LA STORIA, LE CARATTERISTICHE, GLI STATI
L’ipnosi

Autore: Dr. Roberto VINCENZI

L’utilizzo dell’ipnosi,presente fin dagli albori della umanità,può essere distinto in diverse fasi. Ripercorrere la storia dell’ipnosi,è utile per coglierne una visione, che integra i diversi approcci. In questa maniera,in seguito,a seconda delle nostre impostazioni personali,potremo apprezzarne l’aspetto che più ci interessa.

PERIODO MISTICO
I riti che l’umanità,fin dalle sue origini, ha utilizzato per aumentare il benessere dei partecipanti,consolidare la coesione della tribù,contrastare le situazioni difficili, mettevano in atto una serie di tecniche, volte a creare uno stato di coscienza alterato nei partecipanti.
Questo fenomeno viene ottenuto in varie maniere: con la scelta di luoghi (naturali o costruiti) particolarmente suggestivi, mediante la recita ripetitiva di formule magiche,l’uso di particolari tipi di musica,la preghiera comune,il canto corale,il ballo,l’uso di sostanze psicotrope,l’ipnosi. Formule,musica,preghiere e canti che duravano molto a lungo,avevano la caratteristica di essere ritmici,monotoni, incessanti. A questo si aggiunga il fatto che,i riti,per la maggior parte,avvenivano di notte,lontano dalla vita di tutti i giorni,affinché il buio ne aumentasse la suggestione.
L’utilizzo di queste tecniche, singolarmente o in combinazione tra di loro, permetteva
ai partecipanti di perdere il contatto con la realtà,essere maggiormente sensibili alla situazione e più facilmente impressionabili da quanto avveniva nel rito.
I primi reperti che testimoniano l’utilizzo dell’ipnosi in questo contesto sono di prostele di Musès, risavenienza egiziana. La lente al regno di Ramsete XII, circa 3000 anni fa,descrive l’utilizzo dell’ipnosi papiro magico mediante tecniche vocali; il , descrive una tecnica di demotico di Leidi induzione ipnotica,ottenuta facendo dondolare una lampada davanti agli occhi della persona.
Questo primo utilizzo dell’ipnosi,come supporto ai riti magici e religiosi,si conclude verso la metà del ‘700 con le teorie sul magnetismo elaborate da Franz Anton Messmer,considerato,a ragione o a torto, il fondatore dell’ipnosi moderna.


PERIODO MAGNETICO
In questo periodo l’ipnosi,da conseguenza spesso collettiva di un rituale magico, diventa un rapporto a due,cercato e voluto,spesso a scopo terapeutico.
Questa fase comincia nella seconda metà del ‘700 ad opera di Franz Anton Messmer.
Messmer,nato a Iznang sul Lago si Costanza (Germania) nel 1734, e morto a Meersburg (Germania) nel 1815 Laureato in Filosofia e Teologia a Ingolstadt, poi in Medicina a Vienna 1766, è noto per aver sostenuto l’attività terapeutica del magnetismo. In una prima elaborazione della sua teoria,si concentrava sul magnetismo minerale; in seguito si dedica allo studio del magnetismo animale.
Secondo questa teoria, i “fluidi universali” o “fluidi magnetici” abbracciano e penetrano ogni organismo vivente,in un delicato equilibrio,che produce un ritmico e perpetuo movimento simile a quello del flusso e reflusso delle onde del mare. La rottura di questo equilibrio provoca alterazioni e malattie,che possono essere curate con il magnetismo.
Il terapeuta che impiega il magnetismo, riesce a concentrare e a dirigere questo “fluido” con speciali movimenti delle mani detti “ passi magnetici”,oppure toccando direttamente la persona o soffiandole sul viso. L’impiego terapeutico del magnetismo animale è detto magnetoterapia o mesmerismo.
Il modus agendi di Messmer,più simile allo sciamano e al santone, che al medico, e le sue teorie,che erano accompagnate da un supporto ideologico di tipo magico esoterico,ben presto gli procurarono attacchi da parte delle autorità mediche ed ecclesiastiche. La facoltà di Medicina di Vienna definì il suo operato “pratica ciarlatanesca”,e gli proibì di proseguire nella sua attività. Questo lo costrinse a lasciare l’Austria,nel 1778, dove aveva esercitato fino a quel momento, e a rifugiarsi nella più liberale Parigi.

Nell’ambiente parigino dell’epoca,un personaggio come Messmer,circondato da un alone di mistero e dalla fama di guarigioni miracolose,ebbe un immediato e largo successo e raccolse attorno a sé una miriade di seguaci e pazienti.
In seguito,1792,in Francia la terapia col magnetismo animale venne proscritta, e in quell’anno Messmer dovette far ritorno in Germania. Poi si trasferì per qualche anno a Londra,ma il solito successo non arrivò più.
Tornato in Germania,trascorse gli anni ultimi anni della sua vita in modo molto chiuso e riservato, dimenticato da tutti coloro che lo avevano osannato.
Questa, in breve, la vita di Messmer; ma, spingendoci un po’ più nel dettaglio, appaiono particolari molto interessanti.
L’argomento della tesi di laurea in Medicina,che Messmer discusse a Vienna nel 1766,riguardava “L’influenza dei pianeti sulle malattie umane” e indicava già la strada “ultraterrena”,scelta da Messmer nel suo approccio alla medicina.
In quegli anni Messmer aveva conosciuto Père Hell,un gesuita francese, professore di Astrologia, che curava vari tipi di malattie ponendo, con un particolare rituale, delle
calamite sulle parti malate delle persone.
Il metodo operativo di Messmer era piuttosto originale. Messmer radunava un discreto numero di malati nel suo studio,poi li accoglieva vestito con una palandrana di color lilla,
tenendo in mano e mostrando una bacchetta magica fatta di metallo.
Li introduceva poi nella stanza delle terapie, che era soprannominata “ l’enfer de convulsions ”. In genere si trattava di un salone, dove in un angolo un pianista suonava arie di Mozart, mentre al centro troneggiava una grossa tinozza di legno di quercia, chiusa da un coperchio metallico, nel quale erano stati praticati diversi fori.
Messner scoperchiava in modo teatrale la tinozza, poi versava dentro limatura di ferro
e vetro polverizzato, mescolava il tutto, immergeva le mani e la bacchetta magica nell’acqua,recitando particolari formule, per richiamare le energie animali e magnetiche, mentre spiegava che, in quel modo, avrebbe caricato tutta l’acqua col suo fluido magnetico.
Chiuso il coperchio, invitava poi i malati a prendere alcune sbarre di ferro,e introdurne una estremità nella tinozza attraverso i fori praticati sul coperchio. L’altra estremità della sbarra,doveva essere appoggiata sulla parte del corpo malata. Ed è curioso sapere che la lunghezza della sbarra era in funzione della parcella pagata: chi aveva pagato di più, disponeva delle sbarre corte e viceversa.
I malati poi venivano legati l’uno all’altro con una corda metallica, in cerchio, mentre Messmer passeggiava intorno a loro; poi, all’improvviso, si avvicinava ad un paziente, ed esercitava quella che ancor oggi gli ipnotisti chiamano “fascinazione”.
Consiste in questo: l’ipnotista si pone all’improvviso davanti alla persona,la afferra per la nuca e porta il suo viso vicinissimo, come se la volesse baciare sulla bocca, nello stesso tempo fissa intensamente gli occhi, mentre mormora qualcosa di ripetitivo e incomprensibile, oppure grida improvvisamente. A questo punto, nello studio di Messmaer,i malati cadevano a terra urlando, in preda a convulsioni isteriche, e, una volta risvegliati,si sentivano bene, se non decisamente guariti.
Nel salone si trovava, in un angolo, una tinozza isolata e gratuita,destinata ai poveri. I risultati però erano molto meno soddisfacenti.
E’ interessante prendere in considerazione i motivi per i quali, nel 1792, venne proibito a Messmer di esercitare a Parigi.
Le lamentele della lobby medica,trovarono ascolto presso il Re di Francia,che fece riunire una commissione di esperti, per avere un parere.
La commissione, costituita, tra gli altri, dal fisico Lavoisier,il medico e professore di anatomia Guillotin,l’astronomo Bailly,e lo studioso dei fenomeni elettrici B. Franklin, stabilì che “la suggestione, senza magnetismo, produce delle convulsioni,mentre il magnetismo, senza suggestione, non produce niente”. Conclusione molto acuta, e molto attuale.
Un giudizio più favorevole a Messmer, potrebbe tenere in considerazione il suo lavoro,come un primo approccio alla suggestione per curare l’isteria, una valorizzazione dell’effetto placebo,e un tentativo di psicoterapia di gruppo.
Tra i vari autori che, in letteratura, citano Messmer,posso ricordare il racconto di Edgar Allan Poe intitolato “La verità sul caso di mister Valdemar ”.
In questa storia,un uomo si fa magnetizzare “in articulo mortis”, e le conseguenze sono terribili.


PERIODO PSICOLOGICO
Joseph Breuer (Vienna,1842-1925) psichiatra,è considerato tra i fondatori dell’utilizzo dell’ipnosi in ambito medico.
Secondo le sue teorie,nel sistema nervoso esiste una sorta di energia,che tende a mantenersi in equilibrio,a livello costante.pendolo
Questa energia,che Breuer chiama “tensione nervosa” può essere perturbata da disturbi di origine psicologica; la terapia consiste,tra l’altro,nel ristabilirne l’equilibrio naturale. Per ottenere la guarigione, Breuer fece largo uso dell’ipnosi, che abbandonò per un certo periodo a favore del “metodo catartico” freudiano utilizzando le “libere associazioni”. In seguito, tornò all’ipnosi,che praticò per il resto della sua vita.
Hippolyte Bernheim (Parigi,1840-1919), medico, trasferitosi a Nancy in seguito all’occupazione prussiana, fondò, assieme a Ambroise-August Liébeault (1823-1904) la cosiddetta “Scuola di Nancy”, che studiava i fenomeni di suggestione e di ipnotismo. Bernheim modernizza l’ipnosi sostenendo l’inutilità e la falsità delle procedure teatrali fino ad allora usate, abbandona e respinge il contesto mistico, esoterico, magnetico e cerca di dimostrare che l’eterosuggestione verbale è sufficiente, da sola,ad ottenere lo stato ipnotico.
Su posizioni diverse, negli stessi anni, Jean Martin Charcot (Parigi,1825-1893) si occupava di ipnosi presso l’ospedale parigino della Salpetrière.
Charcot,neurologo e professore di anatomia patologica,concentrò i suoi studi medici sulla anatomia clinica del sistema nervoso. Le sue ricerche portarono alla individuazione della sclerosi laterale amiotrofica (malattia di Charcot) e della sindrome clinica della sclerosi multipla (triade di Charcot).
Le differenze tra le due scuole sono riconducibili alla valutazione degli effetti ipnotici: Charcot trascura l’importanza della suggestione,e ritiene che gli effetti ipnotici siano sintomi collegati ad uno stato di isteria, oppure ad una situazione di patologia psicologica. Per Charcot uno stato di debolezza nervosa favorisce l’ipnosi, mentre la persona sana reagisce. Secondo Bernheim, invece, lo stato ipnotico è causato dalla suggestione dell’ipnotizzatore che trova riscontro nella suggestionabilità dell’ipnotizzato.
Gli studi di Bernheim si concentrano, quindi, sulle diverse tecniche per indurre lo stato ipnotico,senza trascurare lo stato d’animo dell’ipnotizzato,le sue aspettative, le sue difese, la sua disponibilità. A questo proposito scrive “le manovre sono niente, la fede è tutto e la fede, cioè la capacità di credere,è propria dello spirito umano”.
Con Bernheim quindi l’ipnosi acquista la dignità di una tecnica applicabile anche a persone non nevrotiche.
freudSigmund Freud (1856-1939) trascorse un periodo di studio e lavoro presso la clinica di Charcot,interessandosi allo “stato ipnoide” che rivela una scissione psichica tra conscio e inconscio non integrati, tipica dell’isteria.
Freud applicò l’ipnosi alla cura dell’isteria,secondo il suo metodo “catartico” che si realizzava facendo sfogare (abreagire),verbalmente e fisicamente, la carica emotiva repressa e negata, impedendo così, che quella energia trovasse una strada patologica nella formazione di sintomi isterici.
In seguito Freud abbandonò questo metodo, quando si accorse che il paziente ipnotizzato, proprio a causa dello stato di trance, non si trovava nelle condizioni di poter elaborare la propria vita. Il sintomo quindi spariva, anche in breve tempo, ma la causa continuava ad esistere. E la causa era la malattia stessa che, non curata in questa maniera, produceva ben presto sintomi diversi.
L’ipnosi, in quel periodo, era oggetto di attenzione anche per i medici; segnaliamo tra gli altri Jules Cloquet (1839) et Paul Broca (1859) che eseguivano operazioni chirurgiche sotto anestesia ipnotica.
Nel 1889 fu organizzato il primo congresso internazionale di ipnotismo, al quale parteciparono medici e psicanalisti.


PERIODO FISIOLOGICO
Si definisce in questo modo, l’approccio all’ipnosi che trova origine negli studi di Pavlov e della sua Scuola. Ivan Petrovic Pavlov (1849-1936),direttore della Sezione di Fisiologia dell’Istituto di Medicina Sperimentale di Pietroburgo, Premio Nobel per la Medicina, focalizzò la sua attenzione sulla necessità di verifica scientifica degli esperimenti medici, ed elaborò una teoria sulla capacità di autoregolazione,sia fisica che psicologica dell’organismo umano. Nei suoi studi di fisiologia,rilevò il fenomeno dei “riflessi condizionati”. Tra gli autori che lo seguirono, coloro che si occupavano di ipnosi, esplorarono due campi diversi. Alcuni approfondirono lo studio del ruolo della suggestione ipnotica nell’utilizzo dei riflessi condizionati. Altri invece presero in esame i vari riflessi fisiologici, il loro collegamento con stati fisici ed il loro funzionamento. In questa maniera si venne a creare uno strumento per indurre e potenziare la trance ipnotica.
In questo contesto l’ipnosi venne definita “una psicoterapia su base fisiologica”.

PERIODO MODERNO
Tra gli autori,che si sono occupati di ipnosi nel nostro periodo, ricordo: Alexander Romanovic Lurija (1902-1977), fondatore della neuropsicologia, elaborò una complessa teoria sul sintomo neurologico, che mise in connessione con la teoria dei sistemi funzionali del cervello.
Partendo dai suoi studi sugli effetti dei danni celebrali, Lurija elaborò una teoria sul linguaggio, di grande rilevanza.
Si occupò di ipnosi e del suo funzionamento dal punto di vista neurologico, focalizzando sul tema memoria e ipnosi.
Ernest R.J. Hilgarg (1904-2001) si
occupò, negli Stati Uniti,di psicologia sperimentale e di apprendimento. Nel 1930 fu
uno dei fondatori della Scuola di Palo Alto.
Il suo interesse all’ipnosi rientra nel quadro della sua teoria sulla “dissociazione” che avverrebbe tra un “Io esecutivo” che ha le funzioni di ottenere ed elaborare le informazioni dell’ambiente, decidere il comportamento e metterlo in atto, ed una serie di altri centri di controllo, che possono essere influenzati dall’esterno, ad esempio con l’ipnosi. Studiando i vari stadi dell’ipnosi,elaborò uno strumento per la misurazione della profondità della trance ipnotica e delle suscettibilità delle persone all’ipnosi. Questo studio portò alla creazione della cosidStanford Hypnotic detta Susceptibility Scale, tuttora in uso.
Milton Erickson (1901- 1980) crebbe in condizioni di quasi povertà, in una fattoria del Middle West americano. L’infanzia fu segnata da molteplici handicap. Fin dalla nascita era affetto da daltonismo, dislessia,sordità tonale, incapacità di eseguire o riconoscere i ritmi musicali. A 17 si ammalò di poliomelite, portandone poi le conseguenze; reagì sottoponendosi a ginnastica, viaggi in bicicletta, canottaggio, per rinforzare i muscoli che
controllava. Un secondo attacco a 51, lo costrinse sulla sedia a rotelle con le gambe ed un braccio paralizzati. Soffrì per tutta la vita di allergie, che lo obbligarono a spostarsi dal Michigan all’Arizona dove il clima era più asciutto.
Si laureò in Medicina,specializzandosi in Psichiatria.
Fu molto apprezzato dagli psicologi della Scuola di Palo Alto, che valutarono il suo lavoro come un validissimo tipo di terapia strategica; dedicarono un libro alle sue tecniche. Si sforzò di dare dignità scientifica all’ipnosi, fondando assieme ad altri l’American Society of Clinical Hypnosis.
Collaborò con Aldous Huxley nella sua ricerca sugli stati alterati di coscienza.
Rilevò a partire da osservazioni su se stesso, il fenomeno della “focalizzazione ideodinamica” : in termini fisiologici, ogni cellula cerebrale azionata da un’idea, aziona a sua volta le fibre nervose che devono realizzare questa idea. E questo quasi sempre avviene al di sotto del livello della coscienza.
Molte delle sue teorie furono create lavorando sui suoi handicap, e sulla diversa percezione del mondo che ne conseguiva.ipnosi
Praticava l’ipnosi senza nessuna formalità, senza nessuna manovra di induzione, e i pazienti non si accorgevano di essere stati ipnotizzati.
Utilizzando gli studi all’epoca, effettuati sul sonno e sulle sue diverse fasi, Erickson era convinto che,anche nella fase di veglia, l’attività cerebrale attraversasse dei periodi ultradiani di attività intensa, intervallati da periodi di riposo.
La sua sensibilità e l’attenta osservazione, gli facevano rilevare gli stati d’animo del paziente,e la fase della sua attività cerebrale; a questo punto interveniva, raccontando episodi della sua vita, ricordi, storie dal contenuto un po’ strano, e la persona davanti a lui cadeva in trance, senza nemmeno accorgersene. Nei suoi racconti utilizzava tecniche di comunicazione come il paradosso, il doppio legame, la metafora.
Questo sistema, che Erickson chiamava, “metodo naturalistico”, gli consentiva di utilizzare in modo creativo le risorse psicologiche della singola persona, al fine di ottenere cambiamenti e guarigione.
Erickson sosteneva che l’uomo spesso ignora i dati che gli vengono dall’esterno, e fa’ invece riferimento alla propria “mappa interna”, che è costituita da una serie di dati, procedure, regole e schemi di comportamento, che sono scesi sotto la soglia della coscienza. Per questo motivo il giudizio sulle persone conosciute, le idee e la visione del mondo contenuti nella mappa, non vengono verificati,aggiornati o modificati col tempo, ma tendono a diventare rigidi e a confermarsi sempre di più, costretti da un sistema cognitivo auto referenziale.
Con l’intervento dell’ipnosi,questi schemi venivano disassemblati, cambiando i riferimenti percettivi e cognitivi, e poi rimessi assieme ma in combinazioni diverse. Con questo sistema, le risorse del paziente, che, secondo Erickson, vanno ricercate nella sua storia personale, erano valorizzate al massimo e utilizzate per la risoluzione dello stato di sofferenza.
Lo sforzo maggiore del terapeuta, era quello di insegnare alla persona ad operare delle scelte nella sua vita, e ad affrontare situazioni che si ripetono, in modo diverso dal passato. Integrava questo intervento con l’insegnamento di tecniche, come ad esempio quella di dividere un problema troppo difficile, in pezzi, e poi applicarsi alla risoluzione delle singole parti.


CARATTERISTICHE
L’ipnosi è un particolare stato psicologico, che può essere provocato dal soggetto stesso o indotto da altri.
Questa condizione può essere descritta come una via di mezzo tra sonno e veglia, che si realizza in uno “stato di coscienza alterato”.
In questo stato ,denominato trance, la condizione psichica viene modificata, con le seguenti caratteristiche:
• è necessaria la disponibilità e la collaborazione del soggetto
• la persona subisce una forte riduzione delle proprie capacità logiche e critiche;
• il controllo sul reale è minore;
• vengono accettate come vere, distorsioni logiche,paradossi, metafore
• la mobilità è ridotta o annullata;
• in assenza di stimoli esterni è favorito lo stato allucinatorio;
• il soggetto viene indotto a portare l’attenzione all’interno di se stesso;
• la disponibilità ad essere suggestionati,aumenta;
• la percezione dell’ambiente si restringe ad uno stato crepuscolare;
• l’attenzione diventa selettiva e si concentra soltanto sulla voce dell’ipnotizzatore;
• in questo stato alcune persone sviluppano a richiesta una anestesia sensoriale;
• le parole dell’ipnotista stimolano riflessi condizionati fisiologici;
• i riflessi,a loro volta,possono influenzare le funzioni cerebrali;
• l’elettroencefalogramma in stato di ipnosi è uguale a quello della veglia;
• nelle funzioni dell’Io prevale la modalità analogica, primaria, pulsionale, mentre la funzione ideativa, concettuale, logica, viene messa temporaneamente a riposo;
• l’atteggiamento dell’ipnotizzato è passivo; gli ordini impartititi dall’ipnotizzatore vengono eseguiti, anche se comportano la gestione di ruoli inconsueti;


STATI
Le diverse scale di profondità dell’ipnosi distinguono varie stati della trance, che possono essere riassunti come segue:
Ipnoide:
pesantezza delle palpebre;
sonnolenza;
parziale rilassamento;
Preipnotico:
chiusura delle palpebre automatica o suggerita;donna
aumento del rilassamento;
aumento della sonnolenza;
intensificazione del rapporto con l’ipnotista;
Ipnotico:
rilassamento dei muscoli facciali;
accentuata sonnolenza;
rapporto con l’ipnotista molto intenso;
parziale rilasciamento dei muscoli;
ipnotico profondo:
sonno;
lentezza nelle risposte psicomotorie;
dislalia;
indifferenza a stimoli esterni all’ipnosi;
bradipnea o bradicardia;
rapporto completo con l’ipnotizzatore;
rilasciamento totale dei muscoli;
alterazione dei riflessi;
allucinazioni sensoriali;
non sempre presente il sonnambulismo: la persona si alza, cammina e compie anche atti complessi,con una limitata percezione della realtà esterna, espressione assente, e amnesia successiva all’episodio;
post ipnotico:
il soggetto riacquista pian piano le sue funzioni e spesso razionalizza l’accaduto.


ELEMENTI E FASI
L’ipnotista,per cercare di valutare la disponibilità dell’ipnotizzato, esegue, in maniera diretta o nascosta, una serie di “test di ipnotizzabilità”, volti a saggiare la fiducia della persona.
In seguito procede alla “induzione ipnotica”, cioè mette in atto tutta una serie di manovre destinate a distrarre l’attenzione della persona, e portarla ad un tipo di pensiero, che favorisca i cambiamenti della percezione e dell’ideazione descritti.
Ottenuto lo stato di trance, a seconda del motivo per il quale si pratica l’ipnosi, possono essere poste delle domande al soggetto, oppure lo si può invitare a ricordare qualcosa, episodi della vita passata, avvenimenti o traumi rimossi, si può chiedere che cosa pensa veramente su un certo argomento o su una certa persona, può essere richiesto di compiere una certa azione al presente o in seguito, oppure di immaginare una certa scena, un certo episodio, possono essere dati degli ordini precisi da svolgere nel futuro, può essere ottenuta l’anestesia di una parte del corpo, si può infine chiedere di dimenticare tutto quello che è avvenuto in stato di ipnosi o addirittura il fatto stesso di essere stati ipnotizzati.
L’ambiente deve essere poco illuminato e silenzioso; se è presente un suono, deve
essere monotono e ripetitivo.
Il lettino dove si sdraia l’ipnotizzato, deve essere molto comodo.
Le manovre di induzione per lo più consistono in suggerimenti verbali; la voce deve essere monotona ma insistente, sono importanti le pause e la ripetizione delle parole chiave o dei concetti. Alcuni ipnoti sti mostrano degli oggetti in movimento lento e regolare, spesso una lampada viene fatta dondolare. Altri adoperano una serie di suoni campionati, oppure registrazioni di preghiere corali, canti, rumori della natura, musica indiana o di altre culture.
Uno degli strumenti più utilizzati dagli ipnotisti, una volta ottenuto lo stato di trance,
è la cosiddetta “suggestione ipnotica”: una serie di frasi che l’ipnotista pronuncia, accompagnandole con gesti. In molti casi si chiede al soggetto di immaginare emozionalmente una certa situazione.
Qualcosa di simile al “sonno magico” dei Latini, o alla attuale “Imagery” americana. Esaminando la suggestione, ne possiamo cogliere alcuni aspetti:
• dal punto di vista psicologico, è la accettazione non critica delle idee proposte dall’ipnotista
• dal punto di vista reflessologico, è l’eccitazione di determinati punti negli emisferi cerebrali
• dal punto di vista psicanalitico è, spesso, un invito alla regressione.
La suggestione fa emergere immagini, che, a loro volta, richiamano sensazioni ricordate e riattivano energie psicologiche ad esse collegate.
La suggestione terapeutica valida, è carica di contenuto emotivo, diretta a soggetti dalle ridotte capacità logiche e critiche.
Affinchè le immagini siano più potenti possibile, molti ipnotisti, cercano di valutare il tipo psicologico del soggetto, per mettere in atto la modalità più adatta.
Alcuni utilizzano la distinzione di Schultz (1884-1979), l’ideatore del training autogeno, che differenziava i tipi umani in: ottico, acustico, misto, motorio. Altri ricorrono alla PNL distinguendo: visivo, acustico, cenestetico.
Le suggestioni, possono essere distinte:
dal punto di vista del soggetto:
• eteroindotte: dall’ipnotista al soggetto
• autoindotte: dal soggetto a sé stesso
• post-ipnotiche: indicano una azione da compiere a distanza di tempo.
dal punto di vista del modo nel quale si esprimono:
• dirette semplici(si esprime il contenuto in modo diretto,senza parafrasi)
• dirette composte (l’ordine viene trasmesso attraverso sillogismi o figure retoriche)
• indirette (che fanno uso di paradosso, doppio legame,metafora).

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Immagine del corpo...
Schema corporeo e terapia psicomotoria

Autore: Drssa Tina Jannella
Neuropsicomotricista dell’età evolutiva
Associazione “Il Bambino Incompreso” onlus - Benevento-
Tel: 349 6463515 fax: 0824 357297 e-mail: iannetin@tin.it

L’immagine del corpo rappresenta una forma di equilibrio verso cui tendono le funzioni psicomotorie che evolvono verso la loro maturità. Non è una funzione ma un insieme funzionale in cui si rende necessario favorire lo sviluppo nell’educazione ed il ripristino nella rieducazione.
Questa immagine non è precostituita: essa è una “struttura strutturata”. E’ mediante i mutui rapporti dell’organismo con l’ambiente che si organizza l’immagine del corpo,come nucleo centrale della personalità. L’attività motoria e senso motoria, grazie alla quale l’individuo esplora e manipola l’ambiente,ha un ruolo fondamentale nella sua genesi. E’ un concetto che racchiude quella possibilità, del nostro corpo, di costruire in ogni istante un modello posturale, che ha un ruolo essenziale nel mantenimento della regolazione posturale(posizione del corpo). Tale modello non è un dato statico, ma sostiene attivamente tutti i gesti che vengono compiuti dal nostro corpo su se stesso e sugli oggetti.

Nel lavoro di organizzazione del modello posturale la vita affettiva gioca un ruolo essenziale poiché, sotto l’influenza delle emozioni, il valore relativo delle diverse posture del corpo tra loro e la loro differenziazione evolverà verso le tendenze libidiche.
L’immagine del corpo non rappresenta una funzione unitaria, ma si costruisce seguendo le tappe dello sviluppo per raggiungere ad ogni livello di organizzazione della personalità un’unità provvisoria che deve ricostruirsi ad ogni nuova tappa.
L’immagine del corpo è un concetto utile sul piano teorico per capire meglio l’unità di sviluppo psicomotorio attraverso la diversità delle sue diverse tappe.vedi
L’evoluzione delle funzioni cognitive, farà evolvere questa immagine del corpo che da semplice riproduttrice diventerà anticipatrice. Al bambino diverrà possibile non solo modificare la sua motricità alle condizioni attuali del suo spazio di vita,ma anche trasformare le sue azioni in pensieri, ed allora programmarla secondo i modelli più significativi.
Non si può parlare veramente di immagine del corpo fino a quando il corpo non è unificato,individualizzato e quindi acquisito verso la fine dello stadio del “Corpo vissuto”. Nei primi mesi di vita assistiamo ad una vera simbiosi tra il bambino e la madre la quale diviene,con la sua presenza, un’ottima intermediaria a tutte le esperienze emozionali del proprio bambino. Fino all’8°mese il bambino ha una conoscenza vissuta ed acquisita solo attraverso il dialogo tonico.
Quando l’esperienza vissuta dal bambino gli permette di associare il piacere alla presenza materna, la sua assenza provocherà una frustrazione che spiega l’angoscia dell’8°mese.
Lo stadio del “Corpo percepito” corrisponde all’organizzazione dello “Schema corporeo”. Questo concetto descrive un’attività percettiva il cui sviluppo dipende dalla maturità della funzione d’interiorizzazione. Dal 15°mese ai 3 anni,gli interessi del bambino gravitano attorno al mondo esterno.
L’attività di esplorazione ne è l’espressione. Questa prima stabilizzazione affettivo-sensoriale-motoria rappresenta il trampolino di lancio per la strutturazione spazio-temporale. Le prassie hanno bisogno di affinarsi e perfezionarsi e serviranno da supporto alle attività intenzionali nelle quali prenderà spazio la rappresentazione mentale.
La possibilità di affermare la sua personalità passa attraverso lo sviluppo delle funzioni gnosiche.
La terapia psicomotoria sarà un buon supporto privilegiato per passare da un apprendimento sincretico delle informazioni ad un’organizzazione di queste informazioni che si basano sull’analisi e sintesi dei dati sensori.
L’emergere della funzione d’interiorizzazione,insieme al riconoscimento del proprio io,gli permetteranno di spostare l’attenzione sul corpo che lo condurrà alla strutturazione dello schema corporeo,periodo importante nell’evoluzione di un’immagine che servirà per
l’inserimento nella realtà.
L’immagine visiva del corpo, insieme con le sensazioni cinestetiche, tattili profonde, servirà da riferimento per situare ed organizzare gli elementi nello spazio.
Lo stadio del “Corpo rappresentato”, che si presenta con l’inizio della scuola elementare, deve consentire al bambino di disporre di un’immagine del “Corpo operatorio”, a partire dalla quale potrà esercitare la sua disponibilità sia sul mondo esterno, sia sulla propria motricità.
A sei anni, la rappresentazione mentale del corpo ne fa un oggetto dello spazio che darà il supporto per la decentrazione. Ma questa immagine verbalizzata ed orientata è una semplice immagine riproduttrice dovuta alla stretta associazione tra i dati visivi e cinestetici. L’evoluzione del disegno dell’omino traduce fedelmente l’evoluzione di quest’immagine che si esprime con il passaggio progressivo dal gioco simbolico al gioco delle regole.

L’ Intervento Psicomotorio
La terapia psicomotoria rappresenta una formazione di base indispensabile a qualsiasi bambino,sia esso normale che diversamente abile. Ha come scopo quello di favorire la genesi dell’immagine del corpo,nucleo centrale della personalità e si applica durante
tutto il periodo di maturazione dello schema corporeo, cioè fino alla pubertà. Partendo dal bagaglio genetico, l’evoluzione del soggetto si compie a partire dal processo di maturazione il cui dinamismo è programmato.
Questa programmazione è modulata dal processo di adattamento che deriva dall’equilibrio tra assimilazione (ciò che l’organismo attinge dall’ambiente) ed adattamento (la risposta attiva dell’organismo durante la situazione).
L’adattamento è da intendersi come adeguamento dell’organismo all’ambiente ed è condizionato dall’equilibrio tra assimilazione,in cui l’organismo incorpora l’ambiente nelle strutture che già possiede,ed accomodamento, in cui esso si modifica adattandosi alla realtà esterna, oppure considerarlo anche come l’assestamento della risposta motoria alle sollecitazioni dell’ambiente.
Entrambe rappresentano un processo complementare e non divisibile. I nuovi dati dell’esperienza, incorporati in schemi già posseduti, la modificano adattandola a nuovi aspetti della realtà.
Lo sviluppo cognitivo altro non è che l’equilibrio tra assimilazione, il vecchio, ed accomodamento, il nuovo. Equilibrio raggiunto molto bene nei soggetti sani, non nei malati, anche se ciò non significa che persino in situazioni patologiche il soggetto non possa trovare un equilibrio adattivo.
Durante lo sviluppo psicomotorio è grazie al rapporto con gli altri che l’essere umano scopre se stesso e che la personalità si costruisce poco a poco. Ma se la qualità della relazione umana incide indirettamente sull’evoluzione funzionale, è vero anche il contrario cioè, che l’esperienza altrui e la possibilità di stabilire degli scambi sono legati allo sviluppo funzionale. Nel campo psicomotorio, la funzione di adattamento e le funzioni gnosiche potrebbero influenzare l’intervento psicomotorio(le funzioni gnosiche riguardano gli aspetti consci dell’informazione ed esigono l’intervento degli analizzatori corticali).
La funzione di adattamento è all’origine della spontaneità nella risposta motoria. Il suo deficit comporta una forma di comportamento stereotipato che racchiude il soggetto in automatismi rigidi e difficilmente modificabili. Al contrario, la sua ampiezza traduce una
plasticità delle strutture nervose.

La funzione di adattamento necessita delle informazioni ai diversi livelli di organizzazione del sistema nervoso centrale.La percezione rappresenta l’aspetto conscio dell’informazione ed esige una sintesi mentale a partire dall’attività degli analizzatori corticali specifici.
Il lavoro percettivo svolge un ruolo assai importante in educazione e rieducazione psicomotoria. Le funzioni gnosiche sono importanti sia per i dati in rapporto con l’ambiente, sia per quelli in rapporto con il proprio corpo.
L’attenzione diretta sul proprio corpo permette la presa di coscienza d’informazioni di origine propriocettiva e mette in gioco la funzione d’interiorizzazione.dad
Il movimento umano è organizzato in funzione di uno scopo che gli conferisce la propria unità. Ma il corpo umano è un insieme di segmenti articolati,anche se non si sposta in blocco,Quando il soggetto dinanzi ad un problema deve accomodare la sua risposta motoria, l’unità, la globalità del movimento sono necessariamente rispettate, mentre l’organizzazione del tempo delle diverse sequenze del movimento ne assicurerà l’armonia e la coerenza. Al contrario, un difetto di strutturazione temporale ne farà un insieme privo di originalità.
Nella prospettiva psicomotoria l’intervento (psicomotorio), consiste nel mettere le strutture corticali in grado di avere un ruolo effettivo nella programmazione della risposta motoria. Per accedere alla globale disponibilità del corpo,la concordanza dei campi percettivi, cinestetici, visivi e sonori è assai importante.
Questa possibilità offre al soggetto umano di accedere alla vera padronanza dei suoi movimenti, condizione necessaria per l’autonomia e l’equilibrio della persona.
Anche in questo caso, l’intervento psicomotorio rappresenta,pur non essendo l’assoluta panacea, un ottimo approccio al corpo del bambino, proprio perché utilizza la mediazione del corpo e del movimento. Il bambino in terapia psicomotoria scopre un corpo che si muove, che agisce, che esprime ansie e desideri. Egli può manifestare l’ansia, l’insicurezza con il rifiuto, l’aggressività, la passività.
La terapia psicomotoria non è l’imposizione di una successione di esercizi, –come molti ancora continuano a credere! –, ma la capacità di mettere il bambino in situazioni di fare esperienze dirette, di esplorare, di verificare, di conoscere le proprie capacità e di superare, secondo i propri limiti, le difficoltà.
Durante le sedute deve emergere non soltanto l’aspetto ludico, la seduzione del bambino nei confronti del terapeuta, ma anche una situazione di apprendimento e di verifica.
Un progetto terapeutico deve essere preparato in funzione dei problemi, dei bisogni del
bambino e tener presente anche delle difficoltà che il bambino deve superare, non solo in funzione di una metodica per quanto valida possa essere. De Aijuriaguerra, nel suo manuale di psichiatria del bambino, afferma: “Il sintomo indica che c’è la malattia, ma che
è una manifestazione che nasconde una disorganizzazione globale e spesso molto vasta”.
La fattibilità del progetto dipende non soltanto dalle conoscenze del bambino, ma dalla capacità del terapeuta di rapportarsi con lui, di adeguarsi al suo ritmo ed interagire tra momenti educativi e didattici, che sono comunque e sempre terapeutici. Ciò che emerge in terapia psicomotoria è il “vissuto” del bambino che “vive”, in maniera diretta, le sue esperienze e non per apprendere delle nozioni!

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