant 4 (piscine Albaro)
Tel. 010.3626841
Genova

QUANDO ANDARE IN ALLARME?
In presenza di alcuni sintomi quali:
* Tachicardia
* Aumento e o diminuzione peso non dovuto a cambiamenti di stile di vita
* Aumento del colesterolo
* Stanchezza
* Ipersensibilità
* Cambio umore
Esaminiamo la nostra tiroide con l’aiuto di un endocrinologo
Che cosa è la tiroide?
La tiroide è una piccola ghiandola a forma di farfalla posta immediatamente sotto il pomo di Adamo.
Questa ghiandola gioca un ruolo molto importante nel controllo del metabolismo corporeo.
E il sito di produzione degli ormoni T3 e T4, sostanze che tramite il sangue raggiungono ogni distretto del nostro organismo; se c’è una quantità sufficiente di ormoni tiroidei in circolo la ghiandola smette di produrre ormoni; quando organismo necessita di più
ormoni tiroidei la ghiandola riprende di nuovo a produrli, sotto l’azione dell’ ormone ipofisario TSH.
La tiroide può produrre ormoni in eccesso ( ipertiroidismo) costringendo l’organismo a produrre energia più velocemente del necessario, oppure in minor quantità (ipotiroidismo) con conseguente minor consumo energetico.
La ghiandola può inoltre sviluppare una infiammazione (tiroidite), aumentare di volume (gozzo) o sviluppare una protuberanza (nodulo). Che cosa è l’ipertiroidismo?
Compare quando vi sono troppi ormoni tiroidei in circolo.
I sintomi comprendono:
* frequenza cardiaca accelerata;
* nervosismo;
* sudorazione aumentata;
* debolezza muscolare;
* tremore alle mani;
* perdita di peso;
* gozzo;
* ridotto flusso mestruale;
* aumentata frequenza dei movimenti intestinali.
Che cosa è l’iportiroidismo?
L’ipotiroidismo rallenta le funzioni corporee; si manifesta quando vi è un ascarsa quantità di ormoni tiroidei in circolo.
Le donne ne sono più frequentemente affette rispetto agli uomini.
I sintomi dell’ipotiroidismo comprendono:
* sensazione di rallentamento;
* stanchezza;
* sensazione di freddo;
* depressione, sonnolenza diurna anche dopo aver dormito tutta la notte;
* riduzione della frequenza cardiaca;
* perdita di memoria, difficoltà nella concentrazione;
* crampi muscolari, aumento di peso, voce roca, capelli sottili, cute secca e ruvida, abbondante flusso mestruale, infertilità, gozzo.
Approccio nutrizionale
L’ipo e l’iper tiroidismo possono portare rispettivamente ad un diminuzione e ad un aumento di peso anche importante, pertanto oltre al supporto farmacologico medico occorre impostare anche una corretta alimentazione con l’aiuto di un nutrizionista, per il ripristino del normopeso.
Si cerca di tener conto dell’individualità della persona (eta’ sesso presenza di eventuali intolleranze alimentari, situazione ormonale in atto, attivita’ fisica) con un approccio psicologico integrato.
Che cosa è la tiroidite?
La tiroidite è una infiammazione della ghiandola tiroidea e la causa più comune di ipotiroidismo.
Quando i pazienti con tiroidite hanno dei sintomi, questi sono di solito quelli dell’ipotiroidismo.
E’ inoltre comune avere una tiroide ingrandita che può poi rimpicciolirsi col tempo.
La tiroidite più comune è la tiroidite cronica di Hashimoto, una patologia del sistema immunitario che non causa dolore .
Cosa è il gozzo?
Il gozzo è un abnorme rigonfiamento nel collo, causato da un aumento di volume della tiroide. Può diventare molto voluminoso. Nel mondo la causa più comune di gozzo è la carenza di iodio, un elemento chimico che la tiroide usa per produrre i suoi ormoni.
Circa 100 milioni di persone normalmente non assumono abbastanza iodio con la dieta; il problema è oggi risolto con l’utilizzo, in cucina, di sale iodato.
Cosa sono i noduli tiroidei?
I noduli tiroidei sono crescite di tessuto all’interno della ghiandola.
La maggior parte di questi noduli è di natura benigna, non cancerosa, e di solito non richiedono l’asportazione chirurgica.
Il carcinoma della tiroide si riscontra in un numero limitato di casi.
QUALI ESAMI FARE?
- esami del sangue: dosaggio delle frazioni libere degli ormoni tiroidei FT3 (triodotironina) e FT4 (tiroxina); dosaggio del TSH; dosaggio degli anticorpi ANTITIROIDE;
- ecografia tiroidea: al fine di determinare il volume della ghiandola e per escludere la presenza di noduli;
- Agoaspirato: per determinare la natura dei noduli;
- Scintigrafia tiroidea: per determinare se il nodulo è freddo o caldo.
LA TERAPIA
Sarà il medico endocrinologo a valutare la cura più appropriata da farsi.

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UNA MALATTIA RARA AL MESE
La Sindrome di Lesch-Nyhan

testo a cura dell’Ass.ne Malattie Rare Mauro Baschirotto ONLUS Via Bizio 1 36023 Costozza VICENZA
CF 02037150246. Ccp 17000365)

La Sindrome di Lesch-Nyhan o Malattia di Lesch-Nyhan (LNS) è una malattia genetica grave caratterizzata da distonia, spasticità, coreoatetosi, difficoltà di espressione verbale,
problemi renali, vario grado di deficit cognitivo e, in particolare, da una spinta incontrollabile all’autolesionismo che per le particolari caratteristiche viene definito propriamente come comportamento Lesch - Nyhan. La malattia è originata dall’assenza
o dall’attività estremamente ridotta dell’enzima ipoxantina –guanina – fosforibosil - transferasi (HPRT), normalmente presente e funzionante in tutte le cellule del
nostro organismo. Tale enzima ha il compito di riciclare le basi puriniche, ipoxantina e guanina, derivanti dal metabolismo cellulare. In assenza di tale attività queste basi puriniche vengono degradate ad acido urico.
Nelle persone con la LNS l’enzima HPRT è assente o alterato a causa di mutazioni del gene HPRT1 responsabile della sua formazione: la LNS è quindi una malattia genetica, che può essere trasmessa dai genitori o manifestarsi spontaneamente se intervengono mutazioni de novo che coinvolgono il gene HPRT1.
Più precisamente, poiché il gene HPRT1 è situato nel cromosoma X, la malattia si manifesta quasi esclusivamente nei soggetti di sesso maschile (che possiedono un unico
cromosoma X ereditato dalla madre e un cromosoma Y ereditato dal padre) mentre le femmine (che possiedono un cromosoma X ereditato dalla madre e un secondo cromosoma X ereditato dal padre) non manifestano la malattia in quanto l’eventuale
presenza di un gene difettoso viene compensato dalla copia sana del gene sul secondo cromosoma X.
Le donne con uno dei due geni HPRT1 difettosi risultano essere quindi portatrici sane.
La malattia è stata descritta per la prima volta nel 1964 da due ricercatori americani, Michael Lesch e William Nyhan.
Il difetto enzimatico associato alla LNS è stato scoperto da J.E. Seegmiller e collaboratori nel 1967, mentre la prova che la LNS è dovuta ad un cambiamento della struttura dell’enzima HPRT è stata fornita da Bakay e Nyhan nel 1972. Il gene HPRT1 è stato clonato e sequenziato da Friedmann nel 1982.
In Italia, incidenza e prevalenza della malattia non sono di facile riscontro perché la diagnosi genetica non viene sempre effettuata con precisione e non c’è un registro nazionale aggiornato: a partire dalle ipotesi di Crawhall potremmo però attenderci al
massimo 140-150 casi di LNS. Nella Tabella 1 è riportato l’inquadramento della malattia in Italia.
Le caratteristiche cliniche delle persone con LNS sono raggruppabili in tre categorie:
* segni e sintomi che derivano direttamente dall’alterato metabolismo delle purine e dal conseguente accumulo di acido urico (iperuricemia, artrite gottosa acuta, calcoli
renali e depositi sottocutanei solidi denominati tofi, problemi renali)
* ritardo nello sviluppo, atrofia testicolare, pubertà ritardata o assente; anomalie neurologiche, che si manifestano con infermità motoria, spasticità degli arti inferiori, distonia torsionale, movimenti bruschi che interessano principalmente il volto e gli arti superiori ed interferiscono con i movimenti volontari ( coreoatetosi), convulsioni
* deficit cognitivo e ritardo mentale di grado variabile e problemi di comportamento,
caratterizzati da atteggiamenti impulsivi e “aggressivi”, quali l’irrefrenabile spinta all’autolesionismo (che può portare all’automutilazione) e “l’eteroaggressività”
verbale (ingiurie, oscenità, blasfemie) e fisica (movimenti improvvisi e violenti, morsi, graffi, ect.).
Chi è il malato di Lesch-Nyhan I malati di LNS si differenziano da chi soffre delle più note encefalopatie per le loro potenzialità emotive, affettive ed espressive.
I pazienti sono spesso altamente socievoli, hanno un apprezzabile senso dell’umorismo, sono acuti osservatori di ciò che li circonda e tengono profondamente al benessere
degli altri. Molto spesso hanno una capacità di comprensione maggiore di quella che, nelle relazioni spontanee, sembrano mostrare.
Sebbene l’autolesionismo sia la principale caratteristica comportamentale della LNS, esso non rappresenta il modo migliore per catalogare il comportamento di queste persone.
E’ sicuramente più corretto ritenere che i pazienti con LNS si comportano involontariamente in maniera opposta a quella realmente desiderata:
* temono in realtà di mordersi, ma non riescono a trattenersi dal farlo;
* apprezzano l’aiuto che ricevono da chi si prende cura di loro, tuttavia colpiscono, insultano e sputano addosso a chi li assiste; desiderano avere successo o continuare in
un’attività, ma spesso falliscono.
Per aiutarli a controllare l’impulso autolesionista, i pazienti con LNS necessitano di cure ed attenzioni particolari: loro stessi sanno chiedere aiuto sapendo di poter essere pericolosi sia a sé che agli altri. Questa richiesta e necessità deve essere
compresa e adeguatamente attuata.
I pazienti esperimentano il dolore allo stesso modo di chiunque altro.
Quando si fanno male, piangono addolorati. Chiedono di essere legati in modo che non sia per loro possibile farsi male. Sono a loro agio solo quando tutte le possibili strade di
autolesionismo sono state rimosse.
Sono pieni di rimorso per le offese alle persone, sono dispiaciuti nel non aver fatto bene una prova scolastica, sono entusiasti per un’iniziativa o attività e sconvolti se non riescono o vogliono parteciparvi.
“ La Nyhan mi comanda”: così un bambino esprime con grande chiarezza
lo sconforto dell’impotenza che prova di fronte all’impulso di autolesionismo che non riconosce come “suo” ma come qualcosa contro cui lottare e che spesso deve subire e
con la semplicità ed il rigore tipico dei bambini e dei ragazzi chiede che gli si risponda sulla sua condizione e sulla sua vita esprimendo, nonostante la malattia, desideri e aspettative proprie di tutti i suoi coetanei.
I pazienti con LNS non possono essere adeguatamente gestiti a meno che chiunque interagisca con loro capisca la natura del disordine. Al primo impatto, genitori, operatori, insegnanti e professionisti della sanità sono di solito impreparati a gestire il malato
e la malattia e soltanto la reale comprensione delle caratteristiche comportamentali
ed emotive del singolo bambino malato può portare ad interventi veramente utili ed efficaci.
Diagnosi della Malattia di Lesch-Nyhan Appropriati e specifici test di laboratorio consentono oggi una diagnosi precisa della malattia. E’ molto importante effettuare una diagnosi quanto più precoce per iniziare subito una terapia che regoli l’uricemia.
Esami da effettuare sul soggetto malato
La diagnosi clinica preliminare della LNS può essere fatta mediante:
* l’osservazione e la valutazione clinica, (Tabella 2):
- dei movimenti atetosici e spastici,
- del comportamento autolesivo,
* specifiche indagini di laboratorio.
La diagnosi biochimica consiste nella misurazione dell’attività dell’enzima HPRT mediante un test biochimico che misura l’attività di HPRT / APRT su un campione di sangue del paziente.
La diagnosi genetica viene effettuata mediante analisi diretta del gene HPRT1 attraverso il sequenziamento di tutti i 9 esoni che costituiscono il gene (sensibilità del test pari al 98%).
Questa analisi viene effettuata in laboratori specializzati ( Tabella 3) che analizzano il DNA estratto da un campione di sangue del paziente. La diagnosi biochimica e in particolar
modo la diagnosi genetica, sono molto importanti anche per l’identificazione di portatrici sane di mutazione nel gene HPRT1.
Come la mancanza dell’enzima HPRT si traduca in una malattia neurologica con peculiari disturbi comportamentali tipici della sindrome di Lesch – Nyhan ad oggi non è stato chiarito, vi sono ipotesi su un possibile ruolo di HPRT nel processo di sviluppo delle cellule nervose deputate alla produzione, all’immagazzinamento e al rilascio dei vari neurotrasmettitori, nonché all’assemblaggio dei corrispondenti recettori; altre ipotesi prendono in considerazione la deplezione in alcuni distretti critici ed in momenti
particolari dei nucleotidi purinici, coinvolti in molti processi endocellulari.
L’ipotesi del danno diretto da parte dell’acido urico sembra non avere basi solide in quanto in soggetti affetti da gotta non legata alla LNS con livelli di acido urico ematico comparabili con i pazienti con LNS non sono presenti le classiche manifestazioni
neurologiche della LNS. I disturbi renali a differenza sembrano essere in gran parte dovuti direttamente all’aumentata concentrazione di acido urico, così come le manifestazioni
gottose, presenti nei pazienti con LNS. Un danno diverso da quello legato ai livelli di acido urico a livello renale e ad oggi non dimostrato anche se sospettato da più centri che si occupano della LNS. L’accumulo di acido urico e i danni renali possono
essere controllati ricorrendo alla tempestiva somministrazione dell’allopurinolo a un dosaggio personalizzato per ogni singolo paziente e a controlli nefrologici a regolari intervalli.
Va ricordato che non tutti i pazienti presentano la forma classica della malattia; alcuni hanno una variante della malattia con caratteristiche cliniche meno accentuate e assenza di automutilazione. La variabilità della sindrome viene in gran parte spiegata
dai livelli di attività enzimatica residua di HPRT, ma se consideriamo che vi è una variabilità di manifestazione clinica anche all’interno delle singole famiglie con più soggetti affetti,
posiamo dedurre che oltre all’enzima HPRT vi siano altri fattori che determinano
la gravità della condizione. In generale si ritiene che quando la mancanza dell’enzima HPRT è totale, i sintomi neurologici e comportamentali sono più marcati e con le terapie
neuro- e psico-farmacologiche si possono ottenere solo risultati parziali.
La ricerca sulla sindrome di Lesch – Nyhan sta progredendo, i centri che si dedicano a questa malattia stanno progredendo su molte vie diverse con lo scopo comune di fare luce sui meccanismi che portano a questa terribile malattia.
La fondazione “Mauro Baschirotto” per le Malattie Rare ha al centro della propria attenzione la famiglia colpita da una malattia rara come la sindrome di Lesch - Nyhan. Il nostro lavoro parte dallo studio, quanto più approfondito possibile, del difetto
genetico, alla terapia palliativa, al supporto alle famiglie nel comprendere la malattia e nel aiutare il malato ei famigliari che potrebbero essere portatori sani della condizione. Ma la
nostra missione e anche spingerci oltre, alla ricerca di una terapia metabolica che possa curare la condizione alla base, alla ricerca che possa aiutarci a capire come il difetto in un enzima come HPRT possa manifestarsi in una forma clinica così devastante, ma così particolare. Il nostro lavoro e fatto di scienza, coscienza e arte, ma anche di persone che si dedicano a questa causa con tutto il cuore, sia che si tratti di ricercatori,
medici, psicologi, educatori, sia di genitori, sia di persone che dedicano il proprio tempo ed impegno alle malattie rare.
Una delle iniziative a sostegno della ricerca è l’edizione dei libri “Una vita (im)possibile” in cui una mamma narra la storia di Michele, il suo bambino con la Lesch-Nyhan e “Come
Simone” un racconto con nuove riflessioni e approfondimenti.
L’ultimo racconto “La Leggenda di Fra Jacopo” intreccia la storia di un ragazzino con Lesch-Nyhan che vive nella Genova del 1200, con una storia di ricerca di diagnosi ambientata negli anni 2000.
Se vuoi contattarci o se vuoi prenotare i libri scrivi a famlnd@webst.it
oppure telefona all’Istituto BIRD ai numeri 0444 555034 - 0444 555557.

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