UN' AZIENDA AL MESE
SIGNORINI FARMACEUTICI

UN MARCHIO CHE ESPRIME UN VALORE IN FARMACIA L’anno 2010 rappresenta un momento particolarmente significativo per Signorini Farmaceutici, azienda di consolidata tradizione fondata nel 1970 da Giuseppe Signorini. Si preannuncia un’importante svolta nel percorso evolutivo di questa società che vuole superare la dimensione puramente commerciale di distributore, per proporsi alle aziende produttrici e alle farmacie come partner in grado di offrire una gamma completa di prodotti eccellenti e servizi innovativi. Abbiamo incontrato Andrea Signorini, Direttore Commerciale della Signorini Farmaceutici per conoscere meglio questa realtà.
Qual’è la vostra strategia professionale?
Sin dagli esordi negli anni Settanta con la distribuzione a livello regionale, la Signorini ha cercato di offrire un servizio alle farmacie e alle aziende, operando in modo innovativo e particolarmente attento a cogliere le tendenze del mercato. Siamo stati pionieri nel proporre novità che aiutassero la farmacia ad andare oltre l’etico, ma anche nello sviluppo e nelle iniziative a supporto delle cooperative e dei farmacisti. Questo approccio all’avanguardia ha caratterizzato l’evoluzione dell’azienda, che dal 1988 distribuisce a livello nazionale e oggi fornisce al canale farmacia una gamma di servizi di marketing e consulenza a 360°. Questo a supporto di un listino di prodotti vario e completo.
Oltre ai servizi che offrite ai clienti, quali sono i vostri punti di forza?
Ci consideriamo partner sia dell’azienda che della farmacia, al servizio di entrambi, con l’obiettivo di costruire insieme il loro e nostro successo. Questo significa in primo luogo puntare sulla qualità del prodotto e del servizio. Grazie alla nostra dimensione agile siamo in grado di offrire una serie di prestazioni a completa tutela e garanzia del farmacista. Per quanto riguarda invece i prodotti, la chiave del successo è data dalla qualità, sicurezza ed efficacia che il consumatore deve riscontrare facendone uso.
A proposito dei prodotti, quali sono le ultime novità?
La nostra strategia è ampliare l’offerta ed entrare in nuovi segmenti di mercato con prodotti qualitativamente superiori o pari a quelli esistenti, ma che si differenziano per le componenti innovative. Autentica novità è Admagra, la prima linea di integratori a base di Pomactiv Hfv® e Pomelite®, che si avvale del centro ricerca e sviluppo del Laboratorio Farmaceutico Helvetico. Questo prodotto di grande attualità è particolarmente efficace, aiuta a dimagrire aumentando il metabolismo e rallentando l’assimilazione degli zuccheri e contrastando la formazione di tessuto adiposo. Admagra si presenta in farmacia in tre versioni: Admagra Termogenic, in confezione da 12 compresse al prezzo lancio di € 9,90. Admagra System, 30 compresse, facilita la perdita di peso attraverso l’effetto saziante. Admagra Cell, 30 compresse, favorisce il drenaggio e contrasta l’adiposità localizzata. Un’importante campagna pubblicitaria sulla stampa e sulle TV nazionali la renderà inconfondibile.
Tra le tante vostre referenze cosa mi segnala?
Un marchio su cui puntiamo molto è Silver Cross, che riprende nel logo la croce della farmacia e propone diverse linee esclusive per questo canale. Tra i prodotti della Silver Cross MediCare spicca Barrierstrip, un cerotto a protezione totale per piccole ferite. Uno speciale supporto garantisce l’impermeabilità ad acqua, oli, sostanze grasse e nello stesso tempo un’ottima traspirabilità e resistenza. Inoltre offre una protezione antibatterica e antivirale assoluta. Uno strumento di prevenzione eccezionale per tutte le donne è Breastlight. Questo dispositivo medico prodotto da PWB Health Ltd permette l’autoanalisi attraverso la palpazione e il controllo visivo del seno. Grazie ad una forte luce rossa, assolutamente innocua, che passa attraverso il tessuto mammario la donna potrà così controllare eventuali cambiamenti, ombre o macchie scure, che dovranno poi essere segnalate al medico di fiducia.

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Il Museo della Marineria di Viareggio

Museo della Marineria Via Peschiera, 9 55049 Viareggio Direttore: Paolo Fornaciari
Giorni apertura, ad ingresso gratuito: Venerdì,sabato e domenica dalle 16,00 alle 19,00 (estivo 19,00 – 23,00)
Telefono: 0584-391004 e 0584 46012; Fax: 0584-46012.
Sito Web: www.museomarineria.info
Indirizzo email: museomarineria@comune.viareggio.lu.it

Luogo della memoria che conserva una storia ricca di fascino…
L’idea di istituire a Viareggio un Museo della Marineria nacque nel 1920, in occasione del primo centenario dell’elevazione di Viareggio a rango di Città, ma poi il Museo ha aperto i battenti solo nel dicembre 2006, ospitato nello storico edificio dell’ex Mercato del Pesce, sul Lungo Canale Est, opportunamente restaurato, con un’esposizione di cimeli, reperti e documenti raccolti in sezioni destinate ad essere ampliate nel corso del tempo. Il patrimonio di cimeli, reperti e documenti che caratterizza il Museo attualmente ammonta ad oltre mille “pezzi”, suddivisi nelle sezioni:
- cantieri navali e l’artigianato dei maestri d’ascia e calafati,
- attrezzature di bordo e strumenti nautici,
- i palombari dell’Artiglio,
- documenti storici e testimonianze artistiche,
- modellismo navale,
- la gente di mare.
Particolare interesse riveste la sezione dedicata all’artigianato dei cantieri navali al tempo della vela, dove sono riuniti, in una raccolta unica per quantità ed assortimento, gli attrezzi da lavoro dei maestri d’ascia, dei calafati, dei segantini, dei fabbri e dei bozzellai; strumenti semplici, quasi rudimentali con i quali gli artigiani viareggini realizzarono stupendi velieri, ammirati in tutti i mari per grazia ed eleganza degli scafi e per indiscusse doti nautiche.
La storia della marineria velica viareggina che il Museo documenta risale alla prima metà dell’Ottocento. Nel 1841, infatti, la consistenza della flotta mercantile viareggina era di 136 velieri, il maggiore dei quali un “bovco” di 58 tonnellate. I marinai erano più di cinquecento su una popolazione di appena 6.000 abitanti. Dopo il 1860, i cantieri si moltiplicarono e la costruzione dei velieri si sviluppò con grandissimo prestigio grazie all’opera intelligente e all’estro di Gino Benetti e Fortunato Celli, il popolare “Natino”. Proprio in quel tempo gli artigiani dei cantieri navali viareggini crearono un tipo di veliero completamente nostrano, sia per la forma dello scafo, più snello ed elegante, sia per la superficie velica, ottenendo un ottimo risultato d’insieme, tanto che molti armatori di centri velici di grande importanza, sia italiani che stranieri, commissionarono bastimenti nei cantieri delle darsene viareggine.
Il fascino di quei velieri, che lo scrittore Mario Tobino ha definito “freschi e superbi in ogni mare, avevano il soffio delle anfore greche” è documentato dalla sezione “modellismo navale”, dove sono esposti tutti i tipi di imbarcazioni che caratterizzavano la marineria velica viareggina: tartane, navicelli, brigantini, scuneri, e le splendide navi goletta, chiamate “barcobestia”.
Inoltre colpiscono per suggestione e fascino i cimeli che documentano le epiche gesta dei palombari viareggini dell’Artiglio che con il ritrovamento del relitto dell’Egipt e il recupero del suo immenso carico d’oro e d’argento negli anni Trenta attirarono l’attenzione e l’interesse del mondo intero, stabilendo un primato nei recuperi nelle profondità degli abissi rimasto ineguagliato. Il Museo documenta l’impresa, la più grande che mai fosse stata affrontata dai palombari viareggini: la localizzazione e il recupero del prezioso carico dell’Egypt, colato a picco in un punto imprecisato nel tratto sud-occidentale della Manica, e che conservava, a 130 metri di profondità, oro e argento, per un valore pari a 5 milioni e mezzo di dollari di allora. Il 12 settembre 1929, l‘Artiglio si diresse a Brest per la localizzazione dell’Egypt, impresa già tentata da altri palombari senza risultato.
Il 29 agosto 1930, dopo un anno di ricerche fu individuato l‘Egypt. La stagione era comunque troppo avanzata e si doveva rimandare tutto. Allora l’Artiglio fu inviato a Saint-Nazaire per demolire la carcassa del Florence, un bastimento che giaceva a 16 metri di profondità con le stive piene di esplosivo. L’operazione di smantellamento, che consisteva nel far esplodere cariche che avrebbero aperto un varco nella nave, iniziò il 4 ottobre 1930. I palombari sistemavano le cariche, che venivano poi fatte brillare dall’Artiglio tramite contatto elettrico. Il 7 dicembre 1930, dopo aver piazzato le cariche, l’Artiglio si portò a distanza di sicurezza, questa volta a soli 160 metri, tale era la lunghezza del cavo rimasto.
Quando furono collegati i fili elettrici un boato spaventoso sollevò una colonna d’acqua e di ferro. L’Artiglio ed il Florence non esistevano più. Nella tragedia, che causò dodici vittime, persero la vita i palombari viareggini Alberto Gianni, Aristide Franceschi, Alberto Bargellini ed il marinaio Romualdo Cortopassi. La notizia della tragedia fece il giro del mondo. Terribile fu il colpo per la marineria viareggina. Allora si pensò che mai più si sarebbe parlato del recupero dell’Egypt.
Ma altri palombari, cresciuti alla scuola del Gianni, erano pronti a portare avanti l’impresa. Nasceva così l’Artiglio II° che proseguiva nel progetto di strappare al mare il tesoro dell’Egypt e, con un’impresa che sa di leggenda, già nel 1933 erano state recuperate 6 tonnellate e mezzo d’oro e 44 di argento, qualche tonnellata in più di quanto denunciato all’assicurazione.
Tra i materiali conservati nel Museo, un reperto riveste particolare interesse: si tratta del cannocchiale appartenuto a Percy Bysshe Shelley, che costituisce l’ideale congiunzione fra la storia del poeta inglese e la Viareggio del mare e che documenta una storia piena di fascino. L’8 luglio 1822, Shelley partì da Livorno alla volta di San Terenzo a bordo dello schooner ribattezzato con il nome di Ariel.
Dopo poche ore di navigazione una violenta tempesta fece naufragare il bastimento e disperse in mare l’equipaggio. Il 18 luglio 1822, il corpo di Shelley fu portato sulla spiaggia di Viareggio, davanti alla villa di Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone, dove fu sepolto nella sabbia e ricoperto di calce viva. Poi, il 16 agosto, sulla spiaggia Viareggio, i resti del poeta furono arsi sopra un rogo di pino, alla presenza di Mary Shelley e di Lord Byron. La cerimonia, imposta da disposizioni sanitarie, fu vista dalla popolazione come un rito pagano, alimentando nella fantasia leggenda e mito. Il 10 settembre 1822, fu recuperato l’Ariel, affondato a circa 15 miglia dalla costa viareggina e parte del suo carico: libri e vari oggetti di bordo, tra i quali anche il cannocchiale del poeta inglese che ora è esposto al Museo della Marineria.
Il Museo conserva un patrimonio di conoscenza importante per la formazione culturale ed è rivolto in modo particolare ai giovani e al mondo della scuola di ogni ordine e grado, con iniziative diversificate e studiate per risultare qualificati momenti della didattica scolastica. Durante l’anno scolastico numerose scolaresche visitano il museo e fruiscono di “percorsi didattici” opportunamente programmati per stimolare interesse e per costituire la premessa d’iniziative di ricerca scolastica incentrate su aspetti e momenti della storia e della cultura della marineria e dei suoi riferimenti nella letteratura e nell’arte.
La politica del Museo è mirata ad organizzare appuntamenti ed incontri culturali (presentazione di libri, mostre e convegni) con cadenza settimanale, con una programmazione mensile. Il Museo offre la possibilità di usufruire di “visite guidate” e di percorsi storici opportunamente studiati. E’ dotato di un book office dove sono in vendita pubblicazioni realizzate dal Museo per la valorizzazione della storia e della cultura della marineria viareggina.
Dispone inoltre di una fornita biblioteca specializzata e di una raccolta di mappe e carte nautiche storiche, consultabili su richiesta. Il Museo rappresenta un ideale “luogo della memoria” di fondamentale importanza per la conservazione, la conoscenza e la valorizzazione della storia e della cultura legata al rapporto fra la città di Viareggio ed il mare. Rapporto importante per la storia, il presente ed il futuro della città.
Viareggio come centro cantieristico e nautico rinomato ed apprezzato in tutto il mondo trova nel Museo le radici storiche che sono alla base del suo successo e della sua importanza, un patrimonio unico e caratteristico che costituisce il “capitale” che può essere ancora investito per lo sviluppo del settore della marineria e della cantieristica navale, ma in generale per il futuro della città.

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“Piccoli interventi per grandi risultati: la chirurgia microinvasiva”

Autore: Dr. Luca Lorenzo DALLOCA
Oral Design
Via Gilera 12, 20043 Arcore (MB) - tel. 039.6013004
Via Montenapoleone 5, 20121 Milano tel. 02.76008627 info@oraldesign.it www.oraldesign.it

Da tempo immemorabile la cura dell’aspetto esteriore è uno degli interessi prevalenti dell’uomo. Oggi tale desiderio di identificazione con la propria immagine, anziché attenuarsi, si è fortemente accentuato. L’apparire infatti coinvolge le discipline più diverse, dalla medicina alla chirurgia estetica, dall’odontoiatria al trucco, dall’acconciatura dei capelli fino all’abbigliamento, con una vera e propria “progettazione dell’immagine” che tende a stabilire per ciascuno un particolare stile di vita.
Poiché i modelli proposti con l’evoluzione della moda tendono a essere standardizzati, gli sforzi spesso contraddittori di identificarsi in essi producono risultati banali, stereotipati e deludenti specie quando ciò cui si tende contraddice palesemente le condizioni estetiche di base del soggetto.
Per trovare una soluzione accettabile e non illusoria è quindi necessario procedere in termini di “armonia” piuttosto che di rigidi canoni estetici, convincendosi che essere affascinanti non significa avere i lineamenti perfetti. La bellezza infatti è condizionata da elementi soggettivi, culturali, emotivi, storici, biologici e via dicendo, al punto da avere dei canoni che nel tempo si sono modificati profondamente. Il saper creare quell’armonia che dona alla persona un aspetto luminoso e attraente deve essere al centro dell’interesse di chiunque operi nel settore dell’estetica e a maggior ragione di chi è impegnato nel migliorare l’aspetto del viso.
Per incoraggiare coloro che,pur desiderando migliorare il proprio aspetto, esprimono timori per le caratteristiche degli interventi, va presentata l’odontoiatria microinvasiva. In odontoiatria, come in qualsiasi altra disciplina medica, meno invasivo è il trattamento terapeutico e più benefici ne trae il paziente. Mantenere quindi la struttura biologica e anatomica deve essere la preoccupazione primaria di ogni medico durante lo studio del piano di trattamento.
Quando si interviene si è spesso costretti a sacrificare ulteriore tessuto biologico e di conseguenza sono preferibili trattamenti che siano non solo risolutivi ma anche più duraturi possibile. L’obiettivo primario è quindi la conservazione del patrimonio biologico anatomico naturale che è programmato per durare tutta la vita. Il miglior metodo per ottenere questo risultato è naturalmente la cura quotidiana dei denti (spazzolini, fili interdentali, dentifrici, collutori, fluoroprofilassi, ecc.). È infatti un luogo comune e completamente erroneo pensare che il decorso odontoiatrico naturale di un individuo sia quello di arrivare a dover portare una protesi mobile (dentiera). La vita di un dente si può dividere per fasi: fase 1, dente sano vergine; fase 2, dente con piccola otturazione; fase 3, dente con grossa otturazione; fase 4, dente con intarsio (ricopertura parziale); fase 5, dente con corona (ricopertura totale); fase 6, dente devitalizzato con corona; fase 7, dente devitalizzato con perno e corona; fase 8, estrazione (perdita dell’elemento dentale).
È ovvio che più lento è questo percorso e più l’elemento dentale è destinato a durare nel tempo. Ancor meglio sarebbe mantenere i denti in salute liberi da qualsiasi tipo di restauro, cosa oggi facilmente ottenibile con un buon programma di prevenzione. Per quanto riguarda le ricostruzioni e i restauri, che hanno solo una funzione estetica, è ancor più vero il principio di conservare quanto più possibile la struttura anatomica, perché spesso stiamo lavorando su parti di dente sano. Proprio in questo ambito entra di competenza l’odontoiatria micro o completamente non invasiva.
Della categoria dei restauri fanno parte le “faccette” (ricopertura parziale solo del lato esterno del dente con limatura di circa 3 decimi di millimetro dello smalto) e anche le “additional veneers” (aggiunta di piccole parti di ceramica senza nessun tipo di limatura). Queste ultime, quando possibile, sono da preferirsi in quanto non si sacrifica nessuna struttura anatomica. Il sorriso è responsabile per il 60 - 70% dell’aspetto viso e a volte piccole correzioni possono fare grandi differenze. Buon sorriso a tutti.

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