“SAD” Seasonal Affective Disorder
Autore: Dott. Roberto VINCENZI
Psicologo
Studio: Via Cairoli 11, Genova
Tel: +39.010.2477034
vincenzi@ordinepsicologiliguria.it
www.roberto-vincenzi.com
In inglese, la parola “sad” è un aggettivo
e significa “triste”.
Ma se la scriviamo tutta maiuscola, “SAD” diventa una sigla che indica
un disturbo psicologico chiamato “Seasonal Affective Disorder”.
Si tratta di una patologia dell’umore,
che rientra tra le “sindromi meteoropatiche”
(disturbi causati da cambiamenti
del tempo atmosferico) ed è
conosciuta anche col nome di “depressione invernale”.
Se il SAD si presenta in forma leggera,
viene chiamato SSAD
(Subsyndromal SAD).
Il nome SAD è stato usato per la
prima volta nel 1984 dal Dottor
Norman E. Rosenthal, che aveva
notato su se stesso una specie di
atteggiamento triste, senza energie,
svogliato, malinconico, pessimista,
che non sapeva come giustificare.
La spiegazione oggi può sembrare
banale, perché, in effetti, quello che
il Dott. Rosenthal allora ipotizzò, era
una cosa molto semplice: l’importanza
della luce sul nostro umore.
Il Dott. Rosenthal era arrivato a questa
conclusione riflettendo sul fatto
che era nato e viveva a
Johannesburg, in Sud Africa, e che si
era trasferito per lavoro a New York,
all’inizio dell’inverno.
Per dare un’idea della differenza di
clima tra le due città, possiamo notare
che le temperature medie delle
due città, in febbraio, sono molto
diverse: a New York minima – 3, massima
+ 4; a Johannesburg minima
+ 14, massima + 27.
Per combattere il suo malessere, il
Dottor Rosenthal provò a compensare
il tempo grigio e freddo di New York,
esponendosi alla luce artificiale, per
un certo periodo tutti i giorni, usando
lampade di diverse potenze, e notò
subito un miglioramento dell’umore.
Da allora sono cominciati, un po’ in
tutto il mondo, studi e ricerche su
questo fenomeno.
Il manuale americano DSM IV
(Diagnostic and Statistical Manual of
Mental Disorders) ha inserito il SAD
tra i Disturbi dell’Umore, come una
forma particolare di depressione ad
andamento stagionale, che può presentare
diversi sintomi:
* stato d’animo e umore depressi
* perdita di interesse per la vita
* apatia (scarsa reazione agli stimoli
esterni, calo delle emozioni e degli affetti)
* abulia (mancanza di volontà, difficoltà
a prendere decisioni e fare
progetti)
* inibizione del pensiero (il pensiero è rallentato e si concentra su temi
cupi e tristi)
* calo di interesse e piacere per le
normali occupazioni
* inappetenza (perdita dell’appetito)
* diminuzione o aumento di peso non
motivati da dieta
* insonnia o sonnolenza tutto il giorno
* stanchezza immotivata o mancanza
di energie
* diminuzione dell’interesse sessuale
* difficoltà di concentrazione
* irritabilità
* senso di colpa e riduzione della
stima in sé stessi
* pensieri di morte e idee di suicidio
* coincidenza della depressione con
l’arrivo dell’autunno; miglioramento
in primavera estate.
La diffusione e la frequenza sono
maggiori nei paesi che hanno inverni
freddi e poco luminosi.
La presenza costante di nuvole in
cielo durante l’inverno, come in
Germania, aumenta gli effetti negativi
del SAD.
Negli Stati Uniti il SAD e SSAD sono
presenti in Florida o California nella
percentuale del 1,5 % della popolazione;
negli Stati del Nord, come il
Montana, Washington, Dakota,
Michigan, New York, questo dato sale
al 9 %.
I medici stimano che in Irlanda e nel
Nord dell’Inghilterra, le persone
depresse per il SAD e SSAD rappresentino
il 10% della popolazione.
Questa percentuale sembra arrivare
al 20% nel Nord Europa e al 25 % in
Alaska.
Per quel che riguarda i Paesi
Scandinavi (Svezia, Norvegia,
Danimarca, Finlandia), alcuni autori sostengono che la depressione invernale
faccia parte del patrimonio genetico
di queste popolazioni. Per provare
questa affermazione, citano un
testo antico, il “Getica”, scritto nel
551 dopo Cristo, da parte del notaio
e storico Jordanes. In questo testo,
per la prima volta, si rileva il fatto che
gli abitanti della Scandinavia siano
affetti da profonda tristezza durante i
mesi invernali.
Gli studi attuali sulle possibili cause
fisiche del SAD concentrano l’attenzione
sul fatto che, nei depressi stagionali,
alcuni neurotrasmettitori
(serotonina, dopamina, noradrenalina)
siano presenti ad un livello inferiore a
quello normale.
Altri studi invece evidenziano il fatto
che in questi pazienti si riscontra la
produzione, durante l’inverno, di un
maggiore livello di melatonina (il
cosiddetto “ormone del sonno”).
Questi studi, per capire i meccanismi del “sonno invernale”, sono stati confrontati
con le ricerche fatte sugli animali
che vanno in letargo.
Le cure proposte si sviluppano in
campi diversi che vengono integrati
tra di loro. Si suggerisce in genere
l’utilizzo simultaneo di alcune tra le
seguenti terapie:
- Trattamenti che modifichino la durata
della produzione della melatonina.
- Utilizzo di farmaci SSRI, inibitori
della ricaptazione selettiva della
serotonina (fluoxetina, paroxetina ed
altri), farmaci anti-MAO, inibitori
delle monoammine ossidasi e il carbonato
di litio.
- Modifica dello stile di vita, consigliando
di approfittare delle giornate
di sole, per effettuare attività all’aria
aperta, il maggior numero di ore
possibili. In questa maniera vengono
combinati gli effetti delle esposizione
alla luce con quelli dell’esercizio
fisico che aumenta il livello di endorfine,
sostanze prodotte dal cervello,
che danno sensazione di benessere
e diminuiscono la soglia del dolore.
- Luminoterapia: esporsi cioè alla luce
di speciali lampade, con particolari
modalità, tutti i giorni, per un certo
numero di minuti. Queste lampade
simulano la luce del sole, nell’intento
di riequilibrare i ritmi naturali.
Di recente, a queste tecniche se ne
sono aggiunte altre come la “simulazione
di alba” (“dawn simulation”),
realizzata da una lampada, collegata
ad una sveglia. Questo apparecchio
aumenta gradualmente l’illuminazione
nella stanza, imitando il sorgere del
sole.
Secondo i teorici di questo metodo,
si otterrebbe un risveglio “naturale”
con un immediato effetto antidepressivo.
Psicoterapia che può essere di tipo:
- cognitivo (nella quale il paziente
impara a ristrutturare il suo modo
di reagire a ciò che avviene)
- comportamentale (che cerca di produrre
nel paziente cambiamenti di
comportamento, senza indagare
sulle cause profonde)
- analitico (volta ad aiutare il paziente
a ricostruire e dare un senso alla
propria storia per aiutarlo a ritrovare
se stesso e rinforzare la sua personalità).
Medicina allopatica e medicina naturale
Testimonianze di collaborazione tra
mondi conciliabili.
“Sinergie tra Medicina Allopatica e
Medicina Naturale” è il tema del convegno
organizzato da LUMEN, Istituto di
Medicina Naturale, in collaborazione con
Akesios Group, che si è tenuto martedì
26 Febbraio 2008 nella sala congressi
dell’Ospedale Maggiore di Parma.
L’incontro si è proposto il sano obiettivo
di approfondire le possibilità di attivare
collaborazioni fra metodi terapeutici naturali
efficaci e metodi tradizionali, così da
proporre un nuovo sistema integrato, in
cui i protagonisti del mondo medico e di
quello sociale collaborino per un fine
comune: “l’uomo e la sua salute”.
Negli ultimi anni, si è sentito tanto parlare
di prevenzione, rimedi naturali, prendersi
cura di sé e della propria salute
con responsabilità. Si è sempre più diffusa
una certa familiarità con nozioni come
rimedi omeopatici o cure naturali, cui ci
si è rivolti per necessità salutistiche. Fiori
di Bach, yoga, medicina ayurvedica e
omeopatia sono diventati termini piuttosto
familiari nel linguaggio comune e hanno cominciato a rappresentare campi
di interesse e di intrattenimento anche
per il proprio tempo libero.
Al di là delle recenti polemiche che
hanno messo in discussione l’efficacia
dei rimedi omeopatici, i dati 2007 forniti
dall’ ”Osservatorio sugli Italiani e il
benessere per una vita sana” diretto da
Gian Paolo Fabris riferiscono che un 11%
di persone ricorre all’omeopatia e un 8%
ricorre a fitoterapia, erbe e fiori. Dati
messi a disposizione da FederFarma rivelano
come dal 1980 al 2000 sia considerevolmente
aumentata – quasi del
30% – la quota delle farmacie dotate di
un settore omeopatico, il cui fatturato ha
un tasso di crescita annuo stimato intorno
all’10%.
Le statistiche ufficiali registrano una
cospicua sensibilità della popolazione italiana
verso un approccio naturale alla
salute. Sull’onda di questo consistente
interesse, occorre chiedersi quale sia il
ruolo che le strutture istituzionali, rappresentanti
fin ad oggi il “tempio della
cura”, riservino a questo settore.
Il dialogo con i professionisti del mondo medico e sociale,
in ambiti istituzionali, ha propositi rilevanti
come l’ acquisire ulteriori strumenti in
grado di migliorare la condizione di salute
e di vita di ogni individuo. E rinnovare la
professionalità dell’operatore sanitario in
corrispondenza con le attuali esigenze
sociali. Ad oggi, questo dialogo sembra
affidato alla lungimiranza, alla disponibilità
e all’apertura di alcuni responsabili
sanitari che presenteranno, proprio all’interno
del convegno, progetti e risultati
raggiunti grazie all’utilizzo di
metodi provenienti dalla
medicina o da tecniche “naturali”.
Maria Grazia Corradi
ha scoperto
quel lato “naturale” che lavora fianco a
fianco alla medicina tradizionale: «Ho aderito
al programma StuDIA (Studio di dieta
adiuvante) della dottoressa Villarini
(Istituto dei Tumori di Milano) poco dopo
la diagnosi, improvvisa e repentina, di un
tumore maligno al seno, in un momento
di acuta disperazione. Avevo appena
cominciato i cicli di chemioterapia quando
ho iniziato a frequentare la cucina della
Cascina Rosa. Si, proprio la cucina perché
il programma consiste in una dieta
particolare, che utilizza alcune preparazioni
tipiche della dieta mediterranea e della
dieta orientale per aiutare le pazienti a
evitare i disturbi legati alla chemioterapia
senza ingrassare.
Naturalmente non si trattava solo di
dieta, ma anche di condivisione, conforto
e perché no “coccole” ricevute sia dal
personale professionale coinvolto (psicologici,
paramedici e cuochi) ma anche dal
supporto psicologico che tutte le pazienti
offrivano gratuitamente l’una all’altra.
Sono andata a pranzo a Cascina Rosa
per un anno e mezzo, tutti i giorni, e ho
scoperto piano piano il beneficio dato dal
regime alimentare ma più di ogni altra
cosa mi è rimasto nel cuore la forza e il
sostegno che questa esperienza mi ha
donato.
«LUMEN » dichiara Milena Simeoni, direttrice
didattica dell’Istituto di Medicina
Naturale LUMEN «sta sperimentando concretamente
alcuni progetti di medicina
integrata; da qualche anno, i nostri naturopati
collaborano con strutture pubbliche
come scuole, case di cura per anziani,
associazioni di categoria e ospedali. Sono
supervisore infatti in un ambulatorio
osservazionale approvato dalla Regione
Lombardia in un Ospedale dell’Ordine
Ospedaliero di San Giovanni di Dio
Fatebenefratelli, in cui è stato previsto il
ricorso alla Riflessologia Podalica
Olistica® nel trattamento di un gruppo di
malati psichiatrici.
Milgiorare i sintomi dell’asma
a cura di Dr.ssa Alba ALGESI
L'asma è una malattia caratterizzata dall'infiammazione
diffusa delle vie aeree
provocata da broncocostrizione.
Fa parte quindi delle malattie respiratorie.
La percentuale di persone alle quali le
malattie respiratorie vengono diagnosticate
è ancora piuttosto bassa rispetto al
numero effettivo di coloro che ne soffrono.
Spesso i malati tendono a sottovalutare
i sintomi.
Dall' Università Statale di Milano (équipe
Luigi Allegra) sono stati presentati i risultati
ottenuto con l'impiego di aerosol di
ac jaluronico in centinaia di persone affetta
da asma.
Questo acido è vantaggiosamente usato
già da decenni nelle cure di articolazioni,
pelle, occhio, orecchio.
Per capire il funzionamento e gli effetti di
questa cura bisogna pensare a come è
fatto l'apparato respiratorio.
I tessuti dei polmoni sono costituiti da:
- una matrice che è amorfa, cioè priva di
cellule
- una parte composta da fibre, vasi, cellule.
Questa seconda parte è stata, negli anni,
largamente indagata per il suo coinvolgimento
nelle malattie respiratorie.
Ora invece i professori sono convinti che
le alterazioni della matrice possono essere
in parte responsabili della comparsa
delle malattie respiratorie e, per questa
ragione, hanno intrapreso una ricerca che
ha dimostrato che un ritorno alla normalità
della matrice , impiegando acido jaluronico,
può costituire una valida cura di
supporto per i malati di asma e di altri
disturbi del respiro.
L'acido jaluronico è naturalmente presente
in vari organi e apparati del corpo
umano quali pelle, intestino, polmoni; è
anche un importante tessuto connettivo
del nostro organismo, usato con successo
in vari rami della medicina, nella
cosmesi, per riempire rughe e inestetismi
della pelle ed operare così un vero
e proprio restauro del viso e del corpo.
Allo stesso modo la cura proposta dal
Prof Allegra consiste nel riempire la
matrice polmonare di quell'acido jaluronico
di cui è carente. L'innnovazione sta
nelle modalità di somministrazione dell'acido
jaluronico per aerosol, una novità
importante che rende questa cura alla
portata di tutti e praticabile a casa propria,
modo semplice ed indolore. L'acido
jaluronico è un elemento naturalmente
presente nel nostro corpo che viene
considerato come la sostanza più tollerata
e più diffusa nell'organismo dei
mammiferi.
L'organo del corpo umano che ne è più
ricco è il polmone. E' stato collaudato
da sempre il suo uso nella cura del
disturbo osteoarticolare.
Si può somministrare per iniezione
garantendo alle nostre articolazioni di
funzionare ; è anche idratante, stimola
la circolazione e garantisce elasticità
alla pelle, aiuta la pelle ustionata e/o
ferita.
DISTURBI DEL SONNO
Varie essenze
Maria Vittoria BRIZZI TESSITORE
Dott. in Medicina e Chirurgia
Dott. in Lingue e Letterature
Straniere
Prof. in Materie Letterarie
Genova
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L’insonnia, un sonno insufficiente
o anche soltanto di scarsa qualità,
possono influenzare negativamente la
qualità della nostra vita.
Per poter consigliare un adeguato
trattamento è indispensabile capire il
paziente, la natura del disturbo che
gli impedisce di riposare, le cause
scatenanti.
Concausa dei disturbi del sonno è
anche il ricordo ossessivo di dispiaceri
recenti o antichissimi, i cosiddetti
traumi.
Di questi deve essere tenuto notevole
conto onde non
rischiare una generica e
acritica prescrizione di ipnotici.
Eliminando le cause è, in genere,
possibile (se non addirittura probabile)
eliminare gli effetti.
Come il cibo e la sessualità, anche il
sonno è, negli esseri animati, una
necessità istintuale che quando non è soddisfatta, può costituire una
minaccia per la salute.
Alla notte corrisponde certamente il
buio, l’inconscio, l’inattività per cui,
anche quando siamo già coricati e
desiderosi di dormire, può pervaderci
lo spiacevole timore di perdere il controllo,
quello di “lasciarsi andare”,
l’inconscia paura dell’ignoto e della
morte. Potrebbero essere questi (tutti
o in parte) i motivi che ci tengono
ancorati alla nostra coscienza diurna.
Anche il dr. Edward Bach, medico di
vocazione, sensibile alla sofferenza,
combatteva, della malattia, le cause
e incitava a curare senza aggredire
agevolando ciò che l’organismo vuole
fare.
Ritengo che anche le essenze terapeutiche
che il medico appena citato
estraeva dai “suoi” fiori, possano
mitigare la difficoltà di addormentamento.
Questa può essere indotta dal
fatto che l’insonne non conclude consapevolmente
la propria giornata e
prima di accingersi a dormire, non
mette ordine nella propria mente.
L’insonnia, anche alla fine del giorno,
si identifica con il suo ruolo attivo e
dinamico che non permette un sereno
rilassamento.
Insieme ad altri fiori di Bach da assumere
consapevolmente e nelle giuste
dosi, è utile pensare al rimedio Roch
Rose se e quando serpeggia una sensazione
di terrore.
Per forme di disagio meno pesanti si
prenda in considerazione Mimulus
(paura delle cose del quotidiano) o
Aspen per timori vaghi, impalpabili,
misteriosi, legati all’ignoto.