LA TIMIDEZZA
Crabb Apple

Maria Vittoria BRIZZI TESSITOREFiori di Bach
Dott. in Medicina e Chirurgia Dott. in Lingue e Letterature
Straniere Prof. in Materie Letterarie
Genova
Tel. 010/54.51.677 Cell. 348/32.25.941

Prima di prescrivere un fiore di Bach, è bene valutare quale sia il più adatto al disagio che il paziente cerca di esprimere. A un primo esame la timidezza, la mancanza di autostima e la difficoltà nel prendere decisioni possono sembrare tutti e tre curabili
con Larch. Ciò non è vero perché i tre stati d’animo, pur essendo simili, non sono identici.
Sarebbe poco corretto usare meccanicamente un prontuario in quanto, al fine che la terapia faccia effetto, è necessario conoscere a fondo, sia il fisico che la psiche del paziente.
Per la terapia bachiana è consentita l’autoprescrizione. La persona che vuole assumere qualunque fiore, può farlo a patto che analizzi profondamente se stessa.
Preparandosi una composizione, non deve mettere nel diluente più di sette qualità di essenza. Meno se ne diluiscono, meglio è.
Nell’espletamento della professione medica, uso per primo, il dialogo per capire, per conoscere e perché gli esseri umani hanno tanto bisogno di essere ascoltati e capiti.
Che cosa chiede per prima cosa una persona al proprio interlocutore? Che cosa si aspetta da lui? Di essere riconosciuta come entità umana, ascoltata, compresa. Spera di essere “vista”, considerata, chiede il diritto no e per l’adulto decisamente timidi,
prescrivo Crabb Apple e non sempre Larch, più adatto a chi manca di autostima. Il timido sa di valere ma teme il giudizio. Può arrossire e balbettare.
Può esserci in lui qualche antico trauma. Per ottenerne il superamento spesso non basta un fiore di Bach. E’ corretto pen- sare a farmaci sia allopatici che omeopatici adatti al singolo paziente, proprio a lui, scelti “ad personam”. La diagnosi differenziale, già considerata tra Crab Apple e Larch, si allarga valutando anche Sclekantus che prescrivo
a colui che si trova simbolicamente a un bivio ed è incer to su quale decisione
prendere tra due possibilità che gli si presentano.
Come si evidenzia, per scegliere l’essenza giusta sono importanti i distinguo e le sfumature.
Il tipo Crabb Apple ha il dubbio ossessivo di avere sbagliato. Teme di essere poco pulito
sia interiormente che fisicamente e può prendere l’abitudine di lavarsi continuamente.
La misofobia è, come si sa, l’ossessione dello sporco. Teme anche di avere malattie gravi. Rasenta l’ipocondria per la quale devo pensare, ogni volta che ne ravviso i sintomi, a
una composizione Crabb Apple, Gentian, Minulus.
Al bambino timido sono indispensabili l’amore e la considerazione. I genitori sanno bene che il loro figlio acquista sicurezza quando sente dire “ti voglio tanto bene”, “sono felice di avere avuto un bambino come te”. E per ciò che glielo dicono.
Con un sorriso.

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Allattamento nel bebè

Autore: Dott. Alber to FERRANDO
Pediatra
Studio: Crso Europa 1136 Genova
Tel: +39.010.3732433
www.ferrandoalberto.com aferrand@tin.it

Nella seconda metà del corso del secolo scorso, l’emancipazione della donna ed il suo inserimento nel mondo del lavoro ha stimolato la ricerca altamente tecnologica di latti
artificiali sempre più qualitativamente validi per i lattanti. Di fatto si è giunti al disuso dell’allattamento materno fino all’abbandono soprattutto nei paesi industrializzati. La donna lavoratrice un tempo per niente garantita per il periodo dell’allattamento e impossibilitata a dedicarsi completamente al suo bambino, ha trovato per anni un ottimo sostitutivo nei latti ar tificiali, che assicuravano uno sviluppo eccellente del bambino. Per
qualche tempo anche i pediatri, usciti dalle scuole di specializzazione, istruiti più nelle modalità dell’allattamento artificiale che nei principi fondamentali dell’allattamento naturale, hanno forse trascurato di incoraggiare il desiderio di allattare fornendo le basi
perché ciò avvenisse nella maniera più serena. D’altra parte la pratica della consultazione prenatale del pediatra è invalsa solo da pochi anni.
La ricerca, nell’intento di precisare caratteristiche del latte umano che fossero riproducibili nel latte artificia le ha contribuito nello stesso tempo a scoprirne le peculiarità.
Senza dubbio alcune sue caratteristiche sono assai complesse e tali da determinare al momento attuale la sua “unicità”.
Per tanto possiamo affermare che l’alimentazione ar tificiale non deve essere adottata come regola nell’alimentazione del lattante ma deve essere considerata una alternativa
valida in situazioni di reali esigenze e che il latte materno è un alimento completo che può essere adeguato da solo fino anche al sesto mese.
Anche il pediatra ha quindi dovuto ricominciare da capo per infondere fiducia e far si che la mamma sia sollevata dalla dall’ansia rispetto alle proprie capacità fin dai primi giorni
dalla nascita e la coppia sia fortemente motivata all’allattamento naturale già prima del termine della gravidanza.
Dagli anni ’60 sono nati parecchi movimenti a sostegno dell’allattamento molti di essi si sono costituiti in associazioni fra le prime La Leche League (LLL).
All’inizio degli anni 90 si è costituita WABA (word alliance for breastfeeding), della quale fa parte il Movimento italiano per l’allattamento (MAMI). Nell’81 la O.M.S. prende posizione a favore dell’allattamento materno con raccomandazioni a vari Paesi e nell’1988 OMS e UNICEF hanno emanato un decalogo indirizzato a quegli Ospedali cosiddetti AMICI)
contenente norme secondo le quali tutto il personale attivo in centri neonatologici si adoperi per garantire l’uso dell’allattamento.
La normativa CEE alla quale il nostro Ministero della Sanità si è adeguato con Decreto 6 aprile 1994, regolando l’etichettatura dei prodotti per lattanti, obbliga le ditte produttrici a riportare una dicitura relativa alla superiorità dell’allattamento materno, vieta che vengano ripor tate immagini di lattanti o diciture che inducano a idealizzare
il prodotto e qualsiasi riferimento a “latte umanizzato e/o maternizzato”.
Le Associazioni e le Leghe si dedicano par ticolarmente alla promozione dell’allattamento materno attraverso gruppi di lavoro che danno informazioni e sono di sostegno alle donne lavoratrici, alle nutrici in genere.
Organizzano incontri scientifici per sensibilizzare la classe medica e si adoperano anche con la classe politica per la promozione di leggi che intervengano a favore della nutrice.
In Italia una delle prime leggi a tutela delle madre lavoratrici è del 1934.
la legge del 1950 contemplava “camere di allattamento aziendali”.
La legge 30\12\71 n.1204 (e successivi aggiornamenti ‘77/87/88) oltre a prevedere l’astensione obbligatoria dal lavoro per i 2 mesi precedenti e tre mesi successivi al parto,
prevede la conservazione del posto di lavoro per assenza di sei mesi oltre il periodo di astensione obbligatoria. Il periodo viene computato nell’anzianità e non agli effetti di ferie, tredicesima e gratifica natalizia.
Attualmente la promozione dell’allattamento al seno è un obiettivo molto sentito ed in questi ultimi anni per merito della collaborazione di tutte le figure che ruotano intorno al bambino vi è stato un incremento dell’alimentazione naturale; si è diffusa la conoscenza della peculiarità del latte materno che, nonostante i latti formulati attualmente in commercio siano nutrizionalmente adeguati, resta unico e insuperabile dal punto di vista immunologico (meno infezioni intestinali e meno allergie) come è insuperabile per l’unicità del contatto “pelle contro pelle” è l’apporto relazionale madre-figlio.
Altrettanto corretto è, comunque, informare la madre che, in caso di problemi (il latte materno non arriva, o arriva in quantità non sufficiente, il bambino, nonostante vari tentativi, come copri capezzoli, aspirazione del latte o altro, non si attacca o non cresce) i latti che abbiamo a disposizione sono ottimi prodotti che consentono un accrescimento ottimale del bambino e che essere una “buona mamma” (come un “buon papà”) non vuol assolutamente dire di avere latte quanto o più di una mucca svizzera ma il bambino ha bisogno, dalla nascita, anzi fin dalla pancia della mamma, fino all’età adulta di un rapporto con la mamma (e il papà).
Altrettanto chiaramente dobbiamo dire e diciamo che il latte “vaccino”, cioè il latte di mucca, della Centrale o di altre ditte è un alimento assolutamente inadeguato, per quanto riguarda il ferro, altri oligoelementi, grassi essenziali, nucleotidi ed altro,
per un accrescimento equilibrato del bambino.
Non vuol dire che il bambino non cresca, anzi a volte crescono ben, d’altronde quanti di noi sono venuto su con latte vaccino, ma che può presentare delle carenze che potrebbero ripercuotersi negativamente nelle età successive (per es. la carenza di
ferro por ta a riduzione, seppur lieve, del rendimento di alcune prestazioni mentali).

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Attività fisica e incontinenza

 

I CONSIGLI DELLA FONDAZIONE ITALIANA CONTINENZA
L’ALLENAMENTO FISICO INTENSO, PUÒ PORTARE A PROBLEMI DI INCONTINENZA URINARIA SE NON E’ ATTENTO ED EQUILIBRATO

Più di 4 milioni di italiani soffrono di incontinenza, un disturbo che colpisce, secondo dati internazionali, il 25% di tutta la popolazione femminile, indipendentemente dall’età. Il
disagio risulta più evidente nelle sportive che praticano allenamenti stressanti: i salti e gli sforzi effettuati creano bruschi incrementi della pressione addominale che possano causare grandi o piccole perdite di urina.
L’attività fisica par ticolarmente intensa, nella zona del diaframma e dei muscoli addominali, può, infatti, accentuare i sintomi del problema. Secondo gli esperti, il fenomeno può essere limitato da corrette manovre ed esercizi appositi per riequilibrare
l’equilibrio muscolare.
“Qualunque tipo di esercizio fisico, porta a ripercussioni di varia misura sull’attività dei muscoli addominali, del diaframma e del pavimento pelvico: i conseguenti bruschi incrementi della pressione addominale possono aumentare la manifestazione del fenomeno dell’incontinenza urinaria da sforzo”. Spiega Rober to Carone, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione italiana continenza e Direttore della U.O. Neuro-Urologia dell’Ospedale CTO di Torino, “Maggiore sarà lo sforzo a cui è sotoposto l’atleta, maggiore sarà il pericolo che i muscoli pelvici siano insufficienti a controbilanciare lo sforzo suppor tando l’azione degli sfinteri uretrali; può per tanto in queste condizioni estrinsecarsi una perdita di urina.
l consiglio della Fondazione è dunque, quando si eseguono esercizi fisici di par ticolare entità, di prestare attenzione e di allenare anche l’area muscolare del pavimento pelvico;
questi muscoli, infatti, svolgono una funzione sia di suppor to ai visceri pelvici (vescica, utero e ampolla rettale) sia di continenza urinaria e anale.
Nella maggioranza dei casi, invece, gli atleti trascurano questi esercizi perché non sono funzionali al gesto agonistico stesso.
Concretamente sarebbe opportuno praticare esercizi mirati per i muscoli del pavimento pelvico, possibilmente con un consulto iniziale di un medico: non sempre è facile capire da soli quali sono questi muscoli, dove si trovano e come utilizzarli. Alcuni studi, infatti, hanno dimostrato che circa il 30% delle donne che si sono esercitate lo hanno fatto in modo sbagliato contraendo i muscoli dei glutei e delle cosce.
“Per prevenire, ma anche per poter proseguire l’attività fisica qualora si presentino i sintomi di incontinenza, è fondamentale conoscere il pavimento pelvico, dove si trova esattamente e come funziona” spiega Antonella Biroli componente del Comitato Scientifico della Fondazione italiana continenza, Fisiatra, Ospedale S. Giovanni Bosco
– Torino “è impor tante imparare ad attivare il pavimento pelvico quando necessario, ma altrettanto impor tante è una corretta dinamica respiratoria imparando a non trattenere il fiato durante gli esercizi bensì a coordinare gli stessi con le fasi del respiro”. Per continuare ad esercitare il proprio sport, mentre si ricercano e si attuano le soluzioni più oppor tune (a seconda delle situazioni l’incontinenza può avere indicazioni riabilitative, farmacologiche, chirurgiche), ci si può comunque aiutare con gli ausili assorbenti specifici, studiati per gestire le piccole perdite urinarie più efficacemente e con maggior discrezione rispetto agli assorbenti tradizionali.
La Fondazione italiana continenza, che fra i propri obiettivi si pone anche quello di fornire indicazioni pratiche sulle soluzioni per affrontare l’incontinenza, lavora anche per
contribuire al superamento dei pregiudizi e del silenzio che circondano la malattia. Scoprirsi incontinenti non è qualcosa di cui vergognarsi, bensì qualcosa da affrontare parlando col proprio medico e gli specialisti del settore. Il superamento degli imbarazzi iniziali, l’accesso ad una corretta informazione e il dialogo sono gli elementi principali per risolvere il problema e quindi migliorare la qualità della propria vita, anche spor tiva.
Informazione e dialogo, dunque, come elementi chiave per combattere l’incontinenza e i pregiudizi ad essa legati, tra cui l’errata convinzione che non sia possibile prevenirla e
sconfiggerla.
La Fondazione italiana continenza tramite il proprio sito web – www.contenuti-web.com - fornisce l’accesso, oltre che ad alcune pubblicazioni che illustrano tutti gli aspetti della malattia, anche ad alcuni utili e pratici consigli.
Relativamente alla prevenzione, ad esempio, è possibile trovare sul sito le indicazioni relative ad un semplice esercizio studiato per insegnare alle donne come attivare volontariamente i muscoli del pavimento pelvico che sono coinvolti nella continenza urinaria.
Incontinenza urinaria: saperne di più può aiutare, in molti casi, a trovare soluzioni magari più semplici di quanto si possa immaginare.

Per ulteriori informazioni:
Silvia Ferrata
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Via Carducci 17 20123 Milano
tel: +39 02 881290335 mobile: +39 334 3936864
em@il: silviaf@nowpr.it

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