Omotossicologia e termalismo moderno®
Autore: Dr. Maurizio GRASSETTO*
Dr. Guglielmo DI BLASIO**
* Medico Termalista
Esperto in Idrologia Medica
e Scienze dell’alimentazione
** Medico Chirurgo
Medico Termalista
Medicina Naturale
Medico esperto in Omotossicologia
Medicina fisiologica di regolazione
Il Termalismo Moderno® e l’omotossicologia
sono due discipline che hanno
dimostrato la loro efficacia terapeuticacon l’assenza di effetti collaterali sull’organismo
umano. Da diversi anni le due
discipline sono alla base dei programmi
terapeutici prescritti dal Dr. Guglielmo Di
Blasio, medico termalista, esperto in
omotossicologia.
Per capire gli effetti della combinazione
tra Termalismo Moderno® e omotossicologia è importante ricordare cosa si
intende con la definizione di salute.
La salute è “uno stato completo di
benessere fisico, psichico e sociale
dell’uomo dinamicamente integrato nel
suo ambiente naturale e sociale e non la
sola assenza di malattia” (O.M.S. 1948
all’atto della sua costituzione). Il paziente è dunque osservato ed analizzato nella
sua totalità e le terapie sono non soltanto
curative ma anche preventive e utili a
migliorare la qualità della vita. E’ proprio
in quest’ottica che la medicina convenzionale
incontra le terapie non convenzionali
e trova nell’omotossicologia un connubio
particolarmente evidente.
Innanzitutto è bene chiarire che cosa sia
l’omotossicologia: si tratta di una
moderna corrente dell’omeopatia, di
scuola tedesca. Fondata dal Dott. H.H.
Reckeweg, l’omotossicologia nasce
negli anni ’30 e rappresenta una medicina
a ponte tra la medicina accademica – attenta al sintomo e alla singola
malattia – e le medicine non convenzionali,
che considerano il malato nella sua
totalità. Dalla prima prende la rigorosa
anamnesi e la diagnostica di laboratorio
e strumentale, dalle seconde un approccio
globale alla salute dell’individuo e in
particolare dall’omeopatia, i rimedi diluiti
utilizzati in forma complessa.
Secondo l’omotossicologia sono le “omotossine” a causare alcune malattie.
Ovvero le malattie sono l’espressione
della lotta dell’organismo contro le
tossine al fine di neutralizzarle ed
espellerle: una lotta che l’organismo
compie naturalmente, attraverso il
sistema immunitario.
Infatti l’organismo è continuamente
attraversato da una elevata quantità di
tossine, provenienti dall’ambiente,
dall’alimentazione o dall’interno.
Le omotossine possono essere divise
tra tossine di natura esogena ed endogena.
Di natura esogena sono le sostanze
chimiche, provenienti dall’ambiente
esterno attraverso la respirazione o l’alimentazione:
- inquinamento atmosferico di tipo chimico
(smog)
- agenti inquinanti fisici (radiazioni,
campi magnetici)
- alimenti (carne suina, cibi in scatola,
conservanti, additivi, coloranti…)
- farmaci tradizionali (antibiotici, lassativi,
tranquillanti, sedativi, cortisonici…)
Le tossine di natura endogena sono
invece:
- sostanze antigeniche (batteri, scorie,
radicali liberi)
- stress psico-sociale
- alterazione del pH dei tessuti connettivali
Uno dei principi fondamentali
dell’Omotossicologia è proprio la capacità
dell’organismo di mantenere o ripristinare
la propria omeostasi: una condizione
di equilibrio fisiologico e di salute.
Sono state identificate alcune “fasi”
rappresentative delle diverse capacità
reattive dell’organismo che si riflettono
in fasi infiammatorie di grado crescente.
Per mantenere uno stato di benessere
il corpo necessita di liberarsi dalle
tossine attraverso il sudore, l’urina, l’aria
espirata, le secrezioni.
L’omotossicologia, stimolando il sistema
immunitario e gli organi del corpo
umano, favorisce l’eliminazione in
modo più efficiente e veloce dei fattori
tossici, per far sì che l’organismo non
ne subisca gli effetti, evitando così uno
stato patologico. L’omotossicologia si
avvale di una “terapia delle piccole
dosi”, il suo approccio consiste in rimedi
omeopatici diluiti in forma complessa,
che vengono prescritti da un medico
esperto in omotossicologia in base
alla reattività dell’organismo del paziente
esaminato.
L’OMOTOSSICOLOGIA
NELLA ROMANTIC THERMAL SPA
DELL’HOTEL DUE TORRI:
IL PROGRAMMA 3D
Il Dr. Di Blasio, in collaborazione con
l’equipe medica dei GB Thermæ Hotels,
ha definito il Programma 3D, programma
specialistico ed altamente personalizzato,
che parte da un approccio clinico
tradizionale integrato con la valutazione
dello stato reattivo dell’organismo
del paziente nella sua totalità.
Il programma 3D combina 3 azioni,
risultato di tre diverse terapie, che
insieme hanno un effetto altamente
terapeutico per l’organismo.
Drenare - La terapia termale, grazie alle
proprietà del fango e del bagno, agisce
sui liquidi del compartimento extracellulare.
La reazione sudorale e l’aumento
della funzionalità renale, stimolate dal
fango, provocano una maggiore eliminazione
di liquidi corporei.
Depurare - La seconda fase è la depurazione,
che avviene attraverso la massoterapia
e il linfodrenaggio, che permettono
di convogliare tutte quelle
sostanze tossiche attraverso il circolo
linfatico agli organi emuntori.
Detossicare - L’ultimo step del programma
3D è la terapia omotossicologica,
che completa la funzione di ripristino,
regolarizzazione e stimolazione
dell’organismo, eliminando attraverso
gli organi emuntori (cute, fegato, vie
biliari, apparato urinario, respiratorio e
digerente) le sostanze tossiche che
hanno raggiunto limiti tali da causare
danno alla salute.
Il programma 3D applica perfettamente
la sinergia tra termalismo e omotossicologia:
mentre il drenaggio e la
depurazione termale (fango, bagno
termale e linfodrenaggio) sono prevalentemente
a carico dei liquidi del
comparto extracellulare, che vengono
eliminati attraverso un processo di
reazione sudorale e ripristinati per
osmosi con la formazione di nuovo
liquido intracellulare - il cosiddetto
effetto bio wash out - la detossicazione
omotossicologica regolarizza e stimola
gli organi emuntori ad eliminare
le tossine e a ripristinare un equilibrio
idroelettrolitico.
Adatto a qualsiasi età, il programma
3D prevede un incontro iniziale con il
medico esperto in omotossicologia,
che valuta lo stato di salute dell’individuo
e rileva il “grado di intossicazione“
dell’organismo.
A seconda del grado di intossicazione
e dello stato reattivo dell’organismo,
si stabilisce un programma individuale
per riacquistare l’equilibrio idroelettrolitico
e fisiologico.
“LA FANGOTERAPIA OGGI:
NUOVE INDICAZIONI PER UNA CURA
ANTICA”
Premesse: “...in principio c’erano le
sorgenti...”
L’uomo ha sempre avuto con l’acqua
sorgiva un rapporto particolare: nel
passato veniva considerato un regalo
degli Dei, e le venivano spesso attribuite
virtù magiche, terapeutiche e depurative.
Alcuni luoghi divennero famosi nel
mondo antico soprattutto per i benefici
effetti delle acque calde delle loro sorgenti.
popoli europei non hanno sprecato
certo l’eredità della tradizione dei loro
progenitori: le antiche “Terme” dei
Greci e dei Romani sono diventate le
attuali “SPA- Salus per acqua” e sono
frequentate ogni anno da un numero
sempre crescente di persone.
Mzzi terapeutici e le tecniche utilizzate
sono state passate al vaglio della
Medicina Tradizionale e negli ultimi 50
anni anche la classe medica ha iniziato
a conoscere e ad apprezzare questo
tipo di cure che oggi possono essere
considerate una valida alternativa alle
classiche terapie farmacologiche, praticamente
prive di effetti collaterali e
poco costose per la comunità.
Tra le varie modalità di utilizzo terapeutico
dell’acqua minerale che sgorga dal
sottosuolo, quello che richiede la commissione
con l’argilla e che viene comunemente
chiamata “fango terapia termale”,
è forse tra le più conosciute.
In Italia, nel cuore del Veneto, è situato
uno dei complessi termali più antichi e
più grandi, più famosi del mondo: le
Terme Euganee, di cui anche Abano
Terme fa parte, sono frequentate ogni
anno da oltre 400.000 persone che
giungono da tutto il mondo soprattutto
per “fare le cure di fango”.
Dal 1981, la necessità di spiegare in
modo scientifico gli indubbi effetti terapeutici
delle cure termali, ha permesso
l’attivazione di un Centro Specializzato
per lo studio del Termalismo. Questa
relazione è il frutto dei numerosi studi
effettuati in questi anni nel settore.
Cos’è il fango?
Fango è una parola che riassume in se
una cura complessa della durata media
di due settimane, con vari trattament
quotidiani consistenti soprattutto nell’applicazione
sul corpo di un impasto
caldo (il fango) a base di argilla, acqua
minerale e alghe particolari.
La fangoterapia è una cura antica, diffusa
in questi luoghi per la particolare
conformazione orogenetica del terreno,
che ha permesso alla falda di acqua
meteorica proveniente da strutture
montuose dell’arco prealpino di risalire
velocemente in superficie, mantenendo
un’alta temperatura e trasformando
molti terreni argillosi in zone melmose.
L’utilizzo di questo fango a scopo terapeutico
risale ad alcuni secoli prima
dell’era cristiana, ma è in epoca romana
che queste cure assumono grande
importanza e notorietà, com’è documentato
dalle rovine di almeno due
grandi complessi termali scoperte in
questi luoghi.
Nel medioevo le terme conobbero un
nuovo sviluppo grazie all’interesse degli
studiosi della vicina Università di
Padova, a cui si devono i primi studi
sulla composizione dell’acqua minerale
e sugli effetti dei trattamenti sul corpo
umano. Ma è soprattutto nel dopoguerra
che la terapia termale ha iniziato ad
uscire dalla fase empirica e a superare
la diffidenza della medicina tradizionale.
In questi ultimi anni, i risultati di numerosi
studi hanno consentito di acquisire
utili informazioni sulla composizione e
sulle caratteristiche fisico-chimiche dei
fanghi e delle acque termali, di comprendere
meglio il meccanismo d’azione
di queste cure e di estendere il loro
campo di applicazione.
Il fango termale deriva dalla commissione
di una componente solida di tipo
argilloso, di una componente organica
rappresentata dall’ Humuse di una
componente liquida, l’acqua termale.
L’argilla si forma in natura dal lento
disgregarsi di rocce granitiche: a seconda
del granito, otteniamo vari tipi di
argilla con caratteristiche diverse.
Quella utilizzata per le cure ad Abano
ad esempio, viene raccolta dal fondo di
alcuni piccoli laghi ai piedi dei Colli
Euganei ed è caratterizzata dall’alto
contenuto di Silicio e Alluminio.
La componente organica (humus) è
formata da un complesso di sostanze
in fine dispersione che deriva da residui
vegetali animali e da prodotti metabolici
frutto dell’attività microbiologica di
alghe, microalghe, protozoi, batteri. Nel
fango euganeo sono state individuate
oltre 100 specie di alghe: soprattutto
Alghe Azzurre, Spirulina Stubtilissima,
Oscillatoria, Diatomee.
Le particelle di argilla e di humus
hanno la tendenza ad aggregarsi tra di
loro: si forma cosi una spugna, detta
glomerulo humo-minerale, che trattiene
l’acqua minerale e crea l’habitat naturale
per lo sviluppo di alcune alghe particolari.
L’acqua minerale viene classificata
come Salso Bromo Iodica, ha un residuo
fisso di circa 5,5g/l e una temperatura
alla sorgente di circa 87°C. La
componente chimica e la temperatura
si sono mantenute sempre costanti nel
tempo, anche se adesso non sgorga
più spontaneamente, ma deve essere
pompata da gran profondità, a causa
del grande aumento di utilizzo.
Tutti sanno che, mescolando l’argilla
all’acqua, si ottiene un impasto morbido
e facilmente plasmabile: probabilmente
i primi fanghi furono fatti cosi,
utilizzando il limo caldo del fondo dei
piccoli laghi dove sgorgava un sorgente
di acqua termale.
I tempi sono cambiati, ma il principio
rimane sempre lo stesso: in apposite
vasche di maturazione, sotto l’attento
controllo delle autorità sanitarie e di
personale specializzato, l’argilla viene
idratata con l’acqua termale per un
periodo non inferiore ai 60 giorni (periodo
di maturazione), fino alla comparsa
di grandi quantità di ammassi gelatinosi
di origine organica, formati soprattutto
da alghe e da prodotti del loro metabolismo
che modificano in modo sensibile
numerose caratteristiche del fango
stesso: la capacità di reidratazione, il
rapporto peso/volume, la termo-conduttività,
la plasticità, il contenuto in
proteine e sostanze liposolubili.
Studi a livello biochimico, condotti
durante il periodo di maturazione,
hanno dimostrato l’importanza della
componente biologica nel determinare
l’effetto delle cure: la crescita omogenea
nella massa argillosa di particolari
tipi di Alghe azzurre e di Diatomee,
organismi in grado di secernere attivamente
particolari mucoplisaccaridi e
sulfolipidi dotati di una elevata attività
anti-infiammatoria.
Solo quando il fango ha queste caratteristiche,
che sono standardizzate da un
apposito test valutativo, può essere
utilizzato a scopo terapeutico e definito,
così, “fango maturo”.
TECNICA DI APPLICAZIONE
DELLA FANGOTERAPIA
Come qualsiasi altra cura termale, la
fangoterapia deve essere condotta dietro
prescrizione e sotto sorveglianza
del medico termalista.
Il ciclo di fangature ritenuto sufficiente
si aggira intorno a 12 applicazioni
nell’arco di due settimane: normalmente
la cura di fanghi viene effettuata 1
volta all’anno e ripetuta almeno per 3-4
volte.
I trattamenti vengono effettuati in appositi
camerini che contengono un lettino,
una doccia e una vasca da bagno: la
cura si pratica durante la mattina, a
digiuno.
L’applicazione di fango viene praticata
da personale esperto ( i fanghini): il
corpo del paziente viene spalmato con
uno strato di circa 5-10 cm di fango
alla temperatura di 42°-45° C e ricoperto,
quindi, con un lenzuolo e una coperta
di lana per rallentare la dispersione
di calore. La durata della terapia varia
dai 10 ai 20 minuti: al termine il
paziente viene liberato dal fango e
dopo, la doccia, sottoposto ad un
bagno di acqua termale ad una temperatura
di 37° C per almeno 5-10
minuti.
Al termine del bagno il paziente viene
asciugato e accompagnato nella propria
stanza o in una apposita cabina dove
deve rimanere sdraiato a letto, ben
coperto, per almeno 30 minuti per permettere
la classica reazione sudorale.
Di solito la seduta di fango terapia termina
con un massaggio del corpo, ma
può essere completata da altri trattamenti,
come sedute di
Fisiokinesiterapia o Idrokinesiterapia.
LE PRINCIPALI AZIONI
DELLA FANGOTERAPIA
Su quale sia il reale meccanismo d’azione
dei trattamenti termali molto si è
discusso e, solo negli ultimi anni, la
ricerca scientifica è riuscita a trovare le
giuste argomentazioni. Per lungo tempo
si è pensato, infatti, che la terapia termale
svolgesse la sua azione favorendo
l’eliminazione di sostanze tossiche
attraverso l’emissione di calore. Si è
visto, invece, che l’azione terapeutica si
svolge attraverso meccanismi più complessi,
attivati dalla sollecitazione esterna
legata al calore, ma completati
anche e soprattutto dalle azioni funzionali
interne del nostro organismo.
Le acque e i fanghi esercitano quindi
azione curativa attraverso determinati
stimoli che possono essere schematizzati
in:
- azioni caloriche: nessun altra sostanza
al pari del fango presenta per le sue
caratteristiche fisico-chimiche (grandezza
delle particelle inorganiche, grado
d’idratazione, presenza di sostanze colloidali)
la capacità di apportare tanto
calore e di cederlo lentamente senza
provocare disagio termico al paziente;
- azioni meccaniche: l’immersione del
corpo in acqua termale comporta l’intervento
contemporaneo di due forze
fisiche: la spinta di Archimede (dal
basso verso l’alto) e la pressione idrostatica
(perpendicolare al corpo). Il
peso del corpo immerso nell’acqua
minerale si riduce praticamente al peso
delle parti non sommerse con notevole
alleggerimento del carico funzionale dell’apparato
muscolare e osteoarticolare.
Vengono quindi ridotti i riflessi tonici di
postura con rilassamento muscolare.
L’azione della pressione idrostatica,
poi, facilita il ritorno venoso, il drenaggio
linfatico e riduce la stasi dei liquidi
interstiziali;
- azione biochimiche e farmacologiche: recenti ricerche effettuate dal Centro
Studi Pietro d’Abano in collaborazione
con le Università di Padova e di Pavia
hanno dimostrato che l’efficacia del
fango maturo è legata all’attivazione di
alcuni meccanismi biochimici intracellulari
e anche alla presenza di una
sostanza particolare (sulfoglicolipide)
prodotta dal metabolismo di particolari
microorganismi (phormidium ETS 05)
sostanza dotata di una intensa attività
antinfiammatoria e condroprotettrice,
grazie alla quale è stato ottenuto un
brevetto Europeo che classifica il fango
di Abano come farmaco naturale. In
particolare la fangoterapia provoca:
* un aumento delle difese antiossidanti;
* un’attivazione del metabolismo cellulare;
* un’azione di protezione sulla cartilagine
articolare;
* un’intensa attività antinfiammatoria;
* assenza di fenomeni gastrolesivi.
LE PRINCIPALI REAZIONI
ALLA FANGOTERAPIA
Di fronte all’energia termica introdotta
con l’applicazione del fango, l’organismo
mette in atto i propri meccanismi
adattativi, che possono essere schematizzati:
REAZIONI DOVUTE AL CALORE
Termoassorbimento: durante l’applicazione
del fango il corpo è costretto ad
immagazzinare l’energia termica trasmessa,
con un innalzamento misurabile
della temperatura interna (da 0.3 a
1° C), a seconda dell’estensione della
fangatura.
Termodispersione: durante la fase di
reazione, l’organismo cerca di disperdere
il calore accumulato attraverso una
estesa vasodilatazione ed un’ intensa
sudorazione.
L’apporto di calore sul distretto cutaneo
determina azioni locali, legate alla
liberazione di sostanze vasodilatatrici
(istamina) e azioni generali tramite i
termorecettori cutanei che attivano
una notevole vasodilatazione ed un
aumento della velocità di circolo: il flusso
sanguigno cutaneo può aumentare
fino al 50-60 % di quello totale.
La sudorazione rappresenta, in ambito
termale, uno dei meccanismi fondamentali
della termoregolazione, perché
l’evaporazione del sudore assorbe una
notevole quantità di calore (580 Cal.
per litro) provocando quindi un notevole
raffreddamento della superficie cutanea:
la quantità totale di sudore provocata
da una fangatura parziale si aggira
in genere sui 500 cc, ma in certi casi
di fangatura totale può raggiungere e
superare i 1000 cc.
Si viene quindi a verificare un determinato
spostamento di fluidi dal compartimento
intracellulare a quello extracellulare.
Questo movimento di liquidi risulta
positivo soprattutto perché permette
una maggiore possibilità di scambio
tra le cellule e l’ambiente esterno, con
possibilità di apporto di elementi nutritivi
e drenaggio delle scorie metaboliche.
Aumento degli scambi metabolici: l’energia
termica introdotta attraverso la
fangoterapia viene in parte trasformata,
per il primo principio della termodinamica,
in energia chimica, con aumento
degli scambi metabolici: vi è un aumento
di velocità delle reazioni biochimiche
e miglioramento di attività di numerosi
mediatori chimici;
Reazioni sul sistema muscolo-tendineo:
il sistema muscolo-tendineo non
rimane inerte allo stimolo termale, ma
reagisce con un’ appropriata risposta
adattativa dovuta alla sua speciale
struttura anatomo-fisiologica. Si nota
soprattutto una riduzione dell’ipertono
muscolare e un miglioramento della trasmissione
nervosa a partire dai fusi
neuro muscolari.
Quelle finora esaminate sono le reazioni
provocate dalla componente principale
della fangoterapia, il calore.
Vi sono però altre importanti reazioni
che sono conseguenti all’associazione
della componente termica, meccanica
e chimico-fisica e che devono essere
assolutamente prese in considerazione
per valutare gli effetti finali del trattamento
fangoterapeutico.
REAZIONI COMPLESSE
DOVUTE ALL’ASSOCIAZIONE
DELLE TRE COMPONENTI
Sollecitazione degli archi riflessi: lo stimolo
termale è sufficiente a determinare
nel nostro corpo una reazione neurovegetativa
particolare: in maniera schematica,
si attua attraverso un’attivazione
del sistema simpatico che elabora,
a livello midollare, il messaggio ricevuto
e attiva una risposta periferica nel
distretto da cui è partito lo stimolo.
Sollecitazione del sistema reticolo
endoteliale: numerose indagini sperimentali,
come ad esempio il fenomeno
della riviviscenza alla tubercolina, confermano
l’azione attivante della fangoterapia
sulle cellule del sistema reticolendoteiale.
Sollecitazione della capacità adattativi
dell’organismo: i trattamenti termali
impegnano l’organismo, che reagisce
secondo le proprie capacità adattative,
con modificazioni funzionali di diversi
apparati. La messa in moto di questi
meccanismi di aggiustamento per uno
stimolo ripetuto nell’arco di tempo di
circa 15gg, permette di acquisire un
allenamento e dare una migliore risposta
allo stimolo stesso. Sono stati
effettuati numerosi studio per chiarire
questo aspetto, sia nell’animale da
esperimento, sia in volontari: in particolare è stata valutata la funzione cortico-
surrenalica (cortisolo, ACTH) e,
recentemente, le variazioni della Beta
Endorfina, un oppiaceo endogeno liberato
dall’ipofisi durante lo stress, dotato
di una potente e duratura azione
analgesica. Vi sarebbe, in definitiva,
una tipica reazione da stress, con le
classiche tre fasi (allarme, adattamento,
esaurimento) e una sollecitazione
dell’asse ipofisi-surrene con effetti
generalizzati su tutti i tessuti, direttamente
a livello cellulare. L’aumento
della temperatura interna, l’aumento
del flusso sanguigno grazie alla capillarizzazione
di vari tessuti, l’aumentato
scambio di liquidi tra il settore intra ed
extra cellulare, non fanno che attivare
il metabolismo biochimico cellulare,
con l’apporto di nuove sostanze nutritive,
il drenaggio dei prodotti catabolici,
la formazione di particolari sostanze
attive.
Attivazione del tessuto connettivo:
anche il tessuto connettivo, per la sua
particolare funzione e per la sua distribuzione,
non resta inerte di fronte allo
stimolo, ma reagisce con tutti i suoi
particolari componenti, soprattutto cellule
(fibroblasti, osteociti), fibre (collagene)
e sostanza fondamentale (proteoglicani
e glucoproteine).
EFFETTI CURATIVI
DELLA FANGOTERAPIA
L’effetto curativo della fangoterapia,
sulla base di quanto detto fin’ora, è
quindi la risultante di complesse azioni
che si esercitano a vari livelli.
Azione sulla CAPACITA’ METABOLICA
CELLULARE: l’aumento del flusso sanguigno,
il maggior scambio di liquidi tra
la cellula e l’ambiente esterno e l’attivazione
del metabolismo permettono
una maggiore utilizzazione dell’ossigeno
e delle sostanze nutritive da parte delle
cellule e una migliore eliminazione delle
scorie.
Azione sulla CAPACITA’ ADATTATIVA: il
ripetersi quotidiano dei trattamenti termali
permette all’organismo di perfezionare
le sue capacità di adattamento e
di esaltare la sua efficienza, acquisendo
maggiori capacità di compenso ad
eventuali stimoli negativi. Questo si
manifesta chiaramente al termine della
cura, con un miglioramento evidente
dell’equilibrio nervoso, riduzione dell’ansia
e dei disturbi del sonno. E’ motivo
di studio un’eventuale azione diretta
delle cure termali sul metabolismo
delle cellule celebrali, soprattutto su
alcuni neurotrasmettitori come la serotonina,
la noradrenalina, le endorfine
etc.
Azione sull’INERZIA REATTIVA DEI
TESSUTI: le complesse modificazioni
indotte nell’organismo dalla fangoterapia
provocano un’attivazione soprattutto
dei tessuti delle articolazioni. In particolare
questa azione riguardano: i tessuti
muscolo-tendinei, la capsula articolare,
le sinovie, il liquido sinoviale, la
cartilagine. Questo può spiegare la
nota efficacia terapeutica delle cure termali
nel trattamento dei disturbi secondari
all’osteoartrosi, nella discopatia
vertebrale, negli esiti di fratture ossee
e di traumi distorsivi, in alcune fasi dei
reumatismi infiammatori.
Azione DECONTRATTURANTE E ANTALGICA:
vi è una particolare indicazione
soprattutto per il trattamento di quel
vasto gruppo di reumatismi para-articolari
che comprende le periatriti, le entesopatie,
le sindromi fibromialgiche,
ovunque vi sia una sofferenza muscolotendinea
e legamentosa associata a
ipertono riflesso muscolare.
Azione sul METABOLISMO DEL TESSUTO
CONNETTIVO: è davvero un’azione
molto importante, perché questo tessuto
sostiene e contiene gli elementi funzionali
dell’organismo e svolge un ruolo
indispensabile sui processi metabolici
delle cellule: le sostanze nutritive, infatti,
devono poter passare dai vasi sanguigni
nella sostanza fondamentale che
circonda tutte le cellule e che non si
comporta passivamente, ma partecipa
attivamente al trasporto a causa della
sua carica elettrica.
Azione sul METABOLISMO DEL TESSUTO
OSSEO: il tessuto osseo è una
varietà di tessuto connettivo in cui la
sostanza intracellulare è mineralizzata,
ma si rinnova continuamente. Recenti
studi effettuati in Italia hanno permesso
di dimostrare l’effetto positivo delle
cure termali anche sul metabolismo del
tessuto osseo e l’azione di risparmio
che queste cure svolgono soprattutto
nel campo della cura della osteoporosi.
Aspetti psicopatologici della comunicazione on line
Autore: Dott. Paolo G. ZUCCONI
Neuropsicologo e Psicoterapeuta
Cognitivo - Comportamentale
Udine
Tel. 0432-233006
www.dr-zucconi.it
La comunicazione virtuale on line rappresenta
una modalità in più nell’ambito
comunicativo accanto a quelle
forme più convenzionali come la
comunicazione scritta, verbale via
telefonica e quella più articolata a
livello di incontro personale. Appare
però riduttiva, rispetto a quella reale
interpersonale: è prevalentemente
scritta, a senso unico, o come anche
si dice “ad una via”, ed è manchevole
del repertorio non verbale. Se
viene privilegiata, quindi se si abusa
di questa forma comunicativa, si
rischia di ridurre la comunicazione
reale. In effetti assistiamo ad una
tendenza generalizzata all’incremento
dell’utilizzo della comunicazione virtuale,
on line, con conseguente riduzione
di quella reale con le persone
presenti. Vari sono i fattori di mantenimento, “rinforzanti” secondo il linguaggio
psicologico, che privilegiano
l’utilizzo di una comunicazione tramite
computer. Essi rimandano prevalentemente
ad una sovrabbondanza di stimoli
più gratificanti nell’immediato e
più intensi di quelli offerti dalla comunicazione
umana personale. Ne consegue
che un ridotto utilizzo della
comunicazione interpersonale tradizionale
comporta una perdita di abilità
sociali. Infatti le competenze sociali
interpersonali comportamentali,
cognitive, verbali e non verbali della
comunicazione reale si mantengono
con l’uso continuativo come solitamente
si mantiene con l’esercizio
l’uso di una lingua straniera. Un deficit
di competenze sociali è ubiquitariamente
presente in varie psicopatologie in quanto col tempo genera vari
disturbi comportamentali. Le conseguenze
più immediatamente evidenti
di tale deficit sono:
* una comunicazione interpersonale
superficiale;
* maggiore conflittualità per la difficoltà
di raggiungere scopi sociali
senza compromettere il rapporto
con l’altro;
* un maggiore isolamento sociale;
* una conseguenza più spiccatamente
psicopatologica che fa riferimento
alla durata e alla frequenza dell’abitudine
all’utilizzo della comunicazione
virtuale.
Infatti clinicamente viene riconosciuto
come rilevante una durata maggiore di
2 ore continuative o di una frequenza
di utilizzo maggiore di due volte alla
settimana.
In quest’ultima situazione l’abitudine,
comunque maladattiva, anche se può
apparire come una forma di dipendenza,
secondo le classificazioni diagnostiche
ufficiali, tale abitudine va ufficialmente
inquadrata all’interno di una
più vasta categoria diagnostica definita
dalla più recente nosografia psichiatrica
internazionale “Disturbi del
controllo degli impulsi” o anche “Disturbi delle abitudini e degli impulsi”,
secondo la classificazione
dell’Organizzazione Mondiale della
Sanità. Tale categoria raggruppa vari
comportamenti dove la persona è
incapace di resistere ad un impulso
verso azioni persistentemente ripetute,
anticipate da una sensazione di
tensione, seguita da sollievo nel
momento dell’atto, come ad esempio
la cleptomania, la piromania, lo strapparsi
i capelli, il gioco d’azzardo patologico
cui si può assimilare anche il
comportamento sessuale troppo disinvolto
ed irresponsabile, le spese
eccessive e la videoperstesia e anche l’uso eccessivo che si fa di internet.
Se poi internet è per il suo utilizzatore
una esperienza intensa, durevole e
frequente allora rischia di creare condizionamenti,
prevalentemente cognitivi,
che si distinguono in base al tipo
di utilizzo e in relazione ai rinforzi ricevuti.
Tra questi sembrano più frequenti
quelli derivanti da certe peculiarità
che fanno di internet un mondo diverso
da quello realmente vissuto:
La caratteristica pervasiva per cui
quasi tutto è gratuito, come nel “paese dei balocchi” porta alla pretesa
di gratuità quando nella vita reale
si trova a pagamento ciò che in internet
si raggiunge gratuitamente, ciò
per trasposizione nella realtà quotidiana
dell’esperienza virtuale
la caratteristica per cui in internet non
ci sono i limiti del mondo reale legati
prevalentemente alle convenzioni
sociali porta ad una serie di comportamenti
trasgressivi e disinibiti durante
la navigazione on line, infrequenti
nella realtà quotidiana italiana, come
trattare con il tu qualunque interlocutore,
chattare con facilità con sconosciuti,
esibirsi eroticamente, usare
sproloquio, vedere immagini di sesso
esplicito.
L’assenza delle regole presenti nei
modi di internet e la copertura dell’anonimato
portano spesso la trasgressione
virtuale alla truffa e alla molestia
sessuale che possono anche
debordare dai confini virtuali.
Ricadute più evidenti da parte di utilizzo
maladattivo di internet derivano dal
condizionamento per cui anche nella
vita quotidiana può continuare il
mondo virtuale, che comunque è fatto
di persone, per cui le truffe iniziate in
internet si concludono realmente
come pure perdurano le molestie sessuali
fino alle violenze sessuali quando
le pretese, alimentate dal “tutto è
possibile” si scontrano con un rifiuto.
Inoltre emozioni intense suscitate in
siti, filmati, giochi e situazioni interattive
virtuali rischiano di squilibrare il
sistema emotivo e portano facilmente
all’emulazione di quei modelli di
rischio sperimentati virtualmente.
Non tutte le persone che sperimentano
una comunicazione on line anche
prolungata per durata ed intensità
vivono la realtà con squilibri emotivi e
fuori dalle regole convenzionali.
Prevalentemente succede a persone
particolarmente sensibili e patologicamente
predisposte. I clinici parlano a
questo proposito di vulnerabilità biopsichica,
la stessa che conduce certe
persone a indebitarsi in internet, a
giocare patologicamente d’azzardo o
ad agiti sessuali abnormi.
A parte chi lavora con internet, chi ne
abusa, con utilizzo eccessivo per durata
e frequenza, lo fa per il piacere che
ne deriva o, per dirla con gli psicologi
perché le sue navigazioni sono in
qualche modo gratificate nell’immediato,
quindi ne ricava piacere. Di
fatto navigare in internet è pur sempre
un piacere, se pur secondario,
artificiale, ed è innegabile che i piaceri
della vita favoriscono il tono dell’umore,
il senso di benessere e di
soddisfazione personale e contribuiscono
ad incrementare la qualità della propria vita personale ed interpersonale.
Quando poi il pensiero, a volte spinto
dalle circostanze quotidiane, si sofferma
sulla brevità della vita individuale,
sulla sua precarietà e sulla
ineluttabile impossibilità di replica
siamo stimolati ad una maggior consapevolezza
della realtà contingente
ed i piaceri della vita, per pur pochi
che siano, vengono ricercati e vissuti
più intensamente. D’altra parte i terapeuti
ci insegnano di ricercarli e riattivarli,
quasi come una corroborante
medicina naturale, quando il tono dell’umore
scende o la qualità della
nostra della vita inizia a scadere.
Solitamente le persone che si amano aspirano, per loro naturale tendenza,
ad esperienze di piacere che la vita
quotidianamente può offrire in quanto
sono fonte di vantaggi personali
come, per altro, evitano o cercano di
ridurre, nei limiti del possibile, le
situazioni dolorose e spiacevoli. Maanche i piacere vanno cercati e goduti
equilibratamente per evitare di
diventarne schiavi e di farci rovinare
la vita con una ricerca spasmodica o
con comportamenti d’eccesso che
possono portare all’obesità, alla bulimia,
all’alcolismo, al tabagismo, alla
tossicodipendenza, al gioco d’azzardo
patologico, o a disfunzioni sessuali o
a malattie sessualmente trasmesse.
Così anche per internet.
IN PRATICA
Se si pensa che l’abitudine ad abusare
della comunicazione on line possa
essere il proprio caso conviene:
1. contare il numero delle volte in cui
si cerca la comunicazione vituale e
annotare ogni volta il tempo dedicato;
2. segnare quali sono gli antecedentiche portano a tale ricerca eccessiva
(stati d’animo spiacevoli, ad
esempio);
3. prima di accendere il computer
eseguire alcuni esercizi di rilassamento
e respirazione;
4. cercare e trovare un comportamento
sostitutivo ed incompatibile con
l’uso del computer.