Speciale Alcolismo

Lo psichiatra francese Michel Craplet (già presidente dell’ANPAA e di Eurocare)
nel suo libro “Non è mai troppo tardi per parlare di alcol”
(Il n’est jamais trop tard pour parler d’alcool, Editions de la Martinière), parlando di come fare ad interrompere la spirale mortale dell’alcol, dice “tu solo lo farai, ma non lo farai da solo”, un invito alle persone “che hanno questo problema a fare ricorso ai gruppi, dove la sofferenza viene condivisa, e dove può essere superata."

E’ ancora corretto parlare di alcolismo oggi?

L'uomo fa uso di alcol da circa diecimila anni, ma è solo verso la metà del 1700 che si è iniziato a parlare delle conseguenze dannose dell'abitudine di bere alcolici, arrivando a considerare gli ubriachi abituali come persone che hanno perso il controllo del bere. Con il diffondersi dell'industrializzazione, l'accento fu spostato sugli effetti negativi dell'alcol legati agli incidenti di lavoro, al costo per i lavoratori e le loro famiglie e soprattutto sul ruolo del bar come luogo di nascita del crimine e dell'immoralità. L'alcolista fu visto sempre meno come una vittima e sempre più come una minaccia per la comunità.
Verso la fine del XVIII secolo, negli Stati Uniti, nacque il Movimento di Temperanza e durante il XIX secolo si svilupparono varie organizzazioni di astinenti, come l'Organizzazione Internazionale dei Buoni Templari, che si battevano contro la produzione, la diffusione e il consumo di bevande alcoliche. Queste associazioni tentarono anche di fondare degli asili dove gli alcolisti potevano ricevere trattamenti speciali.
Poi l'ideologia dei vari movimenti di temperanza divenne più estrema e si orientò verso il proibizionismo, sfociando nella legge che, in USA, vietò la produzione, la vendita ed il consumo di alcolici dal 1919 al 1933, quando fu poi abolita perché non aveva portato gli esiti auspicati.
Oltre al modello di temperanza, era largamente diffuso il modello morale, che vede nella debolezza dell'individuo la causa dei problemi legati al consumo di alcol.
Il modello morale ha dominato nel 1800 ma non ha cessato del tutto di influenzare il pensiero ancora oggi. Ha enfatizzato una carenza nella responsabilità individuale e nella forza spirituale come causa di un bere eccessivo e smodato.
Più tardi si fece avanti l'idea dell'ubriachezza abituale come malattia, e nel '900, nel periodo compreso tra le due guerre mondiali, gli alcolisti cominciarono ad essere sottoposti a cure specifiche, tra le quali anche le diverse terapie psichiatriche allora disponibili come l'elettroshock, la lobotomia, i sedativi, il decondizionamento.
Fu però solo dopo la Seconda Guerra Mondiale che si affermò il concetto del l'alcolismo come malattia.

All'affermarsi di tale modello contribuì in maniera decisiva il movimento degli Alcolisti Anonimi (A.A.) il quale, nato nel 1935 negli USA, sostiene che l'alcolismoè una malattia né più né meno di come lo è, per esempio, il diabete, prescrivendo agli alcolisti la completa astinenza dall'alcol e definendo nel contempo l'alcolismo come una malattia cronica contro la quale bisogna lottare per tutta la vita: non esiste una dose sicura, che non rap-
presenti un rischio per la salute di un alcolista e che non lo porti in seguito alla compulsione a bere. Tuttavia, per i non alcolisti bere non rappresenta un rischio poiché la causa del problema è nella"malattia" dell'individuo e non nella sostanza in sé.
Il modello medico trovò il suo suggello nell'opera di Jellinek che nel 1960 pubblicò il libro Disease concept of alcoholism.
Negli anni successivi, dopo che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva da tempo incluso l’alcol tra le varie droghe, le varie classificazioni mediche, compreso il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM) inclusero l'alcol tra le sostanze psicoattive che possono generare modificazioni comportamentali e sintomi fisici, psicologici e sociali associati al loro uso. Fu introdotta la distinzione tra un consumo di alcol moderato da un uso patologico, senza per altro definire una dose soglia che segni il
confine tra le due modalità di consumo.

Il modello medico dell'alcolismo considera quindi l'alcol come una sostanza socialmente accettabile che fa ammalare solo alcune persone. L'alcolista è una persona, in qualche modo, diversa costituzionalmente dai non alcolisti e a causa di questa differenza individuale, per l'alcolista è impossibile bere in modo moderato. La causa della malattia viene ricercata più nell'individuo che non nella sostanza in sé. D’altro canto non sono
mai stati individuati assetti di personalità, tratti psicologici o costituzionali specificamente correlati con l’alcolismo. Il trattamento basato su tale modello è focalizzato sull'interazione tra l'individuo e la sostanza e sull'aiuto dato all'individuo nel suo sforzo di controllare il proprio comportamento compulsivo. Il modello medico è stato spesso appoggiato anche dai produttori di bevande alcoliche poiché implica che la maggioranza delle persone possa bere moderatamente senza il rischio di diventare alcolista.
Il modello medico è stato importante perché ha esteso la protezione sanitaria e sociale agli alcolisti e alle loro famiglie e ha permesso di pensare a loro non più come persone da condannare ma come persone bisognose di cure, tuttavia allo stesso tempo, occupandosi prevalentemente delle complicanze somatiche o psichiatriche dell'alcolismo, ha impedito di indagare sulle componenti sociali e culturali. Purtroppo, nonostante l’esistenza di
un'ampia letteratura medica ed epidemiologica che si è preoccupata di definire la quantità massima di alcol che un soggetto adulto può assumere senza rischi per la salute, si è riscontrato notevole disaccordo su tale definizione a causa dell'eterogeneità dei criteri che si riferiscono, al peso individuale, al tipo di lavoro svolto e alla sua responsabilità sociale, al sesso, all'età o altro. Di fatto si assiste regolarmente ad un continuo abbassamento dei limiti di volta in volta proposti.

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Il modello ecologico-sociale

 

In linea con quanto proposto alla fine degli anni Quaranta da von Bertalanffy, che propose la teoria generale dei sistemi come una nuova visione che rifiuta il concetto di causalità lineare ed è caratterizzata da concetti come circolarità e complessità, negli anni Sessanta a Zagabria iniziano i primi passi di una sintesi che sfocerà in una nuova metodologia per la prevenzione primaria, secondaria e terziaria dei problemi alcolcorrelati, basata su una originale e innovativa visione del problema “alcolismo”: l’approccio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi di Vladimir Hudolin.
Già tale denominazione indica un cambiamento di prospettiva piuttosto radicale: non si parla più di "alcolisti" ma di persone con problemi alcolcorrelati; si parla inoltre di "problemi complessi" quando all'uso di alcol si associano difficoltà dovute sia all'uso di altre sostanze psicoattive, sia a problematiche di altra natura, come disturbi psichici, problemi con la giustizia, assenza di dimora, ecc.
Con Hudolin si ha una rivoluzione epistemologica nell'approccio all'alcolismo: l'alcolismo e gli altri problemi alcolcorrelati non sono più considerati come una malattia o un vizio ma come un comportamento, uno stile di vita, e come tale determinato da molteplici fattori interni ed esterni alla persona, di natura biologica, psicologica e sociale. Invece di alcolismo viene usato il termine "problemi alcolcorrelati". Il problema alcolcorrelato viene considerato come un disturbo nei sistemi ecologico-sociali nei quali l'uomo è inserito.
Soprattutto viene sottolineato che i problemi alcolcorrelati sono legati alla cultura del bere presente nelle nostre comunità, e che una loro prevenzione e un miglioramento dello stile di vita legato al bere non possa prescindere da un cambiamento della cultura sanitaria e generale della comunità.
Per Hudolin è la "comunità", cioè l'ambiente dove l'uomo vive e lavora, il sistema di cui i problemi alcolcorrelati sono espressione, sotto forma di stile di vita a cui la comunità stessa dà significato. La famiglia rappresenta un sottosistema fondamentale del sistema comunità. La comunità è di fatto una comunità di famiglie. L'approccio familiare è quindi ritenuto essere un "approccio minimo" indispensabile per affrontare il problema.
L'attenzione al contesto si esprime anche nei confronti della teoria stessa, che prevede continue revisioni in base alle nuove conoscenze emergenti dall'ambiente scientifico e dall'esperienza che della teoria viene fatta nella pratica quotidiana.
Se l'alcolismo è uno stile di vita, il trattamento dei problemi alcolcorrelati e complessi non è identificabile con la cura in senso tradizionale, perché la persona che presenta tali problemi non è un malato.
Infatti, coerentemente con una visione circolare e sistemica, qualsiasi cambiamento che si verifichi ad un livello avrà ripercussioni anche sugli altri. Perciò i programmi per il controllo dei problemi alcol correlati secondo la teoria ecologicosociale prevedono interventi rivolti a tutti i livelli di prevenzione e si considerano parte della più vasta azione di promozione e protezione della salute.

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Club degli alcolisti in trattamento

 

Il modello di trattamento dei problemi alcolcorrelati e complessi, sviluppato sull’approccio ecologico-sociale, è basato sui Club degli Alcolisti in Trattamento (CAT), che rappresentano oggi in Italia il modello più diffuso d’intervento sull’alcolismo e sugli altri problemi alcolcorrelati. Questa metodologia è stata sviluppata dal Prof. Vladimir Hudulin a partire dal 1964 fino al 1996, anno della sua scomparsa.
Psichiatra di fama mondiale, per circa trenta anni Direttore della Clinica di Psichiatria, Neurologia, Alcologia ed altre Dipendenze presso l’Università di Zagabria, per lungo tempo consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Prof. Hudolin dedicò gran parte della sua attività allo studio dei problemi legati all’uso di alcol e di altre droghe fin
dall’inizio degli anni ‘50. Nel 1964 cominciò ad organizzare programmi sia ospedalieri sia ambulatoriali, che si articolavano con piccoli gruppi d’alcolisti nel territorio della città di Zagabria, che chiamò Club degli Alcolisti in Trattamento, e che poi si diffusero capillarmente a livello territoriale in tutta la ex-Jugoslavia. Basti pensare che prima che scoppiasse la guerra civile nel 1992 nella sola Croazia esistevano più di 1.200 CAT.L’aspetto rivoluzionario dell’approccio del Prof. Hudolin deriva dal fatto che non si occupa solo dell’alcolismo di poche persone, ma del bere di tutti. Attraverso le settimane di formazione infatti il Prof. Hudolin non solo forniva la metodologia di trattamento degli alcolisti e delle loro famiglie, ma soprattutto metteva in discussione la nostra “cultura del bere”. L’accento viene così spostato dall’alcolismo al bere. alcool piantina
Una tappa molto importante per lo sviluppo di questa metodologia fu sicuramente la fondazione del primo club in Italia nel 1979: è stato infatti nel nostro paese che l’approccio del Prof. Hudolin ha conosciuto il suo massimo sviluppo.
Nel 1979 in Italia esistevano solo pochi centri che si occupavano d’alcolismo (fra questi ricordiamo Firenze, Dolo, Arezzo) mentre non esistevano veri programmi territoriali, fatta eccezione per i gruppi degli alcolisti anonimi. I CAT sono comunità multifamiliari composte da un minimo di due ad un massimo di dodici famiglie, più un "servitore-insegnante", che è una persona che ha ricevuto una formazione per occuparsi dei problemi alcolcorrelati, presenti nella propria comunità, e che opera a titolo volontario. Le famiglie si riuniscono settimanalmente insieme al servitore-insegnante per affrontare e condividere i propri disagi ed esperienze e sviluppare un clima di solidarietà e di amicizia.
Nel Club è richiesto, ma non imposto, a tutta la famiglia, di astenersi dall'alcol e di crescere insieme verso uno stile di vita sobrio. Alcuni dati possono riassumere quanto realizzato da questo movimento in questi 20 anni di attività:
* In Italia oggi esistono oggi oltre 2.200 CAT presenti in tutte le regioni e maggiormente sviluppati in quelle del nord-est, dove il movimento è cominciato (vedi cartina).
* Nei suoi diciassette anni d’attività in Italia il Prof. Hudolin ha formato più di 10.000 operatori, che non solo svolgono le mansioni di “servitori” nel club, ma costituiscono la gran parte degli operatori dei centri alcologici a livello del sistema sanitario pubblico.
* Dal 1980 in Italia il consumo medio pro-capite annuo di alcol anidro è diminuito di oltre il 40%, molto di più di quanto indicato dall’OMS nel “target 17” del progetto “Salute per tutti entro l’anno 2000”. A livello internazionale alcuni ricercatori hanno parlato del “paradosso italiano” in quanto questa importante diminuzione si è realizzata senza alcuna specifica politica di sanità pubblica, differentemente da molti altri paesi che non hanno
ottenuto risultati così importanti, nonostante avessero investito notevoli risorse. Naturalmente la spiegazione di un fenomeno così complesso non può risultare univoca, ma è interessante notare che il ribasso ha inizio proprio a partire dall’anno1980, quando si sono sviluppati i CAT in Italia.
* In molte aree il lavoro dei programmi territoriali per i problemi alcolcorrelati e complessi ha coinvolto più dell’1% della popolazione, raggiungendo così quel livello indicato dal Prof. Hudolin come sufficiente per un reale cambiamento nella cultura generale e sanita-
ria di una comunità.
* Nei programmi per il trattamento dei problemi alcolcorrelati realizzati a livello territoriale esiste una reale e concreta cooperazione fra i servizi sociali e sanitari pubblici ed il settore privato (CAT), che ha condotto a risultati molto buoni e i costi sono pressoché nulli dal momento che il 70-80% dei servitori operano come volontari.
* Nel periodo 1992-5, sulla base di un progetto presentato dalla Regione Friuli-Venezia Giulia finanziato dal Ministero della Sanità, l’Istituto Superiore di Sanità (ente statale deputato alla ricerca in ambito sanitario) ha sviluppato un importantissimo progetto di valutazione del trattamento realizzato attraverso i CAT, dal nome VALCAT. Questo protocollo prevedeva la rilevazione dei risultati ottenuti da un campione piuttosto grande (854) di alcolisti e le loro famiglie, che avevano iniziato la frequenza nel mese di febbraio 1992 attraverso tre rilevamenti eseguiti dopo 6, 18 e 36 mesi di frequenza al club: i risultati furono eccezionali. Dopo 6 mesi 88% degli alcolisti avevano fatto registrare risul-
tati positivi (astinenza + miglioramento della qualità della vita), dopo 18 mesi, pur diminuendo, rimanevano ben 79% ad avere risultati positivi, e questo dato rimane assolutamente invariato dopo addirittura 36 mesi.
* Ad oggi la raccolta bibliografica di quanto pubblicato in Italia sull’approccio ecologico-sociale, aggiornata periodicamente dal dott. Michele Sforzina per la rivista “Camminando Insieme” (la rivista ufficiale dell’Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento) raccoglie più di 3.000 voci, di cui più di 50 sono volumi.
* Dalla metà degli anni '90 questo approccio è stato esportato dall'Italia in numerosi Paesisia europei che extraeuropei. Oggi i CAT sono presenti in 28 paesi oltre l’Italia: Bielorussia, Bosnia, Brasile, Bulgaria, Cameroun, Cile, Croazia, Danimarca, Ecuador, Grecia, India, Islanda, Lituania, Macedonia, Mauritania, Montenegro, Norvegia, Nuova Zelanda, Polonia, Russia, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Venezuela (vedi cartina).
* L’ultima edizione dell’ampio manuale sull’approccio ecologico-sociale è stata anche tradotta in lingua inglese e croata.
* Dal 1998 vengono realizzati con cadenza annuale a Lignano Sabbiadoro corsi internazionali in lingua inglese organizzati dalla Scuola Europea di Alcologia e Psichiatria Ecologica per la formazione dei servitori-insegnanti di vari paesi europei ed extraeuropei. Corsi di formazione sono già stati organizzati in Spagna, Ecuador, Danimarca, Argentina, Cile e Brasile.
* I club accolgono anche quelle situazioni in cui i problemi alcolcorrelati si combinano con altri problemi di particolare gravità (uso di altre droghe, problemi psichici, senza dimora, ecc.) purché la percentuale di queste situazioni non superi il 20% delle famiglie
presenti all’interno di ciascun club: anche in questi casi i risultati sono molto buoni.
* I risultati del lavoro dei club vengono rilevati annualmente attraverso le banche dati regionali e nazionali, e sono regolarmente pubblicati sui vari siti internet delle associazioni dei club (tra i quali segnaliamo www.aicat.net). Attraverso la frequenza al club non solo si è avuta una netta diminuzione nell’uso di alcol (riduzione dell’84%) e
dell’uso di altre droghe (riduzione del 73%) ma anche di tutte le altre problematiche ed inoltre, fatto assolutamente non secondario, tutto ciò si accompagna con un gradimento da parte delle famiglie della loro frequenza al club. Il programma sviluppato in Italia in questi anni dal Prof. Vladimir Hudolin non solo ha mostrato di essere una reale e concreta risposta per il trattamento dell'alcolismo e degli altri problemi alcolcorrelati, ma soprattutto di essere stato un grandissimo progetto di salute, una sorta di "rivoluzione silenziosa", in quanto si è realizzato lontano dai riflettori e dai clamori che invece hanno
accompagnato in questi anni altre profonde trasformazioni quali quelle nell'ambito della psichiatria e delle tossicodipendenze.

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Il consumo di alcol in Europa

Estratto dal Rapporto “Alcohol in Europe” pubblicato dall’Unione Europea in data 1/6/2006 sul sito http://ec.europa.eu/health-eu/news_alcoholineurope_en.htm

alcool europaL’UE è la regione con il più alto consumo del mondo, anche se gli 11 litri di alcol puro per ogni adulto all’anno rappresentano una sostanziale diminuzione rispetto al picco dei 15 litri registrato a metà degli anni 70. Gli ultimi 40 anni hanno visto un’armonizzazione dei livelli di consumo nell’UE a 15 paesi, con un aumento in Europa centrale e settentrionale tra il 1960 e il 1980 e una diminuzione consistente in Europa meridionale. La maggior parte dei cittadini europei consuma alcol, ma ci sono anche 55 milioni di adulti astinenti (il 15% del totale); considerando questo e il consumo non registrato, si stima che il consumo di ogni individuo che beve raggiunga i 15 litri di alcol puro all’anno.
Sulla base degli studi esistenti, il totale dei costi tangibili nell’UE nel 2003 era stimato in 125 miliardi di euro, che equivale all’1.3% del PIL e che si avvicina molto al valore recentemente attribuito ai costi del tabacco. I costi non tangibili assommano il valore che le persone danno al dolore, alla sofferenza e alla perdita della vita a causa dei danni
sociali, sanitari e quelli legati ad atti criminosi dovuti all’alcol. Nel 2003 questi costi sono stati stimati in 270 miliardi di euro. Sebbene queste stime siano soggette ad un ampio margine di errore, si tratta probabilmente di sottostime del reale costo sociale lordo dell’alcol.
L’alcol pone un fardello notevole su molti aspetti della vita degli individui in Europa, che possono essere genericamente descritti come “danni sanitari” e “danni sociali”. Sono milioni gli adulti che dichiarano di essere stati coinvolti in risse dopo aver bevuto nell’arco dell’ultimo anno. I danni alla proprietà causati dalla guida in stato di ebbrezza sono stati stimati in 10 miliardi di euro, mentre ancora superiori sono i costi intangibili degli effetti fisici e psicologici dei crimini commessi sotto l’influenza dell’alcol.
L’alcol ha anche un impatto sulla fami glia, con abusi ed incuria nei confronti dei minori, bambini che vivono in famiglie con problemi alcolcorrelati, danni nei luoghi di lavoro o di studio, perdita di produttività dovuta ad assenteismo attribuibile ad alcol e successiva disoccupazione.
Dal punto di vista di salute , l’alcol è responsabile di circa 195.000 morti ogni anno nell’UE (anche se qualcuno suggerisce che si dovrebbe portare a credito il numero delle morti che vengono rinviate nel tempo a causa dei supposti effetti benefici dell’alcol sulla salute degli anziani). Se invece si misura l’impatto dell’alcol attraverso il DALYs (Disability Adjusted Life Years) si dimostra che l’alcol è il terzo fattore di rischio per la salute, sui 26 fattori di rischio presi in esame dall’UE, davanti a sovrappeso obesità e dietro solo al tabacco e all’ipertensione.
Non solo gli anziani sopportano questo fardello, anche i giovani sopportano un onere importante, con il 10% della mortalità delle giovani donne e circa il 25% della mortalità dei giovani maschi dovuta all’alcol. Vi sono poche informazioni sul livello dei danni sociali nei giovani, sebbene già a livello dei giovani studenti di 15-16 anni nell’Unione Europea si riportano episodi di risse e di rapporti sessuali non protetti a causa del loro consumo di alcol.
Molti danni causati dall’alcol sono sopportati da persone diverse dai bevitori, che vanno dai problemi sociali, come lo schiamazzo notturno, fino a conseguenze più serie quali problemi matrimoniali, abuso di minori, criminalità, violenze e omicidi. In generale, più alto è il consumo di alcol, più grave risulta il crimine o gli incidenti. La quantità di alcol consumato, la frequenza di consumo e la frequenza e la quantità di episodi di consumo eccessivo sono tutti fattori che in modo indipendente aumentano il rischio di violenze.
Si registrano inoltre 60.000 nascite sottopeso, abbandoni di minori, e milioni di bambini che vivono in famiglie con problemi alcol correlati. L’alcol influisce anche su altri adulti, basti pensare alle (almeno) 10.000 morti per incidenti causati dalla guida in stato di ebbrezza di persone diverse dal guidatore, e una quota sostanziale di crimini alcol-ttribuibili che probabilmente accadono a terzi.
Anche parte dei costi economici vengono sopportati da terzi o da altre istituzioni, nel caso di crimini, assenteismo e spese sanitarie.
Sebbene l’uso di alcol porti con sé elementi di piacere, esso aumenta anche il rischio di una serie di danni sociali, generalmente in modalità dose-dipendente, che significa che più si consuma, maggiore è il rischio. Oltre ad essere una sostanza che provoca dipendenza, l’alcol è la causa di 60 diversi tipi di malattie e condizioni, quali incidenti,
disordini mentali e comportamentali, problemi gastrointestinali, tumori, malattie cardiovascolari, problemi immunologici, malattie polmonari, malattie dello scheletro e muscolari, problemi dell’apparato riproduttivo e danni prenatali, che comprendono un aumento del rischio di nascite premature e sottopeso. Per la maggior parte di queste condizioni, l’alcol aumenta il rischio in modo dosedipendente, cioè maggiore la quantità,
maggiore il rischio. La frequenza e il volume di episodi di intossicazione (heavy drinking) sono di particolare importanza per l’aumento del rischio di incidenti e di alcune malattie cardiovascolari (malattie coronariche e infarti).
In tutte le culture studiate, gli uomini hanno più probabilità delle donne di consumare bevande alcoliche e di bere di più rispetto alle donne, con un divario maggiore per i comportamenti più a rischio. Fra le donne in gravidanza sebbene molte abbandonino l’alcol nel periodo della gravidanza, un numero significativo (dal 25 al 50%) continua a bere, e alcune continuano a livelli ad alto rischio.

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Le bevande alcoliche possono fare bene?

Dal Rapporto “Alcohol in Europe” pubblicato dall’Unione
Europea in data 1/6/2006 sul sito
http://ec.europa.eu/health-eu/news_alcoholineurope_en.htm

alcool fa beneUna piccola quantità di alcol riduce il
rischio di malattie cardiache, anche se il
grado di riduzione del rischio e il livello di
consumo di alcol al quale si verificano le
riduzioni maggiori sono tuttora in discussione.
Gli studi migliori che considerano altri fattori riscontrano un rischio minore e
dimostrano che la riduzione del rischio si
verifica ai più bassi livelli di consumo. La maggiore riduzione del rischio può essere ottenuta con una media di 10 gr di alcol (corrispondente ad un bicchiere) ogni due giorni. Oltre i 20 gr di alcol (due bicchieri) al giorno – il livello di consumo con il minore
rischio – il rischio di malattia vascolare aumenta. In età molto avanzata, la riduzione del rischio scompare. E’ l’alcol che principalmente riduce il rischio di malattia cardiaca, non il tipo di bevanda (quindi il vino non ha particolari vantaggi rispetto alle altre bevande alcoliche).
Esistono evidenze che l’alcol a basse dosi possa ridurre il rischio di demenza di causa vascolare, calcoli biliari e il diabete, sebbene queste evidenze non vengano riscontrate in tutti gli studi.
Il rischio di morte a causa dell’alcol rappresenta il bilancio tra il rischio di malattie e di incidenti che viene aumentato dall’alcol e il rischio di malattie cardiovascolari (che perlopiù si verifica in età avanzata), il quale viene diminuito dall’alcol, se assunto a basse dosi. Questo bilancio dimostra che, almeno in Gran Bretagna, il livello di consumo con il minore rischio di morte si verifica a zero o quasi a zero per le donne di 65 anni o più anziane. Per gli uomini, il livello di consumo con il minore rischio di morte è zero sotto i 35 anni, circa 5 gr al giorno per gli uomini di mezza età, e meno di 10 gr al giorno per quelli di 65 anni o più anziani (e probabilmente ritorna a zero in età molto avanzata).
Vi sono invece effetti benefici per la salute nei bevitori problematici se riducono e smettono di usare l’alcol. Anche per le malattie croniche, come la cirrosi epatica e la depressione, la riduzione o l’eliminazione dell’alcol è associata ad un rapido miglioramento della salute.
Dal Rapporto “Alcohol in Europe” pubblicato dall’Unione Europea in data 1/6/2006 sul sito
http://ec.europa.eu/health-eu/news_alcoholineurope_en.htm

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Errore sistematico negli studi di settore

Dal Rapporto “Moderate alcohol use and reduced mortality risk: Systematic error in prospective studies” di Middleton Fillmore, Kerr, Stockwell, Chikritzhs, Bostrom.
Addiction Research and Theory, 2006. Published online.
Traduzione e sintesi a cura di Ennio Palmesino
© AICAT 2006

I ricercatori australiani e neozelandesi guidati da Middleton Fillmore hanno riesaminato, attraverso una meta-analisi, 54 studi che investigavano tutte le cause di morte, inclusa la malattia cardiaca, e altri 35 studi che investigavano le morti specifiche per sola malattia cardiaca, pubblicati in tutto il mondo sull’arco di 30 anni, dal 1974 al 2004.
Tutti questi studi, tranne 7, hanno mostrato che il bere moderato di alcol (da 2 a 4 drinks al giorno) sarebbe associato ad una protezione da morte prematura. Gli altri 7 non hanno mostrato alcuna protezione fra i bevitori moderati. I ricercatori hanno quindi cercato di capire il perché di questa differenza.
E’ risultato che, in tutti gli studi in cui si evidenziava una protezione da morte prematura fra i bevitori moderati rispetto ai non bevitori, questi ultimi erano stati reclutati in maggioranza fra gli ex-bevitori, divenuti astinenti per motivi di salute, fragilità, uso di medicine, disabilità o altro.
Invece, nei 7 studi che non mostravano alcuna protezione della salute fra i bevitori moderati, il gruppo dei non bevitori era rappresentato da astemi o astinenti da lunga data. Si tratta quindi. nella maggior parte degli studi in circolazione, di un errore di metodo, per cui il cosiddetto “gruppo di controllo” cioè gli astinenti, era in realtà composto da persone con la salute già a rischio.
Lo studio si spinge a dire che questi presunti effetti benefici dell’uso moderato di alcol sulla salute sono stati eccessivamente enfatizzati, e che essi hanno influenzato le scelte politiche delle istituzioni e gli orientamenti clinici dei medici di tutto il mondo, che hanno finito per consigliare ai loro pazienti un consumo moderato di alcol, mentre avrebbero dovuto usare più cautela, visto che questi effetti benefici possono essere più
apparenti che reali.
Lo studio di Fillmore et al. conclude che non è escluso che un uso limitato di alcol possa far bene alla salute, ma avverte che tutti gli altri stili di vita (dieta, esercizio fisico, uso di medicine, etc.) devono essere tenuti in considerazione, e che comunque questi studi che vertono sugli stili di vita sono esposti a potenziali errori e che essi difficilmente
possono provare fenomeni di causa-effetto.

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E’ vero che?.... Sfatiamo i luoghi comuni

Tratto da: Scegli la sicurezza... più sai, meno rischi! Alcol e lavoro

L’alcol rende più spigliati. Non è vero! L’alcol disinibisce, eccita, ed aumenta il senso di socializzazione anche nelle persone più timide, salvo poi, superata tale fase iniziale, agire come un potente depressivo.
L’alcol rende più sicuri. Non è vero! L’alcol provoca un falso senso di sicurezza, riduce l’attenzione e le capacità di vigilanza. Il non pieno controllo del comportamento produce una diminuzione delle percezioni del rischio e delle sensazioni di dolore rendendo l’individuo più esposto a gesti, manovre, comportamenti lavorativi molto rischiosi per sè e per i colleghi.
L’alcol aumenta i riflessi. Non è vero! L’alcol provoca un iniziale stato di eccitazione, che riduce la percezione del rischio e la capacità di vigilanza; determina una sopravvalutazione delle capacità di reazione agli stimoli sonori ed auditivi e rallenta le capacità di elaborazione mentale.
L’alcol rende più socievoli. Non è vero! L’alcol disinibisce, ma rende anche maggiormente suscettibili ed irritabili, per cui non si accettano critiche sul proprio operato, si è meno disponibili al confronto producendo situazioni di scontro e di conflitto sia con i colleghi che con i superiori.
L’alcol dà forza. Non è vero! L’alcol è un sedativo che produce una diminuzione del senso di affaticamento e della percezione del dolore. Questo può portare a sopravvalutare le proprie forze e capacità, esponendo sè e gli altri lavoratori a rischi. Solo una parte delle calorie fornite dall’alcol possono essere utilizzate per il lavoro muscolare. Inoltre chi svolge lavori pesanti non elimina più in fretta l’alcol rispetto ai lavoratori sedentari.
L’alcol aiuta la digestione. Non è vero! La rallenta e determina un alterato svuotamento dello stomaco. Ciò può portare ad una maggiore sonnolenza dopo pranzo che diminuisce i livelli di attenzione e vigilanza.
Le bevande alcoliche sono dissetanti. Non è vero! Disidrata: l’alcol richiede più liquidi per il suo metabolismo di quanti ne sono stati bevuti in quanto fa urinare di più, facendo quindi aumentare la sensazione di sete. Questo può portare nelle lavorazioni esposte a fonti di calore o a lavori all’aperto ad aumentare il consumo di alcolici determinando un aumento dell’alcolemia, e quindi dei rischi di subire un infortunio.
L’alcol dà calore. Non è vero! In realtà la dilatazione dei vasi sanguigni di cui è responsabile produce soltanto una momentanea ed ingannevole sensazione di calore in superficie che, in breve comporta un ulteriore raffreddamento del corpo ed aumenta il rischio di assideramento. Nelle lavorazioni all’aperto o in luoghi a bassa temperatura espone il lavoratore a rischio di subire gli effetti del freddo.
L’alcol aiuta a riprendersi da uno shock. Non è vero! Provoca una dilatazione dei capillari e determina un diminuito afflusso di sangue agli organi interni, soprattutto al cervello.

CAGE: un piccolo questionario per scoprire se il vostro parente è un alcolista E’ un questionario di solo 4 domande, molto usato dai medici, ma chiunque è in grado di fare queste domande ad un parente, o ad un amico, durante una serena conversazione, magari mascherando queste domande in mezzo ad altre riguardanti genericamente il suo stato di salute, se ritenete che domande troppo dirette sul bere lo possano mettere in allarme.
A) Hai mai pensato di ridurre il tuo bere?
B) Ti dà fastidio se qualcuno ti fa notare il tuo bere ?
C) Ti sei mai sentito colpevole per il tuo modo di bere ?
D) Ti sei abituato a bere subito al mattino per sentirti meglio?
Basta che la persona dia due risposte positive su 4 perchè possa essere considerato alcolista con buone probabilità. Nei giovani addirittura basta una risposta su 4 per far sospettare un comportamento alcolico.

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REAZIONE AD UNA PUBBLICITA’ INGANNEVOLE
Denuncia all’autorità garante della drive beer

AUTORITA’ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO
UFFICIO PUBBLICITA’ INGANNEVOLE
Piazza G. Verdi, 6/A
00198 ROMA
Genova, 24/1/06

Accludiamo una foto della campagna pubblicitaria della “drive beer”, una nuova marca di birra, affisse nelle autostrade italiane, il cui slogan è “Tanto Gusto Alcol Giusto”, il testimonial è il campione di formula uno Giancarlo Fisichella, tutta la comunicazione è giocata sul binomio birra e guida, si può vedere anche il sito internet http://www.drivebeer.it dove il video di presentazione spiega chiaramente l’intento della
campagna.
La campagna costringe a fare alcune riflessioni:
- l’alcol è associato al professionista della velocità, incoraggiando a bere per assomigliare al campione
- si afferma che la birra è in regola con il codice della strada, che l’alcol è giusto, ma
l’alcol agisce sulle persone in modo diverso
- se non si fa caso alla marca in questione, si può arrivare a pensare
che tutta la birra in generale si possa utilizzare durante la guida (e al limite, che
tutto l’alcol è concesso)
- nel sito si trovano continui richiami alla velocità e al rapporto auto/alcol/velocità
- statistiche fatte in Spagna hanno rilevato che l’8% di tutti gli incidenti mortali sono dovuti a guidatori che avevano bevuto meno dello 0,5 gr/litro, cioè erano in regola con la legge, ma hanno ugualmente avuto un incidente grave
L’Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale (ASAPS) ha fatto una pubblica
denuncia proprio ieri, intitolata UNA STRADA SEMPRE PIU’ INTRISA DI ALCOL E SANGUE
dove si legge, fra l’altro “Una lettura della stampa quotidiana dimostra che ormai su alcol e guida siamo in una situazione di vera emergenza! E’ ora di chiamare in gioco precise responsabilità. La strada è diventata una lotteria i cui croupiers sono i conducenti ubriachi” Quindi, l’unico messaggio che si può accettare è che “Chi guida non beve”. Chiediamo l’immediata sospensione di questa ingannevole e illusoria campagna pubblicitaria.
Ennio Palmesino -Presidente A.I.C.A.T

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Testimonianze

 

Mi chiamo Anna. Ho 25 anni, un bel lavoro, una famiglia che mi adora, una vita sociale normale. Sono però un'alcolista. Ho conosciuto il mio "amico veleno" durante l'adolescenza, complice la discoteca, per nascondere quello che ora considero un pregio: la mia timidezza.
Per un lungo periodo il mio "amico" mi ha fatto divertire. La sua vicinanza mi dava calore, allontanava per qualche ora una parte di me che consideravo scomoda, dato che sono cresciuta in una società che premia le persone brillanti e vincenti. Il "signor veleno" è entrato a poco a poco nella mia vita ed ho iniziato a cercarlo anche nei momenti di solitudine e riflessione.
Non era ancora un problema, ma lentamente ho iniziato a preferire la sua compagnia a quella delle persone. Lui non mi giudicava, non mi accusava, mi consolava. Allora non sapevo che in cambio avrebbe preso la mia volontà, l'autostima e la dignità.
È difficile per una persona normale capire questo processo che ti porta ad essere una "non persona" senza lasciartelo intuire, se non quando il serpente è già in te. È in questo momento che inizia il calvario, ti rendi conto che hai bisogno di questa sostanza, che non puoi ribellarti ad essa.
Non auguro a nessuno di trascorrere le notti divorati da un verme fatto di odio per sè stessi. Per molte volte ho pensato di essere diventata un essere spregevole, debole, incapace di resistere ad un impulso che mi faceva provare ribrezzo e schifo per me stessa. Nè il lavoro, nè la famiglia, nè gli amici riuscivano purtroppo a distogliere il mio pensiero dall'alcol. Loro non contavano, io volevo solo lui.
Ad un certo punto mi sono trovata di fronte ad un bivio: o morire o vivere. E' successo un miracolo ed ho preso la decisione più importante della mia vita: ho deciso di smettere. Penso che tutto il dolore che ho provato mi renda ora una persona migliore.
Sono appena all'inizio di un lungo cammino, ma ora sono armata. L'autostima in me sta rifiorendo insieme alla speranza. Non vedo davanti a me un tunnel deserto e morto, ma una strada vera, magari in salita, contornata però di fiori, verde e brulicante di vita".

Mi piace pensare ad un Club degli Alcolisti in Trattamento che si trasforma in un Club per una Vita Migliore, e allora continuo a sognare, a un mondo che non ha più bisogno di Club, o a un mondo che diventa un Club, un mondo non più diviso in due, ricchi e poveri,
forti e deboli, sani e malati, ma un mondo che si divide in tante parti quanti sono gli uomini che ci vivono, ognuno di loro unico ed importante.
Un sogno, sicuramente, un miracolo.
Ma se qualche anno fa qualcuno avesse cercato di offrirmi una vita diversa da quella che conducevo, immerso nell'alcol, inutile, apatico, avrei risposto: solo un miracolo!
Marco Rinaudo

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