Un medico in famiglia 6° serie
13 PUNTATE DI RAI FICTION IN ONDA SU RAI UNO LA DOMENICA SERA DAL 20 SETTEMBRE La stagione dei ritorni Dal 20 settembre e per tredici domeniche, torna su Rai Uno “Un medico in famiglia” serie molto amata dal pubblico italiano, giunta ormai alla 6° edizione, che ha visto crescere i suoi protagonisti dal 1998 ad oggi. La fiction (prodotta da Rai Fiction e realizzata da Carlo Bixio per Publispei) è all’insegna della paternità e del ritorno a casa: torna Lele, (Giulio Scarpati) dopo otto anni di assenza, tornano Guido (Pietro Sermonti) e Maria (Margot Sikabonyi) dopo l’esperienza africana e la casa si ripopola. Con Lele ci sono i due gemelli Libero (Gabriele Paolino) ed Elena (Domiziana Giovinazzo) di otto anni, ci sono Ciccio e Annuccia, (i fratelli Micki e Eleonora Cadeddu) ci sono Guido e Maria costretti a vivere ancora a casa Martini perché il loro appartamento è stato dato in affitto, ci sono nonno Libero (Lino Banfi) e nonna Enrica (Milena Vukotic) che, finalmente sollevati dall’onere di doversi occupare da soli della famiglia, fanno avanti e indietro dalla Puglia dove Libero ha ereditato una masseria.
Insomma, sotto lo stesso tetto coabitano ormai ben quattro generazioni di Martini con le loro svariate esigenze e problematiche. Lele, Guido e Maria: sono dunque tre i medici in famiglia di questa sesta serie. Nel corso degli anni Lele ha fatto carriera: è diventato docente alla Sorbone di Parigi, torna a Roma per il matrimonio del suo secondo figlio Ciccio. Maria, che si è appena specializzata in neurospichiatria infantile, si occuperà di casi di bambini che attraversano momenti di disagio a scuola o in famiglia e li aiuterà a superarli, provando sulla sua pelle le difficoltà di conciliare la carriera
con il suo desiderio di maternità. Lele guiderà il reparto internistica di una nuova struttura ospedaliera nata sulle ceneri del poliambulatorio di cui Guido è direttore, e in più si occuperà di una recente passione: la medicina ambientale. Con ideali simili, stessa etica del lavoro, genero e suocero si troveranno però spesso in conflitto proprio per la sovrapponibilità del loro ruolo, sia nel lavoro che in famiglia. Ma non è finita qui. Nella prima puntata scopriamo che Maria è incinta e a metà della serie nascerà la piccola Paola. Tema fondamentale della serie è infatti la difficoltà ad essere padri e il rapportarsi con i figli.
Con Lele quindi si toccherà il tema della crisi dei cinquant’anni, con Guido le difficoltà di un giovane padre ad accettare di non essere più il solo oggetto d’amore della propria compagna. E poi c’è Maria. Maria, che abbiamo visto bambina nella prima serie, in questa sesta serie diventa mamma: una mamma moderna che affronterà prima la discriminazione sul lavoro che a volte si riserva alle donne incinte e poi lotterà per essere contemporaneamente moglie, madre e potersi dedicare appieno anche al lavoro che ha scelto e che lei considera una vocazione. Molte le tematiche importanti, quindi, affrontate però con la consueta delicatezza ed allegria che sono le caratteristiche principali di questa lunga storia.
Un medico in famiglia con: Giulio Scarpati, Lino Banfi, Margot Sikabonyi, Pietro Sermonti, Milena Vukotic, Francesca Cavallin, Ugo Dighero, Emanuela Grimalda, Beatrice Fazi, Gabriele Cirilli, Anita Zagaria, Paolo Sassanelli, Michael Cadeddu, Eleonora Cadeddu, Caterina Misasi, Alessandro Bertolucci, Paola Minaccioni, Alessandro D’Ambrosi, Rosanna Banfi, Domiziana Giovinazzo, Gabriele Paolino, Paolo Maria Scalondro, Federica Sbrenna, Tresy Taddei, Massimo Bulla, Giulia Luzi, Jinny Steffan, Giorgia Wurth, Lunetta Savino. Regia di Tiziana Aristarco e Elisabetta Marchetti - Una produzione RAIFICTION realizzata da Carlo Bixio per PUBLISPEI –Produttore artistico Carlo Principini - ufficio stampa Patti Vailati per "Patrizia Biancamano Comunicazioni"
UNA MALATTIA RARA AL MESE
Porpora
di Schönlen-Henoch
Autori: Dr.ssa Ilaria PAGNINI
Dr. Gabriele SIMONINI
Dr.ssa Francesca FANTI
Dr. Rolando CIMAZ
Servizio di Reumatologia Pediatrica
Azienda Ospedaliera A.Meyer
Firenze
La porpora di Schölen-Henoch (PSH) è una delle forme più comuni di vasculite in età pediatrica, caratterizzata da porpora, artriti e/o artralgia e dolore addominale. Questa patologia è molto frequente nei bambini di età compresa tra 2 e 8 anni (incidenza: 10.2-20.4/100 mila), anche se occasionalmente, si può riscontrare in bambini sotto i 2 anni di età. E’ più frequente nei maschi che nelle femmine. Ad oggi, l‘eziologia della PSH non è ancora nota. Fattori scatenanti potrebbero essere rappresentati dalle infezioni virali o batteriche, punture d’insetto, esposizione a farmaci o allergeni alimentari. Diversi fattori genetici potrebbero inoltre favorire la malattia e le sue complicanze.
La porpora di Schölen-Henoch è unavasculite dei piccoli vasi, le cui manifestazioni cliniche principali comprendono: porpora palpabile non trombocitopenica (presente in tutti i pazienti), dolore addominale, che riflette l’interessamento dei vasi gastrointestinali (nel 63-100% dei casi), artralgie e/o artriti (nel 47-84% dei soggetti) e danno renale (nel 37-51% de casi).
In accordo con i più recenti criteri si pone diagnosi di porpora di Schölen- Henoch se è presente:
- Porpora palpabile (criterio obbligatorio)
- Più uno dei seguenti 4 elementi:
* Dolore addominale diffuso.
* Artrite o artralgia.
* Interessamento renale (ematuriae/o proteinuria).
* Esame bioptico che mostra un predominante deposito di IgA.
Manifestazioni cutanee: esordiscono in genere come maculo-papule, che scompaiono alla pressione, ed evolvono in una porpora papabile, concaratteristiche infiltrative, caratterizzata da lesioni del diametro di 2-10 mm.
La localizzazione più frequente è sulla superficie estensoria degli arti inferiori, soprattutto a livello delle cosce, gambe, caviglie e glutei; raramente sulla faccia, arti superiori e nelle aree sottoposte a maggiore pressione.
Le lesioni compaiono a poussêes e cambiano di colore, passando dal rosso al porpora nell’arcodi 3-6 giorni. Le manifestazioni cutanee non hanno carattere migrante, talvolta sono ulcerate e la loro comparsa è favorita dall’ortostatismo. Inalcuni casi il rash assume un aspettotipo orticarioide, maculare o ecchimotico. Altro segno caratteristico all’esordio è l’edema delle mani e dei piedi, talvolta localizzato anche al volto o ai genitali.
Manifestazioni articolari: artralgie e/o artrite delle grosse articolazioni (ginocchia, anche, gomiti e polsi), associate ad edema periarticolare. Manifestazioni gastrointestinali: dolori addominali tipo colico, accompagnati in metà dei casi da sanguevisibile o occulto nelle feci; invaginazione intestinale nel 2-3% dei casi.
Manifestazioni renali: ematuriamicroscopica, solo raramente macroscopica, proteinuria e/o sindromenefrosica; ipertensione e insufficienza renale acuta o cronica sono rari.
La diagnosi di porpora di Schölen- Henoch è essenzialmente clinica e non esistono test di laboratorio specifici. Gli esami ematici possono evidenziare un incremento degli indici di flogosi (VES e PCR), una modesta leucocitosi e un aumento dei livelli sierici di IgA e IgM, con possibile formazione di immunocomplessi.
I livelli di C1q, C3e C4 sono solitamente nella norma. Anticorpi antinucleo e fattore reumatoide sono assenti nella maggioranzadei casi. L’interessamento renale (ematuria e/o proteinuria), può essere grave (nel 5-10% dei soggetti), manifestandosi con albuminuria e alterazione dei test di funzionalità renale.
Nei casi più gravi, può essere indicata una biopsia che mostra una vasculite leucocitoclastica con depositi di IgA eC3 a livello del mesangio glomerulare. Inoltre, nei soggetti con importante dolore addominale, è utile l’esecuzione di un’ecografia dell’addome, al fine di escludere quadri di invaginazione o perforazione intestinale. In tutti i pazienti sintomatici dovrebbe esseresempre eseguita la ricerca di sangue occulto nelle feci. 
La terapia nella porpora di Schölen- Henoch è di supporto, indicata perprevenire le complicanze renali edessenzialmente la disidratazione.
Il paracetamolo può essere usato per il trattamento della sintomatologia dolorosa, mentre i FANS sono controindicati poiché favoriscono il sanguinamento gastrointestinale. Il dolore addominale intenso può essere controllato dalla nutrizione entrale e dalla somministrazione di antiacidi. In alcuni casi è indicata una terapia con metil-prednisolone ev o prednisone per os, per breve tempo (circa 7 giorni), anche se, ad oggi, non esiste un chiaro accordo in letteratura.
La nefropatia grave, che richiede una terapia aggressiva, è infrequente in età pediatrica; in questo caso è indicato il trattamento con corticosteroidi, in associazione a farmaci immunosoppressori come ciclofosfamide o azatioprina.
In conclusione la porpora di Schölen- Henoch è una patologia benigna, la cui espressione e gravità clinica è variabile da soggetto a soggetto. 9 07/09 diagnosi & terapia spazio-salute.it A.B.A.R.t.u. Associazione Bambini e Adlescenti Reumatici della Toscana e dell’Umbria Via Pieraccini 2450135 Firenze Tel. 055.5662913
Sito: www.abar-tu.it E-mail: info@abar-tu.it
Solitamente persiste per 2-8 settimane, anche con frequenti ricadute neiprimi 3 mesi di malattia. Dopo i primi 6 mesi dall’esordio è consigliato un attento follow-up mediante l’esecuzione di stick urine periodici, al fine di individuare precocemente proteinuria e quindi un incipiente danno renale. La morbilità è correlata alle manifestazioni gastrointestinali o renali.
A.B.A.R.t.u. Associazione Bambini e Adlescenti Reumatici della Toscana e dell’Umbria Via Pieraccini 2450135 Firenze Tel. 055.5662913 Sito: www.abar-tu.it E-mail: info@abar-tu.it
Il farmaco che allunga i tempi dell’amore
Autore: Dr. Aldo Franco DE ROSE
Specialista Urologo e Andrologo
Genova 3391868230
Roma 3401455094
Migliora la capacità di controllo sull’eiaculazione, prolunga il tempo di latenza eiaculatoria intravaginale, aumenta la soddisfazione.
Sono queste le caratteristiche della molecola per combattere l’Eiaculazione Precoce (EP) da qualche mese disponibile nelle farmacie con il nome di Priligy. Si tratta della "Dapoxetina, un inibitore selettivo del re-uptake della serotonina, a breve durata d’azione, che agisce ritardando l’eiaculazione.
Il farmaco assunto al bisogno, da una a tre ore prima del rapporto sessuale, viene rapidamente assorbito dall’organismo e, proprio grazie a questo suo rapido assorbimento, è in grado di migliorare la sintomatologia dell’EP fin dalla prima dose. Come funzione. Il farmaco é rapidamente assorbito ed eliminato dall’organismo avendo una emivita di circa 1,4 ore.
Il sistema serotoninergico svolge un’azione inibitoria sull’eiaculazione e sulla risposta sessuale maschile. Numerosi sottotipi recettoriali serotoninergici sono coinvolti nel controllo dell’eiaculazione: gli autorecettori 5-HT1A presenti sul corpo cellulare e nella terminazione presinaptica ad azione inibitoria sul rilascio di serotonina (5-HT) favoriscono l’eiaculazione, e i recettori 5-HT2c presenti nella terminazione postsinaptica ritardano l’eiaculazione.
Probabilmente Dapoxetina porta ad un aumento così rapido e intenso della concentrazione di serotonina nella sinapsi da sovrastare l’effetto inibitorio compensatorio dei recettori 1-HT1 Dapoxetina presenta un buon profilo di tollerabilità: l’effetto indesiderato più comune è la nausea ma meno del 2% dei pazienti hanno interrotto l’uso di dapoxetina 30 mg per questo effetto.In 5 studi clinici che hanno coinvolto più di 6.000 pazienti la Dapoxetina ha dimostrato di migliorare tutte le componenti dell'EP: - il tempo intercorso dalla penetrazione vaginale al momento dell’eiaculazione intravaginale (intravaginal ejaculatory latency time - IELT), - il senso di controllo sull’eiaculazione e - la soddisfazione nel rapporto. Tutto ciò si traduce in un generale miglioramento della qualità di vita per lui, per lei e per la coppia. Infatti anche le partner di uomini trattati con Dapoxetina hanno riferito una maggior soddisfazione nel rapporto sessuale e una riduzione significativa della frustrazione personale e delle difficoltà interpersonali.
La Novità
Fino a ieri, le persone interessate da questa condizione, cioè circa un quinto degli italiani adulti di sesso maschile, non avevano altra scelta che gestire (il più delle volte in silenzio), il proprio disagio: si consigliavano creme ritardanti, cure antidepressive e solo in rari casi un supporto psicologico. Oggi, con l'approvazione di Dapoxetina da parte delle Autorità regolatorie europee e italiane, è finalmente accessibile un trattamento farmacologico efficace per la cura dell'eiaculazione precoce che permette di ridare confidenza al paziente circa la possibilità di vivere una vita sessuale soddisfacente a beneficio anche della partner.
Come si assume
In generale, Dapoxetina, somministrata on demand per il trattamento dell'eiaculazione precoce rappresenta una soluzione sicura e ben tollerata. La somministrazione è semplice e discreta. Il farmaco va assunto con un bicchiere pieno di acqua, da 1 a 3 ore prima del rapporto sessuale, in ogni caso non più di una volta nelle 24 ore. Ll’effetto indesiderato più comune è la nausea ma meno del 2% dei pazienti hanno interrotto l’uso di dapoxetina 30 mg per questo effetto.
E 30 mg è la dose iniziale consigliata: dosaggi superiori di 60 mg dovranno essere decisi sempre dal medico
L’eiaculazione precoce
L’eiaculazione precoce (EP) è una condizione medica frequente, che colpisce un italiano su cinque. Gli uomini affetti da EP hanno uno scarso controllo sull’eiaculazione e spesso basta una minima stimolazione sessuale prima o durante la penetrazione vaginale per provocare l’eiaculazione. Società scientifiche internazionali, come l’International Society for Sexual Medicine, l’American Urological Association e l’European Association of Urology utilizzano i seguenti criteri chiave per definire l’EP: - eiaculazione che si verifica in modo persistente o ricorrente, in seguito a stimolazione sessuale minima, prima o durante la penetrazione vaginale; - mancanza di controllo eiaculatorio; - conseguenze negative a livello personale, come frustrazione.
L’EP viene distinta in:
- lifelong o primaria, se è presente fin dall’inizio dell’attività sessuale e si verifica con tutte o quasi tutte le partner;
- acquisita, se si sviluppa dopo un periodo di funzionalità sessuale normale; può essere situazionale, legata a fattori organici (patologie della tiroide, prostatiti, disfunzione erettile) o psicologici. Uno studio recente ha dimostrato, per la prima volta, l’ipotesi di un’influenza genetica sul tempo di eiaculazione negli uomini con EP lifelong.
E’ importante distinguere l’EP da altri disturbi sessuali come la disfunzione erettile (DE). A differenza della DE, che è l’incapacità dell’uomo di ottenere e/o mantenere una sufficiente erezione del pene, gli uomini con EP sono in grado di mantenere l’erezione fino all’eiaculazione, ma sono meno capaci di controllare e ritardare l’eiaculazione. Inoltre, la DE è più frequente negli uomini in età più avanzata poichè è una patologia di origine essenzialmente vascolare, mentre l’EP tende ad avere la stessa prevalenza in tutte le fasce di età. La percezione del mancato controllo è fondamentale per comprendere tutte le componenti dell’EP soprattutto l’insoddisfazione e il senso di frustrazione correlate. Numerosi studi hanno dimostrato che diversi meccanismi neurobiologici sono alla base dell’EP.
L’eiaculazione, infatti, è sotto il controllo e la mediazione del sistema nervoso centrale. La serotonina, in particolare, è un neurotrasmettitore in grado di controllare l’eiaculazione e la risposta sessuale maschile: un aumento dei livelli di serotonina a livello del sistema nervoso centrale svolge un’azione inibitoria sull’eiaculazione, ritardandola. L’eiaculazione precoce è associata a una ridotta concentrazione di serotonina. Per questo motivo, l’impiego di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina può essere utile nel ritardare l’eiaculazione.
Perchè trattare l'EP?
L’eiaculazione precoce è la disfunzione sessuale più frequente nell’uomo: secondo i risultati di una recente indagine internazionale effettuata su oltre 12.000 soggetti di sesso maschile, in Italia il 20% degli uomini tra 18 e 70 anni di età soffre di EP.
Il riconoscimento dell’EP come condizione medica deriva da numerosi studi osservazionali. Chi è affetto da EP prova scarsa autostima, ansia, imbarazzo, senso di inferiorità e anche depressione. L’EP ha un impatto negativo anche sulla partner, determinando un livello di frustrazione e di insoddisfazione sessuale sovrapponibile a quello dell’uomo, compromettendo seriamente il rapporto di coppia. A riguardo, uno studio osservazionale statunitense su 1.587 uomini e rispettive partner ha dimostrato che i soggetti con EP riportavano in una percentuale significativamente maggiore rispetto ai soggetti senza EP: "molta" o "moltissima" frustrazione (64% vs 4%), scarsa soddisfazione sessuale durante i rapporti (31% vs 1%), e difficoltà nel rapporto di coppia (31% vs 1%).