La depressione in Maternità e in Menopausa

Autore: Dott. Antonio ABBATE
Medico Chirurgo
Esperto in Omeopatia
www.omeoroma.it

La salute e la depressione L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), agenzia della salute dell’ONU, scrive che lo stato di salute mentale di una persona è quella condizione in cui il soggetto è consapevole delle proprie capacità e le mette a frutto. Cioè chi sta bene in salute è in grado di affrontare le normali difficoltà della vita, lavorare in modo utile e può dare un valido contributo alla comunità in cui vive. La depressione è una malattia psichica che compromette fortemente questa condizione di salute appena descritta.
Con la depressione compaiono la tristezza, il disinteresse, e la voglia di non fare niente. Il soggetto depresso prova brutte sensazioni come ad esempio quella di non essere più capace nella vita quotidiana. Prova insicurezza e svalutazione. Sente di essere una schifezza ed indegno della fiducia degli altri. Per depressione non si deve intendere una perturbazione dell’umore, molto contenuta, fisiologica, dovuta ai banali problemi della vita quotidiana. La depressione si contraddistingue per una perdita radicale e stabile dell’ equilibrio emotivo ed affettivo. Inoltre compaiono importanti disturbi neurovegetativi. C’è la compromissione del sonno (insonnia) ed uno stato costante di forte ansia. Il depresso si affatica facilmente. Non ha forze. Si chiude in sé. Non prova più alcun interesse sessuale. Si lamenta di fastidiose tachicardie, mal di testa, disturbi dell’equilibrio, ecc. Tutti questi disturbi lo portano a focalizzare sempre di più l’attenzione sui sintomi fisici che gli diventano vere e proprie malattie verso cui egli sviluppa una paura irrazionale. La sofferenza ed i pensieri negativi possono condurre a fantasie auto lesive fino ai tentativi di suicidio. La classificazione delle depressioni Seguendo la classificazione classica, le depressioni si dividono in due grandi categorie: le forme maggiori (depressioni endogene) e quelle minori (depressioni reattive o nevrotiche).
Le forme maggiori sono delle vere e proprie psicosi. Si caratterizzano per un andamento a crisi, in cui gli episodi depressivi hanno una durata variabile. Si tratta di quadri psichici che possono presentarsi più volte nella vita e chi ne soffre prova un’angoscia profonda con disperazione. Il quadro psicologico appare molto grave ed è di difficile comprensione. Perché anche se talvolta esiste un fattore scatenante, non si può ricondurre questa grave forma psicologica ad un evento esistenziale penoso. C’è un forte dolore interiore e una grande sensazione di vuoto. Tutto appare ineluttabile. Molto spesso nella depressione endogena il soggetto ha anche convinzioni deliranti e autoaccusatorie. C’è rimorso con bisogno di espiazione. Il rischio del suicidio in questi casi è molto elevato. La depressione minore, oggetto di questo articolo omeopatico, è invece riconducibile a conflitti psicologici interiori che trovano un innesco nelle condizioni e fatti esistenziali.
Accade che vicissitudini più o meno importanti, che possono scatenarsi anche per cambiamenti fisiologici (maternità, menopausa, ecc.) portino in evidenza difficoltà adattative.
Il soggetto che già aveva carenze in sé, arriva ad “implodere”.. Gli eventi fanno cadere i delicati equilibri nevrotici (che si reggevano su paure, timori, insicurezze, piccole manie, ecc.), per cui egli non riesce più a mascherare e a tenere sotto controllo la sua condizione psicologica. Il malessere non raggiunge mai il livello degli psicotici in cui c’è una vera e propria perdita dei rapporti con la realtà (condizione delirante). Nella depressione minore l’ammalato è bene ancorato agli eventi della vita. I sintomi della sua depressione sono abbastanza comprensibili. Prevalgono la scontentezza, l’irritabilità, la lamentosità e il pessimismo.
Esistono cause della depressione?
In tutte le forme di depressione, riveste un ruolo determinante la «perdita», riferita a un vasto numero di oggetti con i quali c’è stato un investimento affettivo (la perdita può dunque essere una separazione, una rottura di legami, una proibizione, la perdita di una posizione, ecc.). La psicanalisi sottolinea l'importanza dei lutti inconsci infantili o precoci, la cui mancata elaborazione può costituire la premessa di una condizione di vulnerabilità e di “delicato equilibrio” che rompendosi, a causa delle forti sollecitazioni da parte della vita, porta alla depressione, in età adulta, nella forma clinicamente manifesta. Nella visione omeopatica la depressione trova però una vera causa in ciò che potremmo definire “il terreno fertile”, ossia nella “organizzazione spirituale” della persona, la quale forma un’unità psicosomatica con l’altra componente (che non è meno importante): la parte biologica costituzionale e geneticamente determinata. Tutto l’organismo dunque viene regolato e plasmato dai processi intra psichici. Anche la sensibilità agli eventi esterni dipende da ciò.
Per cui i fattori esistenziali vanno considerati semplicemente come fattori scatenanti (concause). Ciò vale sia per i traumi che accadono in età adulta, che per i conflitti e le problematiche infantili. Chi è abbandonato in tenera età, oppure è vittima di un abuso sessuale, subisce un grave danno, ma alcune persone riescono a risollevarsi e a condurre un’esistenza relativamente serena, mentre altre restano segnate per tutta la vita e non saranno mai più in grado di realizzarsi e vivranno nella malattia.
L’omeopatia e la depressione nella maternità e nella menopausa
Maternità e menopausa, pur essendo due fasi fisiologiche della vita sono capaci di determinare in alcune donne una sindrome depressiva. La menopausa, che nella donna spesso coincide anche con il pensionamento, è probabilmente uno dei motivi di depressione dovuti ad una sorta di declino fisico e del proprio ruolo sociale e familiare come anche delle proprie capacità di performance nel lavoro. L’età che avanza può essere un altro fattore “fisiologico” che favorisce la depressione. In questi casi svolge un ruolo importante la condizione di isolamento e la perdita di una finalità esistenziale che si identificava in un ruolo attivo, ma che con la vecchiaia non c’è più. La gravidanza, come anche il puerperio e l'allattamento, sono anch’esse fasi fisiologiche della vita che possono portare in alcuni casi alla depressione. Ciò può accadere per due motivi, l’uno ha una motivazione di ordine biologico, mentre l’altro presenta cause di natura psicologica. Lo stress biologico, ossia l’esaurimento psicofisico, mette a dura prova anche la tempra più forte. Un bambino richiede alla donna molte energie psichiche e fisiche. Ella vive in una condizione sociale che la vede “incastrata” tra accudimento del bambino e della famiglia, lavoro fuori casa e faccende di casa.
Da tutto ciò può esserne provata anche la donna più tenace ed equilibrata. Inoltre accade spesso che la donna è costretta a lasciare il lavoro e la carriera per motivi di salute oppure per seguire il bambino.
Così perde la sua posizione sociale e, in un certo qual modo, oltre che il reddito perde anche una parte importante della sua identità. In questo modo si innesca la depressione per cause psicologiche.
Per ultimo, ma non ultimo di importanza, la gravidanza, il parto e l’allattamento possono favorire dei processi destabilizzanti, specialmente in quelle donne che hanno un’identità fragile, sia per struttura della personalità (elemento di primaria importanza omeopatica), che per esperienze pregresse traumatizzanti: la pessima gravidanza della madre con le minacce di aborto, la separazione traumatica dalla mamma o il mancato allattamento, oppure periodi di isolamento affettivo vissute nella prima infanzia… Tutto ciò si ripropone quando la mamma vede crescere il proprio bambino.
Entra in crisi con i propri trascorsi affettivi infantili. Dolore, rabbia, delusioni e paure, che fanno parte dei vissuti passati, si ripropongono al presente.
Lac caninum il cane. Lachesis il serpente. La svalorizzazione del cane e l’ammirazione del serpente.
Il medicamento omeopatico porta con sé l’immagine speculare della sensibilità e dei sintomi del paziente per il quale è indicato (vedi D&T n. 06 Luglio 2009). Di conseguenza esso agisce nei confronti della causa della depressione, ossia ha un effetto riequilibratore per la personalità degli ammalati di depressione.
Lac caninum è un medicamento che si produce diluendo/dinamizzando il latte di cagna. Lo sperimentatore che prende il medicamento dinamizzato dice che prima era calmo, ma poi diventa depresso e frastornato. Sente una forte svalutazione di sé stesso. Pensa che tutti lo stiano disprezzando. Crede di essere sporco e di puzzare. Teme di avere malattie disgustose. Da un punto di vista simbolico il latte di cane nutre, ma è diverso da quello umano. Può salvare la vita ad un cucciolo di uomo.
Ma l’identità del cane non è quella dell’uomo. Il cane ha costantemente il problema di trovare una famiglia che lo prenda con sé, lo accetti e gli dia valore. E’ molto condizionato dal trattamento che l’uomo gli riserva. Se non è al centro dell’attenzione prova una sensazione di emarginazione, di pena e rifiuto. Il medicamento omeopatico Lac caninum è utile alla donna che è sensibile a queste problematiche. Che con la gravidanza o il parto si sente defraudata della sua condizione di donna. Diventa mamma e si sente brutta. Senza valore.
La maternità ha messo in moto una serie di reazioni psicologiche che hanno fatto riaffiorare le carenze di amore, di accudimento, di affetto, di cui ha sofferto nell’infanzia. La nascita del suo bimbo la riporta ad una condizione di carenza affettiva. Tutto ciò causa la sua depressione.
Nella struttura della sua personalità c’è già questa predisposizione autosvalutativa. C’è un leit motiv originario: “Non merito l'amore di mia mamma che non mi dà il suo latte. Merito di essere cacciata come un cane..”. Il medicamento è indicato anche nella donna in menopausa che ha una forte ipersensibilità cutanea, vampate di calore, forte sudorazione, sensazione che gli altri sentano un suo cattivo odore; pensa di di non valere più niente e di essere oramai bruttissima (anche se in realtà ciò non è vero!). Lachesis. La depressione, nella donna sensibile al veleno del serpente Lachesis mutus, invece si caratterizza per la presenza di una forte aggressività verso le persone che ritiene responsabili della sua infelicità. Morde come un serpente! Si difende. Assume i comportamenti più odiosi. La sua depressione allontana la gente. E’ sgradevole ed offensiva.
Questo tipo di donna presenta come problema di fondo, come caratteristica psicologica peculiare, un forte desiderio di essere ammirata dagli altri. Una necessità che è sempre presente nella sua vita, seppure in modi diversi, a qualsiasi età... Da bambina è particolarmente brillante e precoce nel parlare. Canta e balla per farsi notare. Vuole che le dicano che è molto brava. Anzi: deve essere la più brava di tutte! La maternità, considerando le caratteristiche psicologiche della persona, è spesso vissuta come un dover passare in secondo piano.
E’ una donna che ha una grande femminilità e seduttività. Ma quando diventa madre arriva la sua tragedia. La maternità per lei significa perdere la sua seduttività; l’appeal. Si svilisce. Si sente una macchina che sforna figli. Cade in depressione. Accade anche di peggio se ha un marito che non la capisce. Che la tratta come una madre e la trascura come donna. Il quadro psicologico depressivo si mostra “ricco” di numerosi contenuti fobici. Soffre di manie di persecuzione. Sente che gli altri parlano male di lei e che criticano il suo aspetto. Nella personalità Lachesis cè un forte desiderio di sostanze inebrianti; di bevande alcoliche. Questo è un grande problema. Perché significa che nella depressione può acquisire il vizio del bere.
Per una donna Lachesis anche la menopausa è un trauma. Aggressiva e fortemente depressa, sente che la sua bellezza è sfiorita. Che ha perso il suo valore. Ci sono tante donne giovani e lei non potrà più essere al centro delle attenzioni. Oramai che è anche andata in pensione non ha più neanche la consolazione dell’adulazione dei colleghi di lavoro….

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Quadro clinico e radiografico

Prof. Associato di Ortopedia
e Traumatologia
Università Studi di Catania
Tel. 095 373166

Nella diagnostica dell’apparato locomotore si può rilevare una concordanza tra quadro clinico e radiografico, ma, talora viceversa, possono sorgere dubbi in relazione a svariati fattori.
1) In qualche affezione le lesioni anatomopatologiche risiedono a livello delle strutture periarticolari, senza interessamento scheletrico. In tali casi, pertanto, l’esame radiografico risulta negativo.
2) Esistono immagini radiografiche che, in base alle caratteristiche morfologiche, alla sede, nonché all’estensione, dovranno essere interpretate come normali. Indubbiamente l’esame clinico, sempre prioritario, sarà di valido ausilio.
3) In altri casi, il quadro radiografico patognomomico. indirizza subito sulla giusta diagnosi; altre volte l’atipia delle immagini può far sorgere qualche dubbio.
E’ di particolare importanza, pertanto, cercare di interpretare, di volta in volta, adeguatamente le immagini radiografiche che, in concomitanza con il quadro clinico, ci consentono di stabilire i limiti tra il “normale” ed il “patologico”. L’indagine radiografica, pur essendo la più antica, conserva ancora oggi la sua validità, per cui è opportuno che venga comunque eseguita in maniera prioritaria, preceduta da un accurato esame clinico. In alcuni casi può verificarsi una certa discordanza mentre, talora, le immagini sono tipiche e patognomoniche. Altre volte, addirittura considerate patologiche.
Seguirà l’illustrazione delle situazioni più frequentemente osservate. L’esame radiografico di un ginocchio, in proiezione antero-posteriore mette quasi sempre, in evidenza “la riduzione della rima articolare femoro tibiale mediale”. Una tale immagine è normale o patologica? Generalmente si può considerare normale in quanto, anatomicamente, il condilo mediale del femore è più sporgente distalmente rispetto al condilo esterno, per cui, indirettamente, la rima mediale appare ridotta.
Viceversa assume un significato diverso in presenza di una deviazione assiale (ginocchio varo) Altro esempio ci è fornito dall’immagine di un “sesamoide bipartito”, a livello dell’alluce. Può, talora, trattarsi o di un’anomalia congenita, (spesso bilaterale) oppure, se preesiste un trauma di una frattura. I dati anamnestici e clinici riusciranno a dirimere il dubbio. In traumatologia, la presenza di callo osseo riparativo a livello di un osso spongioso, difficilmente riesce ad essere rilevato radiograficamente, a differenza di quanto si apprezza in sede ipofisaria.
Anche in taluni casi, pertanto, l’esperienza clinica sarà di valido ausilio. Un’evenienza anomala si verifica la presenza di un callo osseo precoce ed esuberante (ipertrofico) in pazienti polifratturati con trauma cranico (commozione o contusione cerebrale). In base all’osservazione clouro-radiografica, in tali pazienti si rileva, infatti, una notevole riduzione del tempo di consolidazione delle fratture. Pare che intervengano abnormi stimoli osteogenetici, indotti da squilibri metabolici, neuroendocrini secondari all’insulto traumatico del cranio.
La persistenza di eventuale dislocazione interframmentaria di fratture in età infantile, in assenza di lesioni dei nuclei di accrescimento non è “irreversibile”, grazie alla capacità di ristrutturazione ossea, nel corso dell’accrescimento. In tali casi, pertanto, prevale l’esperienza clinica sul quadro radiografico!
Un contrasto tra quadro clinico (dolore e rigidità articolare) e quadro radiografico, con assenza di lesioni di tipo artrosico dovrà essere adeguatamente interpretato in quanto, in tali casi, il dolore risiede nelle strutture periarticolari (muscoli, tendini, capsule, etc) interessate da un processo flogistico secondario, algogeno. In altri casi, l’immagine radiografica è tipica e patognomonica,ai fini diagnostici, così come si osserva in diverse affezioni: displasia fibrosa, sindrome di Marfan, cisti ossea solitaria, esostasi e malattia esostosante.
Le caratteristiche del quadro radiografico, quali la morfologia, la struttura e la sede delle varie immagini, sono sufficienti per formulare un giudizio diagnostico. Un particolare significato assume la presenza di un crollo o schiacciamento di un corpo vertebrale, a cuneo oppure a lente biconcava, in assenza di episodio traumatico. Se trattasi di pazienti in età infantile, la diagnosi più probabile è di “vertebra plana” nel quadro della reticoloendoteliosi a prognosi fausta, in quanto a poco a poco, si verifica la ristrutturazione morfologica del soma.
In un paziente adulto si dovrà pensare o ad una osteoporosi vertebrale oppure ad un processo neoplastico (plasmocitoma, metastasi ecc) La presenza di “osteonecrosi idiopatica” a livello della testa femorale, dell’ astragalo o dello scafoide carpale è di difficile interpretazione diagnostica.
Tra le osteopatie rarefacenti l’ osteomalacia (non frequente!) può indurre ad errore nella diagnosi (si pensa, talora, a metastasi) , anche se uno studio sistemico scheletrico fa rilevare delle immagini patognomoniche: osteolisi multiple, simmetriche a livello delle branche ileopubiche, del collo femorale, delle coste, etc. Analogamente nel morbo di Paget, la presenza di intensa osteosclerosi a livello della tibia, del rachide, del bacino e del cranio, talora può far sorgere qualche dubbio diagnostico. In svariati casi possiamo rilevare, radiograficamente, alcune immagini che rappresentano un reperto occasionale, senza significato patologico.
Ecco alcuni esempi: a) L’isola di compatta (o di STIEDA), area di osteosclerosi a contorni netti, ubicata in seno al tessuto spongioso (corpo vertebrale, estremo prossimale del femore ecc) b) Infarto osseo: immagine osteolitica allungata, a margini ondulati ed irregolari, con aree di radio opacità, in sede centromidollare, a livello del femore, della tibia etc. (asintomatico) c) Presenza radiografica di “fleboliti” in corrispondenza dello scavo pelvico: immagini radio-opache, rotondeggianti, multiple, di piccole dimensioni da interpretare come banale calcificazione di piccoli vasi venosi, del tutto privi di significato patologico. d) La tuberosità posteriore del calcagno, in età evolutiva, con presenza di un contorno irregolare, seghettato. In assenza di sintomatologia dolorosa tale immagine è da considerare un “reperto normale”.
Da quanto sovraesposto si evince che l’esame radiografico non sempre riesce a risolvere il quesito diagnostico per cui deve essere interpretato sempre alla luce del quadro clinico. In ogni caso l’indagine radiologica, nell’area attuale, continua a svolgere un ruolo di primaria importanza ai fini diagnostici , prognostici e terapeutici, per cui non va affatto trascurata e sostituita ma, eventualmente integrata, qualora sia necessario, con altre indagini strumentali.

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Risolviamo alcuni dubbi in chirurgia estetica

Autore: Dott. Riccardo LUCCHESI
Chirurgia Plastica
Ricostruttiva ed Estetica
Viale Piave 11 Milano
Tel. 02 794224
www.riccardolucchesi.it

E’ possibile aumentare il volume delle labbra senza avere delle “taglie xxl”?
Prima del trattamento viene sempre concordato con la paziente l’entità dell’aumento. Nella maggior parte dei casi accade che vengano richiesti interventi moderati o addirittura minimi, che a malapena possono essere notati. Non vi è dunque rischio che le labbra così trattate assumano un aspetto di eccessivo turgore. Se ciò avviene è solo perché esplicitamente richiesto dalla paziente.
La lipoaspirazione è un intervento che può essere pericoloso?
Gli incidenti – per fortuna isolati - sono provocati dalla non osservanza di norme elementari di scontata importanza, spesso da parte di non specialisti o improvvisatori che si cimentano in questo campo senza la preparazione e l’esperienza necessari. Tali norme prevedono la corretta sterilizzazione degli strumenti, la pronta disponibilità di farmaci di emergenza e ovviamente, come per ogni intervento chirurgico, l’esecuzione degli esami pre-operatori. La liposuzione è e rimane uno degli interventi di chirurgia estetica più sicuri e con minori rischi di complicanze rispetto ad altri, perlomeno quando è in mano a professionisti capaci ed esperti ed è eseguita in strutture adeguate.
L’aumento del seno può causare un’alterazione della sensibilità della mammella?
Dopo un intervento di mastoplastica additiva è normale durante le prime settimane una certa attenuazione o intorpidimento della sensibilità cutanea; tuttavia questa si presenta come incostante e transitoria. Essendo dovuta al normale processo infiammatorio post-operatorio, non deve destare preoccupazione. Invece, quando viene scelta l’incisione di accesso periareolare, vale a dire sul margine inferiore dell’areola, può in alcuni casi determinarsi un’alterazione permanente della sensibilità del capezzolo. La paziente dovrà essere sempre informata di questa possibilità per la scelta eventuale di soluzioni chirurgiche alternative.
L’intervento di otoplastica eseguito nel bambino può essere pericoloso?
Lo sviluppo del padiglione auricolare nel bambino termina al settimo anno; da quest’età in poi è possibile sottoporsi ad intervento di otoplastica senza alcun pericolo. E’ degno di attenzione il fatto che il disagio psicologico vissuto dal piccolo paziente (per le derisioni e le beffe subite a scuola) possa motivarlo fino a renderlo estremamente collaborante, accettando anche l’esecuzione in semplice anestesia locale ed evitando così il ricovero ospedaliero.

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