La Tossinfezione Alimentare
autore dr P. Di JORIO
Veterinario
La tossinfezione alimentare da stafilococco è determinata da alcuni
ceppi capaci di produrre una tossina
attiva sull'apparato digerente, od
enterotossina, durante il suo sviluppo
sugli alimenti.
Gli stafilococchi enterotossici hanno
le stesse caratteristiche culturali,
morfologiche e biochimiche dello
staphylococcus aureus, in particolare
quei sottotipi cromogeni (cioè formanti
un pigmento giallo oro) e coagulasi
positivi (cioè in grado di coagulare
il sangue citratato umano e di
coniglio); sono stati anche descritti
altri sottotipi di stafilococco privi di
queste caratteristiche.
Lo stafilococco insieme al genere
streptococco e corine-bacterium,
sono i principali agenti responsabili
di tutti i quadri patologici caratterizzati
dalla presenza più o meno massiccia
di pus, definiti come forme porulente
in uomini ed animali.
Questi germi sono anche detti "piogeni".
Lo stafilococco enterotossico si sviluppa
a determinate condizioni che
non coincidono spesso con una elaborazione
significativa della tossina.
Si conoscono almeno 5 enterotossine
distinte di cui 4 ( a, b, c, d) sono state purificate e studiate.
Un singolo sottotipo di stafilococco
ne può produrre più di un tipo.
I Batteri che elaborano i tipi A, od il
tipo A ed il tipo D, sono i maggiori
responsabili di episodi tossinfettivi
alimentari accertati.
Gli stafilococchi possono svilupparsi
da 6,7 °C a 47°C con un optimum a
35°C, ma producono quantità apprezzabili
di tossina in una fascia di temperatura
più ristretta come l'enterotossina
B che si sviluppa tra 15,2 °C
e 43,2 °C
La enterotossina è prodotta in quantità
apprezzabile so-lo quando vi è
uno sviluppo notevole di stafilococchi
come, secondo alcune ricerche, 3-5
milioni per millilitro di latte o 3-13
milioni per grammo di formaggio.
Inoltre è stato dimostrato che la produzione
delle enterotossine cessa
prima che la moltiplicazione sia inibita.
Così lo stafilococco ( ceppo 100 )
si sviluppa in aerobiosi a pH 4,8 ed
in anaerobiosi (cioè in assenza di
ossigeno) a pH 5,7 , ma l'enterotossina
A viene prodotta solo a partire
da valori pH di 5 e di 6, rispettivamente,
quella B a pH 4,8 e 5,5 in
presenza o meno di ossigeno.
La Enterotossina B è prodotta in
scarsa quantità a pH 5 pur essendo
buono lo sviluppo microbico, ha un
optimum a pH 6-7, non si ritrova sopra pH 9, al contrario la tossina A
sembra risentire di meno l'influenza
del pH.
Gli stafilococchi (ceppo S-6) resistono
bene alla presenza di sale e di
nitriti, producono tossina B fino a
concentrazioni di 9-10 % di cloruro di
sodi o, ma riescono a crescere fino a
concentrazioni del 14%
La resistenza al calore varia a seconda
dei ceppi e del tipo di alimento, si
ritiene comunque sufficiente un
riscaldamento a 66°C per 12 minuti
per assicurare la distruzione di cariche
elevate di stafilococchi.
Le enterotossine sono ben più resistenti
al calore dei batteri produttori.
Esse sono polipeptidi molto resistenti
anche all'invecchiamento. Si mantengono
per oltre 4 mesi a 4 °C di
temperatura.
Per inattivare la enterotossina col
calore occorrono:
per il Tipo A:
100°C 130 min
110°C 59 min
115°C 36 min
121°C 22 min
per il Tipo B:
99°C 134 min
110°C 51 min
115°C 32 min
121°C 18 min
La presenza di altri microrganismi
competitori può ostacolare la crescita
degli stafilococchi ed impedire
o ritardare la sintesi delle
enterotossine.
Pertanto le condizioni più favorevoli
di sviluppo si ritrovano quando gli alimenti
hanno subìto un trattamento
conservativo termico~ o ~elettivo,
come la salatura, che distrugge gli
altri microrganismi.
La tossina ha un effetto emetizzante
dovuto alla stimolazione dei centri
del vomito nel cervello di uomini e
scimmie (0,1- 0,4 mg per Kg di peso
vivo negli adulti).
Le altre specie animali mostrano una
sensibilità molto inferiore all'enterotossina
ingerita per via orale. alterazione
organolettica degli alimenti
stessi.
Gli stafilococchi crescono bene su
tutti i substrati ricchi di sostanze
organiche dalla mucosa nasale e
faringea, alla cute di uomini e animali
ed in tutti i luoghi ricchi di materiale
organico: dalla spazzatura alle letamai
e concimaie delle stalle, soprattutto
nei mesi caldi dell'estate.
Infatti la malattia insorge più facilmente
in questa stagione.
Gli alimenti più spesso responsabili
variano da nazione a nazione, anche
se si riscontrano più sovente nel
latte e derivati come la crema, nelle
carni e nei prodotti della pesca conservati
a temperatura ambiente.
Incuba da 1 a 6 ore con una prevalenza
di 2-4 ore, determina un quadro
clinico con sintomi digerenti imprvvisi,
nausea, vomito, dolori addominali
colici più o meno forti seguiti da diarrea
a volte sanguino lenta, prostrazione
senza febbre, polso filiforme frequente,
sudorazione e dolore anche
agli arti inferiori. I sintomi scompaiono
dopo 24-48 ore, gli esiti letali sono rari.
Il principale serbatoio di infezione è
l'uomo stesso, anche se gli animali
hanno una certa importanza.
Gli stafilococchi sono stati isolati in
persone sane nella mucosa del naso
e della faringe (dal 20% al 90% della
popolazione è portatrice di
Staphylococcus. Aureus), nella cute
di individui sani o affetti da suppurazioni
cutanee, in animali come mucche
e pecore affette o no da mastiti.
La prevenzione dello Stafilococco si
basa su :
l) Prevenzione all'origine della produzione:
come il controllo del latte bovino
e ovicaprino nella stalla: deve risultare completamente negativo non
solo a infiammazioni dell'apparato
mammario ma anche alla sola presenza
dello stafilococco nel latte.
Le carni durante le fasi di macellazione
non devono presentare alcuna
lesione purulenta.
2) Prevenzione della contaminazione
degli alimenti mediante accurata pulizia
delle mani del personale, astensione
dal lavoro di persone affette da
lesioni purulente.
3)Inibizione dello sviluppo dello stafilococco
pervenuto sugli alimenti
mediante conservazione con catena
del freddo, oppure mediante trattamento
termico.
La cute del collo
e del viso
VEICOLAZIONE DERMICA
NON CRUENTA DI PRODOTTI PER LA
CUTE DEL VISO E DEL COLLO COME
COMPLEMENTO DI ALTRE METODICHE
Dott.ssa Clara RIGO
Specialista in Dermatologia e
Venereologia
Studi a Milano e Verona
cell 320-1106247
sito: www.chirurgiadermatologiaestetica.it
Oggigiorno si discute molto sulla dinamica
dell’assorbimento cutaneo e transepidermico
di svariate molecole,tenendo
presente che la difficoltà principale per
la liberazione di sostanze attraverso la
pelle umana è costituita dallo strato più
esterno, cioè lo strato corneo, si sono
ipotizzate diverse teorie, solo per citarne
alcune:
1) Una è che lo strato lucido, uno degli
strati della pelle, rappresentato da una
fila di cellule ormai in fase di dissoluzione
ed infatti mancanti di nucleo, risulterebbe
impermeabile per un gioco di
forze elettrostatiche alle molecole polari.
2) Un’altra teoria è che la membrana
cellulare, quell’involucro che circonda
ogni singola cellula e ne costituisce la
parete esterna, con la sua costituzione
a mosaico lipidico-proteico, cioè grassi e
proteine, sarebbe in grado di far diffondere
le molecole con maggior coefficiente
di ripartizione lipidica, quindi con predominanza
della fase grassa.
Il trasporto di molecole attraverso la
cute umana è di grande interesse per il
rilascio transdermico,profondo all’interno
dell’ottima barriera costituita dalla
nostra pelle, sia di molecole di vario tipo
utili alla cute, sia per la possibilità di veicolare
farmaci con una metodica totalmente
non invasiva.
Piccole molecole solubili nei lipidi possono
essere assorbite dallo strato corneo,
e poi diffuse attraverso il doppio strato
di lipidi della membrana delle cellule,
ma molecole solubili in acqua, non possono
penetrare significativamente attraverso
questa barriera.
Sulla base della funzione della pompa
K/Na alcuni autori dai primi del ‘900 ad
oggi hanno cercato un meccanismo simile
per la penetrazione delle molecole
d’acqua.
L’esistenza di canali che mediano il flusso
di molecole di acqua e piccole soluzioni
di continuo attraverso i tessuti biologici,
così come attraverso la parete
dell’apparato urinario o perfino attraverso
la membrana delle singole cellule, fu
ipotizzata nel 1900.
Più tardi nel 1950 fu trovato che l’acqua è rapidamente trasportata attraverso la
membrana cellulare dei globuli rossi,
mediante canali selettivi per l’acqua che
escludono ioni od altri soluti.
Studi di trasporto dell’acqua in vari organismi
e tessuti negli ultimi trent’anni
suggeriscono che canali acquosi hanno
un alto tasso selettivo di permeabilità
per molecole di acqua.
L’ipotesi è che un’impulso elettrico di
alto voltaggio crei dei” pori acquosi “attraverso i lipidi di membrana dei corneociti,
cellule principali di costituzione
della cute.
Una più specifica ipotesi è che corti segmenti
di canali si formino attraverso i
lipidi in doppia fila della membrana di 5-
6 cellule di corneociti contigui verso il
basso, in modo da creare un passaggio
transcellulare, che possiamo appunto
definire “canale acquoso” adatto al passaggio
di molecole di acqua.
LA storia attraverso la quale si è arrivati
a costruire una macchina chiamata
MATRIPOR, in grado di crea praticamente
questo fenomeno fisico detto “ELETTROPORAZIONE”,
prende in considerazione
lo studio di fenomeni fisici precedenti,
realizzati con altre macchine come:
- IONOFORESI = che crea la ionizzazione
di una sostanza per mezzo di una corrente
galvanica continua;
- IONTOFORESI = come la precedente
usando però un’ onda evoluta modulata
in treni di impulsi.
I limiti di queste tecniche sono:
- scarsa quantità di principio attivo che
si riesce a veicolare,
- limitata profondità di penetrazione nei
tessuti,
- alta concentrazione di principio attivo in
una zona.
L’ ELETTROPORAZIONE è un sistema di
veicolazione transdermica, che supera i
limiti delle tecniche passate e viene
usata in terapia medica per la somministrazione
di farmaci.
Si verifica sulla cute. Quando un impulso
elettrico colpisce una cellula, si genera
un potenziale di transmembrana e
conseguentemente lo strato lipidico
della membrana cellulare si altera e dà
origine alla formazione di “canali acquosi”,
chiamati anche elettropori.
Tali canali si mantengono per un periodo
di tempo che va generalmente da pochi
secondi a qualche decina di minuti.
Più semplicemente si può dire che vengono
generati dei “macropori idrofili” in
seno al doppio strato lipidico della membrana
delle cellule, che pare misurino
alcuni micron di diametro, tali da consentire
il passaggio di molecole di grosse
dimensioni e ad alto peso molecolare.
E’ quindi un fenomeno di membrana
delle cellule molto importante per il progresso
della biologia, della biotecnologia
e della medicina, che permette la penetrazione
di sostanze attive idrosolubili
con alto peso molecolare, come ad
esempio, l’acido jaluronico, il collagene,
la vitamina C, l’esapeptide, introducendo
fino al 90% della sostanza attiva.
In pratica con questa metodica si riescono
a veicolare molecole idrosolubili
attraverso la barriera epidermica, barriera
che ha una bassissima permeabilità
a sostanze idrosolubili.
L’apparecchiatura per l’elettroporazione
MATRIPOR, consta di una camera di
ionizzazione nel manipolo, in grado di
ionizzare le molecole e renderle così
“attive” al trasporto di qualsiasi sostanza
idrosolubile.
Attraverso poi l’apertura degli elettropori
sulla cute, le sostanze passano per
osmosi da una cellula all’altra e vengono
rilasciate nel comparto transdermico
profondo della cute.
Il manipolo a contatto con la pelle incorpora
un dispenser contenente gel conduttivo,
in cui sono dispersi i principi attivi
che si vogliono veicolare profondamente
e che nel nostro studio sono stati
mirati ad ottenere un effetto di cooperazione
con altri trattamenti, in particolare:
- peeling
- filler
- rivitalizzazione con prodotti iniettivi
- laserterapia
- blefaroplastica, lifting e molti altri interventi
di chirurgia plastica.
Il prodotto utilizzato è a base di: ACIDO
JALURONICO ( sotto forma di sodio jaluronato
) con azione di stimolare il metabolismo
della matrice extracellulare dermica
+ ESAPEPTIDE; questa molecola,
presente in alta concentrazione, ha azione
miorilassante, per intenderci botulinosimile,
e grazie all’applicazione della corrente
elettrica elettro-pulsata è possibile
esasperarne la sua penetrazione attraverso
la cute e garantirne quindi una
notevole concentrazione a livello del tessuto
sottocutaneo.
Allo scopo di:
- ottimizzare l’ aspetto cutaneo per una
maggiore levigatezza, luminosità e
distensione dei tratti del volto;
- combattere la disidratazione naturale e
iatrogena causata da alcuni trattamenti
estetici;
- ripristinare più velocemente un normale
aspetto cutaneo post-trauma (interventi,
e altre terapie medico-estetiche filler,
peeling, laser).
STUDIO:
Sono stati trattati 30 pazienti di età
compresa tra i 30 e i 60 anni, la durata
di ogni trattamento è stata di 20 minuti
per un numero di 10 sedute, con frequenza
bisettimanale.
VANTAGGI :
- aumento della durata nel tempo di tutti
gli altri trattamenti precedenti
- incremento e cooperazione notevole
dell’efficacia estetica
- mancanza di effetti collaterali locali e
generali
- possibilità di alte concentrazioni di prodotto
localmente nella zona trattata
- minore quantità di principio attivo
impiegato
- assenza di traumaticità della metodica
- assenza di tossicità
RISULTATI
Aumento:
- del tono e dell’elasticità cutanea
- dell’ idratazione
- della luminosità e compattezza
Diminuzione dei vari inestetismi che
creano disomogeneità del colorito (come macchie , arrossamenti, ispessimenti
della cute, pelle secca o grassa)
In tutti i pazienti:
CONCLUSIONE:
Questa metodica del tutto incruenta,
perché elimina l’uso degli aghi, definita
anche “rivitalizzazione senza puntura” o “siringa virtuale”, riconosce una notevole
compliance da parte dei pazienti.
Aneurismi nell’Anziano
Autore Vittorio VILLA
Specialista in Chirurgia Vascolare
Quando si parla di malattie delle arterie
viene quasi spontaneo pensare al loro
restringimento oppure alla occlusione.
Siamo forse abituati a pensare alle
nostre arterie in termini di circuiti idraulici
dove e' esperienza comune il malfunzionamento
legato a difetti di pressione
o cattiva circolazione di fluidi.
Non viene così naturale quindi immaginare
una malattia che colpisce le arterie
aumentando il diametro in determinati
segmenti oppure in modo quasi
generalizzato.
Sopratutto non è così immediato
percepire la gravità di una malattia le
cui complicanze possono essere
disastrose.
DEFINIZIONE
L'aneurisma e' una dilatazione localizzata,
abnorme e permanente di un'arteria,
dove le pareti del vaso abbiano
perso il loro naturale parallelismo. In
particolare si può parlare di aneurisma
nel caso di un' arteria che presenti una
dilatazione localizzata il cui diametro
superi almeno della metà il valore del
diametro di settori normali. Se l'aorta
addominale di un soggetto presenta un
diametro di 2 cm. un settore dilatato si dice aneurismatico se il rispettivo diametro
supera i 3 cm. Dilatazioni di calibro
minore sono dette "ectasie"
ANATOMIA & FISIOLOGIA
Le arterie sono condotti dotati normalmente
di pareti robuste in grado di resistere
alle pressioni generate dalla
pompa cardiaca. Sono costituite da tre
strati (''tonache'') sovrapposte.
La più interna si chiama "intima" ed e'
a diretto contatto con il sangue , la più
esterna si chiama "avventizia" ed aderisce
ai tessuti e agli organi vicini alle
arterie. Lo strato principale delle arterie
di grosso e medio calibro e' la tonaca
''media'' che è formata da fibre elastiche
e cellule muscolari lisce.
Grazie alle proprietà elastiche di questo
strato l'arteria si distende sotto l'impulso
di ogni battito cardiaco, e riprende
poi il suo calibro iniziale contribuendo
così alla progressione e alla velocità
del sangue ricco in ossigeno che scorre
verso le cellule di tutti gli organi.
Se nella parete arteriosa si verifica un
mancamento, un cedimento delle caratteristiche
elastiche, la pressione vigente
all'interno del condotto tenderà ad
aumentarne il diametro.
E’ la stessa cosa che si verifica nelle
camera d’aria dei pneumatici difettosi o
troppo compressi. Un settore del condotto
tende a rigonfiarsi in modo più
vistoso (adesso abbiamo imparato che si potrebbe dire “aneurismatico”).
Quando questo fenomeno si verifica
basta un piccolo aumento di pressione
per aumentare sempre più il diametro
del settore bozzoluto, dove la parete si
assottiglia vieppiù, fino all’inevitabile
scoppio.
Esistono leggi fisiche che stanno alla
base di questi eventi, come ad esempio
la legge di Laplace o il teorema di
BemouIli che fanno comprendere come
l'equilibrio tra pressione, diametro dell'arteria
e tensione sviluppata dalle
caratteristiche elastiche della parete
possa modificarsi per il variare anche di
uno solo di questi parametri. Questo
spiega come un aneurisma tenda inesorabilmente
a crescere di diametro progressivamente
nel tempo, come la sua
parete tenda a resistere sempre meno
a pressioni interne, assottigliandosi
sino alla inevitabile rottura.
CLASSIFICAZIONI
La classificazione di una malattia consente
di interpretarla con maggiore precisione,
analizzarne le cause e le localizzazioni.
Nel caso della malattia aneurismatica
delle arterie e' adottato questo
schema:
CLASSIFICAZIONE ANEURISMI
ARTERIOSI
Degenerazione
Aneurismi arteriosclerotici
Necrosi cistica della tonaca media
Fibrodisplastici
In corso di gravidanza
Infiammazione
Micotici
Batterici
Da cause meccaniche
traumatici
post stenotici
anastomotici
Congeniti
Sindrome di Marfan
Ehlers - Danlos
Forma
Sacculare
Fusifome
Localizzazione
Centrale (aorta)
Periferica
Renale
Splacnica
Cerebrale
Struttura
Veri aneurismi
Falsi Aneurismi
La maggioranza degli aneurismi ha
cause degenerative, imputabili alla
malattia arterioscIerotica. Per quanto
riguarda l'aorta il 95 % dei casi di aneurisma è riconducibile a questa malattia
E' dimostrata in questi casi una predisposizione
ereditaria, con una maggiore
probabilità di sviluppare la malattia tra
consanguinei, fratelli e sorelle.
A determinare la comparsa dell'aneurisma
concorrerebbero fattori biomeccanici
(progressivo deterioramento con
debolezza della parete arteriosa) e fattori
congeniti geneticamente determinati
come è il caso di particolari enzimi
attivi contro il collagene e l' elastina.
I pazienti colpiti presentano nella loro
maggioranza un' età superiore ai 60 -
65 anni, rappresentano il 2 -10% della
popolazione di quell'età e sono prevalentemente
maschi.
Gli aneurismi degenerativi non arterosclerotici
sono molto rari.
Quelli legati alla gravidanza riconoscerebbero
come causa l'aumento nel sangue
di un enzima elastolitico, la relaxina,
che potrebbe determinare maggiore
cedevolezza di alcune arterie viscerali ed in special modo dell'arteria splenica.
Gli aneurismi infiammatori possono
essere di natura sifilitica per distruzione
delle tonache dell'aorta da parte del
Treponema Pallidum. Sono forme attualmente
molto rare.
Nei pazienti immunodepressi o portatori
di endocardite batterica si possono
avere emboli settici (materiale con colonie
di batteri che viene trasportato dal
flusso del sangue) e infiammazione
della parete arteriosa ("arterite") con
distruzione parziale della media e relativo
sfiancamento della stessa.
Anche cause traumatiche possono danneggiare
le arterie e portare a queste
manifestazioni. Tipico è il caso di gravi
traumi che coinvolgono il torace e l'aorta,
determinando la comparsa di aneurismi
anche a distanza di tempo.
Gli aneurismi congeniti dipendono da
una debolezza della parete arteriosa
presente sino dalla nascita per anomalie
importanti e molto rare del tessuto
connettivale.
Per quanto riguarda la forma l'aneurisma
può manifestarsi come una "sacca" per cedimento di una limitata
porzione di arteria. Si presenta come
una bozza talvolta sferiforme con un
limitato colletto di comunicazione con
l'arteria più sana. Oppure la degenerazione
si estende longitudinalmente per
estesi tratti e quindi l'aneurisma si presenta
come un fuso aumentando progressivamente
di diametro dai settori
meno ammalati via verso i settori più
alterati che presentano diametro maggiore
per maggiore debolezza.
Nella maggioranza dei casi l'aneurisma
colpisce l'aorta sia nella sua porzione
toracica che in quella addominale.
Quest'ultima localizzazione è la sede
dell'80% di tutti i casi di aneurisma,
con interessamento di una o di entrambe
le arterie iliache.
Meno frequentemente si verificano
aneurismi nelle arterie periferiche degli
arti e in questi casi le sedi più tipiche
sono le arterie poplitee e le arterie
femorali comuni e superficiali.
Molto rare sono le localizzazioni delle
arterie viscerali (arteria epatica, renale,
splenica) o alle arterie a destino cerebrale
(carotide comune, interna ed
esterna e vertebrale)
Gli aneurismi delle arterie dell'arto
superiore (arteria ascellare e succlavia)
sono anch'essi rari e spesso secondari
a compressioni od esiti traumatici.
La distinzione tra Vero e Falso
Aneurisma distingue tra la dilatazione di
un tratto di arteria ove sono presenti
tutte e tre le tonache del vaso (aneurisma
vero) e aspetti dilatativi in esiti di
puntura o trauma dove la tumefazione
non e' altro che la reazione infiammatoria
o cicatriziale senza che i costituenti
della parete siano chiaramente riconoscibili
(falso aneurisma o ematoma pulsante).
SINTOMI E COMPLICANZE
Tratteremo inizialmente l'aneurisma
aorto-iliaco, il più frequente nella popolazione
E' abbastanza frequente il
riscontro di questa malattia in soggetti
assolutamente privi di ogni sintomo.
Solo una piccola parte degli aneurismi
viene riconosciuta durante una visita
medica. Infatti la palpazione dell'addome
permette al medico attento di riconoscere
aneurismi di dimensioni già
cospicue ,almeno 4-5 centimetri di diametro.
In soggetti poco collaboranti oppure
obesi la palpazione non e' significativa.
Talvolta è il paziente stesso che avverte
una abnorme pulsazione addominale
all'inguine oppure al cavo popliteo e si
presenta per questo al Chirurgo.
E' molto frequente che l’ aneurisma
venga incontrato occasionalmente durante l'esecuzione di un esame ECOGRAFICO
o di una TAC dell'addome eseguiti
per valutazione di sintomi non correlati
o per il controllo di malattie concomitanti
(problemi urologici o calcolosi
biliare ad esempio ). Talvolta la radiografia
della colonna lombosacrale o dell'addome
mette in evidenza calcificazioni
aortiche che fanno sospettare la presenza
dell 'aneurisma.
Purtroppo molto spesso il riconoscimento
dell'aneurisma coincide spesso
con l'accadere della sua più temibile
complicanza: la rottura.
La quota di aneurismi che si presentano
con la rottura varia dal 10 al 30%.
La rottura dell'aneurisma causa emorragia
più frequentemente verso lo spazio
retroperitoneale (posteriormente ai
visceri addominali) o nel cavo peritoneale.
In questo caso la perdita di sangue è massima, ed il paziente può giungere
a morte in pochi minuti.
Se la rottura è limitata e l'emorragia
tende a Iimitarsi il paziente può sopravvivere,
lamentando tuttavia dolore violento
alla regione dorso lombare o al
fianco. Si verifica ipotensione, pallore,
anemia, tachicardia e spesso sudorazione
profusa. Il malato si presente
intensamente sofferente ed angosciato.
Un altro sintomo legato alle complicanze
dell’aneurisma è la comparsa di
ischemia (“mancanza di sangue”) alla
periferia.
All’interno della sacca aneurismatica
tende ad accumularsi sangue trombizzato
che si deposita progressivamente.
Frammenti di trombo parietale possono
staccarsi ed essere trasportati dal flusso
ematico sino in periferia.
Si verificano cioè embolie.
Accade anche che aneurismi in arterie
di calibro più piccolo (arterie femorali o
poplitee) si occludano per trombosi. In
entrambi i casi il paziente accusa dolore
alle estremità. Il piede o un dito di questo si presentano pallidi e freddi,
qualche volta si apprezza anche un
colore bluastro (cianosi).
Come in tutti i casi in cui l'apporto di
sangue non e' sufficiente può verificarsi
la necrosi dei tessuti con gangrena.
DIAGNOSI
Di fronte ad un sospetto di aneurisma
con i seguenti esami strumentali si
ottiene una diagnosi di certezza e la
definizione delle caratteristiche della
malattia.
ECOGRAFIA
E' l'esame strumentale forse meglio
conosciuto e diffuso in molti campi
della Medicina. Gli uItrasuoni possono
penetrare nei tessuti ed essere riflessi
dalle strutture del corpo. Opportune
sonde ed apparecchi permettono cioè
di "guardare " all'interno del corpo
umano. Il Medico si addestra a riconoscere
i vari organi e a capirne la consistenza,
i limiti e le forme osservando
le immagini ottenute su un monitor.
Non e' necessaria alcuna manovra
cruenta ed è un esame ripetibile senza
disagio e con bassi costi. La tipica
immagine ottenuta in caso di aneurisma è una dilatazione dell' arteria che
presenta pareti più o meno ispessite.
E' bene individuabile la presenza di
trombi. Ovviamente possono essere
effettuate misurazioni dei diametri
massimi.
Con gli apparecchi dotati di analisi
Doppler con codici di colore (ECO
COLOR DOPPLER) si possono visualizzare
i flussi di sangue all'interno delle
vene e delle arterie e quindi sono possibili
migliori definizioni delle trombosi e
dei rapporti con le arterie e le vene che
sono vicine aIl'aneurisma. L'esame
Ecografico può essere effettuato in
pochi minuti, direttamente sul lettino
del Pronto Soccorso anche in pazienti con condizioni critiche e permette di
diagnosticare la rottura dell’aneurisma
e la presenza di emorragia interna.
Si tratta della metodica più affidabile
che viene utilizzata sia in esami di
screening della popolazione sia come
monitoraggio nel tempo di piccoli aneurismi
o di ectasie.
TOMODENSITOMETRIA
E' un esame più complesso e costoso.
Permette di definire con esattezza i rapporti
dell'aneurisma con le strutture e
gli organi vicini.
Ottiene precise misurazioni dell'aneurisma
e della trombosi endoluminale.
E' una tecnica insostituibile nello studio
dell'aorta toracica dove gli ecografi non
possono ottenere immagini di qualità
per tutta la sua estensione.
RISONANZA MAGNETICA
E' un esame che permette di visualizzare
con precisione le strutture interne
del corpo solo sfruttando ed amplificando
i campi magnetici dei tessuti. Non
sono normalmente necessari mezzi di
contrasto. E' un esame molto costoso,
riservato a casi dubbi e complessi.
ANGIOGRAFIA
E' un esame "invasivo" che prevede la
puntura di una vena del braccio o di
una arteria (normalmente l'arteria
femorale all'inguine) e l'introduzione
di un liquido radio-opaco (mezzo di
contrasto) all'interno delle arterie da
esaminare.
Vengono così a definirsi i contorni del
lume delle arterie e la geometria del
loro decorso.
Si evidenziano le occlusioni, le trombosi
endoluminali e i settori di arteria non
colpiti dalla malattia.
Le pareti non sono visualizzate, sono
intuite .E' come se si vedesse il liquido
contenuto in una bottiglia senza vedere il contenitore. E' un esame che
viene riservato ai pazienti candidati
all’intervento chirurgico. Nel caso di
aneurismi toracici o addominali permette
di identificare le arteria renali ed
evidenziarne il loro coinvolgimento nel
processo patologico o di lesioni stenosanti
associate.
TERAPIA
La sola terapia possibile il caso di rottura
dell'aneurisma è l'intervento chirurgico
urgente, effettuato in Centri qualificati
da equipes esperte. Secondo alcuni
studi almeno iI 50 % dei pazienti colpiti
non giunge vivo in ospedale. La
mortalità dei pazienti che arrivano vivi
ma in condizioni critiche e che sono
operati è del 50-70%. Il decorso post
operatorio dei sopravvissuti è gravato
da molte complicanze essenzialmente
legate alla ipoperfusone di importanti
organi determinatasi prima e durante
l'intervento. Possono comparire ad
esempio infarto miocardico e cerebrale,
insufficienza renale, ischemia intestinale
ed insuffilcienza respiratoria.
La rottura dell' aneurisma dell'aorta
addominale rappresenta l'1,2% delle
cause di morte degli uomini che hanno
superato i 65 anni. Negli Stati Uniti è la
causa di morte al tredicesimo posto e
dovrebbe essere la causa di almeno un
terzo delle morti improvvise dell'uomo.
Come sappiamo ogni aneurisma è
destinato a crescere di diametro sino
alla rottura oppure può determinare
complicazioni emboliche o ischemiche.
I risultati del trattamento chirurgico
degli aneurismi addominali senza rottura
sono molto validi con una mortalità
inferiore al 5% (nelle casistiche più
moderne è del 2-3%). Le complicazioni
post operatorie sono infrequenti e normalmente
bene controllare nelle sale di
terapia intensiva post-chirurgica.
Da quanto detto appare evidente che il comportamento corretto è quello di trattare
chirurgicamente tutti gli aneurismi
diagnosticati, evitando al paziente il
rischio della rottura.
Nella maggioranza dei Centri specializzati
si tende a sottoporre ad intervento
chirurgico tutti i pazienti che presentino
un aneurisma dell'aorta addominale di
diametro uguale o superiore a 4 cm. e
gli aneurismi più piccoli che presentino
ai ripetuti controlli strumentali una crescita
superiore al 0,5 cm all'anno (considerata
come valore "normale").
I pazienti che incorrono in queste condizioni
presentano un rischio di rottura
statisticamente maggiore e quindi non
appare logico e prudente procrastinare
per essi la corretta terapia
Gli aneurismi, addominali e periferici,
che siano divenuti sintomatici per
ischemia dovrebbero essere trattati con
urgenza, possibilmente dopo valutazione
generale del paziente e dopo studio
agiografico
TECNICHE CHIRURGICHE
Il segmento di Arteria aneurismatico
viene sostituito da un innesto, una protesi
in materiale plastico che viene collegata
ai settori di arteria sana. Il chirurgo
isola l'arteria ammalata per tutta
la sua estensione e nel caso dell'aorta
addominale deve spostare molti visceri
per arrivare alla sua sede.
Prima di sostituire l'arteria viene interrotto
il flusso ai due capi con speciali
pinze: l'arteria viene quindi sezionata
senza importanti emorragie e sostituita
da un tubo di calibro e forma adeguata.
Nel caso di rottura già in atto il chirurgo
si trova nella necessità di isolare l'aorta
in pochissimi minuti, ostacolato da
una grande quantità di sangue già presente
nell'addome e da una attiva
emorragia dal punto di lacerazione del
vaso.
Quando finalmente sono posizionate le pinze che interrompono l’emorragia si
può procedere alla sostituzione come
precedentemente iIIustrato.
Anche nel caso di aneurismi isolati
delle arterie femorali o poplitee si procede
con identica modalità: isolamento,
sezione e sostituzione delle zone aneurismatiche.
Quando è' possibile viene
utilizzata la vena safena prelevata dallo
stesso individuo.
Recentemente sono state messe a
punto protesi miniaturizzate che vengono
collocate dall'interno delle arterie
senza la necessità di incidere la parete
addominale ed eseguire l'intervento chirurgico
tradizionale.
Attraverso particolari strumenti è possibile
praticare una piccola incisione o
una puntura dell'arteria femorale all'inguine
e così raggiungere l'interno dell'aneurisma
aortico.
Qui viene dispiegata la particolare protesi,
senza sostituire l'arteria ammalata,
impedendone così la rottura. Sono
procedure consigliate per pazienti ad
alto rischio operatorio e con aneurismi
piuttosto piccoli. Sono in corso di realizzazione
protesi di questo tipo sempre
più perfezionate ed è lecito attendersi
importanti sviluppi di questa modernissima
tecnica.
CONCLUSIONI
La malattia aneurismatica delle arterie
e' un evento relativamente frequente
dopo il 65 anni, i sintomi sono quasisempre assenti o molto modesti.
La diagnosi può essere facilmente ottenuta
con esami ecografici che rendono
possibili anche frequenti controlli periodici
di iniziali dilatazioni.
La terapia razionale degli aneurismi è il
trattamento chirurgico che in mani
esperte e dopo adeguata preparazione
del paziente presenta un rischio molto
basso, sicuramente inferiore all'elevata
probabilità di morte in caso di rottura.
Incontinenza & Gravidanza
I CONSIGLI DELLA FONDAZIONE
ITALIANA CONTINENZA
Conoscere il proprio corpo, specialmente
durante la gravidanza e dopo il
parto, praticare esercizi per il pavimento
pelvico, in alcuni casi utilizzando
anche tecniche strumentali, aiuta
a prevenire e trattare i problemi di
incontinenza.
L’incontinenza urinaria, ovvero l’ incapacità
di controllare e trattenere l’urina,
che può manifestarsi con perdite
minime di poche gocce fino alla perdita
abbondante dell’intero contenuto
vescicale, è un disturbo più frequente
nella donna che non nell'uomo. Esso
si associa spesso ma non sempre, a
un prolasso vaginale, dovuto a un cedimento
delle strutture muscolo-fasciali
che sorreggono la vescica, l’utero o il
retto. Si stima che l’incontinenza colpisca
con gravità variabile il 32-64%
delle donne in dolce attesa ed il 20-
38% delle donne nel primo anno dopo
il parto ed è per questo che la
Fondazione italiana continenza lotta da
oltre cinque anni per abbattere i tabù
legati a questa malattia.
A volte una risata, uno starnuto o uno
sforzo fisico sono sufficienti perché
alla futura mamma sfugga qualche goccia
di urina (incontinenza da sforzo). Tuttavia, durante i nove
mesi di gestazione, in particolare
nell’ultimo trimestre
la futura mamma presenta
anche una necessità
di urinare di frequente e “di corsa” per cause di
tipo meccanico ed ormonale.
Nella maggior parte dei
casi, l'incontinenza urinaria
che si presenta verso la
fine della gravidanza si
risolve da sola al termine
dell'attesa, ma non infrequentemente
permane
dopo il parto o in alcuni
soggetti si presenta per la
prima volta dopo il parto.
Infatti, il passaggio del feto
può provocare uno stiramento
delle strutture
fasciolegamantose, muscolari
e nervose del pavimento
pelvico con possibili
ripercussioni sulla continenza
e sul corretto posizionamento
della vescica e
dell’utero.
“Per ridurre i disturbi legati
all’incontinenza, restituire
funzionalità ai muscoli che
sostengono il peso degli
organi pelvici, e cercare di
prevenire il manifestarsi della malattia anche nei decenni successivi,
una soluzione valida è la fisiochinesiterapia,
la quale consiste in
esercizi eseguibili anche a casa” –
commenta Walter Artibani, Direttore
della clinica urologia di Padova e
Presidente della Fondazione italiana
continenza. “Educare le donna alla
conoscenza del proprio corpo, al controllo
ed al corretto utilizzo del pavimento
pelvico tramite esercizi, eventualmente
coadiuvati da alcune tecniche
strumentali tra cui il biofeedback
e l’elettrostimolazione perineale (il cui
scopo è quello di stimolare e rinforzare
il pavimento pelvico per mezzo di
una sonda vaginale, o di elettrodi
esterni) è una modalità efficace per
prevenire e trattare la incontinenza urinaria
femminile.”
La rieducazione perineale è un insieme
di tecniche riabilitative finalizzate a
migliorare la funzionalità del pavimento
pelvico con l’obiettivo di prevenire e
trattare l’incontinenza urinaria in gravidanza
e dopo il parto, recuperare una
qualità di vita sessuale soddisfacente
dopo il parto, prevenire il prolasso
vaginale.
La Fondazione italiana continenza tramite
il proprio sito web – www.contenuti-
web.com - fornisce l’accesso, oltre
che ad alcune pubblicazioni che illustrano
tutti gli aspetti della malattia,
anche ad alcuni utili e pratici consigli.