L’ulcera si risveglia in autunno

Autore: Dr.ssa Alba ALGESI

L’ulcera è una vera e propria erosione dello strato super ficiale della mucosa gastrica e del duodeno. Questa ferita può avere forma rotonda od ovale e può spingersi anche in
profondità, oltre i tessuti super ficiali. E’ possibile che la lesione raggiunga lo strato muscolare fino a per forare le viscere.
In condizioni normali, i tessuti sono riparati e protetti contro l’azione dei succhi gastrici, che hanno lo scopo di favorire il processo digestivo del cibo, grazie al muco di rivestimento delle pareti interne dello stomaco.
All’origine della comparsa dell’ulcera c’è uno squilibrio delle difese naturali della mucosa che non funzionano in modo corretto, per questo viene erosa. In genere coloro che soffrono di questo disturbo hanno anche difficoltà digestive, con nausea, vomito e la sensazione di gonfiore a livello addominale.
Il principale responsabile dell’ulcera è un batterio: l’helicobacter pylori
Si insedia nello stomaco, tra le cellule che compongono la mucosa interna; riesce ad inserirsi tra il muco e la parete gastrica, evitando così l’attacco dei succhi gastrici. Il batterio i diffonde e scatena una infezione cronica, una volta insediato nelle cellule che rivestono l’interno dello stomaco e del duodeno, rilascia una serie di sostanze in grado di danneggiare lo strato della mucosa.
Per scoprire l’ulcera è fondamentale riivolgersi al medico che, attraverso il colloquio e la spiegazione dei sintomi, potrà arrivare ad una prima diagnosi.
Per avere una conferma può chiedere esami specifici.
L’endoscopia è un esame fastidioso, ma utile perché permette di visualizzae direttamente la dimensione della sede e della forma dell’ulcera. Tramite gli endoscopi piccoli tubicini dotati di elecamera introdotti attraverso la gola) si esplora ’interno dello stomaco e
del duodeno.
Durante l’esame si possono prelevare alcuni frammenti di mucosa che poi vengono studiati al microscopio per cercare il batteio e valutare il problema.
Per curare l’ulcera, si usano due tipi di farmaci contemporaneamente: quelli che
iducono la secrezione acida-gastrica-duodenale e gli antibiotici necessari per
combattere l’infezione dell’helicobacter pylori.
Contro l’acidità servono farmaci specifici: gli antiacidi a base di idrossido di magnesio ed alluminio, sono indicati solo come sintomatici per periodi brevi e risultano poco utili
nelle cure specifiche contro l’ulcera. Vengono impiegati solo in casi limitati per placare il bruciore dello stomaco ma non risolvono il problema.
La cura a base di antibiotici dura circa una settimana mentre gli antisecretori vengono prescritti per oltre tre settimane; si prendono due volte al giorno alle ore dei pasti.

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“Se incontri il Buddha per la strada uccidilo”

Autore: Dott. Rober to VINCENZI
Psicologo
Studio: Via Cairoli 11, Genova
Tel: +39.010.2477034
vincenzi@ordinepsicologiliguria.it www.roberto-vincenzi.com

“Se incontri il Buddha per la strada, uccidilo”.
Questo è il titolo, un po’ provocatorio, di un libro molto interessante, scritto nel 1972 da Sheldon B. Kopp, psico- terapeuta di Washington. Ma che cosa vuol dire uccidere il
Buddha?
Uccidere il Buddha, quando lo si incontra, significa superare il mito del maestro, del guru, del sacerdote, del terapeuta; significa rinunciare al ruolo di discepolo, e assumerci la responsabilità di quello che facciamo, abbandonare l’idea che qualcun altro possa
guidare le nostre scelte. In altre parole, finché si è legati alla figura dei genitori e alla loro autorità, non si è mai veramente adulti, liberi, responsabili e realizzati.
Il guru o lo psicoterapeuta sono dei mezzi che aiutano a raggiungere se stessi, non sono il fine della nostra ricerca. Ucciderli significa riconoscere che sono strumenti di aiuto, compagni di strada che non vanno mitizzati. Essi sono figure umane impor tanti ma
provvisorie, che ci accompagnano per un tratto della nostra vita.
Nel libro di Kopp, chi soffre psicologicamente viene paragonato ad un pellegrino, che spesso ha confuso l’atto di imparare con la vera conoscenza, per cui si mette a cercare fuori di sé un maestro, un guru, uno psicanalista.
Ciò che il paziente non sa, è che la sua vera forza è costituita dal suo desiderio di crescita. Di questo il terapeuta deve essere consapevole.
Il terapeuta è un osservatore ed un catalizzatore. Non ha alcun potere di guarire il paziente, ma solo quello di aiutare il paziente a ritrovare le sue risorse.
Tuttavia, quello che avviene molto spesso, è il fatto che il paziente, pur sottoponendosi alla terapia, e insistendo a dire che vuole cambiare, in realtà desidera solo stare bene,
senza cambiare nulla nella propria vita o nel proprio modo di pensare.
Carl Gustav Jung sosteneva che, per aiutare il paziente a ritrovare se stesso, il terapeuta ha pochi strumenti: la sua “anima”, il suo modo di vivere, la sua vulnerabilità umana.
Il terapeuta deve creare un’atmosfera “di sogno”, in modo che il paziente possa abbandonare i riferimenti del mondo esterno e volgersi a se stesso.
Per questo motivo, il terapeuta deve evitare di cadere nella trappola del paziente, che cerca di costringerlo a dirgli cosa deve fare per essere felice e come deve vivere senza essere pienamente responsabile della sua vita. Il terapeuta deve reagire fornendo
immagini, parabole e metafore, usan- do il linguaggio poetico del mito e del sogno, evitando le risposte dirette, perché egli sa bene che: “La via di cui si può parlare non è la vera via Il nome che può essere pronunciato non è un nome costante”. (I Ching)
In questa atmosfera il paziente “forse riuscirà a conservare soltanto ciò che è disposto a perdere” ed ancora, in un’immagine molto bella, “il paziente deve rinunciare al controllo del cavallo, ma riconoscere di essere lui stesso un centauro”.
Kopp mette poi in evidenza il fatto che, da sempre, gli uomini hanno compiuto pellegrinaggi per dare un significato alla loro vita, e che la metafora del viaggio del pellegrino: “è un ponte e mentre il pellegrino lo attraversa, il demonio cerca di afferrarlo dal di dietro e la mor te lo atten de all’altro estremo”.
Questo viaggio può essere affrontato “con la guida di un pellegrino di professione”, il terapeuta.
Il terapeuta trova la sua forza per aver affrontato, nel corso della sua preparazione, un viaggio nel profondo di sé stesso.
Si paragona poi l’attività del terapeuta a quella del maestro Zen, che sottopone l’allievo a dilemmi non risolvibili con la logica, per cui il paziente combatte i suoi problemi fino a quando, disperato, rinuncia oppure si arrende, e allora viene illuminato. La vittoria più impor tante è arrendersi a se stessi, accettarsi, comprendendo che non esiste verità che non sia già evidente a tutti.
Il terapeuta offre al paziente soltanto ciò che già possiede e gli toglie ciò che non ha mai avuto.
Il terapeuta sa ciò che il cercatore non sa, cioè che siamo tutti pellegrini. Non c’è alcun maestro, non c’è alcun allievo.
La missione del vero terapeuta è un tentativo di liberare i suoi pazienti da lui. Il terapeuta istruisce nella tradi zione di rompere con la tradizione, nel perdersi in modo da potersi ritrovare.
Per ciascuno di noi quindi, l’unica speranza risiede nei propri sforzi per completare la propria storia, non nell’interpretazione di un altro. Devo tornare sui miei passi per trovare la strada di casa; la strada che un altro ha percorso, non mi ci porterà.
Concludo con un’altra citazione da “I Ching”:
“Nessun piano cui non segua un declivio, nessuna andata cui non segua un ritorno
Senza macchia è chi rimane perseverante nel pericolo.” (“Il libro dei mutamenti”, chiamato anche “I Ching” o “I King”, è forse il primo dei testi classici cinesi. La sua prima stesura viene attribuita da molti all’Imperatore Fui, che regnò in Cina dal 2852 al 2737 avanti Cristo. Successivamente si ritiene che anche Lao Tzu (circa 600 a.C.), e Confucio
(circa 551-479 a.C.) abbiano contribuito a successive stesure del testo.
E’ stato definito il “libro della saggez za”; veniva e viene usato a scopo divinatorio, cioè per cercare di prevedere il futuro, per conoscere, vedere e spiegare i segni mostrati da Dio agli uomini. Il libro contiene una serie di massime di saggezza e descrizioni di situazioni. Il lettore pone a se stesso e ai Ching una domanda sul proprio futuro; poi con-
sulta il libro con una par ticolare tecni- ca casuale, e ottiene l’indicazione.
I “Ching” sono stati studiati a lungo dallo psicanalista Carl Gustav Jung, creatore del concetto di “sincronicità” e cioè l’attenzione a quei fatti che succedono dentro e fuori di noi, senza una spiegazione razionale di causa-effetto.)

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UN OSPEDALE AL MESE
L’Istituto Auxologico Italiano di Milano

 

IL NUOVO CENTRO DI RICERCA E CURA DELL’INVECCHIAMENTO DELL’ISTITUTO AUXOLOGICO ITALIANO
L’attività clinica e di ricerca che contraddistingue l’Istituto Auxologico Italiano si amplia verso il settore dell’invecchiamento e delle patologie associate E’ iniziata da alcuni mesi a Milano l’attività del nuovo Centro di ricerca e cura dell’invecchiamento dell’Istituto Auxologico Italiano. In un’ Italia che invecchia sempre più (le persone con età superiore a 65 anni in Italia sono oggi circa 12 milioni e rappresentano un quinto della popolazione), il Centro nasce da un progetto clinico-scientifico dell’Istituto Auxologico Italiano che si propone di mettere a disposizione dell’anziano conoscenze e competenze sanitarie di eccellenza per migliorare la propria qualità di vita. Si tratta di una struttura innova-
tiva per il nostro Paese: l’obiettivo è quello di affrontare in modo unitario, tutti i problemi legati all’invecchiamento dalla precoce diagnosi preventiva, al ricovero ospedaliero specifico per l’anziano, sino alla lungo degenza di elevato contenuto sanitario.
Con la convinzione che solo la continua ricerca può garantire le conoscenze migliori e quindi i massimi benefici per i pazienti, l’Istituto Auxologico Italiano si conferma, con
il nuovo Centro, attento alla cura dello sviluppo umano, in ogni età della vita, dal concepimento alla vecchiaia. Fiore all’occhiello del nuovo Centro è appunto l’attività di ricerca grazie alla quale vengono condotti sia studi clinici che di base per inda-
gare i più impor tanti fattori genetici, endocrino-metabolici, vascolari e cognitivi (che determinano le principali malattie legate al trascorrere degli anni, dal diabete all’Alzheimer, dal Parkinson alle patologie cerebro-vascolari).
“Le ricerche sull’invecchiamento e sulle patologie dell’invecchiamento che l’Istituto Auxologico Italiano ha programmato nel nuovo Centro di ricerca e cura dell’invecchiamento”, spiega Alber to Zanchetti, direttore scientifico dell’Auxologico, “vogliono continuare la tradizione di eccellenza dell’attività scientifica e di ricovero e
cura del nostro Istituto nei campi delle malattie neurologiche, cardiovascolari, endocrinologiche e della riabilitazione, focalizzandole anche ai problemi scientifici e clinici che sono posti con urgenza crescente, dall’invecchiamento della popolazione dei paesi ad economia sviluppata, come l’Italia e in genere l’Europa. Gli obiettivi principali della ricerca sull’invecchiamento sono duplici: da una par te lo studio dei meccanismi che condizionano l’invecchiamento dell’organismo e la sua suscettibilità alle malattie dell’età avanzata, nonché alla prevenzione di queste; dall’altra gli studi che mirano al progresso di fisiopatologia, diagnostica e terapia delle malattie dell’invecchiamento. In
entrambe queste aree di ricerca l’Istituto Auxologico Italiano ha coerenti progetti di ricerca, a breve e lungo termine”.
L’attività di ricerca del nuovo centro è pianificata per:
* ricerche scientifiche sulle basi genetiche della longevità, che indagheranno in par ticolare le caratteristiche fenotipiche e genotipiche di un largo numero di figli settantenni di centenari, e di un gruppo di controllo di figli di genitori non longevi;
* studiare il ruolo delle cellule staminali nel mantenimento dello stato
funzionale dei tessuti, e in particolare dei tessuti vascolari e nervosi, indagando anche gli effetti dell’invecchiamento sulle cellule staminali e le possibilità della stimolazione di queste cellule per la terapia riparativa e di alcune delle patologie dominanti della vecchiaia;
* allargare l’attuale programma di ricerche dell’Istituto Auxologico sulle malattie neurodegenerative, in par ticolare la malattia di Parkinson e la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) che, come l’Alzheimer, hanno un elevata inci- denza con l’avanzare dell’età, approfondendo anche gli aspetti molecolari dell’invecchiamento celebrale e, in generale, del sistema nervoso centrale;
* studiare l’influenza dell’obesità e dello stato metabolico sull’invecchiamento e le malattie connesse con questo, in ragione della crescente diffusione di questi fattori di
rischio tra le popolazioni dei paesi a economia sviluppata, ed esplorare i meccanismi correttivi (stili di vita, interventi farmacologici).
All’interno del nuovo Centro di ricerca dell’invecchiamento in 30.000 mq., coabitano ricercatori genetisti e molecolari, clinici di varie specialità, docenti universitari ed i loro allievi in corso di specializzazione, tutti impegnati per accrescere le conoscenze sull’invecchiamento e migliorare le condizioni e qualità della vita della popolazione anziana.
Presso il nuovo Centro di ricerca e cura dell’invecchiamento sono opera- tive una Divisione a Direzione Universitaria, in convenzione con l’Università degli Studi di Milano, di
Medicina generale ad indirizzo geria- trico ed una Divisione di Medicina Riabilitativa.
Le dotazioni tecnologiche comprendono una ampia piastra diagnostica di avanguardia con Risonanza Magnetica Nucleare di alto campo, radiologia digitale e diagnostica ultra- sonografica di ultima generazione.
Completa la dotazione del Centro una moderna Residenza Sanitaria per Anziani (RSA) che sarà connotata dall’alto contenuto sanitario dei suoi esperti.
Il nuovo Centro di ricerca e cura dell’invecchiamento, sorge all’interno di una zona verde di un’area, quella della Fiera di Milano, che viene giàdefinita dagli urbanisti come il
“nuovo centro di Milano” per gli sviluppi edilizi dei prossimi anni ed è facilmente raggiungibile da due stazioni metro (MM1 Fieramilanocity e Lotto), oltre a disporre di un ampio parcheggio sotterraneo.

 

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UN MUSEO AL MESE
L’Istituto e Museo di Storia della Scienza

 

Nel cuore della Firenze città d’arte sorge Palazzo Castellani, sede dal 1927 dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza. La diretta contiguità del Museo con la Galleria degli Uffizi
evoca una storia piena di significato.
La straordinaria collezione medicea di strumenti matematici rinascimentali che il Museo custodisce è stata infatti esposta fino alla fine del Settecento nella Sala delle Car te e
nello Stanzino delle matematiche della Galleria.
Le collezioni di strumenti matematici del Museo restituiscono egregiamente la cultura e gli attrezzi di lavoro dei grandi matematici, astronomi e artisti- ingegneri del Rinascimento: da Piero della Francesca a Leonardo, da Luca Pacioli a Leon Battista Alber ti, da Filippo Brunelleschi a Paolo del Pozzo Toscanelli. L’orizzonte disciplinare al
quale rinviano i globi celesti e terrestri, le sfere armillari, i compassi, gli strumenti per il disegno in prospettiva, gli astrolabi e i quadranti suggerisce la stretta interrelazione tra attività artistiche for temente innovative, ricerche astronomiche con evidenti
implicazioni nel vissuto quotidiano per la presenza ossessiva di interessi astrologici, operazioni di misura delle distanze mediante strumenti finalizzate ad attività architettoniche e geografico-cartografiche, premessa fondamentale delle sensazionali scoperte di Colombo e di una schiera di navigatori non solo ardimentosi, ma anche scientificamente preparati.
L’orologio astronomico, con le sue varie e policrome fogge e con le versioni diurna (fondata sulla proiezione dell’ombra solare) e notturna (dipendente dalla proiezione dell’ombra lunare), offriva notevole precisione, facilità di lettura dei dati e compattezza invidiabile. Ma poche nubi in cielo o una notte senza luna bastavano a renderne
impossibile l’uso.
Documenti affascinanti di un universo di ricerche teoriche, di osservazioni accurate e di pratiche costruttive raffinatissime, gli strumenti della collezione medicea intessono un fitto dialogo con i trattati astronomici, le raccolte di atlanti, i manuali di geometria pratica, spesso stupendamente illustrati, custoditi nella ricchissima biblioteca
del Museo, che costituisce un centro di studio e di documentazione di rilevanza internazionale.
La straordinaria sfera armillare di Antonio Santucci delle Pomarance, audace monumento all’ipotesi astronomica di Tolomeo, segna il punto più avanzato di una concezione astronomica e dei rappor ti tra l’uomo e l’universo che aveva dominato la scena per
ben oltre un millennio.
Le membra imponenti di quell’architettura cosmica furono fatte rovinare d’un tratto, alla fine del 1609, da Galileo, seguace appassionato delle idee di Copernico, grazie a un nuovo strumento di osservazione, il cannocchiale. Il Museo di Storia della Scienza conserva gli unici due cannocchiali galileiani che ci siano pervenuti, oltre alla lente obbiettiva del cannocchiale col quale lo scienziato pisano scoprì i pianeti di Giove, che dedicò al casato dei Medici e dei quali si sforzò di calcolare precisamente i periodi. Il nuovo strumento,
capace da venti a trenta ingrandimenti, spalancò agli occhi di Galileo regioni e
aspetti dell’universo fino ad allora inesplorati, mostrando che la Luna, come la Terra, era segnata da crateri, mentre le sue valli profonde erano dominate da imponenti montagne.
Mentre trasformava radicalmente l’immagine dell’universo, definendone le leggi unificanti, Galileo veniva mettendo a punto un altro strumento destinato a rivoluzionare la ricerca in campo biologico. Nel 1624, il primo esemplare del microscopio composto veniva
inviato da Galileo al Principe Cesi, animatore dell’Accademia dei Lincei.
La pneumatica offre un esempio eloquente del collegamento diretto della rivoluzione galileiana con gli sviluppi originali di molti ambiti della ricerca scientifica nel Settecento. Le collezioni settecentesche del Museo offrono ampia documentazione su una delle
prime istituzioni esplicitamente dedicate alla divulgazione pubblica della scienza, quale fu il Museo di Fisica e Storia Naturale fondato dal Granduca lorenese Pietro Leopoldo nel 1774 che lo affidò alla competente direzione dell’abate Felice Fontana. Nel Museo di
Fisica, che alla fine del Settecento vantava ventimila visitatori per anno, trovavano adeguato rilievo due nuove discipline scientifiche che stavano imponendosi impetuosamente in tutta Europa.
La chimica, anzitutto, che veniva progressivamente definendo i propri statuti, liberandosi dei metodi e dei princìpi che avevano per secoli caratterizzato il successo pratico e la diffusione popolare dell’alchimia. Tale processo di emancipazione si fondava su una visio-
ne atomistica della materia e, soprattutto, sull’introduzione dei metodi quantitativi. Le conoscenze via via accumulate venivano inserite in Tavole delle affinità che visualizzavano i rapporti quantitativi tra le diverse sostanze.
L’elettricità, un’altra scienza che emerse e si sviluppò impetuosamente tra
Settecento e Ottocento, appare fortemente connessa per molti aspetti con
la nuova chimica di impostazione quantitativa. La vasta collezione di macchine elettriche del Museo di Storia della Scienza registra molteplici significativi esempi di generatori elettrostatici a strofinio, uniche sorgenti di elettricità fino all’invenzione della pila ad anelli da par te di Alessandro Volta nel 1800 Il Museo conserva alcuni significativi
esempi di elettroscopi ed elettrometri di modello voltiano. Capaci di produrre Lente obiettiva di Galileo Galilei lunghe scintille, le macchine elettrostatiche divennero assai popolari e furono impiegate in diversi tipi di applicazioni.
Le collezioni lorenesi presentano note vole rilievo anche nelle sezioni dedicate alle cere di ostetricia, agli strumenti geodetici, ai pesi e misure, alla farmacia e all’orologeria meccanica. Nel loro complesso esse offrono un panorama spettacolare dei principali sviluppi della ricerca scientifica fino alla metà dell’Ottocento.
Il Museo di Storia della Scienza ha dunque una funzione educativa importantissima: illustra che la scienza non si risolve nei suoi sviluppi più attuali, ma presenta viceversa un passato di straordinario valore culturale la cui conoscenza deve entrare a far parte della cultura di base. Proprio la volontà di favorire la formazione di una cultura storico-scientifica di base ha indotto a progettare e a mettere a disposizione dei visitatori del Museo un sistema informativo che si avvale delle tecnologie multimediali più avanzate e che, grazie alla telematica, può essere consultato anche da utenti remoti. Le basi di dati e di immagini continuamente implementabili che formano il sistema consentono al visitatore di consultare direttamente non solo le schede di catalogo delle molte migliaia di oggetti
del Museo, ma anche di attingere informazioni biografiche, bibliografiche, lessicali, note e approfondimenti, oltre alle simulazioni del funzionamento di strumenti troppo preziosi perché possano essere manipolati.
Questi nuovi strumenti didattici con la loro straordinaria compattezza e duttilità aprono prospettive par ticolarmente incoraggianti per la strategia di valorizzazione del patrimonio scientifico d’interesse storico nel quale è impegnato da molti decenni il Museo di Storia
della Scienza di Firenze.

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