LA DISPERAZIONE
Gorse

Maria Vittoria BRIZZI TESSITOREFiori di Bach
Dott. in Medicina e Chirurgia Dott. in Lingue e Letterature
Straniere Prof. in Materie Letterarie
Genova
Tel. 010/54.51.677 Cell. 348/32.25.941

Ci sono dei momenti in cui la vita sembra essere soltanto disperazione anche se razionalmente si sa che a questi momenti potrebbero seguirne altri, di gioia.
Fino dall’antichità gli storici, i filosofi, i saggi e altri ci hanno insegnato ch l’esistenza è un misto di vita e di morte, di positivo e di negativo.
Negare che la vita è difficile significa barare con noi stessi.
Vorremmo certamente cambiare le regole di questo drammatico “gioco” e trascorrere tutto il tempo a nostra disposizione nella felicità assoluta ma l’uomo non ha il potere di farlo.
Nella mia lunga esperienza di vita come essere umano, come insegnante e come medico non ho mai conosciuto creature completamente felici. Dico questo a consolazione
delle persone convinte che il destino avverso si sia accanito soltanto su di loro.
Ciò che ho premesso non è assolutamente un quadro pessimistico ma una presa di
coscienza che, se tenuta in considerazione, può aiutare a fronteggiare le difficoltà.
E’ a tal fine che mi accingo a parlare di Gorse che (dopo aver ascoltato i problemi dei
mie pazienti che attraversano un periodo di disperazione) io prescrivo in quanto esso è
stato definito dal medico Edward Bach, il fiore per la disperazione. Il buon risultato
di questa terapia è apprezzabile. A Gorse affianco, se occorre, anche qualche farmaco
scelto a seconda del singolo caso e tenendo presente l’individualità, l'irripetibilità,
la sofferenza del mio paziente.
Il nostro fiore dal quale è estratta l’essenza in commercio è adatto ai depressi cronici a causa anche di malattie fisiche di lunga durata e rese più dure da dolori continui, agli
insonni, ai pazienti in fase terminale, a coloro che, abbandonata qualsiasi speranza, vegetano rassegnati e rinunciatari. Mi piace concludere ricordando che è proprio dopo aver preso coscienza della realtà che si può imparare a rivedere in maniera costruttiva gli eventi negativi per reagire, per far crescere nel nostro “profondo” nuova forza.
La vera guarigione può partire dalla mente e potrebbe, se lavorassimo un po’ su noi stessi, scaturire anche dalle nostre consapevoli riflessioni interiori.
E mi piace ancora di più constatare che in certe regioni, il fiore Gorse spunta quando sta per terminare l’inverno, stagione dai colori tetri, con piante boschive verde scuro e
foglie marroni, cielo grigio, basso, coperto. Ebbene, in questa atmosfera disperata, il giallo della fioritura di Gorse crea una simbologia, sembra accendere una fiammella dorata di speranza nel buio appena descritto.
E’ evidente, per gli esseri umani attenti e sensibili, una analogia tra la “fiammella Gorse” e la sua funzione terapeutica.

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L’alimentazione nel bambino

Autore: Dott. Alberto FERRANDO
Pediatra
Studio: Crso Europa 1136 Genova
Tel: +39.010.3732433
www.ferrandoalberto.com - aferrand@tin.it

ALIMENTAZIONE o SOVRALIMENTAZIONE?
Nella nostra società, rispetto a solo 50 anni fa, le problematiche alimentari si sono capovolte: da un difetto qualiquantitativo si è passati ad un problema d’eccesso.
In Italia più che negli altri Paesi occidentali si è assistito ad uno sviluppo precoce del sovrappeso e ad una sua maggiore gravità. L’obesità di un bambino appare come risultato dell’equilibrio dinamico di molteplici fattori (biologici e genetici, culturali e comportamentali, ambientali, familiari e sociali).
In un ambiente in cui l’offerta di cibo è diventata praticamente illimitata è facile che ci sia un distorto apprendimento dell’autocontrollo. Numerosi sono i meccanismi attivi alle diverse età e capaci di interferire con questo processo di apprendimento, tra essi spiccano l’eccessiva preoccupazione dell’alimentazione che si associa alla non conoscenza delle effettive necessità del bambino, l’abbandono precoce dell’allattamento
al seno e lo svezzamento inadeguato Tenendo conto di questi fattori, della correlazione tra età, persistenza della obesità, rischio di malattia in età adulta e della maggior difficoltà a far dimagrire stabilmente un adolescente obeso, risulta evidente che qui
più che in altri campi è importante privilegiare interventi di prevenzione e di trattamento precoce. E’ opportuno che tutta la famiglia si interroghi sui propri comportamenti alimentari per offrire, anche con l’aiuto di un esperto come può essere il suo pediatra di famiglia, una alimentazione più sana e naturale ai propri bambini fin dallo svezzamento.
Per prima cosa impariamo a rispettare la capacità naturale dei bambini di sapere quando è il momento di smettere di mangiare. I genitori ( ed i nonni) devono sforzarsi di rintuzzare il proprio “istinto” che tende a giudicare la buona salute dei piccoli dal loro appetito. Occorre ricordare (ma non è facile) che abituando fin da piccoli i bambini a
mangiare più del dovuto, si altera il loro senso di sazietà ed una volta cresciuti continuano a mangiare più del necessario. Tutti i pediatri vi potranno raccontare di genitori che quando i loro figli hanno 2-3 anni chiedono qualcosa che stimoli l’appetito e poi allorché arrivano ai 10-12 implorano qualcosa che li faccia smettere. Naturalmente
rispettare le attitudini dei figli non significa assecondarli nei capricci, tutt’altro, ma occorre imparare a mettere i bambini davanti ad una scelta varia ma tendenzialmente “austera” con prodotti il più possibile naturali, non confezionati, con una riduzione di bevande innaturalmente dolci, come i succhi di frutta che possono ingannare l’appetito al punto da ridurre l’assunzione alimentare.
Dobbiamo tornare alla dieta mediterranea, quella che si praticava una volta, composta da molte verdure, frutta, grassi prevalentemente vegetali, carboidrati e proteine in giusta quantità e varia qualità. Soprattutto bisogna spezzare la monotonia dell’alimentazione,
tornare alla varietà dei cibi, rispettare il corso delle stagioni con gli alimenti adatti per ogni periodo. Abituare i nostri figli a rispettare gli orari dei pasti, consumarli in un solo luogo (non dove capita), seguendo una corretta distribuzione nell’arco della giornata.
Alimentazione del Bambino
dopo i 6 mesi
Dall’inizio dello svezzamento abituiamo i nostri figli a mangiare tutti i giorni una minestra di verdura con crema di cereali olio extravergine di oliva e parmigiano.
Usiamo subito i cereali con glutine. E’ stato uno sbaglio ritenere che ritardando l’introduzione del glutine (proteina di struttura presente nel grano, orzo e segale) si prevenisse la Celiachia (malattia da intolleranza al glutine); agendo in questa maniera si
ottiene solo un ritardo dell’insorgenza dei sintomi che appaiono anche meno espliciti rendendo più difficile la diagnosi.
Ricordarsi di introdurre un alimento nuovo per volta (in media uno alla settimana) per accorgersi di eventuali allergie ed intolleranze, nel giro di 2 mesi si deve arrivare a far conoscere al bambino tutte le verdure. Al sesto mese (periodo in cui generalmente il bambino nato a termine raddoppia il peso e termina le scorte di ferro fornite dalla
mamma in gravidanza) proporre i vari tipi di carne bianca e rossa dapprima come liofilizzato od omogeneizzato infine come carne fresca. Dai 7- 8 mesi proviamo a introdurre il secondo pasto salato, possiamo iniziare con una pastina asciutta a mezzogiorno ma ricordandoci di dare sempre una minestra di verdura al giorno. Per merenda usiamo più spesso lo yogurt (intero) e la frutta. Dopo gli 8 mesi introduciamo
il tuorlo dell’uovo, il pesce, i formaggi freschi, ricordiamo che se nelle età più avanzate non bisogna eccedere nei grassi animali nei primi 2 anni anche i grassi saturi sono essenziali per un corretto sviluppo del sistema nervoso centrale, quindi a queste età non si devono usare latti scremati mentre si può tranquillamente usare il burro come condimento. Ci sono evidenze epidemiologiche che suggeriscono che il costante aumento della obesità nella popolazione pediatrica è legato non già all’aumento dei grassi ma all’eccesso proteico nella dieta dei primi 2 anni di vita. Infatti questo maggior apporto
proteico è associato a un aumentato deposito di tessuto adiposo stimolando la differenziazione dei preadipociti in adipociti. E un maggior numero di adipociti porterà quasi ineluttabilmente ad un aumento della massa grassa totale.
Bisogna allora rispettare la naturale tendenza dei bambini a non mangiare troppa carne, sono sufficienti 3-4 porzioni la settimana alternandone i vari tipi. Dare poi almeno 2 volte alla settimana il pesce, 2 volte l’uovo, 2 volte il prosciutto per il resto formaggi . Via via
che il bambino cresce facciamogli conoscere i nostri alimenti abituando anche noi ad usare meno sale e meno condimenti. Usare il meno possibile gli zuccheri semplici. Non intingere il ciuccio nello zucchero e nel miele, oltre ad abituarli al dolce può provocare
effetti immediati come gastroenteriti, e cronici come le carie. Il miele è ottimo se usato dopo l’anno per dolcificare latte o yogurt, prima può risultare indigesto e potenzialmente tossico.
Ricordiamoci che almeno fino ai sei anni il fegato del nostro bambino non è ancora in grado di metabolizzare tutti gli alimenti.
E’ meglio evitare fino a quest’età gli alimenti più indigesti come i funghi, i molluschi, i crostacei, gli insaccati e soprattutto quantità anche minime di vino od altri prodotti alcolici.
Un problema a parte è quello dei minerali e delle vitamine, anche la comunità scientifica internazionale, ne sta rivalutando l’uso in determinate situazioni, è opportuno che il
paziente si consigli con il suo medico per un uso mirato.
Le indicazioni principali riguardano: per la vitamina D ed il calcio l’adolescenza e la familiarità per osteopatia; per il ferro, l’adolescenza e la ridotta performance scolastica; per l’acido folico, le situazioni di rischio per patologia cardiovascolare e la gravidanza
programmata; per il fluoro, la prevenzione delle carie.

Corrette abitudini alimentari e prevenzione obesità
Modifiche dei comportamenti alimentari

a) Come mangiare a casa
- a orari stabiliti (non quando capita)
- in un solo luogo (non dove capita)
- secondo una corretta distribuzione dei pasti
b) Abitudini utili a tavola
- mangiare lentamente
- mangiare senza fare altro
- mangiare una sola porzione o non portare in tavola seconde porzioni
- “chiudere il pasto” appena possibile
c) Come gestire le tentazioni
- evitare di acquistare i cibi preferiti (ipercalorici) e/o tenere fuori dalla vista i cibi preferiti
- aiutare il bambino a fare un’attività alternativa
d) Come mangiare fuori casa
- a scuola decidere la merenda da portare
- per strada uscire a stomaco pieno
- alle feste decidere prima che cosa portare

NEONATI... CONSIGLI PRATICI
Il benessere del bambino è il più importante modo di valutare il successo dell’alimentazione si può fare con il controllo settimanale del peso, la mamma potrà valutare se il suo latte è sufficiente, se il piccolo crescerà meno di 125 grammi alla settimana o se non farà sufficiente pipì (meno di 6 pannoloni bagnati al giorno, con urina di odore forte), dovrà consultare il Pediatra. Inoltre un bambino che mangia adeguatamente è tranquillo tra una poppata e l’altra, dorme alcune ore (quanto è molto variabile in quanto ci sono dei bambini che sembrano dei ghiri: “mangiano e dormono” e bambini già con il ritmo frenetico della vita moderna o che sembrano delle batterie di una nota produttrice di batterie che “non si scaricano mai”). La mamma deve continuare la sua dieta abituale, adeguarsi solo alle maggiori richieste di liquidi e di calorie (circa 500 calorie in più, delle quali almeno 60 fornite dalle proteine); assumere una alimentazione varia eliminando solo in un secondo tempo i cibi che sembrano disturbare il bambino. Per prudenza sarebbe meglio evitare funghi, frutti di mare, limitare il caffè al massimo a due tazzine al giorno, preferibilmente decaffeinato, tè preferibilmente deteinato; non più di due bicchieri di vino al giorno e, di birra, non più di una lattina al giorno, ai pasti. NATURALMENTE non fumare: il fumo può provocare al piccino tachicardia, anoressia, vomito e diarrea . E’ consigliabile inoltre rinunciare alle tinture e alle permanenti (le sostanze possono essere assorbite ed eliminate nel latte): può concedersi mèches e colpi di luce. Molti farmaci passano nel latte, sia pure in quantità sia pure in quantità diversa; solo alcuni hanno conseguenze per il lattante. Nella maggior parte dei casi la mamma può continuare ad allattare. La nutrice dovrebbe assumere solo farmaci indispensabili e prescritti dal medico: avvisare il Pediatra qualora notasse disturbi nel bambino. Nel dubbio chiedete sempre un consiglio al vostro pediatra. La mamma dovrebbe allattare il neonato quando lo richiede e, generalmente, dalle 5-6 alle otto o più volte al giorno, al fine di mettere in atto una adeguata lattazione (ma anche qui esistono grosse variabilità individuali, alcuni bambini, da subito o quasi fanno 5-6 pasti al dì, altri superano le 10). E’ possibile che all’inizio il piccolo voglia attaccarsi una volta ogni due ore: lo assecondi; ciò stimola una buona montata lattea e aiuta a prevenire l’ingorgo al seno. Col tempo le poppate si distanzieranno! Per assicurare un adeguato svuotamento e una stimolazione di entrambe le mammelle, la mamma dovrebbe alternare il seno con il quale inizia ogni volta l’allattamento. Sapere che la maggior parte dei neonati può svuotare un seno per lo più in 7 minuti; pertanto suzioni addizionali, piacevoli per il bambino, ma a volte non per la madre in caso di ragadi, non sono nutritive e possono provocare dolore ai capezzoli. E’ bene indossare indumenti leggeri,traspiranti, non stretti.

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Chirurgia delle palpebre

Per Informazioni:
Burson-Marsteller
Cinzia Colella
Tel. 06 6889631 Mobile 339 3682945
Mail cinzia.colella@bm.com

Si è tenuto a Roma a metà settembre il convegno “L’assistenza domiciliare, un’opportunità per le Malattie Rare”, organizzato dall’Associazione Culturale Giuseppe Dossetti con il patrocinio del Ministero della Salute, del Ministero delle Politiche per la
Famiglia, dell’Istituto Superiore di Sanità, della Regione Lazio, della Provincia di Roma, del Comune di Roma e con il contributo di Baxter.
Scopo del convegno: “accendere” un faro proprio sulle malattie rare.
Al centro del dibattito le malattie rare, argomento caro e già più volte trattato dall’Associazione Dossetti, ed inoltre il lancio del Progetto “Home Clinical Assistance”: un servizio gratuito di assistenza domiciliare dedicato alla comunità emofilica, attivo su
tutto il territorio nazionale, che ha l’obiettivo di facilitare la somministrazione efficace della terapia prevista per la cura dell’ emofilia.
Il progetto, che prevede l’impiego di team di infermieri specializzati e formati ad hoc, è stato sviluppato da Baxter Italia, azienda farmaceutica da sempre attenta alla realtà di questa malattia e già esperta di assistenza domiciliare infermieristica nel campo della “dialisi peritoneale” e della “nutrizione parenterale”.
L’emofilia, infatti, è una malattia genetica rara che necessita di essere curata - già dai primi mesi di vita del paziente - con una frequente terapia endovenosa che può svolgersi al bisogno oppure in regime di profilassi.
La difficoltà, a volte anche psicologica, di acquisire la confidenza e la pratica necessaria all’autoinfusione, e la presenza disomogenea dei centri di diagnosi sul territorio nazionale, non sempre facilmente raggiungibili, hanno condotto da una parte i medici
ad “addestrare” i propri pazienti ed i loro familiari alla pratica infusionale, e dall’altra hanno fatto si che l’azienda farmaceutica, utilizzando la sua esperienza ventennale nel campo dell’assistenza domiciliare, progettasse e dunque offrisse il servizio di “Home
Clinical Assistance” agli ammalati di emofilia, in collaborazione con i Centri di Emofilia ed il territorio.
“Il Diritto alla Salute – come ha sottolineato la Senatrice Ombretta Fumagalli Carulli Presidente dell’Associazione “G. Dossetti” -i Valori- rappresenta un obbligo legale internazionale degli Stati atto a promuovere e proteggere la salute delle loro popolazioni”. La Senatrice ha inoltre ricordato che “i fondatori dell'OMS hanno dato prova di chiaroveggenza vigilando affinché la salute venisse riconosciuta quale diritto fondamentale dell'Uomo al di la della distinzione di razza, religione, opinioni politiche, condizione economica o sociale".
Dunque la salute è un diritto di tutti.
Spesso però nella società moderna, caratterizzata da una crescente attenzione per la qualità della vita, l’assolvere a questo diritto è fortemente condizionato dai costanti trend di crescita dei costi da sostenere. Infatti l’assistenza domiciliare è tra i primi
obiettivi del Piano Sanitario Nazionale proprio in funzione della riduzione delle spese di ospedalizzazione. “In tal senso – ha spiegato Silvio Gherardi Presidente di Baxter Italia –
la nostra azienda ha anticipato le esigenze del territorio contribuendo con i propri servizi di assistenza domiciliare al contenimento della spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale”.
“L’Home Clinical Assistance” – ha aggiunto Gherardi – è il nuovo servizio gratuito che, in supporto ai centri di emofilia nazionali, conferma il costante impegno dell’ Azienda nel
perseguire un profitto “sostenibile” in linea cioè con le esigenze della società in cui opera e in collaborazione con il territorio”.
Questa visione di rispetto dei diritti del malato, anche e soprattutto per le malattie rare, e di collaborazione con il Sistema Sanitario Nazionale ha permesso che il professor Giacomo Mancuso -Direttore Ematologia Pediatrica Ospedale Santa Cristina di
Palermo– fosse il “motore” per lo sviluppo di questo progetto.
“Vedere due piccoli ammalati ci ha intenerito. Ma sapere che le difficoltà della loro famiglia a condurli nei nostri ambulatori e dunque a curarli sarebbero stati fatali, ci ha convinto ad assisterli in maniera totale e gratuita”
– testimonia il Professore Mancuso. “Il caso o se si vuole la fortuna hanno fatto il resto – aggiunge il Professor Mancuso – perché scoprimmo con piacere, durante un incontro di aggiornamento tenuto da Baxter sull’autoinfusione, che esisteva già una rete di assistenza domiciliare organizzata da questa azienda nel nostro territorio per altre patologie
e che sarebbe stato possibile anche per l’emofilia progettare un servizio di questo tipo”.
La stessa sensibilità nei confronti del paziente è stata manifestata anche dalla Regione Lazio che, come ha sottolineato l’Assessore alla Sanità, dottor Augusto Battaglia, “ha trovato in Baxter e nel progetto “Home Clinical Assistance” i partner ideali per promuovere in maniera attiva un nuovo approccio a questa patologia che richiede interventi tempestivi.
“Infatti, grazie all ’ottima collaborazione con i centri di emofilia promossa dal progetto, da Giugno ad oggi abbiamo potuto garantire a 3 piccoli ammalati ed alle loro famiglie, di
essere assistiti in maniera adeguata”.
“Tutto questo – conclude l’Assessore Battaglia – è l’esempio di una perfetta sinergia tra Aziende, Istituzioni e centri di emofilia alleati nel solo interesse dei pazienti.”
L’emofilia è dunque annoverata tra le malattie rare e, secondo le indicazioni del Programma d'Azione Comunitario sulle malattie rare 1999-2003, vengono definite tali quando hanno una prevalenza inferiore a 5 per 10.000 abitanti, e l’Organizzazione Mondiale della Sanità individua almeno 5.000 malattie e sindromi che si possono definire
rare, per la maggior parte causate da un’anomalia genetica.
“Rare ma non per questo meno importanti e da dimenticare”, aggiunge Claudio Giustozzi, Segretario Nazionale dell’Associazione Dossetti.
“infatti, -continua Giustozzi- secondo le stime più recenti, sono almeno due milioni gli italiani malati e “orfani”, ovvero quelli colpiti da malattie che non sono tuttora incluse fra quelle riconosciute dal Sistema Sanitario Nazionale”. Ed è per questo, continua Giustozzi, che l’Associazione Dossetti, si è fatta promotrice in Parlamento, interessando e ottenendo il personale impegno del Presidente del Consiglio, Romano Prodi, di 5 Progetti di Legge a favore dei Malati di Patologie Rare perché mai come oggi è inderogabile porre
come “vera emergenza” il diritto del malato”.

 

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Acqua: un liquido insapore incolore e inodore?

 

IL PERCHÉ DELLA CARTA DELLE ACQUE MINERALI
Credete ancora che l’acqua sia un liquido insapore, incolore ed inodore come la definiscono i libri di scienza?
Aggiornatevi, ogni acqua, si parla di acque minerali, oltre a presentare differenti caratteristiche chimico-fisiche ha un suo sapore.
E’ indispensabile ricordare infatti che ogni acqua minerale presenta peculiarità esclusive,
legate alle sostanze in esse disciolte e sono proprio queste a determinare oltre alle proprietà, il gusto. Elemento indispensabile ma spesso sottovalutato l’acqua torna protagonista della tavola. Il merito della rinata attenzione verso questa bevanda è in buona parte dell’A.D.A.M. e della sua carta delle acque minerali per la ristorazione.
La Carta delle Acque è frutto di un rigoroso percorso sensoriale e rappresenta una occasione per giungere in modo guidato all’utilizzo dell’acqua minerale più idonea, non solo al nostro benessere, ma al piatto che abbiamo davanti.
La Carta delle Acque è quindi uno strumento di valorizzazione della nostra gastronomia,
chiaramente i suggerimenti forniti non sono vincolanti, bensì contribuiscono alla scoperta di un nuovo sapore, quello dell’acqua. La carta è visibile cliccando sulla voce “CARTA DELLE ACQUE” nel menu di navigazione del sito: www.degustazioneacque.com Per ulteriori informazioni contattateci: info@degustatoriacque.com
L’Associazione organizza corsi di formazione rivolti principalmente agli operatori della ristorazione ma aperti a tutti gli interessati, finalizzati alla degustazione di acque minerali, rilasciando attestati di 1°, 2° e 3° livello.
Gli argomenti del 1° livello sono:
a) conoscere l’acqua
b) i principi alimentari delle acque minerali
c) come leggere le etichette delle acque minerali
d) le condizioni igieniche delle acque minerali e) classificazione delle acque
- quantitativa
- qualitativa
f) introduzione alla degustazione 1° riconoscimento delle acque minerali
g) verifica e approfondimento
I corsi si svolgono a cadenze periodiche.
Il 24 e 25 settembre si è tenuto il primo corso del 3° livello a Cesenatico creando il primo gruppo di Idrosommelier con attestato.
Il primo di Ottobre eravamo a Jesi per la conferenza stampa di presentazione della manifestazione "Onda su Onda" la fiera che si terrà a Pesaro nel prossimo Novembre e ci sarà una giornata dedicata all'acqua minerale il 25. Il 25 Ottobre porteremo un 1° livello a Palermo. Il 9 Novembre porteremo un 1° livello a Cosenza. Il 19 Novembre porteremo un 2° livello a Paestum (SA).
Dal 24 al 27 Novembre saremo con uno stand al SIA GUEST di Rimini.
Il 3 Dicembre porteremo un 2° livello a Mondovì (CN).

CHI SIAMO L’A.D.A.M. Associazione Degustatori Acque Minerali nasce ufficialmente a Bologna il 17 Gennaio 2002, fondata da cultori della buona cucina, supportati da uno staff di medici, nutrizionisti, geologi, chimici, tutti profondi conoscitori delle problematiche idriche, soprattutto di quelle relative alle acque minerali. Scopo dell’ADAM è, favorire la conoscenza di una importante risorsa quale è l’acqua minerale, la valorizzazione delle acque minerali quale parte integrante della nostra alimentazione, lo sviluppo degli aspetti scientifici, alimentari e nutrizionali correlati a questo “elemento-alimento”, la ricerca in ambito sensoriale finalizzata al giusto abbinamento acqua-cibo, fornendo agli operatori e al consumatore una corretta informazione sulle acque impiegate a tavola. A tal fine l’associazione organizza convegni, incontri a carattere educazionale, corsi, coinvolgendo le scuole e altre associazioni, oppure rivolgendosi direttamente a ristoratori, albergatori, maîtres, sommelier ed amanti della buona tavola.

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