Impotenza sessuale pochi la curano

Specialista Andrologo e Urologo
Centro Medicina Ceccardi
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Clinica ARS MEDICA Roma
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Il deficit erettile (DE) è caratterizzato dall’incapacità di ottenere o mantenere l’erezione durante il rapporto sessuale. In Italia un uomo su otto soffre di questo disturbo ma la sua incidenza aumenta proporzionalmente all’età: dai 20 ai 30 anni interessa il 3-4% degli uomini, dopo i 60 il 40-50%. In ogni caso, il deficit erettile viene spesso vissuto come un tabù, una patologia di cui vergognarsi, considerata, a volte, come un “sintomo fisiologico dell’invecchiamento” e invece, proprio a causa di alterazioni delle arterie, nel 77% dei casi, rappresenta una spia di temibili malattie come ipertensione, ictus, diabete, arrivando a costituire un vero campanello di allarme per l’infarto del miocardio, che può verificarsi a distanza di 5-10 anni dall’insorgenza della DE.
Anche le lesioni neurologiche (chirurgia per tumori della prostata e vescica, traumi spinali, Parkinson, Alzheimer, neuropatia periferica) sono spesso responsabili della disfunzione erettile in quanto determinano l’interruzione tra i centri nervosi, che controllano l’erezione, e il pene. Ma quando al disturbo si associa il calo del desiderio allora bisogna ricercare una riduzione dei livelli di testosterone (ipogonadismo) o un aumento della prolattina per cui è consigliabile il dosaggio di entrambi gli ormoni. Infine attenzione alle terapie farmacologiche con Psicofarmaci, Ormoni, Antipertensivi e alcuni Antiulcera perchè nel 25% dei casi sono responsabili del disturbo sessuale. “Nemici” indiretti, ma sempre temibili in quanto fattori di rischio importanti, sono il fumo, alcolici, droghe, obesità, sedentarietà e l’alto tasso di colesterolo.
Dinanzi a queste problematiche, aggravate spesso dall’ansia del disturbo sessuale, risulta fondamentale il colloquio e l’anamnesi prima dell’esecuzione di indagini strumentali per definire la diagnosi: quando si ipotizza una causa organica è necessario lo studio funzionale della vascolarizzazione del pene mediante l’ecocolordoppler, dopo puntura intracavernosa di prostaglandine E1. Nei casi dubbi, tra deficit organico o psichico, si ricorre al Rigiscan, strumento in grado di registrare la frequenza e la qualità delle erezioni durante il sonno, a domicilio del paziente, per tre notti consecutive. La presenza di erezioni di buona qualità esclude la causa organica. In questi casi, e quindi non solo nei deficit di modesta e media gravità, vengono consigliate le pillole dell’amore come Cialis, Levitra o Viagra, da adattare al singolo caso o da associare al supporto psicosessuologico quando l’ ansia aggrava il problema. Nonostante però l’efficacia dei farmaci superi il 75%, prima di rivolgersi al medico, ogni paziente attende almeno 2 anni.
E questo spiega perchè a curarsi sia appena il 22%, cioè 800.000 dei 3 milioni e 500 mila soggetti sofferenti di DE. Oggi invece l’impotenza sessuale maschile può essere risolta anche in casi estremi, quando il sangue arterioso non raggiunge a sufficienza i corpi cavernosi, in presenza di lesioni neurologiche o eccessivo incurvamento penieno (Induratio Penis Plastica).
La soluzione è rappresentata dall’impianto di protesi, dopo aver constatato che la puntura sul pene di prostaglandine, effettuata 10 minuti prima del rapporto sessuale, risulti insufficiente o non sia accettata dalla coppia Da circa due anni è disponibile la protesi idraulica (AMS 700 LGX ), che consente l’espansione in larghezza e in lunghezza con elevata soddisfazione della coppia (94%). Purtroppo a dispensarla sono solo alcune ASL del territorio nazionale per cui spesso è il paziente a provvedere al loro acquisto (8500 euro) e al costo dell’intervento (?): un lusso che non tutti possono concedersi.

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Comprensione

Maria Vittoria BRIZZI TESSITORE
Dott. in Medicina e ChirurgiaFiori di Bach
Dott. in Lingue e Letterature
Straniere
Prof. in Materie Letterarie
Genova
Tel. 010/54.51.677
Cell. 348/32.25.941
www.omeopatiaonline.com

Prevenire, educare, significa non aver bisogno, in seguito, di correggere e di castigare i figli o coloro che sono affidati alle nostre cure. Il fine dell’educare è quello di dare alle generazioni future autostima, senso della realtà, consapevolezza: per una famiglia migliore, per un gruppo migliore, per un mondo migliore. Partiamo dall’argomento dolore, sentimento che rifiutiamo ma che, purtroppo, esiste. Prendere atto che fa parte dell’esistenza è utile per affrontarlo, più utile che adagiarci nell’illusione di un paradiso in terra. Le favole che finiscono sempre bene non sono educative. Per fortuna, però, a periodi negativi seguono quasi automaticamente, periodi di serenità e di felicità. Una delle polarità più scabrose della vita è quella della gioia e del dolore. In un certo senso il mondo è buono e colmo di bellezze del creato ma, di contro, constatiamo sofferenze indicibili. Nemmeno la psicologia junghiana ha potuto comporre l’unità. Come affrontare il dolore? Tentiamo di trovare delle risposte e possibilmente delle soluzioni. Una delle più grandi tragedie è la perdita di una persona cara.
Per scomparsa non intendo soltanto quella fisica. E’ perdita anche quando qualcuno che ci sta a cuore, si allontana da noi perché è diventato schiavo di droghe o di altre dipendenze che lo hanno trasformato in un essere che ci pare di non riconoscere più. I genitori si interrogano. Temono di aver sbagliato l’educazione dei loro cari. Un figlio suicida pone più che mai sulle labbra delle figure genitoriali la seguente domanda: “dove ho sbagliato perché mio figlio abbia fatto una scelta così determinante?”
E’ decisamente arduo educare. Ai figli è quasi impossibile capire le difficoltà degli educatori che, se hanno sbagliato, lo hanno fatto credendo, sinceramente, di aver agito per il loro bene assoluto. Ai genitori che mi chiedono un consiglio, raccomando di non dire mai ai piccoli che sono cattivi ma che hanno fatto una cattiveria. E’ molto diverso. La parola “cattivo” incolla una specie di etichetta inconsciamente incancellabile. Ne parleremo ancora. Un genitore mi ha raccontato di aver accolto tra le proprie braccia il figlio nato da poco e di avergli sussurrato la seguente espressione di amore: “grazie per essere arrivato, aspettavamo proprio te”.
Non esitiamo a parlare con amore ai figli, da quando nascono. Facciamo in modo che ci ubbidiscano per convinzione, non per costrizione. Il fiore di Bach che aumenta in noi la disponibilità all’amore e, di conseguenza alla comprensione, è Holly. Da solo non risolve ma, sicuramente, aiuta.

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