UN OSPEDALE AL MESE
Ospedale San Paolo
di Savona
OSTETRICIA E GINECOLOGIA
CARTINA TORNASOLE DEL BUON
FUNZIONAMENTO DEL PRESIDIO
L’Ospedale San Paolo nasce a Savona
tra il 1512-1513, nel quartiere di Santa
Maria, sul Priamàr, il promontorio prospiciente
il mare (sede del primitivo
insediamento urbano), grazie a una
congregazione laica, la “Società della
carità di San Paolo”, raccogliendo l’importante
eredità della tradizione medievale
degli ospedali, per loro natura luoghi
di pietà, rifugio dei poveri, dove si
rinnova l’antichissima sfida, sempre
attuale, di combattere il destino, il disagio,
la malattia. La storia del San Paolo è fatta di trasferimenti e nuove sedi. Le
principali risalgono al 1857 quando viene inaugurata con grande partecipazione
dei cittadini la nuova sede tra via
Giacchero e Corso Italia. Nel 1935, poi,
l’amministrazione ospedaliera accetta
la donazione, fatta dal Comune, della
tenuta di Valloria, situata poco fuori
città, a un dislivello di una cinquantina
di metri sul mare. Il progetto, definitivamente
approvato nel 1958, prevede la
realizzazione in Valloria di un ospedale
a padiglioni multipli e nel 1968 vi vengono
trasferiti i reparti di Medicina
generale, Dermatologia e Neurologia,
con i relativi servizi annessi. Il resto è
storia recente, la sede nel centro della
città viene chiusa e l’unica sede diventa
il Valloria.
All’interno dell’Asl2 savonese, il cui Direttore generale è il Dott. Flavio
Neirotti, la Struttura Complessa di
Ostetricia e Ginecologia, diretta dal
Prof. Salvatore Garzarelli “funziona da
cartina tornasole per qualsiasi complesso
ospedaliero – spiega Garzarelli -
. Prima di tutto perché si occupa delle
donne, cioè del 52% della popolazione
e poi perché è interdipendente con
tutte le altre specialità: se un anello
della catena non funziona ne risente
tutto il sistema. C’è un’ottima collaborazione
multidisciplinare con l’Anatomia
Patologica, l’Anestesia, la Radio
Diagnostica, l’Oncologia, la Radio-
Terapia, la Rianimazione, il Centro
Trasfusionale per migliorare le capacità
diagnostiche e terapeutiche, specialmenteper le patologie più complesse”.
I principi ispiratori dell’attuale management
perseguono l’obiettivo di porre i
bisogni della donna al centro dell’assistenza
sanitaria, investire in corsi di
preparazione professionale, nell’innovazione
tecnologica e strutturale, aprirsi
al territorio creando e mantenendo rapporti
di collaborazione con i consultori
familiari.
“Eseguiamo oltre 1.000 parti all’anno
(1094 nel 2008 n.d.r), di questi solo il
27% sono cesarei, la più bassa percentuale
in Liguria (la media nazionale si
aggira intorno al 35%), quasi una
donna su tre partorisce senza bisogno
di punti di sutura e i parti operativi vaginali sono poco più del 2% - prosegue
Garzarelli -. Naturalmente la nostra
attenzione è rivolta anche alle donne
immigrate, abbiamo attivato una convenzione
con il Ministero delle Pari
opportunità e a seconda delle necessità
ci avvaliamo del servizio di alcune
mediatrici culturali che aiutano le
pazienti in un momento della loro vita
in cui la comunicazione è assolutamente
fondamentale”.
Interessanti da questo punto di vista i
dati relativi al 2008 suddivisi per cittadinanza
dei genitori. Dei 1094 nati nel
2008 ben 203, il 18,5%, hanno uno o
entrambi i genitori stranieri. Il 35,5% è
rappresentato dalla comunità albanese,
l’8,3% da quella marocchina e a seguire
con percentuale meno significative
Egitto, Romania, Ecuador.
“Entro l’estate partirà il triage anche
per il Pronto Soccorso Ostetrico-
Ginecologico - continua il Direttore -.
Oltre ai già standardizzati codici: bianco,
verde, giallo e rosso si aggiunge il
viola che segue un protocollo a parte e
riguarda il benessere fetale”.
A dicembre è stata inaugurata la nuova
apparecchiatura per l’Eco 3D grazie alla quale è oggi possibile diagnosticare
alcune malformazioni fetali che
potrebbero sfuggire all’ecografia tradizionale.
“Il 60% delle donne che partoriscono a
Savona hanno seguito un corso di preparazione
al parto tenuto in Ospedale
dalle nostre Ostetriche – continua
Garzarelli -. Delle restanti, una buona
percentuale sono seguite dalle ostetriche
consultoriali con cui esiste un’ottima
sinergia nell’affrontare problematiche
pre e post ricovero”.
Il parto in analgesia è al momento
disponibile sulle 12 ore ma
verrà presto esteso alle 24 ore.
Numerosi gli ambulatori attivi
presso la Struttura: ecografia,
isteroscopia, colposcopia, uro
ginecologia, gravidanza fisiologica,
interruzione volontaria di gravidanza.
È possibile trascorrere
la fase del travaglio in acqua e
per chi lo desidera anche il parto
può essere effettuato in acqua.
Dal 2001 è inoltre possibile la
donazione del sangue dal cordone
ombelicale, col prelevamento
delle cellule staminali.
La Ginecologia si è evoluta investendo
sulle tecniche chirurgiche, videolaparoscopiche
e isteroscopiche senza trascurare
la chirurgia tradizionale. Sono attivi
tutti i servizi moderni della ginecologia,
diagnostica ambulatoriale che comprende
ecografia, itteroscopia, colposcopia,
prove urodinamiche per incontinenza
urinaria, prevenzione dei tumori del
collo dell’utero. La parte chirurgica si
potenzierà ancora quest’anno con un
notevole incremento del day-surgery,
interventi in video laparoscopia e chirurgia
mininvasiva con tecniche che
prevedono un recupero velocissimo del
paziente, la Ginecologia di Savona inoltre è l’unico centro del nord-ovest ad
avere l’apparecchiatura per l’ablazione
endometriale.
Referente:
Dott. Salvatore Garzarelli,
Direttore Struttura Complessa
Ostetricia e Ginecologia,
Ospedale San Paolo di Savona, Asl2,
tel. 019.840.4338
Testo a cura di:
Struttura Complessa Comunicazione
Sanitaria e Marketing
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UN MUSEO AL MESE
Il Mondo di Pellizza
tra Volpedo e Tortona
Paesaggi d’arte: un percorso per
scoprire i tempi, i luoghi e le opere
dell’autore del Quarto Stato
LA BIOGRAFIA
Giuseppe Pellizza nasce a Volpedo
nel 1868 da una famiglia di piccoli
proprietari terrieri. Agli inizi degli anni
novanta, completata la formazione
attraverso esperienze molto alte in
alcune fra le più importanti accademie
del tempo (Brera a Milano,
l'Accademia di San Luca e
l’Accademia di Francia a Roma, quella
di Fattori a Firenze, la Carrara a
Bergamo, la Ligustica a Genova),
decide di vivere e lavorare stabilmente
a Volpedo e di allestire il proprio
atelier in un rustico adiacente l'abitazione.
Sulla base di una matrice di impianto
verista, la sua ricerca pittorica si infittisce
nella prima metà degli anni
novanta dal punto di vista formale: il
confronto con gli esiti contemporanei
di Segantini, Previati e Morbelli, cui
sarà legato da profonda amicizia, e
soprattutto il dibattito con Nomellini
lo indurranno a sperimentare e poi a
sposare la tecnica divisionista. Il cerchio
degli affetti familiari si salda nel
matrimonio con Teresa Bidone nel
1892 e nella nascita delle due figlie
Maria e Nerina.
Tutta la prima metà degli anni novanta è impegnata nella definizione della
tecnica, che viene sperimentata già
nel 1893 in Sul fienile e raggiunge
esiti di alto valore scientifico in Panni
al sole del 1895, nonché nel raccordo
ad essa di scelte tematiche che lo
portano ad attraversare esperienze
legate al verismo (Speranze deluse,
1895) e al simbolismo (Lo specchio
della vita, 1898).
Parallelamente, già dal 1892 con
Ambasciatori della fame, comincia a
prendere consistenza il progetto di
una pittura di matrice sociale: gli
studi approfonditi di ordine filosofico
e storico, l'analisi dell'attualità, la
riflessione sulle possibilità della resa
di un'idea forte sono tradotti nella
rappresentazione simbolica di
Fiumana (1895), per essere quasi
immediatamente ripresi nell'esaltante
impresa del Quarto Stato, tela cui il
pittore lavora ininterrottamente dal
1898 al 1901.
La consapevolezza del proprio ruolo e
della propria cultura si esprimono pienamente
nell'Autoritratto.
La maturità consolidata lo porta a
concepire opere di grande respiro
simbolico come Il sole (1904) e il
pentittico dell'amore nelle età della
vita.
A questo progetto sta ancora lavorando
quando muore, a Volpedo, nel
1907.
Il legame con IL PAESE NATALE
“Io vivo per la massima parte dell’anno
qui a Volpedo”. “Io lavoro, lavoro,
lavoro e sempre qui in questo mio
eremo ove sto assai più comodamente
di prima poiché ho fatto allargare
lo studio tanto da potervi fare quadri
di considerevole dimensione.
Apparentemente mi trovo isolato, ma
in realtà non lo sono per le relazioni
amichevoli che mantengo con molti
artisti e letterati”.
(Lettera all’amico Alberto Callatrone,
12 dicembre 1896)
VOLPEDO
LO STUDIO
Lo Studio, collocato nella periferia
occidentale del paese, è tornato all’aspetto
originario a seguito di attenti
restauri eseguiti tra il 1990 e il
1994. Consiste in un unico ampio
locale (m 7 x 8,30 x 5,60) che
Pellizza fece costruire di fianco alla
propria abitazione a incominciare dal
1888. Nel 1896 l’ambiente venne
ingrandito e dotato di un grande lucernario
per il quale il pittore stesso
aveva preparato i disegni.
Nel 1966 le figlie Maria e Nerina lo
donarono al Comune di Volpedo affinché
venisse aperto agli studiosi e al
pubblico “a scopo di istruzione”. Fu
allora che venne costruita l’attuale
rampa di accesso dall’esterno, mentre
originariamente l’ingresso al locale
avveniva direttamente dall'abitazione.
Nello Studio sono conservati gli strumenti
di lavoro, gli oggetti di uso quotidiano,
i libri, il cospicuo epistolario
e alcune opere significative del pittore
di Volpedo, tra le quali emergono il
ritratto del padre e della madre, un
autoritratto a olio giovanile e un altro
della maturità a carboncino conté su
tela, in stretta relazione con
l’Autoritratto degli Uffizi, nonché due
veline di preparazione al Quarto
Stato.
Lo Studio, raro esempio di atelier
ottocentesco aperto alla fruizione
pubblica, si presenta oggi non soltanto
come un contenitore prezioso delle
memorie di Pellizza, ma come un
ambiente vivo in grado di aiutare il
visitatore a comprendere nel profondo
la sensibilità, i toni e la cultura del
pittore di Volpedo.
VOLPEDO
I LUOGHI DI PELLIZZA
Tra il 2000 e il 2001 è stato realizzato
in Volpedo un itinerario dedicato ai “luoghi pellizziani”: riproduzioni in
grande formato di dieci opere del pittore
sono state collocate nelle vie del
paese, in punti opportunamente selezionati,
a diretto confronto con gli
scorci di paesaggio che le hanno ispirate.
Il supporto che regge i pannelli è un calco del cavalletto che Pellizza
utilizzava per la pittura all’aperto, da
lui praticata con costanza per tutta la
vita. Il cavalletto è tuttora conservato
allo Studio.
Il percorso, realizzato in collaborazione
tra il Comune di Volpedo, la
Provincia di Alessandria e la Regione
Piemonte, nell'ambito del progetto "Valorizzazione dei luoghi degli artistidella provincia di Alessandria", costituisce
un autentico museo en plein air, attraverso il quale il visitatore
viene accompagnato in un viaggio iniziatico
nella Volpedo pellizziana.
VOLPEDO
LA PIAZZA del QUARTO STATO
“Siamo in un paese di campagna,
sono circa le dieci e mezzo del mattino
d’una giornata d’estate, due contadini
s’avanzano verso lo spettatore,
sono due designati dall’ordinata
massa di contadini che van dietro per
perorare presso il Signore la causa
comune…”. Con queste parole
Pellizza descriveva nel 1892 il progetto
per un quadro di tema sociale
destinato a incarnare l’ideale “non di
un’arte per l’arte ma quello di un’arte
per l’umanità”. Un progetto che sisarebbe pienamente configurato nel
Quarto Stato (1898-1901), passando
attraverso le precedenti tele di
Ambasciatori della fame (1891-1892)
e Fiumana (1895).
La piazzetta in cui Pellizza ambientò
grande tela (cm 293 x 545) presenta
ancora oggi le dimensioni e le
prospettive di fine Ottocento, grazie a
una serie di recuperi importanti condotti
in quest’ultimo decennio.
Lo spettatore, collocandosi nella
stessa postazione in cui Pellizza
dipingeva (il sito è indicato con un
lampione), avendo dietro di sé la facciata
di palazzo Malaspina, può
immaginare senza fatica la scena del
Quarto Stato, aiutato dal contesto
ambientale sostanzialmente integro e
dai riquadri di pietra opportunamente
disposti nell’acciottolato della piazza,
segnalare la posizione dei tre personaggi
in primo piano e della massa
persone alle loro spalle.
La meridiana, presente ai tempi di
Pellizza sulla facciata della casa contrapposta
al palazzo signorile, da
poco ridisegnata su progetto di Luciano Agnes, è tornata a segnare i ritmi di un luogo in cui i silenzi e i
colori sono gli stessi di cent’anni fa.
VOLPEDO
IL MUSEO DIDATTICO
Per presentare il mondo e l’arte di
Pellizza anche agli studenti e a un
pubblico non specialistico è stato
allestito nel Palazzo del Torraglio, in
piazza Quarto Stato, un museo didattico,
a cura di Aurora Scotti, direttore
scientifico dei Musei di Pellizza.
Il percorso si snoda in sei locali.
Pannelli esplicativi, immagini fotografiche,
documenti e oggetti vari presentanoin sezioni diverse Volpedo e
Pellizza, la sua famiglia e la sua biografia,
esaminando il percorso pittorico
dell’artista nel passaggio dal realismo
al simbolismo, con attenzione ai
cicli ispirati ai temi dell’amore e della
natura. Particolare cura è stata riservata
alla “costruzione” dell’opera
d’arte, soprattutto attraverso gli esempi di Processione (composizione
cruciale nel momento di passaggio
alla tecnica divisionista) e del Quarto
Stato, alla cui elaborazione decennale è dedicato ampio spazio.
Seguono poi sezioni specifiche sulla
tecnica che permettono di avvicinare
l’officina pellizziana nel modo più
approfondito, scandagliando tutti gli
aspetti materiali del fare arte: il colore
innanzitutto - i pigmenti usati da
Pellizza, i supporti, le tele, le cornici,
ma anche la composizione nel complesso
articolarsi di ritmi, forme e
luci.
Altissima e unanimemente apprezzata è la valenza didattica del Museo. La
filosofia che ad esso è sottesa e l’intero
impianto ben si prestano a introdurre
nel mondo dell’arte gli allievi
più giovani, così come offrono spunti
di approfondimento e di ricerca anche
a livello universitario.
UN PITTORE, UN NOME, UNA TERRA
Quando Pellizza, ultimato il suo tirocinio
artistico, operò la non facile scelta
di vivere a Volpedo, sancì nei fatti
un rapporto stretto e indissolubile
con gli uomini e con le atmosfere
della sua terra, dando vita a una
sequenza di opere la cui lettura ancora
oggi, per essere esaustiva, non
può prescindere dalla conoscenza e
dalla frequentazione dei luoghi in cui
sono state pensate e costruite.
Una fortunata vicenda urbanistica ha
consentito al paese di mantenere ben
riconoscibile la fisionomia ottocentesca,
permettendo al visitatore di
cogliere in tutta la sua pienezza e in
tutta la sua forza il messaggio dell'arte
e della cultura dell'autore del
Quarto Stato, sicuramente uno dei
protagonisti della pittura italiana fra
Otto e Novecento. Lo Studio dell'artista
in via Rosano, il Museo didattico in Piazza Quarto Stato, i luoghi in cui
Pellizza ha dipinto i suoi capolavori
segnano i ritmi di un percorso nel territorio
volpedese per più versi suggestivo,
che andrà completato con la
visita nella vicina Tortona alla
Pinacoteca della Fondazione
C.R.Tortona. Un'intera sala espone
opere del pittore di Volpedo e consente
di approfondirne la conoscenza
attraverso una silloge di lavori significativi,
rimanendo nel clima e nelle
atmosfere della terra che lo ha nutrito
e lo ha abbondantemente ispirato.
TORTONA - LA PINACOTECA
DELLA FONDAZIONE C.R. TORTONA
La conoscenza del mondo artistico di
Pellizza, una volta terminata la visita
all’atelier di Volpedo e ai luoghi che
hanno ispirato gran parte delle sue
opere, trova un piacevole ed efficace
complemento nella visita alla
Pinacoteca della Fondazione Cassa di
Risparmio di Tortona.
Pubblicamente fruibile dal 2001 nel
palazzetto medievale, spazio espositivo
carico di storia, la collezione è
nata per essere scrigno e testimonianza
della genialità artistica dei pittori
tortonesi: Pellizza innanzitutto,
ma anche Barabino (1883-1950),
Saccaggi (1868-1934), Sala (1876-1960), Patri (1883-1952), Boccalatte
(1885- 1970), Dossola (1887-1970),
Cuniolo (1903-1976), Leddi (1930-).
Il corpus delle opere di Pellizza
(diciotto tra oli e disegni a penna e
carboncino), il più consistente accessibile
in uno spazio pubblico, consente
di ripercorrere, come per emblemi,
i passaggi più significativi della sua
vicenda artistica. Dalle prove del giovane
pittore negli anni della formazione
presso l'Accademia di Brera
(Autoritratto), al confronto con i generi
della pittura della seconda metà degli anni Ottanta (il ritratto, il paesaggio,
la natura morta), con precoci spunti
di matrice sociale (La donna dell'emigrato
1888). La tecnica divisionista,
che comincia a prefigurarsi ne La
sacra Famiglia del 1892, uno dei
pochissimi temi religiosi sviluppati da
Pellizza, risulta applicata con più
meditata adesione nei ritratti di
Giovanni Cantù e Sofia Abbiati (ambedue
del 1895), e ne Il mio sindaco
(1903). Il procedimento stesso del
lavoro pellizziano intorno a opere di
grande respiro, la cui fase di progettazione
si concretizzava nella realizzazione
di cartoni già compiutamente
definiti a livello di composizione e di
chiaroscuro, è ben testimoniato da
L'annegato (1894) e da Il morticino
(1903). La recente acquisizione di
Paesaggio presso Volpedo, regione
San Rocco (1897, ill.) aggiunge un
contributo significativo alla lettura del
percorso artistico del pittore di
Volpedo, testimoniando la predilezione
per la forma del tondo e un'ulteriore
interpretazione del tema del paesaggio.
“La tela si segnala per le
tonalità tenui e sfumate sul fondo,
che si riverberano anche sui primi
piani e dove colore e luce creano una
atmosfera molto soffice e delicata”. Il
dialogo della pittura pellizziana con il
contesto culturale contemporaneo si è di recente arricchito delle opere di
alcuni maestri dell’arte italiana tra
Otto e Novecento: Cantiere (1897) di
Raffaello Gambogi, Veduta di Colico
(1878) di Eugenio Gignous, Ultimi
pascoli (1904 circa, ill.), tela tra le
più rappresentative di Carlo Fornara.
Tale confronto è ulteriormente illuminato
dalla presenza di autori strettamente
legati a Pellizza sia dalle vicende
umane sia da quelle artistiche:
Plinio Nomellini, presente con Piazza
Caricamento a Genova (1891, ill.), mirabile pagina di pittura en plein air
caratterizzata da un contenuto esplicito
di richiamo sociale, e Angelo
Morbelli, la cui tela Mi ricordo
quand'ero fanciulla del 1903, frutto
maturo di un divisionismo scientifico
e avanzato, riproduce un momento di
vita all'interno del Pio Albergo
Trivulzio di Milano.
Queste ultime acquisizioni rappresentano
l'inizio di un progetto di ampiorespiro che, partendo da Pellizza,
mira a costruire un polo importante
della pittura divisionista e a porsi
come valore aggiunto all'offerta culturale
di Tortona e a quella dei Musei
di Pellizza a Volpedo.
Volpedo:
Studio dell’artista
Museo didattico
Itinerario sui luoghi pellizziani
Maggio-settembre:
sabato e festivi, ore 16-19
Ottobre-aprile:
sabato e festivi, ore 15-17
Associazione Pellizza da Volpedo - onlus
Tel e fax 013180318
info@pellizza.it Web: www.pellizza.it
Tortona:
Pinacoteca della Fond. C. R. Tortona
Tutto l’anno:
sabato e festivi, ore 16-19
Chiusura: Natale e Capodanno
Fondazione C. R. Tortona
Tel 0131822965
fax 0131870833
info@fondazionecrtortona.it Web: fondazionecrtortona.it
Per visite infrasettimanali di gruppi e
scolaresche: tel. 013180318
INFORMAZIONI E ORARI
La visita ai Musei di Pellizza è gratuita