Cavitazione ad ultrasuoni per l’adiposità localizzata
Autore: Dr. Matteo BASSO
Specialista in Dermatologia e Venereologia,
Master di I° e II° livello in Dermatologia
Plastica e Medicina Estetica
Genova 010.5531916
Roma 06.45550031
www.dermatologiaestetica.org
La Lipocavitazione ad Ultrasuoni si
sta rivelando in medicina estetica un
valido alleato poiché sta dando eccellenti
risultati, a fronte dell'utilizzo di
apparecchiature realmente efficaci e
sicure, con protocolli specificatamente
studiati. La nostra esperienza con
la Cavitazione ad ultrasuoni Cellulab
Titanium Blue Moon, ci ha permesso
di mettere a punto proprio queste
metodiche.
Le onde che oggi permettono di "sciogliere"
il grasso, non sono una novità
visto che da anni sono utilizzate in
ecografia per "vedere" oltre la cute i
nostri organi interni, ed in campo
fisioterapico per la cura di patologie
osteo-articolari, sfruttando le vibrazioni
meccaniche e l'effetto termico prodotto
da tali onde.
Queste vibrazioni meccaniche possono
risultare nocive per l'operatore. Il
manipolo del Cellulab Titanium Blue
Moon, è l'unico manipolo dotato di
smorzatore meccanico per annullare
la frequenza di cavitazioni parassite
che possono danneggiare la mano
dell'operatore, che risulta particolarmente
esposto dall'utilizzo continuativo
sui pazienti.
PRINCIPI DI FUNZIONAMENTO
Gli effetti dell'ultarsuono sul nostro
organismo possono essere:
* Termici
* Generazione di cavitazione
* Micromeccanici
* Effetti termici: Gli effetti termici
degli ultrasuoni sono da attribuire
all'effetto Joule. L'onda meccanica
degli ultrasuoni determina movimenti
molecolari che aumentano
l'energia cinetica delle molecole:
per effetto Joule l'energia potenziale
di cariche elettriche in movimento
viene in parte ceduta sottoforma
di calore.
Ne consegue un aumento della
temperatura del materiale biologico che quando supera il valore fisiologico
di 37°C, può determinare l'inizio
della denaturazione proteica e
quindi la perdita delle funzioni cellulari.
* Generazione di cavitazione: La
testa di emissione di ultrasuoni del
Cellulab Titanium, a 40 kHz (la frequenza
di emissione è stata fissata
a 40 kHz, mentre la potenza di
emissione può essere regolata dal
10 al 100% per un valore massimo
di 30 W), produce una depressione
dinamica dovuta alla propagazione
del suono, tanto da far scendere la
pressione in un punto del liquido al
di sotto della tensione dei gas
disciolti.
Quando la pressione assoluta è
inferiore a quella dei gas, si ha formazione
di micro-bollicine prodotte
dalla cavitazione dell'acqua presente
(solo liquido interstiziale).
* Effetti micromeccanici: L'energia
dell'onda determina, in funzione
della sua forza, spostamenti, rotture
e variazioni di forma delle molecole
biologiche. La spinta meccanica
può determinare conglomerazione
tra varie molecole, modificazioni
di strutture proteiche, rottura di
cromosomi, mancata duplicazione
del DNA, formazione di radicali liberi,
denaturazione dei componenti
della membrana cellulare.
Gli effetti termici, meccanici e di cavitazione
liberano, rompendo il tessuto
adiposo, trigliceridi che vengono raccolti
dal sistema linfatico e venoso e
raggiungono la grande circolazione: in
massima parte vengono eliminati dall'emuntario
renale, una parte raggiunge
il fegato dove vengono coniugati a
formare lipoproteine.
METODICA E PROTOCOLLI
Con la lipocavitazione ad ultrasuoni
possiamo trattare le adiposità localizzate
su addome, braccia, fianchi, glutei,
interno ed esterno cosce. I trattamenti
sono indolori e non invasivi, tuttavia
a seguito già della prima applicazione,
può sorgere un edema moderato
e localizzato che può, ad un primo
esame, non far percepire l'immediata
riduzione della massa grassa, riscontrabile
invece ad edema riassorbito. Il
trattamento lipoclastico è da considerarsi
definitivo nelle zone di applicazione
diretta, ma è da considerarsi ripetibile
nel tempo, qualora gli adipociti
rimasti siano aumentati di volume, per
fattori esterni. Nella metodica sperimentata,
la zona di adiposità da trattare,
viene delineata con matita dermografica
e successivamente cosparsa
di comune gel per ultrasuoni.
L'applicazione degli ultrasuoni, che
avviene attraverso il passaggio di un
manipolo, ha una durata impostata
dal costruttore Blue Moon, di massimo
15 minuti per zona (che può essere
ripetuta se stiamo trattando vaste
aree, ma che non deve comunque
superare i 20, 30 minuti totali di trattamento).
Talvolta soggetti particolarmente
predisposti, possono avvertire
un leggero fischio (che in rari casi può
portare alla sospensione del trattamento
stesso, ma solo quando il sibilo
risulta insopportabile e produce
mal di testa).
E' comunque un evento eccezionale
poiché normalmente la frequenza percepita
dall'orecchio umano è compresa
tra 50 Hz e i 16-20 kHz, mentre gli
ultrasuoni hanno una frequenza superiore
ai 16-20 Khz. Il trattamento, in
soggetti sani, prevede un protocollo di
una seduta a settimana (che può
diventare una seduta ogni 10-20 giorni
in pazienti in cui sia sconsigliato
generare anche solo un modesto e
provvisorio carico epatico). E' consigliato
un apporto idrico di circa 1,5 /
2 litri d'acqua prima di sottoporsi al
trattamento, al fine di stimolare l'azione
depurativa del fegato. E' sempre
consigliabile attività fisica di supporto,
(in modo che l'ATP prodotta dal catabolismo
lipidico venga utilizzata dal
muscolo e non per la biosintesi dei trigliceridi),
ed un trattamento drenante
a distanza di due o tre giorni (presso
terapia o linfodrenaggio).
CONTROINDICAZIONI
Sebbene moderate, esistono controindicazioni
al trattamento con
Cavitazione ad Ultrasuoni, che è bene
non sottovalutare: gravidanza, epatopatie,
nefropatie, dislipidemia (ipertrigliceridemia,
ipercolesterolemia), aree
che presentino lipomi. Particolare
attenzione va fatta nel posizionamento
del manipolo. Esso non va direzionato
verso le zone pubiche, verso le regioni
ipogastriche, renali, ossee. Cellulab
Titanium Blue Moon è però dotato di
un particolare software "Programma
Duty" che permette di modulare il trattamento
senza decrementare l'energia,
permettendo di trattare zone particolarmente
difficili (zone con modesta
massa grassa in eccesso e la cui
plica risulta di difficile presa). A differenza
di apparecchi che generano
campi elettrici, la cavitazione ad ultrasuoni
può essere effettuata anche su
pazienti che presentano protesi metalliche
o pacemaker.
SCIENTIFICITA'
Il Dr. Basso e la Dr.ssa Fasola, hanno
presentato una relazione al recente
XXIX Congresso Nazionale di Medicina
Estetica, tenutosi a Roma (SIME),
basata sulla loro esperienza nell'ambito
della Cavitazione Ultrasonica. La
relazione, pubblicata sull'Abstract
numero 2, anno 2008, è a disposizione
per chi fosse interessato.
“Sbatti il mostro in prima pagina”
Autore: Dr. Roberto VINCENZI
Psicologo
Studio: Via Cairoli 11
Genova - Tel. 010.2477034
vincenzi@ordinepsicologiliguria.it
www.roberto-vincenzi.com
Il potere delle parole, o meglio, il
potere di chi può parlare, mentre
altri possono solo ascoltare.
Poter ascoltare è comunque già un
privilegio: “Information is power” si
diceva negli anni ’60.
Avere accesso alle informazioni,
poter scegliere tra diversi media,
giornali, canali TV, Internet, è prerogativa
delle nazioni ricche.
Gli altri, quelli che vivono in povertà,
nel Terzo Mondo o tra di noi, sono
comunque tagliati fuori dalle informazioni.
I loro bisogni sono primari;
quando il problema è sopravvivere
da un giorno all’altro, le notizie dei
giornali non sono così importanti.
Questa situazione, a sua volta, peggiora
le condizioni dei “tagliati fuori”
e ne aumenta l’emarginazione.
Roger Waters nella canzone “ Who
needs information” (Album “Radio
Kaos, 2003) descrive qualcosa di
simile:
“Chi ha bisogno di informazioni
se lavori sottoterra.
Chi ha bisogno di informazioni
se vivi in uno stato di costante
paura.
Chi ha bisogno di informazioni
se il tempo per vivere te l’hanno
solo prestato”.
Se invece facciamo parte dei privilegiati
che possono accedere alle
informazioni, oggi non abbiamo nessuna
garanzia che esse siano corrette
e non possiamo sapere se sono
complete. Qualcun altro decide cosa
farci sapere e cosa nascondere.
In passato, se le informazioni riguardavano
un fatto avvenuto in una
nazione lontana, una verifica non era
sempre possibile, perché viaggiare
non era facile.
Oggi viaggiare è facile, ma è ancora
più facile falsificare le informazioni.
Sono ormai molto lontani i tempi in
cui in Unione Sovietica si riscrivevano
i libri di storia e si falsificavano i
ritratti ufficiali, cancellando goffamente
dalle fotografie i membri del
partito caduti in disgrazia.
L’attuale tecnologia delle immagini
consente elaborazioni perfette, difficilmente
identificabili anche dagli
esperti.
Tutto quello che apprendiamo dai
media può essere falso, elaborato,
truccato, costruito al computer, e
non abbiamo nessuna possibilità di
verifica. La situazione non è cambiata,
è solo peggiorata.
Chi può parlare, non sempre applica
lo slogan che, qualche anno fa, contrassegnava
la campagna pubblicitaria
di un settimanale: “I fatti distinti
dalle opinioni”. I media sono fortemente
influenzati dalla politica, in
Italia come all’estero, ciascuno di
loro presenta la realtà da un particolare
punto di vista, ciascuno di loro
omette o distorce.
Le opinioni in certi casi sono più
importanti dei fatti. La scelta delle
parole non è casuale.
Nel film “Sbatti il mostro in prima
pagina” diretto nel 1972 da Marco
Bellocchio, il protagonista, interpretato
da Gian Maria Volonté, è il
caporedattore di un quotidiano milanese
conservatore. Per interessi
politici dell’editore, il quotidiano arriva
a falsificare le notizie attribuendo
la responsabilità di un omicidio, ad
un giovane extraparlamentare di sinistra.
Il caporedattore, nel film, controlla
accuratamente le parole che vengono
usate nei titoli degli articoli, e, se
non è soddisfatto, modifica il titolo.
Così un articolo scritto da un giovane
redattore e intitolato “Disoccupato disperato si uccide”,
nelle mani del caporedattore diventa “Insano gesto di un meridionale”.
Entrambi i titoli riportano la notizia,
ma l’impatto emotivo è profondamente
diverso.
Se dai film passiamo alla realtà, gli
esempi di manipolazione dell’informazione
sono talmente tanti che è
difficile scegliere.
Anche solo paragonando tra loro le
prime pagine dei nostri quotidiani, ci
si può rendere conto di quante diversità
ci siano nella scelta degli argomenti
da trattare e nel modo di
esporli. Si consideri anche il fatto
che normalmente le persone leggono
un solo quotidiano.
Può capitare che un giornale pubblichi
in prima pagina una notizia alla
quale invece un altro giornale dedica
lo spazio di trafiletto in decima.
Negli Stati Uniti ci sono molti canali
TV che non trasmettono mai notizie;
altri invece selezionano solo notizie
positive, o fatterelli di cronaca locale.
In Italia, di fronte ad omicidi compiuti
in famiglia, da italiani purosangue,
madri che uccidono i figli, o figlie
che uccidono le madri, le notizie
apparse sui media riferivano che si
cercava “una banda di albanesi”.
Nel mondo, poche sono state le critiche
o gli interrogativi dei giornalisti,
che diffondevano la notizia del
Presidente Bush, sulla presenza di “armi di distruzione di massa” in
Medio Oriente.
La verità, quando il pubblico la viene
a sapere, in genere non fa più paura
a nessuno, le decisioni sono state
già prese; con la complicità dei
media, si è nascosto quello che si
doveva nascondere.
Per difendersi da questa situazione
possiamo provare ad accedere a
diversi media, confrontarli, cercare
di trarne delle conclusioni personali,
parlare con persone che stimiamo,
insomma usare il cervello per cercare
di capire quello che sta succedendo.
Altrimenti restiamo vittime dei padroni
dei media e dei loro interessi.
Come i protagonisti del film “Matrix”
(regia di Andy e Larry Wachowski,
1999), rischiamo di non capire la
realtà che stiamo vivendo, perdiamo
il senso dei fatti, lasciamo che sia
qualcun altro a dare il significato alle
parole, come ci racconta Alice, nel
paese delle meraviglie:
“Non capisco cosa volete intendere
dicendo gloria” disse Alice.
Humpty Dumpty sorrise con aria di
superiorità: “E’ naturale che tu non
capisca, finché non te lo spiegherò
io. Volevo dirti che questo è un ottimo
argomento per darti torto!”
“Ma gloria non significa un ottimo
argomento per darti torto” obiettò
Alice. “Quando io adopero una parola”
disse Humpty Dumpty “essa ha esattamente
il significato che io le voglio
dare………… né più né meno”.
“Bisogna vedere” disse Alice “se voi
potete fare in modo che le parole
indichino cose diverse”.
“Bisogna vedere” disse Humpty
Dumpty “chi è che comanda qui”.
VETERINARIA
Disturbi comportamentali
e terapia farmacologica
Autore: Dr.ssa Giulia BOMPADRE
D.V.M, Ph.D.,
Dipl. Master Universitario in Medicina
comportamentale degli animali d’affezione
Centro Universitario di Referenza per
le Attività e Terapie Assistite con
Animali
Facoltà di Medicina Veterinaria -
Università di Bologna
giulia.bompadre@unibo.it
GLI ANSIOLITICI
Ad ogni trattamento farmacologico
deve affiancarsi una adeguata modificazione
comportamentale associata
ad una prevenzione delle situazioni
che scatenano i comportamenti
aggressivi. E’ sempre bene, laddove
le condizioni lo permettono, preferire
rimedi naturali (fiori di Bach, fitoterapici,
presidi omeopatici) a quelli di
sintesi.
Fra i farmaci definititi depressanti del
sistema nervoso centrale, gli ansiolitici
comprendono quattro famiglie di farmaci:
* le benzodiazepine,
* le morfoline,
* i betabloccanti,
* gli alfa-2-agonisti (1).
Le benzodiazepine, o sostanze psicolettiche,
hanno vari tipi di recettori di natura proteica localizzati a livello di
sistema limbico, cervelletto e corteccia
frontale. La loro azione si esplica
attraverso un meccanismo di facilitazione
del sistema GABA e attraverso
l’inibizione della trasmissione serotoninergica,
(che accompagna le manifestazioni
di aggressività su base ansiosa)
mediata dall’attivazione del sistema
GABAergico. L’effetto ansiolitico
delle benzodiazepine (diazepam, clorazepam,
alprazolam, oxazepam, lorazepam,
temazepam) è efficace sulle
manifestazioni comportamentali indotte
da paura, fobie, stati d’ansia
(anche con aggressività), frustrazione
o incapacità di adattarsi ad un
ambiente nuovo, ma non nei casi di
aggressività conseguente a comportamenti
strutturati e ben autocontrollati.
Inoltre ha un effetto disinibitore nei
casi di instabilità gerarchica, con un
aumento della frequenza degli attacchi,
e nei casi di aggressività legata
ad una affezione dolorosa cronica.
L’effetto sedativo è responsabile della
scomparsa delle risposte acquisite per
apprendimento (addestramento), ma
può essere utilizzato vantaggiosamente
durante i programmi di desensibilizzazione
nel caso di contatto accidentale
con lo stimolo fobico ad intensità
sopra-soglia (effetto mnemolitico o di
amnesia). L’effetto anticonvulsivante e
di antagonismo competitivo nei confrontidei recettori GABAergici delle
giunzioni gamma che regolano il tono
muscolare, rendono questi composti
particolarmente indicati in caso di
crisi epilettiche e avvelenamento da
stricnina.
Per quanto detto le benzodiazepine
sono utilizzate nei quadri ansiosi
accompagnati da bruschi risvegli e nei
casi di ansia permanente con granuloma
da leccamento di vecchia data
(cioè con lesioni ulcerate).
A differenza delle benzodiazepine, le
morfoline, ad effetto ansiolitico ma
senza effetto sedativo e mnemolitico,
permettono di trattare i quadri ansiosi
con comportamento somestesico,
rilanciano il comportamento alimentare
e quello esplorativo, deprimono le
risposte di evitamento in risposta a
stimoli fobici.
I betabloccanti, la cui azione si esplica
sui recettori per le catecolamine
(adrenalina e noradrenalina) a e b
adrenergici, provocano nel cane un aumento del comportamento esplorativo,
una scomparsa dell’iperestesia
degli ansiosi e un’attenuazione delle
attività somestesiche.
Noto è l’effetto di soppressione a
livello periferico dei quadri dominati da
tachicardia, tachipnea, vasocostrizione,
con rottura del meccanismo psichico
di ritorno o di bio-feed-back (effetto
ansiolitico periferico) a cui si accompagna
un effetto ansiolitico, meno
noto, a livello centrale. Sono indicati
nei disturbi ansiosi su base ipotiroidea,
nell’ansia parossistica, nelle
fobie allo stadio 1 e 2 e in tutti i casi
in cui si abbassa notevolmente la
soglia della percezione sensoriale (sindrome
da privazione, IS-IA). Fra tutti i
composti, il propanololo è quello più
frequentemente utilizzato.
Gli alfa-2-agonisti, cioè agonisti adrenergici
con azione sui recettori di tipo
alfa2, oltre alle stesse indicazioni dei
betabloccanti nell’ansia parossistica e
intermittente (effetto di riduzione della
vigilanza), hanno anche effetto nei
disturbi ansiosi accompagnati da quadri
digestivi (colon irritabile) e nell’ansia
permanente con dermatite da leccamento
non ancora in stadio avanzato.
La molecola più utilizzata è la clonidina.
(1) Pageat P. Patologia comportamentale
del cane. Milano: Le Point
Vétérinaire Italie; 1999. (edizione originale:
Pathologie du comportement du
chien. Maisons-Alfort: Editions du
Point Vétérinaire; 1998.)
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