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Brionchiolite, cos’è e come si cura

La malattia dei bimbi spiegata in cinque punti.

La bronchiolite è una malattia che colpisce i bimbi più piccoli, soprattutto nel primo anno di vita, di solito causata da alcuni virus molto diffusi e poco pericolosi per i grandi. Spesso i genitori o i fratellini hanno solo il raffreddore.

I sintomi della bronchiolite sono: tosse, febbre e difficoltà a respirare.

1. Come si cura?

Non ci sono cure specifiche per la bronchiolite!
Per aiutare il vostro bambino a respirare meglio vi consigliamo di:

  • Lavare il naso con la soluzione fisiologica;
  • Eseguire degli aereosol con la soluzione salina;
  • Offrire pasti più piccoli del solito, ma più frequenti.

 

2. Quando il bambino deve essere ricoverato?

Quando ha difficoltà a respirare e quando non riesce a mangiare a sufficienza.
Il ricovero in ospedale può servire a somministrare ossigeno e/o liquidi con una flebo o un sondino. Queste terapie sono dette “di supporto” perché non ci sono cure specifiche per la bronchiolite!

 

3. Cosa dovete controllare a casa?

La cosa più importante è controllare come il bambino respira: osservate se respira in modo molto veloce e se sono presenti dei “rientramenti” sotto il torace. Il pediatra, durante la visita, vi spiegherà come fare. Osservate anche il comportamento del vostro bimbo: è normale che sia meno vivace del solito, ma in caso di dubbio contattate il pediatra. Cercate di capire quanto mangia il vostro bambino. Se il bambino è allattato al seno può essere utile controllare il peso al mattino per verificare che non cali. A volte può servire tirare il latte della mamma e proporlo con il biberon per affaticare meno il bambino durante il pasto.

 

4. Come si contrae il virus della bronchiolite?

Il virus che causa più frequentemente la bronchiolite si chiama virus respiratorio sinciziale, ma può essere causata da vari tipi di virus. Questo virus si diffonde facilmente da persona a persona. Quando una persona affetta dal virus tossisce o starnutisce rilascia in aria delle minuscole particelle che contengono il virus. Se queste particelle vengono respirate o si depositano sulla bocca o sugli occhi si può essere contagiati. La stessa cosa accade se si toccano oggetti sui quali si sono deposte queste particelle e poi ci si tocca la bocca, il naso o gli occhi

 

5. Come potete evitare che il vostro bambino prenda la bronchiolite?

• Lavatevi le mani prima di toccare o prendere in braccio il bambino e chiedete agli altri di fare lo stesso.
• Non toccatevi gli occhi, la bocca o il naso mentre accudite il bambino.
• Chiedete a chi starnutisce o ha la tosse di non avvicinarsi al bambino, di mettersi le mani davanti alla bocca e di lavarsi frequentemente le mani.
• Pulite le superfici potenzialmente contaminate (seggiolone, giocattoli, maniglie delle porte).
• Non esponete il vostro bambino al fumo passivo.

 

Dott. Alberto Ferrando, Pediatra – Genova
aferrand@fastwebnet.it, alberto.ferrando1@gmail.com
www.ferrandoalberto.blogspot.com – www.ferrandoalberto.it

Capodanno, la paura degli animali per i botti

Cari proprietari, capodanno è alle porte, presto si presenterà nuovamente il problema di come affrontare i botti di capodanno che tanto spaventano i nostri amici animali.
Affrontiamo questo argomento con la Dott.ssa Annarita Ventura.

Ciao Annarita cosa ci puoi dire sulla paura dei botti di capodanno?
Vorrei cominciare questa chiacchierata con la confutazione di una credenza piuttosto diffusa: non è vero che tutti gli animali hanno paura dei rumori forti.
Esistono infatti soggetti che non presentano nessuna alterazione comportamentale durante i temporali o i botti di Capodanno.

Per i botti di capodanno alcuni cani hanno però delle reazioni veramente fortissime…
Bisogna innanzitutto distinguere tra paura e fobia, sono infatti due entità completamente differenti.
La paura è una delle emozioni primarie, che abbiamo in comune con gli altri animali. Per ogni essere vivente è normale avere paura, è una reazione naturale che ci protegge da eventuali pericoli, non saremmo potuti diventare adulti se non avessimo avuto una sana paura di quello che avrebbe potuto metterci in serio pericolo. Durante la crescita, il cucciolo impara a conoscere una serie di stimoli e a classificarli in pericolosi ed innocui. Tutto ciò che si conosce bene non fa paura. La fobia è la paura patologica, non più funzionale alla sopravvivenza, anzi disfunzionale e maladattativa (cioè che arreca un danno all’individuo), che può seriamente inficiare la qualità di vita degli animali e dei loro familiari.

Quando si sviluppano queste fobie e perché?
Esistono due finestre temporali in cui la sensibilità a stimoli che possono sviluppare fobie è più intensa: una precoce fino ai 2-4 mesi e una più tardiva durante la pubertà, se l’animale viene sottoposto a situazioni potenzialmente spaventose in questi periodi di crescita con maggiore facilità potrebbe sviluppare fobie nei confronti di particolari stimoli.

La paura per un determinato evento si può guarire?
L’apprendimento della paura è permanente: tutto quello che è caratterizzato da un’intensa connotazione emotiva diventa pressoché indelebile, tende a rafforzarsi nel tempo, soprattutto in seguito ad un’esposizione ripetuta.
La paura è la forza che tiene chiuse le menti, se la mente è chiusa, non si può imparare nulla di nuovo, solo con la mente aperta infatti si possono ricevere e sviluppare nuove conoscenze, è per questo che gli animali che hanno paura non riescono a trovare da soli soluzioni alternative al loro problema.

Il cane può avere reazioni violente quando ha la mente “chiusa” dalla paura?
La paura è la madre di tutte le emozioni negative: la rabbia, la reattività, la violenza derivano dalla paura.
Se l’animale non è ansioso, un normalissimo timore non avrà effetti devastanti, né sulla sua vita né su quella dei suoi familiari.

Allora perché alcuni animali presentano fobia dei rumori forti con attacchi di ansia fino a veri e propri attacchi di panico durante i temporali e i botti di Capodanno?

La fobia dei rumori forti difficilmente è una fobia semplice, molto più spesso è la punta dell’iceberg, manifestazione evidente ed eclatante di un problema comportamentale più complesso sottostante.
Alcuni animali in situazioni in cui sono presenti rumori molto forti, come scoppi o tuoni, manifestano sintomi quali tremori, salivazione profusa, agitazione, tentativi di nascondersi o scappare; a niente o poco valgono i tentativi dei familiari per tranquillizzarli.

Cosa fare per aiutarli?
Innanzitutto bisognerebbe rivolgersi ad un medico veterinario esperto in comportamento per tempo, perché come abbiamo detto queste manifestazioni sono causate da un problema più profondo, che spesso ha radici nell’infanzia.
Ma siamo quasi a Capodanno e, come ogni anno, molte persone cercano consigli all’ultimo minuto per cercare di alleviare il dolore emozionale dei propri animali. Si tratta infatti di vero e proprio dolore, che merita un trattamento specifico e mirato, come qualsiasi altro disturbo fisico.

Esiste un modo per aiutarli in breve tempo?
Non esiste la bacchetta magica!
Nessuna terapia o nessun consiglio riuscirà a fare sparire il disagio nel giro di qualche giorno: essendo la manifestazione di un problema ben più profondo, potremmo correre ai ripari con un aiuto momentaneo, riproponendoci l’intento di consultare uno specialista appena passate le Feste.
Esistono moltissimi prodotti sul mercato che possono essere utili per alleviare il disagio dei nostri amici animali.

Molte persone ricorrono a potenti sedativi….
Personalmente non consiglio farmaci: possono essere pericolosi in alcuni casi e sicuramente non alleviano davvero il disagio, essendo spesso solo una “camicia di forza chimica”: l’animale non manifesta il disturbo, ma continua a provare emozioni negative come ansia o paura.

Esiste qualche rimedio naturale che può quantomeno aiutare?
I nutraceutici, integratori di derivazione naturale, possono essere utili.
I rimedi floriterapici, come i Fiori di Bach o i Fiori australiani, sono sicuramente di grande aiuto, esistono in commercio mix preconfezionati, come Emergency pets o Rescue Remedies, che possono essere un valido pronto intervento, bisognerebbe però partire per tempo almeno un paio di settimane prima, infatti l’abitudine a far esplodere botti e petardi anche nei giorni precedenti il Capodanno sta diventando sempre più diffusa. Bisognerebbe ripetere più volte la somministrazione durante l’evento e proseguire con la terapia anche nelle due settimane successive, per cercare di attutire il trauma e il ricordo, che porterà l’animale a manifestare segni sempre più ingravescenti nelle situazioni a venire.

Chi vive con un animale che manifesta questo tipo di problema cosa può fare a lato pratico la notte di Capodanno?
In internet si leggono moltissimi consigli, lo sappiamo, ma non tutti sono purtroppo corretti. Uno fra tutti, inerente questo discorso, è quello di ignorare un animale che ha paura, per non rinforzare il comportamento.
Niente di più sbagliato!
Chi fra di voi ignorerebbe un figlio, un parente o un amico che manifesta visibili segni di disagi o di paura?
Accogliere, comprendere, consolare e confortare sono i comportamenti che dobbiamo mettere in atto per aiutare e tranquillizzare il nostro animale. Sentirsi compreso e sostenuto potrà aiutarlo a non sentirsi solo e abbandonato in un momento di bisogno.
Purtroppo non sempre è sufficiente ed è per questo che dovremo poi rivolgerci ad un esperto per avere consigli mirati.

Quindi per molti proprietari si prospetta un Capodanno in isolamento?
I consigli dell’ultimo minuto sono di non lasciare soli gli animali durante questi eventi stressanti, se possibile trascorrere la notte di Capodanno in un luogo tranquillo, lontano da fonti di rumori molesti o, se non è possibile, chiudere bene finestre e persiane, tenere musica rilassante di sottofondo, stare vicini al nostro animale rassicurandolo con parole e coccole, mantenendo noi per primi uno stato d’animo quanto più possibile sereno e rilassato.
Evitate passeggiate nelle ore tarde del 31 dicembre, portate i vostri cani fuori la sera in zone in cui sia meno probabile che possano assistere a rumori violenti.
Quindi la soluzione miracolosa nel breve periodo non esiste ma piuttosto un percorso durante tutto l’anno…
Mi dispiace non potere dare una soluzione immediata ad un problema profondo e spesso antico, ma se si seguono i consigli giusti, di Capodanno in Capodanno il disturbo si riduce, con evidenti miglioramenti dello stato emozionale di tutta la famiglia.

 

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Unghie fragili per il freddo, cause e rimedi.

A cosa servono le unghie

Le unghie sono delle strutture laminari semi-trasparenti collocate all’estremità delle dita di mani e piedi. Contrariamente a quanto si pensa, esse svolgono funzioni importanti: consentono di effettuare determinate operazioni di presa con estrema precisione, migliorano la sensibilità tattile e proteggono la falange da eventuali danni dovuti a urti, raggi ultravioletti, abrasioni o sostanze nocive (ad esempio, detersivi per il bucato).

Spesso, le nostre unghie appaiono deboli, con facile tendenza a rompersi, rigarsi o ad esfoliarsi.
In medicina si parla di onicoressi, quando le unghie presentano striature e fessure verticali, oppure di onicoschizia lamellare, se gli strati superficiali dell’unghia tendono a sfaldarsi progressivamente.

 

Le cause

Ecco alcune delle tipiche condizioni che causano fragilità delle unghie:

Alimentazione: “Siamo ciò che mangiamo”.
Unghie con tendenza a rompersi ed esfoliarsi la dicono lunga su errate abitudini alimentari, ovvero carenza di vitamine (A, E, C e B6) e minerali, come zinco, ferro, fosforo e calcio.

Invecchiamento fisico dell’individuo.

Malattie: disfunzioni alla tiroide, allergie, psoriasi sono esempi di disturbi che possono incidere sulla salute delle nostre unghie.

Fumo: l’utilizzo della sigaretta nel lungo periodo tende ad assottigliare la superficie ungueale e a ingiallirla.

Cattive abitudini: contatto prolungato con acqua, detersivi o saponi tende a indebolire la cute delle mani e riduce la cheratina dell’unghia.

 

I rimedi

Nei mesi invernali, il nostro corpo in generale e anche le unghie hanno bisogno di maggiori cure: le basse temperature riducono il calibro dei vasi (vasocostrizione) e, quindi, l’apporto nutrizionale alle unghie stesse, che diventano più fragili, con una forte tendenza a disidratarsi e a rompersi.

Ecco qualche piccolo accorgimento per avere anche in inverno unghie sane e forti:

Guanti: proteggere sempre mani e unghie con guanti, quando le temperature esterne sono molto basse.
È buona abitudine, a prescindere dalla stagione, proteggere le mani con guanti durante le faccende domestiche.

Alimentazione: anche le unghie risentono di ciò che mangiamo. Unghie sottili e rigate sono sinonimo di una cattiva nutrizione. Per avere unghie belle, forti e resistenti anche in inverno è bene fare scorta di ferro, vitamine, in particolare A e A12, proteine, sali minerali e calcio, facilmente reperibili nel latte, pesce, carne magra, verdure e legumi.

Trattamenti estetici: ridurre l’utilizzo di gel e smalti che potrebbero risultare particolarmente aggressivi, soprattutto quando le temperature sono fredde e le unghie sono già danneggiate.

Idratazione: prima di esporsi all’esterno o dopo aver utilizzato prodotti aggressivi (ad esempio, detergenti per stoviglie o bucato) è buona abitudine idratare mani e unghie con unguenti ad azione auto-idratante, per evitare che tendano a seccarsi e per riparare i tessuti intorno all’unghia.

Unghie corte: soprattutto in inverno, è preferibile tenere le unghie corte, poiché a causa delle basse temperature tendono a spezzarsi più facilmente rispetto all’estate.

Manicure: sottoporsi periodicamente a trattamenti di manicure. Limatura, massaggi con oli essenziali ed esfoliazione sono buone pratiche che consentono di avere mani e unghie sempre ben curate e in salute.

 

Prof. Marcello Monti, professore di Dermatologia

Articolo integrale sul numero di novembre 2019

Dieta proteica? Sì, ma senza carne

L’eccesso di proteine è dannoso per la salute dei reni, ma sfruttando le proprietà di quelle vegetali e del pesce si può perdere peso senza correre rischi.

Una dieta corretta deve apportare energia e nutrienti sufficienti a mantenere un buon stato di nutrizione e di salute. Ciò significa che deve fornire, nel giusto rapporto fra loro, tutti i nutrienti energetici, quelli che apportano “calorie”: carboidrati, proteine e grassi. L’equilibrio tra i “nutrienti energetici” deve essere tale che il 55-60% delle calorie provenga dai carboidrati, il 10-12% dalle proteine e meno del 30% dai grassi. Una dieta equilibrata apporta anche la giusta quantità di tutti gli altri nutrienti non energetici: acqua, vitamine, sali minerali, fibra alimentare ed antiossidanti.

Per dimagrire, senza penalizzare i muscoli, è necessario introdurre una buona quantità di proteine, gli aminoacidi essenziali che il corpo non può sintetizzare da solo. “L’ideale è consumare regolarmente proteine animali di altro tipo come le uova (alimento completo), il pesce (ricco di acidi grassi Omega 3 ottimi anche per la salute dell’organismo) e le proteine vegetali – meno complete – ma comunque molto importanti – sottolinea la Dottoressa Paola Caminiti – Medico Chirurgo Nutrizionista a Saronno (VA). Il tutto da consumare nelle giuste proporzioni, ogni giorno, a seconda della costituzione della persona, del sesso e delle attività che compie nel corso della giornata. È consigliato anche bere molta acqua (circa 2 litri) per cercare di smaltire al meglio le tossine che rischiano di accumularsi con questo tipo di alimentazione”.

Tra i diversi regimi alimentari che si possono seguire, la Dieta Proteica (chiamata anche “low carb” per lo scarso apporto di carboidrati) è quella che dà i risultati più stabili. Rispetto ad alcune diete più veloci, che però hanno bisogno poi di un regime di mantenimento, la Dieta Proteica è efficace per dimagrire anche sul lungo periodo, perché meno drastica.

Gestita esclusivamente dai nutrizionisti, rappresenta un vero e proprio trattamento dietetico in grado di garantire, in totale sicurezza, la perdita di massa grassa ed il mantenimento della massa magra. Uno strumento nelle mani del medico per una rapida e fisiologica perdita di peso nella maggior parte delle tipologie di “sovrappeso” con indice di Massa Corporea  (MBI – Body Mass Index) al di sopra del range di normalità. Ma non è tutto: la Dieta Proteica agisce anche nei soggetti con adiposità localizzate e con massa corporea nella norma.

“Questo significa che la perdita di peso – puntualizza la Dottoressa Caminiti – riguarderà esclusivamente il grasso, mentre la struttura muscolare rimarrà sana; tutto questo si traduce in un aspetto sodo e tonico, ma non solo. Un regime dietetico di questo tipo elimina tutti quei fastidi che sono propri di una dieta che eccede in carboidrati: sonnolenza, stanchezza cronica, senso di pesantezza, difficoltà di concentrazione. La Dieta Proteica, dopo un periodo di adattamento in cui il corpo deve abituarsi alla diminuzione degli zuccheri, consente di sentirsi più vivaci, positivi e molto più carichi di energia”.

Infatti, più che una Dieta, quella Proteica è un regime alimentare. Permette di mangiare molto e di variare a discrezione, senza dover sentire fame. Questo è un punto a favore perché il primo passo per seguire una dieta è essere felici di farla e questa dieta, non precludendo il gusto, farà soffrire di meno la variazione alimentare. Inoltre, è molto apprezzata perché una volta capiti gli alimenti che si possono consumare, nella maggior parte dei casi i quantitativi sono liberi e non ci sono restrizioni caloriche molto forti.

Come dice la parola stessa, la Dieta Proteica è un sistema nutrizionale che si basa soprattutto sulle proteine, che rispetto alle altre sostanze hanno due vantaggi: non possono essere immagazzinate e producono soltanto quattro calorie al grammo. Le proteine in eccesso vengono quindi eliminate, a differenza dei glucidi in eccesso, che producono le stesse calorie, ma vengono conservati sotto forma di grasso corporeo, come riserva energetica.

Mangiando proteine – che hanno un elevato potere saziante – si brucia più energia anche senza far niente. Inoltre, la cosa che rende la Dieta Proteica ipocalorica funzionale è che riduce di molto l’appetito, allevia la voglia di cibo e di spuntini vari, che sono il principale nemico della linea. Grazie a questi accorgimenti si riesce a perdere peso già dalla prima settimana.

Subito più magre…

Grazie ad una drastica riduzione dei carboidrati con indice glicemico medio ed alto, la dieta proteica, tiene sotto controllo la produzione di insulina, l’ormone che deposita gli zuccheri all’interno delle cellule adipose, trasformandoli in grasso corporeo (lipogenesi).

“Per velocizzare la perdita di peso – osserva la Dottoressa Caminiti – il piano nutrizionale proposto mira a creare le condizioni giuste per avviare la cosiddetta lipolisi: il processo metabolico di destoccaggio dei grassi che viene stimolato sostituendo i carboidrati con alimenti proteici come carne magra, prodotti ittici ed uova”.

Così, in appena 48 ore, le riserve di zuccheri dell’organismo si esauriscono poiché usate per il mantenimento delle funzioni vitali. Mentre per produrre l’energia necessaria, il corpo viene sollecitato a riconvertire rapidamente i depositi di grasso in zuccheri da utilizzare e smaltire. Un effetto “brucia-grassi” ulteriormente velocizzato se si pratica regolare attività fisica.

Più toniche

Le proteine della dieta nutrono il tessuto muscolare, in più, lo sport permette di smaltire più velocemente gli accumuli di adipe e potenzia la muscolatura rassodando la silhouette. Il risultato? Come accennato una dieta snellente che intacca la massa grassa senza scalfire quella magra. “Il mio consiglio – dice la Dottoressa Caminiti – è di preferire un’attività di tipo aerobico, lo sforzo fisico ideale per bruciare i grassi, ma l’allenamento deve essere graduale. Sì, allora ad una camminata a passo veloce fino ad arrivare a circa diecimila passi al giorno”. La Dieta Proteica non è utile solo quando si deve perdere peso, ma anche ai fini sportivi: i principi della dieta vengono spesso usati in palestra da chi vuole aumentare la propria massa muscolare o definirsi maggiormente.

Schema alimentare da seguire

Pesce: cinque-sei volte alla settimana.

Legumi: tre volte alla settimana.

Formaggio light: tre volte alla settimana.

Uova: due volta alla settimana.

Nella dieta devono essere sempre presenti i “carboidrati intelligenti”, ovvero quelli provenienti da frutta e verdure (per bilanciare i valori e le sostanze ed evitare scompensi) e dai cereali integrali, che garantiscono il giusto apporto di fibre (almeno 25 gr, al giorno). In questo modo si ottiene il giusto rapporto tra proteine, lipidi, carboidrati, vitamine e sali minerali. Si possono bere bevande dietetiche ed assumere dolcificanti artificiali, ma con moderazione; meglio evitare la birra o i superalcolici perché contengono zuccheri e carboidrati.

Insomma, perdere peso con la Dieta Proteica è possibilea patto di essere seguiti da un nutrizionista e di non farla diventare uno stile alimentare continuo. Questo stile alimentare deve essere praticato per un periodo di tempo limitato e poi seguito da un mantenimento riequilibrante. Solo in questo modo si potrà perdere peso in modo sano e senza effetti collaterali.

Per quanto riguarda l’utilizzo degli integratori alimentari da associare alla Dieta Proteica questo dipende dall’abilità del medico nel fornire al paziente tutti i nutrienti necessari e dalla capacità di autogestione del soggetto in terapia alimentare.

Per concludere non è una novità: ridurre l’apporto calorico allunga la vita. Una recente indagine ha verificato come ridurre del 15% le calorie introdotte normalmente fa vivere di più e meglio. Il motivo? Una dieta ipocalorica rallenta del 10% il metabolismo durante il sonno e fa scendere la temperatura corporea. Di conseguenza, si dorme più a lungo e meglio. Lo studio ha anche dimostrato che tutto ciò diminuisce del 20% lo stress ossidativo cellulare, il primo responsabile dei danni al DNA. Ecco spiegato perché limitare il consumo di cibo tiene lontane molte malattie, assicurando una vita più longeva.

Qualche considerazione…

Quando si ha una vita attiva dimagrire e rimanere in forma diventa più facile, servono però anche i nutrienti giusti per mantenere tonici i muscoli ed avere sempre la giusta carica energetica. La carne, contrariamente a quello che a volte si pensa, non è necessaria: basta introdurre proteine differenti che danno forza e saziano.

Meno Zuccheri, Più proteine

Tra i cibi da preferire pesce, uova e latticini a ridotto apporto di grassi. Sì, poi anche a vegetali di stagione e a frutta secca come noci e mandorle, fonte di proteine, oltre che di grassi buoni. No, invece, a zucchero aggiunto e/o a prodotti contenenti zuccheri o similari. Per condire, oltre a spezie e a salse non caloriche, due cucchiai di olio extravergine d’oliva da ripartire tra pranzo e cena.

Stefania Bortolotti

Con la consulenza della Dottoressa Paola Caminiti – Medico Chirurgo Nutrizionista a Saronno (VA) – www.caminitipaolamedicalspa.com

ALCOL IN GRAVIDANZA: 6 DOMANDE AL GINECOLOGO

Il consumo di alcol fra le donne in età fertile è un problema in crescita. Il dottor Maurizio Podestà, specialista in ginecologia, parla della diffusione del fenomeno e spiega i rischi in cui possono incorrere una donna in gravidanza e il suo bambino.

 L’abuso di alcol è un problema che coinvolge molte donne?

Si tratta di un problema sottostimato ma in enorme crescita fra le donne e fra le donne giovani, in età fertile. Basti pensare che negli anni Ottanta a consumare alcolici era il 43% del sesso femminile, oggi la percentuale ha raggiunto il 70%.

 Quali sono i rischi per la donna?

Le bevitrici aumentano, ma pochi sanno che la donna è maggiormente a rischio di danno e dipendenza rispetto all’uomo per ragioni polmonari, per attività enzimatica differente (con riferimento all’enzima responsabile dell’eliminazione dell’alcol) e per composizione corporea.

Come reagisce il corpo all’assunzione di alcol?

Appena assumiamo alcol il corpo si mette in moto per distruggere la sostanza tossica. L’alcol deidrogenasi è l’enzima responsabile dell’eliminazione dell’alcol ma nelle donne è meno attivo rispetto all’uomo, perché gli estrogeni femminili ne rallentano la funzione. L’alcol, dunque, rimane per un periodo di tempo più lungo all’interno del corpo ed è più facile che venga assorbito dall’organismo.

 Alcol in gravidanza: quali rischi?

Gli effetti negativi sul feto sono diretti: l’alcol passa la barriera placentare, quindi dalla madre arriva immediatamente al feto. L’alcol ha un effetto direttamente tossico e crea apoptosi, ovvero morte cellulare, colpendo elettivamente i neuroni e altri tipi di cellule del sistema nervoso. L’alcol agisce anche in maniera indiretta causando un danno placentare che può portare una serie di problemi diversi, fra cui il ritardo della crescita.

 Quali conseguenze sul feto?

I disturbi neonatali derivati dall’abuso di alcol sono eterogenei. Fra le situazioni più gravi ricordiamo la sindrome feto alcolica, ma ci sono casi molto più sfumati, che alla nascita è difficile ricondurre con sicurezza all’abuso di alcol. Spesso la diagnosi è difficile, a meno che non sia la madre ad ammettere di avere consumato alcolici durante la gravidanza.

 Alcol in gravidanza: è concesso in piccole quantità?

La questione è dibattuta, non esiste infatti una soglia minima entro la quale sia dimostrato che mamma e figlio non subiscono danni. Il messaggio che è importante trasmettere alle future mamme è quello di non assumere alcuna bevanda alcolica durante i mesi di gravidanza, nonché durante l’allattamento.

L’intervista è andata in onda su Salute88, canale 88 del digitale terrestre.

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Macchie solari: l’aloe vera può servire?

Le cosiddette “macchie solari” della pelle rappresentano un diffuso inestetismo, che può essere trattato in vari modi.

Si parla più correttamente di melasma, o cloasma, e ci si riferisce a un disturbo causato dall’eccessiva produzione e accumulo, a livello cellulare, di melanina, il pigmento sintetizzato dai melanociti per proteggerci dai danni causati dalla foto-esposizione.

L’iperpigmentazione cutanea può essere trattata con vari metodi naturali, senza dimenticare tuttavia la necessità di utilizzare una protezione solare adeguata con SPF elevato e di rivolgersi a un dermatologo, che suggerirà i trattamenti più indicati per ogni singolo caso.

In linea generale, tra le sostanze naturali più efficaci per il trattamento delle “macchie scure” della pelle è annoverata l’aloe vera.

L’utilizzo dell’aloe può davvero essere utile nel trattamento del melasma?

La risposta è sì, soprattutto nei casi di più lieve entità: si può utilizzare, ad esempio, un gel di aloe vera applicandolo regolarmente e con costanza sulle zone interessate dal disturbo, fino a quando l’inestetismo si attenua visibilmente o, addirittura, scompare.

È evidente che nei casi più gravi di iperpigmentazione cutanea l’utilizzo del solo gel di aloe vera non sia sufficiente: è doveroso sottolineare che sarà lo specialista a indicare trattamenti dermatologici ad hoc, come crioterapia, peeling di depigmentazione e laser, o l’utilizzo di cosmeceutici a base di alfa-idrossi-acidi e idrochinone.

Tuttavia, anche in questi casi, l’utilizzo di un gel a base di aloe vera o di creme formulate con questa preziosa sostanza può rivelarsi utile come “coadiuvante” nel trattamento del melasma, poiché l’aloe è caratterizzata da una elevata capacità di rigenerare la pelle fragilizzata da altri trattamenti e idrata in profondità.

Quali altri rimedi naturali possono essere utilizzati per contrastare le “macchie solari”?

Tra gli altri rimedi che la natura ci regala per contrastare questo inestetismo cutaneo ricordiamo l’olio di rosa mosqueta, sostanza che favorisce il turn-over cellulare a livello cutaneo e migliora l’aspetto delle macchie determinate dall’esposizione al sole.

Un altro rimedio contro le “macchie solari” consiste nell’applicazione sulla cute di un decotto di radice di genziana, che si applica per circa un quarto d’ora e va poi risciacquato in modo delicato.

Inoltre, è possibile contrastare il melasma, sfruttando le proprietà antiossidanti e sbiancanti del succo di limone, applicandone poche gocce sui “punti nevralgici” prima di coricarsi: in alternativa, si può optare anche per un impacco di acqua di rose e succo di limone.

L’acqua di rose si può mescolare anche con altre sostanze: basta mescolare 100 ml di acqua di rose con un cucchiaio di santalum paniculatum e applicare la soluzione sulla zona interessata, lasciando in posa per almeno 15 minuti.

Per quali altri tipi di disturbi si possono sfruttare le proprietà dell’aloe vera?

L’aloe contiene molte sostanze attive e, per questo, può apportare molti benefici al nostro stato di salute.

A livello cutaneo, l’aloe viene utilizzata in formulazioni quali gel per uso esterno: agisce come cicatrizzante, idratante ed emolliente, poiché ricco in collagene e vitamina C, riducendo il tempo di riparazione dei tessuti e viene dunque applicato su ferite, bruciature, ematomi, punture di insetti e scottature derivanti da foto-esposizione.

Inoltre, si può utilizzare il puro succo di aloe per uso interno, come gastro protettivo, antibatterico, lassativo e depurativo/detossificante del tratto gastrointestinale.

In particolare, il succo di aloe vera è un vero e proprio gastroprotettore, poiché è capace di tenere sotto controllo lo sviluppo di batteri nocivi nell’intestino e allo stesso tempo riduce l’eccessiva acidità di stomaco aumentando i livello di pH.

L’aloe possiede poi proprietà antivirali, antibatteriche, immunostimolanti e il succo di aloe risulta ricco in minerali, amminoacidi (cisteina) e vitamina C, E, B2 e B6 a cui si deve l’azione antiossidante ed anti-age di questo prezioso vegetale.

Dr.ssa Elisabetta Ciccolella, specialista in Chimica e Tecnologie farmaceutiche e farmacista.