Molestie sessuali: la difesa è anche psicologica

Autore: Dott. Paolo G. ZUCCONI
Neuropsicologo e Psicoterapeuta
Cognitivo - Comportamentale
Udine
Tel. 0432-233006 www.dr-zucconi.it

I resoconti giornalistici e radiotelevisivi ci propinano quotidianamente episodi di violenza tanto che è quasi impossibile prendere un quotidiano, sfogliare un settimanale o ascoltare un notiziario senza venire a conoscenza di nuovi e spaventosi atti di violenza pubblica e privata, verso le cose e verso le persone.
Proprio per l’importanza che la violenza ha raggiunto nella vita quotidiana in vari ambiti della vita sociale dobbiamo rassegnarci a considerarla come una delle espressioni, purtroppo sempre più numerose, dell’interazione sociale. Espressione di un’interazione
disturbata e deviante, come lo è quella forma di violenza che spesso non trova spazio tra la cronaca nera quotidiana, ma pur si riscontra in tante storie di quotidiana sopportazione che tendono a rimanere relegate nei meandri della psiche femminile: la
molestia sessuale.
Senza arrivare allo spettro di una violenza fisica evidente la molestia sessuale è pur sempre violenza, una violenza psicologica, insidiosa, strisciante, sempre più diffusa e sempre più sommersa che intacca la dignità personale dei soggetti socialmente più
vulnerabili. La gamma delle situazioni di molestia sessuale, che portano la vittima ad un logoramento psicologico progressivo, è molto varia: si va dalla frase equivoca con doppio senso al fraseggio volgare, dall’apprezzamento pesante alla proposta diretta, dalla
minaccia subdola ed imbarazzante ripetuta più volte fino ad arrivare al gesto osceno o alle avances più meschine, al ricatto e all’intimidazione sul posto di lavoro. Si consuma di preferenza in quegli ambiti in cui si determina da una parte una condizione di
bisogno e vede dall’altra parte una condizione sociale contrattualmente più forte che abusa del suo potere o della sua autorità verso chi è gerarchicamente subordinato, solitamente donna. Pur tuttavia l’ambito della molestia si allarga pure al rapporto tra
pari nell’ambiente di lavoro fino a portarsi sulla strada ed in certi ambienti pubblici dove prevale la convinzione maschilista che giustifica il complimento pesante alle passanti, la proposta insistente fino al contatto fisico impudente in una sala cinematografica
e all’atto esibizionista. In tutti i casi il molestatore (quasi sempre di sesso maschile) conta sulla complicità del silenzio di una vittima psicologicamente indifesa. Infatti chi subisce la molestia solitamente è impreparata a difendersi al primo, inatteso, attacco: la mancata reazione favorisce l’innescarsi di un’escalation da cui sottrarvisi risulta sempre più complicato, soprattutto se la persona ritiene di non essere tutelata giuridicamente da provocazioni che non comportino aggressione fisica e possiede ad un tempo
una bassa autostima e altrettante basse abilità sociali di autodifesa.
Così la vittima di molestie è maggiormente esposta a crisi depressive, a stati di agitazione ed irritazione permanenti, insonnia, emicrania e a vari disturbi psicosomatici che si associano ad una minore efficienza lavorativa e minore fiducia nelle proprie capacità.
Come difendersi ed evitare le possibili conseguenze psicologiche e psicosomatiche della molestia passivamente subìta?
La legge viene oggi in aiuto anche a chi, a vario titolo, sta subendo molestie sessuali in quanto ogni atto che disturba anche in minima parte la sfera sessuale altrui costituisce un reato penale. Attraverso la presentazione di una querela di parte che in
tali casi, non può più essere revocata, l’interessata inizia così il suo atto difensivo con facoltà di essere pure risarcita di danni psicologici (biologici e morali) correlati alla molestia subìta. Ma se l’attuale giurisprudenza protegge,
a posteriori e su querela, la donna molestata, la difesa immediata è solamente psicologica. Le molestie, a differenza delle violenze sessuali vere e proprie, sono in definitiva pressioni psicologiche, a vari livelli, di tipo verbale e non verbale (sguardi insistenti, ammiccamenti, contatti interpersonali, esibizionismi non richiesti) e pertanto
la risposta immediata si basa su di un repertorio competente di abilità cognitive, comportamentali ed emozionali di protezione e di fronteggiamento della situazione molesta attraverso una serie di mosse psicologiche per reagire, colpire nelle zone più vulnerabili e difendersi in varie situazioni interpersonali, anche complesse, affrontando
il molestatore armate di sofisticate tecniche di dissuasione ed autodifesa psicologica paragonabili ad un ben assestato colpo di judo o di karate che spiazzano e mettono a terra l’avversario senza sentirsi in colpa, provare eccessiva ansia e senza compromettere
la relazione sociale, mantenendo comunque un buon rapporto interpersonale con l’altro. Certamente tali strategie e tecniche dissuasive vanno apprese, con l’aiuto di uno psicoterapeuta esperto, attraverso un programma di protezione psicologica
individualizzato da acquisire con una serie role playing e role reversal in studio e prove comportamentali sul campo con supervisione continuativa finché le abilità psicologiche di difesa diventano abitudini. E’ possibile pure attraverso un programma di Harassement inoculation training prepararsi preventivamente ad affrontare possibili molestie future al fine di ridurre la durata e l’intensità dell’emozione spiacevole, bloccare la molestia
sul nascere, sottrarsi alla pressione sociale del molestatore con conseguente incremento del senso di autoefficacia e dell’autostima personale.
TIPOLOGIA DELLA MOLESTIA SESSUALE
La forma più grave, ma meno diffusa di molestia è il ricatto sessuale (quid pro quo), mentre le più diffuse sembrano le attenzioni sessuali non gradite come ad esempio le richieste insistenti. In ambienti tradizionalmente maschili e maschilisti sono molto frequenti, quasi usuali le molestie di genere, quelle cioè che, se pur con basso profilo socioculturale, sottolineano le differenze tra maschio e femmina come ad esempio la distribuzione di materiale porno tra il gruppo, il fraseggio volgare, il vantarsi di prestazioni
sessuali, il gesto osceno e la frase o il discorso ambiguo. Altre forme di molestia sessuale sono le telefonate oscene (coprolalia), l’esibizionismo non richiesto ed infine, tipico
topos, la ricerca del contatto fisico a bordo dei trasporti pubblici, al cinema, nell’ambiente lavorativo (la pacca sul sedere rientra tra questo genere), ma purtroppo, da quanto raccontano le pazienti e le clienti in ambito psicologico- medico-legale, anche all’interno di ambulatori medici, sessuologici e psicologici.
PROFILO DEL MOLESTATORE
Non riesce facile tracciare un profilo del violentatore tipo dal momento che varie sono le forme e anche le circostanze della molestia sessuale.
Pertanto se per alcuni maschi la molestia sessuale rientra nell’esercizio del potere nel caso di dirigenti o imprenditori, senz’altro l’atteggiamento del molestatore in genere appare tipicamente sessista, di un sessismo più ostile che benevolo incentrato sull’idea
frustra della donna oggetto. Se poi il molestatore agisce con l’intento di comunicare un qualcosa la modalità appare decisamente inappropriata caratterizzata da assenza di empatia e espressione di una sessualità immatura.
Se nelle forme più hard il molestatore rientra nei profili aggressivi e manipolativi nelle forme meno gravi , ma più diffuse può essere visto come un disabile sociale, una persona con ridotte competenze sociali e con una assenza di dating behavior
PROFILO DELLA DONNA MOLESTATA
Se è difficile tracciare un identikit del molestatore ancora più complesso diventa il profilo della vittima della molestia sessuale. Tentando comunque di abbozzare alcuni tratti comportamentali si può affermare che solitamente le vittime le possiamo trovare
tra le categorie sociali più deboli dove la vulnerabilità personale sotto il profilo psicologico e sociale diventa direttamente proporzionale al rischio della molestia.
Tra le categorie sociali più a rischio innanzi tutto troviamo le appartenenti
al sesso femminile (anche se la vittima maschile di una ipotetica molestatrice donna, che sembra più diffusa negli States e maggiormente in recenti films americani, a noi rientra in un ambito ancora troppo sommerso). E tra le donne sembra che i primi posti
spettino alle divorziate, seguite a ruota dalle donne più giovani e neoassunte. Vittime diffuse, e purtroppo per la maggior parte silenti appartengono a gruppi di lavori specificatamente maschili. Infine tra le donne più a rischio di molestia sessuale sono le
portatrici di handicap, le lesbiche e quelle apparetnenti a minoranze etnico- sociali e linguistiche.

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Boom delle allergie un bimbo allergico su 4

Autore: Drssa. Paola MINALE
Specialista in Allergologia ed Immunologia
Unità Operativa Complessa di Allergologia
Ospedale S. Martino Genova

Le allergie hanno subito un andamento epidemico negli ultimi decenni, e le indagini epidemiologiche in Europa prevedono che nei prossimi anni vi sarà un bimbo allergico su quattro. Nonostante la descrizione di manifestazioni asmatica risalga addirittura
all’Iliade di Omero, è dalla fine del ottocento, in particolare per merito del medico inglese Blackley, con la sua descrizione della febbre da fieno, e la geniale scoperta dell’importanza dei pollini con i test su sé stesso e l’uso di aquiloni cosparsi di colla, che
le malattie allergiche assumono una precisa identità. Ai primi del 900 il pediatra viennese Von Pirquet coniava il termine allergia, definita come alterata risposta dell’organismo a stimoliesterni; i francesi Richet e Portier scoprivano il fenomeno della anafilassi, cioè la reazione generalizzata che avveniva alla riesposizione alla sostanza allergizzante. Dopo
qualche anno i tedeschi Prausnitz e Kunstner dimostravano che questa
reattività si poteva trasferire da un individuo ad un altro per mezzo del siero. Il termine atopia veniva introdotto, negli anni 20, da Coca e Cooke per definire una predisposizione
alle manifestazione alla malattie allergiche. La scoperta negli anni 1966-67, da parte dei coniugi Ishizaka, delle immunoglobuline IgE dava un enorme impulso agli studi
immunologici, che ancora oggi fervono, portando via via alla scoperta dei più fini meccanismi di regolazione del sistema immunitario, e contribuendo in modo fondamentale allo sviluppo di terapie sempre più mirate.
L’aumento di prevalenza delle allergie ha interessato principalmente i Paesi
più evoluti, e lo stile di vita “occidentale” sembra esserne una causa
determinante, secondo la ipotesi ambientale. Esiste un parallelismo temporale tra l’aumento di prevalenza delle malattie allergiche ed i cambiamenti
ambientali, con l’aumento dell’inquinamento atmosferico legato prevalentemente al riscaldamento urbano ed al traffico veicolare.
Anche i cambiamenti dello stile di vita, che prevede più tempo passato in ambienti confinati, minore attività fisica, sembrano giocare un ruolo nell’incremento
di allergopatie. Quello che oggi è noto è che gli inquinanti
presenti negli ambienti indoor derivati dal fumo di sigaretta e dalle emissioni di vernici o materiali costruttivi o ei mobili, e gli inquinanti outdoor dovuti al traffico veicolare, al riscaldamento urbano, alle emissioni industriali si sono dimostrati capaci di facilitare la
risposta allergica del soggetto predisposto e di peggiorare la sintomatologia dei soggetti già allergici. Il fumo di sigaretta in particolare rappresenta un fattore di rischio per il broncospasmo infantile. Gli inquinanti atmosferici e l’effetto serra influenzano anche
le piante allergeniche, stimolando meccanismi di difesa che portano a
maggiore produzione di polline, che può anche veicolare il microparticolato atmosferico.
Il ridotto contatto con gli agenti infettivi, caratteristico del miglioramento
delle condizioni di vita degli ultimi decenni, secondo la ipotesi igienica, si tradurrebbe in un mancato stimolo del sistema immunitario che a sua volta faciliterebbe la comparsa di reazioni di tipo allergico. I cambiamenti nello stile di alimentazione, in particolare,
sarebbero responsabili di un ritardo nella acquisizione della flora batterica intestinale (enterobatteri) protettiva per atopia.
Le malattie allergiche sono dovute ad un difetto costituzionale del sistema immunitario, e sono malattie sistemiche,potendo interessare diversi organi o apparati dell’organismo.
Sono caratterizzate da un andamento evolutivo, e nel corso della vita di un singolo individuo possono esprimersi con diverse manifestazioni cliniche.
La alta incidenza di allergia nei soggetti con una storia familiare positiva evidenzia la importanza della componente genetica. La modalità della ereditarietà allergica non è ancora del tutto chiarita; il possibile meccanismo è rappresentato da un trait autosomico
dominante a penetranza variabile, ed una ereditarietà multifattoriale. In particolare, i loci dei cromosomi 11 e 5 sembrano associati con l’atopia e l’asma.
La complessità di diagnosi e di inquadramento delle manifestazioni allergiche
è legata al fatto che molti fattori concorrono a far sì che il soggetto, nato con patrimonio genetico predisponente alla reazione allergica, sviluppi una manifestazione clinica evidente.
L’atopia è caratterizzata dalla propensione a sviluppare una risposta anticorpale di tipo specifico – immunoglobuline di classe IgE- per esposizione ad allergeni.
Si parla di allergia quando la sensibilizzazione legata alla presenza di anticorpi specifici dà luogo alle manifestazioni cliniche. La reazione è determinata dal contatto tra sistema
immunitario ed allergene, con una cascata di eventi che portano alla infiammazione-allergica.
Le manifestazioni allergiche possono variare nel corso della vita del soggetto allergico, in rapporto alla esposizione allergenica ed agli stimoli ambientali. La sensibilizzazione inizia
già nell’utero materno, con le prime molecole allergeniche che possono passare la placenta.
Spesso nei primi anni di vita prevalgono le sensibilizzazioni ad allergeni alimentari come latte e uovo; nell’80% dei casi entro i 5-6 anni il bambino riacquista la tolleranza verso gli alimenti, ma acquisisce una sensibilizzazione ad allergeni respiratori come acari della polvere, animali domestici, ed in seguito a pollini. Nella età adulta la esposizione rende significativi gli allergeni presenti negli ambienti di lavoro, i farmaci, gli insetti pungitori
imenotteri). Anche le manifestazioni cliniche sono spesso correlate all’età; così, se la dermatite atopica è caratteristica dei primissimi anni di vita, la dermatite allergica da contattosi osserva più frequentemente nell’adulto; l’incidenza di broncospasmo ed asma ha un picco nell’infanzia, mentre la prevalenza di rinite allergica è elevata negli adolescenti e giovani adulti.
Gli allergeni, cioè le sostanze capaci di evocare una risposta allergica nel soggetto atopico, sono sostanze di per sé innocue e non nocive per l’uomo.
Derivano da fonti diversissime: dal regno vegetale, come pollini di erbe e piante ad impollinazione anemofila; dei funghi, come i micofiti allergenici, dal mondo degli aracnidi, con gli acari della polvere o degli insetti, come gli imenotteri (api, vespe, formiche rosse
e calabroni); dal regno animale, come i derivati di gatto, cane, cavallo o altri animali da pelo. Anche alimenti, farmaci, sostanze da contatto possono determinare reazioni allergiche negli individui predisposti, diventando così pericolosi allergeni. Qualsiasi sostanza proteica, che contiene molecole allergeniche, può diventare un potenziale
rischio per gli individui predisposti.
Uno degli obiettivi della prevenzione in campo allergologico è l’individuazione dei cosiddetti “allergeni emergenti”, cioè nuove molecole potenzialmente sensibilizzanti.
Un allergene di particolare rilievo è il Lattice di gomma di cui sono costituiti i guanti per uso sanitario e vari dispositivi medici; l’aumento dell’uso dei guanti per motivi igienici ha portato allo sviluppo di sensibilizzazioni allergiche che mettono a rischio il
paziente proprio quando si trova in ambiente medico chirurgico. Per ovviare a questo problema sono stati creati percorsi ospedalieri latex free. Di particolare importanza per quanto riguarda i pollini è l’uso dei calendari pollinici, utili al paziente ed al medico per individuare i periodi di maggiore esposizione.
I pollini vengono catturati da apparecchi particolari, che filtrano l’aria, ed esaminati da aerobiologi che ne effettuano la valutazione ed elaborano i dati necessari a creare i calendari. (vedi sito www.ilpolline.it della Associazione Italiana Aerobiologia)
QUADRI CLINICI
Asma e rinite
Negli ultimi decenni si è chiarita la unitarietà funzionale ed anatomica delle vie aeree, per cui asma e rinite sono riconosciute come una unica entità: molti soggetti con asma sono affetti da rinite, e molti soggetti con rinite allergica presentano o presenteranno
nel corso degli anni asma bronchiale. L’asma è una malattia polmonare caratterizzata da ostruzione delle vie aree reversibile spontaneamente o dopo trattamento associata a flogosi (spesso eosinofila) ed iperreattività anche aspecifica. E’ una delle più frequenti
malattie croniche, ed interessa dal 10-15% dei bambini al 5-10 % degli adulti, con diversa prevalenza nei diversi Paesi; parallelamente alle allergie ha mostrato un aumento
nell’ultimo cinquantennio.
L’ostruzione del flusso aereo è dovuta alla contrazione della muscolatura bronchiale, all’ispessimento della parete ed alle secrezioni eccessive nel lume bronchiale.
L’ispessimento della parete è dovuto all’edema della mucosa, alla fibrosi sottoepiteliale ed alla ipertrofia della muscolatura liscia. La iperreattività bronchiale è una caratteristica principale e indica la gravità della patologia; non è presente però in tutti i soggetti
asmatici.
Asma ed atopia hanno una componente ereditaria, ed è possibile che siano coinvolti loci genetici comuni.
La maggior parte delle forme asmatiche del bambino e dell’adulto sono allergiche, ma esistono anche forme non atopiche. La misurazione del grado di broncocostrizione costituisce uno strumento oggettivo per la valutazione dell’asma, che viene così inquadrata in vari livelli di gravità. In tutti i livelli sono presenti alterazioni infiammatorie.
Il contatto con l’allergene attiva la reazione allergica con un a fase immediata, che dà luogo ai primi sintomi, e una tardiva.
La rinite è caratterizzata anch’essa da una flogosi allergica scatenata dal contatto dell’allergene con la mucosa nasale e la successiva cascata di reazioni anticorpali e cellulari con rilascio di mediatori; mastociti ed eosinofili sono le cellule chiave della reazione.
La mucosa nasale infiammata reagisce con il rigonfiamento della mucosa e l’aumento delle secrezioni.
E’ caratterizzata da starnuti, rinorrea, congestione nasale e prurito. Dal punto di vista clinico viene inquadrata in base alla durata in intermittente, caratteristica della sensibilizzazione a pollini e persistente, più spesso legata a sensibilizzazione ad allergeni perenni come gli acari della polvere, con quadri di gravità da lieve moderata a grave valutati in base al decremento della qualità di vita.
Alla rinite è spesso associata la congiuntivite allergica: il quadro clinico, definito come rinocongiuntivite, riconosce gli stessi meccanismi di base della rinite e lo stesso inquadramento clinico. E’ caratterizzata da prurito, bruciore, secrezione ed arrossamento della mucosa congiuntivale. Esistono altre forme di congiuntivite allergica,
come la cheratocongiuntivite atopica e la congiuntivite primaverile, più rare ma potenzialmente più dannose per la vista. Esistono infine congiuntiviti allergiche da contatto con sostanze terapeutiche instillate nell’occhio o a liquidi utilizzati per le lenti a contatto.
Orticaria angioedema
L’orticaria è caratterizzata da lesioni cutanee rilevate e pruriginose, variabili per forma e grandezza, di durata variabile, chiamate pomfi.
L’angioedema è una tumefazione del tessuto sottocutaneo o sottomucoso.
L’evento iniziale nell’orticaria acuta e nell’angioedema è la degranulazione mastocitaria con rilascio di istamina ed altri mediatori. L’orticaria acuta e l’angioedema sono spesso legati ad un meccanismo IgE mediato; cibo, farmaci, puntura di insetti sono le
cause più frequenti. Interessa il 20% della popolazione almeno una volta nella vita. Si classifica in orticaria acuta o cronica in base alla durata; la persistenza della sintomatologia per oltre sei settimane caratterizza la forma cronica. In molti casi di orticaria cronica non è possibile chiarire la causa (forme idiopatiche); in alcuni
casi si ipotizza una componente autoimmunitaria, con lo formazione di anticorpi capaci di legarsi con i recettori delle IgE a livello cutaneo, che ne mimano l’azione. Le orticarie fisiche sono legate ad uno stimolo esterno come il freddo, il caldo, la vibrazione,
la pressione o l’esposizione a radiazioni solari. Nella orticaria da freddo può essere pericoloso, per la ipotensione che ne deriva, fare il bagno in acque a bassa temperatura.
Allergia Alimentare
In passato tutte le manifestazioni correlate all’ingestione di cibi venivano accomunate impropriamente sotto il termine di “allergia alimentare”, rendendo il problema ampiamente sovrastimato dalla popolazione generale.
Nel giugno del 1994, a Stoccolma, l’European Academy of Allergy and Clinical Immunology (EAACI) ha proposto una classificazione per le reazioni avverse agli alimenti, basata esclusivamente sui meccanismi patogenetici, realizzando una prima fondamentale
distinzione fra reazioni tossiche e reazioni non tossiche.
Per reazioni tossiche si intendono tutte quelle che si possono scatenare in ogni individuo a condizione che si abbia l’ingestione di una quantità sufficiente di tossina. Possono essere dovute a diverse sostanze, presenti sia pure in quantitativi molto limitati,
ma il cui effetto nocivo sia provocato da azione diretta dell’alimento sull’ospite.
Esempi tipici di tali reazioni sono l’intossicazione da funghi, la gastroenterite
causata da tossine batteriche secrete da Salmonella, Shigella e Campylobacter contenute in cibi avariati e la sindrome sgombroide dovuta al rilascio di istamina in caso di ingestione
del pesce avariato.
Le reazioni non tossiche agli alimenti dipendono dalla suscettibilità individuale verso alcuni cibi e vengono a loro volta suddivise in immunomediate (allergie o ipersensibilità) e non immunomediate (intolleranze). Il termine allergia è stato coniato per la prima
volta da Von Pirquet nel 1906 per indicare appunto l’alterata reattività dell’organismo nei confronti di sostanze generalmente innocue. È corretto parlare di allergie alimentari soltanto per quelle manifestazioni che si dimostrino sostenute da una reazione di tipo
immunologico, attraverso la formazione di anticorpi allergene-specifici nei
confronti di componenti degli alimenti privi di tossicità primaria. Tuttavia, dei diversi meccanismi immunologici possibili, oggi vengono riconosciuti come allergenici soltanto quelli mediati dalle immunoglobuline E.
Tutte le altre reazioni non indotte da
meccanismi immunologici specifici vengono classificate come intolleranze agli alimenti. I meccanismi in grado di provocare intolleranza possono essere di natura enzimatica, di tipo farmacologico oppure rimanere sconosciuti. Tra le prime, dove la suscettibilità è
data da particolari deficit enzimatici, la più frequente è il deficit di lattasi
su base genetica. Le intolleranze farmacologiche, invece, si manifestano a
causa di un tenore troppo elevato di sostanze attive a livello farmacologico presenti in determinati alimenti, specie se questi vengono consumati abbondantemente. Esempi di queste reazioni sono i sintomi gastrointestinali e la tachicardia prodotte dalla
solanina presente nelle patate e l’emicrania legata alla presenza di tiramina nei formaggi
stagionati.
Esistono inoltre alimenti, quali fragole, cioccolata, pomodori, uovo, crostacei, carne di maiale e papaya, contenenti sostanze capaci di comportare un’attivazione mastocitaria
e di indurre il rilascio di istamina su base aspecifica. La maggioranza delle intolleranze causate dagli additivi è indotta da meccanismi ancora oggi sconosciuti.
In una nuova nomenclatura delle reazioni avverse agli alimenti proposta nel 2001, viene sostituita la dizione “intolleranza alimentare” con “ipersensibilità non allergica ad alimenti”. I sintomi delle allergie alimentari si esprimono principalmente attraverso
la cute (prurito, angioedema) , il tratto gastrointestinale (nausea, vomito, spasmi esofagei, coliche), le mucose del tratto respiratorio (rinite, asma bronchiale) e, nelle gravi reazioni, coinvolgendo l’apparato circolatorio e l’intero oganismo (anafilassi).
Dermatite atopica
La dermatite atopica è una malattia infiammatoria cronica ricorrente della cute, caratterizzata da secchezza cutanea ed intenso prurito. Nei Paesi occidentali colpisce circa il 1’% della popolazione infantile, mentre nella età adulta l’incidenza è ridotta, oscillando intorno all’1-3 % della popolazione. E’ spesso associata ad altre malattie
atopiche, in particolare asma. Spesso rappresenta la prima manifestazione evidente dell’atopia nella prima infanzia, per poi risolversi spontaneamente prima della pubertà. Nella maggioranzadei soggetti, si osserva un elevato livello di IgE seriche ed una infiltrazione cutanea linfocitaria.
Le sedi tipiche delle manifestazioni cutanee sono le pieghe flessorie degli arti superiori ed inferiori ed il volto. I soggetti affetti da dermatite atopica possono avere un abbassamento della soglia del prurito, che è stimolato da mediatori rilasciati da cellule
infiammatorie. L’andamento della malattia è cronico e recidivante con riacutizzazioni dovute da esposizione ad allergeni o correlate a stress; la complicanza più comune è la sovrainfezione batterica da Staphilococcus aureus.
I complessi fattori patogenetici, immunologici, ambientali e psicologici interagiscono
nel determinare la manifestazione cutanea: recenti acquisizioni hanno evidenziato il ruolo centrale del deficit genetico di filagrina.
Dermatite da contatto
La dermatite da contatto allergica è provocata dal contatto con agenti esterni, in grado di attivare una reazioniinfiammatoria a livello cutaneo in soggetti predisposti. Il meccanismo immunologico è rappresentato da una reazione di ipersensibilità ritardata,
che coinvolge in particolare i linfociti Th1. Esistono particolari tipi di reazioni allergiche da contatto scatenate dalla esposizione ei raggi UV chiamate fotodermatiti. Le sostanze più frequentemente causa di dermatite allergica da contatto sono il Nichel, il dicromato
di potassio , il cobalto, le miscele di profumi. Nella fase acuta si formano vescicole eritematose e pruriginose, mentre nella fase cronica la cute è secca, desquamata e fissurata. Le lesioni eczematose sono presenti in particolare nella zona di contatto.
Allergia a farmaci
L’allergia a farmaci è una reazione avversa dovuta ad una risposta immunitaria ad un farmaco o ai suoi metabolici. Viene stimato che circa il 10% delle reazioni a farmaci siano inquadrabili come reazioni immunitarie, con meccanismi scatenanti di vario genere.
La diagnosica e l'inquadramento delle reazioni a farmaci necessita un approccio complesso, per giungere alla certezza di poter somministrare un farmaco innocuo per il soggettointeressato, ma efficace.
Allergia a veleno di imenotteri
Gli insetti responsabili della reazione allergica sono le api, le vespe, i calabroni e le formiche rosse. Il veleno iniettato con la puntura contiene proteine allergizzanti. Possono essere causa di decesso per la gravità delle reazioni generalizzate. Anche in questo caso la sensibilizzazione precede la manifestazione clinica. I soggetti
allergici rispondono al successivo contatto con una reazione locale piùestesa del normale o con reazioni sistemiche, come orticaria, angioedema, broncospasmo, edema della
laringe ed ipotensione, con diversi gradi di intensità fino a giungere allo shock anafilattico, reazione generalizzata a rischio di vita. Nel bambino il rischio di grave reazione sistemica è minore.
DIAGNOSTICA
La diagnostica allergologica si basa in particolare sulla anamnesi, cioè sulla storia del paziente, che deve essere raccolta con una logica da investigatore, per scoprire i possibili agenti allergizzanti. Il passo successivo sono i test cutanei, diversi a
seconda di cosa si vuole indagare: prick test per le allergie respiratorie, patch test per quelle cutanee, entrambi i precedenti e test di tolleranza orale per gli allergici a farmaci.
Esistono poi test su siero, chiamati con acronimi ormai sorpassati PRIST (livello di IgE totali, poco indicativo); RAST (dosaggio delle IgE specifiche, metodo specifico e sensibile) e l’ultimo nato, ISAC, un microarray capace di identificare la risposta ad un centinaio
di molecole allergeniche con una sola goccia di sangue.
PREVENZIONE
Le evidenze scientifiche indicano, come norme appropriate per la prevenzione nei soggetti a rischio:
* la identificazione precoce dei soggetti a rischio in base alla familiarità atopica:
* il controllo dei fattori di rischio ambientali, come esposizione a fumo di sigaretta ed allergeni ambientali,
* l’allattamento al seno per un periodo di almeno sei mesi,
* la ritardata introduzione di alimenti allergenici, come uovo e pesce, dopo il primo anno di vita.
TERAPIA
Terapia delle malattie allergiche.
La terapia deve essere mirata a risolvere le diverse manifestazioni cliniche
delle malattie allergiche. Gli antistaminici sono indicati in tutte le malattie allergiche, in quanto bloccano la azione del primo mediatore della reazione allergica, che è proprio
l’istamina. Agiscono quindi come sintomatici, riducendo i sintomi, ma anche come antiallergici, evitando l’amplificarsi della flogosi allergica. I farmaci di questa categoria, derivati da sostanze anestetiche, presentavano come effetto collaterale intensa
sonnolenza; le molecole entrate in uso più recentemente hanno perso questo aspetto negativo, pur mantenendo l’efficacia.
Gli antileucotrienici contrastano gli effetti dei mediatori tardivi dell’asma e della infiammazione. Sono molto indicati nella prevenzione dell’asma da
sforzo, e in associazione alle altre terapie hanno contribuito significativamente al miglioramento della qualità della vita degli allergici.
L’uso dei dispositivi di auto inalazione attuali, e l’introduzione di steroidi e
broncodilatatori che agiscono direttamente a livello bronchiale, ha completamente
cambiato la vita dei soggetti con asma. Non più legati alla necessità di lunghe sedute di aerosol terapia, o trattamenti cortisonici per via generale, gli asmatici oggi hanno la
possibilità di condurre una vita del tutto normale. Atleti asmatici sono stati vincitori di
premi olimpionici!
Per i casi di asma grave e non controllato esistono oggi nuove speranze,
legate all’uso di siero anti IgE, che blocca il legame di questi anticorpi, che hanno un ruolo centrale nelle reazioni allergiche, con le cellule implicate nella infiammazione bronchiale.
Anche per la più temibile delle reazioni allergiche, lo shock anafilattico, esiste
oggi una terapia efficace, costituita da un autoiniettore di adrenalina (la sostanza in grado di far regredire la reazione), di facile uso; il farmaco è somministrato gratuitamente in ambito ospedaliero ai soggetti a rischio di reazioni di grave entità.
Ma la vera risorsa, per una terapia che mira a modificare in maniera
duratura la errata reazione del sistema immunitario, ristabilendo la tolleranza
verso gli allergeni ed interrompendo la marcia atopica e le evoluzioni cliniche negative, è rappresentata dalla immunoterapia allergene specifica.
La immunoterapia sottocutanea per veleno di insetti come api, vespe e calabroni è considerata, anche dal SSN, un sicuro salvavita Negli ultimissimi anni la ricerca ha subito una accelerazione, e, con la caratterizzazione di molecole allergeniche, i cosiddetti
“vaccini”sono diventati sempre più purificati e mirati all’obiettivo. La introduzione di terapie ad assorbimento oromucosale, somministrate per via orale, sublinguale, di dimostrata sicurezza, tollerabilità ed efficacia ha aperto nuovi orizzonti terapeutici. Il
problema viene affrontato alla radice, ed anche i genitori di bimbi allergici possono affidarsi con fiducia a cure, per le quali esistono ormai evidenze
scientifiche che indicano un effetto preventivo sullo sviluppo di asma e sensibilizzazioni multiple, tanto maggiori quanto più precoce è la somministrazione.
Sempre più evidenze scientifiche indicano un effetto preventivo sullo sviluppo di asma e sensibilizzazioni multiple se la terapia viene iniziata precocemente, nell’infanzia.
Obiettivo del futuro sarà infatti non solo mantenere il controllo delle malattie allergiche, ma anche ridurne il numero e la gravità.

FLOGOSI ALLERGICA

La patogenesi della reazione allergica è caratterizzata da un processo infiamma-torio che coinvolge anticorpi, cellule e sostanze da esse prodotte, che mediano la reazione stessa. La caratteristica saliente del soggetto allergico è la persi-stenza della sintesi di IgE anche a notevole distanza di tempo dall’esposizione allergica. Negli ultimi anni, grazie alla maggior conoscenza dei meccanismi cellu-lari e molecolari alla base dei fenomeni infiammatori allergici, si è ipotizzato che una disregolazione del sistema immunitario sia essenziale allo sviluppo delle allergie e l’attenzione scientifica si è rivolta allo studio della cellula che sembra orchestrare la maggior parte delle reazioni infiammatorie in risposta agli allergeni, cioè il linfocita T. Il ruolo dei linfoci-ti, helper Th2 con il loro corredo citochinico, e T regolatori Treg, è centrale nel determinismo della reazione allergica. La sensibilizzazione avviene al primo contatto del sistema immunitario con l’allergene. Esso viene catturato e processato da cellule dendritiche, e presentato ai linfociti T che, attivati, producono sostanze chiamate citochine che attivano e spingono a differenziarsi i linfociti B. Il momento finale è rappresentato dalla produzione di IgE specifiche, che poi si posizionano su mastociti e basofili. Il successivo legame a ponte tra l’allergene e le IgE determina la degranulazione di queste cellule e rilascio di mediatori che danno inizio alla fase immediata. La sensibilizzazione è essenziale perché si sviluppi, in un secondo momento, la reazione clinica. I mediatori più importanti della reazione immediata, preformati nella cellula, sono istamina, triptasi e bradichinina; leucotrieni, prostaglandine e chemochine e citochine intervengono più tardivamente e sono neoformati. L’espressione clinica di questi eventi molecolari è rappresentata dalla comparsa immediata, dopo l’esposizione all’allergene, di sintomi nasali, come starnutazione e rinorrea, oculari, come il prurito e la congiuntivite, e respiratori come tosse e broncospasmo. Se il contatto non si protrae, i sintomi si esauriscono per la metabolizzazione dei mediatori. La persistenza del contatto determina la evoluzione verso la fase ritardata, che si attiva tra le 4 e 24 ore, La presenza di una flogosi persistente delle vie aeree rappresenta la base fisiopatologia della iper-reattività aspecifica, ovvero la risposta a stimoli non solo allergenici, ma irritativi come fumo, profumi, aria fredda con tendenza alla cronicizzazione. In tutti i soggetti affetti da malattie allergiche è possibile dimostrare la presenza di infiammazione cronica, anche quando non vi sono sintomi evidenti.

GLOSSARIO

Allergia: manifestazione clinica di atopia

Atopia: propensione alla produzione persistente di anticorpi IgE

Allergene: antigene di natura proteica, che induce la produzione di IgE specifiche nel soggetto atopico Anafilassi: reazione generalizzata, che coinvolge tutto l’organismo, con grave calo di pressione

Immunoglobuline: o anticorpi, sono glicoproteine prodotte da plasmacellule o linfociti B; esistono cinque classi di immunoglobuline, con diversi ruoli difensivi nel sistema immunitario: IgG, IgA, IgM, IgD, IgE

IgE: immunoglobuline con ruolo centrale nelle allergie. Sono anticorpi di tipo reaginico, capace di legarsi in maniera per-sistente alla superficie delle cellule che partecipano alla reazione allergica Citochine: proteine, prodotte da linfociti e cellule del sistema immunitario, che regolano la risposta immunitaria agendo nel loro microambiente come ormoni con attività stimolatoria o inibitoria Cellule coinvolte nella reazione allergica:Th1, Th2, Eosinofili, Cellule dendritiche Aerobiologia: scienza che studia la componente biologica presente nell’aria, ed in particolare pollini e spore, rendendo possibile la produzione dei calendari pollinici.

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