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Museo Palafitte Fiavè

Straordinari reperti in legno per ricostruire la vita degli abitanti
del Trentino preistorico

 

Museo Palafitte Fiavè: hai presente il tuo passato?

 

In Trentino, tra il Lago di Garda e le Dolomiti di Brenta, si aprono le Valli Giudicarie, un territorio di grande interesse storico e naturalistico di recente riconosciuto Riserva della Biosfera Unesco dove le testimonianze del passato, siti preistorici, antichi borghi, castelli connotano il paesaggio e lo rendono unico e armonioso.

Veduta_estrna_Museo_Palafitte

Tra i luoghi da visitare in questo incantevole lembo di terra, il Museo delle Palafitte di Fiavé riserva non poche sorprese agli appassionati di archeologia ma anche a chi semplicemente intenda gettare uno sguardo sulla vita dei nostri antenati della preistoria. Fiavé è una delle 111 località che costituiscono il sito dedicato alle palafitte preistoriche dell’arco alpino entrate a far parte della lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco.

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L’occhio del Bambino: prevenire e curare

L’occhio del bambino

È interessante nel neonato e comunque durante la crescita vedere la correlazione tra l’età, l’altezza, il peso corporeo e la lunghezza dell’occhio (che si sviluppa e cresce né più né meno del resto dell’organismo.)

All’inizio del sesto mese di vita il neonato riesce a fissare bene gli oggetti e carpirne i particolari e soprattutto comincia a distinguere finalmente i colori; a questa età acquisisce anche la competenza gnosica: riconosce il viso della madre dai molti visi sconosciuti.
Al sesto mese tenta di prendere gli oggetti al di fuori della sua portata, riesce a fissarli bene e a distinguere i particolari, matura la visione binoculare singola con un più completo senso della tridimensionalità.
Nessuna preoccupazione se gli occhi fino al sesto mese tendono ad andare un po’ per i fatti loro; è tipica della più tenera età quell’espressione un poco buffa che assumono i bimbi con gli occhi convergenti o divergenti o spostati rispetto all’asse della visione, sembrano strabici ma non lo sono.
Ma se gli occhi sono un po’ divergenti o convergenti dopo il sesto mese, si può cominciare a sospettare uno strabismo, perché quella è l’età nella quale gli occhi del bambino devono assumere il loro aspetto dritto, che poi dovrà restare per tutta la vita.
In caso di strabismo o di anisometropia (notevole differenza di rifrazione tra i due occhi come quando un occhio è molto miope e l’altro non lo è proprio) il cervello non è in grado di fondere le immagini dei due occhi in una sola; per evitare visione doppia o confusa il cervello esclude l’immagine offuscata dell’occhio con il difetto; in questo modo l’occhio più debole diventa pigro cioè ambliope per dirlo con un termine scientifico. In questi casi più la diagnosi è precoce, più è facile avere successo con la terapia.

Da 1 a 3 anni, lo sviluppo della vista di un bambino comincia a percorrere la strada maestra della crescita tumultuosa cui è sottoposto tutto l’organismo; il piccolo segue con attenzione tutto ciò che si muove intorno a lui, i suoi occhi riescono a convergere bene se si avvicina al viso o alla bocca un giocattolo; ma soprattutto comincia a sviluppare un’azione che si rivelerà fondamentale per la sua crescita, cioè collegare vista e memoria, riconoscere persone e oggetti con cui ha familiarità. Il bambino a questo punto ha già cominciato a costruirsi il suo mondo, lo vede, lo riconosce e lo difende.

Tratto dal libro “Salute:occhio malattie e cure” realizzato a cura del dr Lucio Buratto

SPECIALE OCCHI (SECONDA PARTE)

Per effettuare questo tipo di correzione il laser ad eccimeri può essere utilizzato mediante due tecniche chirurgiche: la cheratectomia refrattiva con laser ad eccimeri (PRK) e la cheratomileusi intrastromale con laser ad eccimeri (LASIK). Vediamo ora le caratteristiche fondamentali di ciascun intervento.

PRK
La cheratectomia fotorefrattiva (PRK) è una procedura laser frequentemente utilizzata perchè consente la correzione dei difetti refrattivi in modo efficace grazie ad una chirurgia semplice. Per quanto concerne l’intervento, si procede inizialmente effettuando l’anestesia superficiale dell’occhio mediante alcune gocce di collirio anestetico. Grazie all’inserimento di uno strumento che tiene ferme le palpebre (blefarostato) il paziente non rischia di chiudere l’occhio e il chirurgo può procedere. Si rimuove lo strato superficiale della cornea, l’epitelio, nella porzione centrale, dove verrà centrato il laser. Il laser viene attivato dal chirurgo e agisce per un tempo variabile tra i 30 e i 60 secondi effettuando la correzione in base ai dati precedentemente inseriti nel computer del laser. In questa fase, come abbiamo già spiegato, il paziente non deve temere di muovere l’occhio inavvertitamente perchè il laser lo “insegue” grazie al sistema “eye-tracker”. Terminata l’esposizione al laser si procede con la prima medicazione, mediante un collirio antibiotico, e si applica una lente a contatto terapeutica. Dopo pochi minuti il paziente è libero di andare utilizzando come unica protezione l’occhiaie da sole: l’intervento è infatti ambulatoriale e la terapia da eseguire consiste unicamente nell’applicazione di colliri antibiotici e antidolorifici, eventualmente questi ultimi somministrati anche per bocca. L’intera procedura è indolore e non dura più di 10 minuti. Molto più lungo è invece il recupero visivo, dovuto al fatto che l’epitelio corneale per riformarsi completamente necessita di almeno 4-5 giorni, questo fenomeno è anche responsabile dei disturbi avvertiti dal paziente, questi si manifestano soprattutto nelle prime 24-48 ore e tendono poi ad attenuarsi e consistono in fastidio, dolorabilità, lacrimazione e sensazione di corpo estraneo. Questa prima fase di guarigione anatomica termina quando la rigenerazione dell’ epitelio è completa e con la rimozione della lente a contatto terapeutica. Il processo completo di guarigione e stabilizzazione del risultato visivo si ha in alcuni mesi, ma il recupero visivo adeguato per poter tornare a lavorare o riprendere la propria normale attività è comunque limitato ad alcuni giorni. I difetti refrattivi che meglio si avvalgono di questo tipo di correzione chirurgica sono: la miopia lieve, compresa tra 1e 3 diottrie, l’astigmatismo tra 1 e 2 diottrie e l’ipermetropia lieve tra 1 e 2 diottrie. I risultati sono ottimi nella miopi a lieve, buoni per l’ipermetropia e l’astigmatismo. La precisione è migliore nei difetti singoli: o solo miopia o solo astigmatismo. Qualora il risultato non sia pienamente soddisfacente si può comunque procedere con un ritocco: si riapplica cioè la medesima procedura operatoria per corregere l’eventuale e minimo difetto residuato dalla prima procedura. Questa necessità è comunque una evenienza rara ed eseguibile solo parecchi mesi dopo la prima procedura: è infatti necessa­rio attendere la stabilizzazione del primo intervento. Tra gli inconvenienti propri di questa chirurgia dobbiamo tenere presente il rischio che la correzione non sia perfetta con il manifestarsi di sovra o sottocorrezioni, da cui la necessità del ritocco. Si possono poi avere lievi cicatrici a livello corneale, non visibili ad occhio nudo ma solo nel corso di una visita oculistica, che possono determinare riduzioni dell’ acuità visiva e aloni o fastidi alla luce. Ancora più rari sono i ritardi di guarigione dell’ epitelio corneale, che obbligano il protrarsi dell’uso della lente a contatto terapeutica e della terapia mediante colliri e le infezioni gravi. Queste hanno una frequenza di 1 caso ogni 3000-4000 casi, e comportano la necessità di terapie antibiotiche e più frequenti controlli oculistici.

LASIK
La cheratomileusi intrastromale (LASIK) con laser ad eccimeri è la tecnica chirurgica più utilizzata a livello internazionale nella correzione dei difetti refrattivi. Rispetto alla PRK la metodica chirurgica è più complessa, ma come vedremo la maggior complessità chirurgica comporta una più facile e veloce risoluzione del recupero post-operatorio. Come per la PRK l’intervento incomincia con la somministrazione di alcune gocce di collirio anestetico. Dopo l’applicazione del blefarostato le due metodiche, LASIK e PRK si differenziano in modo essenziale; infatti la LASIK preserva l’integrità dello strato epiteliale perchè la radiazione laser rimodella la cornea al suo interno e non dalla superficie esterna. Per fare questo si deve applicare uno strumento detto microcheratomo, capace di tagliare un sottile strato di tessuto corneale (poco più dì un decimo di millimetro), il lembo tagliato viene poi sollevato come la pagina di un libro, infatti il taglio iniziale è inconcompleto in modo tale che resti una porzione integra detta cerniera che consentirà poi il perfetto riaccollamento del lembo una volta terminato l’intervento. Per quanto concerne l’esposizione al laser questa è identica alla metodica PRK. L’intervento per quanto sia più complesso e richieda maggior pratica ed esperienza chirurgica è ambulatoriale, dura complessivamente una decina di minuti e termina con la somministrazione del collirio antibiotico. La cornea operata non necessita di alcuna sutura perchè è la coesione stessa dei tessuti corneali e la presenza della cerniera integra a permettere il perfetto riaccollamento del lembo sulla cornea sottostante. Il paziente viene quindi dimesso con una terapia antibiotica e anti-infiammatoria, senza bende e con l’occhio protetto dall’occhiale da sole. Sia l’intervento che il decorso post-operatorio sono indolori. In poche ore avviene la guarigione anatomica del bulbo: in questo caso infatti non si deve attendere la rigenerazione dell’epitelio corneale e parallelamente quasi nulli sono anche i disturbi post-operatori. Tutto ciò influisce positivamente sia sulla visione, che è già buona 4-5 ore dopo l’intervento, sia sulla guarigione che è completa nel giro di poche settimane. Vediamo quindi i numerosi vantaggi che offre il rimodellamento della cornea eseguito al suo interno: sicuramente il più importante è di natura anatomica. A questo punto può essere utile qualche informazione sulla struttura della cornea. La cornea è una lente trasparente formata da cinque strati: il più esterno è l’epitelio, questo è un rivestimento di cellule in grado di riformarsi continuamente sia in modo spontaneo sia in conseguenza a traumi; l’epitelio è separato dallo stroma corneale dalla membrana di Bowmann, che si è dimostrato non riformarsi se viene asportata. Lo stroma corneale è un tessuto connettivale, particolarmente ricco di fibre e povero di cellule, è la porzione più spessa della cornea e si può considerare un pò come la sua impalcatura portante. La superficie interna della cornea è l’endotelio, questo è separato dallo stroma da un’ altra membrana detta di Descemet. L’endotelio è uno strato di cellule fondamentale per il metabolismo ed il mantenimento della regolare e trasparente struttura corneale. All’interno dello stroma è presente il nervo trigemino, le cui terminazioni arrivano fino all’epitelio corneale, questo è il responsabile di tutti i disturbi che si avvertono conseguentemente ad interventi o traumi corneali. Il vantaggio anatomico quindi nell’eseguire una LASIK è che la cornea viene assottigliata di pochi millesimi di millimetro nella sua porzione stromale interna ma non perde nessuno strato di cui è formata, mentre con la PRK procedendo dall’esterno della superficie epiteliale il laser asporta la membrana di Bowmann che poi al contrario dell’epitelio non si riformerà. L’altro aspetto cruciale è determinato dal fatto che il rimodellamento interno della LASIK comporta una minor asportazione di tessuto permettendo così di poter operare difetti refrattivi di maggiore entità. La miopia è operabile fino a 10 diottrie, l’ipermetropia e l’astigmatismo sono operabili fino a 6 diottrie. I risultati sono ottimi per i difetti lievi e medi, sia miopici, ipermetropici che astigmatici. Ottimi anche nella miopia elevata. Sono invece buoni per le ipermetropie ed astigmatismi elevati. Il risultato nei difetti singoli è sempre migliore, mentre è più probabile che nei difetti misti (miopia con astigmatismo o ipermetropia con astigmatismo) si possa avere un residuo. In questo caso si può eventualmente eseguire un ritocco, con il vantaggio che non è necessario attendere molti mesi perchè la stabilità in questo intervento è più rapida. Chirurgicamente il ritocco è più semplice perchè entro un certo periodo il lembo creato con la LASIK è risollevabile senza dover riapplicare il microcheratomo. I rischi di questa chirurgia sono sovrapponibili a quelli della PRK, per quanto riguarda il rischio di infezioni o emorragie gravi è però pari ad l caso ogni 4000-5000 casi circa.

PRK O LASIK?
Considerati gli enormi vantaggi che offrono le due metodiche può apparire difficile capire come ci si orienta tra l’una e l’altra. Due motivazioni fondamentali sono già emerse: è evidente che se si cerca un recupero rapido, poco disturbato e poco doloroso la LASIK è l’intervento che fa per noi. Poca scelta abbiamo poi se dobbiamo operare un difetto elevato. Anche in questo caso la LASIK fa la differenza. La LASIK attualmente è l’intervento più utilizzato a livello internazionale soprattutto per le caratteristiche della risposta tissutale che si determina a livello corneale. La procedura laser mediante PRK, effettuata in superficie per i difetti refrattivi lievi, comporta la rimozione di infinitesime quantità di materiale per cui la reazione dei tessuti stessi al trattamento è minima e quindi la precisione del risultato e la sua stabilità è elevata perchè manca una risposta cicatriziale, ma solo nel caso in cui si operino difetti refrattivi lievi che comportino una minima asportazione di tessuto corneale. Se il trattamento di superficie viene effettuato invece per correggere un difetto refrattivo elevato comporta la rimozione di maggior tessuto ed una risposta tissutale più vivace e prolungata; ciò comporta il rischio di instabilità e regressione del risultato. Questo non accade quando la procedura viene effettuata all’interno della cornea grazie alla LASIK: il tessuto in questa sede è poco reattivo ed ha una risposta cicatriziale modesta anche in caso di trattamenti per difetti elevati, in pratica il risultato anatomico, refrattivo e visivo è sicuramente stabile per i difetti lievi e medi, ma lo è anche in caso di trattamenti elevati. Un altro vantaggio della LASIK rispetto alla PRK è la possibilità di poter operare entrambi gli occhi contemporaneamente con maggior sicurezza. Questo è infatti facilitato dal fatto che la LASIK ha un recupero visivo e una guarigione più rapida rispetto alla PRK e il rischio di avere infezioni post-operatorie, il vero deterrente ad effettuare gli interventi laser bilateralmente, è inferiore per la LASIK. La PRK resta comunque una valida alternativa alla LASIK in quei casi in cui la struttura oculare non ne consenta l’esecuzione. E’ ad esempio il caso in cui la cornea non presenti uno spessore adeguato per poter creare il lembo sollevabile della LASIK, che sommato allo spessore asportato dal laser per la correzione potrebbe non essere sufficiente. Esistono infatti dei margini di sicurezza per quanto riguarda la quantità di tessuto corneale sottostante che deve rimanere integro per garantire la sicurezza strutturale della cornea. Nei casi in cui l’entità del difetto da operare sia tale da far temere importanti effetti collaterali anche con la PRK, ci si deve orientare verso altre metodiche di chirurgia refrattiva non con laser ad eccimeri. Nella tabella si possono confrontare punto per punto le due metodiche chirurgiche.

però l’occhio è spesso dolente, è lento a guarire e il recupero visivo si fa attendere vista.

 

DIFFERENZA FRA PRK E LASIK

PRK per la correzione dei difetti lievi

LASIK per la correzione dei difetti lievi, medi, ed elevati

- 1. E una procedura laser. -1. E’ una procedura mista chirurgica e laser.
-2. Fornisce i miglior risultati nella miopia lieve, scarsi in quella media o elevata. -2. Fornisce risultati molto buoni nella miopia media e forte, ma anche in quella lieve.
-3. L’occhio da trattare viene anestetizzato con alcune gocce di collirio anestetico -3. L’occhio da trattare viene anestetizzzato con alcune gocce di collorio anestetico.
-4. Vengono inserite nel computer del laser le informazioni necessarie a corregere il difetto del paziente. -4. Vengono inserite nel computer del laser le informazioni necessarie a coreggere il difetto del paziente.
-5. L’oculista “raschia” la cornea in superficie sulla zona in cui verrà eseguito il trattamento laser (rimuove cioè l’epitelio, lostrato di cellule che riveste la cornea). Dopo l’intervento poi l’epitelio impiega 4-5 giorni per riformarsi completamente e quindi anche il recuppero visivo si fa attendere. -5. L’oculista applica sull’occhio il “microcheratomo” cioè l’apparecchio che consente di tagliare un sottile strato di tessuto corneale (poco più di un decimo di millimetro); il lembo tagliato viene poi aperto e sollevato come fosse la pagina di un libro.
-6. Il laser viene centrato esattamente sulla superficie anteriore della cornea corrispondente al centro della pupilla; esso viene poi attivato dal chirurgo ed esegue il trattamento previsto in u tempo che varia fra i 30 ed i 60 secondi. -6. il trattamento laser viene eseguito sulla parte interna della cornea esposta durante la fase precedente. Come per la procedura di superfice, ogni colpo di laser asporta un quarto di micron cioè un quarto di millesimo di millimetro.
-7. L’occhio viene poi protetto con una speciale lente a contatto terapeutica. -7.Il “libro” viene chiuso, cioè la porzione di cornea sollevata per il trattamento laser, viene riposizionata senza necessità di sutura e l’occhio rimane sbendato.
-8. L’intera procedura dura poco meno di dieci minuti e può essere utilizzata anche per correggere l’astigmatismo leggereo e l’ipermetropia leggera. -8. L’intera procedura dura meno di dieci minuti, essa può essere utilizzata anche per la correzione di astigmatismi e ipermetropie lievi, medie ed elevate.
-9. Il paziente viene medicato con un collirio antibiotico e dopo pochi minuti viene dimesso con l’occhi protetto da un occhiale da sole. -9. Il paziente viene medicato con un collirio antibiotico e viene dimesso con l’occhio protetto da un paio di occhiali da sole.
-10. Il trattamento in se stesso è completamente indolore L’occhio è fastidioso e dolente nelle prime 24 ore. I fastidi persistono per 4-5 giorni cioè fino a quando le cellule rimosse con la “raschiatura” iniziale non saranno in parte riprodotte. L’epitelio si riforma tanto più lentamente, tanto più l’età del paziente aumenta. - 10. L’intervento ed il decorso postoperatorio sono indolori. Dopo l’intervento è presente solo una modesta sensazione di corpo estraneo che dura solo qualche ora. Il bulbo oculare non è dolente anche perchè la ferita chirurgica si chiude in poche ore.
-11. L’occhio comincia a vedere dopo 4-5 giorni ed il completo processo di guarigione richiede alcuni mesi. -11. L’occhio comincia a vedere già alcune ore dopo l’intervento; il processo di guarigione si completa poi nel giro di qualche settimana.
-12. Per eseguie eventuali ritocchi è preferibile attendere almeno un anno dal primo intervento. -12. Fare un eventuale ritocco èpossibile dopo 6-12 (e preferibilmente non oltre 16) settimane dall’intervento.
-13. Si opera quasi sempre un occhi per volta. -13. Si possono operare anche ambedue gli occhi insieme.
-In conclusione la PRK è il più semlice da eseguire; dopo l’intervento però l’occhio è spesso dolente, è lento a guarire ed il recupero visivo si fa attendere. -In conclusionela LASIK è un poco più difficile da eseguire; dopo l’intervento però il paziente non soffre e recupera rapidamente la vista.

LA SUPERVISIONE
Vederci più di prima meglio di prima! Questa è la possibilità offerta dalla chirurgia più avveniristica con il laser ad eccimeri. Per una convenzione del mondo medico-scientifico si dice che un occhio sano, che vede bene, vede dieci decimi. I decimi vengono misurati nel corso di una visita oculistica facendo riferimento a quante righe vengono lette da ognuno di noi sul tabellone con le lettere o i numeri (tabellone detto ottotipo). La maggior parte di noi si sarà però accorta che magari pur vedendoci bene rimangono sempre delle letterine molto piccole in fondo al tabellone che pochi o pochissimi riescono a leggere. Infatti i dieci decimi sono da intendersi come un valore medio, rilevato nella popolazione con una vista sana e ottimale. E’ un pò come parlare della statura media, se questa in una popolazione maschile è pari ad esempio a 1,75 metri, non vuole dire che non esistano i giocatori di pallacanestro! Così è per la vista, alcune persone vedono più di dieci decimi e leggono le lettere più piccole dell’ottotipo. Questo però non accade per tutti gli occhi anche se sono sani. L’occhio umano è infatti un sistema ottico buono, ma spesso non perfetto. Queste imperfezioni, assolutamente compatibili con un perfetto stato di salute, vengono chiamate “aberrazioni ottiche”. Per effetto di queste aberrazioni un oggetto non viene visto come è realmente, ma in modo leggermente modificato: ad esempio un punto luminoso sferico può apparire come una macchiolina più o meno ovale o come una stellina. Raramente queste imperfezioni visive vengono percepite dalla persona, ognuno di noi è infatti abituato a vedere in un certo modo e a ritenere che questa visione sia quella normale, possiamo notare dei cambiamenti o dei peggioramenti ma ad esempio non potremo mai sapere come vede un’altra persona. La vista è una percezione totalmente soggettiva! La moderna tecnologia ci permette ora per la prima volta di misurare la vista non solo quantitativamente con i decimi ma anche valutarne la qualità e quindi la presenza di eventuali aberrazioni grazie allo strumento detto aberrometro. Mediante un sistema a raggi infrarossi inviati all’interno dell’ occhio si valuta ogni struttura oculare in base a come e di quanto vengano deformati nel loro tragitto parallelo e regolare. Questi raggi vengono poi raccolti e letti dallo strumento che in base all’entità delle deviazioni subite ci dice quale sia il grado di aberrazione proprio di quell’occhio. L’elaborazione dei dati forniti dall’aberrometria con tutti gli altri dati ottenuti sulla situazione visiva di un occhio permette, con alcuni laser ad eccimeri di ultima generazione, di rimodellare la curvatura corneale nel corso di un intervento LASIK, personalizzandola sulle necessità visive di quell’occhio e correggendo quindi non solo il difetto di vista ma anche le aberrazioni proprie di quel sistema visivo.

Conclusioni
Gli interventi eseguiti con il laser ad eccimeri, LASIK e PRK, sono interventi collaudati, che forniscono risultati molto buoni. Non sono però sempre in grado di ottenere come risultato la visione perfetta, perchè pur potendo garantire l’elevata precisione dei laser e dei computer, nonchè l’estrema provessionalità del chirurgo, non si può fare altrettanto con la risposta biologica dei tessuti umani corneali, che al momento attuale resta l’unico vero limite. Comunque, anche se talvolta questi interventi comportano un lieve difetto residuo, sono da consigliare, non solo nella miopia, ma in ogni difetto di refrazione, soprattutto quando l’occhiale o la lente a contatto non riescono a dare una visione sufficiente o quando queste protesi, per varie ragioni, non vengono tollerate o semplicemente quando il paziente è desideroso di eliminarli e migliorare la qualità della propria vita.

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Pubblicazione Dicembre 2002

CATARATTA: A CIASCUNO IL SUO CRISTALLINO

Occorre poi sapere che alcuni cristallini necessitano di una ampia incisione per essere introdotti (cristallini rigidi) ma che ci sono cristallini morbidi, in grado di entrare “piegati” o “arrotolati” nell’occhio e, quindi, attraverso una incisione piccolissima che non richiede suture e che guarisce più rapidamente. I cristallini pieghevoli poi possono essere prodotti in vari materiali tra cui silicone, acrilico idrofobo, acrilico idrofilo, ecc. possono essere monofocali, multifocali, accomodativi, torici, fotocromatici quindi per il chirurgo e soprattutto per il paziente c’e grande possibilità di scelta e quindi di “personalizzare” ogni intervento chirurgico.

Lenti Intraoculari Toriche
In generale l’astigmatismo corneale viene corretto utilizzando una procedura laser (PRK 0 Lasik); se però il paziente esegue l’intervento di cataratta la correzione dell’astigmatismo può avvenire anche con altre due metodiche e cioè eseguendo delle incisioni sulla cornea (effettuate per lo più con bisturi in diamante) oppure utilizzando un cristallino che oltre ad avere nella sua ottica la correzione sferica abbia anche quella astigmatica. Quindi nei soggetti con astigmatismo preoperatorio è indicato l’impianto di IOL torica per migliorare il visus naturale posto­peratorio ed evitare o ridurre l’uso della correzione astigmatica sull’occhiale o sulla lente a contatto. Questo metodo di correzione dell’astigmatismo è certamente più precise e più stabile delle tecniche incisionali corneali.

I cristallini artificiali gialli
Negli ultimi anni è stata sempre più attribuita una maggiore importanza al ruolo della luce blu come potenziale rischio per la vista, in una prospettiva di lungo termine. E’ così nata l’esigenza di una lente con filtro per la luce blu per la protezione della retina, dopo intervento di cataratta.
Questo tipo di cristallino può essere di aiuto per limitare l’insorgenza della Degenerazione Maculare Senile, una alterazione della retina che impedisce a tantissimi anziani di leggere, scrivere ed altre cose.

Lenti intraoculari accomodative
L’impianto di questa tipo di IOL ha l’obiettivo di ridurre la dipendenza del paziente operato di cataratta dall’uso di occhiali sia per lontano che per vicino. Queste lenti sfruttano dei meccanismi caratteristici dell’occhio per attivare microspostamenti dell’ottica della lente. La lente è cioè costruita in modo tale che il suo disco ottico si
può spostare avanti o indietro; ciò consente di poter mettere a fuoco differenti distanze.

I cristallini artificiali multifocali
Le lenti multifocali intraoculari o cristallini artificiali multifocali sono lenti di nuova generazione che permettono, come e lenti multifocali degli occhiali (che però hanno una modalità di costruzione e funzionamento diversa), di avere visione sia per lontanoa che per vicino.
La differenza principale, rispetto ad una lente standard, sta nel fatto che la parte ottica di questo cristallino ha diversi anelli concentrici di diverso potere che consentono la funzione visiva a distanze diverse; in pratica ècome se ogni lente fosse un “insieme” di lenti per permettere la visione a diverse distanze.
Con queste lenti si può offrire cosi una prestazione che consente di svolgere gran parte delle attività quotidiane senza dipendere dall’occhiale per lontano e per vicino, o addirittura permette l’eliminazione completa dell’occhiale; il risultato è migliore quando sono impiantati i due occhi.

A ciascuno il proprio cristallino o IOL ) (Intra Ocular Lens)
Le opzioni oggi disponibili per i pazienti sono molteplici.
Per quanto riguarda i materiali:
- IOL rigide in PMMA
- IOL morbide in vario materiale: acrilico idrofobo, acrilico idrofilo, collamero, silicone ed altro … Quelle maggiormente utilizzate sono le acriliche.
Per quanta si riferisce all’ottica delle lenti, ci sono:
- IOL tradizionali monofocali
- IOL monofocali asferiche: per migliorare la qualità visiva , specialmente notturna, del paziente operato di cataratta.
- IOL gialle: queste, oltre che far ricuperare la vista all’operato di cataratta consentono di effettuare la protezione della macula dalle radiazioni blu, che sono potenzialmente tossiche (la maculopatia senile è la principale causa di cecità legale nei paesi industrializzati).
- IOL toriche: offrono la possibilità non solo di ristabilire la vista in seguito alla rimozione della cataratta ma anche di correggere l’ eventuale astigmatismo preesistente.
- IOL accomodative: per fornire una buona visione da lontano ed a distanza intermedia senza interferenze con la qualità visiva.
- IOL multifocali: per la visione da lontano e da vicino; essi consentono una vita non più dipendente dagli occhiali per i pazienti affetti da cataratta.
- IOL multifocali, toriche, asferiche, gialle: saranno utilizzabili a breve anche lenti che possono avere tutte le caratteristiche suddette incluse in una unica lente!
Un altro passo avanti per una vista sempre migliore!

Autore: Dott. Lucio BURATTO
Presidente della Società Oftalmologica Italiana e Direttore del Centro Ambrosiano Microchirurgia Oculare
P.zza delia Repubblica 21
20124 Milano
Tel: 02/6361191
Fax: 02/6598875
e-mail: office@buratto.com

GRAVIDANZA E FARMACI: COME COMPORTARSI?

Ovviamente bisogna dire che le osservazioni cliniche, le indagini statistico-epidemiologiche e le analisi retrospettive hanno permesso di riconoscere delle relazioni tra l’uso di determinati farmaci e la comparsa di malformazioni neonatali. Occorre però anche tener presente che su molte categorie di farmaci persistono ancora notevoli dubbi circa la loro teratogenicità (la capacità cioè di causare danni malformativi a carico del feto) e ciò deve pertanto indurre ad una estrema cautela nel giudizio. 

Per molte altre categorie di farmaci, viceversa, è stata ormai da tempo dimostrata la loro assoluta innocuità per il feto.
Ciò che, in altri termini, ci preme sottolineare è che non sempre l’uso di un farmaco in gravidanza significa necessariamente danno sul feto, ma anzi occorre comprendere che non ricorrervi nei casi in cui vi è necessità, può costituire un rischio assai maggiore.
Un esempio può valere per tutti: nel 5-7% delle gravide si può rivelare l’esistenza di un’infezione delle basse vie urinarie senza che questa si manifesti clinicamente (batteriuria asintomatica): la decisione di non instaurare un trattamento antibiotico espone la donna al rischio di una pielonefrite acuta asintonatica nel 25-35% dei casi. Lo stesso discorso vale per il diabete, l’epilessia, ecc …
Ecco perchè va sempre valutato il rapporto rischio-beneficio da parte del medico, evitando qualsiasi tipo di automedicazione da parte della donna.
Bisogna inoltre ricordare che esiste una relazione tra pericolosità del farmaco e periodo della gravidanza in cui viene assunto. Infatti la fase decisamente più rischiosa, in questo senso, è rappresentata dallo stadio embriogenetico, quel periodo cioè che corrisponde ai primi mesi di gravidanza e durante il quale si differenziano i tessuti di tutti gli organi: l’uso di determinati farmaci può portare in questo caso anche alla morte del prodotto di concepimento. Anche successivamente però, durante il periodo di sviluppo del feto, l’assunzione di certe sostanze medicamentose può indurre alterazioni neonatali talora transitorie e talora permanenti quali gravi ritardi mentali.
A questo proposito occorre infatti ricordare che il feto deve essere considerato come un vero e proprio compartimento dell’organismo materno, per cui trattamenti protratti possono portare a concentrazioni di farmaco analoghe nel corpo della madre e del feto.
Un esempio, purtroppo sempre più frequente, è rappresentato dai casi di madre tossicodipendenti (specialmente eroino-dipendenti): l’eroina infatti può venire riscontrata nel sangue e nei tessuti fetali dopo 1 ora circa dall’assunzione da parte della madre.
È ormai risaputo che una sindrome di astinenza nella gestante può indurre un’analoga situazione nel feto con conseguente ipossia; ugualmente nel neonato possono svilupparsi sindromi da astinenza da 6 ore ad 8 giorni dopo il parto.
Partendo dal presupposto che verificare la teratogenicità o comunque la pericolosità di un farmaco (magari sospetta o accertata tramite esperienze sugli animali) sull’organismo della gestante e del feto non è sempre agevole, si può affermare la regola generale che qualsiasi sostanza farmacologica è da considerarsi potenzialmente tossica in corso di gravidanza, per cui va fatto ricorso ad essa soltanto nei casi in cui esista una reale necessità e sotto stretto controllo del medico specialista.
Ricordando che tra i fattori di rischio in gravidanza vanno annoverati, accanto ai farmaci, anche il fumo, lo stress, l’alcool, la sottonutrizione, concludiamo questa breve esposizione presentando una tabella che riporta schematicamente i principali gruppi di farmaci ed i loro effetti sul feto o sul neonato.

FARMACI IN GRAVIDANZA

 

FARMACO PRUDENZA NELL’USO CONTRO INDICATO POSSIBILI CONSEGUENZE
Analgesici narcotici:
morfina, meperidina, metadone
Insufficienza respiratoria, morte neona­tale
Anabolizzanti androgeni Mascolinizzazione del feto ed accelera­zione dello sviluppo osseo.
Anestetici locali:
procaina, lidocaina, oxetacina
A dosi medie. Non contrindicati in gravi­danza o travaglio. Ad alte dosi o iniettati in prossimità delle arterie dell’utero bra­dicardia nel feto, insufficienza respirato­ria neonatale
Ansiolitici: benzodiazepine Si consiglia di limitare l’uso nei primi tre mesi di gravidanza accertato il passaggio transplacentare
Anticoagulanti orali Emorragie e morte del feto
Antistaminici: prometazina e simili A dosi terapeutiche. Nell’uomo sembra­no privi di tossicità sul feto a differenza che negli animali
Antimalarici Possibile sordità congenita
Antipertensivi: reserpina Congestione nasale, ostruzione respira­toria, bradicardia, anossia neonatale.
Antibiotici: cloramfenicolo No anche ndurante l’allattamento
Streptomicina ed altri aminogicosidici Possibile sordità da lesione del nervo acustico
Tetraciclina Alterazione struttura dei denti. Inibizione sviluppo osseo
Antineoplastici:
antimetabolici, alchilanti, alcaloidi, anti­biotici
Possibili malformazioni fetali
Antipsicotici: fenotiazine, cIorpromazi­na, promazina e trifluperazina Ittero nenatale, ipotensione fetale
Litio glutammato, carbonato Può provocare malformazioni fetali e sul neonato aritmia, morte
Antitiroidei: Iodio e ioduri, mezzi di contrasto iodati Ipertiroidismo, gozzo nel feto
Corticisteroidi Palatoschisi, aborto
Diuretici: clorozotide, idroflumetiazide Trombocitopenia nel neonato. Aplasia midollare e morte neonatale
Estrogeni: estriolo Il virilizzazione di feti femmina. Non controindicato
Stilbenici Possibile adenocarcinoma vaginale nel feto femmina
Estroprogestinici anticoncezionali malformazioi in periodo embrionale
Ipnotici: barbiturici Possibile emmoragie neonatale per ipoprotrombinemia
Ipoglecemizzati orali Forse teratogeniche
Sulfaniluree Ipersulineia fetale
Progesterone Non controindicato
Progestinici derivati dal 19 nortestosterone Virilizzanti sul feto femmina
Salicilati Emmoreagia neonatale, difetti di coagulazione
Sulfamidici Ittero neonatale
Antipolio per os (Sabin)
Antirosolia, antivaiolo, Antifebbre gialla
Antitubercolare B.C.G
Anatossina tetanica Nessun particolare periodo
Immunoglobuline: antimorbillo, antipa· rotitica, antipertosse, antirosolia, antite· tanica, antivaccinica, normale Non sono controindicate
Vitamine: vitamina A Se in eccesso può provocare aborto, malformazioni urogenitali
Vitamine K Se in eccesso e nell’ultimo trimestre, grave iperbilirubinemia e anemia emoli­tica nel neonato calcificazioni della placenta
Vitamine D Se in eccesso sofferenza fetale, ritardo mentale, iperossiicazioni

 

 

Sandro Viglino
Specialista in Ginecologia
e Ostetricia
Pubblicazione Giugno 1984