Arriva il caldo: piccoli pericoli dell’estate
Autore: Dr. Alberto FERRANDO
Pediatra
Studio: Corso Europa 1136 -
16131 Genova
www.ferrandoalberto.com
Sicuramente l’estate porta alla mente
di tutti noi, ma soprattutto in quella
dei nostri figli, la parola vacanze.
Purtroppo, spesso, è proprio durante
questo periodo che ci si imbatte in “piccoli pericoli” rappresentati soprattutto
dalla puntura di insetti, animali
marini, o contatto con sostante urticanti
delle piante, insomma sembra
proprio che tutto il mondo vegetale
ed animale si metta d’accordo per “rovinarci” il periodo di vacanza!!!
Del pericolo proveniente dall’aria
abbiamo già parlato lo scorso mese,
vediamo ora in rassegna gli altri due
elementi acqua e terra.
Acqua. Sicuramente il “pericolo” più
frequente viene dalle meduse.
L’incontro con questo animale marino
non è certamente dei più piacevoli
(provate a chiedere a chi lo ha sperimentato),
i suoi tentacoli contengono
una sostanza molto urticante che al
contatto con la pelle determina estremo
dolore e bruciore, lasciando spesso
la loro impronta. I rimedi sono dati
dall’ammoniaca (attenzione! potenzialmente
pericolosa se usata male),
da impacchi con pomate antiistaminiche
e taluni riportano anche i benefici
dell’aceto. La tossina della medusa è
“tremolabile” (viene neutralizzata dal
calore), si possono pertanto ottenere
buoni risultati applicando del calore
(come con le pietre riscaldate dal
sole stando attenti che non ustionino)
sulle lesioni cutanee. In mare poi si
può fare conoscenza anche con la
spina dorsale della tracina, un pesce
che di solito vive in fondali bassi
(spesso a riva) e sabbiosi.
Nell’aculeo della spina è contenuto
un veleno potentissimo che nell’uomo,
fortunatamente non è letale,
causa un dolore tanto intenso da
poter determinare, anche se raramente,
una breve perdita di conoscenza,
più frequentemente il piede colpito
diventerà molto gonfio e dolorosissimo.
Stesso discorso per lo scorfano,
anche se in questo caso il contatto
diretto è più difficile vivendo in fondali
più profondi e scogliosi. In effetti è
più facile pungersi con la spina del
capo dello scorfano mentre si sta
preparando una succulenta zuppa di
mare che camminando in mare. I
rimedi per la puntura di questi pesci
sono rappresentati essenzialmente
dall’immersione della parte colpita in
acqua salata calda per un periodo
non inferiore ai 60 minuti.
Terra. C’è l’imbarazzo della scelta in
quanto a pericoli terrestri. Serpenti,
funghi, piante, fiori, bacche.
Certamente quello che evoca più
paura è il morso di serpente. Nel
nostro paese le uniche specie velenose
appartengono alla famiglia delle
vipere. Il morso è un evento relativamente
raro. Il rischio può essere evitato
ricordandosi di camminare facendo
molto rumore, di non infilare le
mani tra i sassi, specialmente quelli
al sole, di usare sempre un bastone
per far rumore, soprattutto quando si
sceglie il posto in cui sedersi a riposare.
Sorvegliate costantemente il
comportamento dei bambini che sono
con voi. In caso di morso di serpente,
bisogna sdraiare il malcapitato. Non
sempre si viene morsi da una vipera
velenosa, ci sono anche altri serpenti
che mordono ma che non sono velenosi.
Sappiate, inoltre, che in almeno
il 30% dei casi la vipera morde senza
iniettare il veleno, ma in ogni caso
lascia due forellini distanti al massimo
1 cm segno dei denti del veleno.
In caso di morso velenoso i sintomi
non tarderanno a comparire (da 1 a 6
ore): dolore intenso con infiammazione
della parte colpita, emorragia a
chiazze, sete intensa con secchezza
della bocca, che possono essere
seguiti poi da ittero, crampi muscolari,
vomito, agitazione, delirio, shock.
Cosa NON fare? Mai usare un laccio
emostatico (quelli di gomma, per
intenderci) o incidere e succhiare la
ferita, poiché hanno sempre dimostrato
scarsissima efficacia e sono invece
fonte di danni a volte seri. Non
usare mai il siero antivipera, il siero
antivipera si usa solo in ospedale e
solo in casi selezionati. Cosa fare?
Fasciare l’arto colpito usando un rotolo
di benda piuttosto spessa e larga
(5-10 cm), meglio se elastica. Si
parte a fasciare l’arto iniziando dall’estremità
e continuando fino alla
radice dell’arto, non è necessario
stringere molto la benda (si può stringere
come se si dovesse immobilizzare
una caviglia dopo una distorsione),
ma può essere utile steccare l’arto
per immobilizzarlo e tenere sopra la
parte ferita un po’ di ghiaccio triturato
avvolto in un panno. Chiedete il
soccorso il più presto possibile, portate con voi i numeri di telefono del
Centro Antiveleni più vicino.
Le piante, i fiori ed i frutti selvatici,
nonché i funghi meriterebbero uno
spazio molto ampio, in questa sede
ci limiteremo a dire che i bambini
sono quelli più esposti ai pericoli in
quanto naturalmente portati alla
curiosità. Toccano e mettono in bocca
di tutto e spesso le cose più pericolose
sono anche quelle con i colori più
vivaci e le forme più accattivanti.
Quindi è bene spiegare loro preventivamente
tutti i pericoli in cui ci si può
imbattere durante una passeggiata in
un bosco, in una campagna, all’aria
aperta. Per i funghi l’unico consiglio
che ci sentiamo di dare è che la raccolta
dovrebbe essere svolta solo da
persone molto esperte e comunque
di far controllare i funghi raccolti nei
Centri appositi presso comuni o mercati
generali.
API, VESPE e CALABRONI
Il termine scientifico è imenotteri. Api,
vespe e calabroni, chi non ha paura
della loro puntura? La sensibilizzazione
al veleno delle vespe non è molto
frequente (le vespe pungono più di
rado) ma si può avere anche dopo
solo una puntura, al contrario la sensibilizzazione
al veleno delle api (che
pungono più spesso) si può avere
dopo varie punture, classico è il caso
degli apicoltori e dei loro familiari. La
sensibilizzazione al veleno degli imenotteri è addirittura più elevata della
positività per reazioni cliniche significative
pregresse. Il veleno degli imenotteri
può essere responsabile di tre tipi
di reazione. Una reazione locale, larga
anche più di 10 cm che può durare più
di 24 ore; una reazione allergica sistemica
(generalizzata), caratterizzata da
orticaria, angioedema, broncospasmo,
shock anafilattico tutte di grado di serietà variabile fino anche al decesso.
Molti studi hanno dimostrato che
le persone che avevano avuto una reazione
locale ad una puntura avevano
un rischio relativamente basso di reazione
sistemica generalizzata (2% nei
bambini) allorquando ricevevano una
nuova puntura, paradossalmente queste
persone hanno addirittura un
rischio minore di sviluppare una reazione
generalizzata rispetto ad individui
sensibilizzati al veleno ma senza storia pregressa di punture. La prevalenza
di reazioni sistemiche, nella
popolazione generale, si attesta fra lo
0,15% ed il 3,3%. Chiaramente queste
percentuali salgono, e di molto, nel
caso di apicoltori e loro familiari.
Uno studio italiano condotto su popolazione
pediatrica effettuato dal Prof.
Elio Novembre di Firenze ha stimato
l’incidenza di reazioni generalizzate
(sistemiche) intorno allo 0,35%. In
Italia l’incidenza annuale di reazioni
gravi varia fra 0,6 e 4,4 ogni 100.000
abitanti, mentre la mortalità si attesta
su 0,03 ogni milione di abitante sempre
per ogni anno ed i fattori di rischio
collegati sono il sesso maschile, l’età
superiore ai 40 anni, la sede (collo e
volto) ed il tipo di puntura. La diagnosi è essenzialmente di tipo anamnestica
(storia clinica) e poi laboratoristica
(test epicutanei ed IgE specifiche).
Bisogna, però, tener presente che nel
10% dei casi non sono evidenziabili
risposte a test specifici, ed inoltre
anche con test sensibilissimi (CAPRAST)
si possono trovare anche il 30%
di falsi positivi, cioè di soggetti in cui il
test evidenzia IgE specifiche per un
veleno ma che in realtà è solo un
falso di laboratorio.
Il trattamento delle reazioni allergiche
dipende dalla loro gravità. Le reazioni
locali vanno trattate con applicazioni di
impacchi freddi ed antiistaminici e cortisonici
(locali e generali).
Le reazioni lievi-moderate (grado 2 di
severità: angioedema, broncospasmo,
vertigine) vanno trattate come le reazioni
locali aggiungendo un broncodilatatore
inalante. Le reazioni gravi
(grado 3 e 4 di severità: dispnea,
disfagia, confusione mentale, ipotensione,
shock, perdita di conoscenza),
vanno trattate con terapia endovena o
in muscolo con adrenalina, cortisone
e clorfenamina.
UN OSPEDALE AL MESE
Ospedale San Giovanni
di Agrigento
Autore: Dr.ssa Patrizia TORNABENE
Coordinatore Staff di Direzione Generale
Azienda Ospedaliera San Giovanni di Dio
di Agrigento
L’Ospedale San Giovanni di Dio di
Agrigento è Azienda Ospedaliera per le
emergenze di II livello. Dotata di personalità
giuridica pubblica, autonomia
organizzativa, amministrativa, patrimoniale,
contabile, gestionale e tecnica
nell’ambito degli indirizzi programmatici
della Regione Sicilia, si caratterizza per
la sua funzione erogatrice del prodotto “salute” e per fornire le soluzioni a
specifiche esigenze sanitarie, adempiuta
con prestazioni e servizi diagnostici
e curativi di qualità. Si presenta come
presidio di riferimento per un vasto
bacino di utenza, deputato all’erogazione
dei livelli essenziali e specialistici di
assistenza. Situato in contrada
Consolida sul territorio della provincia
di Agrigento, il complesso ospedaliero
insiste su una superficie di 209.000
mq dei quali oltre 11.000 mq occupati
dal monoblocco destinato alle degenze.
Il profilo imponente del monoblocco è diventato ormai parte integrante del
panorama e gli attribuisce una moderna
visione. La sua organizzazione è
articolata in 4 dipartimenti sanitari, a
cui fanno capo 24 unità operative (ed
altre sono in fase di attivazione quali
Lungodegenza, Dipartimento oncologico),
l’ospedale vive anche in simbiosi
con le facoltà di Scienze
Infermieristiche e di Tecnico di
Radiologia Medica e radioterapia
dell’Università degli Studi di Palermo.
Attualmente dispone di 311 posti letto
complessivi suddivisi in camere climatizzate
con 1 o 2 letti, provviste di
bagno e doccia e servizi per i disabili e
corredate dei necessari arredi e TV.
L’Azienda ospedaliera è attrezzata di
un parco tecnologico d’avanguardia tracui TAC aspirale, telecomandati radiologici
digitali, sala per Emodinamica,
U.T.I.C., T.I.N. completo di Foresteria e
Banca del latte e Complesso
Operatorio, articolato in cinque sale
operatorie con sofisticate apparecchiature
per il controllo del microclima.
L’attuale Direttore Generale, Giancarlo
Manenti, ha promosso progetti importanti
tra cui l’attivazione dell’unità operativa di Medicina Nucleare, vero fiore
all’occhiello dell’Ospedale, attrezzata
con una gamma di camere di ultima
generazione; altra tecnologia installata
all’ingresso è stato il tapis roulant che
permette un accesso facilitato ai diversamente
abili.
La trasparenza dell’operato istituzionale
rappresenta altresì un’altra importante
sfida che l’attuale direzione strategica
ha fortemente voluto: dalla revisione
sistematica della Carta dei
Servizi, oggi disponibile online, alla formazione
finalizzata a considerare quale
riferimento prioritario la centralità della
persona intesa, come soggetto autonomo
favorendo altresì la sua partecipazione
attiva al processo di cura
(empowerment).
Per migliorare il rapporto con il cittadino/
utente, attraverso la semplificazione
amministrativa e la trasparenza dei
processi decisionali e delle politiche
aziendali al fine di sviluppare rapporti
di fiducia e comprensione e facilitare
l’accesso ai servizi di cura, sono state
avviate alcune importanti attività, tra le quali il progetto di qualità customer
satisfaction incline a formulare linee
guida ed indicatori, anche d’esito, di
valutazione e monitoraggio delle attività,
dei percorsi clinici e della soddisfazione
dei cittadini/utenti. Inoltre, in
linea con le recenti disposizioni normative
del Ministero della Salute, sono
stati costituiti sistemi di potenziamento
del portale web tra cui:
* istituzione elenco delibere on-line
(trasparenza dell’amministrazione);
* informazione sull’attività formativa e
convegnistica.
Incrementando la qualità e l’efficacia
della comunicazione si tende così a
promuovere una cultura dell’informazione
sanitaria che coinvolga le istituzioni,
le organizzazioni sociali e di volontariato,
e che consenta al cittadino una
concreta libertà di cura. Vengono, in tal
proposito attivati processi volti ad individuare
ed a verificare il mantenimento
di livelli appropriati d’assistenza secondo
criteri etici.
L’Ospedale si assume così la Corporate
Social Responsibility ed opera in un contesto in cui si riverberano gli effetti
delle sue azioni, interagendo con una
serie di interlocutori: clienti, pazienti,
organizzazioni della società civile, lavoratori
e parti sociali.
“Migliorarsi per migliorare” costituisce
un imperativo per l’attuale amministrazione,
attenta alle esigenze sanitarie
della popolazione agrigentina e pertanto,
prossimi importanti traguardi saranno:
l’inaugurazione dell’ambulatorio di
Reumatologia e della Risonanza
Magnetica, l’acquisizione di una TC/PET
e di un TAC multistrato con 64 Slice,
l’apertura della Lungodegenza, l’implementazione
della Riabilitazione.
Come disse Oscar Wilde: “La salute è il
primo dovere della vita” ed i buoni operatori
della sanità hanno il compito di
preservare il Diritto alla Salute, intesa
come un bene meritorio che al pari
degli altri beni meritori (Formazione,
Giustizia, Sicurezza), deve essere erogato
accettandone una produzione a volte
in perdita, purché sia la minima perdita
compatibile con le esigenze di risposta
ai bisogni di salute della collettività!