Un inalatore per i diabetici
Per ulteriori informazioni:
Teresa Devine,
PR Manager -B&O Medicom
tel 45-61555961 (Danimarca)
http://mediacenter.bang-olufsen.dk/MediaCenter/mc.nsf
L’apparecchio (AspiraTM ) a “comando
respiratorio”, che è stato presentato a
Copenhagen nel settembre scorso, è
stato studiato per inalare medicamenti
liquidi a dosi prestabilite e trova applicazione anche nelle terapie diabetiche.
Il diabete è ormai considerata una
malattia diffusa con una previsione di
aumento costante, yanto che dai 171
milioni di pazienti del 2000 si pensa di
arrivare a 366 milioni entro il 2030.
Nella sola Europa si pensa che i malati
siano 48 milioni con una spesa globale
di circa 256 bilioni di Euro.
Dei due tipi di diabete, si considera che
il Tipo 2 sia il più frequentemente
riscontrato e soprattutto nelle persone
che hanno superato i 40 anni e
soprappeso; comunque non ne sono
immuni neanche i bambini.
In questo tipo di diabete il fisico non
produce (o non è in grado di utilizzare)
insulina a sufficienza per equilibrare i
livelli di zucchero nel sangue, risultato
che si ottiene iniettando insulina.
Recentemente è stato presentato il
primo inalatore per insulina offrendo
così una alternativa per le persone che
soffrono di fobia per l’ago o che comunque preferiscono non utilizzare l’insulina per via intradermica.
Questi inalatori hanno reso più facile
per i pazienti seguire la terapia giornaliera.
Ma gli inalatori “a comando respiratorio” sono attivati automaticamente
quando il paziente aspira dal bocchino.
Il rilascio automatico del medicinale elimina il blocco per le persone che
hanno difficoltà a coordinare i movimenti quando utilizzano gli inalatori “schiaccia ed inspira”, difficoltà che è
particolarmente presente nei bambini .
Inoltre AspiraTM
ha un brevetto esclusivo
di riduzione del flusso che permette un
miglior rilascio del medicinale a livello
polmonare.
E in più AspiraTM è corredato di un con
tatore che registra fino a 200 dosi erogate (caratteristica importante per le
persone che hanno difficoltà a seguire
la sequenza deille assunzioni di medicinale) segnalando di conseguenza quante dosi sono ancora disponibili.
AspiraTM è una soluzione originale per il
trattamento del diabete, che migliora
l’assorbimento del medicinale, creando
anche un risparmio economico ed
aumentando la soddisfazione del
paziente.
Lo strumento può essere usato in caso
di Asma cronico e di Malattia polmonare ostruttiva cronica (COPD).
INVECCHIAMENTO
Come cambatterlo e
limitarne gli effetti
Autori: Dr. Francesco CORRADO e
Dr.Luigi BUONOCONTO
Farmacisti
Dermocosmesi Corrado
Numero verde 800251188
www.naturaebellezza .it
L’invecchiamento è un processo fisiologico correlato a molteplici fattori ed
in generale si può affermare che tale
processo è caratterizzato dalla minor
capacità dei tessuti a rigenerarsi.
Anche essendo un processo del tutto
naturale che inizia subito dopo la
nascita e termina con la morte, a
nessuno piace invecchiare.
Nell’organismo durante il processo di
invecchiamento si hanno varie modifiche funzionali e fisiologiche, le principali sono:
* riduzione della massa magra corporea (muscoli, organi) associata ad
una diminuzione dell’acqua corporea e ad un aumento del tessuto
adiposo.
* diminuzione degli impulsi nervosi,
della capacità respiratoria e dell’attività di alcuni enzimi.
* modificazioni a carico dell’apparato
digerente: si ha una riduzione della
produzione dei succhi digestivi e
dell’acido cloridrico, inoltre si ha
anche un diminuito assorbimento
intestinale dovuto al decremento
della superficie di assorbimento.
* alterazione della funzionalità renale.
* modificazione del gusto in quanto
si riduce sostanzialmente il numero
di papille gustative (ne restano solo
il 35%) con conseguente perdita
della sensibilità a certi sapori, in
particolare il dolce ed il salato.
Ma perché si invecchia?
Vari sono gli studi effettuati per determinare il responsabile unico dell’invecchiamento ed anche se non si è
giunti ad una conclusione unica si è
certi che i fattori che esaltano tale
processo sono i radicali liberi.
I radicali liberi sono molecole (gruppi
di atomi legati tra loro) instabili, cioè
molecole cui “manca qualcosa” pronte a reagire con altre molecole, in
quanto hanno un elettrone disponibile
(“spaiato”).
SPECIE REATTIVE DELL’OSSIGENO
Radicale Superossido O 2-
Radicale Idrossile OH
Radicale Perossile R O 2-
Radicale Alcossile R O
Radicale Idroperossile HO2-
Negli ultimi anni si sente tanto parlare di ossidazione. Per la verità, ad
essere usati generosamente, ci sono
tanti termini associati all’ossidazione:
stress ossidativo, danno ossidativo,
ossidazione radicalica etc., ciò vale
anche per le sostanze ad azione
antiossidante – ormai pane quotidiano anche di massaie e scolari – che
sono alla portata di tutti in una vasta
gamma: vitamine all’olio di pesce,
estratti di aloe e di papaja, licopene
di pomodori e meloni. Tali sostanze
(che vedremo di approfondire in
seguito) sembrano infatti capaci di
appianare le rughe, restituire elasticità alla cute, risvegliare neuroni quiescenti o affaticati e persino proteggere l’organismo dallo sviluppo di neoplasie. È quindi necessario tentare di
dare chiarezza sulla reale entità del
danno prodotto dall’ossidazione e
sugli obiettivi che si possono raggiungere con l’assunzione di sostanze ad
azione antiossidante. 
Uno dei maggior esperti a livello internazionale nella ricerca sui radicali
liberi e i loro “antidoti” è José Viña
che li ha definiti nel gennaio 2005: “un male necessario”.
Lo stress da ossidazione, infatti, è
una conseguenza inevitabile per chi
vive in un’atmosfera ricca di ossigeno. Il cosiddetto “paradosso dell’ossigeno” sta nel fatto che l’ossigeno
molecolare è pericoloso e tossico
proprio per le forme di vita per le
quali esso è diventato un componente essenziale nella produzione di
energia.
Però dallo stress ossidativo è possibile difendersi in modo da riuscire a
vivere meglio e più a lungo: per
esempio con vitamine A,E e C si prevengono certamente tante malattie.
Nel nostro organismo, inoltre, sostanze endogene svolgono azione
anti-ossidante, per esempio gli estrogeni come l’estradiolo stimolano la
sintesi degli enzimi antiossidanti (il
loro effetto può giustificare la maggiore longevità delle donne, meno colpite degli uomini da patologie tumorali
e cardiovascolari).
Al contrario, ad azione pro-ossidante
ci sono gli ormoni androgeni e gli individui di sesso maschile, fortunatamente, recuperano questo svantaggio
assumendo maggiori quantità di fitoestrogeni (come quelli contenuti nella
soia, nel vino rosso, nelle verdure)
che, agendo come gli estrogeni
aumentano l’espressione dei geni
antiossidanti senza avere effetti femminilizzanti.
Per ovviare alle insidie dell’invecchiamento, come tutti ormai sanno e
tanti esperti suggeriscono, si deve
mangiare frutta, verdura ed effettuare
regolarmente esercizio fisico. Su questo ultimo punto però bisogna fare
una precisazione, infatti con una attività fisica estenuante si ha un incremento della perossidazione lipidica e
l’ossidazione del glutatione, nonché
l’aumento nel plasma di enzimi quali
la creatin-chinasi e la lattico-dreidro-
genasi: tradotto in termini più populistici si incrementa la formazione del
danno cellulare e quindi degli effetti
ad esso correlati.
Oggi sia laboratori pubblici che privati
sono alla ricerca di un farmaco in
grado di prolungare la vita ed il vigore
giovanile, uno studio molto rilevante
ha evidenziato una strada per il raggiungimento di tale obiettivo che è
rappresentata dall’alimentazione:
come già si sapeva bene ed è stato
confermato in questo studio, l’adozione di una dieta a basso apporto calorico e bilanciata dal punto di vista
nutrizionale potrebbe ritardare l’invecchiamento. Purtroppo, per ottenere il
massimo beneficio, è probabile che
sia necessario ridurre il proprio introito calorico all’incirca del 30%, passando dalle quasi 2500 calorie quotidiane a circa 1700. Ben pochi esseri
umani riuscirebbero ad adattarsi favorevolmente ad un regime così restrittivo rispetto alle proprie abitudini, se
qualcuno riuscisse a creare una pillola in grado di limitare gli effetti fisiologici di una dieta controllata senza,
di fatto, costringere le persone a soffrire la fame, il problema potrebbe
essere ovviato. Quindi una sorte di
composto analogo ad un regime ipocalorico potrebbe ridurre tutti gli effetti collegati all’invecchiamento.
Il candidato più studiato fra quelli che
riducono gli effetti di un regime calorico restrittivo è 2DG [2-desossi-D-glucosio] che interferisce con il metabolismo cellulare del glucosio.
Sfortunatamente a certi dosaggi risulta tossico negli animali e quindi non
può essere usato per sperimentare
gli effetti sull’uomo.
Anche se molto specifico e complicato tenterò molto semplicemente di
spiegare cosa succede nel processo
sopra indicato.
Le cellule traggono dal cibo il glucosio per generate ATP (adenosintrifosfato), la molecola che provvede a
generare l’energia necessaria alle
attività metaboliche. In particolare,
dopo che il glucosio entra nelle cellule a livello del mitocondrio (nella porzione citoplasmatica “matrice”) esso
viene sottoposto all’azione di enzimi
che come risultato finale fa generare
un flusso di elettroni. Il trasferimento
degli elettroni nell’apparato energetico cellulare e infine la loro cessione
all’ossigeno provoca il passaggio di
un flusso di protoni attraverso il complesso enzimatico dell’ATPsintetasi
che reagisce generando ATP: quindi
se si riduce l’assunzione di cibo di
conseguenza si riduce anche la quantità di glucosio che entra nelle cellule
e quindi la produzione di ATP, se invece si somministra 2DG, anche se
giunge glucosio alle cellule in grosse
quantità, questo riduce la formazione
di ATP. Anche se ancora non spiegato
il meccanismo alla base del ritardo
dell’invecchiamento generato da questa molecola, due sono i meccanismi
che si sono ipotizzati: o avviene la
riduzione contemporanea oltreché di
ATP anche dell’emissione di radicali
liberi, oppure viene ad istaurarsi un
meccanismo anti-invecchiamento che
privilegia la conservazione rispetto
alle attività di lusso dell’organismo,
quali la crescita e la riproduzione.
(vedi schema fondo pagina)
Detto ciò si rende chiaro che finché
non verrà sintetizzata una molecola
ad attività antinvecchiamento non
tossica per i dosaggi indispensabili
all’effetto, è necessario agire su una
giusta dieta alimentare e sull’utilizzo
di sostanze ad azione antiradicalica e
antiossidante.
Ridurre l’apporto calorico è difficile
(sicuramente) ma necessario, infatti
oltre che contrastare l’invecchiamento offre una serie di vantaggi:
Effetti sulla crescita e lo sviluppo
- Minore temperatura corporea
- Maturazione sessuale più tardiva
- Sviluppo scheletrico ritardato
Effetti sullo stato di salute
- Minor peso
- Minor quantità di grasso addominale
Effetti sulle malattie
- Maggiore sensibilità all’insulina
- Minore concentrazione di insulina a
digiuno
- Minore concentrazione di glucosio a
digiuno
- Minore concentrazione di colesterolo
e di trigliceridi
- Minore concentrazione del fattore di
crescita 1 insulino-simile
- Livelli più alti di colesterolo buono
(HDL)
- Declino più lento dei livelli dell’ormo
ne DHEAS (ormone che interagisce
con libido, memoria, stress...)
- Insorgenza tardiva di malattie connesse all’età (tra cui il Cancro)
- Un maggior numero di cellule va in
contro ad apoptosi ( morte cellulare)
- Riduzione sostanziale della comparsa di rughe e aumento sostanziale della giovinezza fisica
Ma come mangiare?
La risposta non è semplice in quanto
ognuno di noi ha una propria dieta e
una propria alimentazione ma sicuramente la cosa necessaria è la riduzione di un poco di tutto.
Si sente tanto parlare di diete particolari o di mangiare solo determinati
cibi: si tratta solo di trovate per
aumentare la vendita di utopie.
Ognuno di noi sa bene cosa evitare
per il proprio benessere. La formulazione di una dieta è l’espressione più
assurda di un raggiungimento di una
chimera, la dieta migliore è quella di
limitarsi a tavola.
Sicuramente tra le cose da fare,
come raccomandano molti studi sulla
popolazione, bisogna assumere almeno cinque razioni al giorno di frutta o
verdura e diminuire gli apporti di grasso animali e vegetali. Inoltre oggi è
da segnalare il pericolo del diffondersi sempre maggiore dei cosiddetti
soft-drink (bevande gassate, zuccherine, alcooliche etc.) che sviluppano
una considerevole quantità di calorie
ed innalzano la curva glicemica.
Meglio bere acqua, almeno nove bicchieri al giorno (questa quantità va
aumentata con l’aumentare dell’età)
e di vino (senza eccedere ovviamente, massimo 2-3 bicchieri al giorno).
Assolutamente non bisogna togliere
alimenti dalla propria dieta come carboidrati (pasta, pane etc), necessari
all’apporto di energia, proteine
(carne, pesce etc) necessarie alla
costituzione dei tessuti muscolari,
enzimi etc.
Cose assolutamente negative sono la
vita sregolata e sopratutto il fumo,
fonte incessante della produzione dei
radicali.
La dieta quindi non deve essere vista
solo come mezzo per “dimagrire” ma
soprattutto per mantenere il benessere psico-fisico. Ma su questo argomento ci concentreremo e cercheremo di dare delle risposte più esaurienti in un altro articolo.
Gli integratori
Accanto all’alimentazione è bene sempre affiancare sostanze (integratori alimentari) a base di vitamine ed altre
sostanze ad azione antiossidante.
Le vitamine sono composti organici
che sono necessari per il mantenimento dei normali processi metabolici, esse vengono assunte con l’alimentazione e per questo motivo sono
dette ergoni o fattori accessori della
nutrizione: ciò spiega la necessità di
integratori a base di vitamine: infatti
anche seguendo una corretta alimentazione, non ne avremo mai a disposizione le giuste quantità.
Attualmente le vitamine vengono
distinte in:
Lioposolubili (vitamine A, D, E e K)
Idrosolubili (vitamine del complesso B
e la vitamina C)
Tra queste quelle che ci interessano
ai nostri fini sono:
La vitamina A
È un alcool superiore liposolubile,
contenente quattro unità isopreniche,
che facilmente si ossida ad aldeide
(retinale) e da questa ad acido retinoico. È contenuta in grosse quantità
nell’olio di fegato di merluzzo ma
anche nel latte e nel burro.
La vitamina A è interessata a vari processi metabolici cellulari ed è inoltre
indispensabile per il trofismo della
retina, della cute e di alcuni epiteli. È
stata definita anche come vitamina“normalizzatrice”: come detto modula
il metabolismo cutaneo controllando
ne il ricambio, contribuisce all’intgrità delle strutture cellulari stabilizzando il film lipoproteico da cui sono
costituite le membrane di ciascuna
cellula della cute regolandone così la
permeabilità, inoltre coordina il processo di cheratinizzazione mantenendo pertanto morbida la pelle e contrastando eventuali tendenze alla secchezza e ruvidità che si esacerbano
con l’andare degli anni. Una sua
carenza provoca alterazioni epiteliali,
in particolare a livello della cute con
pelle di rospo o frinodermia. Il fabbisogno giornaliero nell’adulto è di
circa 5.000 U.I.
Assunta in eccesso è dannosa e può
provocare caduta dei capelli, assumere 50-100.000 U.I. di vit. A al
giorno può rovinare capelli, provocare anoressia, prurito, labbra screpolate, pelle secca e ruvida, gonfiori
alle articolazioni.
Precursori della vitamina A sono:
Il betacarotene, si trova in natura in
molti prodotti tra cui la carota
La luteina, altro carotene, è maggiormente presente nei broccoli, nei
cavolini di Bruxelles e nel cavolo.
Ma soprattutto il licopene il più
potente anti-ossidante in natura che
abbonda nei pomodori.
La vitamina E (tocoferoli)
Con il nome di vitamina E si fà riferimento ad un gruppo di sostanze dette tocoferoli, presenti sia nel
regno vegetale che animale. Sono
presenti nell’olio di germe di grano, in
legumi freschi, lattuga e spinaci;
sono inoltre contenute nel latte, nei
formaggi etc. 
Si conoscono vari tocoferoli (alfabeta- gamma- delta-) il più importanteè l’alfa-tocoferolo che nell’organismo
si comporta come sostanza anti-ossidante per eccellenza impedendo il
danneggiamento dei lipidi di membrana così da non danneggiare l’integrità
di un tessuto. Oltre che per via sistemica il suo utilizzo è anche diretto
sulla pelle avendo azione idratante,
esso è facilmente assorbibile dalla
stessa cute sulla quale esercita le
sue proprietà lenitive e altresì determina un notevole effetto anti-aging
diretto. Viene spesso associato ai filtri solari raddoppiando l’effetto di protezione di essi, stimola, inoltre, la
rigenerazione cutanea sia nei bambini
che negli anziani.
Vitamina C
La sua grande importanza sta proprio
nella sua grande capacità di ossidarsi
(in acido deidroascorbico) e ridursi
reversibilmente. Questa vitamina interviene favorendo l’eliminazione dei radicali liberi attraverso la donazione di un
elettrone al tocoferilradicale in modo da rigenerare l’attività antiradicalica
della vitamina E. 
La vitamina C, inoltre, interviene
come cofattore di enzimi che catalizzano reazioni di idrossilazione come, per
sempio, nell’idrossilazione della prolina e della lisina in collagene ed interagisce anche nel processo di riduzione
dell’acido folico e nell’assorbimento
intestinale del ferro riducendo il Fe3+
in Fe2+ .
Una carenza di vitamina C provoca
una malattia nota come scorbuto
caratterizzato da fragilità ed emorragia
capillare diffusa che sono dovute in
particolare alla mancata formazione di
sostanze intercellulari e del collagene.
Sebbene il fabbisogno giornaliero sia
stato valutato intorno ai 10 mg, la
National Accademy of Sciences raccomanda un apporto pro-die notevolmente superiore: 35 mg per il lattante fino
a 60 mg nell’uomo adulto.
Vitamina H o Biotina
È una piccola molecola abbastanza
stabile al calore, soprattutto in soluzioni acquose, che viene rapidamente
distrutta dai raggi ultravioletti: con la cottura, grazie alla combinazione di
ossigeno e calore se ne può perdere
anche fino al 60%.
Interviene come coenzima delle carbossilasi, enzimi che catalizzano l’incorporazione della CO2 in molte molecole, inoltre partecipa alla sintesi di
acidi grassi, del glucosio e delle basi
puriniche dei nucleotidi.
Le fonti pricipali di biotina sono la
frutta secca, il cioccolato, il rosso
d’uovo, il latte, le frattaglie, alcuni
vegetali (cavoli e piselli), alcuni frutti
(banane, pompelmo, fragole), si trova
anche nei cereali, nei formaggi, nella
carne.
Gli Omega-3
Sono acidi grassi polinsaturi che dal
punto di vista chimico presentano un
doppio legame in posizione 3
(omega3) ed in posizione 6
(omega6). Sono detti tecnicamente
EPA (acido eicosopentaenoico), e
DHA (acido docosoesaenoico). Gli
acidi grassi polinsaturi sono sostanze
essenziali perché non possono essere sintetizzati dal nostro organismo e
quindi debbono essere introdotte
attraverso l’alimentazione. Studi
scientifici evidenziano, tra gli altri, tre
effetti positivi di tali sostanze per la
loro notevole importanza:
* riduzione dell’aggregazione piastrinica (effetto antitrombotico)
* controllo dei livelli dei lipidi (in particolare dei trigliceridi)
* regolazione della fluidità delle
membrane delle cellule che fornisce elasticità alle pareti arteriose.
Per mantenere costanti le concentrazioni degli acidi grassi nel nostro
organismo bisogna
consumare dalle
2 alle 3 porzioni settimanali di pesce
la cui tipologia potrà variare tra le
seguenti: sgombro, merluzzo, pesce
spada, tonno, trota, sardina e aringa,
altre fonti di omega 3 sono i cereali,
le noci, i legumi e l’olio di lino.
I Minerali
Zinco
Lo zinco dell’organismo umano, pari
a circa 2 g, è distribuito in tutti in
tessuti, ma si concentra in particolare nella muscolatura striata (60%),
nelle ossa (30%) e nella pelle (4-6%)
(Jackson, 1989). Solo lo zinco epatico può essere in parte mobilizzato in
caso di deficit limitato nel tempo, ma
non esistono riserve specifiche di
zinco per cui è necessario un apporto
regolare con l’alimentazione. Lo zinco è un componente essenziale di
numerosi enzimi in cui svolge un
ruolo strutturale, di regolazione e
catalitico (O’ Dell, 1992), svolge
anche un’attività antiossidante, prevenendo la perossidazione lipidica e
riducendo la formazione di radicali
liberi (Bray & Bettiger, 1990). Da
tutto lo zinco introdotto nell’organismo solo il 10-40% è assorbito a
livello intestinale . La quota assorbita
varia a seconda della sua forma chimica, della sua concentrazione ematica, della contemporanea presenza
nel lume intestinale, di microelementi
in competizione per il trasporto, di
agenti chelanti e della concentrazione
di metallotioneina sintetizzata dalla
cellula mucosale. Questa proteina, la
cui sintesi è stimolata dalle elevate
concentrazioni seriche dell’oligoelemento, lega lo zinco con elevata affinità. Due terzi dello zinco così assorbito vengono legati all’albumina mentre l’altro terzo per essere trasportato si lega ad una alfa-macroglobulina.
Lo zinco viene eliminato principalmente con le feci ma anche con le urine
(il 2-8% dello zinco in circolo è ultrafiltrabile). Le dosi raccomandate di
assunzione sono circa 10 mg negli
individui maschili e di 7 mg in quelli
femminili.
Rame
Il rame partecipa all’attività di metalloenzimi che trasferiscono elettroni
(ossidasi): citocromo-ossidasi, tiolossidasi, DOPA ossidasi e superossido
dismutasi (SOD). A tal ragione il rame
risulta di conseguenza un elemento
essenziale per il metabolismo energetico a livello cellulare, per la produzione di tessuto connettivo e per la
sintesi di peptidi neuroattivi (catecolamine ed encefaline). Partecipa alla
catena respiratoria, interviene nella
sintesi dell’emoglobina (con il ferro) e
nell’attività di cheratinizzazione e pigmentazione dei capelli e della cute.
Ha, inoltre, influenza sulla funzionalità cardiaca. Il contenuto totale nell’organismo varia da 50 a 120 mg di
cui 40% nei muscoli, 15% nel fegato,
10% nel cervello, 10% nel sangue e il
restante nel cuore e nei reni.
Selenio
Il selenio è un elemento essenziale
per l’attività dell’enzima glutatione perossidasi (GSHpx), che contiene 4
atomi di selenio per ogni subunità
della molecola. Questo enzima fa
parte del sistema di difesa antiossidativo cellulare in quanto catalizza la
degradazione degli idroperossidi formatisi per ossidazione degli acidi
grassi poliinsaturi nelle membrane
(Levander, 1987; Neve, 1989; Burk,
1991). La formazione delle prostacicline derivanti dal metabolismo dell’acido arachidonico è condizionata dall’enzima prostaciclina sintetasi che
viene bloccato dagli idroperossidi; la
GSHPx, decomponendo i perossidi,
svolge dunque un’azione favorente la
sintesi delle prostacicline. In vitro
sembra che il selenio regoli la produzione di tromboxani nelle piastrine
(Wolffran et al., 1989, Guidi et al.,
1984; Schiavon et al., 1984). Un
altro enzima selenio dipendente che
sembra svolgere un’azione antiossidante a livello della membrana è il
fosfolipide-idroperossido-glutatione-
perossidasi Se-dipendente (PH-
ESHPX-Se) (Ursini et al., 1988). Il livello minimo accettabile di selenio
nel nostro organismo è di 20 mg/die,
come fabbisogno medio, invece, bisogna pensare ad una dose di 40 mg/die
e come livello raccomandato per l’adulto si deve tener presente il dosaggio di
55 mg/die.
Uno o più integratori a seconda del
caso e delle esigenze personali, da
suggerire, da parte di personale specialistico, a seguito di una attenta
valutazione di alcuni parametri fisiologici ponderabili dallo stato di salute
di alcuni organi ed apparati, in primis
la superficie cutanea, con l’ausilio di
alcune apparecchiature e tecniche
quali la MicroVideoScansione, potrebbe prevedere, in linea di massima,
una formulazione in cui le vitamine
ed i minerali possano presentare, più
o meno, le concentrazioni indicate
nei casi di una semplice integrazione,
e modificazioni nei loro rapporti quando invece bisogna correggere alcuni
disequilibri gestendo le catalisi enzimatiche.
Beta carotene5000 UI
Licopene (estratto1%)300mg
(3.0 mg)
Luteina (xanthofilla; estratto2.2%)700 mg
(15.4 mg)
Vitamina A5000 UI
Vitamina C (calcio, magnesio e niacinamide ascorbico)1250 mg
Vitamina E (d-alfatocoferolo succinato)400 UI
Zinco (OptiZinco)20 mg
Zinco (Succinato)15 mg
Selenio (Selenometionina)100 mcg
Selenio (Selenato)100 mcg
La formulazione a sopra indicata
risulta essere molto utile nella stragrande maggioranza dei casi e la consigliamo molte volte proprio per ridurre i danni che l’invecchiamento procura. Chi volesse eventualmente informazioni più dettagliate in merito al
tipo di integrazione più utile alle proprie esigenze può chiamarci ai numeri
sotto indicati.
Per concludere và anche tenuto presente che alcuni di questi integratori
e vitamine, oltreché per via sistemica
(assunti per via orale e distribuiti poi
in tutto l’organismo), possono anche
essere veicolati in preparati per uso
topico applicabili là dove effettivamente serve la loro azione. Il farmacista esperto in preparazioni magistrali
e magari specializzato in scienze e
tecnologie cosmetiche sarà sicuramente la persona più adatta a valutare la formulazione e la somministrazione più idonea degli integratori
necessari a garantire il benessere
psico-fisico di tutto il corpo, compresa ovviamente la pelle, gestendo la
distribuzione e la assimilazione di
quanto necessario nei modi (creme,
lozioni ed altro per uso topico, capsule per uso interno etc.), nei luoghi
(organismo in toto, particolari distretti
corporei o piccole aree, per esempio
del volto) e nei tempi, con un tipo di
somministrazione che, sia topica che
sistemica, può presentare una cessione dei principii attivi più o meno
ritardata nel tempo.
L’importanza degli integratori
Perché gli integratori?
Per assumere in modo concentrato delle sostanze, spesso già contenute nei cibi e/o nel nostro organismo, senza ingerire anche le relative quantità di grassi, colesterolo, carboidrati, sostanze tossiche.
L’integrazione oggi è più importante di ieri poiché vivendo in un mondo molto inquinato, abbiamo bisogno di più sostanze antiossidanti. Viviamo sotto stress e quindi oltre alle vitamine, necessitiamo si sostanze utili per il cuore (L-carnitina, creatina, carnosina, omega3, etc..). Contemporaneamente all’inquinamento dell’aria e dei cibi (diserbanti, pesticidi, antiparassitari, conservanti anche cancerogeni, ecc..) il naturale contenuto delle vitamine e di altre sostanze disintossicanti ed utili contro lo stress e tante “brutte” malattie, diminuisce anche per i processi di conservazione, per lo sfruttamento intensivo dei terreni, per il trasporto degli alimenti, etc…La persona attenta alla propria salute,
per difendersi da tutto ciò, non può non utilizzare gli integratori alimentari, che devono integrare, non sostituire, la carente alimentazione attuale. I cibi stessi che giungono sulla nostra tavola, sono più carenti di sostanze utili (vitamine, minerali, ecc..) rispetto alle tabelle teoriche.
IL GENE “CLOTO”
Notizie ultime dimostrano che è possibile allungare la vita addirittura del 30%.
Questo è stato dimostrato nel Texas, ricercatori guidati da Makoto Kuro-o hanno inserito un gene iperfunzionante, scoperto sempre dallo stesso gruppo di ricerca nel ‘97, detto “Cloto” (dal nome di una delle Parche che filano e tagliano il filo cui è legata la lunghezza della vita di ogni uno di noi) nel DNA di topi. Prime notizie pubblicate su “science” affermano che il gene produce un ormone che controlla la via di segnalazione dell'insulina e del fattore di crescita insulino-simile 1 (insulina/IGF1). Già in passato mutazioni di questo gene erano state associate nei topi all'invecchiamento precoce e negli uomini a un maggiore rischio di malattie come osteoporosi e arterosclerosi. Il gene Cloto era stato scoperto e isolato proprio studiando roditori che mostravano precocemente i segni del tempo. Allora era emerso che questi topi dalla vita breve avevano una versione difettosa del gene. I ricercatori hanno allora deciso di verificare se davvero l'ormone prodotto da questo gene
avesse un peso nel regolare la lunghezza della vita dei mammiferi. Per far ciò hanno creato topi transgenici, nei quali il gene Cloto era più attivo del normale.
Hanno notato così che i topi maschi geneticamente modificati avevano una sopravvivenza mediamente maggiore del 20,0-30,8% rispetto a maschi normali, mentre la sopravvivenza delle femmine transgeniche era del 18,8-19,0% maggiore.
Nella seconda parte del lavoro i ricercatori hanno studiato il meccanismo d'azione dell'ormone ed hanno scoperto che, legandosi al suo recettore sulla superficie cellulare, l'ormone riesce a spegnere il meccanismo di segnalazione insulina/fattore di crescita insulino-simile 1, ben noto agli esperti di longevità per essere un sistema molto conservato tra le specie (è condiviso, per quanto si sà finora, almeno dal verme al moscerino e fino al topo) che controlla la lunghezza di vita.Purtroppo Cloto potrebbe compromettere la salute visto che il meccanismo insulina/IGF1 è importante per molti meccanismi come quello di assicurare il corretto metabolismo degli zuccheri. Quindi Cloto potrebbe funzionare come anti-età nei mammiferi inibendo il meccanismo insulina/IGF1 ma c'è tanto da lavorare
ancora su Cloto.