Scegliere le scarpe a secondà dell’età

Autore: Dott. Alberto FERRANDO
Pediatra
Studio: Corso Europa 1136 Genova
Tel: +39.010.3732433
www.ferrandoalberto.com

Nei primi mesi di vita il piede del lattante si comporta come un organo di senso infatti il bambino esplora l’ambiente circostante e riceve informazioni di tipo termico, tattile e dolorifico.
Dal 5-6 mese di vita esplora l’ambiente circostante con i piedi che si osserva e si porta alla bocca.
Pertanto, sotto i 9-10 mesi di vita, non bisogna sottrarre al piede la sua sensibilità e le scarpe servono come mero ornamento o come protezione dal freddo in quanto il lattante non è grado di produrre il passo e quindi l’andatura.
Dopo tale età la scarpa deve possedere determinati requisiti anche se dobbiamo ricordare che la funzione principale della scarpa è quella di proteggere il piede dallo sporco, dalle asperità del terreno e dal freddo e di rispettare l’anatomia del piede come
spieghiamo qui sotto. Appare fondamentale scegliere la scarpa della misura giusta: con il
bambino in piedi, premendo sulla punta della scarpa deve rimanere circa 1-1,5 cm oltre l’alluce (equivalente di circa 1 dito messo di traverso).
Ricordate che il piede del bambino cresce rapidamente soprattutto nei primi 3-4 anni di vita, quasi ½ cm al mese per cui le scarpe vanno cambiate ogni 2-3 mesi. Cercate quindi di comprare delle “buone scarpe” ma senza spendere troppo e non fatevi ingannare da chi vi sostiene che la scarpa più cara è quella che farà camminare meglio il bambino.
E’ assolutamente sconsigliato comprare scarpe troppo grandi in quanto il piede sarebbe poco sostenuto ed avrebbe meno stabilità. Inoltre, se il piede “sfrega” nella scarpa troppo larga si possono formare delle “vesciche” dolorose.
Quando la scarpa è piccola il bambino, oltre a camminare male, a punte in dentro, può subire dei danni alle unghie, e intorno alle stesse. Non vanno neanche bene le scarpe
usate, e spesso “sformate” del fratellino più grande. E’ assolutamente da evitare l’uso,
senza indicazione da parte del pediatra o dell’ortopedico, di scarpe correttive o preventive in quanto il piede “normale” non ha bisogno di essere corretto nella
sua evoluzione.
La scarpa correttiva deve essere utilizzata solo in presenza di una patologia in atto e dopo una accurata valutazione ortopedica in quanto non può essere standardizzata ed ogni anomalia ha bisogno della “sua” correzione.
Le scarpe debbono avere un certo sostegno posteriore al calcagno, non dovrà essere nè troppo rigida nè eccessivamente morbida, dovrà avere una certa copertura posteriore, una tomaia confortevole ma pesante e protettiva in inverno, logicamente leggera
in estate e che permetta la normale traspirazione. La rigidita’della scarpa deve permettere un modesto piegamento della punta (è da escludere quella che si
piega completamente) così si potrà aiutare il bambino nei suoi iniziali tentativi
di portarsi in piedi da solo e a produrre i primi passi autonomamente.
Ciò potrà avvenire tra i 9 e i 12 mesi, oppure (e spesso c’è anche una familiarità) tra i 13 e 15 mesi, attenzione però che un ritardo di questo limite può essere anche dovuto a una situazione patologica e i genitori debbono comunicarlo al pediatra che, durante il “bilancio di salute” , escluderà con tranquillità eventali patologie sottostanti.
Il piede del bimbo da uno a tre anni è un piede piuttosto lasso (cioè morbido), con una volta plantare che va a formarsi nel tempo, è quindi spesso “fisiologicamente” piatto.
E’ noto che nei mesi caldi fa bene camminare scalzi in spiagge sia sabbiose che ghiaio-pietrose per favorire il rinforzo della muscolatura intrinseca del piede, non è molto salutare invece camminare senza scarpe su pavimenti lisci, come quelli delle case
di oggi soprattutto in presenza di familiarità per piattismo del piede.
In questo caso è utile segnarla al pediatra che esaminerà, eventualmente con certi ausili (per es. podoscopio) l’impronta plantare, tempo ideale è sui 3 anni di età.
Sotto i 3 anni di età ci si deve preoccupare solamente di gravi forme di piattismo, spesso associato ad altre anomalie.
Ricordiamo che, fino a 3 anni, circa l’80% dei bambini ha i piedi piatti, dai 3 ai 6 anni la percentuale scende al 50%. La maggior parte di bambini si normalizzerà spontaneamente mentre una minoranza manterrà il piattismo che è presente circa nel 15% degli
adolescenti e nel 5% degli adulti.
Il trattamento del piede piatto dipende dalla gravità del piattismo che viene distinto in tre gradi. Nelle forme più lievi, di primo grado, si può aspettare l’evoluzione spontanea programmando periodici controlli, nelle forme più accentuate si può ricorrere ad
una correzione ortopedica (plantare) per tentare di offrire un sostegno al piede. Dobbiamo comunque ricordare che nessun rimedio con scarpe o plantari può correggere un piede piatto per una “iperlassità legamentosa” (cioè per legamenti troppo morbidi ed
elastici) che è la causa principale della persistenza del piattismo.
Dopo i 6 anni le correzioni ortopediche servono a poco e sono più utili interventi di “potenziamento attivo dei muscoli” che si possono ottenere con sport come karatè, calcio, danza, atletica leggera oppure con ginnastica “specifica” in palestra, se il bambino è pigro e non vuole fare sport.
Dopo gli 8 anni può essere indicato, dopo attenta valutazione ortopedica, in presenza di piattismo di una certa entità (II-III grado), un intervento di correzione chirurgica che va effettuato entro 1 12 anni in quanto successivamente si perde la capacità di
risposta elastica del piede.
Il consiglio così riassuntivo è che la scarpa del bimbo va sempre scelta con cura, se poi sarà bella gli darà una soddifazione in più,ma prima scegliamola buona, ma senza “svenarsi”
perché va cambiato frequentemente!!!
IL GIRELLO
Un pericoloso quanto divertente,strumento è il girello.
Se lo avete siate consapevoli che il bambino nello spostarsi si avvicinerà a reali pericoli come scale e scalini, tappeti, finestre con annessi vetri, vasi con piante domestiche (molte delle quali con componenti tossiche se ingerite), detersivi, tavolini con
spigoli, tavoli con soprammobili che in attimo possono diventare proiettili, insomma il bimbo con girello va seguito con costante attenzione. Le cadute dalle scale possono avere conseguenze gravissime.
E’ stato dimostrato, infatti, che il girello causa più incidenti di tutti gli altri prodotti destinati all’infanzia. La maggioranza di tali incidenti capitano quando i bambini sono lasciati soli senza la supervisione di un adulto.
Questo è il motivo per cui l’American Academy of Pediatrics ed altre Organizzazioni Internazionali per la salute e la sicurezza del bambino raccomandano ai genitori di non utilizzare il girello.
Se avete deciso di utilizzare un girello è importante seguire le seguenti norme di sicurezza:
* non lasciate da solo un bambino nel girello, neanche per un istante, eliminate potenziali pericoli (farmaci, stufe, prese elettriche, scale, etc) che il piccolo può raggiungere,
rimuovere tutti gli ostacoli che possano far ribaltare il girello;
* non utilizzare il girello su un tappeto: il bimbo può cadere quando le ruote si trascinano su una superficie non levigata, eliminate tutti gli oggetti pericolosi che il bambino
può raggiungere;
* non usate il girello vicino a forni, camini, o a pentole sul fuoco, accertatevi che il girello abbia una base sufficientemente ampia;
* non utilizzare girelli che si chiudono con meccanismi a scatto: le dita del bambino possono rimanere intrappolate in tali meccanismi con lesioni anche gravi.
Erroneamente alcuni genitori credono che l’uso del girello possa facilitare l’apprendimento dei primi passi.
Ricerche eseguite suggeriscono invece che deambulare in girello può addirittura ritardare l’apprendimento dell’equilibrio e la coordinazione dei movimenti. Infatti il bambino tende a spingersi, per cui non utilizza le dovute posture utili al mantenimento della stazione eretta. Non si può tacere il fatto che la postura imposta al bimbo dalla seduta all’interno del girello sia scorretta, inoltre che egli, simpaticamente nel
tentativo di spostarsi, una volta capito il mecccanismo, cercherà di pattinare per far scorrere le ruote e avrà così successivamente difficoltà ad impostare correttamente lo “schema del passo”.
Comprendiamo che con alcuni “pierini la peste” il girello rappresenta una delle poche occasioni di tranquillità però se lo usate cercate di fare buon uso di quanto vi abbiamo soprariportato.
IL BAMBINO ZOPPICA: SINOVITE DELL’ANCA
Può succedere che il bambino presenti una difficoltà o che si rifiuti di camminare.
In tali casi contattate il vostro pediatra che provvederà alla valutazione del bambino e a formulare la diagnosi o l’ipotesi di diagnosi più probabile.
Da un punto di vista generale ed informativo la causa più frequente è la “sinovite transitoria benigna dell’anca”, definita anche come “coxalgia (da coxa, che in latino significa anca) benigna”.
Si tratta di una patologia che colpisce prevalentemente i maschi tra i 2 e i 10 anni di età. Si manifesta in modo acuto con dolore localizzato all’anca o, qualche volta, a tutto l’arto
inferiore senza una sede ben definibile, di grado variabile, qualche volta così intenso da impedire al paziente l’appoggio del piede a terra. Altre volte l’esordio è meno violento e il bambino riferisce dolore ma cammina lo stesso pur zoppicando e limitando la propria
attività che lo costringe a zoppicare o limita la funzionalità dell’arto. La causa è una infiammazione dell’anca che può precedere seguire o anticipare una infezione virale, quindi l’episodio infettivo può essere contemporaneo ma può essere antecedente o successivo,
anche di 15 giorni. Nella maggior parte dei casi è inutile sottoporre, in prima battuta, il bambino ad inutili accertamenti ematochimici e radiologici. Gli esami del sangue sono infatti sempre negativi o con minime alterazioni aspecifiche (aumento della VES e dei globuli bianchi di lieve entità), mentre l’esame radiologico è negativo. Solo l’ecografia
dell’anca può rilevare un modesto versamento nella capsula articolare. In
genere in pochi giorni, 2-4 in media, la situazione si risolve e non lascia alcuna conseguenza anche se, in alcuni bambini, può ripetersi. La terapia consiste nel riposo, e se il dolore è molto intenso, nella somministrazione di farmaci antidolorifici
(vanno bene gli stessi farmaci che si usano per la febbre: il paracetamolo e l’ibuprofene). Può essere l’occasione per “godervi” vostro figlio leggendogli o leggendo insieme a lui qualche libro o giocando con lui (giochi calmi e tranquilli, non a pallone o a fare salti sul
letto) o guardando, insieme, qualche programma televisivo “controllato” o meglio qualche video cassetta o giocando insieme con qualche video gioco. Se, però, i sintomi persistessero per più giorni, oltre 5-7, è opportuno ricorrere alla consulenza ortopedica e ad eventuali esami per escludere altre cause.
Cause più rare, soprattutto all’inizio della deambulazione, tra 1 anno e 1 anno e mezzo-2, di zoppia che raccontate possono far sorridere ma che, al momento, appaiono piccole
tragedie sono:
* “sassolino nela scarpa” (sic!) Se vostro figlio sta bene seduto o in braccio e appena viene messo in piedi si mette a piangere o si affloscia per terra pensate alla possibilità
di un qualche oggetto nella scarpa
* “pseudoparalisi”: il bambino non muove la gamba, non vuole più mettere il piede per terra e si rifiuta di camminare. Può avvenire perché il bambino ha avuto un piccolo trauma o una minima distorsione.

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