Prevenire le cadute nell’anziano
ora si può con un semplice test
Autore:
Fabio Conta
Fisioterapista e Osteopata
Centro CEDER
Via Pammatone 5
Genova
010.8608850
Il test si effettua su una tavoletta basculante e traslante con un lettore digitale applicato sullo sterno per misurare gli adattamenti posturali
Il problema delle cadute dell’anziano viene spesso banalizzato e sottovalutato ingenerando la falsa sensazione che il fatto sia poco rilevante e non meriti una particolare attenzione. Ma se si considera l’elevata frequenza con cui questo evento si verifica e, soprattutto, come una semplice caduta possa alterare un precario equilibrio e portare alla perdita dell’autonomia personale, si comprenderà come il problema sia invece di grande importanza per mantenere un soddisfacente stato di salute, inteso come condizione di benessere fisico, psichico e sociale. Un’ attenta, affidabile e veloce valutazione ed un trattamento adeguato potrebbero probabilmente aiutare a prevenire una gran parte degli eventi, soprattutto se il paziente verrà adeguatamente addestrato. L’obiettivo e l’impegno del progetto è quello di fornire alla comunità un efficace mezzo predittivo del rischio di caduta ed un adeguato piano rieducativo teso a ridurre al minimo possibile il rischio per ciascun soggetto. Per caduta si intende una perdita dell’equilibrio e quindi della stabilità, senza perdita di coscienza. L’invecchiamento, ma anche alcune condizioni patologiche, determinano una progressiva riduzione delle principali funzioni dell’organismo. In particolare nell’anziano risulta compromessa la capacità di correggere tempestivamente gli squilibri, cioè i repentini e improvvisi cambiamenti di posizione del corpo, essendo i riflessi più lenti.
La diminuita efficienza dell’apparato visivo, uditivo e muscolo-scheletrico rendono meno sicura l’andatura e più precario l’equilibrio. L’effetto congiunto dei fattori legati all’ambiente, alla ridotta efficienza dell’organismo con l’invecchiamento, a malattie e a disabilità, rende l’anziano molto vulnerabile al punto che piccoli “intoppi” possono causare la caduta. L’inattività della popolazione, in generale, e degli anziani in particolare, ha portato il nostro organismo a una regressione motoria. La vita moderna con la sua tecnologia ci aiuta a non faticare al punto che, alcuni normali movimenti della vita quotidiana non vengono più attuati e col passare degli anni la nostra muscolatura “va in pensione”. Naturalmente il problema si presenta poi più evidente nella popolazione anziana che, per il male alla schiena, cadute pregresse o mancanza di equilibrio, tende sempre meno a muoversi deprogrammando il sistema che sovrintende alla sicurezza e stabilità dei movimenti. Oggi, con un test specifico, è possibile stabilire la vera età motoria, che non sempre corrisponde a quella anagrafica, ed attuare la prevenzione utile a diminuire notevolmente i rischi di caduta.
E qui entra in campo la PROPRIOCEZIONE. Dal latino “proprium” (proprio) il termine propriocezione indica la ricezione dei segnali proveniente da nostre strutture come le articolazioni, i muscoli e i tendini che sono i canali sensoriali per i centri nervosi sottocorticali (non coscienti). Questi ci permettono il controllo della posizione verticale e di conseguenza, dell’equilibrio. Le capacità propriocettive sono utilizzate al giorno d’oggi al 40% delle possibilità: queste infatti non dipendono dalla quantità di attività fisica, ma dalla qualità delle azioni motorie che affrontiamo ogni giorno.
Diminuendo e cambiando i nostri movimenti, ci si ritrova ad una certa età, o anche prima, ad avere una ridotta capacità motoria che si può ritrovare semplicemente con l’aiuto di un sistema elettronico specifico collegato ad un software di gestione. Il test si effettua su una tavoletta basculante e traslante con un lettore digitale applicato sullo sterno per misurare gli adattamenti posturali. In soli 15 minuti, effettuando alcune prove da fermi e nella massima sicurezza, saremo in grado di scattare una foto sulle reali condizioni dei sistemi che regolano la gestione della postura e sulla strategia che il corpo utilizza per muoversi nell’ambiente. In base ai risultati, il paziente potrà conoscere il suo reale livello di capacità motorie ed il rischio di caduta accidentale. Utilizzando la medesima attrezzatura computerizzata non più in modalità test ma in modalità riprogrammazione propriocettiva, sarà possibile confezionare un piano rieducativo che abbia il fine di riportare la capacità di controllo posturale a livelli accettabili o anche superiori, a seconda della volontà e degli obiettivi del paziente.
malattie rare
La Teleangectasia
Emorragica Ereditaria
CHE COS’È QUESTA MALATTIA?
La malattia di Rendu-Osler-Weber o Teleangectasia Emorragica Ereditaria (sigla internazionale HHT, da Hereditary Hemorrhagic Teleangectasia), è una patologia ereditaria a trasmissione autosomica dominante, caratterizzata da molteplici segni e sintomi, legati ad un’alterazione dei vasi sanguigni che determina la formazione di teleangectasie a livello di diversi tessuti ed organi. La manifestazione più evidente è, quasi sempre, rappresentata da epistassi ricorrenti ed ingravescenti che, col tempo, possono provocare gravi anemie, richiedendo il ricorso a trasfusioni di sangue. Ma l’epistassi può, spesso, rappresentare solo la punta di un iceberg: la malattia, infatti, può colpire l’apparato gastro-enterico, il fegato, i polmoni ed il cervello, provocando la formazione di fistole artero-venose, causa di gravi alterazioni della funzionalità cardiaca e possibili ascessi o emorragie cerebrali. Si tratta, dunque, di una patologia con un coinvolgimento multiorgano, che necessita di una gestione da parte di esperti di diverse discipline. Non sempre viene correttamente diagnosticata, perché talvolta le sue manifestazioni possono non essere riconosciute precocemente.
Inoltre, è abbastanza difficile stabilirne l’incidenza e la prevalenza, più che per la rarità della malattia, per la sua notevole variabilità clinica, anche tra pazienti appartenenti alla stessa famiglia. Alla luce delle indagini epidemiologiche degli ultimi anni la prevalenza della patologia è stimata da 1/5000 a 1/8000. La malattia è ubiquitaria e non ci sono differenze di prevalenza tra pazienti di razze diverse. Data la trasmissione autosomica dominante, la malattia non presenta salti generazionali, (ovvero non esistono portatori sani, cioè soggetti senza malattia ma in grado di trasmetterla alla prole); può essere trasmessa con la probabilità del 50% a tutti i figli e il carattere è fenotipicamente esprimibile sia in soggetti di sesso maschile che femminile. Tuttavia nell’ambito familiare è possibile che alcuni pazienti manifestino sintomi molto lievi da sembrare non affetti (penetranza incompleta). Allo stesso modo, la gravità delle manifestazioni cliniche e la sede delle lesioni può essere diversa tra i membri della stessa famiglia (espressività variabile).
EZIOPATOGENESI
Attualmente sono noti tre geni la cui mutazione in eterozigosi si è dimostrata responsabile della malattia: Endoglina, ALK1 e SMAD4 che permettono di individuare tre forme di malattia ( HHT1, HHT2, HHT3 ) con piccole differenze cliniche. Le alterazioni vascolari tipiche dell’HHT sono le teleangectasie che interessano prevalentemente cute e mucose e le malformazioni artero-venose che compaiono negli organi interni, in particolare polmoni, fegato, encefalo e tratto gastroenterico. Le malformazioni artero-venose sono l’espressione anatomo-patologica della diretta connessione tra arteria e vena che by-passano il letto capillare. Si presentano con una dilatazione dell’arteria e uno slargamento aneurismatico del tratto prossimale della vena.( fig.1 )
Valutazione clinica
L’epistassi è il sintomo più frequente sino al 96% dei casi, nonché quello che spinge i pazienti a rivolgersi al medico. Inizia prevalentemente intorno ai 10-12 anni, ma può comparire anche prima. Gli episodi di epistassi variano nel numero, nella durata e nella gravità (talvolta sono così gravi da richiedere trasfusioni). Raramente può comparire in età avanzata, dopo i 30 anni, contribuendo a rendere più difficile la diagnosi di HHT e ponendo problemi di diagnosi differenziale con altre patologie, innanzitutto l’ipertensione arteriosa. Le teleangectasie muco-cutanee interessano oltre il 75% dei malati, comparendo nella terza decade ed aumentando di numero e dimensioni con l’avanzare dell’età. Pur potendo manifestarsi ovunque, sono più frequenti sul volto, labbra, lingua, mucosa della bocca, dita e letto ungueale. (figura 2) Il 30-35% dei malati presenta fistole arterovenose polmonari. ( figura 3 ) 
Esse sono costituite da strutture vascolari sacciformi che sostituiscono i normali capillari della circolazione polmonare costituendo una comunicazione diretta tra circolazione sistemica e polmonare con tre conseguenze cliniche principali: a) il sangue polmonare passando attraverso questi shunts destro-sinistri, senza ossigenarsi, porta ad ipossiemia (ridotto apporto di ossigeno ai tessuti); b) la fragilità delle pareti può determinare emottisi (rottura di piccoli vasi che determina la fuoriuscita di sangue dalla bocca con i colpi di tosse); c) il sangue salta il filtro capillare, trasportando in altri organi , soprattutto nell’encefalo, eventuali coaguli o colonie batteriche circolanti che, passando nel circolo sistemico, si rendono responsabili di ictus ischemico o ascessi cerebrali; complicanze potenzialmente letali o comunque invalidanti, spesso manifestazione d’esordio dell’HHT in quei pazienti che non hanno avuto una diagnosi tempestiva della malattia.
Ne deriva l’importanza di una corretta profilassi antibiotica in occasione di estrazioni dentarie, interventi chirurgici e di indagini strumentali invasive. L’interessamento cerebrale caratterizzato dalla presenza di malformazioni, dalle piccole teleangectasie fino alle più complesse malformazioni artero-venose, può essere silente o rendersi responsabile della comparsa di cefalea, epilessia, ictus emorragico (rottura di aneurismi) con esiti, a volte, invalidanti, a volte, addirittura, letali. ( figura 4). Le localizzazioni gastrointestinali sono frequenti, interessando i pazienti HHT nel 13- 60% e compaiono intorno ai 50-60 anni. Pur potendo essere localizzate in tutto il digerente, sono più comuni nello stomaco e nel duodeno, rispetto al colon. 
DIAGNOSI
E’ importante riconoscere i differenti aspetti clinici dell’HHT per poterla diagnosticare precocemente e quindi prevenire, ove possibile, complicanze anche letali. Allo stato attuale la diagnosi si basa prevalentemente sull’osservazione clinica (sintomi e segni clinici), strumentale e sull’anamnesi familiare del paziente.
Lo screening genetico serve a confermare la diagnosi clinica e a individuare il differente genotipo HHT1,HHT2 e HHT3. Nella Consensus Conference tenutasi a Curaçao nel 1999 dal Comitato Internazionale degli esperti della malattia, sono stati individuati i criteri diagnostici per la diagnosi di HHT. Essi sono: le epistassi, spontanee e ricorrenti, le teleangectasie muco-cutanee, multiple e in sedi caratteristiche, quali labbra, cavo orale, polpastrelli delle dita e narici, le malformazioni artero-venose viscerali, più frequenti a livello polmonare, epatico, cerebrale e tratto gastrointestinale e la familiarità, ovvero la presenza di parenti affetti di primo grado.
La diagnosi di HHT è certa se sono presenti almeno tre di questi criteri, sospetta con due, improbabile con meno di due. Tutti gli individui con diagnosi certa o sospetta di HHT dovrebbero sottoporsi ad una migliore definizione e valutazione diagnostica della loro condizione clinica, soprattutto per prevenire le gravi complicanze che la malattia può determinare. Ultimamente è stata considerata anche la possibilità, eseguendo l’esame genetico nei familiari di soggetti HHT, di valutare la presenza o meno della mutazione, a prescindere da qualunque manifestazione clinica. Questo permetterebbe di individuare quei soggetti con la mutazione, che essendo asintomatici al momento dello screening, potrebbero sviluppare la malattia in futuro e di confermare o meno la diagnosi in coloro che hanno solo due criteri clinici (diagnosi dubbia).
L’ASSOCIAZIONE
L’Associazione degli ammalati HHTONLUS da diversi anni si propone di diffondere informazioni corrette e di offrire soluzioni concrete, sostenendo gli ammalati e le loro famiglie e collaborando attivamente con il Centro di Eccellenza di Bari, che fin dal 2000 si è dedicato con passione a questi ammalati. Il Prof. Carlo Sabbà ( responsabile del Centro di assistenza e ricerca sovraziendale per le malattie rare e del Coordinamento regionale delle malattie rare), insieme con la Dr.ssa Patrizia Suppressa, hanno messo a punto un protocollo di screening diagnostico che consente, in pochi giorni di ricovero, di individuare subito i soggetti affetti dalle malformazioni più gravi, con la possibilità di intervenire con quelle moderne e sofisticate tecniche che, realizzate negli Stati Uniti dal Prof. Robert White, punto di riferimento internazionale dell’ HHT, sono oggi entrate nella realtà sanitaria del Policlinico di Bari. l’HHTONLUS Associazione italiana Teleangectasia Emorragica Ereditaria con Sede a Bari c/o l’ Unità Operativa Augusto Murri-DIMMP_ A.O. Universitaria “Policlinico” 70124- BARI – Piazza Giulio Cesare,11 è sorta nel 2005, a seguito della spinta propulsiva di alcuni pazienti portatori di HHT e, nel suo statuto al punto 3, espressamente si prefigge di:
• a) collaborare con medici e ricercatori italiani ed internazionali;
• b) fornire informazioni sull’HHT a pazienti, loro familiari e medici;
• c) promuovere scambi internazionali di informazioni sulla diagnosi e cura dell’HHT tra pazienti, medici, ricercatori,organizzazioni umanitarie, ecc.
• d) fornire i mezzi per condividere esperienze con i pazienti HHT;
• e) raccogliere fondi per la ricerca scientifica. A questo si aggiunge la volontà di far conoscere ed incontrare gli ammalati sparsi su tutto il territorio nazionale, allo scopo di creare una rete di scambio di conoscenze ed esperienze. Ogni anno, infatti, solitamente nel mese di giugno, organizza un Convegno medici-pazienti in cui è possibile incontrare gli altri ammalati ed i medici del Centro di eccellenza del Policlinico di Bari che si mettono a disposizione per aggiornare gli ammalati sulle novità scientifiche e per rispondere alle loro domande. Oggi l’attenzione prestata alle “malattie rare” sta finalmente muovendo l’interesse scientifico ed anche il mondo politico sta dedicando risorse ed energie al loro studio ed alla loro cura. L’Associazione, dunque, intende porsi come ponte tra pazienti ed istituzioni, al fine di agevolare e promuovere questo movimento, così come prefisso nello statuto.
TERAPIA
La HHT è una malattia genetica e pertanto al momento attuale non si avvale di una cura risolutiva. Tuttavia, molteplici sono le possibilità di intervento per alleviare le sofferenze fisiche e psicologiche di questi pazienti. Innanzitutto è possibile effettuare terapia sostitutiva con ferro, o, ove si renda necessario, trasfusioni di sangue, quando, in seguito ad emorragie importanti, si abbia una grave caduta dell’emoglobina, della sideremia e dei depositi marziali. Nel tentativo di contrastare le perdite ematiche è consigliato anche l’uso di farmaci antifibrinolitici, come l’acido tranexamico. A livello nasale importante è il mantenimento di una perfetta igiene ed idratazione della mucosa, ma talvolta può rendersi necessario il trattamento delle teleangectasie sanguinanti con un particolare tipo di laser che ha un’azione estremamente selettiva senza danneggiare la mucosa sana. E’, inoltre, possibile intervenire sulle malformazioni artero-venose (MAV) polmonari e cerebrali con tecniche di embolizzazione delle dilatazioni aneurismatiche, per via endoscopica, prevenendo, quindi, drammatiche evoluzioni della malattia. Dunque, questa malattia, fino a pochi anni fa sconosciuta anche a gran parte della classe medica, oggi può essere correttamente e precocemente diagnosticata, con la possibilità di intervenire tempestivamente su quelle
malformazioni che possono creare i danni maggiori. E’ molto importante che i pazienti vengano inviati ai centri di eccellenza che si occupano di questa malattia, per ricevere una diagnosi certa e tempestiva. E’ in questo contesto che si inserisce l’Associazione degli ammalati HHTONLUS che da diversi anni si propone di diffondere informazioni corrette e di offrire soluzioni concrete, sostenendo gli ammalati e le loro famiglie e collaborando attivamente con il Centro di Eccellenza di Bari, che fin dal 2000 si è dedicato con passione a questi ammalati.
Associazione HHT ONLUS
E’ possibile sostenere l’Associazione mediante il versamento della quota
associativa o donazioni volontarie e mediante la scelta di devolvere il
5x1000 della dichiarazione dei redditi indicando il codice 93301800723
Sul sito www.hhtonlus.com è possibile trovare tutti i contatti
ed altre informazioni sull’attività dell’Associazione
info@hhtonlus.com Tel. 333 6159012
Per prendere contatti con il Centro medico di eccellenza del Policlinico
di Bari si può visitare il sito o telefonare direttamente al Reparto:
www.hht-italia.com
Tel. 080/ 5592773 (chiedere della Dr.ssa Suppressa )
Ricette d’amore
Socializzanti & Afrodisiaci
Autore:
Dr. Francesco Puerari
Dietologo Nutrizionista Neurologo
Via del Sale 24
26100 Cremona
Tel. 0372.36939 www.dietapuerari.it
Socializzanti. Vino. L’alcool riduce i freni inibitori corticali. Rende più allegri e socievoli. In caso di scaramucce d’amore, aiuta il maschio a ridurre le resistenze dell’amata e fornisce all’amata l’alibi per accelerare i propri cedimenti. Attenzione però con l’alcool. In fatto di eros, valgono sempre i consigli di due grandi poeti, Ovidio e Shakespeare. Il latino Ovidio ci mette in guardia nell’Ars amandi paragonandolo al vento: “Il vento alimenta la fiamma e il vento la spegne” e molti secoli dopo anche Shakespeare conferma. Il bardo inglese nel Macbeth così parla, infatti, dell’alcool: “Provoca il desiderio, ma toglie la capacità di soddisfarlo”... Uomo avvisato, mezzo salvato!
Semi di papavero. Aggiunti ai prodotti da forno nei paesi del Nord Europa. Contengono minime tracce di oppioidi. Agiscono in sinergia con altri afrodisiaci come vino, cioccolato, atmosfera del locale, inducendo effetti rassicuranti e rasserenanti.
Tono ed umore positivi. Cioccolato. Afrodisiaco per eccellenza. Cacao, cibo divino. Proprio così il biologo Linneo classificò nel 1700 in latino il seme del cacao. “Theobroma cacao”: cacao, cibo di Dio. Doveva essere un bel ghiottone l’amico Linneo. Aveva ragione ad andare in estasi con la cioccolata che oltre a garantire voluttà al palato, garantisce anche molti nutrimenti: 57% di zuccheri, 34% di grassi, 6% di proteine per un totale di circa 540 calorie all’etto. Il senso di appagamento che dà la cioccolata è dovuto al fatto che oltre a lenire la fame è anche ricca di due neurotrasmettitori, la teobromina ed il triptofano, la prima stimola, il secondo modula. L’effetto finale è un senso di vigile benessere. È per questo che il cacao viene messo tra gli alimenti nervini ed è anche considerato tra i migliori afrodisiaci. Per conquistare la nostra bella, dunque, dividiamo con lei un bel vassoio di praline o una torta sacher o una tazzina di densa cioccolata ... dovesse far la ritrosa, almeno il cioccolato ci aiuterà a sopportar lo smacco! 
Atmosfera. Pranzare in un ambiente accogliente predispone all’amore. Tra un fastfood studiato per la turnazione rapida (luci abbaglianti, colori violenti, musica alta per coprire i rumori di fondo, difficoltà alla conversazione, sgombero rapido dei vassoi appena finito l’ultimo boccone), ed una trattoria in cui nessuno fa fretta ai convitati, c’è una bella differenza in termini d’affinità amorose. Più che la classica cenetta a lume di candela, in questi casi è il tempo che fa il gioco. Essere padroni del proprio tempo e goderselo in coppia. Lasciarlo scorrere insieme. Il paesaggio, l’arredamento, le luci, la musica, la tavola apparecchiata con cura, potranno completare l’opera. Ma ci vuole il tempo per accorgersene e viverlo bene. A volte il miglior afrodisiaco per la donna è non dover cucinare. Essere invitata in un bel locale accogliente dove tutto è già pronto e si viene serviti.
Cosa evitare. A fronte dei cibi afrodisiaci, ce ne sono numerosi altri nemici dell’eros. Alcuni lo sono per le sostanze che contengono (fitoestrogeni, estrogeni, anabolizzanti), altri lo sono come conseguenza dell’abuso che se ne fa (alcool, digestione laboriosa da pasti troppo abbondanti, fumo di sigaretta), altri per l’uso maldestro (riferimenti volgari o troppo espliciti al sesso, riti tribali inconsapevoli).
Estrogeni ed anabolizzanti. Vengono usati illegalmente per far accrescere rapidamente gli animali d’allevamento. Soprattutto i bovini. In Sud America, negli anni passati ci sono stati numerosi casi di sviluppo mammario spropositato in adolescenti maschi. Erano provocati dal consumo di carne trattata con estrogeni. In Europa, è stato necessario istituire una rete molto stretta di controlli per impedire l’uso di anabolizzanti. La prevenzione al riguardo è la scelta di carni d’origine certificata.
Fitoestrogeni. Ci sono quattro gruppi di fitoestrogeni (isoflavoni, lignani, cumestani, lattoni dell’acido resorcilico). Hanno azioni terapeutiche conclamate, prive degli effetti collaterali dei corrispettivi prodotti chimici. Vengono usati per combattere la sindrome climaterica, l’osteoporosi femminile, l’arteriosclerosi da dislipidemie. Vengono anche prescritti alla donna per rigenerare il collagene delle pelli invecchiate e per prevenire il tumore del seno e dell’utero.
A fronte di tutti questi effetti benefici, bisogna però segnalare che nel campo dell’eros abbattono la virilità e nelle donne sensibili possono potenziare le reattività e le insofferenze femminili. Meglio quindi conoscere i cibi ricchi di fitoestrogeni ed evitarli nei giorni in cui si desidera un rapporto di coppia appagante.
Eccoli: soia, farina di soia, latte di soia, Tofu, lenticchie, fagioli, piselli, finocchio, grano saraceno, cavolini di Bruxelles. Lasciar perdere quindi, piatti come: pasta e fagioli, riso e piselli, pizzoccheri, passato di cavolini, menù vegetariani a base di derivati della soia (salsa di soia, Tofu, hamburger, spezzatino, salsicce di soia), etc. …
Vino ed alcoolici. I bassi dosaggi aiutano l’eros. Ma basta poco per superare la soglia che trasforma l’euforia in un gioco pericoloso. Aumento del desiderio, associato a calo della virilità e scarso controllo. Un dubbio. L’alcool è maschilista? Non si tratta di una provocazione. È un dubbio istillato dalla biologia: l’alcool viene degradato nel nostro organismo da un enzima (alcoldeidrogenasi) prodotto dal fegato e dallo stomaco. Lo stomaco delle donne produce meno alcoldeidrogenasi rispetto a quello degli uomini (il 75% in meno). Per questo motivo le donne reggono poco gli alcolici. Ma non è finita qui. Le donne in trattamento ormonale per la menopausa, se bevono alcool, hanno un innalzamento violento degli estrogeni. L’eccesso di estrogeni aumenta il rischio di tumori alla mammella. Le donne con familiarità per tumori alla mammella e quelle in trattamento ormonale per la menopausa dovrebbero astenersi dal bere alcool. E tutte le altre? Per beneficiare degli effetti salutari dell’alcool, la dose a loro consigliata è una porzione al giorno (un bicchiere di vino o una dose bar di superalcolici). Ad essere pignoli, tra gli effetti benefici alla donna ce n’é uno che finisce col favorire anche gli uomini. L’alcool stimola la secrezione di piccole quantità di testosterone, ormone maschile che nella donna ha un effetto afrodisiaco... Bacco è proprio maschilista!
Digestione laboriosa. Il pasto d’amore deve essere leggero. Alzarsi da tavola con ancora un poco d’appetito. Riversare sull’amata o l’amato i desideri da appagare. È una questione di circolazione sanguigna. La digestione sequestra buona parte del sangue in circolo. In caso di digestione pesante, il sequestro aumenta e si prolunga. Anche gli organi sessuali devono essere ben irrorati se si vuole un buon rapporto … digestione pesante ed incontro d’amore … conflitto d’interessi.
Fumo. Non è un alimento, ma danneggia l’eros, è bene inserirlo nell’elenco. Il fumo altera il gusto, lo stordisce, lo trasforma. Annulla buona parte delle suggestioni suscitate dal cibo. È quindi il principale nemico delle ricette d’amore. Provoca arteriosclerosi con danni circolatori che nel maschio comportano spesso conseguenze negative sul sesso: compromettono la circolazione sanguigna del pene (corpi cavernosi) e relativa capacità erettile.
Messaggi troppo espliciti, battute pesanti, riti tribali inconsapevoli. I fedeli servitori del grande esploratore Livingston, quando morì per una malattia tropicale, ne mangiarono il cervello convinti d’ereditarne lo spirito. Un rito tribale di rispetto e devozione. Numerosi ricettari regionali contemplano piatti a base di testicoli di montone o di toro. Inutile aspettarsi grandi sinergie. E nemmeno grandi apprezzamenti da parte della donna amata qualora le vengano offerti. Anche il piatto a sorpresa per gli sposi, costituito da una grossa carota o da una grossa banana o da una pannocchia, poste in mezzo a due marroni od a due kiwi, non è un gran afrodisiaco: provoca Ilarità ... allegria, ma eros pochino. Fame d’amore. I sinonimi affettuosi dell’eros, tratti dalla terminologia gastronomica, sono infiniti.
Lei. Patatina, gnocca, prugna, frittella, fragolina, trifola, michetta, pagnottella, bistecchina, fagiolina, pesca.
Lui. Pisello, banana/bananone, biscotto/ biscottone, salame, abbacchio, capitone, pannocchia, babà. Anche in lingua straniera. Petit chou (bocconcina), choochie (biscottina); hot dog (salsicciotto), bagetton (sfilatone).
Modi di dire. Detti ed aggettivi che collegano doti e difetti dell’amato al cibo ed influenzano la vita di coppia. Buono come il pane. Cattivo come il fiele. Sdolcinato. Mieloso. Salace. Peperino. Pelle di pesca. Ossoduro. Inebriante. Ghiaccio bollente. Brodo riscaldato. Minestra riscaldata. Brodo di giuggiole. Gassato. Panna montata. Tenera. Tenerone. Cicciolina. Tuttapanna. Latte e miele. Luna di miele. Acidino. Irrancidito. Baccalà. Stoccafisso. Cozza. Giuggiolone. Bigolo.
Cibo e desiderio sessuale. Sazietà ed appagamento sessuale. Un binomio dai margini spesso sfumati. Il piacere del cibo e quello sessuale hanno molte cose in comune e spesso sono interdipendenti. Uno suscita l’altro. Un buon pranzo che predispone all’amore, oppure il consumo d’amore che stimola la fame. Ma anche il bel pranzetto cucinato con cura come messaggio d’amore. La cucina può far la differenza sulla tenuta di coppia. “Si guadagna un marito col cuore, ma lo si tiene con la gola”. C’è una bella differenza tra le mogli che sbattono sul piatto una fettina girata in padella all’ultimo minuto o una scatoletta di tonno ancora d’aprire e quelle che, invece, sanno trovare il tempo per il gesto di cucina appropriato. Una bella differenza, ma anche una bella fatica: ”Cucinare era diventato un modo per dirti che ti amo … poi un modo più facile per dirti che ti amo ... ed infine l’unico modo per dirti che ti amo” (Nora Ephron, Affari di cuore, Longanesi 1985).
I cinque sensi ed i piaceri della vita. I piaceri: musica, gioco, viaggio, opere d’arte, lettura, cibo, eros ... Cibo ed eros più degli altri coinvolgono contemporaneamente tutti i cinque sensi e per questo più si assomigliano. In effetti, una banalità spesso ricorrente nelle conversazioni afferma che, quando con l’età si spegne il desiderio sessuale, l’unico piacere che rimane è quello del cibo ...
Per finire. Una mela al giorno leva il medico di torno, ma una cassetta sfonda lo stomaco. L’elenco degli afrodisiaci è infinito. Usarne troppi contemporaneamente, oppure calcare la mano con uno solo è controproducente. L’eccesso di sollecitazioni porta all’ottenebramento e per qualsiasi stimolo c’è una soglia oltre la quale non si ottengono più risposte ... Troppi stimoli o stimoli troppo violenti annientano la risposta. Est modus in rebus, dicevano i latini: un equilibrio per ogni cosa. Nel campo amoroso sono spesso le suggestioni che innescano il desiderio. Stimoli leggeri ed il corso naturale che fa il resto. Il cibo afrodisiaco è un rito che fa parte del gioco di conquista o un principio attivo? Dove finisce il gioco e dove iniziano gli’effetti afrodisiaci veri e propri? Per l’uomo è sempre questione di virilità e potenza? Un esempio per tutti. Due o tre spicchi d’aglio vasodilatano e favoriscono un’efficace erezione. Ma come la mettiamo con l’odore dell’alito e del sudore? Siamo proprio sicuri che la partner apprezzi? Forse nelle coppie affiatate funziona, ma al primo incontro è lecito qualche dubbio …
(Fine. I precedenti articoli “Ricette d’amore 1 - Cibo & Eros” e “Ricette d’amore 2 – Gli ingredienti” sono stati pubblicati nei numeri 7-2010 e 8-2010).