Le più recenti innovazioni della chirurgia della cataratta

Autore: Dott. Lucio BURATTO
Presidente Onorario dell’ AISO
Accademia Italiana Scienze Oftalmologiche
P.zza Repubblica, 21 20124 Milano
Tel. 02/6361191 Fax 02/6598875
E-mail: office@buratto.com

Nei Paesi ad alto standard medico l’operazione di cataratta trova attualmente soluzioni chirurgiche che consentono nella gran parte dei casi ottimi risultati visivi; ciò è principalmente dovuto al fatto che in questi ultimi decenni i progressi in chirurgia oftalmica sono stati veramente tanti ed importanti; il microscopio operatorio ed il perfezionamento dei ferri chirurgici, ha cambiato radicalmente la qualità dell’intervento;
i recenti strumenti computerizzati per chirurgia hanno migliorato significativamente i risultati globali.
L’utilizzazione di nuovi dispositivi chirurgici e delle moderne tecniche operatorie e di nuovi cristallini artificiali ha reso l’operazione più semplice e più sicura ed in grado di fornire un migliore risultato funzionale per il paziente.
La metodica operatoria più aggiornata per rimuovere la cataratta è la facoemulsificazione,
una tecnica che ha largamente scavalcato tutte le altre tecniche precedenti, rivoluzionando letteralmente la chirurgia della cataratta.
Ma, oggi, l’intervento di cataratta non vuole dire solo rimozione di una lente opaca per ridare chiarezza di vista, vuol dire anche riabilitazione funzionale e ciò avviene con l’impianto di un cristallino artificiale, frutto di una tecnologia raffinatissima; ora questo intervento è sempre di più anche un intervento refrattivo; cioè in mani esperte e competenti consente anche la rimozione di eventuali difetti refrattivi preesistenti;
in pratica, se prima il paziente portava agli occhiali per miopia o per ipermetropia, dopo l’intervento può vedere corretto anche il suo difetto preesistente!
Ma non è tutto, ora ci sono nuove generazioni di cristallini multifocali ed accomodativi; essi possono consentire al paziente di eliminare non solo l’occhiale per lontano, ma anche quello per vicino e, quindi, consentire una vita praticamente indipendente dall’occhiale.
Nelle tecniche attuali di rimozione della cataratta (la cataratta è una piccola lente simile ad una grossa lenticchia) si pratica un piccolissimo taglio (circa 2,5 mm) nella periferia della cornea, si asporta l’involucro anteriore della cataratta e poi con una sottile cannula che vibra a velocità di ultrasuoni si frammenta la cataratta: i frammenti vengono contemporaneamente rimossi mediante aspirazione e l’involucro residuo della cataratta viene deterso ed utilizzato per ospitare il nuovo cristallino artificiale.
La tecnica classica di facoemulsificazione, ma anche quelle più recenti ed innovative come l’Ozil o l’Aqualase, è una tecnica rapida, indolore e che offre anche questi altri vantaggi: il trauma chirurgico è ridotto per la limitata apertura dell’occhio; il recupero
visivo è rapido: in parecchi casi l’occhiale, se necessario, viene prescritto tre o quattro giorni dopo l’intervento.
Nella gran parte dei casi l’operazione non richiede punti di sutura per cui non ci sono fastidiosi astigmatismi postoperatori e irritazioni locali dovute alla sutura; la riabilitazione generale è rapida: il paziente può riprendere dopo pochi giorni le sue abituali attività; inoltre gran parte dei pazienti può essere operata in ambulatorio per cui c’è abolizione
della degenza in ospedale ed in anestesia con gocce di collirio quindi senza iniezione di anestetici o altri farmaci; l’intervento dura 15-20 minuti.
Sebbene l’intervento di cataratta sia un atto che è notevolmente migliorato in sicurezza, le complicazioni sono sempre possibili specialmente nei casi “difficili” (cataratta associata a glaucoma, miopia, diabete, infiammazione, trauma, ecc.); però, le complicazioni che possono condurre alla perdita totale della visione (infezione, emorragia grave) sono fortunatamente molto rare; le complicazioni di altro genere, cioè meno gravi sono pure abbastanza rare ma più frequenti; in quest’ultimo tipo di complicazioni l’esperienza e la
preparazione dell’operatore oltre che le strumentazioni di cui dispone sono elementi fondamentali nel ridurre l’entità delle conseguenze sull’organo visivo.
Ma vediamo una per una tutte le più recenti innovazioni, sia nella tecnica operatoria che nel campo dei cristallini artificiali.
1) Nella tecnica chirurgica Abbiamo detto che l’intervento moderno di cataratta consiste nel rimuovere l’involucro anteriore della stessa, svuotare il contenuto cioè rimuovere il
nucleo centrale ed inserire un cristallino artificiale al suo interno.
Da circa 30 anni ormai per la rimozione del nucleo centrale si usano, sia pure con periodici e continui miglioramenti, gli ultrasuoni della facoemulsificazione; questi azionano un tubicino metallico che vibra 40.000 volte al secondo ed esso agisce come un sottile martello pneumatico che frammenta La facoemulsificazione torsionale (=Ozil), pur utilizzando oscillazioni ultrasoniche, le usa in maniera diversa rispetto alla facoemulsificazione classica: la punta oscilla con un movimento pendolare che comporta un effetto più dolce e delicato di scolpitura/rasatura del materiale catarattoso; non solo ma la procedura comporta minor emissione di calore e minor consumo di liquidi
per la rimozione dei frammenti. Inoltre, la velocità è inferiore (32 khz cioè 32.000 volte al secondo invece che 40.000) ma soprattutto la punta agisce in modo diverso: la punta non
esegue più movimento in avanti ed indietro ma compie un movimento oscillatorio; questo movimento elimina o riduce la repulsione del materiale del cristallino opacizzato, migliorando l’efficienza e l’efficacia della emulsificazione. Non solo ma l’effetto repulsivo che ha la punta ad U/S tradizionale comporta il fatto che microframmenti di cataratta
continuano a vagare nell’area dove avviene la frammentazione e ciò per effetto della turbolenza indotta dalla in minuscoli pezzi il materiale catarattoso; i pezzetti poi vengono aspirati attraverso il foro centrale per effetto di una pompa che crea vuoto.
Fra i vari fattori che possono creare difficoltà due sono dipendenti da questa modalità di emissione degli ultrasuoni: uno è il fatto che, nel suo avanzamento, la punta tende ad allontanare il materiale duro che viene a contatto; l’altro è che questa vibrazione ad altissima velocità crea calore nell’area in cui la punta vibrante è a contatto con i
tessuti dell’occhio e cioè nell’incisione.
Sebbene questa metodica abbia progressivamente fornito sempre migliori risultati, soprattutto con i numerosi perfezionamenti avuti nel corso degli anni, una recente innovazione ne ha migliorato ancora di più l’uso: la facoemulsificazione torsionale o Ozil
E’ questa un perfezionamento della facoemulsificazione ad ultrasuoni; esso consente una frammentazione della cataratta delicata, senza emissione di calore e con riduzione delle complicazioni; viene utilizzata soprattutto per la cataratta di media durezza.
La facoemulsificazione torsionale (=Ozil), pur utilizzando oscillazioni ultrasoniche,
le usa in maniera diversa rispetto alla facoemulsificazione classica: la punta oscilla con un movimento pendolare che comporta un effetto più dolce e delicato di scolpitura/rasatura del materiale catarattoso; non solo ma la procedura comporta minor emissione di calore e minor consumo di liquidi per la rimozione dei frammenti.
Inoltre, la velocità è inferiore (32 khz cioè 32.000 volte al secondo invece che 40.000) ma soprattutto la punta agisce in modo diverso: la punta non esegue più movimento in avanti ed indietro ma compie un movimento oscillatorio; questo movimento elimina o riduce la repulsione del materiale del cristallino opacizzato, migliorando l’efficienza e l’efficacia della emulsificazione.
Non solo ma l’effetto repulsivo che ha la punta ad U/S tradizionale comporta il fatto che microframmenti di cataratta continuano a vagare nell’area dove avviene la frammentazione e ciò per effetto della turbolenza indotta dalla circolazione del liquido all’interno dell’occhio: con la riduzione della repulsione si ha meno materiale vagante e, quindi, meno azione traumatica sui tessuti circostanti e, quindi, minor infiammazione postoperatoria.
Secondo l’opinione di numerosi chirurghi internazionali, la tecnica torsionale è destinata a diventare, entro i prossimi 3-4 anni, la modalità operatoria che verrà adottata dalla maggioranza dei chirurghi per gli interventi di cataratta.
Il microgetto d’acqua: Aqualase
Ma Ozil non è l’unica importante innovazione nelle apparecchiature per rimuovere la cataratta; c’è pure Aqualase.
E’ un metodo di rimozione del cristallino completamente nuovo che utilizza un microgetto di soluzione salina bilanciata per “rompere” e rimuovere in condizioni di ottima sicurezza il materiale costitutivo della cataratta; esso rappresenta la prima vera variante e
alternativa rispetto alla facoemulsificazione a ultrasuoni nella chirurgia delle cataratte molli e medio dense.
I vantaggi del metodo di Liquefazione consistono nel fatto che non vi è possibilità
che si verifichino ferite da ustione poiché non vi è alcun movimento meccanico della punta e nessun tipo di energia termica o laser viene dissipata nella camera anteriore
e nel fatto che non vi è alcun movimento della punta all’interno dell’occhio per cui c’è minor possibilità di indurre danni interni.
Uso di micropunte: anche la facoemulsificazione classica, che comunque rimane la tecnica maggiormente in uso tra i chirurghi specializzati nell’operazione di cataratta, ha
subito molti perfezionamenti dal suo nascere.
Innanzitutto le macchine sono in grado di ottimizzare l’uso degli ultrasuoni e l’uso dei dispositivi di rimozione/aspirazione dei frammenti ma soprattutto le punte sono divenute più sottili; esse quindi consentono, fra le altre cose, di operare con una incisione ancora
più piccola: fin dal suo nascere, la facoemulsificazione si è fatta attraverso aperture di 3,2 mm, poi, piano piano, si è scesi a 3,0 e poi a 2,8; ora è possibile rimuoverla anche attraverso 2,2 mm e qualche chirurgo è riuscito a scendere fino a 1,8 mm (sebbene
poi si debba ampliare per inserire il cristallino artificiale), ciò , oltre a fornire una maggiore stabilità della ferita, consente di ridurre l’entità dell’astigmatismo indotto; e quindi di favorire un più rapido recupero funzionale.
Customizzazione, cioè personalizzazione.
Facoemulsificazione con getto d’acqua o quello torsionale e quello ad ultrasuoni
classici con micropunte o con punte standard consentono la customizzazione cioè la personalizzazione dell’intervento chirurgico, cioè possibilità per il chirurgo di scegliere fra le nuove soluzioni di erogazione dell’energia (=tecniche operatorie) per
aumentare l’efficacia e la sicurezza dell’intervento, adeguandolo alle singole situazioni patologiche dei pazienti.
Ciò perché oggi, più che mai, il chirurgo si trova di fronte a pazienti con cataratte di densità differenti associate o meno alle più svariate patologie; non solo ma il paziente ha maggiori aspettative per cui la rimozione del cristallino deve necessariamente avvenire
con un approccio personalizzato in modo da ottenere sempre di più il risultato desiderato in ogni singolo e specifico caso clinico. Per fare ciò occorre, quindi, personalizzare il tipo di trattamento ed adeguarlo al meglio alle diverse patologie.
Le nuove tecniche forniscono al chirurgo un nuovo orizzonte chirurgico che
consente di operare con incisioni molto piccole senza che ciò riduca il controllo e la stabilità dell’atto operatorio ed i nuovi strumenti per facoemulsificazione consentono di personalizzare le varie fasi chirurgiche.
Ultrasuoni classici per la cataratta più dura, eventualmente in associazione con la tecnica torsionale
Ozyl: per la cataratta standard , cioè per quella di media durezza
Microgetto d’acqua per le cataratte molli

2) INNOVAZIONI NELLE IOL
Premessa
Quando un paziente vede la vista appannarsi, quasi sempre vuol dire che la cataratta è arrivata e che occorre fare l’intervento con impianto di un cristallino artificiale. Ma non tutti i pazienti sanno che attualmente ci sono cristallini e cristallini. ..
Cosa vuol dire? Non solo che ci sono cristallini fatti con differenti materiali, di forma diversa, dimensioni differenti, ecc., ma anche e soprattutto che ci sono cristallini in grado di offrire prestazioni particolari, cioè in grado di soddisfare specifiche esigenze del
paziente.
Innanzi tutto è molto importante puntualizzare ancora che se un paziente
prima dell’intervento soffre di miopia o ipermetropia il chirurgo può qualora il paziente lo desideri, correggere il difetto ed eliminare l’occhiale per lontano (o per vicino a seconda delle esigenze della persona).
Occorre poi sapere che alcuni cristallini necessitano di una ampia incisione per essere introdotti (cristallini rigidi) ma che ci sono cristallini morbidi, in grado di entrare “piegati” nell’occhio e, quindi, attraverso una incisione piccolissima che non richiede suture e che guarisce più rapidamente.
I due tipi offrono modalità e tempi di guarigione diversi e recupero visivo in tempi differenti. I cristallini pieghevoli poi possono essere prodotti in vari
materiali tra cui silicone, acrilico idrofobo, acrilico idrofilo, ecc.
Scelta della IOL e sicurezza chirurgica Sicurezza nella chirurgia della cataratta vuole dire oltre che fare un buon intervento inserire anche un cristallino di buona qualità.
Le Multinazionali hanno prodotti sicuramente più testati delle aziende Nazionali ed Europee perché i loro prodotti sono approvati dalla FDA che in materia è molto severa, molto più del marchio CE europeo; inoltre vendendo in tutti i Paesi del Mondo, subiscono
sui loro prodotti verifiche dagli organi di controllo dei singoli Paesi; inoltre i prodotti, essendo inseriti da chirurghi di diversa preparazione ed estrazione ed essendo le lenti impiantate in pazienti di razza diversa, di età diversa ma soprattutto in condizioni chirurgiche diverse (non tutte le strutture chirurgiche sono cliniche americane di super
lusso….ci sono anche i campi chirurgici mobili che operano in paesi del Terzo Mondo) subiscono le verifiche “sul campo” più complete. In breve su queste considerazioni, se una struttura operatoria desidera fornire un cristallino sicuro, deve impiantare un prodotto di aziende multinazionali.
Le più recenti innovazioni nelle lenti intraoculari o cristallini artificiali consistono in
· Cristallini torici: sempre di più i cristallini sono introducibili attraverso incisioni più piccole; minore è l’incisione, minore è la possibilità di indurre astigmatismo; per correggere l’astigmatismo preesistente all’insorgenza della cataratta, si impiantano i
cristallini torici pieghevoli che sono in grado di correggere forti astigmatismi preoperatori, consentendo così la riduzione o eliminazione dell’occhiale astigmatico.
· Cristallini gialli: da non molto tempo sono anche disponibili cristallini in grado di proteggere la retina da alcune radiazioni che, in pazienti a rischio, possono provocare o accelerare la maculopatia senile, malattia che è la principale causa di cecità
legale dell’anziano nei paesi industrializzati.
· Cristallini asferici: la qualità della vista successiva all’intervento ha molta importanza; alcuni cristallini attuali hanno caratteristiche ottiche tali da ridurre le aberrazioni di sfericità (imperfezioni ottiche) e quindi chi ha, per esigenze di lavoro e personali,
bisogno non solo di vedere bene ma avere anche una vista di buona qualità, può trovare, in queste protesi, un piccolo elemento di perfezionamento.
· Cristallini anti-cataratta secondaria: la cataratta secondaria consiste nell’opacamento dell’involucro che ospita il cristallino artificiale. Parecchi dei cristallini attuali sono a
bassissimo rischio di formazione di cataratta secondaria e sono quindi più adatti a chi ha problemi di retina; per evitare l’opacamento secondario, si ricorre ad un tipo di materiale (acrilico idrofobo) ed alla forma dei margini del disco ottico, altre alla conformazione della superficie posteriore.
Ma la innovazione più importante dell’ultimo periodo nel campo della visione per l’operato di cataratta sta nel cristallino che può eliminare l’occhiale per vicino e per lontano; a tale scopo, esistono alcuni modelli di cristallini artificiali accomodativi e multifocali.
I primi, sotto opportuno stimolo, effettuano piccoli movimenti in avanti e indietro e possono mettere a fuoco a varie distanze, sollevando il paziente dalla necessità di usare occhiali da lettura; questi cristallini, pur fornendo risultati apprezzabili, sembrano perdere parte del loro effetto con il passare del tempo, per cui, attualmente, il loro uso è stato ridotto.
Su un principio diverso, ma in grado di fornire un risultato simile ma più stabile nel tempo, sono i cristallini multifocali di nuova generazione; essi il risultato lo ottengono utilizzando alcune zone della lente per la vista da vicino ed altre per quella da lontano; sono cioè in grado di permettere la messa a fuoco a varie distanze; essi possono,
quindi, consentire al paziente di eliminare, completamente o quasi, non solo l’occhiale per lontano, ma anche quello per vicino e far vivere al paziente una vita senza occhiali.
Però, c’è un piccolo “prezzo” da pagare; queste lenti danno di sera qualche fastidio ed aloni con le luci e comportano una moderata riduzione della qualità visiva.
In conclusione, il cristallino artificiale è la protesi in assoluto più usata, quella che fornisce i migliori risultati chirurgici, quella che permette al paziente di meglio “vedere” i benefici dell’intervento, quella meglio tollerata; è anche quella che consente di leggere, di guidare, di condurre in pratica una vita normale senza l’obbligo di portare quegli
enormi occhiali o quelle fastidiose lenti a contatto che gli operati di cataratta di non molti anni or sono erano obbligati ad utilizzare.
Non solo ma oggi esistono e si usano sempre di più cristallini “particolari” per soddisfare esigenze “particolari” del paziente.
A ciascuno il proprio cristallino:
In base al colloquio con il paziente e ad un’accurata e completa visita oftalmologia comprendente un’ampia gamma di esami, il chirurgo potrà identificare il tipo di lente che potrà offrire il miglior risultato al paziente per le varie utilizzazioni e circostanze della
sua specifica e personale vita quotidiana.
IOL multifocali: per la visione da lontano e da vicino; essi consentono una vita non più dipendente dagli occhiali per i pazienti affetti da cataratta.
IOL toriche: offrono la possibilità non solo di ristabilire la vista in seguito alla rimozione della cataratta ma anche di correggere l’eventuale astigmatismo preesistente
IOL asferiche: per migliorare la qualità visiva, specialmente notturna, del paziente operato di cataratta.
Sono prive di personalizzazione ma sono disponibili anche in colore giallo: queste, oltre che ridare la vista all’operato di cataratta consentono di effettuare la protezione della macula (la maculopatia senile è la principale causa di cecità legale nei paesi industrializzati).
Per chi invece non ha cataratta ed è affetto da un forte difetto di miopia, astigmatismo ed ipermetropia non correggibile con il laser ad eccimeri, esistono, invece, i cristallini fachici; vengono posizionati all’interno dell’occhio, in sedi diverse a seconda del modello e sono in grado di cambiare la vista e la qualità di vita del paziente.
Insomma, poiché ogni paziente e ogni occhio è diverso dall’altro…a ciascuno il proprio cristallino! Cosa ci riserva il futuro dei cristallini artificiali:
- Cristallini modificabili con la luce: se dopo l’intervento rimane un piccolo difetto visivo si può correggere con un raggio di luce modificando il potere ottico del cristallino.
Cosa vuol dire? Vuol dire che, una volta inserito nell’occhio ed ottenuta la guarigione chirurgica, è possibile cambiare il suo potere ottico, utilizzando un particolare fascio di luce che consente di cambiare la curvatura del cristallino e, quindi, il suo potere; ciò
consentirà un ulteriore perfezionamento dei risultati ottici e visivi; infatti, con tale prodotto, si potrà cambiare la refrazione postoperatoria del paziente; per chiarire meglio… se al paziente residua una diottria di ipermetropia si potrà correggerla, stessa cosa per l’astigmatismo e/o la miopia; ciò vuol dire che si potrà garantire al paziente
l’emmetropia!
Maggiori informazioni su:
1) le iol gialle
La Degenerazione Maculare Senile è una patologia che colpisce la visione centrale del paziente ed è la più comune causa di perdita della visione in persone di età superiore ai 60 anni.
Il rischio di questa patologia aumenta con il passare del tempo; alcuni studi indicano che il rischio di AMD può essere circa del 30% in pazienti di 75 anni; la luce di una certa lunghezza d’onda può contribuire alla sua insorgenza, se non viene opportunamente filtrata. Il cristallino naturale umano possiede proprietà che aiutano a proteggere la retina da possibili danni provocati dai raggi ultravioletti e dai raggi visibili di colore. Quando un cristallino, affetto da cataratta, viene rimosso e sostituito con una lentina intraoculare, questa difesa naturale viene fortemente ridotta. Per questa ragione, nei primi anni 80, le aziende produttrici di cristallini artificiali iniziarono a fabbricare
lentine con cromofori integrati per il filtraggio dei raggi ultravioletti (UV) per aiutare a bloccare i raggi di luce invisibili, lunghezza d’onda fra 200 e 400 nm.. La prima IOL con caratteristiche di assorbimento dei raggi UV è datata 1983 e oggi, tutte le lenti presenti sul mercato contengono questa protezione di base.
Il filtro UV attualmente disponibile sul mercato non è, però, in grado di proteggere dai danni indotti dalle lunghezze d’onda della luce visibile, cioè della luce blu che viene trasmessa attraverso lunghezze d’onda superiori agli ultravioletti, da 400 a 700 nm.
L’esposizione prolungata ai raggi di luce visibile blu è considerato come un fattore di danno alla retina ed alla macula. Gli studi in letteratura suggeriscono che questa sia la principale condizione per l’incidenza della Degenerazione Maculare Senile.
Negli ultimi anni è stata attribuita una maggiore importanza al ruolo della luce blu come potenziale rischio per la vista, in una prospettiva di lungo termine.
E’ così nata l’esigenza di una lente con filtro alla luce blu per la protezione della retina, dopo intervento di cataratta.
Questo tipo di cristallino può essere di aiuto per limitare l’insorgenza della Degenerazione Maculare Senile, una alterazione della retina che impedisce a tantissimi anziani di leggere, scrivere e fare altre cose.
2) il cristallino multifocale
Per definire la capacità visiva in genere si prendono in considerazione 3 distanze dall’ occhio.
La visione per lontano (cinema, guida etc..), la visione per vicino (lettura, cucito etc:.), la visione intermedia detta anche visione per il computer o per lo spartito musicale.
Per capire bene il funzionamento delle lenti correttive è utile sapere che il nostro apparato visivo ci dà una prestazione visiva con due caratteristiche ben precise:
1- La quantità visiva: ad esempio alcuni occhi possono vedere 10/10 (che di solito corrisponde all’acuità visiva massima), altri , invece, riescono a vedere solo 6 o 5/10 o meno (acuità visiva parziale) perché la retina o il nervo ottico o la cornea hanno qualche problema e non consentono il raggiungimento dell’ acuità visiva massima.
L’impianto di cristallino artificiale, pur restituendo chiarezza alla vista, non è sempre sufficiente per ridare la massima acuità visiva; affinché ciò avvenga occorre almeno che tutte le strutture dell’occhio siano sane e correttamente “funzionanti”.
2- La qualità visiva: anche se un occhio riesce a vedere 10/10, cioè il massimo, può vedere sfuocato o con qualche distorsione o anomalia; ciò vuol dire che la qualità visiva non è ottimale. Uno dei parametri per fare un’analisi accurata della qualità visiva
è la cosiddetta sensibilità al contrasto”, cioè la capacità che il nostro occhio ha di percepire due immagini vicine come distinte o vedere due colori diversi anche se la loro differenza cromatica non è rilevante. Questa capacità del nostro occhio è fondamentale
in alcune condizioni della vita quotidiana: visione al tramonto o di notte, visione di schermi luminosi (computer, tv) etc..
Quindi una buona visione generale è quella permessa da una lente che abbia in sé le caratteristiche di dare buona quantità e buona qualità visiva..
Le lenti multifocali intraoculari o cristallini artificiali multifocali sono lenti di nuova generazione che permettono, come le lenti multifocali degli occhiali (che però hanno una modalità di funzionamento diversa), di avere visione sia per lontano che per vicino.
Queste nuove lenti sono costruite esattamente con lo stesso materiale delle altre lenti intraoculari che è ottimamente tollerato dall’occhio, e differiscono per l’architettura oltre che per le “prestazioni”, permesse grazie al disegno particolare della lente.
Per quanto riguarda l’architettura della lente, la differenza principale sta nel fatto che la parte ottica di questo cristallino ha diversi anelli concentrici di diverso potere che consentono la funzione visiva a distanze diverse; in pratica è come se ogni lente fosse un
“insieme” di lenti per permettere la visione a diverse distanze.
Con queste lenti si può offrire così una condizione che permette di svolgere gran parte delle attività quotidiane senza dipendere dall’occhiale per lontano e per vicino, o addirittura permettere l’eliminazione completa dell’ occhiale.
Riassumendo, questa lente ha lo scopo di permettere il recupero della visione per le 3 distanze ma non è tutto perfetto e qualche inconveniente può esserci:
· nella visione da lontano, i risultati sono generalmente ottimali ma con qualche difficoltà in visione notturna; infatti, gli anelli della lente possono provocare qualche abbagliamento od alone in presenza di luci artificiali o nelle ore serali o notturne; inoltre, la sensibilità al contrasto è lievemente inferiore rispetto alle altre lenti; per chi guida molto di sera queste lenti non sono quindi sempre consigliabili.
· Nella visione per vicino, le lenti multifocali consentono nella grande maggioranza di leggere senza occhiali ma talvolta occorre avvicinare l’oggetto di lettura più di quanto si fa con l’occhiale.
· Nella visione intermedia, la lente multifocale intraoculare può dare una sufficiente
visione per il computer ma spesso può richiedere una correzione aggiuntiva con occhiali.
Chi richiede l’impianto di un cristallino multifocale deve inoltre essere a conoscenza che l’intervento, come anche nel caso delle altre lenti intraoculari più tradizionali, non dà la sicurezza matematica dell’eliminazione totale del difetto di refrazione (miopia, astigmatismo ed ipermetropia); talvolta, può infatti rimanere un difetto di refrazione
diverso da quello previsto pur eseguendo i calcoli preoperatori correttamente per scegliere il potere del cristallino artificiale (i tessuti umani non sempre rispondono ai calcoli matematici!); ciò può richiedere l’uso di occhiale in alcune condizioni della vita di relazione o un intervento laser per correggere il difetto residuo. In casi molto rari, per motivi di vario genere, come accade anche per gli altri cristallini, può rendersi necessaria
la rimozione della lente intraoculare e la sua sostituzione con un’altra.
Inoltre, occorre specificare che non tutti i pazienti sono idonei all’impianto di un cristallino multifocale; ad esempio, il paziente con problemi alla retina, o con glaucoma o con forte astigmatismo, è poco adatto; questo cristallino artificiale multifocale inoltre non sempre è possibile utilizzarlo negli occhi miopi, soprattutto nelle forti miopie, perché la struttura degli occhi miopi elevati pone delle difficoltà. Il paziente deve comunque
essere al corrente che questi cristallini per poter fornire visione a quasi tutte le distanze devono sottostare a compromessi: ciò significa che l’occhio con una lente intraoculare multifocale ha più disturbi di sera ed in presenza di luci artificiali che con un cristallino
monofocale; occorre quindi che il paziente abbia reali aspettative ed una forte motivazione a svolgere le sue attività quotidiane senza occhiali. In conclusione, il cristallino multifocale non è indicato per tutti gli occhi nè per tutti i pazienti e, comunque, richiede una valutazione preoperatoria molto accurata ed una tecnica operatoria molto precisa; premesso ciò il cristallino multifocale di nuova generazione è in grado di fornire risultati globali superiori ai tradizionali cristallini monofocali nel senso
che può consentire una vita ed una vista indipendente dagli occhiali.

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Come vincere l’impotenza sessuale

Autore: Prof. Aldo Franco DE ROSE
Andrologo e Urologo
Genova
aldofdr@libero.it

L’ impotenza sessuale maschile è caratterizzata dalla impossibilità di ottenere una sufficiente rigidità per la penetrazione vaginale.
Anche se le cause sono spesso organiche (ascolari, endocrine, neurologiche) la componente psichica è sempre presente, accompagnando il disturbo con atteggiamenti depressivi, ansia, ridotta autostima e altri comportamenti negativi, che vanno
ad influenzare soprattutto la vita di relazione.
Ciò che contraddistingue il soggetto con disturbi dell’erezione è dunque la paura, il timore per il rapporto sessuale, la certezza dell’insuccesso; insomma un disturbo funzionale che si frappone tra il desiderio sessuale e la soddisfazione, causando un disagio psicologico certamente grave.
La Fiducia nelle Nuove Terapie
Dall’ottobre del 1998, con la commercializzazione del Viagra, molto è cambiato: sesso e sessualità sono diventati più familiari, discussioni sul benessere sessuale della coppia si
sono imposte con più energia, raggiungendo un risultato importante: più fiducia nei confronti delle terapie, conoscenza di un nuovo specialista, l’andrologo, e abbattimento dei tempi di attesa prima di recarsi da medico per denunciare il problema. Si passa
dai 5-10 anni, aspettando che tutto, prima o poi, si possa risolvere, in media ai due anni. Da una parte finisce quindi lo spauracchio delle terapie costituite dalle punture e dalle
protesi peniene, dall’altra la ricerca scientifica, dopo appena due anni dall’uscita del viagra, spinta anche da questo fermento, fornisce un nuovo contributo: sul mercato arrivano altre due compresse che hanno un tempo di durata maggiore rispetto al Viagra:
il Cialis e il Levitra. In base alle caratteristiche di ognuna di queste compresse incomincia anche “una gara” commerciale fra le aziende … ma, agli occhi della gente comune,
diventa viagra…”mi prescriva il viagrache dura di più”… mi prescriva il primo viagra”…. “la pillola blu”... Noi crediamo che, a trarne reale vantaggio, oltre al guadagno delle stesse aziende, siano stati soprattutto i pazienti. Inoltre, la possibilità di scegliere una compressa con caratteristichedifferenti ha spinto le “persone bisognose” a recarsi dal medico, addirittura dopo meno di un mese dall’inizio del disturbo, fiduciosi di trovare
una soluzione al singolo problema.
Oggi infatti l’impotenza sessuale maschile può essere risolta anche in casi estremi: quando il sangue arterioso non raggiunge a sufficienza i corpi cavernosi per la necessaria rigidità (arteriopatia), in caso di mancata trasmissione dello stimolo per interruzione
delle fibre nervose dopo intervento per tumore prostatico o dopo incidente stradale. Infine la classica malattie del pene, l’induratio penis plastica. Spesso all’incurvamento
del pene è associato deficit erettivo: in questi casi il trattamento sarà
costituito dall’impianto di protesi per consentire una erezione associata alla correzione della curvatura.
Tuttavia si incomincia sempre con le “pastiglie dell’amore”. Se queste non sono sufficienti, bisogna studiare attentamente il caso con la registrazione delle erezioni notturne con il Rigiscan, ecocolordoppler dinamico del pene, eventuali potenziali evocati
e suggerire l’utilizzo delle punture intracavernose di prostaglandine.
Le protesi
Solo successivamente e dopo aver avuto un colloquio con entrambi i componenti della coppia, si consiglianole protesi peniene. In questo campo l’industria e la ricerca hanno
fornito allo specialista prodotti sempre più sofisticati e molto più naturali.
Si è passati dalle protesi a volume fisso, a quelle a volume variabile.
Le prime sono meno costose (1,5-3 mila euro) ma costringono a convivere con una costante rigidità peniena, a cui si ovvia posizionando il membro verso l’addome, in basso, lato dx o sn, in modo che risulti “poco evidente e poco ingombrante”. Le seconde
superano i 7 mila euro, funzionano mediante un sistema idraulico e per questo soggette, seppur raramente, a guasti meccanici (meno dell’1%). Nel complesso però risultano più fisiologiche in quanto consentono di ottenere l’erezione prima del rapporto sessuale.
Esse sono composte da due cilindri che si inseriscono nei corpi cavernosi, una “pompetta”, situata nello scroto, che serve per attivare e disattivare la protesi e il serbatoio, posizionato nell’addome (protesi tricomponente).
A volte il serbatoio fa corpo con la pompetta (protesi bicomponente). Poco prima
del rapporto sessuale, azionando la pompetta nello scroto, si consente ai due cilindri posizionati nel corpo cavernoso di dx e di sn, di riempirsi di liquido proveniente dal serbatoio in addome e quindi di raggiungere una ottima erezione.
Da questo momento il rapporto procede senza alcuna differenza rispetto ad una persona normale. Infatti dopo l’impianto di protesi peniene la sensibilità del pene è perfettamente conservata e anche l’eiaculazione è presente, assieme all’orgasmo.
Naturalmente c’è il vantaggio che se si desidera continuare il rapporto, questo è possibile perché l’erezione è assicurata dalla protesi.
Comunque a fine rapporto la protesi può essere disattivata schiacciando la porzione inferiore della pompetta e piegando i due cilindri. Nei sistemi più sofisticati, come la protesi AMS Momentary Squiz, (AMS è aziende laeder del settore) solo azionando un
pulsantino, facilmente identificabile, le protesi ritornano in condizione di riposo. Al fine di evitare infezioni, le protesi di ultima generazione, sono ricoperte di antibiotici che iniziano a rilasciare localmente subito dopo l’intervento e per 28 giorni.
Tutto ciò ha consentito di ridurre a meno del 1% le infezioni degli impianti.
La soddisfazione della coppia
A parte rari casi, l’impianto di protesi peniene, è stato sempre giudicato soddisfacente per i rapporti sessuali.
A questa, quasi sempre, si è aggiunta anche la soddisfazione della partner.
Addirittura, in alcuni casi, è stato osservato il rifiuto della puntura intracavernosa in favore proprio dell’impianto delle protesi.

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“Pedagogia nera”: la filosofia di Schreber

Autore: Dott. Roberto VINCENZI
Psicologo
Studio: Via Cairoli 11, Genova
Tel: +39.010.2477034
vincenzi@ordinepsicologiliguria.it www.roberto-vincenzi.com

Nel 1973 lo psichiatra americano Morton Schatzman, ha scritto un testo intitolato “Soul Murder”(Omicidio di anima), che, nello stesso anno, in Italia è stato pubblicato da Feltrinelli col titolo “La famiglia che uccide”.
In questo libro Schatzman descrive ed interpreta il caso di Daniel Paul Schreber (1842 – 1911), un famoso giudice tedesco, Presidente della Corte di Appello di Dresda, che fu seguito da Sigmund Freud.
Il giudice Schreber, all’età di 42 anni impazzì, fu curato, migliorò la sua salute, ma, otto anni dopo, ebbe una grave crisi, dalla quale, sembra, non si riprese mai del tutto e non fu più possibile definirlo una persona “normale”.
La pazzia di Schreber fu classificata come “un caso di paranoia e schizofrenia”.
La malattia presentava, tra l’altro, una forma di delirio molto complesso, che l’autorità giudiziaria, alla quale Schreber si era rivolto, chiedendo di essere dimesso, descrisse come segue: “Egli ritiene di essere chiamato a redimere il mondo e a restituire ad esso la perduta beatitudine …………”.
Riteneva di essere un illuminato, di essere ispirato direttamente da Dio, viveva continuamente “miracoli” e, come spesso accade per le psicosi, al di fuori di queste sue idee, conservava ottime capacità intellettuali e non aveva perduto le sue competenze in campo legale e giuridico. Trascorse tredici anni delle sua vita in ospedali psichiatrici
e vi morì. Pubblicò un libro “Memorie di un nevropatico”, nel quale descriveva le sue idee; scrisse di se stesso: “Quando la mia malattia di nervi sembrava pressoché incurabile,
raggiunsi la convinzione che un assassinio di anima era stato compiuto su di me da parte di qualcuno”.
Allargando un po’ il punto di osservazione, rileviamo che il fratello maggiore di Daniel Paul Schreber, che si chiamava Daniel Gustav, era anche lui malato di mente, e si suicidò sparandosi all’età di trentotto anni. Si disse allora che soffriva di “melanconia”. Ci domandiamo quindi in quale famiglia sono cresciuti questi due uomini (uno pazzo,
l’altro suicida) e che cosa può essere successo durante la loro infanzia. Cominciamo a dire che in certe famiglie malate, le condizioni di vita dei bambini sono insopportabili. In queste situazioni tutti i giorni viene calpestata la personalità del bambino, viene represso
ogni suo istinto, la mancanza di rispetto diventa la regola. In altri casi ci sono anche violenze e abusi sessuali.
Allora può capitare che il bambino, che non può sottrarsi o difendersi dalla situazione in cui vive, si inventi un mondo fantastico e delirante nel quale evadere, e poi perda la strada per vivere la realtà.
Tornando alla famiglia Schreber, arriviamo così al padre, Daniel Gottlieb Moritz Schreber (1808 – 1861), un famoso medico tedesco e uno studioso di pedagogia. Le sue teorie ebbero molto successo in Germania; anche dopo la sua morte furono considerate,
per parecchie decine di anni, un valido riferimento per i genitori. Le sue idee oggi, esaminate da Alice Miller, psicoanalista svizzera, sono state definite “Pedagogia Nera”.
Il Dottor Schreber padre scrisse diversi libri sull’educazione dei bambini, partendo
dall’idea che la società tedesca di allora fosse “fiacca” e “in decadenza”, e che questo fosse in gran parte causato dalla debolezza e mancanza di disciplina, con le quali venivano allevati i bambini. Elaborò “speciali mezzi educativi” che dovevano portare i bambini ad obbedienza acritica e sottomissione totale ai genitori e agli adulti in genere. Trattò i propri figli come sudditi di un dittatore crudele.
Pensava che in questo modo, la società e la “razza tedesca” sarebbero migliorate.
Le idee di base del Dottor Schreber riflettevano, amplificandole come in una caricatura, le ideologie condivise dalla società borghese europea dell’Ottocento. In questo quadro di riferimento, gli uomini adulti hanno il diritto (anche Dio è maschio) di comandare sulle mogli e sui figli; i bambini vanno educati alla disciplina già a partire dal quarto
mese di vita; qualsiasi manifestazione di volontà autonoma del bambino deve essere annullata; tutti devono aver fede nel Dio dei cattolici.
Scriveva Schreber padre: “Il cattivo contegno di un bambino diverrà nell’adulto una grave mancanza di carattere che apre la via al vizio e alla bassezza”.
Attraverso i metodi educativi di Schreber si doveva arrivare ad un adulto che fosse capace di autodeterminazione. Il risultato ottenuto su suo figlio fu descritto dal direttore del manicomio che lo aveva in carico: “Il paziente era completamente sotto il potere di opprimenti influenze patologiche”.
L’educazione di Schreber padre doveva portare alla “obbedienza inconscia e incondizionata”, cioè immediata, automatica, senza critiche né osservazioni.
Shatzman l’ha descritta come “persecuzione infantile”.
Lo scopo dell’educazione di Schreber padre era: “Diventare padrone del bambino per sempre”. Fin dai primi mesi di vita, se il bambino faceva qualcosa di “sbagliato” (ad esempio mangiare un dolce) i genitori dovevano “distrarre e sottrarre”, che significa
togliere dalla vista del bambino il dolce e farlo distrarre facendogli fare qualcos’altro.
Ogni disobbedienza del bambino andava annotata in una lavagna posta nella sua stanza, dove veniva anche scritta la punizione che, a fine giornata, sarebbe stata impartita.
Il padre doveva parlare “con disprezzo” al bambino che non obbediva e guardarlo con “minaccia e disapprovazione”.
La filosofia di Schreber padre si può riassumere nel proverbio: “Un punto a tempo ne risolve cento”, e cioè interventi educativi precoci, immediati, repressivi. Come lui stesso scrisse: “Tutte le ignobili o immorali emozioni devono essere stroncate al loro primo
apparire”.
Ogni gesto del bambino doveva essere controllato e corretto. Schreber padre aveva inventato una serie di strumenti per controllare la posizione assunta dal corpo del bambino. Così il “Reggitesta” era una fascia che si attaccava, da una parte ai capelli del
bambino, dall’altra alla cintura impedendo al bambino di abbassare la testa. Il “Raddrizzatore della schiena” era un supporto metallico e spigoloso da collegare al tavolo, in modo che il bambino fosse costretto a stare dritto, per non urtare il metallo del supporto.
I bambini dovevano dormire sempre a pancia in su, per evitare che la pressione del materasso sui genitali potesse eccitarli; così Schreber padre mise a punto una serie di legacci per tenere i bambini fermi a letto. E se i bambini tenevano le spalle basse, ecco il
“Raddrizzaspalle” che consisteva in cinghie di cuoio e molle di metallo, legate attorno alle braccia e poi passate dietro la schiena, in modo da provocare dolore se si abbassavano le
spalle.
Per evitare “mollezze e tentazioni alla sensualità”, era meglio che i bambini dormissero in stanze non riscaldate.
Le pulizie personali dei bambini andavano sempre fatte con acqua fredda. A partire dal sesto mese di età, “per irrobustire il bambino” anche l’acqua del bagno doveva essere fredda. E siamo in Germania e non ai Caraibi.
Si doveva far attenzione a che i bambini usassero in modo uguale le due parti del corpo; fargli fare “esercizi visivi” per imparare a osservare come volevano i genitori; far usare a lungo un giocattolo prima di sostituirlo con un altro; non far avvicinare i bambini all’arte che ne potrebbe sviluppare troppo la sensibilità e le emozioni, distraendoli quindi dai loro doveri; si doveva controllare anche come i bambini salivano le scale, per vedere se usavano il corpo in modo simmetrico.
Per evitare i “danni delle polluzioni notturne insane e debilitanti” e le tentazioni della masturbazione, oltre ai bagni freddi, se si riscontrava una certa agitazione serale nel bambino, gli si doveva praticare un clistere di acqua gelata, da trattenere a lungo, prima di andare a letto.
Nello stesso tempo si invitava il bambino alla preghiera, affinché fosse “eccitato dalla presenza di Dio” e provasse la “voluttà dell’anima” piuttosto che quella del corpo.
Questi sono soltanto pochi accenni al tipo di educazione e al tipo di famiglia dove Daniel Paul Schreber è cresciuto. Un ambiente sessuofobico, malsano, sadico, morboso, intriso da fanatismo religioso.
E, considerando che, le persone tendono a ripetere coattivamente per tutta la vita le forme di relazione umana imparate in famiglia durante l’infanzia, possiamo ben comprendere come questo “omicidio di anima” sia potuto avvenire.

 

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UN MUSEO AL MESE
Idro-Ecomuseo delle Acque di Ridracoli

Testo a cura di Idro-Ecomuseo
Foto: Giovanni Betti

Idro-Ecomuseo delle Acque di idracoli, nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna
“Un Parco è un modo di amministrare un territorio più che un’area o un insieme di risorse”. Questa affermazione contenuta in Uomini e Parchi, scritto da Valerio Giacomini e Valerio Romani alla fine degli anni settanta, rende perfettamente il senso dell’operazione avviata nei primi anni novanta nell’Appennino Tosco-Romagnolo con la costituzione del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Sono stati soprattutto gli Enti locali a volere riunificate attraverso il parco, un progetto insieme di tutela e di valorizzazione, il grande complesso ambientale rappresentato dalle antiche Foreste Casentinesi con l’obiettivo di gestirlo e di farlo fruire nel modo migliore.
IDRO–ECOMUSEO DELLE ACQUE DI RIDRACOLI situato all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, nel suggestivo scenario del lago di Ridracoli, è stato aperto al pubblico nell’estate del 2004.
Idro è un Ecomuseo e come tale si differenzia dal museo tradizionale per essere un museo del tempo e dello spazio: del tempo perché non privilegia sezioni storiche particolari e definite, ma si riferisce al passato come al presente, proiettandosi verso il futuro; dello spazio perché è il territorio nel suo insieme, con tutte le espressioni ed i
segni del lavoro sedimentati nello spessore dei secoli, ad essere bene da conservare.
Non si limita pertanto a valorizzare solo delle parti, ma estende la sua azione ad interi insiemi paesistici dove particolari fattori naturali e sociali hanno, nel tempo, plasmato e condizionato il modo di vivere, l’economia, le tradizioni e la cultura delle comunità ed
è finalizzato alla documentazione, conservazine e valorizzazione della memoria storica del territorio, nelle sue manifestazioni materiali ed immateriali.
Ad oggi Idro si compone di una sede centrale, nel borgo di Ridracoli, e da stazioni tematiche: i poli tecnologico e naturalistico dislocati lungo il coronamento della diga.
La sede centrale si presenta come un edificio polifunzionale e comprende diverse sale espositive dove l’acqua e il territorio sono i protagonisti. Ricordiamo fra tutte la spettacolare sala 3D, unica nella territorio provinciale, nella quale viene proiettato il filmato tridimensionale ‘L’acqua degli Oracoli’. Completano la struttura un bar e un fornito shop tematico.
I poli tematici, posizionati lungo il coronamento della diga, sono aree espositive all’aperto, che sviluppano i temi delle tecniche di costruzione della diga e degli ambienti e animali del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
Completano l’offerta al pubblico alcuni servizi fra cui: il punto di ristoro ‘la terrazza sul lago”, le escursioni in battelloelettrico e le escursioni in canoa.
Nelle aree limitrofe al lago sono disponibili alcune strutture di soggiorno gestite dal museo: è possibile soggiornare in antiche case ristrutturate, “Il Nido”, “Il Castello”, “Le Caselle”, oppure fermarsi nell’attrezzata area sosta camper.
Per informazioni: www.atlantide.net/casediridracoli
Idro ha ricevuto lo scorso anno la nomination al Premio Europeo Museo dell’Anno “European Museum of the Year Award 2006” posizionandosi fra i primi 18 migliori musei europei. Il Premio Europeo Museo dell’Anno è un riconoscimento che viene assegnato
ogni anno ad un museo nuovo o sostanzialmente rinnovato negli allestimenti, che si distingue per i contenuti innovativi del concept, per la qualità dei servizi al pubblico, della comunicazione e della organizzazione.
Per la sua stessa vocazione museale, per le tematiche trattate, per la dislocazione geografica, per il giusto mix tra educazione e divertimento, Idro rappresenta il luogo ideale in cui affrontare il tema del risparmio idrico, strutturando un nuovo percorso espositivo e di sensibilizzazione nei confronti di un pubblico ampio e diversificato.

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