Bocca e zigomi “giovani”

Autore: Dr.ssa Clara RIGO
Specialista in Dermatologia e Venereologia
Verona: 045.8300334
Milano: 320.1106247
www.chirurgiadermatologiaestetica.it

FILLER A STRUTTURA TRIDIMENSIONALE CON RISULTATI PLASTICI PER LA BOCCA E LA ZONA ZIGOMATICA
In seguito ai danni causati dall’utilizzo dei filler permanenti, in questi ultimi anni, si è assistito ad una marcia indietro verso l’uso di prodotti con garanzia di sicurezza legata alla totale riassorbibilità a base di acido jaluronico e riscoprendo il vecchio collagene riveduto e corretto.
A questo punto della storia ci si è concentrati particolarmente sui gel all’acido jaluronico.
In particolare qui mi riferisco ad una gamma di prodotti esclusivamente a base di acido jaluronico di cui riassumo brevemente l’evoluzione, descrivendo le caratteristiche dal filler base all’ultimo nato, cioè a questo gel particolare a struttura tridimensionale.
Il prodotto base, da cui si è partiti,puro e semplice, contiene acido jaluronico libero pari a 25 mg, più acido jaluronico cross-linked pari ad altri 25mg, per un totale di 50 mg. Tenendo presente che mediamente nei filler a base di acido jaluronico questo stesso è presente per una quantità pari a 25 mg, nel nostro prodotto c’è il doppio della quantità di principio attivo, che si traduce in un effetto molto rigenerante dei tessuti.
Bisogna poi ricordare che la molecola di HA (acido jaluronico) nella sua forma nativa, cioè un polisaccaride a lunga catena lineare costituito da unità ripetitive, è in grado di legare un grande quantitativo di acqua pari a 1000 volte il suo peso secco... quindi un’enormità. Se ci riferiamo al totale dei 50 mg presenti in questo filler lo possiamo considerare una smisurata spugna naturale, che richiama acqua ai tessuti, elemento di cui sono carenti nell’invecchiare, ma altamente vitalizzanteper gli stessi. Considerando le caratteristiche del prodotto base, nel rispetto delle regole della biocompatibilità e totale riassorbibilità del filler e quindi della sicurezza, si è formulato anche, in contemporanea, un prodotto che in qualche modo lascia traccia di sé, non come materiale presente nei tessuti, in quanto dopo un certo tempo viene totalmente degradato, ma bensì stimolando la neogenesi di tessuto collagene proprio di quell’organismo dove viene impiantato.
Questa caratteristica si ottiene mediante l’aggiunta al gel di acido jaluronico, di microsferule di 80-120 millimicron con carica di superficie positiva, detti “destranomeri”, altamente biocompatibili aventi la capacità di interagire con i recettori dei fibroblasti in modo da indurre la sintesi di macromolecole dermiche, che aggregandosi formano le fibrille di collagene.
Ora la caratteristica di un tessuto invecchiato è proprio l’usura delle fibre collagene ed elastiche, oltre alla perdita di acqua che già abbiamo visto, e quindi questo prodotto è in grado in parte di sopperire a queste mancanze.
L’acido jaluronico è una molecola molto ben tollerata, sfortunatamente ha come sua caratteristica l’alta solubilità e quindi un rapido turnover, a causa della metabolizzazione enzimatica, da parte delle jaluronidasi, e dell’attacco da parte dei radicali liberi, che si formano nei tessuti vivi. Per aumentare la sua permanenza nel derma e creare un prodotto longlasting, la molecola è stata rimaneggiata mediante un processo di stabilizzazione.
Vari metodi sono stati studiati per modificare le proprietà fisico-chimiche dell’acido jaluronico, il principale è il “cross-linkaggio”, che consiste nel far reagire la nostra molecola con agenti alchilanti in grado di creare molti ponti molecolari covalenti tra punti diversi della catena, lungo il decorso della struttura, ciò significa molti più di ancoraggio in modo da renderla più solida.
Tale processo consente di cambiare la conformazione sterica del materiale rendendo la molecola avviluppata e per questo meno riconoscibile e raggiungibile dalle jaluronidasi tissutali. In genere, però, questo processo è ottenuto usando un’alta quantità di agenti alchilanti, che rende l’acido jaluronico, da una parte sicuramente più stabile, ma dall’altra ne cambia la consistenza, il gel diviene più solido con conseguente maggiore difficoltà nell’iniezione del prodotto e, inoltre, ne aumenta il rischio di eterogeneicità, con il pericolo che il sistema immunitario lo riconosca come molecola estranea e lo aggredisca eliminandolo.
Il filler a cui mi riferisco è sempre un gel di acido jaluronico ad alto peso molecolare, la cui formula consiste in:
- 25 mg. acido Jalur. Libero
- 25 mg. acido Jalur.cross-linked
- IPMC (idrossipropilmetilcellulosa )
- Sali inorganici
- Soluzione fisiologica qb. ad 1 ML
Le caratteristiche reologiche di questo nuovo biomateriale,sono fondamentalmente due:
- VISCO-ELASTICITA’
- TIXOTROPIA
1) La Viscoelasticità è la proprietà del gel di dilatarsi e contrarsi e quindi di adeguarsi alle caratteristiche del tessuto in cui viene iniettato, per cui il prodotto si adatta al tessuto e non viceversa.
In questo gel è stato accentuato il profilo visco-elastico grazie ad una ben precisa proprietà chimico-fisica: “sali inorganici sottoforma di cationi, incontatto con soluzioni di polimeri gelificanti (es. Ac. Jalur.) aumentano la loro viscosità, perché creano molti ponti molecolari”.
Mediante questo processo di fabbricazione brevettato, che permette di aumentare la tenuta, quindi la reticolazione dell’acido jaluronico, le jaluronidasi riconoscono meno la molecola che risulta così poco degradabile.
2) La Tixotropia è la proprietà che alcune soluzioni viscose come questo gel di acido jaluronico a cui ci riferiamo, non di tutti gli acidi jaluronici, hanno di aumentare la propria viscosità a riposo, ad esempio quando è riposto nella siringa o nel tessuto.
Viceversa quando è sollecitato da forze esterne, come spingere lo stantuffo, diviene più fluido diminuendo quindi la sua viscosità e la sua penetrabilità nei tessuti vivi. Il risultato è un prodotto con caratteristiche plastiche e con permanenza accresciuta, che si avvale di una struttura tridimensionale quasi a definirsi con un paragone un po’ forte “una protesi riassorbibile”.
Questo biomateriale risulta così molto più efficace e duraturo rispetto ad un filler normale, ma con sempre le garanzie di sicurezza della biocompatibilità e totale riassorbibilità. Per l’effetto plastico, cioè la grande malleabilità, è più adatto ad alcune zone particolari del volto.
INDICAZIONI:
Zone peculiari come le labbra e la regione zigomatica.
Per gli zigomi:
- Ridefinizioni dei volumi.
Per le labbra :
- Ridefinizione e rivitalizzazione di tutto il contorno
- Riempimento e distensione delle piccole rughe perilabiali
- Aumento temporaneo di volume del vermiglio
Si può utilizzare anche per le pieghe naso-geniene
TECNICA DI INIEZIONE:
Precedute dall’applicazione di una crema anestetica topica oppure praticando un’anestesia locale tronculare, si può procedere con tecnica d’iniezione retrograda in piccoli boli a livello sottomucoso, mai nel muscolo orbicolare della bocca.
INIETTARE LENTAMENTE NON SOVRACORREGGERE
Per gli zigomi si traccia un disegno, e si procede con iniezione sottocutanea non troppo profonda, mai sopra-periostea.
EFFETTI COLLATERALI:
Sono comuni alle iniezioni intradermiche:
- ERITEMA
- EDEMA
- ECCHIMOSI FINO ALL’EMATOMA
- LEGGERO DOLORE
- INDURIMENTO O PSEUDO NODULI TRANSITORI NELLE ZONE DI INIEZIONE
Questi sintomi scompaiono spontaneamente dopo 2-4 giorni.
CONTROINDICAZIONI:
- Donne in gravidanza, allattamento
- Herpes labialis o cutaneo in fase attiva
- Teenagers sotto i 18 anni
- Disordini autoimmunitari
RISULTATI:
Risultati estetici molto naturali e prolungati. In media durano 6-8 mesi fino anche a 12 mesi.
CONCLUSIONE :
Dall’elaborazione tecnica è nato questo materiale che, conservando l’alta biocompatibilità, produce un effetto di particolare espressività e duttilità.

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Impetigine: cos’é e come curarla

Autore: Dr. Luciano SCHIAZZA
Specialista in Dermatologia e Venereologia
Specialista in Leprologia e
Dermatologia Tropicale
Via XX Settembre, 3/2- Genova
Tel. 010.590270
e-mail: schiazza@lucianoschiazza.it
www.lucianoschiazza.it

L’impetigine è una infezione superficia le della cute, tipicamente estiva, molto contagiosa, generalmente banale, ma talvolta ad andamento grave. Colpisce preferenzialmente i bambini che giocano all’aperto. Si localizza più frequentemente sulle zone cutanee esposte, quali il viso, le mani, il collo e gli arti superiori e inferiori.
E’ causata da due tipi di batteri, lo Staphylococcus aureus e lo Streptococcus pyogenes (streptococco beta-emolitico del gruppo A).impetigine
Si diffonde nel soggetto contagiato per autoinoculazione (ossia grattando una lesione con le unghie, specialmente nella fase sierosa, si può trasportare l’infezione in altra zona cutanea; oppure tramite gli asciugamani e gli indu menti), non è immunizzante (una volta
guariti, è possibile essere nuovamente contagiati), colpisce frequentemente i bambini in età prescolare e scolare. Normalmente la pelle riesce a difendersi dalle infezioni grazie:
· alla continuità e solidità dello strato superficiale della pelle (strato cor neo)
· alla sua continua desquamazione (che allontana eventuali organismi contaminanti)
· alla presenza nel sudore di sostanze antimicrobiche
· all’interferenza della flora microbica commensale (es. Propionibacterium acnes, Staphylococcus epidermidis, Corynebacterium minutissimum, C. tenuis)
· alla resistenza generale dell’ospite.
Però…
· se viene meno una di queste condizioni,
·se vi sono banali escoriazioni cutanee,
·se le condizioni climatiche sono particolarmente sfavorevoli (clima caldo molto umido),
·se si creano condizioni di macerazione cutanea,
·se è preesistente una dermatosi pruriginosa (anche banale punture di insetto),
·se l’aggressione microbica è particolarmente intensa o i germi sono particolarmente virulenti,
è facile allora contagiarsi.

Le lesioni sono numericamente più di una: si tratta di vescico-bolle, circondate da un alone arrossato, che tendono ad allargarsi, schiarendo al centro, assumendo poi aspetti anulari o figura ti. Le vescico-bolle si rompono facilmente ed il liquido che fuoriesce forma delle croste giallastre come il miele, le quali, cadendo, lasciano scoperte delle erosioni che guariscono senza lasciare cicatrici.
Se le lesioni sono di numero limitato, la terapia si basa sull’uso di antibiotici locali.
Se però
· le lesioni sono poche ma estese,
· le lesioni sono numerose,
· il malato è un neonato,
· il malato è immunodepresso,
· l’infezione si sta diffondendo rapidamente,
· si dubita che il malato sia in grado di eseguire in maniera corretta la terapia locale,
allora sarà necessaria la terapia antibiotica per via generale (generalmente antibiotici del gruppo dei macrolidi.)
Accanto a queste misure terapeutiche, è importantissimo prestare attenzione alle mani dell’ammalato: esse possono essere il veicolo dell’infezione e della sua disseminazione per cui devono essere lavate accuratamente con particolare riguardo alle unghie (pulirle
con acqua e sapone e con l’aiuto di uno spazzolino da unghie).

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Sclerodermia: una semplice affezione della pelle?

Autore: Prof.ssa Raffaella SCORZA
Ordinario di Immunologia Clinica
ed Allergologia
Direttore Scuola di Specializzazione in
Immunologia Clinica ed Allergologia
Università di Milano

Nonostante sia stata scoperta negli anni Trenta del secolo scorso, attorno a questa malattia rara regnano ancora molta confusione e malintesi.
Si tratta di una patologia cronica evolutiva autoimmune, i cui sintomi clinici più evidenti sono l’ispessimento e l’indurimento della pelle, dai quali la malattia prende il nome. Oltre a colpire la cute, soprattutto quella degli arti e della zona attorno alla bocca, la sclerodermia intacca anche i piccoli vasi arteriosi, arteriole e capillari, e gli organi interni, causando complicazioni, a lungo termine mortali, al cuore, ai reni, ai polmoni e all’apparato gastrointestinale. Si tratta di sintomi che possono rimanere silenti per
anni, rendendo così difficile una sua diagnosi tempestiva e precoce, ad oggi il mezzo migliore per combattere efficacemente questa debilitante patologia.
sclerodermiaUn segno clinico costante della malattia è il fenomeno di Raynaud: causato dalla diminuzione della pressione sanguigna.
Tale fenomeno si caratterizza per il pallore delle dita delle mani e dei piedi, accompagnato generalmente da una riduzione della temperatura cutanea, da dolore e da alterata sensibilità.
In Italia la Sclerodermia colpisce attualmente circa 50.000 persone, con un’incidenza maggiore tra le donne: oltre il 90% dei pazienti è infatti di sesso femminile. Insorge
principalmente nella fascia d’età compresa tra i 40 e i 50 anni, anche se la forma più grave e debilitante si manifesta tra i 20 ed i 25 anni. Le cause scatenanti di questa patologia sono attualmente sconosciute, anche se recenti studi clinici hanno messo in luce il ruolo fondamentale giocato dalla predisposizione individuale e dal patrimonio genetico quali fattori determinanti per l’insorgere della malattia.

sclerodermiaDalla necessità di sostenere la ricerca sulla Sclerodermia nasce nel 1993 il G.I.L.S, Gruppo
Italiano per la Lotta alla Sclerodermia. L’associazione, che oltre alla Giornata Nazionale
del Ciclamino, organizza un congresso annuo a cui partecipano i principali esperti mondiali della malattia, fornisce un importante sostegno ai malati, aggiornandoli costantemente sui progressi e sulle novità medico-scientifiche e mettendo a loro disposizione un centro d’ascolto coordinato da uno psicologo.
Per informazioni numero verde 800080266
oppure www.sclerodermia.net

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Perché vengono i crampi?

Autore: Dr.ssa. Alba ALGESI

Il crampo è un dolore improvviso e intenso che costringe a fermarsi per riprendere fiato; è un disturbo acuto che colpisce il muscolo. Si può verificare mentre si cammina, quando si fa sport od anche durante il sonno.
Solitamente se ne è colpiti nella stagione calda, ed in particolare ne soffrono le donne, che più frequentemente presentano una cattiva circolazione sanguigna.
Il crampo consiste in una contrazione involontaria, improvvisa e dolorosa, che, per lo più, colpisce i muscoli della gamba a livello del polpaccio.
La zona colpita resta come paralizzata per un certo tempo; tastando la zona dolente, il muscolo si rivela duro e teso ma non gonfio.
La maggior sudorazione, caratteristica dell’estate, determina una perdita di sali minerali, come il magnesio e il potassio, generando uno squilibrio elettrolitico a livello muscolare. Il
muscolo in questi casi produce una maggiore quantità di acido lattico che
intossica il muscolo stesso.
Anche il contatto con acqua fredda può indurre i crampi; l’organismo sottoposto a una temperatura inferiore è costretto a contenere calore, per non raffreddarsi.
Sono a rischio di crampi anche i muscoli della pianta del piede e le mani, che vengono colpite da spasmi. Una volta si suggeriva di appoggiare sulla zona colpita una borsa di
ghiaccio.
Quando il crampo si manifesta di notte, è utile massaggiare il muscolo contratto con olio canforato, che favorisce la circolazione e rilassa la muscolatura. La persona colpita
dev’essere posta seduta e aiutata a sollevare le gambe.
Le regole della prevenzione.
Prima di iniziare un’attività sportiva occorre scaldare i muscoli.
Se si suda si deve integrare l’acqua persa e i Sali minerali bevendo acqua zuccherata.
Evitare di assumere diuretici, antista minici e alcolici: favoriscono la disidratazione, cioè la perdita di acqua e sali minerali.
Non sottoporsi a sforzi dopo aver mangiato.
Quando si fa sport, indossare abiti in tessuto naturale che fanno sudare di meno e permettono una buona traspirazione del corpo.
Evitare le scarpe strette che impediscono l’efflusso di sangue dai piedi.
Evitare le scarpe con i tacchi troppo alti, perché alterano la circolazione a
livello del polpaccio, che svolge un’importante funzione di pompa per il sangue venoso che ritorna al cuore.

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