Ultim'ora

Per la prima volta scienziati invertono divisione cellulare

(la Repubblica: settembre 2006) Lo abbiamo imparato tutti dai libri di scienze o biologia: le cellule di ogni organismo vivente si riproducono dividendo il proprio nucleo in due. E' così che avviene il ricambio e la rigenerazione di ogni tessuto. Ma anche la crescita dei tumori, che si diffondono per una abnorme crescita cellulare.
Ora, però, i ricercatori statunitensi dell'Oklahoma Medical Center sono riusciti a capire come invertire il meccanismo di divisione cellulare, a partire dal controllo di una proteina che dà l'avvio al processo di replicazione.
Così facendo, i biologi sono riusciti a 'rispedire' indietro, nel nucleo, i cromosomi duplicati che servivano alla formazione della nuova cellula. La scoperta è pubblicata su Nature. "E' la prima volta - commenta Gary Gorbsky - che si riesce a invertire un processo che si credeva irreversibile".
La divisione cellulare avviene milioni di volte ogni giorno ed è fondamentale alla vita stessa. Gli scienziati hanno però anche scoperto che la proteina in questione "non è l'unica ad avviare il meccanismo di replicazione cellulare, perché se si aspetta troppo tempo la cellula trova un'altra strada per dividersi e dare vita a una sua copia nuova di zecca". Ecco perché i biologi pensano ora di spostare il tiro, per allargare la ricerca a tutti i fattori in grado di controllare la divisione cellulare. Quale la portata di questa scoperta? "Riuscire a incidere nel meccanismo di replicazione - dicono gli autori dello studio - potrebbe nel futuro rendere possibile controllare la metastatizzazione di molte forme di cancro.
Come pure correggere alcuni difetti del feto o altre patologie"

Un antidepressivo contro l'eiaculazione precoce

(la Repubblica: settembre 2006) Secondo l'ipotesi di alcuni ricercatori, il ritardo dell'eiaculazione può essere un effetto collaterale di alcuni farmaci antidepressivi, così alcuni specialisti hanno pensato di formulare e sperimentare un farmaco analogo dedicato esclusivamente a pazienti con eiaculazione precoce. Si tratta di dapoxetine, un inibitore del meccanismo di recupero della serotonina. Gli studi, condotti da John Pryor della Urologic Surgery, presso la University of Minneapolis, sono entrati nelle ultime fasi ed i risultati delle sperimentazioni sono stati riportati sulla rivista The Lancet.

"Contrordine dall'OMS: il Ddt si può usare ancora

(Il Sole 24 Ore, la Repubblica, Corriere della Sera settembre 2006)
OMS ha riabilitato il DDT a 30 anni dalla sua messa al bando. Il via libera è chiaramente sostenuto da prove scientifiche, che hanno rilevato che l’uso del DDT in ambienti chiusi
(insieme a zanzariere e medicinali) è utile a ridurre in tempi rapidi il numero di infezioni causate dalle zanzare portatrici di malaria e che un suo corretto utilizzo non comporta rischi per la salute. Negli anni '70 uno studio americano aveva dimostrato il potere cancerogeno ed inquinante della sostanza, che ora viene riammessa perché considerata da OMS come uno dei più efficaci strumenti per la lotta alla malaria.

Lombardia: niente ricorso sui farmaci al market

(Corriere della Sera Milano: settembre 2006)
La Regione Lombardia non farà ricor- so contro la liberalizzazione dei farmaci voluta dal decreto Bersani.
Formigoni spiega che “la vendita dei farmaci è competenza concorrente tra Stato e Regioni, cosa di cui il decreto Bersani non tiene conto” e afferma di volere intervenire “su una parte che nel decreto è mancante. E cioè i criteri su dove dovranno sorgere o meno gli esercizi che vendono farmaci, che è una competenza regionale”. La Lombardia approverà infatti un regolamento sulla “collocazione delle sedi farmaceutiche” che dovrebbe “impedire la proliferazione indiscriminata” dei punti vendita.

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Pittura gestuale... ecco di che cosa si tratta

Autore: Dott. Marcello BRUOGNOLO
Psicologo
Studio: Via Vallazze 33 Milano
Tel: +39.02.26680761 Cell. 335.5863360
marbruogn@tiscali.it

“Lanciare” i colori sulla tela, liberamente, senza pensare di realizzare un’opera d’arte, ma lasciando fluire emozioni e pensieri nascosti. Non è il presupposto di qualche corrente di pittura all’avanguardia, ma è il fondamento della pittura gestuale, una forma di artigianato (e non di arte), che mira alla produzione di opere non da esposizione, ma destinate a se stessi. Il gesto di “buttare” letteralmente i colori sullo sfondo bianco ha
infatti il significato di rendere concrete e visibili emozioni, paure, inibizioni delle quali spesso una persona non si rende conto, per tirarle fuori, coscientizzarle e affrontandole, superarle. In questo modo è possibile compiere una sorta di percorso verso una profonda comprensione di se stessi e quindi verso un globale miglioramento psico-emotivo, che si riflette anche nelle relazioni con gli altri.


Di che cosa si tratta.
Il termine “pittura gestuale” può esse re considerato come la traduzione ita-liana moderna di “action painting” (pittura dell’azione), stile artistico fondato negli anni Quaranta dal pittore americano Jacson Pollock.
Pollock ruppe gli schemi con tutte le correnti artistiche tradizionali realizzando dipinti in modo spontaneo. Nel dipingere un quadro, cioè, l’artista non si prefiggeva il soggetto da riprodurre, quindi non coinvolgeva la parte razionale di sé. Lasciava parlare l’irrazionalità e l’inconscio, “scegliendo” in modo del tutto inconsapevole i colori e gettandoli a caso sulla tela.
Durante la realizzazione dell’opera, l’artista era come assente e quasi non si rendeva conto che le sue mani lavoravano da sole. Solo una volta che il dipinto era terminato, secchio pitturasosteneva Pollock stesso, si rendeva conto di quello che aveva fatto.
Il risultato erano quadri astratti che però non riproducevano la realtà, anche se deformata, ma che rappresentavano le emozioni dell’uomo in relazione a una determinata situazione o periodo, le impressioni dell’individuo in relazione con quello che viveva.
La pittura gestuale parte proprio da qui. Non è una forma di arte che riproduce forme e concetti, ma che sfrutta i colori per visualizzare all’esterno il contrasto interiore di una persona, quello che è l’inconscio.
La tela diventa quindi un ambito per esprimere le proprie emozioni, la propria forza, la propria sensibilità, per vederle trasformate in colori e forme che rappresentano questo mondo inconscio, del quale certo una persona, a livello razionale, non si rende conto.
Infatti l’inconscio è tutto quello che siamo: istinti, potenzialità, sensibilità e che non conosciamo, ma è operativo all’interno dell’individuo e condiziona la sua coscienza e il suo comportamento.Una volta, però, che vengono messe sul bianco della tela, è possibile prenderne visione e imparare a gestirle.


Come si effettua
La pittura gestuale, come è stato accennato, consiste nel prendere con l’apposito pennello o con un barattolo colori, smalti e lanciarli letteralmente sullo spazio bianco della tela, senza però avere l’intenzione di creare una forma o di riprodurre qualcosa di reale.
Si deve lasciare che i gesti fluiscano spontanei, seguendo la voglia del momento, effettuando ora lanci più violenti ora facendo schizzi più delicati, ora utilizzando una quantità di colore che grondi sulla tela, ora usandone poco.
Tutto questo deve però avvenire cercando di mettere a tacere la parte cerebrale condizionata da buona educazione, paura, rispetto per gli altri. Solo così possono uscire i veri sentimenti e le vere emozioni. Proprio per il fatto che è “un gioco” si può mettere da parte la responsabilità che di solito contraddistingue l’essere umano adulto, ed esporre la verità di sé stessi.
Così lo spazio bianco diventa la possibilità di creare un mondo a sé, ed il pittore diventa il protagonista di questa possibilità.
Una volta terminato il dipinto, torna in causa la razionalità, che serve per analizzare criticamente il risultato, magari con l’aiuto dello psicologo che, almeno all’inizio, è presente nella realizzazione dei dipinti gestuali.
Se si nota, per esempio, che le macchie cromatiche sono come un grosso insetto con rotture, punte non proporzionali con altri elementi, grosse, che occupano quasi tutto lo spazio, significa che la persona ha un’aggressività che tende a nascondere. In questo modo è possibile rendersi conto del problema e aiutarsi a tirare fuori questa carica di energia aggressiva nascosta, coscientizzarla, superarla per utilizzarla al meglio.
Sappiamo che l’aggressività è una energia positiva ma se non viene compresa rischia di diventare distruttività.
I progressi nel cammino verso la conoscenza di se stessi passano proprio attraverso le opere che si realizzano: successivi quadri permettono di capire, attraverso la realizzazione di disegni diversi, se si stanno compiendo progressi.

Come imparare
Per dedicarsi alla pittura gestuale o psicosemantica non è necessario essere portati per il disegno o avere compiuto studi o carriera in campo artistico.
Molte persone che vi si sono dedicate erano anzi a digiuno in fatto di pittura ma hanno tratto soddisfazione da questa pratica.
Per iniziare occorre un esperto, perché solo con alcuni insegnamenti di base è possibile imparare a staccarsi momentaneamente dalla realtà e lasciare che siano le emozioni a dipingere il quadro. pittore
In genere per apprendere i principi di pittura gestuale si segue un training di due giorni sotto la guida di uno psicologo, capace e conoscente anche del mondo dell’arte, che fornisce alcuni rudimenti semplici, ma indispensabili, di base di storia dell’arte e di action
painting.
I primi incontri avvengono in gruppo, perché essere a contatto con altre persone è importante per entrare in un clima socializzante e amichevole, che permette di aprirsi e di esprimersi liberamente. In questo modo si diventa più spontanei, un po’ come quando, da bambini, si realizzavano lavori assieme ai compagni.
La difficoltà è proprio imparare ad esporre ciò che si sente, quello che si puntualizza all’interno di sé.
Gli strumenti di lavoro sono semplici.
Occorrono prima di tutto fogli di carta o cartoncino, barattolini, un supporto orizzontale, successivamente delle tele oltre a colori tipo smalti, tempere, vernici ed eventualmente un pennello essere fornito dal centro in cui si segue il corso base oppure può essere acquistato presso qualsiasi colorificio o cartoleria.


Come si procede
È fondamentale il luogo che si sceglie per lavorare.
Soprattutto per le prime volte, si deve scegliere uno spazio aperto, per esempio un prato, un giardino, una stanza ampia e vuota, una cantina.
Deve essere cioè un luogo in cui esprimersi liberamente, senza aver timore di sporcare.
Meglio non lavorare in casa o in salotto. Il timore di imbrattare tutto infatti impedisce la libertà fisica e mentale e non permette alle emozioni di fluire liberamente.
A volte esse sono così intense che la persona non riesce nemmeno a realizzare un dipinto (soprattutto all’inizio), perché spesso gli schizzi di colore escono fuori dall’area della tela.
Con il passare del tempo la tecnica migliora ed è possibile vedere il proprio mondo emotivo rappresentato sul bianco della tela con tratti, macchie, sfumature e contrasti.
Nel corso di incontri successivi con l’esperto la tecnica migliora ulteriormente ed è possibile anche dipingere da soli, per conto proprio.
A volte vengono realizzati dipinti importanti, che, letti in successione, indicano il miglioramento di uno stato d’animo e le tappe di evoluzione verso il superamento di un problema. Molti conservano un quadro, magari non particolarmente bello dal punto di
vista dell’estetica, ma che per loro rappresenta una tappa fondamentale del percorso interiore.


A chi é utile
La pittura gestuale viene insegnata da uno psicologo ma, almeno per il momento, non è compresa in un percorso terapeutico per guarire, per esempio, da fobie o disturbi dell’umore.
Si rivolge invece alle persone che non hanno veri e propri problemi, ma che, per esempio, hanno forme di insicurezza o si trovano ad affrontare certe responsabilità sul lavoro, perché devono coordinare team di collaboratori.
Persone che hanno necessità in proprio o per professione di raggiungere una sicurezza in più, una conoscenza delle proprie doti di natura, perché devono gestire problematiche superiori alla norma nel sociale.

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GENERALITA’ SULLA DEPRESSIONE
Varie essenze

Maria Vittoria BRIZZI TESSITOREFiori di Bach
Dott. in Medicina e Chirurgia Dott. in Lingue e Letterature
Straniere Prof. in Materie Letterarie
Genova
Tel. 010/54.51.677 Cell. 348/32.25.941

Non si deve confondere la depressione con l’infelicità. Quest’ultima può invaderci per un periodo soltanto limitato, può passare, cioé, in tempi ragionevolmente brevi soprattutto quando se ne capisce il motivo e quando persone amiche ci stanno vicine con il loro amore o amicizia che é pur sempre una forma di amore.
La consolazione aiuta a tornare a una vita quasi normale.
Nella depressione, invece, il malato non riesce ad accettare il proprio disperato stato d’animo rifiutando quella consolazione che diventa difficile o impossibile porgergli.
Il malato si chiude in se stesso.
Vuole cancellare i propri sentimenti negativi per non provare emozioni tristi ma non provandole, cancella anche i sentimenti positivi con i quali potrebbe equilibrare il proprio stato d’animo.
Attua una fuga dalla realtà.
La depressione é molto subdola, si infiltra lentamente, silenziosamente, provocando nel nostro profondo una specie di anestesia tanto radicata che potremmo non accorgerci più del fatto che non stiamo vivendo ma vegetando.
A questo punto sembra normale vivere una vita grigia. Questa fase é terribile, é quella della assuefazione alla quale non dobbiamo sottostare, perché, anche se il sonno può dare l’oblio, non dà certamente la gioia di agire, la capacità di convivere con i giorni di felicità come con quelli di disperazione.
L’esistenza é sicuramente un misto di bene e di male. Mi pare determinante riflettere su quest’ultimo pensiero il quale induce a constatare che dopo la pioggia torna il sole e
dopo la tempesta appare l’arcobaleno. Potremmo imparare molto dalla natura, se la osservassimo.
L’avvicendarsi delle stagioni ci dice che dall’autunno grigio e dall'inverno gelido si passa nuovamente al tepore della primavera e al sole rigeneratore dell’estate.
La depressione legata al cambio di stagione si manifesta, di solito, all’inizio dell’autunno, nella stagione in corso ora.
Diminuendo le ore di luce possono presentarsi sintomi che peggiorano a mano a mano che le giornate si accorciano. Fortunatamente, se la natura della depressione viene riconosciuta, può essere più agevolmente vinta. E’ utile stare esposti il più a lungo possibile al chiarore naturale.
La ghiandola pineale, stimolata dalla luce, assicura un buon equilibrio ormonale risolvendo alcuni problemi.
Alcuni dei sintomi del disagio in argomento sono la sonnolenza, l’ansia, l’irritabilità, la mancanza di concentrazione e anche quella di interesse per il sesso.
Siccome dai sintomi mentali si può giungere a quelli fisici, molti pazienti mi parlano di dolori addominali, ulcera, cefalea, artrosi e di infiniti altri.
E’ bene lasciar spiegare al malato i particolari di ciò che lo fa stare male per curare non soltanto il corpo ma anche la mente che deve essere risvegliata, non intorpidita.
Insieme ai farmaci necessari che, valutando caso per caso, preferisco siano di origine naturale, prescrivo anche (e non soltanto) uno o più fiori di Bach.
Tra questi, per la depressione, sono da tener presenti LARCH, PINE, STAR of BETHLEHEM, ROCK ROSE, IMPATIENS.
Non sono da usare tutti insieme e ognuno di essi deve essere adatto al tipo di depressione. Ogni essere umano é diverso dall’altro, almeno nelle sfumature del pensiero e ognuno di noi deve provare a capire se stesso.
La verità ci giunge, non di rado, dalle nostre intuizioni. In noi c’é un sé interiore che dovremmo ascoltare.
Quando avremo conosciuto noi stessi capiremo da soli qual’è il fiore di Bach a noi più utile.

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Calvizie: dal Giappone arrivano i capelli bionici

Autore: Dr.ssa. Cadigia HASSAN

Si chiamano Z e hanno lo stesso spessore, colore, forma e lucentezza dei capelli naturali. Grazie a una particolare tecnica implantologica, garantiscono una perfetta coesione con la cute. Non sono eterni, però…
La biotecnologia continua a fare passi da gigante e ora approda anche in testa per risolvere problemi più o meno estesi di calvizie sia maschile che femminile. Chi presenta
problemi di calvizie, anche totale, può ora contare sulle ultime innovazioni in materia di
capelli artificiali. I primi esemplari vennero creati dalla Nido di Tokyo nel 1972.
pelataDopo tre anni, iniziarono ad essere impiantati ai pazienti in forma semi-sperimentale. Le ricerche continuarono a proseguire perché l’obiettivo era quello di ricercare la massima efficacia dal punto di vista estetico e la massima sicurezza dal punto di vista medico.
Occorreva trovare un sistema per abbattere controindicazioni e complicanze e solo dopo 45 anni (cioè dai primi studi di Yamada, condotti negli anni Sessanta) si è arrivati oggi ai capelli Z che, per le loro eccezionali caratteristiche, si possono definire bionici.
Rispetto ai primi capelli artificiali, piuttosto grossi e facili a spezzarsi, i capelli dell’ultima generazione sono costituiti da polibutilene tereftarato, una sostanza biocompatibile (inerte e quindi priva di controindicazioni tanto da essere utilizzata anche per i vasi sanguigni artificiali), altamente elastica e resistente alle rotture.
Lo spessore dei capelli di sintesi è simile a quello dei capelli naturali, ovvero 95 micron, un decimo di millimetro, ed anche le scanalature orizzontali sono simili in modo da evitare un’eccessiva lucidità che li renda innaturali.
I capelli bionici si confondono perfettamente con il resto della chioma, anche perché hanno la stessa flessibilità e lucentezza dei capelli naturali. Una lieve differenza di consistenza può essere avvertita solo al tatto.
Colore e forma vengono garantiti da specifici procedimenti.
La colorazione avviene già in fase di produzione, utilizzando pigmenti inorganici incorporati per fusione all’interno della fibra del capello.
Quando il caso lo richiede, il medico implantologo rende i capelli di sintesi più o meno ondulati ricorrendo ad un particolare strumento.

IN TESTA A TUTTI
Tutti i cuoi capelluti possono beneficiare di un rinfoltimento bionico, da quelli che presentano aree limitate di diradamento (situazione molto comune nelle donne) a quelli soggetti a calvizie di piccola e media entità, così come le teste completamente glabre.
Laddove i capelli da impiantare sono piuttosto numerosi, si consiglia di procedere per gradi, in modo da non rendere troppo evidente un’inspiegabile “ricrescita”.
I capelli bionici restituiscono una capigliatura assolutamente naturale, ma presentano il piccolo inconveniente di non essere eterni: occorre considerare una perdita annua del
10-15%, da ricompensare eventualmente con un’ulteriore seduta ambuatoriale di un’ora.


LA TECNICA IMPLANTOLOGICA
L’impianto di capelli bionici avviene con il paziente comodamente seduto su una poltrona, molto simile a quelle utilizzate negli studi dentistici.
Una volta iniettato l’anestetico nel sottocutaneo, il medico conficca il capello nel cuoio capelluto utilizzando uno strumento a forma di penna, che agisce a scatto: una volta portata l’asola alla giusta profondità, questa rimane in sede mentre l’ago si ritrae.
In questo caso si crea una pseudoradice attorno e dentro alla quale crescono le cellule del tessuto fibroso che vanno ad ancorare il capello.
Durante tutta la fase di impianto, il medico dovrà prestare la massima attenzione affinché venga rispettate la giusta distanza tra un capello e l’altro nonché la giusta inclinazione,
a seconda della zona del cuoio capelluto in cui si va a intervenire.
L’inclinazione naturale è solitamente di quarantacinque gradi rispetto alla cute. Terminata la seduta chirurgica, dopo un accurato lavaggio, taglio e piega, il paziente può tornare a casa senza nessun bendaggio.
L’assunzione di un antinfiammatorio servirà a ridurre l’arrossamento. Per i primi dieci giorni, si consiglia di trattare i capelli con cautela. In capo ad un mese, i “nuovi” capelli saranno perfettamente ancorati e potranno essere trattati come quelli naturali. Magari con più energia: d’altronde si tratta pur sempre di una chioma bionica!


QUATTRO DOMANDE ALLO SPECIALISTA
Il primo a praticare l’impianto di capelli bionici in Italia è stato il dottor Raffaele Fusco, specialista all’Istituto Medico Quadronno di Milano con ventennale esperienza in materia di impianto di capelli di sintesi.
Dottor Fusco, qual è la caratteristica che rende i capelli bionici più affidabili rispetto ai loro antesignani?
Il fiore all’occhiello è un’asola del diametro inferiore ad un millimetro, ottenuta ripiegando e termosaldando il capello alla sua estremità. Grazie a questa, il capello impiantato ha la stessa resistenza alla trazione di un capello normale e lo si vede spuntare dal cuoio capelluto in modo del tutto naturale.
Da cosa viene assicurata questa perfetta coesione tra cute e capello?
Dall’applicazione, sulla parte finale del fusto (quella che resta all’interno della pelle) di un velo di collagene purificato, che aderisce alla fibra grazie ad un sofisticato sistema di legami chimici e che, per affinità biologica, si integra perfettamente con la cute, che non lo considera affatto un corpo estraneo.
Un vantaggio non solo estetico, ma anche funzionale: in questo modo viene eliminato il rischio di microfessure, che nei precedenti impianti di capelli di sintesi aprivano la strada a infiammazioni e microinfezioni.
Quanti capelli possono essere impiantati?
Nell’arco di una seduta, la cui durata oscilla da una a un massimo di quattro ore, possono essere impiantati fino a 4.000 capelli. L’intervento non è irreversibile: se per un qualsiasi motivo si desiderasse fare marcia indietro, il capello impiantato potrà essere facilmente
rimosso senza che all’interno della cute rimangano residui e senza lasciare ferite e cicatrici. Per questa operazione è sufficiente una trazione di 150 grammi per rompere l’asola e sfilare la fibra.
Si tratta di una tecnica costosissima?
Non in maniera eccessiva: occorrono circa 2mila euro per ricoprire una calvizie di media estensione. Per un rinfoltimento più “capillare” si può arrivare fino a 4-5mila euro.
A CHI RIVOLGERSI
Nido Roma, via Po 22
Tel. 848 860206
Nido Milano, via Quadronno 20
Tel. 848 860206
nidomilano@tin.it

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ASSOCIAZIONE ITALIANA SINDROME DI POLAND
Convegno AISP 3-5 Novembre 2006

Autore: Sig.ra. Eva NATICCHI
Presidente AISP Associazione Italiana Sindrome di Poland
Via Carlotta Benettini 4/1 16143 Genova
Tel. 010.5222238 info@sindromedipoland.org

AISP consolida la propria tradizione e rinnova l’invito all’incontro annuale ad amici, simpatizzanti e medici specialisti nei giorni 3, 4 e 5 Novembre 2006 a Montecatini Terme (PT).
Il convegno si propone come occasione di incontro tra soci, medici amici, famiglie che vivono l’anomalia di Poland.aisp
Attraverso lo scambio e la condivisione di esperienza tra persone di diversa età adulti, genitori, bambini é possibile vivere meglio la propria malattia.
Importante progresso sotto il profilo scientifico é l’attività del comitato scientifico dell’AISP che presenterà il Primo Protocollo diagnostico sulla anomalia di Poland, primo fondamentale passo per cominciare la divulgazione medica su questa malattia rara.
Saranno inoltre presentate le novità del registro nazionale sulla SdP, le nuove iniziative mediche e le nuove collaborazioni del mondo medico.
Anche quest’anno il Day Hospital Poland si sposta a Montecatini Terme.
Il giorno 4 Novembre, sarà presente lo staff al completo dei medici specialisti (genetista, ortopedico, chirurgo toracico e chirurgo plastico) disponibile per visite per bambini, ragazzi e adulti. Gli incontri vanno prenotati all’atto dell’iscrizione.
Il convegno AISP sarà inoltre occasione per approfondire e continuare l’impegno dell’Associazione per il benessere e la qualità di vita, tra le diverse attività:
* Day Hospital Poland
* Workshop tematici uomo, donna, genitore
* Progetto di Medicina Narrativa
* Sportello di consulenza legale
* Laboratori Ludico Educativi
* Psicomotricità, enfant massage, ginnastica etc.
* Attività in piscina per bambini, ragazzi e adulti (a proposito ricordate il costume!!)
* Mostre fotografiche
* E altro ancora...
L’incontro si terrà nell’incantevole Hotel Belvedere; grazie all’accoglienza della Famiglia Galligani, la struttura sarà a disposizione per tutte le attività.

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