Ultim'ora
Per la prima volta scienziati invertono divisione cellulare
(la Repubblica: settembre 2006)
Lo abbiamo imparato tutti dai libri di
scienze o biologia: le cellule di ogni
organismo vivente si riproducono dividendo il proprio nucleo in due. E' così
che avviene il ricambio e la rigenerazione di ogni tessuto. Ma anche la
crescita dei tumori, che si diffondono
per una abnorme crescita cellulare.
Ora, però, i ricercatori statunitensi
dell'Oklahoma Medical Center sono
riusciti a capire come invertire il meccanismo di divisione cellulare, a partire dal controllo di una proteina che dà
l'avvio al processo di replicazione.
Così facendo, i biologi sono riusciti a
'rispedire' indietro, nel nucleo, i cromosomi duplicati che servivano alla
formazione della nuova cellula. La
scoperta è pubblicata su Nature. "E'
la prima volta - commenta Gary
Gorbsky - che si riesce a invertire un
processo che si credeva irreversibile".
La divisione cellulare avviene milioni
di volte ogni giorno ed è fondamentale
alla vita stessa. Gli scienziati hanno
però anche scoperto che la proteina
in questione "non è l'unica ad avviare
il meccanismo di replicazione cellulare, perché se si aspetta troppo tempo
la cellula trova un'altra strada per dividersi e dare vita a una sua copia
nuova di zecca". Ecco perché i biologi
pensano ora di spostare il tiro, per
allargare la ricerca a tutti i fattori in grado di controllare la divisione cellulare. Quale la portata di questa scoperta? "Riuscire a incidere nel meccanismo di replicazione - dicono gli autori dello studio - potrebbe nel futuro
rendere possibile controllare la metastatizzazione di molte forme di cancro.
Come pure correggere alcuni difetti
del feto o altre patologie"
Un antidepressivo contro l'eiaculazione precoce
(la Repubblica: settembre 2006) Secondo l'ipotesi di alcuni ricercatori, il ritardo dell'eiaculazione può essere un effetto collaterale di alcuni farmaci antidepressivi, così alcuni specialisti hanno pensato di formulare e sperimentare un farmaco analogo dedicato esclusivamente a pazienti con eiaculazione precoce. Si tratta di dapoxetine, un inibitore del meccanismo di recupero della serotonina. Gli studi, condotti da John Pryor della Urologic Surgery, presso la University of Minneapolis, sono entrati nelle ultime fasi ed i risultati delle sperimentazioni sono stati riportati sulla rivista The Lancet.
"Contrordine dall'OMS: il Ddt si può usare ancora
(Il Sole 24 Ore, la Repubblica,
Corriere della Sera settembre 2006)
OMS ha riabilitato il DDT a 30 anni dalla sua messa al bando. Il via libera è chiaramente sostenuto da prove
scientifiche, che hanno rilevato che
l’uso del DDT in ambienti chiusi
(insieme a zanzariere e medicinali) è
utile a ridurre in tempi rapidi il numero di infezioni causate dalle zanzare
portatrici di malaria e che un suo corretto utilizzo non comporta rischi per
la salute. Negli anni '70 uno studio
americano aveva dimostrato il potere
cancerogeno ed inquinante della
sostanza, che ora viene riammessa
perché considerata da OMS come
uno dei più efficaci strumenti per la
lotta alla malaria.
Lombardia: niente ricorso sui farmaci al market
(Corriere della Sera Milano:
settembre 2006)
La Regione Lombardia non farà ricor-
so contro la liberalizzazione dei farmaci voluta dal decreto Bersani.
Formigoni spiega che “la vendita dei
farmaci è competenza concorrente
tra Stato e Regioni, cosa di cui il
decreto Bersani non tiene conto” e
afferma di volere intervenire “su una
parte che nel decreto è mancante. E
cioè i criteri su dove dovranno sorgere o meno gli esercizi che vendono
farmaci, che è una competenza regionale”. La Lombardia approverà infatti
un regolamento sulla “collocazione
delle sedi farmaceutiche” che dovrebbe “impedire la proliferazione indiscriminata” dei punti vendita.
Pittura gestuale... ecco di che cosa si tratta
Autore: Dott. Marcello BRUOGNOLO
Psicologo
Studio: Via Vallazze 33
Milano
Tel: +39.02.26680761
Cell. 335.5863360
marbruogn@tiscali.it
“Lanciare” i colori sulla tela, liberamente, senza pensare di realizzare
un’opera d’arte, ma lasciando fluire
emozioni e pensieri nascosti. Non è il
presupposto di qualche corrente di
pittura all’avanguardia, ma è il fondamento della pittura gestuale, una
forma di artigianato (e non di arte),
che mira alla produzione di opere non
da esposizione, ma destinate a se
stessi. Il gesto di “buttare” letteralmente i colori sullo sfondo bianco ha
infatti il significato di rendere concrete
e visibili emozioni, paure, inibizioni
delle quali spesso una persona non si
rende conto, per tirarle fuori, coscientizzarle e affrontandole, superarle. In
questo modo è possibile compiere
una sorta di percorso verso una
profonda comprensione di se stessi e
quindi verso un globale miglioramento
psico-emotivo, che si riflette anche
nelle relazioni con gli altri.
Di che cosa si tratta.
Il termine “pittura gestuale” può esse
re considerato come la traduzione ita-liana moderna di “action painting”
(pittura dell’azione), stile artistico fondato negli anni Quaranta dal pittore
americano Jacson Pollock.
Pollock ruppe gli schemi con tutte le
correnti artistiche tradizionali realizzando dipinti in modo spontaneo. Nel
dipingere un quadro, cioè, l’artista
non si prefiggeva il soggetto da riprodurre, quindi non coinvolgeva la parte
razionale di sé. Lasciava parlare l’irrazionalità e l’inconscio, “scegliendo” in
modo del tutto inconsapevole i colori
e gettandoli a caso sulla tela.
Durante la realizzazione dell’opera,
l’artista era come assente e quasi
non si rendeva conto che le sue mani
lavoravano da sole. Solo una volta
che il dipinto era terminato,
sosteneva Pollock stesso, si
rendeva conto di quello che
aveva fatto.
Il risultato erano quadri astratti che però non riproducevano
la realtà, anche se deformata,
ma che rappresentavano le
emozioni dell’uomo in relazione
a una determinata situazione o
periodo, le impressioni dell’individuo in relazione con quello che
viveva.
La pittura gestuale parte proprio da
qui. Non è una forma di arte che
riproduce forme e concetti, ma che
sfrutta i colori per visualizzare all’esterno il contrasto interiore di una persona, quello che è l’inconscio.
La tela diventa quindi un ambito per
esprimere le proprie emozioni, la propria forza, la propria sensibilità, per
vederle trasformate in colori e forme
che rappresentano questo mondo
inconscio, del quale certo una persona, a livello razionale, non si rende
conto.
Infatti l’inconscio è tutto quello che
siamo: istinti, potenzialità, sensibilità
e che non conosciamo, ma è operativo all’interno dell’individuo e condiziona la sua coscienza e il suo comportamento.Una volta, però,
che vengono
messe sul bianco
della tela, è possibile prenderne visione e imparare a gestirle.
Come si effettua
La pittura gestuale, come è stato
accennato, consiste nel prendere con
l’apposito pennello o con un barattolo
colori, smalti e lanciarli letteralmente
sullo spazio bianco della tela, senza
però avere l’intenzione di creare una
forma o di riprodurre qualcosa di reale.
Si deve lasciare che i gesti fluiscano
spontanei, seguendo la voglia del
momento, effettuando ora lanci più
violenti ora facendo schizzi più delicati, ora utilizzando una quantità di
colore che grondi sulla tela, ora
usandone poco.
Tutto questo deve però avvenire cercando di mettere a tacere la parte
cerebrale condizionata da buona
educazione, paura, rispetto per
gli altri. Solo così possono uscire
i veri sentimenti e le vere emozioni. Proprio per il fatto che è “un
gioco” si può mettere da parte la
responsabilità che di solito contraddistingue l’essere umano adulto, ed
esporre la verità di sé stessi.
Così lo spazio bianco diventa la possibilità di creare un mondo a sé, ed il
pittore diventa il protagonista di questa possibilità.
Una volta terminato il dipinto, torna in
causa la razionalità, che serve per
analizzare criticamente il risultato,
magari con l’aiuto dello psicologo che,
almeno all’inizio, è presente nella realizzazione dei dipinti gestuali.
Se si nota, per esempio, che le macchie cromatiche sono come un grosso
insetto con rotture, punte non proporzionali con altri elementi, grosse, che
occupano quasi tutto lo spazio, significa che la persona ha un’aggressività
che tende a nascondere.
In questo modo è possibile rendersi
conto del problema e aiutarsi a tirare
fuori questa carica di energia aggressiva nascosta, coscientizzarla, superarla per utilizzarla al meglio.
Sappiamo che l’aggressività è una
energia positiva ma se non viene compresa rischia di diventare distruttività.
I progressi nel cammino verso la
conoscenza di se stessi passano proprio attraverso le opere che si realizzano: successivi quadri permettono di
capire, attraverso la realizzazione di
disegni diversi, se si stanno compiendo progressi.
Come imparare
Per dedicarsi alla pittura gestuale o
psicosemantica non è necessario
essere portati per il disegno o avere
compiuto studi o carriera in campo
artistico.
Molte persone che vi si sono dedicate
erano anzi a digiuno in fatto di pittura
ma hanno tratto soddisfazione da questa pratica.
Per iniziare occorre un esperto, perché solo con alcuni insegnamenti di
base è possibile imparare a staccarsi
momentaneamente dalla realtà e
lasciare che siano le emozioni a dipingere il quadro. 
In genere per apprendere i principi di
pittura gestuale si segue un training di
due giorni sotto la guida di uno psicologo, capace e conoscente anche del
mondo dell’arte, che fornisce alcuni
rudimenti semplici, ma indispensabili,
di base di storia dell’arte e di action
painting.
I primi incontri avvengono in gruppo,
perché essere a contatto con altre
persone è importante per entrare in
un clima socializzante e amichevole,
che permette di aprirsi e di esprimersi
liberamente. In questo modo si diventa più spontanei, un po’ come quando, da bambini, si realizzavano lavori
assieme ai compagni.
La difficoltà è proprio imparare ad
esporre ciò che si sente, quello che si
puntualizza all’interno di sé.
Gli strumenti di lavoro sono semplici.
Occorrono prima di tutto fogli di carta
o cartoncino, barattolini, un supporto
orizzontale, successivamente delle
tele oltre a colori tipo smalti, tempere,
vernici ed eventualmente un pennello
essere fornito dal centro in cui si
segue il corso base oppure può essere acquistato presso qualsiasi colorificio o cartoleria.
Come si procede
È fondamentale il luogo che si sceglie
per lavorare.
Soprattutto per le prime volte, si deve
scegliere uno spazio aperto, per
esempio un prato, un giardino, una
stanza ampia e vuota, una cantina.
Deve essere cioè un luogo in cui
esprimersi liberamente, senza aver
timore di sporcare.
Meglio non lavorare in casa o in salotto. Il timore di imbrattare tutto infatti
impedisce la libertà fisica e mentale e
non permette alle emozioni di fluire
liberamente.
A volte esse sono così intense che la
persona non riesce nemmeno a realizzare un dipinto (soprattutto all’inizio),
perché spesso gli schizzi di colore
escono fuori dall’area della tela.
Con il passare del tempo la tecnica
migliora ed è possibile vedere il proprio mondo emotivo rappresentato sul
bianco della tela con tratti, macchie,
sfumature e contrasti.
Nel corso di incontri successivi con
l’esperto la tecnica migliora ulteriormente ed è possibile anche dipingere
da soli, per conto proprio.
A volte vengono realizzati dipinti
importanti, che, letti in successione,
indicano il miglioramento di uno stato
d’animo e le tappe di evoluzione verso
il superamento di un problema. Molti
conservano un quadro, magari non
particolarmente bello dal punto di
vista dell’estetica, ma che per loro
rappresenta una tappa fondamentale
del percorso interiore.
A chi é utile
La pittura gestuale viene insegnata da
uno psicologo ma, almeno per il momento, non è compresa in un percorso terapeutico per guarire, per esempio, da
fobie o disturbi dell’umore.
Si rivolge invece alle persone che non
hanno veri e propri problemi, ma che,
per esempio, hanno forme di insicurezza o si trovano ad affrontare certe
responsabilità sul lavoro, perché devono coordinare team di collaboratori.
Persone che hanno necessità in proprio o per professione di raggiungere
una sicurezza in più, una conoscenza
delle proprie doti di natura, perché
devono gestire problematiche superiori alla norma nel sociale.
GENERALITA’ SULLA DEPRESSIONE
Varie essenze
Maria Vittoria BRIZZI TESSITORE
Dott. in Medicina e Chirurgia
Dott. in Lingue e Letterature
Straniere
Prof. in Materie Letterarie
Genova
Tel. 010/54.51.677
Cell. 348/32.25.941
Non si deve confondere la depressione con l’infelicità. Quest’ultima
può invaderci per un periodo soltanto
limitato, può passare, cioé, in tempi
ragionevolmente brevi soprattutto
quando se ne capisce il motivo e
quando persone amiche ci stanno
vicine con il loro amore o amicizia
che é pur sempre una forma di
amore.
La consolazione aiuta a tornare a
una vita quasi normale.
Nella depressione, invece, il malato
non riesce ad accettare il proprio
disperato stato d’animo rifiutando
quella consolazione che diventa difficile o impossibile porgergli.
Il malato si chiude in se stesso.
Vuole cancellare i propri sentimenti
negativi per non provare emozioni tristi ma non provandole, cancella
anche i sentimenti positivi con i quali
potrebbe equilibrare il proprio stato
d’animo.
Attua una fuga dalla realtà.
La depressione é molto subdola, si
infiltra lentamente, silenziosamente,
provocando nel nostro profondo una
specie di anestesia tanto radicata
che potremmo non accorgerci più del
fatto che non stiamo vivendo ma
vegetando.
A questo punto sembra normale vivere una vita grigia. Questa fase é terribile, é quella della assuefazione alla quale non dobbiamo sottostare, perché, anche se il
sonno può dare l’oblio, non dà certamente la gioia di agire, la capacità di
convivere con i giorni di felicità come
con quelli di disperazione.
L’esistenza é sicuramente un misto
di bene e di male. Mi pare determinante riflettere su quest’ultimo pensiero il quale induce a constatare
che dopo la pioggia torna il sole e
dopo la tempesta appare l’arcobaleno. Potremmo imparare molto dalla
natura, se la osservassimo.
L’avvicendarsi delle stagioni ci dice
che dall’autunno grigio e dall'inverno
gelido si passa nuovamente al tepore della primavera e al sole rigeneratore dell’estate.
La depressione legata al cambio di
stagione si manifesta, di solito, all’inizio dell’autunno, nella stagione in
corso ora.
Diminuendo le ore di luce possono
presentarsi sintomi che peggiorano a
mano a mano che le giornate si
accorciano. Fortunatamente, se la
natura della depressione viene riconosciuta, può essere più agevolmente vinta. E’ utile stare esposti il più a
lungo possibile al chiarore naturale.
La ghiandola pineale, stimolata dalla
luce, assicura un buon equilibrio
ormonale risolvendo alcuni problemi.
Alcuni dei sintomi del disagio in argomento sono la sonnolenza, l’ansia,
l’irritabilità, la mancanza di concentrazione e anche quella di interesse
per il sesso.
Siccome dai sintomi mentali si può
giungere a quelli fisici, molti pazienti
mi parlano di dolori addominali, ulcera, cefalea, artrosi e di infiniti altri.
E’ bene lasciar spiegare al malato i
particolari di ciò che lo fa stare male
per curare non soltanto il corpo ma
anche la mente che deve essere
risvegliata, non intorpidita.
Insieme ai farmaci necessari che,
valutando caso per caso, preferisco
siano di origine naturale, prescrivo
anche (e non soltanto) uno o più fiori
di Bach.
Tra questi, per la depressione, sono
da tener presenti LARCH, PINE, STAR
of BETHLEHEM, ROCK ROSE, IMPATIENS.
Non sono da usare tutti insieme e
ognuno di essi deve essere adatto al
tipo di depressione. Ogni essere
umano é diverso dall’altro, almeno
nelle sfumature del pensiero e ognuno di noi deve provare a capire se
stesso.
La verità ci giunge, non di rado, dalle
nostre intuizioni. In noi c’é un sé
interiore che dovremmo ascoltare.
Quando avremo conosciuto noi stessi capiremo da soli qual’è il fiore di
Bach a noi più utile.
Calvizie: dal Giappone arrivano i capelli bionici
Autore: Dr.ssa. Cadigia HASSAN
Si chiamano Z e hanno lo stesso
spessore, colore, forma e lucentezza
dei capelli naturali. Grazie a una particolare tecnica implantologica, garantiscono una perfetta coesione
con la cute. Non sono eterni, però…
La biotecnologia continua a fare
passi da gigante e ora approda
anche in testa per risolvere problemi
più o meno estesi di calvizie sia maschile che
femminile. Chi presenta
problemi di calvizie,
anche totale, può ora
contare sulle ultime innovazioni in materia di
capelli artificiali. I primi
esemplari vennero creati
dalla Nido di Tokyo nel
1972.
Dopo tre anni, iniziarono
ad essere impiantati ai
pazienti in forma semi-sperimentale. Le ricerche
continuarono a proseguire
perché l’obiettivo era
quello di ricercare la massima efficacia dal punto
di vista estetico e la massima sicurezza dal punto
di vista medico.
Occorreva trovare un
sistema per abbattere
controindicazioni e complicanze e solo dopo 45
anni (cioè dai primi studi
di Yamada, condotti negli
anni Sessanta) si è arrivati oggi ai capelli Z che, per le loro
eccezionali caratteristiche, si possono definire bionici.
Rispetto ai primi capelli artificiali,
piuttosto grossi e facili a spezzarsi, i
capelli dell’ultima generazione sono
costituiti da polibutilene tereftarato,
una sostanza biocompatibile (inerte
e quindi priva di controindicazioni
tanto da essere utilizzata anche per i
vasi sanguigni artificiali), altamente
elastica e resistente alle rotture.
Lo spessore dei capelli di sintesi è
simile a quello dei capelli naturali,
ovvero 95 micron, un decimo di millimetro, ed anche le scanalature orizzontali sono simili in modo da evitare un’eccessiva lucidità che li renda
innaturali.
I capelli bionici si confondono perfettamente con il resto della chioma,
anche perché hanno la stessa flessibilità e lucentezza dei capelli naturali. Una lieve differenza di consistenza può essere avvertita solo al tatto.
Colore e forma vengono garantiti da
specifici procedimenti.
La colorazione avviene già in fase di
produzione, utilizzando pigmenti inorganici incorporati per fusione all’interno della fibra del capello.
Quando il caso lo richiede, il medico
implantologo rende i capelli di sintesi più o meno ondulati ricorrendo ad
un particolare strumento.
IN TESTA A TUTTI
Tutti i cuoi capelluti possono beneficiare di un rinfoltimento bionico, da
quelli che presentano aree limitate
di diradamento (situazione molto
comune nelle donne) a quelli soggetti a calvizie di piccola e media entità,
così come le teste completamente
glabre.
Laddove i capelli da impiantare sono
piuttosto numerosi, si consiglia di
procedere per gradi, in modo da non
rendere troppo evidente un’inspiegabile “ricrescita”.
I capelli bionici restituiscono una
capigliatura assolutamente naturale,
ma presentano il piccolo inconveniente di non essere eterni: occorre
considerare una perdita annua del
10-15%, da ricompensare eventualmente con un’ulteriore seduta ambuatoriale di un’ora.
LA TECNICA IMPLANTOLOGICA
L’impianto di capelli bionici avviene
con il paziente comodamente seduto
su una poltrona, molto simile a quelle utilizzate negli studi dentistici.
Una volta iniettato l’anestetico nel
sottocutaneo, il medico conficca il
capello nel cuoio capelluto utilizzando uno strumento a forma di penna,
che agisce a scatto: una volta portata l’asola alla giusta profondità, questa rimane in sede mentre l’ago si
ritrae.
In questo caso si crea una pseudoradice attorno e dentro alla quale crescono le cellule del tessuto fibroso
che vanno ad ancorare il capello.
Durante tutta la fase di impianto, il
medico dovrà prestare la massima
attenzione affinché venga rispettate
la giusta distanza tra un capello e
l’altro nonché la giusta inclinazione,
a seconda della zona del cuoio
capelluto in cui si va a intervenire.
L’inclinazione naturale è solitamente
di quarantacinque gradi rispetto alla
cute. Terminata la seduta chirurgica,
dopo un accurato lavaggio, taglio e
piega, il paziente può tornare a casa
senza nessun bendaggio.
L’assunzione di un antinfiammatorio
servirà a ridurre l’arrossamento. Per
i primi dieci giorni, si consiglia di
trattare i capelli con cautela. In capo
ad un mese, i “nuovi” capelli saranno perfettamente ancorati e potranno essere trattati come quelli naturali. Magari con più energia: d’altronde
si tratta pur sempre di una chioma
bionica!
QUATTRO DOMANDE
ALLO SPECIALISTA
Il primo a praticare l’impianto di
capelli bionici in Italia è stato il dottor Raffaele Fusco, specialista
all’Istituto
Medico
Quadronno di
Milano con ventennale esperienza in materia di
impianto di
capelli di sintesi.
Dottor Fusco, qual è la caratteristica
che rende i capelli bionici più affidabili rispetto ai loro antesignani?
Il fiore all’occhiello è un’asola del
diametro inferiore ad un millimetro,
ottenuta ripiegando e termosaldando
il capello alla sua estremità. Grazie
a questa, il capello impiantato ha la
stessa resistenza alla trazione di un
capello normale e lo si vede spuntare dal cuoio capelluto in modo del
tutto naturale.
Da cosa viene assicurata questa perfetta coesione tra cute e capello?
Dall’applicazione, sulla parte finale del fusto (quella che resta all’interno
della pelle) di un velo di collagene
purificato, che aderisce alla fibra grazie ad un sofisticato sistema di legami chimici e che, per affinità biologica, si integra perfettamente con la
cute, che non lo considera affatto un
corpo estraneo.
Un vantaggio non solo estetico, ma
anche funzionale: in questo modo
viene eliminato il rischio di microfessure, che nei precedenti impianti di
capelli di sintesi aprivano la strada a
infiammazioni e microinfezioni.
Quanti capelli possono essere
impiantati?
Nell’arco di una seduta, la cui durata
oscilla da una a un massimo di quattro ore, possono essere impiantati
fino a 4.000 capelli.
L’intervento non è irreversibile: se
per un qualsiasi motivo si desiderasse fare marcia indietro, il capello
impiantato potrà essere facilmente
rimosso senza che all’interno della
cute rimangano residui e senza
lasciare ferite e cicatrici.
Per questa operazione è sufficiente
una trazione di 150 grammi per rompere l’asola e sfilare la fibra.
Si tratta di una tecnica costosissima?
Non in maniera eccessiva: occorrono
circa 2mila euro per ricoprire una
calvizie di media estensione.
Per un rinfoltimento più “capillare” si
può arrivare fino a 4-5mila euro.
A CHI RIVOLGERSI
Nido Roma, via Po 22
Tel. 848 860206
Nido Milano, via Quadronno 20
Tel. 848 860206
nidomilano@tin.it
ASSOCIAZIONE ITALIANA SINDROME DI POLAND
Convegno AISP
3-5 Novembre 2006
Autore: Sig.ra. Eva NATICCHI
Presidente AISP
Associazione Italiana Sindrome di Poland
Via Carlotta Benettini 4/1
16143 Genova
Tel. 010.5222238
info@sindromedipoland.org
AISP consolida la propria tradizione e
rinnova l’invito all’incontro annuale ad
amici, simpatizzanti e medici specialisti
nei giorni 3, 4 e 5 Novembre 2006 a
Montecatini Terme (PT).
Il convegno si propone come occasione
di incontro tra soci, medici amici, famiglie che vivono l’anomalia di Poland.
Attraverso lo scambio e la condivisione
di esperienza tra persone di diversa età
adulti, genitori, bambini é possibile vivere meglio la propria malattia.
Importante progresso sotto il profilo
scientifico é l’attività del comitato
scientifico dell’AISP che presenterà il
Primo Protocollo diagnostico sulla anomalia di Poland, primo fondamentale
passo per cominciare la divulgazione
medica su questa malattia rara.
Saranno inoltre presentate le novità del
registro nazionale sulla SdP, le nuove
iniziative mediche e le nuove collaborazioni del mondo medico.
Anche quest’anno il Day Hospital
Poland si sposta a Montecatini Terme.
Il giorno 4 Novembre, sarà presente lo
staff al completo dei medici specialisti (genetista, ortopedico, chirurgo toracico e chirurgo plastico) disponibile per
visite per bambini, ragazzi e adulti. Gli
incontri vanno prenotati all’atto dell’iscrizione.
Il convegno AISP sarà inoltre occasione
per approfondire e continuare l’impegno
dell’Associazione per il benessere e la
qualità di vita, tra le diverse attività:
* Day Hospital Poland
* Workshop tematici uomo, donna,
genitore
* Progetto di Medicina Narrativa
* Sportello di consulenza legale
* Laboratori Ludico Educativi
* Psicomotricità, enfant massage, ginnastica etc.
* Attività in piscina per bambini, ragazzi e adulti (a proposito ricordate il
costume!!)
* Mostre fotografiche
* E altro ancora...
L’incontro si terrà nell’incantevole
Hotel Belvedere; grazie all’accoglienza
della Famiglia Galligani, la struttura
sarà a disposizione per tutte le attività.