Molestie sessuali: la difesa è anche psicologica
Autore: Dott. Paolo G. ZUCCONI
Neuropsicologo e Psicoterapeuta
Cognitivo - Comportamentale
Udine
Tel. 0432-233006
www.dr-zucconi.it
I resoconti giornalistici e radiotelevisivi
ci propinano quotidianamente episodi
di violenza tanto che è quasi impossibile
prendere un quotidiano, sfogliare
un settimanale o ascoltare un notiziario
senza venire a conoscenza di nuovi
e spaventosi atti di violenza pubblica
e privata, verso le cose e verso le persone.
Proprio per l’importanza che la
violenza ha raggiunto nella vita quotidiana
in vari ambiti della vita sociale
dobbiamo rassegnarci a considerarla
come una delle espressioni, purtroppo
sempre più numerose, dell’interazione
sociale. Espressione di un’interazione
disturbata e deviante, come lo è quella
forma di violenza che spesso non
trova spazio tra la cronaca nera quotidiana,
ma pur si riscontra in tante storie
di quotidiana sopportazione che
tendono a rimanere relegate nei
meandri della psiche femminile: la
molestia sessuale.
Senza arrivare allo spettro di una violenza
fisica evidente la molestia sessuale è pur sempre violenza, una violenza
psicologica, insidiosa, strisciante,
sempre più diffusa e sempre più sommersa che intacca la dignità personale
dei soggetti socialmente più
vulnerabili. La gamma delle situazioni
di molestia sessuale, che portano la
vittima ad un logoramento psicologico
progressivo, è molto varia: si va dalla
frase equivoca con doppio senso al
fraseggio volgare, dall’apprezzamento
pesante alla proposta diretta, dalla
minaccia subdola ed imbarazzante
ripetuta più volte fino ad arrivare al
gesto osceno o alle avances più
meschine, al ricatto e all’intimidazione
sul posto di lavoro. Si consuma di preferenza
in quegli ambiti in cui si determina
da una parte una condizione di
bisogno e vede dall’altra parte una
condizione sociale contrattualmente
più forte che abusa del suo potere o
della sua autorità verso chi è gerarchicamente
subordinato, solitamente
donna. Pur tuttavia l’ambito della
molestia si allarga pure al rapporto tra
pari nell’ambiente di lavoro fino a portarsi
sulla strada ed in certi ambienti
pubblici dove prevale la convinzione
maschilista che giustifica il complimento
pesante alle passanti, la proposta
insistente fino al contatto fisico
impudente in una sala cinematografica
e all’atto esibizionista. In tutti i casi il
molestatore (quasi sempre di sesso
maschile) conta sulla complicità del
silenzio di una vittima psicologicamente
indifesa. Infatti chi subisce la molestia solitamente è impreparata a difendersi
al primo, inatteso, attacco: la
mancata reazione favorisce l’innescarsi
di un’escalation da cui sottrarvisi
risulta sempre più complicato, soprattutto
se la persona ritiene di non
essere tutelata giuridicamente da provocazioni
che non comportino aggressione
fisica e possiede ad un tempo
una bassa autostima e altrettante
basse abilità sociali di autodifesa.
Così la vittima di molestie è maggiormente
esposta a crisi depressive, a
stati di agitazione ed irritazione permanenti,
insonnia, emicrania e a vari
disturbi psicosomatici che si associano
ad una minore efficienza lavorativa
e minore fiducia nelle proprie capacità.
Come difendersi ed evitare le
possibili conseguenze psicologiche e
psicosomatiche della molestia passivamente
subìta?
La legge viene oggi in aiuto anche a
chi, a vario titolo, sta subendo molestie
sessuali in quanto ogni atto che
disturba anche in minima parte la
sfera sessuale altrui costituisce un
reato penale. Attraverso la presentazione
di una querela di parte che in
tali casi, non può più essere revocata,
l’interessata inizia così il suo atto
difensivo con facoltà di essere pure
risarcita di danni psicologici (biologici
e morali) correlati alla molestia subìta.
Ma se l’attuale giurisprudenza protegge,
a posteriori e su querela, la donna
molestata, la difesa immediata è solamente
psicologica. Le molestie, a differenza
delle violenze sessuali vere e
proprie, sono in definitiva pressioni
psicologiche, a vari livelli, di tipo verbale
e non verbale (sguardi insistenti,
ammiccamenti, contatti interpersonali,
esibizionismi non richiesti) e pertanto
la risposta immediata si basa su di un
repertorio competente di abilità cognitive,
comportamentali ed emozionali di protezione e di fronteggiamento della
situazione molesta attraverso una
serie di mosse psicologiche per reagire,
colpire nelle zone più vulnerabili e
difendersi in varie situazioni interpersonali,
anche complesse, affrontando
il molestatore armate di sofisticate
tecniche di dissuasione ed autodifesa
psicologica paragonabili ad un ben
assestato colpo di judo o di karate
che spiazzano e mettono a terra l’avversario
senza sentirsi in colpa, provare
eccessiva ansia e senza compromettere
la relazione sociale, mantenendo
comunque un buon rapporto
interpersonale con l’altro. Certamente
tali strategie e tecniche dissuasive
vanno apprese, con l’aiuto di uno psicoterapeuta
esperto, attraverso un
programma di protezione psicologica
individualizzato da acquisire con una
serie role playing e role reversal in
studio e prove comportamentali sul
campo con supervisione continuativa
finché le abilità psicologiche di difesa
diventano abitudini. E’ possibile pure attraverso un programma di
Harassement inoculation training prepararsi
preventivamente ad affrontare
possibili molestie future al fine di
ridurre la durata e l’intensità dell’emozione
spiacevole, bloccare la molestia
sul nascere, sottrarsi alla pressione
sociale del molestatore con conseguente
incremento del senso di
autoefficacia e dell’autostima personale.
TIPOLOGIA
DELLA MOLESTIA SESSUALE
La forma più grave, ma meno diffusa
di molestia è il ricatto sessuale (quid
pro quo), mentre le più diffuse sembrano
le attenzioni sessuali non gradite
come ad esempio le richieste insistenti.
In ambienti tradizionalmente
maschili e maschilisti sono molto frequenti,
quasi usuali le molestie di
genere, quelle cioè che, se pur con
basso profilo socioculturale, sottolineano
le differenze tra maschio e femmina
come ad esempio la distribuzione di materiale porno tra il gruppo, il
fraseggio volgare, il vantarsi di prestazioni
sessuali, il gesto osceno e la
frase o il discorso ambiguo. Altre
forme di molestia sessuale sono le
telefonate oscene (coprolalia), l’esibizionismo
non richiesto ed infine, tipico
topos, la ricerca del contatto fisico a
bordo dei trasporti pubblici, al cinema,
nell’ambiente lavorativo (la pacca sul
sedere rientra tra questo genere), ma
purtroppo, da quanto raccontano le
pazienti e le clienti in ambito psicologico-
medico-legale, anche all’interno di
ambulatori medici, sessuologici e psicologici.
PROFILO DEL MOLESTATORE
Non riesce facile tracciare un profilo
del violentatore tipo dal momento che
varie sono le forme e anche le circostanze
della molestia sessuale.
Pertanto se per alcuni maschi la molestia
sessuale rientra nell’esercizio del
potere nel caso di dirigenti o imprenditori,
senz’altro l’atteggiamento del
molestatore in genere appare tipicamente
sessista, di un sessismo più
ostile che benevolo incentrato sull’idea
frustra della donna oggetto. Se
poi il molestatore agisce con l’intento
di comunicare un qualcosa la modalità
appare decisamente inappropriata caratterizzata da assenza di empatia e
espressione di una sessualità immatura.
Se nelle forme più hard il molestatore
rientra nei profili aggressivi e
manipolativi nelle forme meno gravi ,
ma più diffuse può essere visto come
un disabile sociale, una persona con
ridotte competenze sociali e con una
assenza di dating behavior
PROFILO DELLA DONNA MOLESTATA
Se è difficile tracciare un identikit del
molestatore ancora più complesso
diventa il profilo della vittima della
molestia sessuale. Tentando comunque
di abbozzare alcuni tratti comportamentali
si può affermare che solitamente
le vittime le possiamo trovare
tra le categorie sociali più deboli dove
la vulnerabilità personale sotto il profilo
psicologico e sociale diventa direttamente
proporzionale al rischio della
molestia.
Tra le categorie sociali più a rischio
innanzi tutto troviamo le appartenenti
al sesso femminile (anche se la vittima
maschile di una ipotetica molestatrice
donna, che sembra più diffusa
negli States e maggiormente in recenti
films americani, a noi rientra in un
ambito ancora troppo sommerso). E
tra le donne sembra che i primi posti
spettino alle divorziate, seguite a
ruota dalle donne più giovani e neoassunte.
Vittime diffuse, e purtroppo per la
maggior parte silenti appartengono a
gruppi di lavori specificatamente
maschili. Infine tra le donne più a
rischio di molestia sessuale sono le
portatrici di handicap, le lesbiche e
quelle apparetnenti a minoranze etnico-
sociali e linguistiche.
Boom delle allergie un bimbo allergico su 4
Autore: Drssa. Paola MINALE
Specialista in Allergologia
ed Immunologia
Unità Operativa Complessa
di Allergologia
Ospedale S. Martino
Genova
Le allergie hanno subito un andamento
epidemico negli ultimi decenni, e
le indagini epidemiologiche in Europa
prevedono che nei prossimi anni vi
sarà un bimbo allergico su quattro.
Nonostante la descrizione di manifestazioni
asmatica risalga addirittura
all’Iliade di Omero, è dalla fine del
ottocento, in particolare per merito
del medico inglese Blackley, con la
sua descrizione della febbre da fieno,
e la geniale scoperta dell’importanza
dei pollini con i test su sé stesso e
l’uso di aquiloni cosparsi di colla, che
le malattie allergiche assumono una
precisa identità. Ai primi del 900 il
pediatra viennese Von Pirquet coniava
il termine allergia, definita come
alterata risposta dell’organismo a stimoliesterni; i francesi Richet e
Portier scoprivano il fenomeno della
anafilassi, cioè la reazione generalizzata
che avveniva alla riesposizione
alla sostanza allergizzante. Dopo
qualche anno i tedeschi Prausnitz e Kunstner dimostravano che questa
reattività si poteva trasferire da un
individuo ad un altro per mezzo del
siero. Il termine atopia veniva introdotto,
negli anni 20, da Coca e
Cooke per definire una predisposizione
alle manifestazione alla malattie
allergiche. La scoperta negli anni
1966-67, da parte dei coniugi
Ishizaka, delle immunoglobuline IgE
dava un enorme impulso agli studi
immunologici, che ancora oggi fervono,
portando via via alla scoperta dei
più fini meccanismi di regolazione del
sistema immunitario, e contribuendo
in modo fondamentale allo sviluppo
di terapie sempre più mirate.
L’aumento di prevalenza delle allergie
ha interessato principalmente i Paesi
più evoluti, e lo stile di vita “occidentale”
sembra esserne una causa
determinante, secondo la ipotesi
ambientale. Esiste un parallelismo
temporale tra l’aumento di prevalenza
delle malattie allergiche ed i cambiamenti
ambientali, con l’aumento dell’inquinamento
atmosferico legato
prevalentemente al riscaldamento
urbano ed al traffico veicolare.
Anche i cambiamenti dello stile di
vita, che prevede più tempo passato
in ambienti confinati, minore attività
fisica, sembrano giocare un ruolo nell’incremento
di allergopatie. Quello
che oggi è noto è che gli inquinanti
presenti negli ambienti indoor derivati
dal fumo di sigaretta e dalle emissioni
di vernici o materiali costruttivi o ei
mobili, e gli inquinanti outdoor dovuti
al traffico veicolare, al riscaldamento
urbano, alle emissioni industriali si
sono dimostrati capaci di facilitare la
risposta allergica del soggetto predisposto
e di peggiorare la sintomatologia
dei soggetti già allergici. Il fumo
di sigaretta in particolare rappresenta
un fattore di rischio per il broncospasmo
infantile. Gli inquinanti atmosferici
e l’effetto serra influenzano anche
le piante allergeniche, stimolando
meccanismi di difesa che portano a
maggiore produzione di polline, che
può anche veicolare il microparticolato
atmosferico.
Il ridotto contatto con gli agenti infettivi,
caratteristico del miglioramento
delle condizioni di vita degli ultimi
decenni, secondo la ipotesi igienica,
si tradurrebbe in un mancato stimolo
del sistema immunitario che a sua
volta faciliterebbe la comparsa di reazioni
di tipo allergico. I cambiamenti
nello stile di alimentazione, in particolare,
sarebbero responsabili di un
ritardo nella acquisizione della flora
batterica intestinale (enterobatteri)
protettiva per atopia.
Le malattie allergiche sono dovute ad
un difetto costituzionale del sistema
immunitario, e sono malattie sistemiche,potendo interessare diversi organi
o apparati dell’organismo.
Sono caratterizzate da un andamento
evolutivo, e nel corso della vita di un
singolo individuo possono esprimersi
con diverse manifestazioni cliniche.
La alta incidenza di allergia nei soggetti
con una storia familiare positiva
evidenzia la importanza della componente
genetica. La modalità della ereditarietà
allergica non è ancora del
tutto chiarita; il possibile meccanismo è rappresentato da un trait autosomico
dominante a penetranza variabile,
ed una ereditarietà multifattoriale. In
particolare, i loci dei cromosomi 11 e
5 sembrano associati con l’atopia e
l’asma.
La complessità di diagnosi e di inquadramento
delle manifestazioni allergiche
è legata al fatto che molti fattori
concorrono a far sì che il soggetto,
nato con patrimonio genetico predisponente
alla reazione allergica, sviluppi
una manifestazione clinica evidente.
L’atopia è caratterizzata dalla
propensione a sviluppare una risposta
anticorpale di tipo specifico –
immunoglobuline di classe IgE- per
esposizione ad allergeni.
Si parla di allergia quando la sensibilizzazione
legata alla presenza di anticorpi
specifici dà luogo alle manifestazioni
cliniche. La reazione è determinata
dal contatto tra sistema
immunitario ed allergene, con una
cascata di eventi che portano alla
infiammazione-allergica.
Le manifestazioni allergiche possono
variare nel corso della vita del soggetto
allergico, in rapporto alla esposizione
allergenica ed agli stimoli
ambientali. La sensibilizzazione inizia
già nell’utero materno, con le prime
molecole allergeniche che possono
passare la placenta.
Spesso nei primi anni di vita prevalgono
le sensibilizzazioni ad allergeni alimentari
come latte e uovo; nell’80%
dei casi entro i 5-6 anni il bambino
riacquista la tolleranza verso gli alimenti,
ma acquisisce una sensibilizzazione
ad allergeni respiratori come
acari della polvere, animali domestici,
ed in seguito a pollini. Nella età adulta
la esposizione rende significativi gli
allergeni presenti negli ambienti di
lavoro, i farmaci, gli insetti pungitori
imenotteri). Anche le manifestazioni
cliniche sono spesso correlate
all’età; così, se la dermatite atopica è caratteristica dei primissimi anni di
vita, la dermatite allergica da contattosi osserva più frequentemente nell’adulto;
l’incidenza di broncospasmo
ed asma ha un picco nell’infanzia,
mentre la prevalenza di rinite allergica è elevata negli adolescenti e giovani
adulti.
Gli allergeni, cioè le sostanze capaci
di evocare una risposta allergica nel
soggetto atopico, sono sostanze di
per sé innocue e non nocive per l’uomo.
Derivano da fonti diversissime:
dal regno vegetale, come pollini di
erbe e piante ad impollinazione anemofila;
dei funghi, come i micofiti allergenici,
dal mondo degli aracnidi, con gli acari
della polvere o degli insetti, come gli
imenotteri (api, vespe, formiche rosse
e calabroni); dal regno animale, come
i derivati di gatto, cane, cavallo o altri
animali da pelo. Anche alimenti, farmaci,
sostanze da contatto possono
determinare reazioni allergiche negli
individui predisposti, diventando così
pericolosi allergeni. Qualsiasi sostanza
proteica, che contiene molecole
allergeniche, può diventare un potenziale
rischio per gli individui predisposti.
Uno degli obiettivi della prevenzione
in campo allergologico è l’individuazione
dei cosiddetti “allergeni emergenti”,
cioè nuove molecole potenzialmente
sensibilizzanti.
Un allergene di particolare rilievo è il
Lattice di gomma di cui sono costituiti
i guanti per uso sanitario e vari
dispositivi medici; l’aumento dell’uso
dei guanti per motivi igienici ha portato
allo sviluppo di sensibilizzazioni
allergiche che mettono a rischio il
paziente proprio quando si trova in
ambiente medico chirurgico. Per
ovviare a questo problema sono stati
creati percorsi ospedalieri latex free.
Di particolare importanza per quanto
riguarda i pollini è l’uso dei calendari
pollinici, utili al paziente ed al medico
per individuare i periodi di maggiore
esposizione.
I pollini vengono catturati da apparecchi
particolari, che filtrano l’aria, ed
esaminati da aerobiologi che ne effettuano
la valutazione ed elaborano i
dati necessari a creare i calendari.
(vedi sito www.ilpolline.it della
Associazione Italiana Aerobiologia)
QUADRI CLINICI
Asma e rinite
Negli ultimi decenni si è chiarita la
unitarietà funzionale ed anatomica
delle vie aeree, per cui asma e rinite
sono riconosciute come una unica
entità: molti soggetti con asma sono
affetti da rinite, e molti soggetti con
rinite allergica presentano o presenteranno
nel corso degli anni asma bronchiale.
L’asma è una malattia polmonare
caratterizzata da ostruzione delle vie
aree reversibile spontaneamente o
dopo trattamento associata a flogosi
(spesso eosinofila) ed iperreattività
anche aspecifica. E’ una delle più frequenti
malattie croniche, ed interessa
dal 10-15% dei bambini al 5-10 %
degli adulti, con diversa prevalenza
nei diversi Paesi; parallelamente alle
allergie ha mostrato un aumento
nell’ultimo cinquantennio.
L’ostruzione del flusso aereo è dovuta
alla contrazione della muscolatura
bronchiale, all’ispessimento della
parete ed alle secrezioni eccessive
nel lume bronchiale.
L’ispessimento della parete è dovuto
all’edema della mucosa, alla fibrosi
sottoepiteliale ed alla ipertrofia della
muscolatura liscia. La iperreattività
bronchiale è una caratteristica principale
e indica la gravità della patologia;
non è presente però in tutti i soggetti
asmatici.
Asma ed atopia hanno una componente
ereditaria, ed è possibile che
siano coinvolti loci genetici comuni.
La maggior parte delle forme asmatiche
del bambino e dell’adulto sono
allergiche, ma esistono anche forme
non atopiche. La misurazione del
grado di broncocostrizione costituisce
uno strumento oggettivo per la valutazione
dell’asma, che viene così inquadrata
in vari livelli di gravità. In tutti i
livelli sono presenti alterazioni infiammatorie.
Il contatto con l’allergene attiva la
reazione allergica con un a fase
immediata, che dà luogo ai primi sintomi,
e una tardiva.
La rinite è caratterizzata anch’essa
da una flogosi allergica scatenata dal
contatto dell’allergene con la mucosa
nasale e la successiva cascata di
reazioni anticorpali e cellulari con rilascio
di mediatori; mastociti ed eosinofili
sono le cellule chiave della reazione.
La mucosa nasale infiammata
reagisce con il rigonfiamento della
mucosa e l’aumento delle secrezioni.
E’ caratterizzata da starnuti, rinorrea,
congestione nasale e prurito. Dal
punto di vista clinico viene inquadrata
in base alla durata in intermittente,
caratteristica della sensibilizzazione a
pollini e persistente, più spesso legata
a sensibilizzazione ad allergeni
perenni
come gli acari della polvere,
con quadri di gravità da lieve moderata
a grave valutati in base al decremento
della qualità di vita.
Alla rinite è spesso associata la congiuntivite
allergica: il quadro clinico,
definito come rinocongiuntivite, riconosce
gli stessi meccanismi di base
della rinite e lo stesso inquadramento
clinico. E’ caratterizzata da prurito,
bruciore, secrezione ed arrossamento
della mucosa congiuntivale. Esistono
altre forme di congiuntivite allergica,
come la cheratocongiuntivite atopica
e la congiuntivite primaverile, più rare
ma potenzialmente più dannose per
la vista. Esistono infine congiuntiviti
allergiche da contatto con sostanze
terapeutiche instillate nell’occhio o a
liquidi utilizzati per le lenti a contatto.
Orticaria angioedema
L’orticaria è caratterizzata da lesioni
cutanee rilevate e pruriginose, variabili
per forma e grandezza, di durata
variabile, chiamate pomfi.
L’angioedema è una tumefazione del
tessuto sottocutaneo o sottomucoso.
L’evento iniziale nell’orticaria acuta e
nell’angioedema è la degranulazione
mastocitaria con rilascio di istamina
ed altri mediatori. L’orticaria acuta e
l’angioedema sono spesso legati ad
un meccanismo IgE mediato; cibo,
farmaci, puntura di insetti sono le
cause più frequenti. Interessa il 20%
della popolazione almeno una volta
nella vita. Si classifica in orticaria
acuta o cronica in base alla durata; la
persistenza della sintomatologia per
oltre sei settimane caratterizza la
forma cronica. In molti casi di orticaria
cronica non è possibile chiarire la
causa (forme idiopatiche); in alcuni
casi si ipotizza una componente
autoimmunitaria, con lo formazione di
anticorpi capaci di legarsi con i recettori
delle IgE a livello cutaneo, che ne
mimano l’azione. Le orticarie fisiche
sono legate ad uno stimolo esterno
come il freddo, il caldo, la vibrazione,
la pressione o l’esposizione a radiazioni
solari. Nella orticaria da freddo
può essere pericoloso, per la ipotensione
che ne deriva, fare il bagno in
acque a bassa temperatura.
Allergia Alimentare
In passato tutte le manifestazioni correlate
all’ingestione di cibi venivano
accomunate impropriamente sotto il
termine di “allergia alimentare”, rendendo
il problema ampiamente sovrastimato
dalla popolazione generale.
Nel giugno del 1994, a Stoccolma,
l’European Academy of Allergy and
Clinical Immunology (EAACI) ha proposto
una classificazione per le reazioni
avverse agli alimenti, basata esclusivamente
sui meccanismi patogenetici,
realizzando una prima fondamentale
distinzione fra reazioni tossiche e reazioni
non tossiche.
Per reazioni tossiche si intendono
tutte quelle che si possono scatenare
in ogni individuo a condizione che si
abbia l’ingestione di una quantità sufficiente
di tossina. Possono essere
dovute a diverse sostanze, presenti
sia pure in quantitativi molto limitati,
ma il cui effetto nocivo sia provocato
da azione diretta dell’alimento sull’ospite.
Esempi tipici di tali reazioni sono l’intossicazione
da funghi, la gastroenterite
causata da tossine batteriche
secrete da Salmonella, Shigella e
Campylobacter contenute in cibi avariati
e la sindrome sgombroide dovuta
al rilascio di istamina in caso di ingestione
del pesce avariato.
Le reazioni non tossiche agli alimenti
dipendono dalla suscettibilità individuale
verso alcuni cibi e vengono a
loro volta suddivise in immunomediate
(allergie o ipersensibilità) e non immunomediate
(intolleranze). Il termine
allergia è stato coniato per la prima
volta da Von Pirquet nel 1906 per indicare
appunto l’alterata reattività dell’organismo
nei confronti di sostanze
generalmente innocue. È corretto parlare
di allergie alimentari soltanto per
quelle manifestazioni che si dimostrino sostenute da una reazione di tipo
immunologico, attraverso la formazione
di anticorpi allergene-specifici nei
confronti di componenti degli alimenti
privi di tossicità primaria. Tuttavia, dei
diversi meccanismi immunologici possibili,
oggi vengono riconosciuti come
allergenici soltanto quelli mediati dalle
immunoglobuline E.
Tutte le altre reazioni non indotte da
meccanismi immunologici specifici
vengono classificate come intolleranze
agli alimenti. I meccanismi in grado di
provocare intolleranza possono essere
di natura enzimatica, di tipo farmacologico
oppure rimanere sconosciuti.
Tra le prime, dove la suscettibilità è
data da particolari deficit enzimatici,
la più frequente è il deficit di lattasi
su base genetica. Le intolleranze farmacologiche,
invece, si manifestano a
causa di un tenore troppo elevato di
sostanze attive a livello farmacologico
presenti in determinati alimenti, specie
se questi vengono consumati
abbondantemente. Esempi di queste
reazioni sono i sintomi gastrointestinali
e la tachicardia prodotte dalla
solanina presente nelle patate e l’emicrania
legata alla presenza di tiramina
nei formaggi
stagionati.
Esistono inoltre
alimenti,
quali fragole, cioccolata,
pomodori,
uovo, crostacei, carne di maiale e
papaya, contenenti sostanze capaci di
comportare un’attivazione mastocitaria
e di indurre il rilascio di istamina
su base aspecifica. La maggioranza
delle intolleranze causate dagli additivi è indotta da meccanismi ancora
oggi sconosciuti.
In una nuova nomenclatura delle reazioni
avverse agli alimenti proposta
nel 2001, viene sostituita la dizione “intolleranza alimentare” con “ipersensibilità
non allergica ad alimenti”. I
sintomi delle allergie alimentari si
esprimono principalmente attraverso
la cute (prurito, angioedema) , il tratto
gastrointestinale (nausea, vomito,
spasmi esofagei, coliche), le mucose
del tratto respiratorio (rinite,
asma bronchiale) e, nelle gravi reazioni,
coinvolgendo l’apparato circolatorio
e l’intero oganismo (anafilassi).
Dermatite atopica
La dermatite atopica è una malattia
infiammatoria cronica ricorrente della
cute, caratterizzata da secchezza cutanea
ed intenso prurito. Nei Paesi occidentali
colpisce circa il 1’% della
popolazione infantile, mentre nella età
adulta l’incidenza è ridotta, oscillando
intorno all’1-3 % della popolazione. E’
spesso associata ad altre malattie
atopiche, in particolare asma. Spesso
rappresenta la prima manifestazione
evidente dell’atopia nella prima infanzia,
per poi risolversi spontaneamente
prima della pubertà. Nella maggioranzadei soggetti, si osserva un elevato
livello di IgE seriche ed una infiltrazione
cutanea linfocitaria.
Le sedi tipiche delle manifestazioni
cutanee sono le pieghe flessorie degli
arti superiori ed inferiori ed il volto. I
soggetti affetti da dermatite atopica
possono avere un abbassamento
della soglia del prurito, che è stimolato
da mediatori rilasciati da cellule
infiammatorie. L’andamento della
malattia è cronico e recidivante con
riacutizzazioni dovute da esposizione
ad allergeni o correlate a stress; la
complicanza più comune è la sovrainfezione
batterica da Staphilococcus
aureus.
I complessi fattori patogenetici, immunologici,
ambientali e psicologici interagiscono
nel determinare la manifestazione
cutanea: recenti acquisizioni
hanno evidenziato il ruolo centrale del
deficit genetico di filagrina.

Dermatite da contatto
La dermatite da contatto allergica è
provocata dal contatto con agenti
esterni, in grado di attivare una reazioniinfiammatoria a livello cutaneo in
soggetti predisposti. Il meccanismo
immunologico è rappresentato da una
reazione di ipersensibilità ritardata,
che coinvolge in particolare i linfociti
Th1. Esistono particolari tipi di reazioni
allergiche da contatto scatenate
dalla esposizione ei raggi UV chiamate
fotodermatiti. Le sostanze più frequentemente
causa di dermatite allergica
da contatto sono il Nichel, il dicromato
di potassio , il cobalto, le miscele di
profumi. Nella fase acuta si formano
vescicole eritematose e pruriginose,
mentre nella fase cronica la cute è
secca, desquamata e fissurata. Le
lesioni eczematose sono presenti in
particolare nella zona di contatto.
Allergia a farmaci
L’allergia a farmaci è una reazione
avversa dovuta ad una risposta immunitaria
ad un farmaco o ai suoi metabolici.
Viene stimato che circa il 10%
delle reazioni a farmaci siano inquadrabili
come reazioni immunitarie, con
meccanismi scatenanti di vario genere.
La diagnosica e l'inquadramento
delle reazioni a farmaci necessita un
approccio complesso, per giungere
alla certezza di poter somministrare
un farmaco innocuo per il soggettointeressato, ma efficace.
Allergia a veleno di imenotteri
Gli insetti responsabili della reazione
allergica sono le api, le vespe, i calabroni
e le formiche rosse. Il veleno
iniettato con la puntura contiene proteine
allergizzanti. Possono essere
causa di decesso per la gravità delle
reazioni generalizzate. Anche in questo
caso la sensibilizzazione precede
la manifestazione clinica. I soggetti
allergici rispondono al successivo
contatto con una reazione locale piùestesa del normale o con reazioni
sistemiche, come orticaria, angioedema,
broncospasmo, edema della
laringe ed ipotensione, con diversi
gradi di intensità fino a giungere allo
shock anafilattico, reazione generalizzata
a rischio di vita. Nel bambino il
rischio di grave reazione sistemica è
minore.
DIAGNOSTICA
La diagnostica allergologica si basa
in particolare sulla anamnesi, cioè
sulla storia del paziente, che deve
essere raccolta con una logica da
investigatore, per scoprire i possibili
agenti allergizzanti. Il passo successivo
sono i test cutanei, diversi a
seconda di cosa si vuole indagare:
prick test per le allergie respiratorie,
patch test per quelle cutanee,
entrambi i precedenti e test di tolleranza
orale per gli allergici a farmaci.
Esistono poi test su siero, chiamati
con acronimi ormai sorpassati PRIST
(livello di IgE totali, poco indicativo);
RAST (dosaggio delle IgE specifiche,
metodo specifico e sensibile) e l’ultimo
nato, ISAC, un microarray capace
di identificare la risposta ad un centinaio
di molecole allergeniche con una
sola goccia di sangue.
PREVENZIONE
Le evidenze scientifiche indicano,
come norme appropriate per la prevenzione
nei soggetti a rischio:
* la identificazione precoce dei soggetti
a rischio in base alla familiarità
atopica:
* il controllo dei fattori di rischio
ambientali, come esposizione a
fumo di sigaretta ed allergeni
ambientali,
* l’allattamento al seno per un periodo
di almeno sei mesi,
* la ritardata introduzione di alimenti
allergenici, come uovo e pesce,
dopo il primo anno di vita.
TERAPIA
Terapia delle malattie allergiche.
La terapia deve essere mirata a risolvere
le diverse manifestazioni cliniche
delle malattie allergiche.
Gli antistaminici sono indicati in tutte
le malattie allergiche, in quanto bloccano
la azione del primo mediatore
della reazione allergica, che è proprio
l’istamina. Agiscono quindi come sintomatici,
riducendo i sintomi, ma
anche come antiallergici, evitando
l’amplificarsi della flogosi allergica. I
farmaci di questa categoria, derivati
da sostanze anestetiche, presentavano
come effetto collaterale intensa
sonnolenza; le molecole entrate in uso
più recentemente hanno perso questo
aspetto negativo, pur mantenendo l’efficacia.
Gli antileucotrienici contrastano gli
effetti dei mediatori tardivi dell’asma e
della infiammazione. Sono molto indicati
nella prevenzione dell’asma da
sforzo, e in associazione alle altre
terapie hanno contribuito significativamente
al miglioramento della qualità
della vita degli allergici.
L’uso dei dispositivi di auto inalazione
attuali, e l’introduzione di steroidi e
broncodilatatori che agiscono direttamente
a livello bronchiale, ha completamente
cambiato la vita dei soggetti
con asma. Non più legati alla necessità
di lunghe sedute di aerosol terapia,
o trattamenti cortisonici per via
generale, gli asmatici oggi hanno la
possibilità di condurre una vita del
tutto normale.
Atleti asmatici sono stati vincitori di
premi olimpionici!
Per i casi di asma grave e non controllato
esistono oggi nuove speranze,
legate all’uso di siero anti IgE, che
blocca il legame di questi anticorpi,
che hanno un ruolo centrale nelle reazioni
allergiche, con le cellule implicate
nella infiammazione bronchiale.
Anche per la più temibile delle reazioni
allergiche, lo shock anafilattico, esiste
oggi una terapia efficace, costituita da
un autoiniettore di adrenalina (la
sostanza in grado di far regredire la
reazione), di facile uso; il farmaco è
somministrato gratuitamente in ambito
ospedaliero ai soggetti a rischio di
reazioni di grave entità.
Ma la vera risorsa, per una terapia
che mira a modificare in maniera
duratura la errata reazione del sistema
immunitario, ristabilendo la tolleranza
verso gli allergeni ed interrompendo
la marcia atopica e le evoluzioni
cliniche negative, è rappresentata
dalla immunoterapia allergene specifica.
La immunoterapia sottocutanea per
veleno di insetti come api, vespe e
calabroni è considerata, anche dal
SSN, un sicuro salvavita Negli ultimissimi
anni la ricerca ha subito una
accelerazione, e, con la caratterizzazione
di molecole allergeniche, i cosiddetti
“vaccini”sono diventati sempre
più purificati e mirati all’obiettivo. La
introduzione di terapie ad assorbimento
oromucosale, somministrate per via
orale, sublinguale, di dimostrata sicurezza,
tollerabilità ed efficacia ha
aperto nuovi orizzonti terapeutici. Il
problema viene affrontato alla radice,
ed anche i genitori di bimbi allergici
possono affidarsi con fiducia a cure,
per le quali esistono ormai evidenze
scientifiche che indicano un effetto
preventivo sullo sviluppo di asma e
sensibilizzazioni multiple, tanto maggiori
quanto più precoce è la somministrazione.
Sempre più evidenze scientifiche indicano
un effetto preventivo sullo sviluppo
di asma e sensibilizzazioni multiple
se la terapia viene iniziata precocemente,
nell’infanzia.
Obiettivo del futuro sarà infatti non
solo mantenere il controllo delle
malattie allergiche, ma anche ridurne
il numero e la gravità.
FLOGOSI ALLERGICA
La patogenesi della reazione allergica è caratterizzata da un processo infiamma-torio che coinvolge anticorpi, cellule e sostanze da esse prodotte, che mediano la reazione stessa. La caratteristica saliente del soggetto allergico è la persi-stenza della sintesi di IgE anche a notevole distanza di tempo dall’esposizione allergica. Negli ultimi anni, grazie alla maggior conoscenza dei meccanismi cellu-lari e molecolari alla base dei fenomeni infiammatori allergici, si è ipotizzato che una disregolazione del sistema immunitario sia essenziale allo sviluppo delle allergie e l’attenzione scientifica si è rivolta allo studio della cellula che sembra orchestrare la maggior parte delle reazioni infiammatorie in risposta agli allergeni, cioè il linfocita T. Il ruolo dei linfoci-ti, helper Th2 con il loro corredo citochinico, e T regolatori Treg, è centrale nel determinismo della reazione allergica. La sensibilizzazione avviene al primo contatto del sistema immunitario con l’allergene. Esso viene catturato e processato da cellule dendritiche, e presentato ai linfociti T che, attivati, producono sostanze chiamate citochine che attivano e spingono a differenziarsi i linfociti B. Il momento finale è rappresentato dalla produzione di IgE specifiche, che poi si posizionano su mastociti e basofili. Il successivo legame a ponte tra l’allergene e le IgE determina la degranulazione di queste cellule e rilascio di mediatori che danno inizio alla fase immediata. La sensibilizzazione è essenziale perché si sviluppi, in un secondo momento, la reazione clinica. I mediatori più importanti della reazione immediata, preformati nella cellula, sono istamina, triptasi e bradichinina; leucotrieni, prostaglandine e chemochine e citochine intervengono più tardivamente e sono neoformati. L’espressione clinica di questi eventi molecolari è rappresentata dalla comparsa immediata, dopo l’esposizione all’allergene, di sintomi nasali, come starnutazione e rinorrea, oculari, come il prurito e la congiuntivite, e respiratori come tosse e broncospasmo. Se il contatto non si protrae, i sintomi si esauriscono per la metabolizzazione dei mediatori. La persistenza del contatto determina la evoluzione verso la fase ritardata, che si attiva tra le 4 e 24 ore, La presenza di una flogosi persistente delle vie aeree rappresenta la base fisiopatologia della iper-reattività aspecifica, ovvero la risposta a stimoli non solo allergenici, ma irritativi come fumo, profumi, aria fredda con tendenza alla cronicizzazione. In tutti i soggetti affetti da malattie allergiche è possibile dimostrare la presenza di infiammazione cronica, anche quando non vi sono sintomi evidenti.
GLOSSARIO
Allergia: manifestazione clinica di atopia
Atopia: propensione alla produzione persistente di anticorpi IgE
Allergene: antigene di natura proteica, che induce la produzione di IgE specifiche nel soggetto atopico Anafilassi: reazione generalizzata, che coinvolge tutto l’organismo, con grave calo di pressione
Immunoglobuline: o anticorpi, sono glicoproteine prodotte da plasmacellule o linfociti B; esistono cinque classi di immunoglobuline, con diversi ruoli difensivi nel sistema immunitario: IgG, IgA, IgM, IgD, IgE
IgE: immunoglobuline con ruolo centrale nelle allergie. Sono anticorpi di tipo reaginico, capace di legarsi in maniera per-sistente alla superficie delle cellule che partecipano alla reazione allergica Citochine: proteine, prodotte da linfociti e cellule del sistema immunitario, che regolano la risposta immunitaria agendo nel loro microambiente come ormoni con attività stimolatoria o inibitoria Cellule coinvolte nella reazione allergica:Th1, Th2, Eosinofili, Cellule dendritiche Aerobiologia: scienza che studia la componente biologica presente nell’aria, ed in particolare pollini e spore, rendendo possibile la produzione dei calendari pollinici.